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	<title>Chiapas - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>Chiapas - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Zapatisti, le luci dal Chiapas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2024 16:23:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[L'Espresso]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso</em></p>



<p>Quando l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) arrestò il generale Absalón Castellanos, lo sottopose a un processo popolare in cui si decise che l’ex governatore del Chiapas, responsabile di numerose angherie contro la popolazione indigena maya, sarebbe stato liberato. Si stabilì che la sua condanna sarebbe stata “vivere fino all’ultimo dei suoi giorni con la pena e la vergogna di avere ricevuto il perdono e la bontà di coloro che, a lungo, ha umiliato, sequestrato, depredato e assassinato”. Erano i primi giorni del 1994 e risultò chiaro che l’EZLN non era una guerriglia come le altre.</p>



<p>Allora l’esercito di indigeni del Chiapas, la regione più povera del Messico, era appena insorto in armi contro cinquecento anni di sopraffazioni: all’inizio degli anni ’90, la popolazione maya lavorava ancora in una condizione di semischiavitù, senza nessun diritto e senza avere accesso a salute ed educazione. &nbsp;</p>



<p>L’insurrezione zapatista, che il primo gennaio 2024 compirà trent’anni, smosse molte coscienze. Nelle città messicane la popolazione si riversò immediatamente nelle strade in solidarietà con i rivoluzionari, spingendo il governo a decretare il cessate il fuoco dopo solo dodici giorni di combattimenti.</p>



<p>L’EZLN attirò immediatamente anche l’attenzione di una sinistra mondiale disorientata e confusa dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Migliaia di persone da tutto il pianeta, anche dall’Italia, viaggiarono in Chiapas per solidarizzarsi con gli indigeni zapatisti, conoscere la loro visione del mondo e la loro lotta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3506" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1000%2C750&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>I maya ribelli divennero così un importante referente politico, non un modello da replicare ma un’esperienza a cui inspirarsi. Secondo molti analisti il loro esempio ha aperto la strada alle proteste anticapitaliste di Seattle del 1999, al Social Forum di Porto Alegre e alla nascita di movimenti sociali come quello No Global.</p>



<p>Presto gli zapatisti passarono da essere una guerriglia a un movimento politico, e sembravano proporre un’alternativa a chi non aveva mai creduto nel capitalismo ed era rimasto deluso dal comunismo: un azionare politico che si sviluppa fuori dalle strutture dello stato, in modo orizzontale e indipendente dai partiti politici. L’EZLN non ne ha mai creato uno né aspirato a governare il paese, a differenza di altre esperienze rivoluzionarie latinoamericane che spesso, una volta arrivate al governo, hanno costruito dei regimi oppressori.</p>



<p>Negli ambienti intellettuali latinoamericani, la rivoluzione zapatista ha provocato una riflessione critica sempre più profonda non solo sul neoliberalismo, ma anche sul leninismo. Scrive il messicano Gustavo Esteva: “Il leninismo è un’ingegneria sociale imposta dall’alto, dal tetto degli intellettuali e dei dirigenti, dopo aver preso il potere statale. Uno stato che sarà fascista se viene preso dai fascisti, rivoluzionario se lo prendono i rivoluzionari. Uno stato che, in ogni caso, viene visto come qualcosa di innocente che bisogna conquistare per poter fare la rivoluzione, che basta cambiare i dirigenti per fare felice il popolo, che togliendo Peña Nieto [ex presidente messicano] e mettendo al suo posto un altro, risolveremo i problemi della società”.</p>



<p>Gli zapatisti non hanno mai lottato per prendere il potere, ma hanno costruito nei loro territori del Chiapas una società e un governo autonomo e assembleario, che riflette la democrazia comunitaria praticata da sempre dagli indigeni di tutta America. “Qui il popolo comanda e il governo ubbidisce”, scrivono all’entrata dei loro territori.</p>



<p>L’EZLN ha distribuito terre a migliaia di famiglie contadine e ha creato un sistema di giustizia non punitivista ed efficiente, in un Messico in cui più del 96% dei delitti rimangono impuniti. Senza nessun aiuto da parte dello stato, lo zapatismo ha costruito scuole in zone in cui la maggior parte della popolazione era analfabeta e ospedali in villaggi in cui non si era mai visto un dottore, in regioni isolate che si trovano tra le montagne fredde e boscose della regione Altos de Chiapas, o nelle gole umide della Selva Lacandona.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4301" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?w=993&amp;ssl=1 993w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>La penna affilata del “defunto” subcomandante Marcos, i suoi racconti e i suoi testi pieni di simboli e poesia, hanno sicuramente fatto la loro parte nel rendere lo zapatismo un movimento riconosciuto a livello internazionale. Nel 2014, il subcomandante ha annunciato la sua morte simbolica in un testo in cui riflette sul razzismo dei media che lo hanno mitizzato e sopravvalutato perché meticcio, offuscando in questo modo la lotta di migliaia di zapatisti indigeni. Per questo Marcos ha lasciato il comando dell’EZLN, è stato degradato a “capitano” e ha proclamato la sua sparizione simbolica. Disse allora: “Non ci sarà chi vivrà di essere stato il subcomandante Marcos. Non verranno ereditati né il suo nome, né il suo incarico. Non ci saranno viaggi all inclusive per dare conferenze all’estero. Non ci saranno cure in ospedali lussuosi. Non ci saranno vedove né eredi. Non ci saranno funerali, onori, statue, musei, premi, né qualsiasi altra cosa che il sistema fa per promuovere il culto all’individuo e sminuire la collettività”.</p>



<p>Ma lo zapatismo non è solo poesia e proclami: è una prassi ben visibile a chi visita i suoi territori, un esempio pratico dell’”altro mondo possibile”. È un sistema che funziona da trent’anni e che sopravvive anche grazie alla sua capacità di rinnovarsi. Negli ultimi mesi, gli zapatisti hanno annunciato dei cambiamenti interni finalizzati a governare il loro territorio in modo più efficiente e orizzontale.</p>



<p>In Chiapas non hanno mai smesso di arrivare attivisti da tutto il mondo, ma il loro numero è calato negli ultimi vent’anni, da quando lo zapatismo non è più di moda e i riflettori si sono spostati altrove. Anche su questo gli indigeni ribelli hanno una riflessione interessante. Nel 2014, quando le strade di tutto il Messico erano piene di manifestanti che chiedevano giustizia per i 43 studenti <em>desaparecidos</em> di Ayotzinapa, l’EZLN incontrò i loro genitori. “Sapete che probabilmente rimarrete soli”, disse il subcomandante Moisés. &nbsp;“Che può succedere che chi ora si affolla su di voi per usarvi a suo beneficio, vi abbandonerà e correrà altrove alla ricerca di un’altra moda, di un altro movimento, di un’altra mobilitazione. Per questo vi diciamo che non siete soli e che il vostro dolore è il nostro dolore, e nostra è la vostra degna rabbia”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su L&#8217;Espresso il 5 gennaio 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/13/zapatisti-le-luci-dal-chiapas/">Zapatisti, le luci dal Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 14:09:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[30esimo anniversario EZLN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia I comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), uomini e donne, siedono sul palco del villaggio zapatista di Dolores Hidalgo. È la mezzanotte del 31 dicembre 2023, siamo nella Selva Lacandona del Chiapas, nel Sud del Messico, e l’Ezln sta celebrando il trentesimo anniversario della sua insurrezione armata.&#160; Dalla tribuna, i comandanti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia</em></p>



<p>I comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), uomini e donne, siedono sul palco del villaggio zapatista di Dolores Hidalgo. È la mezzanotte del 31 dicembre 2023, siamo nella Selva Lacandona del Chiapas, nel Sud del Messico, e l’Ezln sta celebrando il trentesimo anniversario della sua insurrezione armata.&nbsp;</p>



<p>Dalla tribuna, i comandanti osservano la singolare parata di una (ex) guerriglia che è stata definita “antimilitarista”: hanno uniformi verdi e marroni, marciano battendo gli stivali e i bastoni di legno, ma la musica<em> cumbia</em> che si ascolta di sottofondo toglie solennità all’atto. È una parata militare paradossale, ironica. Come quando, nel 2021 e in piena pandemia, gli zapatisti <a href="https://altreconomia.it/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno annunciato</a> che avrebbero attraversato l’Atlantico per raggiungere l’Europa in barca, con una donna transgender al comando della spedizione. O come quando, nel 1994, l’Ezln ha arrestato il generale ed ex governatore del Chiapas, Absalón Castellanos, e ha poi deciso di liberarlo, condannandolo a “vivere fino all’ultimo dei suoi giorni con la pena e la vergogna di avere ricevuto il perdono e la bontà di coloro che, a lungo, ha umiliato, sequestrato, depredato e assassinato”.</p>



