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	<title>Il Venerdì di Repubblica - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>Il Venerdì di Repubblica - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Grande festa in Messico, è il Giorno dei Morti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 14:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì (Foto: O.B)</em></p>



<p>Ogni anno le bancarelle iniziano ad aprire quando il sole si affaccia dietro un monte degli Altos de Chiapas. Vendono dolci, tacos, carne fritta: sin dalle prime ore del mattino i bambini passeggiano con lo zucchero filato e la ruota panoramica inizia a girare, le famiglie passeggiano. La scena osservata in passato intorno al cimitero del Romerillo di San Juan Chamula, un paese del Chiapas, nel Sud del Messico, si ripeterà oggi lì e in altre centinaia di località sparse per tutto il Paese. </p>



<p>Il giorno dei Morti in Messico è diverso da qualunque altra parte del mondo. Non è che in questo Paese la gente adori la morte né che la prenda alla leggera: piuttosto, qui tutti onorano i propri defunti &nbsp;in questa maniera e cercano di stabilire un contatto con loro. Per questo nelle case si preparano altari con le foto dei defunti, fiori, candele, addobbi dai colori sgargianti: succede nei villaggi come nelle grandi città e nelle famiglie di tutte le classi sociali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4481" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?w=1188&amp;ssl=1 1188w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Nei cimiteri i petali di cempasúchil – il fiore tipico della giornata, simile al nostro garofano, di colore arancione – vengono sparsi sulle tombe fino a coprirle interamente: illumineranno il cammino di ritorno delle anime dei morti, che saranno guidate dal profumo dei fiori.&nbsp;</p>



<p>Intorno alle tombe vengono disposti incenso e candele, ma anche dolci, frutta e cibo, bicchieri con bibite e liquori. Si scelgono i cibi e le bevande preferiti dal morto per farlo contento quando, nella notte, tornerà per ricongiungersi con i suoi cari. All’arrivo, di buon mattino, le famiglie tolgono le assi di legno che coprono le tombe e “aprono la porta” ai defunti, permettendo alle loro anime di tornare per visitare i propri cari. Vari gruppi di musicisti si aggirano per i cimiteri, sperando che le famiglie offrano loro soldi: ci sono anche sono danzatori e musicisti che ballano intorno ai sepolcri, invitando le anime a tornare.&nbsp;</p>



<p>Questa festività ha origini antichissime e si differenzia da Halloween, dove vengono rappresentati spiriti malvagi, mentre el dia de los muertos accoglie i morti con gioia: l’idea è stare ancora insieme, anche solo per un giorno.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 1 novembre 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/11/03/grande-festa-in-messico-e-il-giorno-dei-morti/">Grande festa in Messico, è il Giorno dei Morti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I generali si sono presi il Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 14:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica Quando si è accorta che l’esercito stava costruendo un hotel di lusso nel bel mezzo della Riserva Naturale di Calakmul, Leticia Valenzuela Santiago si è ricordata che anni prima nello stesso punto aveva piantato delle tende per ricevere turisti e le autorità gliele avevano fatte smontare, perché non rispettavano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica</em></p>



<p>Quando si è accorta che l’esercito stava costruendo un hotel di lusso nel bel mezzo della Riserva Naturale di Calakmul, Leticia Valenzuela Santiago si è ricordata che anni prima nello stesso punto aveva piantato delle tende per ricevere turisti e le autorità gliele avevano fatte smontare, perché non rispettavano la normativa ambientale.</p>



<p>«Mi dissero che quella zona era intoccabile ed erano proibite le attività economiche», dice Leticia, che è nata in questa porzione di Selva Maya, nel Campeche, Sud-est del Messico, considerata dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Adesso proprio lì, nel cuore dell’area naturale protetta grande quasi come il Friuli Venezia Giulia, i militari stanno costruendo un edificio di 144 stanze con bar, piscina, sauna, palestra e un parcheggio per 212 automobili.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="761" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized.jpg?resize=980%2C761&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4435" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=1024%2C795&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=300%2C233&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=768%2C596&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=1536%2C1192&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=2048%2C1589&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;hotel dell&#8217;esercito messicano nella Riserva Naturale di Calakmul. Foto: Elias Siebenborn</em></figcaption></figure>



<p>In realtà neanche l’esercito ha le autorizzazioni ambientali necessarie per costruire l’hotel di Calakmul, né per gli altri cinque che sta edificando in prossimità di importanti siti archeologici del Chiapas e della Penisola dello Yucatan: ma ai militari nessuno chiede nulla. Le nuove strutture sono tutte lungo la rete ferroviaria lunga più di 1.500 chilometri parzialmente inaugurata lo scorso anno e chiamata Treno Maya, anch’essa costruita dai militari. L’opera non è ancora del tutto terminata, ma già da tempo le ong messicane e quelle internazionali la contestano per i danni che ha provocato al delicatissimo ecosistema locale. Il governo federale ha annunciato che nei prossimi mesi, vicino ad ogni stazione verrà costruita una caserma.</p>



<p><em>Soldi e mimetiche</em></p>



<p>Il processo di militarizzazione del Messico è iniziato nel 2006, quando l’ex presidente ultraconservatore Felipe Calderón dichiarò guerra al narcotraffico che assediava il Paese: allora, nel giro di qualche mese le strade di tutta la nazione si riempirono di militari. Da quel momento l’esercito iniziò ad occuparsi della pubblica sicurezza, assumendo funzioni che secondo la Costituzione dovrebbero essere svolte dalla polizia e il processo non si è mai interrotto. Oggi i soldati non solo pattugliano le spiagge dei Caraibi e la metro della capitale, ma distribuiscono vaccini e giocattoli, piantano alberi. Da qualche anno, protetti dalla spiegazione ufficiale secondo cui è necessario combattere le infiltrazioni dei trafficanti nell’economia, amministrano anche porti e dogane e costruiscono strade, ferrovie e aeroporti. «Il Messico è una democrazia in cui una parte delle funzioni civili vengono gestite dall’esercito», riassume Laura Atuesta, esperta in militarizzazione del Centro de Investigación y Docencia Económicas (Cide).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4432" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La Guardia Nazionale pattuglia la spiaggia di Puerto Morelos, nei Caraibi. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Le cose non sono cambiate neanche quando, nel 2018, a Enrique Peña Nieto&nbsp;è succeduto l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador, esponente del partito rivale, il Movimento di Rigenerazione Nazionale (Morena) di ispirazione riformista e progressista. E promettono di restare uguali anche dopo il 1 ottobre, quando al posto di Obrador si insedierà &nbsp;la sua delfina Claudia Sheinbaum, che ha vinto le elezioni a giugno. &nbsp;</p>



