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	<title>Arivista - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Messico, pandemia e popoli indigeni. Tra quarantene collettive e processioni religiose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Jul 2020 10:28:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Romario Guzmán Montejo si inginocchia e cade sulla strada. Avvicina la mano destra al petto per cercare il dolore che improvvisamente gli ha tolto l’aria; scoprirà che una pallottola della Polizia Municipale di Yajalón gli ha penetrato i polmoni fino a toccargli una vertebra, e che forse non potrà mai più camminare. Romario è frastornato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Romario Guzmán Montejo si inginocchia e cade sulla strada. Avvicina la mano destra al petto per cercare il dolore che improvvisamente gli ha tolto l’aria; scoprirà che una pallottola della Polizia Municipale di Yajalón gli ha penetrato i polmoni fino a toccargli una vertebra, e che forse non potrà mai più camminare. Romario è frastornato dalle grida, dagli spari, dal sangue che poco a poco colora la sua maglietta. In Chiapas il coronavirus non ha causato solo malati, ma anche feriti da arma da fuoco.</p>



<p>Era il 27 aprile 2020 e da diciassette giorni la pandemia era arrivata in questa zona del Chiapas dove la maggior parte della popolazione è indigena maya chol e maya tseltal. Romario Guzmán Montejo stava protestando con altri abitanti del villaggio Hidalgo Joshil, nel Municipio di Tumbalá, perché da settimane il piccolo ospedale della sua comunità era chiuso. Manifestavano anche contro i “filtri sanitari” delle autorità della vicina Yajalón, dei posti di blocco installati per impedire l’entrata dei forestieri come misura di prevenzione dal coronavirus.<br>Una decisione che è stata presa da molte comunità indigene messicane: chiudersi nel proprio territorio, stabilire una quarantena collettiva invece che individuale. I primi a farlo sono stati gli zapatisti, che si sono dichiarati in allerta rossa e parallelamente hanno lanciato nel loro territorio una strategia di prevenzione al Covid-19. “Considerando la mancanza di informazione veritiera ed opportuna sulla portata e gravità del contagio, così come l’assenza di un piano reale per affrontare la minaccia, considerato il compromesso zapatista nella nostra lotta per la vita, abbiamo deciso di decretare l’allerta rossa nei nostri villaggi, comunità e quartieri e in tutte le istanze organizzative zapatiste”, scrive l’EZLN in un comunicato del 16 marzo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3386" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un abitante de San Juan Chamula incontra un medico della “carovana della salute”, organizzata dal governo del Chiapas per arrivare nelle zone indigene isolate e senza ospedali. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p><strong>Sanità pubblica in Chiapas: problemi strutturali</strong></p>