<p>I miliziani zapatisti che sfilano davanti agli occhi stupiti di persone di tutto il mondo sono parte di un esercito che in realtà non lo è: protegge il suo territorio ma non spara, ed è composto in buona parte da giovani che sanno stare sull’attenti e marciare, però lo fanno al ritmo della <em>hit</em> del momento. Dopo la parata dei miliziani, il subcomandante Moisés ha letto un messaggio: “La proprietà della terra dev’essere del popolo e dev’essere ‘in comune’, e il popolo si deve governare da solo. Lo abbiamo dimostrato trent’anni fa e continueremo su questa strada”, ha detto il capo militare maya, riprendendo un tema centrale <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/12/21/ventesima-e-ultima-parte-il-comune-e-la-non-proprieta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nei comunicati</a> che l’Ezln ha pubblicato negli ultimi mesi del 2023, ossia stabilire che una parte delle terre zapatiste non apparteranno più a nessuno, saranno una “non proprietà”, e che verranno coltivate “in comune” con gli altri popoli della regione, stabilendo un sistema di turni. Negli stessi comunicati, l’Ezln annuncia anche una riorganizzazione interna della struttura autonomica zapatista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="690" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/01/ANIVEZ311223OB.jpg?resize=980%2C690&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4312"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Entrata al Caracol zapatista di Dolores Hidalgo. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>L’insurrezione dell’Ezln è avvenuta il primo gennaio del 1994, quando i guerriglieri maya della regione più impoverita del Messico si sono ribellati a 500 anni di angherie: negli anni Novanta, ancora lavoravano come braccianti in condizione di semi-schiavitù, senza diritti né accesso scolastico o sanitario. “La situazione in cui ci trovavamo era di morte e disperazione. Abbiamo dovuto aprire una crepa in quel muro che ci rinchiudeva e ci condannava. Come se tutto fosse oscurità e con il nostro sangue accendessimo una piccola luce. Questa è stata la sollevazione zapatista, una piccola luce nella notte più buia”, scrive Marcos, che recentemente <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/11/15/decima-parte-sulle-piramidi-e-sui-loro-usi-e-costumi-conclusioni-dallanalisi-critica-di-marez-e-jbg-frammento-dellintervista-al-subcomandante-insurgente-moises-di-agosto-settembre-2023-nelle-m/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a> di essere stato degradato da subcomandante a capitano.</p>



<p>La guerra allo Stato messicano è durata solo 12 giorni e si è interrotta quando la gente ha iniziato a manifestare chiedendo un “cessate il fuoco”. Le negoziazioni tra il governo e la guerriglia portarono alla firma degli Accordi di San Andrés, che il Congresso non ha mai ratificato. L’Ezln si è quindi sentito tradito dai partiti politici con cui aveva negoziato, ha preso distanza da loro e ha iniziato a costruire il suo progetto di autonomia nei territori in cui mantiene presenza. Senza nessun tipo di aiuto o sovvenzione da parte dello stato, gli zapatisti hanno istituito un governo indigeno e a rotazione, per evitare l’accumulazione di potere nelle mani di poche persone, e hanno creato un sistema di giustizia, di salute e di educazione totalmente autonomi, portando maestri e dottori in regioni isolate dove non ne avevano mai visto uno.&nbsp;</p>



<p>A poco a poco la parte civile dell’organizzazione è diventata più importante di quella militare. Nel 2003, l’Ezln ha deciso di dividere il suo territorio in cinque zone dove ha installato dei centri amministrativi chiamati <em>Caracoles</em> -che nel 2019 sono diventati 12- dove operavano le Giunte di buon governo, che erano gli organi di governo zapatista. La loro creazione è stata una risposta alla necessità di “consegnare” il governo alla parte civile dell’organizzazione. “Il governo dev’essere civile, non militare -ha scritto il capitano Marcos in un comunicato dello scorso novembre-. Il popolo deve cercare il suo cammino, il suo modo e il suo tempo. La parte militare deve servire solo per difendersi”. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/01/ANIVEZ311223OB11.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4311"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Miliziane dell&#8217;EZLN durante il discorso del subcomandante Moisés. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Negli ultimi mesi gli zapatisti hanno annunciato la soppressione delle Giunte di buon governo e dei Municipi autonomi zapatisti e la creazione di <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/11/13/nona-parte-la-nuova-struttura-dellautonomia-zapatista/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una nuova struttura</a> che mette al centro il popolo e le comunità. La definiscono come una “piramide rovesciata” basata nei Governi autonomi locali (Gal), che sono delle assemblee presenti in ogni villaggio. Potranno convocare delle istanze più grandi -i Collettivi dei Governi autonomi locali zapatisti e le Assemblee dei Collettivi dei Governi autonomi locali zapatisti-, ma hanno maggiore autorità.&nbsp;</p>



<p>Gli zapatisti sono arrivati a questa decisione attraverso un processo di autocritica di dieci anni, che ha portato a cambiamenti profondi che si concentrano sulla base invece che sulla punta della piramide, con i piedi ben piantati nella democrazia comunitaria che i popoli indigeni praticano da sempre. “La lotta consiste in cambiare il mondo ma anche noi stessi, e gli zapatisti stanno dimostrando che hanno capacità di modificare la loro struttura. L’autonomia non è una cosa preconfezionata, ma un processo di creazione”, dice Azize Aslan, che è originaria del Kurdistan e ha partecipato ai festeggiamenti per i 30 anni dell’Ezln.&nbsp;</p>



<p>Quando, la notte di capodanno, ha ascoltato le parole del subcomandante Moisés, l’indigena<em> nahua</em> Marichuy Patricio Martínez ha pensato che i popoli originari messicani dovrebbero seguire l’esempio degli zapatisti e continuare a lottare e costruire la loro autonomia, malgrado gli attacchi del governo e nonostante la presenza delle corporazioni e del crimine organizzato nei loro territori. “La guerra contro di noi è forte, ma gli zapatisti ci mostrano che è possibile trovare dei modi, e farlo nella pratica”, dice la portavoce del <a href="https://www.congresonacionalindigena.org/che-cose-il-cni-movil/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Congresso nazionale indigeno (Cni)</a>.&nbsp;</p>



<p>“Nei prossimi anni faremo in modo che il popolo comandi, il governo obbedisca e i mezzi di produzione saranno in comune -ha detto durante l’intervento di Capodanno il subcomandante Moisés-. Ci difenderemo, non abbiamo bisogno di uccidere soldati o governanti corrotti, ma se ci attaccano ci difenderemo”. Ha parlato con fermezza e tranquillità, davanti al resto della <em>Comandancia general</em> dell’Ezln, prima che i fuochi d’artificio esplodessero nel cielo del villaggio di Dolores Hidalgo e iniziassero musica e balli per festeggiare il trentesimo anniversario della rivoluzione zapatista, e l’arrivo dell’anno nuovo.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/" title="">Articolo pubblicato da Altreconomia il 5 gennaio 2024.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/06/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/">A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>È l’ambra rossa il tesoro del Chiapas</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2022/10/09/e-lambra-rossa-il-tesoro-del-chiapas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2022 23:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dionisio Díaz scava con colpi decisi di martello, facendosi luce con una lampada frontale. “Questa è ambra rossa”, dice, mostrando tra le pietre un pezzo di resina fossilizzata. Nelle viscere di questa montagna del paese di Simojovel, nel Chiapas messicano, si nasconde una fortuna: uno dei tre giacimenti di ambra più grandi del mondo, con&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dionisio Díaz scava con colpi decisi di martello, facendosi luce con una lampada frontale. “Questa è ambra rossa”, dice, mostrando tra le pietre un pezzo di resina fossilizzata. Nelle viscere di questa montagna del paese di Simojovel, nel Chiapas messicano, si nasconde una fortuna: uno dei tre giacimenti di ambra più grandi del mondo, con quelli del Baltico e della Repubblica Dominicana.</p>



<p>A Simojovel le miniere sono proprietà dei minatori e vengono scavate artigianalmente, con pale e picconi. Malgrado la ricchezza che si nasconde sotto i loro piedi, l’ambra viene venduta a prezzi così bassi che il 93% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3014" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Alcuni investirono in terreni e case, altri sperperarono tutto in alcool e droghe. Le donne attribuivano all’alcolismo l’aumento della violenza domestica e l’incremento dell’insicurezza nelle strade era sotto gli occhi di tutti. Spinti dal malcontento generale, alcuni abitanti fecero pressione sugli asiatici per spingerli a lasciare il paese. I prezzi dell’ambra scesero nuovamente e la vita di Dionisio Díaz e dei suoi colleghi tornò ad essere quella di prima.</p>