<p>Il risultato è che secondo uno studio dell’associazione Intersecta, mai come con l’ultimo governo sono state approvate iniziative per ampliare il potere dei militari. «Il presidente ha militarizzato il Messico per dare un messaggio al capitale internazionale, spaventato dalla violenza: ha voluto dire che qui è sicuro investire», spiega Romel Gonzalez del gruppo indigeno Consejo Regional Indìgena y Popular de Xpujil.&nbsp;</p>



<p>In realtà prima di essere eletto Obrador aveva promesso di «rimandare i soldati alle caserme». Poi ci ha ripensato: &nbsp;«È da saggi cambiare opinione», ha risposto a chi lo criticava. &nbsp;</p>



<p><em>Il metodo</em></p>



<p>Una delle prime e più clamorose prove del potere dei militari è arrivata nel 2019 quando – da poco insediato – Obrador ha affidato all’esercito la costruzione e gestione dell’aeroporto Felipe Angeles, nei pressi di Città del Messico, inaugurato nel 2022. In quel momento molti hanno storto il naso, ma la pratica di “consegnare” i beni pubblici ai militari è diventata presto un modus operandi.</p>



<p>Per fare in modo che la cessione sia discreta e semplice, vengono fondate aziende parastatali che sono, nei fatti, gestite dai militari. Ad esempio, nel 2022 l’esercito ha creato il Gruppo Aeroportuale, Ferroviario e di Servizi Ausiliari Olmeca-Maya-Mexica, di cui è azionista unico. Possiede sei hotel di lusso, tra cui quello di Calakmul, undici aeroporti sparsi per tutto il Paese, undici centri di stoccaggio di combustibile, un museo e tre parchi. Non è la sola azienda sotto il controllo dei militari: ne esistono altre quattordici, come la compagnia aerea Mexicana de Aviación e la Treno Maya.&nbsp;</p>



<p>Dall’inizio di quest’anno, anche la Marina Militare ha la sua rete ferroviaria: si chiama Treno Transistmico e attraversa l’Istmo di Tehuantepec, presentandosi come un’alternativa al Canale di Panama per trasportare merci da un oceano all’altro. Controlla anche otto scali aerei, attraverso l’azienda Gruppo Aeroportuale Marina: tra loro anche l’aeroporto internazionale di Città del Messico, il più importante del Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4434" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;esercito messicano entra nel paese di Pantelhó, nel Chiapas, dove un gruppo di abitanti è insorto per cacciare la criminalità organizzata (luglio 2021) Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><em>Le incognite</em></p>



<p>L’aumento di potere delle Forze armate preoccupa una parte della popolazione, soprattutto a causa del loro discutibile curriculum. Solo tra il 2020 e il 2022, l’esercito ha ricevuto più di 1.100 denunce per violazione dei diritti umani in tutto il Paese: detenzioni arbitrarie, torture, omicidi e sparizioni forzate.</p>



<p>Un’inchiesta della magistratura ha portato alla luce prove del coinvolgimento dei militari anche nella sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa, dieci anni fa: ufficialmente Obrador ha negato il coinvolgimento dei militari, ma le famiglie delle vittime sostengono che le prove sono inconfutabuli.&nbsp;</p>



<p>Al di là del singolo caso, i dati mostrano come negli ultimi anni la violenza in Messico non abbia fatto che crescere: nonostante la presenza dei soldati nelle strade. Durante i sei anni di governo di López Obrador si sono registrati circa 184 &nbsp;mila omicidi, il 26 per cento in più che nella precedente amministrazione. «La partecipazione dell’esercito nei compiti di pubblica sicurezza ha portato ad un aumento delle violazioni dei diritti umani», riassume la ricercatrice Laura Atuesta. «C’è poi una questione di opacità: se un ente pubblico si occupa di un’opera di ingegneria, come cittadini possiamo esigere trasparenza sull’uso dei fondi pubblici; invece l’esercito non è obbligato a rendere conto». &nbsp;</p>



<p>Con Sheinbaum al potere gli analisti non si aspettano grandi cambiamenti. Se anche la “presidenta” volesse farne, il compito sarebbe arduo. «Quando fra tre anni questo governo finirà, i militari avranno occupato intere regioni del Paese», disse nel 2021 l’esperta in geopolitica Ana Esther Ceceña, dell’Universidad Autónoma de México. Il timore oggi è che avesse ragione lei.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 27 settembre</em> 2024.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/06/i-generali-si-sono-presi-il-messico/">I generali si sono presi il Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Grande sete a Città del Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/07/26/grande-sete-a-citta-del-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 17:51:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica Città del Messico potrebbe rimanere senz’acqua. “Arriva nelle nostre case anche meno di due volte alla settimana e approfittiamo per riempire secchi, catini e bacinelle. Solo in periodo di campagna elettorale non abbiamo problemi”, dice Mariela Segura Olivares, che vive nel quartiere operaio di Pedregales de Coyoacan. Già da&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica</em></p>



<p>Città del Messico potrebbe rimanere senz’acqua. “Arriva nelle nostre case anche meno di due volte alla settimana e approfittiamo per riempire secchi, catini e bacinelle. Solo in periodo di campagna elettorale non abbiamo problemi”, dice Mariela Segura Olivares, che vive nel quartiere operaio di Pedregales de Coyoacan. Già da bambina Mariela era obbligata a razionare l’acqua, ma negli ultimi anni il problema è peggiorato e ora interessa tutti i 20 milioni di abitanti della città, anche quelli che vivono nelle zone ricche.</p>



