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	<title>militarizzazione - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>militarizzazione - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>La minaccia dei dazi di Trump e le conseguenze sulle vite delle persone viste dal Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/05/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 15:41:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) Era radiante la presidente messicana Claudia Sheinbaum quando lunedì 3 febbraio ha annunciato in conferenza stampa che Donald Trump aveva accettato di sospendere l’ordine esecutivo firmato 48 ore prima e che imponeva dazi del 25% alle importazioni dal Messico per “non aver fermato il flusso di droga e migranti verso&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>Era radiante la presidente messicana Claudia Sheinbaum quando lunedì 3 febbraio ha annunciato in conferenza stampa che Donald Trump aveva accettato di sospendere l’ordine esecutivo firmato 48 ore prima e che imponeva dazi del 25% alle importazioni dal Messico per “non aver fermato il flusso di droga e migranti verso gli Stati Uniti”.</p>



<p>Sheinbaum sorrideva e scherzava con i giornalisti ma la sospensione delle barriere commerciali fino al 4 marzo, che è arrivata dopo una telefonata di 40 minuti tra i due capi di Stato, non è certo una vittoria a lungo termine. Intervistato dalla giornalista messicana Carmen Aristegui, l’ex ministro dell’Economia messicano Ildefonso Guajardo ha affermato infatti che probabilmente d’ora in poi sarà necessario considerare l’incertezza come un elemento permanente.</p>



<p>“I dazi potrebbero diventare una spada di Damocle per il governo messicano durante tutta l’amministrazione Trump. Li manterrà sempre ‘in sospeso’, non ci sarà un momento in cui dirà chiaramente che la minaccia dei dazi al Messico è finita”, racconta in un’intervista Laura Carlsen, direttrice del centro di analisi relazioni internazionali <a href="https://www.americas.org/our-work/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mira</a> e coordinatrice di analisi politica della <a href="https://justassociates.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ong Jass</a>. “Quello che a Trump importa è l’immagine, è poter dire di aver vinto anche se non è vero”.</p>



<p>In cambio della revoca dei dazi, Sheinbaum ha promesso di mandare diecimila agenti della Guardia nazionale alla frontiera con gli Stati Uniti. L’invio di soldati a una frontiera che è già di per sé militarizzata preoccupa le organizzazioni locali che si battono per i diritti umani, coscienti che il loro dispiegamento, più che combattere la criminalità organizzata, finirà per ledere i diritti dei migranti. Secondo il governativo <a href="https://www.inegi.org.mx/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instituto nacional de Estadística, geografía e informática</a> (Inegi), nel 2022 le detenzioni di persone in transito da parte della Guardia nazionale sono aumentate del 432,5%, e quelle per reati sono diminuite del 60%.</p>



<p>Le minacce di imporre dazi al Messico, il principale partner commerciale degli Stati Uniti, sono iniziate a novembre. A differenza dei precedenti governi messicani, quello di Sheinbaum ha immediatamente alzato la testa, cosa che è piaciuta molto ai messicani. “Le armi non le produciamo noi, le droghe sintetiche non le consumiamo noi, però purtroppo sono nostri i morti causati dalla criminalità organizzata che lavora per soddisfare la domanda di droga nel suo Paese. Risponderemo ai dazi con altri dazi”, ha scritto Sheinbaum in una lettera a Trump.</p>



<p>In effetti, la maggior parte della droga viene prodotta per soddisfare la domanda dei consumatori statunitensi e più del 70% delle armi usate dai cartelli messicani provengono dagli Stati Uniti. Sheinbaum ha celebrato il fatto che durante la loro telefonata Trump si sia impegnato a lavorare per evitare che le armi continuino a entrare in Messico ma non è stato un accordo formale e i media messicani temono che la promessa non verrà mantenuta, come non è stata mantenuta da vari predecessori del presidente repubblicano.</p>



<p>“È il Messico che dovrebbe dichiarare le organizzazioni criminali come terroriste, non gli Stati Uniti”, ha detto l’analista politico Edgardo Buscaglia, sottolineando che i cosiddetti <em>narcos</em> non commettono atti di terrorismo contro la popolazione statunitense ma contro quella messicana.</p>



<p>Il commercio con gli Stati Uniti rappresenta l’80% delle esportazioni messicane e, secondo il Consejo nacional agropecuario (Cna), i dazi potrebbero causare perdite per il Messico per 475 miliardi di dollari. Ma non solo.</p>