<p>L’ambra gialla chiapaneca in Italia soffre la competenza di quella baltica, che ha costi di importazione più bassi e si può vendere a un prezzo inferiore. “Invece l’ambra rossa del Chiapas è unica, e in Italia può essere venduta anche dieci volte più cara rispetto al prezzo di Simojovel”, dice Stefano Calabró, cagliaritano che gestisce un negozio di ambra nella città di San Cristóbal de Las Casas, in Chiapas. “Ma in Italia l’ambra rossa non si trova facilmente perché la gente non la conosce tanto, ed è difficile che sia apprezzata”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 7.10.2022.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/10/09/e-lambra-rossa-il-tesoro-del-chiapas/">È l’ambra rossa il tesoro del Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Gli indigeni del Chiapas che ribaltano il “paradosso del caffè”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 23:14:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[caffè]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella Selva Lacandona c’è una caffetteria. Si chiama Capeltic, che in maya tseltal significa “il nostro caffè”, e sembra uno di quei bar che si trovano nei centri storici delle grandi città, con foto alle pareti, sedie di alluminio e ombrelloni nel dehor per ripararsi dal sole. È strano vederla qui, a Chilón, un paese&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella Selva Lacandona c’è una caffetteria. Si chiama Capeltic, che in maya tseltal significa “il nostro caffè”, e sembra uno di quei bar che si trovano nei centri storici delle grandi città, con foto alle pareti, sedie di alluminio e ombrelloni nel dehor per ripararsi dal sole.</p>



<p>È strano vederla qui, a Chilón, un paese di settemila anime del Chiapas circondato dalla selva e da campi di mais e caffè. A fianco di Capeltic c’è Bats’il Maya, una fabbrica con un magazzino dove arrivano decine di sacchi pieni di grani di caffè in pergamino (ossia ricoperti da una buccia) da tutta la regione.</p>



<p>Cristina Méndez Álvarez, co-direttrice del gruppo di aziende e cooperative di economia solidale Yomol A’tel (yomolatel.org), affonda la mano in uno dei sacchi e mostra i chicchi ricoperti da una buccia gialla: entro poco tempo verranno sbucciati da una macchina, tostati in un forno, macinati,<br>quindi impacchettati e spediti.</p>



<p>“Abbiamo aperto il nostro impianto qui, nella Selva Norte del Chiapas, malgrado ci avessero consigliato di farlo nel centro del Messico o vicino alla frontiera con gli Stati Uniti, perché i costi logistici e di commercializzazione sarebbero stati molto inferiori -dice la co-direttrice dell’azienda,<br>formata da circa 360 famiglie indigene maya tseltales-. Abbiamo invece deciso di costruire l’impianto nella selva, malgrado Chilón sia isolato e quasi nessuno arrivi fin qui. Vogliamo stare<br>vicino ai produttori di caffè, ci piace pensare che possano sentire l’impianto come se fosse loro”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3046" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>La giovane chiapaneca cammina tra le rumorose macchine di Yomol A’tel, parola che nella lingua<br>indigena locale significa “insieme lavoriamo, insieme camminiamo e insieme sogniamo”. Il progetto<br>nasce nel 2001 a partire da una riflessione, che durava da decenni, sul fatto che da sempre le famiglie indigene maya tseltales si limitavano esclusivamente a produrre la materia prima -il caffè- per poi venderlo agli intermediari a prezzi molto bassi. I contadini non avevano un ruolo<br>negli altri anelli della filiera, che permettono guadagni molto maggiori. Yomol A’tel vuole<br>rompere questa logica: l’idea è che i produttori che seminano e raccolgono il caffè imparino anche a spolparlo, tostarlo e a preparare un ottimo caffè in tazza, seguendo dei corsi di formazione<br>nella caffetteria Capeltic. “Seguiamo tutta la filiera: dal campo alla tazza. Sappiamo che ogni suo anello è importante: se il produttore ci manda chicchi di alta qualità, il caffè si rovina se il tostatore esagera con la fiamma. E se il tostatore fa un eccellente lavoro ma il barista non è in grado di estrarre il caffè, il prodotto in tazza sarà cattivo. Le nostre famiglie conoscono tutto il processo: questa è la nostra proposta di qualità”, dice Méndez Álvarez.</p>



<p>Secondo i calcoli di Yomol A’tel, un chilo di caffè in pergamino in chicchi che al produttore viene pagato 70 pesos (poco più di 3,3 euro), una volta venduto in tazza permette di guadagnarne circa 1.500 (71,5 euro). Per questo, il 40% del caffè di Yomol A’tel viene venduto nelle sue caffetterie: la Capeltic di Chilón e quelle di due prestigiose università messicane: l’Iteso di Guadalajara e l’Università Iberoamericana, nelle sue sedi di Città del Messico e Puebla.</p>



<p>“Avere i nostri bar ci permette pagare un prezzo giusto ai produttori, che sono l’anello più impoverito di questa filiera. Noi lo chiamiamo ‘paradosso del caffè’: le famiglie che seminano e<br>raccolgono questo prodotto, che è biologico, di altissima qualità e apprezzato in tutto il mondo,<br>vivono sotto la soglia di povertà -spiega Cristina Méndez Álvarez-. Yomol A’tel ridistribuisce la<br>ricchezza, facendo in modo che non si accumuli in mano di chi gestisce le caffetterie Capeltic”.<br>Secondo gli esperti, sono vari i fattori che stanno alla base del “paradosso del caffè”. Dalla natura<br>coloniale del prodotto che, come secoli fa, continua ad essere coltivato da persone indigene per essere esportato verso l’Europa e gli Stati Uniti, all’incapacità dei governi dei Paesi produttori di promuovere politiche per proteggerne la produzione e commercializzazione.</p>



<p>Nell’ultimo anno, il prezzo del caffè è più che raddoppiato. Questo aumento è causato in primo<br>luogo dagli effetti dei cambiamenti climatici in Brasile, che è il primo produttore mondiale della seconda bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua. Nel 2021, il Paese sudamericano ha dovuto affrontare un lungo periodo di siccità, seguito da una forte gelata, e ha immesso nel mercato 20 milioni sacchi di caffè in meno rispetto all’anno precedente, con un conseguente aumento del suo prezzo.</p>



<p>Ma c’è di più. “Ci sono due grandi mercati del caffè: quello reale, in cui le persone comprano<br>e vendono il prodotto, e in cui il suo prezzo dipende dalla domanda e dall’offerta, e quello finanziario -spiega Manel Modelo di Impacto café (impactocafe.org), una Ong che accompagna decine di piccoli produttori di caffè in Chiapas-. Quest’anno sono stati prodotti tra i 140 e 170<br>milioni di sacchi di caffè in tutto il mondo. Nel mercato finanziario si comprano e vendono in quattro o cinque giorni, quello che si fa il resto dell’anno è speculazione pura e semplice”.</p>



<p>Il prezzo del caffè non si decide quindi solo nel mercato reale, ma anche nella borsa di valori di New York, dove in questo momento è alle stelle. Lì operano sei grandi broker che hanno come principali clienti Nescafé, Kraft, Sara Lee e Procter &amp; Gamble, ovvero le multinazionali che commercializzano circa la metà di tutto il caffè mondiale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3048" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>L’aumento del prezzo è sicuramente una buona notizia per i produttori, che devono però fare i conti con il fatto che sale e scende da un giorno all’altro. La volatilità crea molta incertezza e difficoltà nello stabilire quale sia il miglior momento per vendere, o fare qualsiasi tipo di proiezione a lungo termine. Per questo, i produttori preferirebbero un prezzo stabile, anche se più basso di quello attuale.</p>



<p>“Magari i prezzi rimanessero alti e stabili, e le famiglie smettessero di vivere alla giornata. Sappiamo che purtroppo presto scenderanno vertiginosamente”, commenta Cristina Méndez Álvarez, mentre mostra un camion pieno di pacchi di caffè con l’etichetta di Capeltic che sta per uscire dal magazzino per essere spediti in tutto il Messico, Stati Uniti e Spagna. “Non dico la quantità di problemi di trasporto che abbiamo, perché in questa strada che già di per sé è piena di curve, buche e rallentatori, spesso ci sono frane e cadono alberi. Ma non ci importa, è un rischio che siamo disposti a prendere per essere coerenti con il nostro tipo di progetto”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/gli-indigeni-del-chiapas-che-ribaltano-il-paradosso-del-caffe/">Articolo pubblicato da Altreconomia nel luglio 2022</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/08/24/gli-indigeni-del-chiapas-che-ribaltano-il-paradosso-del-caffe/">Gli indigeni del Chiapas che ribaltano il “paradosso del caffè”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il movimento in Messico che chiede giustizia per la violenza di Stato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Nov 2021 10:24:56 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un’autostrada che taglia in due un bosco di pini. Una manifestazione che da Cuernavaca si dirige a Città del Messico: 80 chilometri in salita, camminando sull’asfalto sotto un sole intermittente con la speranza di essere ricevuti nella capitale dal presidente Andrés Manuel López Obrador. Era il gennaio del 2020 e il Movimento per la pace con giustizia e dignità (Mpjd) riuniva nuovamente migliaia di vittime della militarizzazione che il governo messicano ha portato avanti dal 2006 con la scusa di combattere la criminalità organizzata, e che ha causato<br>più di 90mila desaparecidos, 340mila sfollati e ha portato a una media di 10 femminicidi al giorno.</p>