<p>“Il 70% dell’acqua di Città del Messico viene estratta da pozzi. A causa della crescita senza freni della metropoli, le autorità hanno dato un sacco di permessi per aprirne di nuovi e le falde acquifere si stanno seccando”, spiega Natalia Lara Trejo, vicina di Mariela e membra della Cooperativa Acción Comunitaria. “Il resto arriva dal sistema di dighe Cutzamala, che dal 2019 vive una forte siccità”.</p>



<p>Durante l’inverno e la primavera scorsi, la scarsità di pioggia non è stato un problema solo della capitale: la siccità ha colpito quasi il 90% del paese, mettendo a rischio la produzione di frutta e verdura. In varie regioni si sono registrati 45 gradi durante settimane e Città del Messico ha raggiunto la temperatura record di 34.7 gradi, malgrado si trovi a 2200 metri sul livello del mare.</p>



<p>Per nove mesi non ha piovuto sul Cutzamala. La Commissione Nazionale dell’Acqua (Conagua) aveva stabilito che il 26 giugno sarebbe stato il “giorno zero”, in cui le sue dighe non avrebbero più potuto somministrare a Città del Messico. La situazione è migliorata grazie all’arrivo di Alberto, una tormenta tropicale che intorno al 20 giugno ha inaugurato la stagione delle piogge con un mese di ritardo, facendo passare alcune zone del Messico, come la Penisola dello Yucatán, dalla siccità estrema alle inondazioni.</p>



<p>Le piogge hanno portato un po’ di respiro al Cutzamala e il “giorno zero” è stato scampato, ma la situazione non è risolta, nonostante l&#8217;arrivo di altre tempeste: secondo gli esperti, dovrebbe piovere per 488 giorni perché le dighe del Cutzamala raggiungano un livello sufficiente.</p>



<p>Sono molte le proposte per risolvere la crisi idrica, dalla raccolta dell’acqua piovana ad interventi strutturali sul sistema idrico, che ha un sacco di perdite. Ma sono soluzioni che comportano grandi investimenti, e per ora ci si affida solo alla speranza che la stagione delle piogge sia abbondante.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Venerdì di Repubblica il 19 luglio 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/07/26/grande-sete-a-citta-del-messico/">Grande sete a Città del Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>È l’ambra rossa il tesoro del Chiapas</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2022/10/09/e-lambra-rossa-il-tesoro-del-chiapas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2022 23:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dionisio Díaz scava con colpi decisi di martello, facendosi luce con una lampada frontale. “Questa è ambra rossa”, dice, mostrando tra le pietre un pezzo di resina fossilizzata. Nelle viscere di questa montagna del paese di Simojovel, nel Chiapas messicano, si nasconde una fortuna: uno dei tre giacimenti di ambra più grandi del mondo, con&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dionisio Díaz scava con colpi decisi di martello, facendosi luce con una lampada frontale. “Questa è ambra rossa”, dice, mostrando tra le pietre un pezzo di resina fossilizzata. Nelle viscere di questa montagna del paese di Simojovel, nel Chiapas messicano, si nasconde una fortuna: uno dei tre giacimenti di ambra più grandi del mondo, con quelli del Baltico e della Repubblica Dominicana.</p>



<p>A Simojovel le miniere sono proprietà dei minatori e vengono scavate artigianalmente, con pale e picconi. Malgrado la ricchezza che si nasconde sotto i loro piedi, l’ambra viene venduta a prezzi così bassi che il 93% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3014" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/AMBAR0102210B.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Alcuni investirono in terreni e case, altri sperperarono tutto in alcool e droghe. Le donne attribuivano all’alcolismo l’aumento della violenza domestica e l’incremento dell’insicurezza nelle strade era sotto gli occhi di tutti. Spinti dal malcontento generale, alcuni abitanti fecero pressione sugli asiatici per spingerli a lasciare il paese. I prezzi dell’ambra scesero nuovamente e la vita di Dionisio Díaz e dei suoi colleghi tornò ad essere quella di prima.</p>



<p>L’ambra gialla chiapaneca in Italia soffre la competenza di quella baltica, che ha costi di importazione più bassi e si può vendere a un prezzo inferiore. “Invece l’ambra rossa del Chiapas è unica, e in Italia può essere venduta anche dieci volte più cara rispetto al prezzo di Simojovel”, dice Stefano Calabró, cagliaritano che gestisce un negozio di ambra nella città di San Cristóbal de Las Casas, in Chiapas. “Ma in Italia l’ambra rossa non si trova facilmente perché la gente non la conosce tanto, ed è difficile che sia apprezzata”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 7.10.2022.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/10/09/e-lambra-rossa-il-tesoro-del-chiapas/">È l’ambra rossa il tesoro del Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>L’incubo di Cancun si chiama sargasso e viene dal mare</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2022/08/17/lincubo-di-cancun-si-chiama-sargasso-e-viene-dal-mare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Aug 2022 08:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A Gerardo Lugo piace pescare, soprattutto i barracuda. Nei fine settimana va alla spiaggia di Cancun, sulla costa caraibica del Messico, entra con l’acqua fino alle ginocchia e lancia la canna, con la speranza che l’animale dai denti affilati abbocchi. Ma da un paio di mesi, più che pesci Gerardo Lugo pesca sargasso, un’alga che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A Gerardo Lugo piace pescare, soprattutto i barracuda. Nei fine settimana va alla spiaggia di Cancun, sulla costa caraibica del Messico, entra con l’acqua fino alle ginocchia e lancia la canna, con la speranza che l’animale dai denti affilati abbocchi. Ma da un paio di mesi, più che pesci Gerardo Lugo pesca sargasso, un’alga che si forma al largo dell’Oceano Atlantico e che rappresenta un bel problema economico per il Messico ed altri paesi affacciati sul Mar dei Caraibi.</p>