<p>A novembre, durante la conferenza stampa che si è svolta all’indomani delle prime minacce di guerra commerciale, il ministro dell’Economia Marcelo Ebrard ha mostrato come i dazi alle importazioni messicane danneggerebbero anche l’economia degli Stati Uniti: si potrebbero perdere 400mila posti di lavoro e il costo della vita per i consumatori statunitensi rischierebbe di subire forti rincari. Il prezzo delle automobili, ad esempio, potrebbe arrivare a crescere di tremila dollari per unità, visto che il 42% delle componenti necessarie a quest’industria è importato proprio dal Messico. In quell’occasione, Ebrard ha sottolineato anche che l’espulsione dei migranti annunciata da Trump causerebbe una caduta del Prodotto interno lordo (Pil) statunitense tra il 2% e il 3%.</p>



<p>I dazi sono inoltre illegali, perché proibiti dallo United States-Mexico-Canada Agreement (Usmca), il trattato di libero commercio firmato nel 2018 che ha sostituito il North American free trade agreement (Nafta), e che regola le relazioni commerciali tra i tre Paesi nordamericani: Messico, Stati Uniti e Canada. Secondo alcuni analisti, il motivo reale delle minacce commerciali di Trump ai Paesi vicini è fare pressione in modo da anticipare la rinegoziazione del Usmca.</p>



<p>“I trattati di libero commercio (Tlc) sono strumenti che servono alle grandi <em>corporation</em> e in questo caso non è utile neanche per gli scopi per cui è stato creato, cioè impedire azioni unilaterali come l’imposizione di misure protezioniste -conclude Laura Carlsen-. Quando si è negoziato l’Usmca, le organizzazioni sociali messicane non hanno fatto un’opposizione frontale perché l’integrazione con gli Stati Uniti è così forte che un’uscita improvvisa dal Tlc sarebbe stata molto costosa, non per l’economia in termini astratti, ma per le persone. Si è preferito lavorare in spazi autonomi, costruire un’altra economia ai margini di tutto questo, dove sono visibili gli sforzi dei popoli che potrebbero rappresentare il futuro non solo dell’economia messicana ma dell’intero Pianeta”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Altreconomia il 5 febbraio 2025:</em> <a href="https://altreconomia.it/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/" target="_blank" rel="noopener" title="">https://altreconomia.it/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/05/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/">La minaccia dei dazi di Trump e le conseguenze sulle vite delle persone viste dal Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I generali si sono presi il Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 14:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica Quando si è accorta che l’esercito stava costruendo un hotel di lusso nel bel mezzo della Riserva Naturale di Calakmul, Leticia Valenzuela Santiago si è ricordata che anni prima nello stesso punto aveva piantato delle tende per ricevere turisti e le autorità gliele avevano fatte smontare, perché non rispettavano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica</em></p>



<p>Quando si è accorta che l’esercito stava costruendo un hotel di lusso nel bel mezzo della Riserva Naturale di Calakmul, Leticia Valenzuela Santiago si è ricordata che anni prima nello stesso punto aveva piantato delle tende per ricevere turisti e le autorità gliele avevano fatte smontare, perché non rispettavano la normativa ambientale.</p>



<p>«Mi dissero che quella zona era intoccabile ed erano proibite le attività economiche», dice Leticia, che è nata in questa porzione di Selva Maya, nel Campeche, Sud-est del Messico, considerata dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Adesso proprio lì, nel cuore dell’area naturale protetta grande quasi come il Friuli Venezia Giulia, i militari stanno costruendo un edificio di 144 stanze con bar, piscina, sauna, palestra e un parcheggio per 212 automobili.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="761" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized.jpg?resize=980%2C761&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4435" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=1024%2C795&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=300%2C233&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=768%2C596&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=1536%2C1192&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=2048%2C1589&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;hotel dell&#8217;esercito messicano nella Riserva Naturale di Calakmul. Foto: Elias Siebenborn</em></figcaption></figure>



<p>In realtà neanche l’esercito ha le autorizzazioni ambientali necessarie per costruire l’hotel di Calakmul, né per gli altri cinque che sta edificando in prossimità di importanti siti archeologici del Chiapas e della Penisola dello Yucatan: ma ai militari nessuno chiede nulla. Le nuove strutture sono tutte lungo la rete ferroviaria lunga più di 1.500 chilometri parzialmente inaugurata lo scorso anno e chiamata Treno Maya, anch’essa costruita dai militari. L’opera non è ancora del tutto terminata, ma già da tempo le ong messicane e quelle internazionali la contestano per i danni che ha provocato al delicatissimo ecosistema locale. Il governo federale ha annunciato che nei prossimi mesi, vicino ad ogni stazione verrà costruita una caserma.</p>