<p>Nel caso di Yajalón, però, i “filtri sanitari” impedivano alla popolazione che vive nei municipi circostanti di raggiungere il suo ospedale pubblico, che è il più grande della zona.<br>Roberto N. stava accompagnando un famigliare malato all’ospedale di Yajalón, quando è arrivato all’incrocio dove si trovavano i manifestanti del villaggio di Hidalgo Joshil, poco prima che Romario Guzmán Montejo venisse ferito. Si è messo in fila dietro alle altre macchine senza capire cosa stesse succedendo. Ha sentito le sirene e gli spari, e le pietre hanno iniziato a volare. Improvvisamente è apparso un gruppo di uomini con una maglietta rossa con la bandiera messicana cucita sulla manica, mascherine chirurgiche e bastoni. Li hanno utilizzati per rompere i vetri e il parabrezza della sua auto.<br>Era il Grupo Táctico, un gruppo di tipo paramilitare che faceva il lavoro sporco per il sindaco di Yajalón, Juan Manuel Utrilla, e che è stato smantellato all’inizio di giugno dopo essere stato accusato di sequestro e omicidio di un commerciante.<br>Se il Grupo Táctico avesse permesso a Roberto N. di raggiungere l’Hospital General de Yajalón, avrebbe trovato una struttura che ha iniziato a operare mesi dopo il taglio del nastro realizzato in pompa magna dall’ex governatore dello Stato del Chiapas, Manuel Velasco Coello, con interi reparti che non sono mai stati aperti e con 220 lavoratori al posto dei 638 che sarebbero necessari. All’inizio di maggio, il sindaco di Yajalón aveva annunciato l’apertura di una “clinica Covid” in questa che è una delle zone indigene con il maggior numero di casi di coronavirus del Chiapas, ma la struttura non è stata mai inaugurata: non ci sono gasometri clinici e mancano i medici specialisti.<br>I primi pazienti con sintomi di Covid-19 sono arrivati a Yajalón all’inizio di aprile. Medici e infermieri hanno inviato al Ministero della Sanità chiapaneco una lettera in cui esigevano l’indispensabile: gel antibatterico, guanti, sapone, cloro, alcool, mascherine. Non hanno ottenuto risposta. Ne hanno scritta un’altra e un’altra ancora. Poco a poco hanno iniziato a ricevere alcune cose, ma non abbastanza da impedire a 10 persone tra medici e infermieri di Yajalón di risultare positivi al coronavirus.<br>In mancanza della “clinica Covid”, il personale medico ha deciso di utilizzare uno dei reparti inaugurati nel 2018 e mai aperti per isolare i possibili casi di coronavirus e stabilizzarli. Un membro del Sindicato Nacional de Trabajadores de Salud (SNTS) di Yajalón – di cui non diremo il nome perché vari suoi colleghi hanno sofferto minacce di licenziamento per aver fatto denunce pubbliche – afferma che in questa zona molte persone con sintomi di Covid-19 non si muovono dai loro villaggi, non fanno il tampone e non vengono contabilizzati dalle statistiche, e che chi arriva all’Hospital General normalmente è già in condizioni molto gravi. Se l’esito del tampone di questi pazienti è positivo, vengono trasferiti alle “cliniche Covid” delle città di Ocosingo, San Cristóbal de Las Casas e Tuxtla Gutiérrez, che si trovano fino a sei ore di una strada piena di curve e dossi da Yajalón.<br>“Non abbiamo soldi per pagare la benzina delle ambulanze e siamo costretti a chiedere ai pazienti di coprire i costi per farsi trasferire alla clinica Covid”, afferma il membro del Sindicato Nacional de Trabajadores de Salud in un’intervista telefonica. “In questa regione il 90% della popolazione vive in situazione di povertà e non ha soldi per farlo. Molti ci hanno detto che se devono morire preferiscono farlo in casa loro, e se ne tornano al proprio villaggio”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="655" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Rodeo-Chiapas-Covid.jpg?resize=980%2C655&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3387" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Rodeo-Chiapas-Covid.jpg?resize=1024%2C684&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Rodeo-Chiapas-Covid.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Rodeo-Chiapas-Covid.jpg?resize=768%2C513&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Rodeo-Chiapas-Covid.jpg?resize=1536%2C1026&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Rodeo-Chiapas-Covid.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Festa della comunità di Chilil, Chiapas, nel giorno di Pasqua, in piena pandemia. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p><br>Secondo il Ministero della Sanità, tra il 28 febbraio e il 15 giugno in Messico 1760 indigeni sono risultati positivi al Covid-19 e 327 sono morti. Dati ufficiali mostrano che a causa della marginalizzazione e della discriminazione strutturale in cui vivono da secoli, gli indigeni hanno il 70% in più di possibilità di morire a causa del coronavirus rispetto a una persona non indigena.</p>