<p>Quella mobilitazione è stata una tappa fondamentale verso la celebrazione, avvenuta il primo agosto 2021, di una consultazione popolare in cui si chiedeva alla popolazione messicana se fosse d’accordo con la possibilità di intraprendere un processo per fare luce sulle violazioni dei diritti umani avvenute nel passato. Molti dimostranti scesi in strada nel gennaio 2020 avevano già manifestato nove anni prima, quando le carovane del Mpjd viaggiarono per tutto il Messico e negli Stati Uniti per chiedere la fine di quella che il governo aveva battezzato come “guerra al narcotraffico”.&nbsp;</p>



<p>Per la prima volta, le vittime della militarizzazione si incontravano e condividevano esperienze, parlavano pubblicamente del loro dolore e si organizzavano per chiedere verità e giustizia. “Non ho partecipato alle manifestazioni del 2011, ma questa volta ho deciso di venire e chiedere giustizia per tutte quelle persone che, come me, hanno perso un figlio. È la cosa peggiore che può succedere nella vita”, aveva dichiarato Magdalena<br>Puente González, una manifestante che avevamo incontrato nel gennaio dello scorso anno mentre la manifestazione partiva da Cuernavaca. Si era incamminata con i suoi sandali lungo l’autostrada che porta a Città del Messico, dietro uno striscione che diceva “verità, giustizia, pace”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3273" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?resize=1000%2C667&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/CUERNA230120B2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione del Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità, che nel gennaio 2020 ha camminato 80 km tra Cuernavaca e Città del Messico. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>López Obrador aveva deciso di non ricevere i dimostranti arrivati nella capitale, il 26 gennaio 2020. Appena eletto, nel 2018, aveva promesso di accogliere la proposta del Mpjd e altre organizzazioni sociali sulla possibilità di creare in Messico dei meccanismi di giustizia transizionale, che sono strumenti giuridici straordinari volti ad affiancare la giustizia ordinaria quando questa riceve un numero così grande di denunce di violazioni dei diritti umani da non essere in grado di processarle.</p>



<p>L’obiettivo della giustizia transizionale è accompagnare un Paese che è appena uscito da un conflitto o da una dittatura verso la riconciliazione della sua società fornendo verità, giustizia, riparazioni e garanzie di non ripetizione alle vittime della violenza. Si considerano meccanismi di giustizia transizionale, ad esempio, le commissioni della verità o i tribunali speciali che giudicano i crimini di guerra, come quello che è stato creato<br>in seguito al genocidio in Ruanda o alla guerra nella ex Yugoslavia.</p>



<p>“Non si può parlare di pace e riconciliazione senza fare luce su quanto successo nel passato”, afferma<br>Jacobo Dayán, ricercatore dell’Università iberoamericana ed esperto in giustizia transizionale. “La logica del governo è invece cercare la risoluzione di alcuni casi emblematici e mediatici, come Ayotzinapa, ma non sta affrontando, come aveva promesso, il problema delle violazioni dei diritti umani in modo sistemico. López Obrador l’ha ripetuto più volte: non vuole giudicare i crimini del passato ma perdonarli”.&nbsp;</p>



<p>“Sono d’accordo con il punto finale”, ha affermato il presidente progressista, rievocando il nome di una “legge d’impunità” argentina che prevedeva il congelamento dei processi riguardanti le sparizioni forzate avvenute durante la dittatura militare. Malgrado sia a favore di dimenticare il passato, durante la sua campagna elettorale López Obrador aveva promesso una consultazione popolare per permettere alla popolazione di<br>decidere se fosse o meno d’accordo sulla possibilità di processare gli ex presidenti per i loro crimini.</p>



<p>Le violazioni dei diritti umani -che durante il governo di López Obrador sono continuate, come sono continuate la militarizzazione e l’impunità- furono allora presentate come un problema superato. La consultazione del primo agosto è stata la prima nella storia del Messico. I suoi promotori -un gruppo di cittadini vicini al presidente- hanno affermato anche di voler convocare un “capitolo Messico” del Tribunale permanente dei popoli, un tribunale popolare e di coscienza fondato a Bologna nel 1979. In realtà era già stato aperto, tra il 2011 e il 2014, raccogliendo migliaia di testimonianze di persone sopravvissute al conflitto messicano.</p>



<p>La domanda della consultazione del primo agosto non si riferiva esplicitamente alla possibilità di processare gli ex presidenti, ma è stata così generica da lasciare spazio a varie interpretazioni, la più comune è che si riferisse alla possibilità di creare una commissione della verità o altri meccanismi di giustizia transizionale. “Non ho partecipato alla consultazione perché secondo me bisognerebbe piuttosto irrobustire la giustizia ordinaria, visto che in Messico esiste un grande problema di impunità”, afferma Jorge Verástegui González, familiare di due persone scomparse, e ricorda che, nel 92% dei casi, a seguito di un delitto non vengono neanche aperte le<br>indagini. “E poi non credo che la giustizia transizionale funzionerebbe in Messico; anche se venissero creati dei buoni meccanismi giuridici, sono sicuro che non ci sarebbe la volontà politica per farli funzionare”.</p>



<p>Molti pensano che la consultazione sia stata superflua, visto che la procura è tenuta a investigare i crimini e le violazioni dei diritti umani. “Questo è vero, ma la Suprema corte di giustizia ha riconosciuto che non esistono canali istituzionali che possono dare risposta a una quantità così grande di richieste di verità e giustizia. Per questo si apre, con la consultazione, la possibilità di stabilire dei meccanismi straordinari di giustizia”, afferma<br>Daniela Malpica dell’organizzazione Justicia Transicional MX.</p>



<p>Solo il 7% dell’elettorato ha partecipato alla consultazione e il 98% ha votato “Sì”. Per alcuni è stato un fallimento e uno spreco di soldi pubblici, altri considerano che sette milioni di persone che chiedono di fornire verità e giustizia alle vittime sono comunque tante, e che il governo dovrebbe prestare loro ascolto. “Inizia una nuova tappa contro l’impunità in cui le vittime saranno poste al centro”, ha affermato Mario Delgado, presidente<br>di Morena (partito al governo, ndr) e ha promesso non solo di creare una commissione della verità e un tribunale del popolo, ma anche una commissione contro l’impunità dei crimini economici del neoliberismo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/MARIANA0302210B.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3275" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/MARIANA0302210B.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/MARIANA0302210B.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/MARIANA0302210B.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/MARIANA0302210B.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/11/MARIANA0302210B.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Femministe protestano a San Cristóbal de Las Casas a seguito del femminicidio della studentessa di medicina</em>&nbsp;<em>Mariana Sánchez, febbraio 2021. Foto: Orsetta Bellani</em><br></figcaption></figure>



<p>“Non credo che l’esecutivo manterrà la sua promessa, se avesse voluto creare una commissione della verità l’avrebbe già fatto. Tra l’altro l’implementazione di meccanismi di giustizia transizionale è stata una delle sue promesse durante la campagna elettorale”, sostiene Daniela Malpica.</p>



<p>Inaspettatamente, la consultazione popolare è stata appoggiata dall’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), che questo autunno si trova in Europa, con una delegazione di più di 160 persone, per conoscere movimenti sociali e lotte di tutto il continente. “Bisogna partecipare alla consultazione, non<br>guardando quelli che stanno in alto ma volgendo lo sguardo alle vittime. Vi invitiamo a organizzarvi<br>perché, forse senza saperlo, potreste essere le future vittime”, ha scritto il subcomandante Moisés in un comunicato.</p>



<p>L’Ezln è andato oltre la convocazione alle urne e ha organizzato assemblee in 756 villaggi indigeni, in cui si è dibattuto di crimini di Stato e impunità, e si è votato a favore di fornire verità e giustizia alle vittime della violenza. Gli indigeni zapatisti sono andati al di là della giornata elettorale e hanno fatto propria la consultazione, che hanno convertito in una piattaforma a favore di una campagna nazionale per la verità e la giustizia, che prenderà forma nei prossimi mesi e a cui si sono unite già varie organizzazioni messicane.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/il-movimento-in-messico-che-chiede-giustizia-per-la-violenza-di-stato/">Artículo pubblicato dal mensile Altreconomia nell’ottobre 2021</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/11/24/il-movimento-in-messico-che-chiede-giustizia-per-la-violenza-di-stato/">Il movimento in Messico che chiede giustizia per la violenza di Stato</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La guerra sporca contro l’EZLN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 09:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse a Vienna, da dove s’irradierà in piccoli gruppi per tutto il continente. Un sequestro che la&nbsp;<em>Comandacia General</em>&nbsp;del EZLN considera come un tentativo di “sabotaggio” della Gira per la Vita.</p>