<p>I cambiamenti climatici hanno modificato le correnti marine e, da una decina d’anni, nei mesi estivi macchie giganti di sargasso, che al largo dell’Atlantico possono arrivare a misurare 500 km di larghezza, vengono spinte verso i litorali caraibici. A maggio sulle coste messicane ne sono state raccolte più di 60 mila tonnellate e si prevede che questo record nei prossimi mesi possa essere superato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/SARGA1206220B2-1024x768.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3051" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/SARGA1206220B2.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/SARGA1206220B2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/SARGA1206220B2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/SARGA1206220B2.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/SARGA1206220B2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Il governo messicano possiede due barconi che “pescano” l’alga in alto mare, raccogliendo fino a 20 tonnellate per viaggio, e ha installato una barriera al largo di alcune tra le spiagge più turistiche della cosiddetta Riviera Maya. Ma serve a molto: il sargasso non dà tregua.<br>Sul piano economico, la sua più grande vittima è il settore turistico: le prenotazioni nei mesi estivi, quelli in cui i venti e le correnti crescono e con loro l’arrivo dell’alga, sono in picchiata. Nella zona degli hotel di Cancun si teme che nei prossimi anni il celebre mare turchese che piace tanto ai visitatori possa cambiare colore.<br>“Il mattino presto, delle ruspe passano sulla spiaggia per portare via il sargasso che si accumula durante la notte, e così permettere ai turisti di godersi il mare”, spiega Gerardo Lugo. Una soluzione temporanea, che però da sola non basta per preservare la zona.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/08/SARGA1206220B2-scaled.jpg?ssl=1"><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 12.08.2022.</em></a><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/08/SARGA1206220B2-scaled.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/08/17/lincubo-di-cancun-si-chiama-sargasso-e-viene-dal-mare/">L’incubo di Cancun si chiama sargasso e viene dal mare</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ramadan in Chiapas tra Corano e tortillas</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2021/05/13/ramadan-in-chiapas-tra-corano-e-tortillas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 May 2021 09:59:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[Islam]]></category>
		<category><![CDATA[musulmani]]></category>
		<category><![CDATA[ramadan]]></category>
		<category><![CDATA[religioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’imam Ibrahim Chechev non ha la barba ma il volto glabro degli indigeni maya&#160;tsotsiles. Porta gli occhiali da vista e un cappellino pakistano chiamato&#160;kufi. Recita il Corano in arabo, insieme a un gruppo di uomini seduti a gambe incrociate sul tappeto che copre il Centro Religioso Ahmadiyya di San Cristóbal de Las Casas, nel sud&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’imam Ibrahim Chechev non ha la barba ma il volto glabro degli indigeni maya&nbsp;<em>tsotsiles</em>. Porta gli occhiali da vista e un cappellino pakistano chiamato&nbsp;<em>kufi</em>. Recita il Corano in arabo, insieme a un gruppo di uomini seduti a gambe incrociate sul tappeto che copre il Centro Religioso Ahmadiyya di San Cristóbal de Las Casas, nel sud del Messico. Alcune donne portano un velo con motivi arabi, altre hanno coperto il capo con lo scialle tipico delle indigene di questa regione. Recitano il Corano con gli uomini, ma sono divisi una tenda bianca che taglia in due la stanza.</p>



<p>Alla fine della preghiera, un giovane stende una tovaglia sul pavimento e posa dei piatti pieni di frutta: arance, banane, papaya. Il sole è tramontato e il digiuno del primo giorno di Ramadan si può rompere, in un rituale che avverrà tutte le sere fino al 12 maggio, quando nascerà la luna nuova e il mese di purificazione terminerà.</p>



<p>I fedeli mangiano la frutta e, più tardi, una zuppa marocchina chiamata&nbsp;<em>harira</em>, che qui si prepara con peperoncino e si accompagna con&nbsp;<em>tortillas</em>. Mentre si cena, la lingua della preghiera viene sostituita dal maya&nbsp;<em>tsotsil</em>, inframezzato da esclamazioni arabe come “<em>inshallah</em>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3316" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=1000%2C667&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/RAMA130421OB4-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Preghiera nel primo giorno di Ramadán nel Centro Religioso della comunità Ahmadiyya di San Cristóbal de Las Casas. Foto: Orsetta Bellani</figcaption></figure>



<p>L’Islam unisce circa 1 miliardo e 800 milioni di persone e, contrariamente a quanto si pensa, solo un quinto sono arabi. Quella di San Cristóbal de Las Casas, che si trova nello Stato del Chiapas, è la comunità musulmana più grande del Messico. Conta con circa 700 fedeli, in grandissima parte indigeni, ed è in crescita costante. In 10 anni è aumentata di circa 7 volte, grazie anche al “nomadismo religioso” caratteristico di questa regione, dove è comune che una persona cambi di credo varie volte durante la vita.</p>



<p>La famiglia dell’imam Ibrahim Chechev è stata fra le prime in città a convertirsi all’Islam, negli anni ’90. Allora Ibrahim si chiamava Anastasio Gómez Gómez ed era un adolescente stanco della violenza all’interno della sua famiglia.</p>



<p>“La cosa che più mi ha colpito dell’Islam è la sua attenzione verso la libertà delle donne. Infatti, quando ci siamo convertiti mio padre ha smesso di maltrattare mia madre”, assicura l’imam. “Allah dice chiaramente che davanti ai suoi occhi siamo tutti uguali e che le donne non sono inferiori agli uomini. Il modo in cui vengono trattate in certi paesi, come l’Arabia Saudita, non ha nulla a che vedere con il messaggio dell’Islam, è un’interpretazione errata del Corano”.</p>



<p>In varie occasioni Ibrahim Chechev ha viaggiato alla Mecca, e gli è sembrato un regalo unico che gli ha dato la vita. “È una grande emozione vedere tanti fratelli camminare intorno alla&nbsp;<em>ka’ba</em>; una moltitudine di persone di diverse classi sociali, etnie e paesi, e ti rendi conto che l’Islam è un’unica religione universale”.</p>



<p><strong>Una storia andalusa</strong></p>



<p>Le altre correnti dell’Islam considerano eretici gli Ahmadiyya. “Basti pensare che il loro fondatore si considerava un profeta, quando uno dei 5 pilastri dell’Islam afferma che l’ultimo profeta è Maometto”, dice l’emiro Abderrahman.</p>