<p><em>Soldi e mimetiche</em></p>



<p>Il processo di militarizzazione del Messico è iniziato nel 2006, quando l’ex presidente ultraconservatore Felipe Calderón dichiarò guerra al narcotraffico che assediava il Paese: allora, nel giro di qualche mese le strade di tutta la nazione si riempirono di militari. Da quel momento l’esercito iniziò ad occuparsi della pubblica sicurezza, assumendo funzioni che secondo la Costituzione dovrebbero essere svolte dalla polizia e il processo non si è mai interrotto. Oggi i soldati non solo pattugliano le spiagge dei Caraibi e la metro della capitale, ma distribuiscono vaccini e giocattoli, piantano alberi. Da qualche anno, protetti dalla spiegazione ufficiale secondo cui è necessario combattere le infiltrazioni dei trafficanti nell’economia, amministrano anche porti e dogane e costruiscono strade, ferrovie e aeroporti. «Il Messico è una democrazia in cui una parte delle funzioni civili vengono gestite dall’esercito», riassume Laura Atuesta, esperta in militarizzazione del Centro de Investigación y Docencia Económicas (Cide).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4432" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La Guardia Nazionale pattuglia la spiaggia di Puerto Morelos, nei Caraibi. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Le cose non sono cambiate neanche quando, nel 2018, a Enrique Peña Nieto&nbsp;è succeduto l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador, esponente del partito rivale, il Movimento di Rigenerazione Nazionale (Morena) di ispirazione riformista e progressista. E promettono di restare uguali anche dopo il 1 ottobre, quando al posto di Obrador si insedierà &nbsp;la sua delfina Claudia Sheinbaum, che ha vinto le elezioni a giugno. &nbsp;</p>



<p>Il risultato è che secondo uno studio dell’associazione Intersecta, mai come con l’ultimo governo sono state approvate iniziative per ampliare il potere dei militari. «Il presidente ha militarizzato il Messico per dare un messaggio al capitale internazionale, spaventato dalla violenza: ha voluto dire che qui è sicuro investire», spiega Romel Gonzalez del gruppo indigeno Consejo Regional Indìgena y Popular de Xpujil.&nbsp;</p>



<p>In realtà prima di essere eletto Obrador aveva promesso di «rimandare i soldati alle caserme». Poi ci ha ripensato: &nbsp;«È da saggi cambiare opinione», ha risposto a chi lo criticava. &nbsp;</p>



<p><em>Il metodo</em></p>



<p>Una delle prime e più clamorose prove del potere dei militari è arrivata nel 2019 quando – da poco insediato – Obrador ha affidato all’esercito la costruzione e gestione dell’aeroporto Felipe Angeles, nei pressi di Città del Messico, inaugurato nel 2022. In quel momento molti hanno storto il naso, ma la pratica di “consegnare” i beni pubblici ai militari è diventata presto un modus operandi.</p>



<p>Per fare in modo che la cessione sia discreta e semplice, vengono fondate aziende parastatali che sono, nei fatti, gestite dai militari. Ad esempio, nel 2022 l’esercito ha creato il Gruppo Aeroportuale, Ferroviario e di Servizi Ausiliari Olmeca-Maya-Mexica, di cui è azionista unico. Possiede sei hotel di lusso, tra cui quello di Calakmul, undici aeroporti sparsi per tutto il Paese, undici centri di stoccaggio di combustibile, un museo e tre parchi. Non è la sola azienda sotto il controllo dei militari: ne esistono altre quattordici, come la compagnia aerea Mexicana de Aviación e la Treno Maya.&nbsp;</p>



<p>Dall’inizio di quest’anno, anche la Marina Militare ha la sua rete ferroviaria: si chiama Treno Transistmico e attraversa l’Istmo di Tehuantepec, presentandosi come un’alternativa al Canale di Panama per trasportare merci da un oceano all’altro. Controlla anche otto scali aerei, attraverso l’azienda Gruppo Aeroportuale Marina: tra loro anche l’aeroporto internazionale di Città del Messico, il più importante del Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4434" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;esercito messicano entra nel paese di Pantelhó, nel Chiapas, dove un gruppo di abitanti è insorto per cacciare la criminalità organizzata (luglio 2021) Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><em>Le incognite</em></p>