<p>Le persone solidali con lo zapatismo, in Messico e in Europa, si sono subito mobilitate per denunciare il crimine e, dopo più di una settimana di prigionia, i due zapatisti sono stati liberati. &nbsp;Poi, il 24 settembre, si sono svolte manifestazioni in solidarietà con l’EZLN in una sessantina di città in tutto il mondo, anche in Italia, per chiedere la fine della guerra irregolare contro le comunità del Chiapas.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3281" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>È una guerra che non riguarda solo l’EZLN: la violenza colpisce anche altre organizzazioni indigene chiapaneche: a luglio l’ex presidente de Las Abejas di Acteal è stato ucciso da un sicario, e alcune famiglie che sono parte dell’organizzazione sono state sfollate. In municipi come Chenalhó, Pantelhó, Aldama, Chalchihuitán e Chilón, la popolazione civile soffre la violenza di gruppi armati che fanno parte della criminalità organizzata e hanno l’appoggio dei sindaci.</p>



<p>“Il Chiapas è sull’orlo di una guerra civile, come scrive l’EZLN nel suo ultimo comunicato”, ha detto al microfono un uomo alla fine della manifestazione che il 24 settembre ha sfilato nelle vie centrali di Città del Messico. “Diciamo alla Comandancia General del EZLN che non sono soli., che siamo al loro fianco in questa lotta contro il capitalismo e contro il patriarcato”.</p>



<p>I due zapatisti sequestrati si chiamano Sebastián Nuñez Pérez e José Antonio Sánchez e stavano viaggiando in un veicolo che è stato presto rintracciato nel villaggio “7 de Febrero”, nel municipio chiapaneco di Ocosingo, dove si trova la sede della Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO). Si tratta di un’organizzazione di produttori di caffè che fino alla fine degli anni ’90 era vicina allo zapatismo, ma si è poi alleata con il governo. Secondo l’EZLN, l’ORCAO è un gruppo politico-militare di tipo paramilitare, come si definiscono i gruppi armati che fanno il “lavoro sporco” al posto dell’esercito e che in Messico operano in totale impunità.</p>



<p>Negli ultimi 20 anni, l’ORCAO ha minacciato le basi d’appoggio dell’EZLN, ha realizzato attacchi con armi da fuoco, machetes e pietre, ha sfollato famiglie intere, distrutto una casa dove venivano accolti militanti internazionalisti, ha invaso terreni coltivati e rubato i raccolti delle comunità autonome. Dall’estate 2020, gli attacchi sono stati particolarmente intensi e frequenti, soprattutto contro le comunità autonome Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, dove l’ORCAO ha saccheggiato e incendiato due magazzini di caffè zapatista e ha poi sequestrato e torturato il base d’appoggio dell’EZLN Féliz López Hernández. Aggressioni armate sono state registrate anche nel gennaio 2021 e, in uno dei villaggi sotto influenza dell’ORCAO, mesi dopo sono stati sequestrati due membri dell’organizzazione di diritti umani Frayba, che da sempre accompagna le comunità indigene chiapaneche.</p>



<p>Secondo la Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva, di cui i due zapatisti sequestrati fanno parte, i soldi che l’ORCAO ha ricevuto dal governo per costruire una scuola sono stati investiti in armi.</p>



<p>“L’ORCAO compra uniformi, attrezzature ed armi con il denaro che riceve dai programmi sociali del governo. Si tiene una parte dei soldi e l’altra la distribuisce tra i funzionari del governo. Con queste armi sparano tutte le notti alla comunità zapatista di Moisés Gandhi”, scrive il subcomandante insurgente Galeano in un comunicato che è stato pubblicato il 19 settembre, subito dopo la liberazione dei suoi compagni Sebastián e José Antonio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3280" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel testo intitolato “Il Chiapas sull’orlo di una guerra civile”, il subcomandante zapatista accusa il governatore chiapaneco, Rutilio Escandón, di destabilizzare la regione finanziando gruppi di tipo paramilitare in varie zone del Chiapas, permettendo loro di operare nella totale impunità, alleandosi con il crimine organizzato e sabotando la Gira per la Vita in Europa, con la finalità di provocare una reazione dell’EZLN.</p>



<p>“Prenderemo le misure pertinenti per fare in modo che si applichi la giustizia nei confronti dei criminali dell’ORCAO e dei funzionari che li proteggono”, scrivono gli zapatisti nel loro comunicato. E concludono, taglienti: “È tutto. La prossima volta non ci saranno comunicati. Nel senso che non ci saranno parole, ma fatti”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nell’ottobre 2021.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/10/05/la-guerra-sporca-contro-lezln/">La guerra sporca contro l’EZLN</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il “Viaggio per la vita” degli zapatisti in Europa: una bomba nella depressione collettiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 09:46:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[gira zapatista]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sette zapatisti sono in viaggio verso l’Europa: quattro donne, due uomini e una donna trans. Sono partiti all’inizio di maggio da Isla Mujeres, in Messico, su un veliero con equipaggio tedesco che hanno ribattezzato “La Montaña”. L’11 giugno hanno toccato terra nelle isole portoghesi Azzorre e tra qualche giorno arriveranno nel porto spagnolo di Vigo. Sono miliziane e comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), o lavorano nei settori sanitario, educativo e di comunicazione di quest’organizzazione, che nel Sud del Messico ha costruito un sistema di governo e di vita totalmente autonomo dallo Stato. Gli zapatisti vengono dai boschi o dalla giungla del Chiapas e non hanno nessuna esperienza di navigazione, ma hanno comunque deciso di intraprendere un viaggio che, soprattutto in questo momento storico, sembra un po’ una follia. O un sogno.</p>



<p>“Più che navigare, ‘La Montaña’ sembra ballare sul mare. Come in un lungo e appassionato bacio, si è staccata dal porto e si è diretta verso una meta incerta, piena di sfide, scommesse, minacce e non pochi contrattempi”,&nbsp;<a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrivono i subcomandanti Galeano e Moisés.&nbsp;</a>Il viaggio dell’Ezln è una “conquista al contrario”, questa volta concordata. Il veliero sta attraversando lo stesso Atlantico che, secoli fa, veniva solcato da imbarcazioni che tornavano in Spagna con le ricchezze delle Americhe. È “una montagna che naviga a controcorrente della storia”, e trasporta persone che non sono state schiacciate dall’invasione di 500 anni fa.</p>



<p>“E voi come fate a mangiare se non avete la&nbsp;<em>milpa&nbsp;</em>(sistema di coltivazione di mais, fagioli e zucca molto comune in Messico,&nbsp;<em>ndr</em>)? E come fa il vento a sapere che stiamo andando in quella direzione? E dove dorme il mare quando ha sonno?”. “La Montaña” solca l’oceano con la stessa lentezza con cui si muove la rivoluzione zapatista. “Lento, però avanzo”, si legge in un celebre&nbsp;<em>mural</em>&nbsp;che si trova in territorio ribelle, e raffigura una lumaca con un passamontagna.</p>



<p>Il resto della delegazione dei popoli indigeni messicani arriverà in Europa in aereo e conterà più di un centinaio di persone. La maggior parte saranno zapatiste, ma ci saranno anche zapatisti e membri del Congresso nazionale indigeno e del Fronte dei popoli in difesa della terra e dell’acqua. Attraverseranno più di 30 Paesi europei, dove incontreranno collettivi e organizzazioni “in basso e a sinistra”: movimenti in difesa della terra e del territorio, comitati, assemblee femministe, collettivi di migranti, antifascisti, LGBT+, internazionalisti e altri.</p>



<p>“La delegazione incontrerà chi ci ha invitati per parlare delle nostre e delle loro storie, di dolori, rabbie, successi e fallimenti”, spiegano i due subcomandanti della delegazione. Sarà uno scambio reciproco, per imparare gli uni dagli altri e costruire reti globali di ribellione<em>.&nbsp;</em>Ancora non esiste un programma del “Viaggio per la vita”, così è stata battezzata questa iniziativa. Quel che è sicuro è che si terrà un incontro di femminismi e dissidenze sessuali il 10 e 11 luglio nella Zad di Notre Dame des Landes, in Francia, e che a Madrid è previsto un incontro europeo di lotte per il 13 agosto, in occasione del cinquecentesimo anniversario dell’entrata del&nbsp;<em>conquistador</em>&nbsp;Hernán Cortés a Tenochtitlan, capitale dell’impero azteca.</p>



<p>“Il percorso politico dell’Ezln è molto vicino alle mie idee: un modello di vita autogestionario, al di fuori delle imposizioni dello Stato. Spero di incontrarli per conoscere il loro progetto di vita contro questo capitalismo che ci sta schiacciando”, dice Maria Vittoria Pigollo del laboratorio anarchico Perla nera di Alessandria. Con altre associazioni e collettivi piemontesi, lo spazio occupato alessandrino ha creato il Collettivo Basso Piemonte dal basso, che ha presentato all’Ezln una proposta di attività da svolgersi nel suo territorio. Lo stesso hanno fatto decine di realtà di tutta Italia e delle isole che fanno parte della libera assemblea Pensando e praticando autonomia zapatista (Lapaz), lo spazio politico che sta organizzando il tour zapatista nel nostro Paese e che, a sua volta, si articola con altre organizzazioni a livello europeo.</p>