<p>Siede con le gambe incrociate sul tappeto rosso che copre il pavimento della moschea Imam Malik di San Cristóbal de Las Casas, un edificio grande con un minareto e con volte e piastrelle in stile arabo. Si trova giusto davanti alla sede degli Ahmadiyya, nella periferia della città, in un quartiere in cui convivono chiese di varie professioni: cattoliche, evangeliche presbiteriane, avventiste. A partire dalla fine degli anni ’60, la popolazione del Chiapas si è gradualmente allontanata dalla Chiesa e oggi solo il 54% della popolazione si dichiara cattolica.</p>



<p>Come il cattolicesimo, l’Islam è arrivato in Chiapas dalla Spagna. Si chiamava Aureliano Pérez Yruela, o Nafia, il primo spagnolo musulmano giunto nel 1995 in queste terre boscose, dimenticate dal mondo e dal governo messicano fino all’anno prima, quando l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) insorse in armi sbattendo in faccia al mondo la discriminazione strutturale in cui vivono gli indigeni maya.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3313" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/ISLAM190321OB.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Nafia faceva parte del Movimento Mondiale Murabitun, che rifiuta il capitalismo e sogna di ricostruire le comunità autonome dallo Stato che Maometto fondò nella città saudita di Medina. Arrivò in Chiapas con la speranza di incontrare il subcomandante Marcos per proporgli di lavorare insieme alla creazione di un “piano economico e politico di ricostruzione sociale”.</p>



<p>“La lotta per la liberazione dei popoli dev’essere fatta con la bandiera dell’Islam trasformatore”, scrisse nella sua lettera al leader guerrigliero. Il subcomandante Marcos non ha mai incontrato Nafia, che decise comunque di rimanere a San Cristóbal de Las Casas per fondare una comunità musulmana. Oggi è divisa in 4 gruppi e alcuni dei suoi membri si dichiarano simpatizzanti delle idee zapatiste.</p>



<p>L’emiro Abderrahman è spagnolo, e il suo accento andaluso fa eco tra le pareti della moschea Imam Malik. In questo momento è vuota ma, prima della pandemia, nei venerdì di preghiera ospitava una settantina di persone. L’emiro afferma che, più che una fede, l’Islam è una pratica che sviluppa la disciplina. La vita quotidiana delle persone musulmane si deve adattare all’obbligo di pregare cinque volte al giorno e al digiuno durante il Ramadan, attività che rendono l’esistenza più retta e centrata.</p>



<p>“Il Ramadan è un’esperienza straordinaria”, assicura. “È un digiuno che purifica l’organismo e che non pesa molto a chi lo fa, grazie alla sua componente spirituale. Digiunare per Allah non è come digiunare per altri motivi”.</p>



<p><strong>Religioni glocal</strong></p>



<p>Tutti i giorni Aisha Gómez Pérez va al Centro Religioso Ahmadiyya per connettersi a Internet e seguire le lezioni della Facoltà di Storia, che sono online dall’inizio della pandemia. Aisha è indigena maya&nbsp;<em>tsotsil</em>&nbsp;e la sua famiglia si è convertita all’Islam prima che nascesse. Da bambina ha studiato nella&nbsp;<em>madrasa</em>&nbsp;(scuola coranica) che il Movimento Mondiale Murabitun ha aperto a San Cristóbal de Las Casas.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3305" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>“Durante le preghiere i bambini bianchi, figli dei primi spagnoli arrivati, venivano messi davanti a quelli indigeni, e durante le lezioni venivano trattati meglio dalle maestre”, dice Aisha Gómez Pérez. La sua famiglia le ha raccontato che “gli spagnoli” promuovevano la poligamia maschile e obbligavano le donne a portare sempre il velo. Proibivano inoltre di parlare la lingua&nbsp;<em>tsotsil</em>, portare i vestiti tradizionali indigeni, mangiare&nbsp;<em>tortillas</em>&nbsp;e avere relazioni con persone non musulmane.</p>



<p>Nafia è ricordato da molti&nbsp;<em>tsotsiles</em>&nbsp;come una persona autoritaria che presentava la sua interpretazione dell’Islam come l’unica valida. La prima divisione della comunità islamica di San Cristóbal de Las Casas avvenne alla fine degli anni ’90, proprio a causa dei tentativi da parte dei membri del Movimento Mondiale Murabitun di cancellare l’identità culturale degli indigeni, che fondarono una nuova e più aperta comunità musulmana.</p>



<p>“L’Islam non vuole cancellare le espressioni culturali locali, ed è normale che non sia lo stesso in Cina, in Europa o in Messico. È una religione che fiorisce in modi diversi e acquisisce le peculiarità del posto, il sapore di una cultura”, afferma una donna musulmana di origine spagnola, che vive in Chiapas da quando era una ragazzina. E in Messico, la cena con cui si rompe il Ramadan sa di peperoncino,&nbsp;<em>tortillas&nbsp;</em>e papaya.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Venerdì di Repubblica il 7 maggio 2021.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/05/AISHA050421OB-scaled.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/05/13/ramadan-in-chiapas-tra-corano-e-tortillas/">Ramadan in Chiapas tra Corano e tortillas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Due Marie per una carovana</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2020/11/23/due-marie-per-una-carovana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 11:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[carovana migrante]]></category>
		<category><![CDATA[centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una arriva da Cuba, l’altra dall’Honduras. Vogliono raggiungere il Messico unendosi a migliaia di migranti in questa prima traversata dell’era covid. Maria Lucila Cruz ha camminato 670 km con le sue Crocs ai piedi e il figlio di quattro anni per mano. Altri migranti che erano con lei l’hanno aiutata con il bambino, e in&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una arriva da Cuba, l’altra dall’Honduras. Vogliono raggiungere il Messico unendosi a migliaia di migranti in questa prima traversata dell’era covid.</p>



<p>Maria Lucila Cruz ha camminato 670 km con le sue Crocs ai piedi e il figlio di quattro anni per mano. Altri migranti che erano con lei l’hanno aiutata con il bambino, e in alcuni tratti dei camionisti le hanno offerto un passaggio. È partita il primo ottobre dalla città honduregna di San Pedro Sula e si trova ora a Tecún Umán, sul confine settentrionale del Guatemala.</p>