<p><strong>Processioni e proteste</strong></p>



<p>Esistono regioni indigene che sono entrate in quarantena collettiva e altre in cui si continuano a organizzare eventi di massa. Nel paese maya tsotsil di San Juan Chamula, migliaia di persone hanno partecipato alla Via Crucis del Venerdì Santo, San Juan Cancuc non ha rinunciato alla sua festa patronale e nella settimana di Pasqua a Venustiano Carranza si è celebrata una processione con 3 mila persone che chiedevano al Signore del Pozzo di proteggerli dalla pandemia, come si dice abbia fatto nel 1882 con la peste.<br>La difficoltà delle autorità nel comunicare con la popolazione indigena riguardo alle caratteristiche del coronavirus e ai suoi rischi, aggravata dalla sfiducia che i popoli originari hanno nelle istituzioni che da cinquecento anni li discrimina e inganna, ha avuto conseguenze preoccupanti a Venustiano Carranza e in altri paesi indigeni.<br>Incitati da catene di Whatsapp e messaggi che giravano su Facebook, in cui si affermava che il coronavirus non esiste e che un drone del sindaco spargeva una polvere che causava forti danni ai polmoni, a fine maggio gli abitanti di Venustiano Carranza sono scesi per strada per protestare contro il sindaco, realizzando saccheggi e appiccando fuoco alla sua casa.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-proteste-Chiapas.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3389" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-proteste-Chiapas.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-proteste-Chiapas.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-proteste-Chiapas.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-proteste-Chiapas.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-proteste-Chiapas.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un’ambulanza e un ospedale comunitario distrutti durante le proteste per le fumigazioni contro la dengue a Las Rosas, Chiapas. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p>Episodi simili sono successi in altri paesi indigeni come Las Rosas, dove la popolazione ha bruciato un’ambulanza e rotto i vetri dell’ambulatorio quando le autorità hanno realizzato fumigazioni contro la dengue. Secondo una catena di Whatsapp, le fumigazioni erano in realtà finalizzate a spargere il coronavirus nella loro comunità.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Arivista nel luglio-agosto 2020.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/07/31/messico-pandemia-e-popoli-indigeni-tra-quarantene-collettive-e-processioni-religiose/">Messico, pandemia e popoli indigeni. Tra quarantene collettive e processioni religiose</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le FARC dopo le armi</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2019/10/22/le-farc-dopo-le-armi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 10:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bambino paffuto sorride nello schermo del cellulare di Jeison Murillo Pachón. È suo figlio. Il piccolo è nato pochi mesi fa nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Antonio Nariño”, nel Dipartimento di Tolima (Colombia), uno dei 24 villaggi dove vive una parte degli ex guerriglieri e guerrigliere delle Fuerzas Armadas Revolucionaria de&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un bambino paffuto sorride nello schermo del cellulare di Jeison Murillo Pachón. È suo figlio. Il piccolo è nato pochi mesi fa nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Antonio Nariño”, nel Dipartimento di Tolima (Colombia), uno dei 24 villaggi dove vive una parte degli ex guerriglieri e guerrigliere delle Fuerzas Armadas Revolucionaria de Colombia-Ejército del Pueblo (FARC-EP) dopo aver firmato gli accordi di pace con il governo colombiano e aver consegnato le armi all’ONU.</p>



<p>Il figlio di Jeison è uno dei 90 bambini che sono nati nell’ETCR “Antonio Nariño”: nei mesi successivi alla firma degli accordi, tra gli ex combattenti si è registrato un vero e proprio baby boom; li chiamano “figli della pace”. “Stiamo costruendo un asilo autogestito, quasi tutte le strutture che si trovano qui lo sono. L’Istituto Colombiano di Benessere Familiare (ICBF), un’istituzione pubblica, non ci ha aiutato per nulla”, afferma Jeison.</p>



<p>Il dopoguerra in Colombia si caratterizza per numerose inadempienze del governo agli impegni firmati negli accordi di pace dell’Avana (2016). Ancor di più ora che a capo del governo c’è Iván Duque del partito ultraconservatore Centro Democrático, il cui leader è l’ex presidente Álvaro Uribe, che ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote agli accordi dall’inizio delle negoziazioni di pace con le FARC.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3429" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=1536%2C1025&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L’ETCR Antonio Nariño. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Jeison Murillo Pachón ha 40 anni, un paio d’occhiali rettangolari e una barba spessa e curata. Mentre parla si passa il cellulare da una mano all’altra come fosse una pallina antistress. Quando combatteva nel fronte urbano “Antonio Nariño”, era conosciuto come Alirio Arango. La vita da combattente è per lui un ricordo molto lontano: nel 2003 l’esercito lo catturò a Bogotà e lo accusò di aver organizzato una serie di attentati contro membri del governo, strutture militari e della polizia, centri commerciali, hotel, imprese di trasporti pubblici e mezzi di comunicazioni.</p>