<p>Tutto è iniziato nell’ottobre 2020, quando l’Ezln ha annunciato il suo viaggio e ha proposto ai collettivi europei di partecipare alla sua organizzazione. Molti si sono chiesti: sono matti? Come entreranno in Europa più di cento persone con passaporto messicano, se si permette l’ingresso solo ai cittadini comunitari? Come si potranno organizzare eventi se siamo in piena pandemia? “Per noi la proposta zapatista è stata un’ancora di salvezza. Ci ha dato una grande speranza il fatto che tanti compagni dall’altra parte del mondo sfidassero le difficoltà di questo momento storico”, dice Roberta Cucciari del Coordinamentu sardu po s’arricida de is zapatistas po su 2021. Il coordinamento Sardigna Zapatista ha proposto alla delegazione indigena alcuni eventi culturali come un concerto dei cori sociali dell’isola in sardo e in&nbsp;<em>tsotsil,</em>una delle lingue parlate dagli zapatisti-, ma anche tavoli di discussione per condividere esperienze e raccontare il passato coloniale e le lotte attuali sarde, tra cui quella contro le basi militari che occupano 24mila ettari dell’isola. “Probabilmente in Sardegna non avevamo mai avuto un momento così carico di entusiasmo, in cui associazioni, collettivi e comitati sono in dialogo costante. Ne siamo riconoscenti all‘Ezln”, afferma Roberta Cucciari.</p>



<p>E se uno degli scopi non dichiarati del viaggio zapatista fosse proprio promuovere l’organizzazione collettiva, paralizzata dalla pandemia? La proposta dell’Ezln è stata una bomba che ha scosso la depressione collettiva di quel periodo: organizzare un “Viaggio per la vita” proprio mentre si è circondati da tanta morte. Quando “La Montaña” arriverà al porto di Vigo, non sarà né un uomo né una donna la prima persona a sbarcare, ma Marijose, una donna trans che è stata miliziana zapatista e ha lavorato nel settore sanitario e in quello educativo dell’organizzazione. Una scelta che secondo l’Ezln rappresenta “uno schiaffo a tutta la sinistra etero patriarcale”.</p>



<p>Marijose ha istruzioni chiare su quello che dovrà dire una volta sbarcata in Spagna: “A nome delle donne, dei bambini, degli uomini, degli anziani e, naturalmente, degli&nbsp;<em>otroas</em>&nbsp;(termine che l’Ezln usa per definire le persone&nbsp;<em>transgender</em>,&nbsp;<em>ndr</em>) zapatisti, dichiaro che il nome di questa terra che i suoi nativi ora chiamano ‘Europa’, d’ora in poi si chiamerà: Slumil K’ajxemk’op, che significa ‘Terra Indomita’, o ‘Terra che non si rassegna, che non cede’. E così sarà conosciuta dalla gente del posto e dai forestieri finché qui ci sarà qualcuno che non si arrende, non si vende e non cede”.</p>



<p>I collettivi spagnoli stanno organizzando un evento di accoglienza alla delegazione zapatista, la cui data esatta di arrivo non è ancora chiara. E se La “Montaña” non potesse attraccare nel porto di Vigo? “Sappiamo che possono avere problemi per entrare, ma non stiamo neanche prendendo in considerazione la possibilità che non entrino”, dice Lola Sepúlveda dei collettivi Cedoz e Retiemble di Madrid.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 15.06.2021</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/06/16/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/">Il “Viaggio per la vita” degli zapatisti in Europa: una bomba nella depressione collettiva</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ramadan in Chiapas tra Corano e tortillas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 09:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’imam Ibrahim Chechev non ha la barba ma il volto glabro degli indigeni maya&#160;tsotsiles. Porta gli occhiali da vista e un cappellino pakistano chiamato&#160;kufi. Recita il Corano in arabo, insieme a un gruppo di uomini seduti a gambe incrociate sul tappeto che copre il Centro Religioso Ahmadiyya di San Cristóbal de Las Casas, nel sud&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’imam Ibrahim Chechev non ha la barba ma il volto glabro degli indigeni maya&nbsp;<em>tsotsiles</em>. Porta gli occhiali da vista e un cappellino pakistano chiamato&nbsp;<em>kufi</em>. Recita il Corano in arabo, insieme a un gruppo di uomini seduti a gambe incrociate sul tappeto che copre il Centro Religioso Ahmadiyya di San Cristóbal de Las Casas, nel sud del Messico. Alcune donne portano un velo con motivi arabi, altre hanno coperto il capo con lo scialle tipico delle indigene di questa regione. Recitano il Corano con gli uomini, ma sono divisi una tenda bianca che taglia in due la stanza.</p>



<p>Alla fine della preghiera, un giovane stende una tovaglia sul pavimento e posa dei piatti pieni di frutta: arance, banane, papaya. Il sole è tramontato e il digiuno del primo giorno di Ramadan si può rompere, in un rituale che avverrà tutte le sere fino al 12 maggio, quando nascerà la luna nuova e il mese di purificazione terminerà.</p>



<p>I fedeli mangiano la frutta e, più tardi, una zuppa marocchina chiamata&nbsp;<em>harira</em>, che qui si prepara con peperoncino e si accompagna con&nbsp;<em>tortillas</em>. Mentre si cena, la lingua della preghiera viene sostituita dal maya&nbsp;<em>tsotsil</em>, inframezzato da esclamazioni arabe come “<em>inshallah</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3316" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=1000%2C667&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Preghiera nel primo giorno di Ramadán nel Centro Religioso della comunità Ahmadiyya di San Cristóbal de Las Casas. Foto: Orsetta Bellani</figcaption></figure>



<p>L’Islam unisce circa 1 miliardo e 800 milioni di persone e, contrariamente a quanto si pensa, solo un quinto sono arabi. Quella di San Cristóbal de Las Casas, che si trova nello Stato del Chiapas, è la comunità musulmana più grande del Messico. Conta con circa 700 fedeli, in grandissima parte indigeni, ed è in crescita costante. In 10 anni è aumentata di circa 7 volte, grazie anche al “nomadismo religioso” caratteristico di questa regione, dove è comune che una persona cambi di credo varie volte durante la vita.</p>



<p>La famiglia dell’imam Ibrahim Chechev è stata fra le prime in città a convertirsi all’Islam, negli anni ’90. Allora Ibrahim si chiamava Anastasio Gómez Gómez ed era un adolescente stanco della violenza all’interno della sua famiglia.</p>



<p>“La cosa che più mi ha colpito dell’Islam è la sua attenzione verso la libertà delle donne. Infatti, quando ci siamo convertiti mio padre ha smesso di maltrattare mia madre”, assicura l’imam. “Allah dice chiaramente che davanti ai suoi occhi siamo tutti uguali e che le donne non sono inferiori agli uomini. Il modo in cui vengono trattate in certi paesi, come l’Arabia Saudita, non ha nulla a che vedere con il messaggio dell’Islam, è un’interpretazione errata del Corano”.</p>



<p>In varie occasioni Ibrahim Chechev ha viaggiato alla Mecca, e gli è sembrato un regalo unico che gli ha dato la vita. “È una grande emozione vedere tanti fratelli camminare intorno alla&nbsp;<em>ka’ba</em>; una moltitudine di persone di diverse classi sociali, etnie e paesi, e ti rendi conto che l’Islam è un’unica religione universale”.</p>



<p><strong>Una storia andalusa</strong></p>



<p>Le altre correnti dell’Islam considerano eretici gli Ahmadiyya. “Basti pensare che il loro fondatore si considerava un profeta, quando uno dei 5 pilastri dell’Islam afferma che l’ultimo profeta è Maometto”, dice l’emiro Abderrahman.</p>



<p>Siede con le gambe incrociate sul tappeto rosso che copre il pavimento della moschea Imam Malik di San Cristóbal de Las Casas, un edificio grande con un minareto e con volte e piastrelle in stile arabo. Si trova giusto davanti alla sede degli Ahmadiyya, nella periferia della città, in un quartiere in cui convivono chiese di varie professioni: cattoliche, evangeliche presbiteriane, avventiste. A partire dalla fine degli anni ’60, la popolazione del Chiapas si è gradualmente allontanata dalla Chiesa e oggi solo il 54% della popolazione si dichiara cattolica.</p>



<p>Come il cattolicesimo, l’Islam è arrivato in Chiapas dalla Spagna. Si chiamava Aureliano Pérez Yruela, o Nafia, il primo spagnolo musulmano giunto nel 1995 in queste terre boscose, dimenticate dal mondo e dal governo messicano fino all’anno prima, quando l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) insorse in armi sbattendo in faccia al mondo la discriminazione strutturale in cui vivono gli indigeni maya.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3313" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Nafia faceva parte del Movimento Mondiale Murabitun, che rifiuta il capitalismo e sogna di ricostruire le comunità autonome dallo Stato che Maometto fondò nella città saudita di Medina. Arrivò in Chiapas con la speranza di incontrare il subcomandante Marcos per proporgli di lavorare insieme alla creazione di un “piano economico e politico di ricostruzione sociale”.</p>