<p>Il Messico è davanti a lei, dall’altra parte del fiume Suchiate, ma Maria Lucila Cruz non riuscirà a raggiungerlo. Quando si è avvicinata con un centinaio di persone a la Casa del Migrante, una struttura gestita da religiosi che stava distribuendo panini, la polizia e l’esercito guatemalteco li hanno circondati. Un autobus da cui pende uno striscione che dice “ritorno volontario” sembra avvisare che il rimpatrio in Honduras sarà l’unica via di uscita.</p>



<p>La donna appoggia la schiena al muro e guarda a terra, rassegnata. Prima della pandemia, la vita non era stata troppo dura con lei. “Lavoravo nel Parco Industriale Green Valley, ma quando è arrivato il Covid19 hanno licenziato una parte del personale per evitare assembramenti”, racconta.</p>



<p>Andare negli Stati Uniti le era sembrata l’unica opzione, ma non aveva 7 mila euro per pagare un&nbsp;<em>pollero</em>, come vengono chiamati quelli legati al crimine organizzato che fanno da guida ai migranti facendoli fuggire non solo ai controlli frontalieri, ma anche alla polizia e alla malavita, accusati di numerosi crimini nei loro confronti. Maria Lucila era inoltre preoccupata di potersi contagiare di Covid19 durante il viaggio, e sapeva che dall’inizio della pandemia le frontiere del Guatemala erano chiuse.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3360" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?w=1600&amp;ssl=1 1600w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Migranti honduregni aspettano sotto la pioggia la loro espulsione davanti alla Casa del Migrante di Tecún Umán, in Guatemala. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Non è l’unica ad essere spaventata: secondo alcune organizzazioni locali, da marzo il flusso di migranti centroamericani verso gli Stati Uniti è diminuito di circa il 90%, malgrado la crisi economica causata dalla pandemia in Honduras abbia portato alla perdita di mezzo milione di posti di lavoro.</p>



<p>Ma la paura di Maria Lucila Cruz non era comunque di grado superiore rispetto alla fame. Così, a fine settembre, a un paio di settimane dalla riapertura delle frontiere del Guatemala, ha trovato la soluzione. Su Facebook: qui circolava un invito a formare la prima “carovana migrante” dall’inizio della pandemia. Si trattava di camminare con altre 4 mila persone verso gli Stati Uniti senza doversi nascondere, passando dalla porta principale, con la dignità di chi attraversa una frontiera perché ha diritto di farlo.</p>



<p>La prima “carovana migrante” è stata organizzata nell’ottobre 2018, quando più di 7 mila centroamericani bussarono alle porte del Messico. Non arrivarono passando per i sentieri di montagna più nascosti, ma camminarono in mezzo all’autostrada mostrandosi alle telecamere di tutto il mondo, spingendo passeggini e sedie a rotelle. Quella volta, i migranti scoprirono che la visibilità poteva essere il loro punto di forza.</p>



<p>Si ammassarono sul ponte internazionale che divide Tecún Umán dalla città messicana di Tapachula e, tra spintoni e gas lacrimogeni, ruppero la resistenza delle autorità migratorie. Camminarono altri 4 mila km fino a Tijuana, sul confine settentrionale del Messico, dove alcuni si trovano ancora in attesa di ricevere risposta alla richiesta di asilo negli Stati Uniti, mentre altri hanno attraversato la frontiera illegalmente.</p>



<p>Andrés Manuel López Obrador divenne presidente del Messico pochi mesi dopo il passaggio della carovana, e dichiarò di voler intraprendere una politica di “porte aperte” nei confronti dei migranti, che nei fatti ha solo portato alla concessione di circa 15 mila permessi di residenza per motivi umanitari.</p>



<p>Alla prima, seguirono poi una decina di altre carovane. Le cose per i migranti peggiorarono dal maggio 2019, quando durante le negoziazioni per il nuovo trattato di libero commercio tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA), Donald Trump minacciò il Messico di aumentare i dazi alle sue importazioni del 5% se non avesse fermato i flussi migratori. La risposta di López Obrador fu aumentare le espulsioni di centroamericani del 63% e inviare circa 6 mila elementi della Guardia Nazionale sul confine meridionale messicano per fermare i tentativi di entrata dei centroamericani, che viaggiassero soli o in carovana.</p>



<p>“Come l’Europa, anche gli Stati Uniti esternalizzano le loro frontiere, che è come se si muovessero sempre più a sud”, dice Rita Marcela Robles della ong messicana Fray Matías de Cordova. “Nel caso di quest’ultima carovana, Trump ha fatto pressioni sul governo del guatemalteco, che ha una forte dipendenza economica dagli Stati Uniti”.</p>



<p>Il muro di Trump è sceso fino in Guatemala. Quella di inizio ottobre è stata la prima carovana bloccata dal governo centroamericano, che ha utilizzato le misure sanitarie di prevenzione al Covid19 come pretesto per eludere il trattato di libera circolazione in vigore con l’Honduras. Secondo le autorità guatemalteche, dei circa 4 mila migranti honduregni che sono entrati nel paese, 3,953 sono “ritornati volontariamente”. “Non è il momento di migrare. State a casa, la pandemia non è finita”, ha affermato Mario Adolfo Bucaro Flores, ambasciatore guatemalteco in Messico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3361" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?w=1600&amp;ssl=1 1600w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La Guardia Nacional sulle sponde del fiume Suchiate, che divide il Messico dal Guatemala, in attesa dell’arrivo della Carovana Migrante. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Noi siamo la testa della carovana, dietro ci sono migliaia di altre persone”, dice Maria Lucila Cruz mentre guarda il figlio Joshua giocare con altri bambini, davanti alla Casa del Migrante di Tecún Umán. Non sa che la maggior parte dei migranti che facevano parte della coda della carovana sono già stati espulsi. Mentre ora anche lei si trova accerchiata dalla polizia e dall’esercito.</p>