<p>L’aumento di potere delle Forze armate preoccupa una parte della popolazione, soprattutto a causa del loro discutibile curriculum. Solo tra il 2020 e il 2022, l’esercito ha ricevuto più di 1.100 denunce per violazione dei diritti umani in tutto il Paese: detenzioni arbitrarie, torture, omicidi e sparizioni forzate.</p>



<p>Un’inchiesta della magistratura ha portato alla luce prove del coinvolgimento dei militari anche nella sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa, dieci anni fa: ufficialmente Obrador ha negato il coinvolgimento dei militari, ma le famiglie delle vittime sostengono che le prove sono inconfutabuli.&nbsp;</p>



<p>Al di là del singolo caso, i dati mostrano come negli ultimi anni la violenza in Messico non abbia fatto che crescere: nonostante la presenza dei soldati nelle strade. Durante i sei anni di governo di López Obrador si sono registrati circa 184 &nbsp;mila omicidi, il 26 per cento in più che nella precedente amministrazione. «La partecipazione dell’esercito nei compiti di pubblica sicurezza ha portato ad un aumento delle violazioni dei diritti umani», riassume la ricercatrice Laura Atuesta. «C’è poi una questione di opacità: se un ente pubblico si occupa di un’opera di ingegneria, come cittadini possiamo esigere trasparenza sull’uso dei fondi pubblici; invece l’esercito non è obbligato a rendere conto». &nbsp;</p>



<p>Con Sheinbaum al potere gli analisti non si aspettano grandi cambiamenti. Se anche la “presidenta” volesse farne, il compito sarebbe arduo. «Quando fra tre anni questo governo finirà, i militari avranno occupato intere regioni del Paese», disse nel 2021 l’esperta in geopolitica Ana Esther Ceceña, dell’Universidad Autónoma de México. Il timore oggi è che avesse ragione lei.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 27 settembre</em> 2024.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/06/i-generali-si-sono-presi-il-messico/">I generali si sono presi il Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A Marielle Franco, non un passo indietro</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/16/a-marielle-franco-non-un-passo-indietro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 19:06:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Non una di meno]]></category>
		<category><![CDATA[Brasile]]></category>
		<category><![CDATA[Marielle Franco]]></category>
		<category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non Una di Meno “Le rose della resistenza nascono dall’asfalto, siamo quelle che ricevono rose, ma siamo anche quelle che con il pugno chiuso parlano dei nostri luoghi di vita e resistenza contro gli ordini e soprusi che subiamo.” Marielle Franco Apprendiamo con dolore, rabbia e sconcerto dell’uccisione a Rio de Janeiro di Marielle Franco,&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/16/a-marielle-franco-non-un-passo-indietro/">A Marielle Franco, non un passo indietro</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Non Una di Meno</em></p>



<p>“<strong>Le rose della resistenza nascono dall’asfalto, siamo quelle che ricevono rose, ma siamo anche quelle che con il pugno chiuso parlano dei nostri luoghi di vita e resistenza contro gli ordini e soprusi che subiamo.” Marielle Franco</strong></p>



<p>Apprendiamo con dolore, rabbia e sconcerto dell’uccisione a Rio de Janeiro di Marielle Franco, 39 anni, militante femminista nera del Partito Socialismo e Libertà (Psol). Quinta consigliera comunale di Rio nelle elezioni del 2016, era nata nel Maré, una favela a nord della città e, per questo, amava definirsi “cria da Maré, “figlia della Marea”.</p>



<p>Attivista femminista, nera, sempre in prima linea per i diritti umani nelle favelas, contro lo sterminio delle popolazioni nere è stata uccisa. Una vera e propria esecuzione: è stata freddata con diversi colpi di pistola alla testa provenienti da una macchina che ha affiancato la sua. Insieme a lei è stato ucciso l’autista e gravemente ferita una sua collaboratrice. Marielle rientrava da un evento di femministe nere dove aveva difeso le politiche educative rivolte alla popolazione povera e nera, ricordando come lei stessa fosse riuscita a fare l’Università grazie ad esse.</p>