<p>“La lotta per la liberazione dei popoli dev’essere fatta con la bandiera dell’Islam trasformatore”, scrisse nella sua lettera al leader guerrigliero. Il subcomandante Marcos non ha mai incontrato Nafia, che decise comunque di rimanere a San Cristóbal de Las Casas per fondare una comunità musulmana. Oggi è divisa in 4 gruppi e alcuni dei suoi membri si dichiarano simpatizzanti delle idee zapatiste.</p>



<p>L’emiro Abderrahman è spagnolo, e il suo accento andaluso fa eco tra le pareti della moschea Imam Malik. In questo momento è vuota ma, prima della pandemia, nei venerdì di preghiera ospitava una settantina di persone. L’emiro afferma che, più che una fede, l’Islam è una pratica che sviluppa la disciplina. La vita quotidiana delle persone musulmane si deve adattare all’obbligo di pregare cinque volte al giorno e al digiuno durante il Ramadan, attività che rendono l’esistenza più retta e centrata.</p>



<p>“Il Ramadan è un’esperienza straordinaria”, assicura. “È un digiuno che purifica l’organismo e che non pesa molto a chi lo fa, grazie alla sua componente spirituale. Digiunare per Allah non è come digiunare per altri motivi”.</p>



<p><strong>Religioni glocal</strong></p>



<p>Tutti i giorni Aisha Gómez Pérez va al Centro Religioso Ahmadiyya per connettersi a Internet e seguire le lezioni della Facoltà di Storia, che sono online dall’inizio della pandemia. Aisha è indigena maya&nbsp;<em>tsotsil</em>&nbsp;e la sua famiglia si è convertita all’Islam prima che nascesse. Da bambina ha studiato nella&nbsp;<em>madrasa</em>&nbsp;(scuola coranica) che il Movimento Mondiale Murabitun ha aperto a San Cristóbal de Las Casas.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3305" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>“Durante le preghiere i bambini bianchi, figli dei primi spagnoli arrivati, venivano messi davanti a quelli indigeni, e durante le lezioni venivano trattati meglio dalle maestre”, dice Aisha Gómez Pérez. La sua famiglia le ha raccontato che “gli spagnoli” promuovevano la poligamia maschile e obbligavano le donne a portare sempre il velo. Proibivano inoltre di parlare la lingua&nbsp;<em>tsotsil</em>, portare i vestiti tradizionali indigeni, mangiare&nbsp;<em>tortillas</em>&nbsp;e avere relazioni con persone non musulmane.</p>



<p>Nafia è ricordato da molti&nbsp;<em>tsotsiles</em>&nbsp;come una persona autoritaria che presentava la sua interpretazione dell’Islam come l’unica valida. La prima divisione della comunità islamica di San Cristóbal de Las Casas avvenne alla fine degli anni ’90, proprio a causa dei tentativi da parte dei membri del Movimento Mondiale Murabitun di cancellare l’identità culturale degli indigeni, che fondarono una nuova e più aperta comunità musulmana.</p>



<p>“L’Islam non vuole cancellare le espressioni culturali locali, ed è normale che non sia lo stesso in Cina, in Europa o in Messico. È una religione che fiorisce in modi diversi e acquisisce le peculiarità del posto, il sapore di una cultura”, afferma una donna musulmana di origine spagnola, che vive in Chiapas da quando era una ragazzina. E in Messico, la cena con cui si rompe il Ramadan sa di peperoncino,&nbsp;<em>tortillas&nbsp;</em>e papaya.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Venerdì di Repubblica il 7 maggio 2021.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB-scaled.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/05/13/ramadan-in-chiapas-tra-corano-e-tortillas/">Ramadan in Chiapas tra Corano e tortillas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 11:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[controinsurgenza]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[zapatismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO), un gruppo armato di tipo paramilitare, che ha minacciato di ucciderlo ed appendergli le interiora al collo.</p>



<p>Sono alcune testimonianze di donne zapatiste raccolte dalla Carovana di Solidarietà con le Comunità Autonome di Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, che è stata realizzata a fine ottobre, pochi giorni prima del sequestro, da parte della ORCAO, del zapatista Felix López Hernández, che è stato poi torturato da una ventina di uomini.</p>



<p>Dall’inizio del 2020, in varie occasioni la ORCAO ha attaccato l’EZLN: minacce ed aggressioni, danni alla scuola media autonoma zapatista, saccheggio e poi incendio di due magazzini pieni di caffè zapatista. Gli uomini della ORCAO rubano il raccolto delle famiglie dell’EZLN ed invadono i campi che ha “recuperato” quando è insorto in armi nel 1994 – si tratta, cioè, di terre che gli zapatisti hanno tolto ai latifondisti per distribuirle tra i suoi militanti.</p>



<p>La Carovana di Solidarietà ha constatato i danni materiali che gli attacchi paramilitari causano alle comunità zapatiste e le loro conseguenze psicologiche, in particolare nei bambini e nelle donne. Queste vivono con un’angoscia costante: non possono avvicinarsi ai campi por paura di essere aggredite dagli uomini armati della ORCAO, i loro raccolti marciscono sotto il sole e le loro tavole rimangono vuote. Al ruscello per prendere l’acqua si avvicinano solo in gruppo.</p>



<p>“I bambini non sanno se dormire con le scarpe, perché gli spari non hanno orario”, ha affermato Marisol Culej Culej del Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas (CDMCH), durante il forum “Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste”, organizzato il 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne. Secondo l’ONG chiapaneca, le donne zapatiste non si vittimizzano, e attraverso il lavoro collettivo hanno creato forme di resistenza all’azione di organizzazioni come la ORCAO, “il cui obiettivo primordiale è lo sfiancamento”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3343" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?w=1298&amp;ssl=1 1298w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Partita a basket durante il Primo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, organizzato dalle zapatiste. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Guerra integrale di sfiancamento” è il nome che si da alla fase attuale della guerra di bassa intensità in Chiapas. Dopo il massacro avvenuto nel villaggio chiapaneco di Acteal nel 1997 – dove un gruppo paramilitare ha ucciso 45 indigeni maya tzotziles mentre stavano pregando per la pace in Chiapas – , la strategia dello Stato contro le comunità autonome del Chiapas non è più attaccarle direttamente con grandi operazioni militari, ma consiste in “sfinire” la popolazione con atti non così appariscenti da attirare l’attenzione dei media. Allo stesso tempo, il governo “compra” il favore delle persone dando loro soldi e programmi assistenzialisti, allontanandole in questo modo dalle organizzazioni in lotta, come l’EZLN.</p>



<p>“Il governo attua individualizzando la persona, dandole soldi e separandola dal corpo collettivo di cui fa parte, e che finora gli ha permesso di resistere all’azione dello Stato messicano e al progressismo”, ha affermato la sociologa Margara Millán durante il suo intervento al forum. “Le donne si trovano al centro di questo conflitto perché promuovono varie lotte, e si convertono in questo modo in un oggetto da intimidare e debilitare. Lo Stato attacca le donne zapatiste perché ci hanno insegnato che non dobbiamo avere paura”.</p>



<p>Lo stesso schema di violenza colpisce le famiglie di altri villaggi e zone del Chiapas: Aldama, Chalchihuitán, Chilón, Los Chorros o Banavil. E va anche oltre le frontiere chiapaneche: secondo l’antropologa Aida Hernández Castillo, in varie parti del mondo si utilizzano pratiche di guerra simili. Lo afferma Carolyn Nordstrom dell’Università di Notre Dame in una citazione che Aida Hernández Castillo legge durante il forum Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste: “Dopo aver condotto ricerche sul campo negli epicentri di guerra nei tre continenti durante più di quindici anni, ho imparato che il concetto stesso di guerre locali, che siano centrali o periferiche, è una finzione”, scrive Nordstrom. “Non ci sono conflitti locali: l’industria della guerra internazionale è massivamente interconnessa e rende possibile le guerre in ogni parte del mondo. Ho visto i manuali di addestramento militare fare il giro del mondo, passando da una guerra all’altra. Quando una nuova tecnica di tortura viene introdotta in un paese, di lì a pochi giorni la solita tecnica può essere trovata in altre parti del mondo”.</p>



<p>Uno dei territori in cui l’”industria della guerra internazionale” implementa le sue strategie è il Kurdistán. Lì, ispirate dalla lotta delle zapatiste, le curde che quotidianamente resistono agli attacchi dello Stato turco propongono alle donne in lotta di tutto il pianeta di unire gli sforzi per creare un’organizzazione mondiale di donne. “Senza costruire una lotta in comune non si può rompere il patriarcato”, ha affermato alla chiusura dell’evento Melike Yasar del Movimento delle Donne Curde.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nel gennaio 2021.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/06/continuano-gli-attacchi-paramilitari-allezln-sono-parte-di-una-guerra-globale-contro-i-popoli-e-le-donne/">Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Coca Cola si beve il Chiapas</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/la-coca-cola-si-beve-il-chiapas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 10:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[Coca Cola]]></category>
		<category><![CDATA[San Cristobal de Las Casas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il&#160;j’iloletic,&#160;sacerdote indigeno, osserva la fiamma che consuma le candele sul pavimento. Prega sottovoce in maya tsotsil, inginocchiato sugli aghi di pino che coprono come un tappeto la chiesa senza panche. Sull’altare, davanti alle file di lumi, ci sono un bicchierino con un liquore locale chiamato&#160;pox, che soffierà per confondere il demonio, e due bottiglie di&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/la-coca-cola-si-beve-il-chiapas/">La Coca Cola si beve il Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il&nbsp;<em>j’iloletic,</em>&nbsp;sacerdote indigeno, osserva la fiamma che consuma le candele sul pavimento. Prega sottovoce in maya tsotsil, inginocchiato sugli aghi di pino che coprono come un tappeto la chiesa senza panche.</p>