<p>Accanto a lei un’altra ragazza cammina nervosamente in circolo, dondolando fra le braccia un bambino che non avrà più di un anno. “Chi non migra non sa cosa vuol dire”, dice nascosta da una mascherina. Si chiama Maria Rodríguez Nuñez, è cubana e del migrare è un’esperta: sono due anni che sta viaggiando. Da Cuba è andata in Guyana, in aereo insieme al suo primo figlio, e da lì ha attraversato più di 10 mila kilometri in autobus: Brasile, Perù e Colombia. Si è poi addentrata nella giungla del Darién, uno delle rotte migratorie più pericolose ed inospitali del mondo, e ha raggiunto Panama, dove in una struttura per migranti ha partorito un altro figlio. È rimasta lì qualche mese e ha quindi proseguito il suo viaggio verso nord con i due bambini. Quando si trovava vicino alla frontiera tra Honduras e Guatemala, ha scoperto che stava per arrivare una carovana di migranti. Ed è qui che ha conosciuto Maria Lucila.</p>



<p>Qui a Tecún Umán le due donne dovranni separarsi. Stremata dalla pressione congiunta di polizia ed esercito, dall’acquazzone tropicale che ha trasformato in fiumi le strade del paese, Maria Lucila salirà con suo figlio Joshua sull’autobus del “ritorno volontario”. Senza una carovana che li accompagni, senza soldi per pagare un&nbsp;<em>pollero</em>, con le strutture di ricezione dei migranti chiuse a causa della pandemia e il governo messicano che minaccia di incarcerarli per non rispettare le misure di prevenzione al Covid19, cercare di attraversare il Messico le sembra troppo rischioso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3365" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?w=1600&amp;ssl=1 1600w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Una delle zattere che giorno e notte fanno la spola tra le rive del Suchiate, fiume che divide il Guatemala dal Messico. Trasportano beni di ogni tipo e vengono utilizzate dai migranti per attraversare la frontiera. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Maria Rodríguez Nuñez, invece, non salirà su quell’autobus. Dopo due anni e migliaia di kilometri percorsi non abbandonerà il suo viaggio proprio adesso. Ore più tardi, approfittando dell’oscurità, scenderà con i suoi figli fino al fiume Suchiate e salirà su una delle zattere che fanno la spola tra le due sponde. Pagherà poco più di un euro per toccare terra in Messico e da lì camminerà verso nord, tentando di sfuggire ai droni che sorvolano la rotta dei migranti e alla Guardia Nazionale, nella speranza di poter percorrere migliaia di kilometri e raggiungere il deserto statunitense, dove pregherà magari che l’America che sarà uscita dalle ultime elezioni sia più generosa i quella di ieri. Cercherà di diventare invisibile, come prima di unirsi alla carovana.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da <a href="https://www.repubblica.it/venerdi/2020/11/19/news/carovana_migranti_america_centrale_messico_guatemala_stati_uniti_2020-273897797/" target="_blank" rel="noopener" title="">Il Venerdì di Repubblica il 13.11.2020.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/11/23/due-marie-per-una-carovana/">Due Marie per una carovana</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Coca Cola si beve il Chiapas</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/la-coca-cola-si-beve-il-chiapas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 10:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[Coca Cola]]></category>
		<category><![CDATA[San Cristobal de Las Casas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il&#160;j’iloletic,&#160;sacerdote indigeno, osserva la fiamma che consuma le candele sul pavimento. Prega sottovoce in maya tsotsil, inginocchiato sugli aghi di pino che coprono come un tappeto la chiesa senza panche. Sull’altare, davanti alle file di lumi, ci sono un bicchierino con un liquore locale chiamato&#160;pox, che soffierà per confondere il demonio, e due bottiglie di&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/la-coca-cola-si-beve-il-chiapas/">La Coca Cola si beve il Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il&nbsp;<em>j’iloletic,</em>&nbsp;sacerdote indigeno, osserva la fiamma che consuma le candele sul pavimento. Prega sottovoce in maya tsotsil, inginocchiato sugli aghi di pino che coprono come un tappeto la chiesa senza panche.</p>



<p>Sull’altare, davanti alle file di lumi, ci sono un bicchierino con un liquore locale chiamato&nbsp;<em>pox</em>, che soffierà per confondere il demonio, e due bottiglie di Coca Cola. Sono lì per essere condivise con le divinità celestiali, che si nutrono dell’odore dolce della bibita e del calore dell’incenso, che addensa e profuma l’aria della chiesa. Appena la cerimonia finisce, il&nbsp;<em>j’iloletic&nbsp;</em>stappa la Coca Cola, la beve e la passa alle persone attorno a lui. Un sorso spetterà anche a un neonato di pochi mesi.</p>



<p>Siamo nel paese di San Juan Chamula, cuore degli Altos de Chiapas, nel Messico meridionale, la regione in cui si beve più Coca Cola del mondo: 2,25 litri al giorno per persona contro una media mondiale di 0,07 litri. È come ingerire quotidianamente quasi 50 cucchiaini di zucchero.</p>



<p>Un record che costa caro, soprattutto in tempo di pandemia: i­l 60% della popolazione del Chiapas è obesa e il diabete è la terza causa di morte. È anche per questo che in Messico il tasso letalità del covid19 è intorno al 10%, circa il doppio della media mondiale.</p>



<p><strong>La fabbrica dei politici</strong></p>



<p>Da secoli gli indigeni maya tsotsiles che popolano questa regione lottano contro il colonialismo e in difesa della propria cultura. Hanno mantenuto la loro lingua, le loro tradizioni e i vestiti tradizionali, ma alla Coca Cola non hanno saputo resistere.</p>



<p>Le bibite sono arrivate negli Altos de Chiapas negli anni ’30 quando, preoccupati per l’alcolismo dilagante, le autorità locali hanno deciso di sostituirle al&nbsp;<em>pox</em>&nbsp;nei rituali religiosi. La Coca Cola ha preso il sopravvento sulle altre marche poco a poco. È stato grazie ad una campagna pubblicitaria aggressiva, che ha riempito le strade di cartelli in lingua indigena, associando il prodotto ad elementi importanti nella cultura dei popoli originari, come il bastone di comando.</p>