<p>Murillo Pachón si trovava nella sua cella nell’agosto 2016 quando scoprì che all’Avana la cupola delle FARC-EP aveva raggiunto un accordo con il governo. Pensò che difficilmente si poteva trattare di un accordo solido, gli sembrava impossibile che la sua organizzazione mettesse fine alla lotta armata contro lo Stato colombiano. Si sbagliava.</p>



<p><strong>La guerra non è finita&nbsp;</strong></p>



<p>La reincorporazione della maggior parte delle FARC-EP alla vita civile sembra oggi un processo irreversibile, anche se risulta incompleto e pieno di difficoltà. “Gli ETCR sono la dimostrazione più palpabile della volontà delle FARC-EP di rispettare gli accordi firmati”, afferma Jeison. Infatti, quasi tutti gli ex combattenti delle FARC-EP hanno accettato le condizioni sottoscritte negli accordi dell’Avana dai loro comandanti e sono andati a vivere negli ETCR, dove due anni fa hanno consegnato circa 9 mila armi alle Nazioni Unite.</p>



<p>Con esse, l’artista colombiana Doris Salcedo ha creato un “contromonumento” che si può visitare nel centro di Bogotà. Si chiama “Fragmentos” e consiste in una stanza il cui pavimento è formato da 1300 placche create a partire dalla fusione delle armi della guerriglia, schiacciate a martellate da donne vittime di violenza sessuale durante il conflitto armato. Sui “Fragmentos” si può camminare per percepire la durezza e la freddezza della sua superficie, e il silenzio che la circonda.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3431" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un ex combattente nel laboratorio di serigrafia dell’ETCR Antonio Nariño. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>In ogni caso, in Colombia la guerra non è realmente finita: lo Stato continua a combattere la guerriglia dell’Ejército de Liberación Nacional (ELN) e il paese è costellato da Gruppi Armati Organizzati, organizzazioni criminali eredi dei narco-paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). La violenza continua a scuotere il paese e, soprattutto, i movimenti sociali: 59 leader di organizzazioni di base sono stati uccisi nei primi quattro mesi del 2019, nello stesso periodo dell’anno precedente erano stati 81, e sono stati assassinati 133 ex guerriglieri delle FARC-EP che avevano intrapreso il processo di reincorporazione.</p>



<p>“Hanno ucciso molti compagni ma questa volta non si tratta di un massacro, come è avvenuto nel passato”, afferma Jeison. L’ex combattente ricorda quello che successe con la Unión Patriótica (UP), il partito creato dalle FARC-EP dopo i cosiddetti “accordi della Uribe” del 1984, quando migliaia di militanti furono uccisi dai gruppi paramilitari, e gli ex guerriglieri tornarono in montagna.</p>



<p>La firma degli accordi di pace dell’Avana non ha messo fine alla guerra in Colombia, come aveva annunciato il governo, ma ha messo un punto finale al conflitto tra il governo e la maggior parte delle FARC-EP. Una parte dei combattenti non ha accettato gli accordi e non ha consegnato le armi: li chiamano “dissidenti delle FARC” e si calcola che siano circa mille.&nbsp;</p>



<p>Continuano a combattere contro lo Stato e si finanziano in buona parte con il denaro proveniente dal narcotraffico. Stanno reclutando militanti ed espandendo la loro base, e accusano la cupola guerrigliera di aver tradito i principi socialisti nel momento in cui hanno accettato il testo dell’Avana.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3432" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nell’ETCR Antonio Nariño: Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Alla fine di agosto 2019, alcuni ex comandanti delle FARC-EP, di cui da tempo non si sapeva nulla, hanno diffuso un video in cui apparivano armati, annunciando la creazione di una “nuova guerriglia”. Nel video affermano di “essere stati obbligati” a riprendere in mano le armi a causa del “tradimento del governo”; non si sa quante basi li abbiano seguiti.<br>“Non è vero che abbiamo tradito il progetto socialista, come affermano i dissidenti”, spiega Jeison Murillo Pachón. “Non abbiamo rinunciato al socialismo, in nessun momento le FARC-EP hanno affermato che l’unico cammino verso il socialismo è la lotta armata”, sottolinea.</p>