<p>Da settimane andava denunciando l’aumento della violenza e della brutalità della polizia nelle favela di Acari da parte del 41º Battaglione della Polizia Militare di Rio de Janeiro. Un giorno prima del suo assassinio scriveva in uno dei suoi ultimi tweet “Un altro omicidio di un giovane è entrato nella lista di crimini commessi dalla Polizia Militare. Matheus Melo stava uscendo da una chiesa. Quante persone ancora devono morire prima che questa guerra finisca?”</p>



<p>Questo omicidio, perpetrato a pochi giorni dallo sciopero globale dell’otto marzo, è un segnale della forte repressione in atto in Brasile, nei confronti di chi, come Marielle, donna nera e femminista, critica apertamente il presidente in carica Temer, per le sue politiche repressive contro le popolazioni più povere, e in particolare contro le persone di colore e le donne.</p>



<p>Il Presidente ha deciso all’inizio dell’anno di inviare l’esercito a Rio de Janeiro affidandogli il controllo e la sicurezza della città, per arginare quella che è stata presentata come un’escalation di violenze, in particolare di genere. In Brasile, secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di femminicidi è di 4,8 per 100mila donne, il quinto posto a livello mondiale.</p>



<p>Marielle era entrata a far parte il 28 febbraio della Commissione che doveva monitorare l’intervento militare, che lei, insieme ad altri attivisti, consideravano un dispositivo per controllare e reprimere la popolazione nera e povera della città, usato dal Presidente a fini elettorali. La consigliera era stata tra le protagoniste delle manifestazioni massicce del movimento delle donne, che in questi anni hanno riempito anche le piazze del Brasile.</p>



<p>Sappiamo che chi, come Marielle, è sempre stata dalla parte delle donne nelle favelas, si opponeva in primo luogo alle politiche di “bonifica”(questo il termine tecnico usato per arresti di massa e uccisioni) da parte della polizia e alla concezione delle favelas come immensi quartieri dati in pasto alla criminalità organizzata. Le favelas rappresentano una necessità per il neoliberismo. Chi si è sempre schierato accanto alle donne, le più colpite dalla politica e dalla repressione, alle quali è preclusa ogni possibilità di uscire da una povertà assoluta, si è sempre ritrovata sotto attacco. In particolare, l’esecuzione di Marielle rappresenta un attacco a tutto quello contro cui lei stessa lottava: lo sterminio del popolo nero.</p>



<p>La marea femminista globale in questo difficile momento abbraccia le compagne femministe brasiliane, prendendo esempio dal coraggio e dalla forza di Marielle, gridando forte che “la nostra forza vi seppellirà!”.</p>



<p>Marielle è parte della marea femminista e la porteremo con noi in ogni latitudine e in ogni lotta a cominciare da quella contro il silenzio e l’oblio che cercheranno di far cadere su questo omicidio politico.</p>