<p>È stato anche a causa del rapporto privilegiato che la corporazione di Atlanta ha con il mondo politico messicano: senatori e deputati sono passati dal Congresso agli uffici della Coca Cola e vice versa, e ai vertici della transnazionale ha lavorato l’ex presidente messicano Vicente Fox, la cui campagna elettorale è stata finanziata proprio da Coca Cola. La generosità della corporazione è stata ricompensata con 7 concessioni d’uso d’acqua nei primi 2 anni del suo governo.&nbsp;</p>



<p>Un altro ex capo di Stato, Enrique Peña Nieto, ha affermato pubblicamente che la beve tutti i giorni e quello in carica, Andrés Manuel López Obrador, ha dichiarato di voler creare una rete di distribuzione di medicine che raggiunga anche i paesi più isolati, come solo la Coca Cola riesce a fare.</p>



<p><strong>Merce di scambio</strong></p>



<p>Viaggiando per gli Altos de Chiapas, una regione in cui l’88% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, la Coca Cola si trova ovunque. Tra le strade tortuose che si arrampicano su montagne a più di 2 mila metri sul livello del mare, circondate da campi di mais, boschi e paesaggi mozzafiato, ad ogni angolo appaiono negozietti in cui si vendono beni di prima necessità: riso, sapone, carta igienica e Coca Cola. Anche nei posti più sperduti, fuori dalle umili case costruite con legno e tetti di lamiera, spuntano cartelli che pubblicizzano la bibita e grandi frigoriferi di un rosso accecante.</p>



<p>“Non c’è nessun controllo da parte dello Stato sulla vendita della Coca Cola. Spesso questo tipo di punto vendita è gestito da famiglie che hanno un problema di dipendenza dalla bibita, causato dalla presenza di grandi quantità di zucchero e caffeina”, afferma il dottor Marcos Arana Cedeño, direttore del Centro de Capacitación en Ecología y Salud para Campesinos (Centro di Formazione in Ecologia e Salute per Contadini). “Guadagnano molto poco, ma hanno il vantaggio di avere il prodotto a loro disposizione quando vogliono. È come con la vendita di droga: le persone dipendenti diventano piccoli spacciatori”.</p>



<p>In alcuni paesi della regione, la Coca Cola è molto più che una bibita. A San Juan Chamula, che ha un’apparenza tranquilla ma secondo l’<em>intelligence</em>&nbsp;messicana è sede dell’organizzazione criminale che gestisce i traffici illeciti della zona, la tradizione prevede che i giovani regalino denaro e varie casse di Coca Cola ai genitori della propria amata per chiederne la mano.</p>



<p>“Nel momento in cui la bibita ha iniziato ad essere condivisa con le divinità celestiali durante i rituali ha acquisito uno status importante fra la popolazione, e si è convertita in un bene di lusso”, spiega l’antropologo Jaime Tomás Page Pliego.</p>



<p>A San Juan Chamula la Coca Cola è così diventata merce di scambio nell’acquisto di pecore e donne, e può essere utilizzata per pagare una multa o un’offesa, anche una violenza sessuale. La bibita è protagonista assoluta di matrimoni, battesimi e feste patronali, e se durante un comizio politico un candidato distribuisce Pepsi invece che Coca Cola è considerato poco affidabile, perché non sta offrendo il meglio.</p>



<p><strong>Alle falde del vulcano</strong></p>



<p>La Coca Cola che si beve negli Altos de Chiapas è a chilometro zero. Viene prodotta nella città di San Cristóbal de Las Casas dal 1995, poco dopo l’entrata in vigore del trattato di libero commercio tra Messico, Stati Uniti e Canada (NAFTA). Un accordo che ha tolto dei paletti all’entrata dei capitali stranieri, rendendo più blanda la normativa ambientale e quella relativa ai diritti dei lavoratori. &nbsp;Sono arrivati tutti insieme: il trattato di libero commercio, la fabbrica di Coca Cola, l’epidemia di obesità e quella di diabete.</p>



<p>“Le bibite sono accusate di essere responsabili dell’obesità e del diabete in Messico. Questo è falso”, risponde Coca Cola alle accuse che piovono da più parti, anche dal Ministero della Sanità messicano che recentemente ha sottolineato la necessità di un’alimentazione sana per prevenire il nuovo coronavirus, e ha definito la bibita “veleno imbottigliato”.</p>



<p>L’arrivo della fabbrica di Coca Cola non ha solo peggiorato la salute della popolazione degli Altos de Chiapas. Ogni giorno, la corporazione succhia dalle falde del vulcano Huitepec 1,3 milioni di litri di acqua, che corrispondono al fabbisogno quotidiano di 13 mila persone. La transnazionale paga allo Stato solo 10 centesimi di euro ogni mille litri di liquido che estrae; un’acqua che, secondo la Coca Cola, ha la composizione chimica perfetta per garantire il suo sapore inconfondibile.</p>



<p>Non sono molti gli abitanti di San Cristóbal de Las Casas che vedono di buon occhio la presenza della fabbrica. Organizzazioni e comitati locali, sostenuti dal Comune, l’accusano di essere responsabile della penuria di acqua e hanno finora raccolto quasi 27 mila firme per chiedere che le venga revocata la concessione. “Il 30% della popolazione di San Cristóbal de Las Casas ha problemi di accesso all’acqua, e nel futuro la situazione potrebbe peggiorare”, afferma Jesús Carmona, direttore di SAPAM, entità che distribuisce il liquido in città<em>.</em></p>



<p>La città chiapaneca cresce a vista d’occhio e ha sempre più sete. In molte case l’acqua corrente arriva solo un paio di giorni alla settimana e la gente s’arrangia come può: durante la stagione delle piogge mette dei secchi davanti alla porta di casa, e compra acqua in bottiglia. È un’abitudine comune in Messico, che è il paese al mondo in cui si consuma più acqua imbottigliata; un mercato in cui, neanche a dirlo, è leader Coca Cola.&nbsp;</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Venerdì di Repubblica il 25.09.2020</em>.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/la-coca-cola-si-beve-il-chiapas/">La Coca Cola si beve il Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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