<p>Sull’altare, davanti alle file di lumi, ci sono un bicchierino con un liquore locale chiamato&nbsp;<em>pox</em>, che soffierà per confondere il demonio, e due bottiglie di Coca Cola. Sono lì per essere condivise con le divinità celestiali, che si nutrono dell’odore dolce della bibita e del calore dell’incenso, che addensa e profuma l’aria della chiesa. Appena la cerimonia finisce, il&nbsp;<em>j’iloletic&nbsp;</em>stappa la Coca Cola, la beve e la passa alle persone attorno a lui. Un sorso spetterà anche a un neonato di pochi mesi.</p>



<p>Siamo nel paese di San Juan Chamula, cuore degli Altos de Chiapas, nel Messico meridionale, la regione in cui si beve più Coca Cola del mondo: 2,25 litri al giorno per persona contro una media mondiale di 0,07 litri. È come ingerire quotidianamente quasi 50 cucchiaini di zucchero.</p>



<p>Un record che costa caro, soprattutto in tempo di pandemia: i­l 60% della popolazione del Chiapas è obesa e il diabete è la terza causa di morte. È anche per questo che in Messico il tasso letalità del covid19 è intorno al 10%, circa il doppio della media mondiale.</p>



<p><strong>La fabbrica dei politici</strong></p>



<p>Da secoli gli indigeni maya tsotsiles che popolano questa regione lottano contro il colonialismo e in difesa della propria cultura. Hanno mantenuto la loro lingua, le loro tradizioni e i vestiti tradizionali, ma alla Coca Cola non hanno saputo resistere.</p>



<p>Le bibite sono arrivate negli Altos de Chiapas negli anni ’30 quando, preoccupati per l’alcolismo dilagante, le autorità locali hanno deciso di sostituirle al&nbsp;<em>pox</em>&nbsp;nei rituali religiosi. La Coca Cola ha preso il sopravvento sulle altre marche poco a poco. È stato grazie ad una campagna pubblicitaria aggressiva, che ha riempito le strade di cartelli in lingua indigena, associando il prodotto ad elementi importanti nella cultura dei popoli originari, come il bastone di comando.</p>



<p>È stato anche a causa del rapporto privilegiato che la corporazione di Atlanta ha con il mondo politico messicano: senatori e deputati sono passati dal Congresso agli uffici della Coca Cola e vice versa, e ai vertici della transnazionale ha lavorato l’ex presidente messicano Vicente Fox, la cui campagna elettorale è stata finanziata proprio da Coca Cola. La generosità della corporazione è stata ricompensata con 7 concessioni d’uso d’acqua nei primi 2 anni del suo governo.&nbsp;</p>



<p>Un altro ex capo di Stato, Enrique Peña Nieto, ha affermato pubblicamente che la beve tutti i giorni e quello in carica, Andrés Manuel López Obrador, ha dichiarato di voler creare una rete di distribuzione di medicine che raggiunga anche i paesi più isolati, come solo la Coca Cola riesce a fare.</p>



<p><strong>Merce di scambio</strong></p>



<p>Viaggiando per gli Altos de Chiapas, una regione in cui l’88% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, la Coca Cola si trova ovunque. Tra le strade tortuose che si arrampicano su montagne a più di 2 mila metri sul livello del mare, circondate da campi di mais, boschi e paesaggi mozzafiato, ad ogni angolo appaiono negozietti in cui si vendono beni di prima necessità: riso, sapone, carta igienica e Coca Cola. Anche nei posti più sperduti, fuori dalle umili case costruite con legno e tetti di lamiera, spuntano cartelli che pubblicizzano la bibita e grandi frigoriferi di un rosso accecante.</p>



<p>“Non c’è nessun controllo da parte dello Stato sulla vendita della Coca Cola. Spesso questo tipo di punto vendita è gestito da famiglie che hanno un problema di dipendenza dalla bibita, causato dalla presenza di grandi quantità di zucchero e caffeina”, afferma il dottor Marcos Arana Cedeño, direttore del Centro de Capacitación en Ecología y Salud para Campesinos (Centro di Formazione in Ecologia e Salute per Contadini). “Guadagnano molto poco, ma hanno il vantaggio di avere il prodotto a loro disposizione quando vogliono. È come con la vendita di droga: le persone dipendenti diventano piccoli spacciatori”.</p>



<p>In alcuni paesi della regione, la Coca Cola è molto più che una bibita. A San Juan Chamula, che ha un’apparenza tranquilla ma secondo l’<em>intelligence</em>&nbsp;messicana è sede dell’organizzazione criminale che gestisce i traffici illeciti della zona, la tradizione prevede che i giovani regalino denaro e varie casse di Coca Cola ai genitori della propria amata per chiederne la mano.</p>



<p>“Nel momento in cui la bibita ha iniziato ad essere condivisa con le divinità celestiali durante i rituali ha acquisito uno status importante fra la popolazione, e si è convertita in un bene di lusso”, spiega l’antropologo Jaime Tomás Page Pliego.</p>



<p>A San Juan Chamula la Coca Cola è così diventata merce di scambio nell’acquisto di pecore e donne, e può essere utilizzata per pagare una multa o un’offesa, anche una violenza sessuale. La bibita è protagonista assoluta di matrimoni, battesimi e feste patronali, e se durante un comizio politico un candidato distribuisce Pepsi invece che Coca Cola è considerato poco affidabile, perché non sta offrendo il meglio.</p>



<p><strong>Alle falde del vulcano</strong></p>



<p>La Coca Cola che si beve negli Altos de Chiapas è a chilometro zero. Viene prodotta nella città di San Cristóbal de Las Casas dal 1995, poco dopo l’entrata in vigore del trattato di libero commercio tra Messico, Stati Uniti e Canada (NAFTA). Un accordo che ha tolto dei paletti all’entrata dei capitali stranieri, rendendo più blanda la normativa ambientale e quella relativa ai diritti dei lavoratori. &nbsp;Sono arrivati tutti insieme: il trattato di libero commercio, la fabbrica di Coca Cola, l’epidemia di obesità e quella di diabete.</p>



<p>“Le bibite sono accusate di essere responsabili dell’obesità e del diabete in Messico. Questo è falso”, risponde Coca Cola alle accuse che piovono da più parti, anche dal Ministero della Sanità messicano che recentemente ha sottolineato la necessità di un’alimentazione sana per prevenire il nuovo coronavirus, e ha definito la bibita “veleno imbottigliato”.</p>



<p>L’arrivo della fabbrica di Coca Cola non ha solo peggiorato la salute della popolazione degli Altos de Chiapas. Ogni giorno, la corporazione succhia dalle falde del vulcano Huitepec 1,3 milioni di litri di acqua, che corrispondono al fabbisogno quotidiano di 13 mila persone. La transnazionale paga allo Stato solo 10 centesimi di euro ogni mille litri di liquido che estrae; un’acqua che, secondo la Coca Cola, ha la composizione chimica perfetta per garantire il suo sapore inconfondibile.</p>



<p>Non sono molti gli abitanti di San Cristóbal de Las Casas che vedono di buon occhio la presenza della fabbrica. Organizzazioni e comitati locali, sostenuti dal Comune, l’accusano di essere responsabile della penuria di acqua e hanno finora raccolto quasi 27 mila firme per chiedere che le venga revocata la concessione. “Il 30% della popolazione di San Cristóbal de Las Casas ha problemi di accesso all’acqua, e nel futuro la situazione potrebbe peggiorare”, afferma Jesús Carmona, direttore di SAPAM, entità che distribuisce il liquido in città<em>.</em></p>



<p>La città chiapaneca cresce a vista d’occhio e ha sempre più sete. In molte case l’acqua corrente arriva solo un paio di giorni alla settimana e la gente s’arrangia come può: durante la stagione delle piogge mette dei secchi davanti alla porta di casa, e compra acqua in bottiglia. È un’abitudine comune in Messico, che è il paese al mondo in cui si consuma più acqua imbottigliata; un mercato in cui, neanche a dirlo, è leader Coca Cola.&nbsp;</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Venerdì di Repubblica il 25.09.2020</em>.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/la-coca-cola-si-beve-il-chiapas/">La Coca Cola si beve il Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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