<p><em><a href="https://nonunadimeno.wordpress.com/2018/03/15/a-marielle-franco-non-un-passo-indietro-non-una-di-meno/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicato su Non Una di Meno il 15.03.2018</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/16/a-marielle-franco-non-un-passo-indietro/">A Marielle Franco, non un passo indietro</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Xiomara, la donna che sfida la mala dell’Honduras</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2013/11/23/xiomara-la-donna-che-sfida-la-mala-dellhonduras/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2013 13:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Secolo XIX]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
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		<category><![CDATA[repressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Posti di blocco della polizia e dei militari e ancora posti di blocco. Presidiano le strade di quello che l’ONU considera il paese più violento del mondo, e che domenica prossima è stato convocato alle elezioni presidenziali, legislative e amministrative.L’Honduras si affaccia alle urne con una situazione disastrosa: il 70% della popolazione vive in condizione&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
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<p>Posti di blocco della polizia e dei militari e ancora posti di blocco. Presidiano le strade di quello che l’ONU considera il paese più violento del mondo, e che domenica prossima è stato convocato alle elezioni presidenziali, legislative e amministrative.<br>L’Honduras si affaccia alle urne con una situazione disastrosa: il 70% della popolazione vive in condizione di povertà e il 40% è disoccupata.&nbsp;La connivenza tra le autorità e il crimine organizzato è pervasiva e la militarizzazione della società, in nome della lotta al crimine organizzato, ha in realtà portato ad un incremento degli omicidi e della presenza del narcotraffico, che approfitta dell’impunità che tocca l’80% dei delitti. Secondo la statunitense Dea (Drug Enforcement Administracion), dall’Honduras transita più dell’80% della droga in viaggio verso gli Stati Uniti e nel 2013 le forze dell’ordine hanno sequestrato solo due tonnellate di cocaina. Inoltre, il viceministro della Difesa Carlos Roberto Funes ha recentemente affermato di sospettare che nel paese si trovi “El Chapo” Guzmán, capo dei capi del narcotraffico messicano.<br>In vista delle elezioni di domenica prossima è stata ulteriormente incrementata la presenza militare, forte dei nuovi mille effettivi della Polizia Militare di Ordine Pubblico. La formazione del corpo d’élite è stata promossa nell’agosto del 2013 da Juan Orlando Hernández, candidato presidenziale del Partito Nazionale, il partito conservatore al governo, mentre la candidata del partito Libre (Libertà e Rifondazione) Xiomara Castro ha promesso di togliere i militari dalle strade.<br>Secondo l’ultimo sondaggio Cid-Gallup “donna Xiomara”, che ha raccolto le simpatie dei movimenti e delle classi meno abbienti honduregne, si trova a parimerito con il nazionalista Orlando Hernández. Se la Castro parla di un “socialismo democratico” capace di assicurare garanzie agli investitori, il candidato nazionalista promette la creazione di migliaia di posti di lavoro nelle maquiladoras (industrie di assemblaggio in cui non sono previsti i diritti sindacali), il miglioramento della situazione abitativa delle classi meno abbienti e l’ampliamento delle coltivazioni di canna da zucchero e palma africana.<br>Il programma del nazionalista strizza l’occhio all’oligarchia honduregna, un gruppo di persone che possiede il 40% della ricchezza del paese, concentrata soprattutto nell’industria maquiladora e nelle grandi coltivazioni di prodotti da esportazione come la palma africana. “In Honduras sono dieci le famiglie che prendono le decisioni. Controllano industrie, banche, media, giustizia e governo”, ci spiega Miriam Miranda, dell’organizzazione per la difesa dei diritti del popolo afrodiscendente OFRANEH. I padroni dell’Honduras hanno cognomi mediorientali: Facussé, Canahuati, Kafie, e finanziano il sistema che dal 1902 garantisce l’alternanza tra il partito nazionalista e quello liberale.<br>Di conseguenza, con la sua candidatura la Castro sfida non solo il maschilismo honduregno, ma anche il centenario bipartitismo dell’unico paese centroamericano che durante la Guerra Fredda non ha avuto una guerriglia capace di sfidare l’imperialismo statunitense. I nordamericani hanno sempre fatto il bello e cattivo tempo in quella che si considera la Repubblica delle Banane per eccellenza, scegliendo presidenti-fantoccio per permettere a imprese come Chiquita di esercitare un governo di fatto nei territori in cui operava.<br>Quando l’ex presidente Manuel Zelaya, che era stato eletto con i voti di destra, iniziò a mettere i bastoni fra le ruote alla stessa oligarchia di cui fa parte la sua famiglia, ci fu un colpo di stato. Era il giugno del 2009 e il popolo honduregno era stato chiamato a un referendum per decidere se convocare un’assemblea costituente. Oggi è la stessa moglie di Zelaya, Xiomara Castro, a presentarsi alle elezioni proponendo ancora una volta la formazione di una costituente.<br>“Nel 2009 Xiomara Castro era con noi nelle strade a manifestare contro il golpe e appoggio la sua candidatura, anche se non stimo alcuni membri del suo partito e mi riservo la facoltà di critica nei confronti del suo governo”, ci racconta Tomas Gómez Membreño dell’organizzazione indigena COPINH. “Inoltre temo che ci sia una frode elettorale, è difficile pensare che l’oligarchia la lasci governare”.<br>Così, questo bel paese di montagne e lunghe spiagge che nel suo piccolo territorio racchiude una grande varietà di culture e sapori, si prepara alle elezioni. La polizia ha nel cassetto un piano di contingenza per rispondere alla possibilità di conflitti durante le consultazioni, e i settecento osservatori internazionali sono pronti a vigilare su un processo elettorale che potrebbe rappresentare una svolta storica per il paese latinoamericano.</p>



<p><em>Reportage pubblicato il 23.11.2013 sul Secolo XIX</em>.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2013/11/23/xiomara-la-donna-che-sfida-la-mala-dellhonduras/">Xiomara, la donna che sfida la mala dell’Honduras</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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