<p>Attualmente, la guerriglia più longeva del mondo ha scelto l’opzione elettorale come via per il socialismo. Nel 2017 ha formato un suo partito, Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común (FARC), che nelle sue prime elezioni ha dovuto affrontare una schiacciante sconfitta: solo l’1,5% degli elettori l’hanno scelto. Tuttavia, gli accordi di pace assicurano al partito FARC dieci seggi nel Congresso indipendentemente dal risultato delle elezioni.</p>



<p>“Non si passa da essere una guerriglia per 54 anni ad essere il partito più votato del paese. E non si passa dal fare la guerra – in cui il nostro unico contatto con le elezioni era bruciare urne e obbligare le persone elette a rinunciare al loro incarico –, ad avere tutto l’appoggio del popolo nelle urne”, afferma Jeison Murillo Pachón.</p>



<p>Ciò che più lo preoccupa è il mancato rispetto del governo degli accordi di pace, problema che è iniziato – assicura – nel giorno stesso in cui 6 mila guerriglieri e guerrigliere hanno accettato la reincorporazione alla vita civile e hanno marciato dai loro accampamenti verso gli ETCR.</p>



<p>All’inizio del 2017, circa 300 persone hanno marciato dal Dipartimento del Meta, per ultima volta armate, verso un terreno arrampicato nel Dipartimento di Tolima, nella località La Fila, a un’ora di strada non asfaltata dal paese di Icononzo. L’Esecutivo avrebbe dovuto consegnare loro strade e servizi. Secondo gli accordi dell’Avana, il giorno in cui sono arrivati l’ETCR doveva già essere pronto, ma non c’era ancora nulla.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3433" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Ex guerriglieri delle FARC. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>La violenza è diminuita</strong></p>



<p>Ora l’ETCR “Antonio Nariño” ha un ristorante, un negozio con un biliardo, un piccolo hotel, un auditorium, bagni comuni e case. Alcune sono molto semplici – un letto, una zanzariera, il cibo conservato in una cassetta – altre sono più curate e con dei piccoli lussi: televisori, vasi appesi, mobili un po’ più cari, lavatrici. C’è chi ha seminato un orto davanti a casa sua e chi ha costruito una tettoia per parcheggiare la moto. Molti edifici sono abbelliti con murales, che ricordano comandanti delle FARC morti in combattimento, o Che Guevara, o Simón Bolívar; altri hanno disegnata una falce e martello o una rosa, simbolo del nuovo partito della ex guerriglia.</p>



<p>Intorno all’ETCR “Antonio Nariño” si estendono le montagne del Tolima, con la loro vegetazione tropicale. Gli abitanti raccontano che, quando le FARC erano in armi, nella zona c’era molta violenza, e a parte alcuni casi di delinquenza comune ora la regione è più tranquilla. Forse anche per questo, e a differenza di altre regioni colombiane in cui gli abitanti non vedono di buon occhio la presenza dei “villaggi” di ex combattenti, ad Icononzo non ci sono tensioni tra la popolazione e le persone che vivono nell’ETCR. Di loro pensano che siano dei normali contadini.</p>



<p>“Molte persone [ex guerriglieri] si sono sentite obbligate ad andarsene via per cercare alternative economiche, a causa della precarietà della reincorporazione”, sostiene Jeison Murillo Pachón, che critica un altro inadempimento del governo: finanziare le cooperative create dagli ex guerriglieri, che permetterebbero loro di avere un’entrata economica e inserirsi nuovamente nella società in modo collettivo.</p>



<p>Dei 52 progetti produttivi collettivi presentati all’Agenzia per la Reincorporazione e Normalizzazione (ARN), solo 17 sono stati approvati e finanziati dal governo, e dei 13,039 ex combattenti in processo di reincorporazione solo 366 ne sono stati beneficiati. “Qui nell’“Antonio Nariño” abbiamo tre cooperative con vari progetti e solo uno è approvato dal governo, gli altri li stiamo portando avanti autonomamente”, afferma Jeison Murillo.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’ottobre 2019.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/10/22/le-farc-dopo-le-armi/">Le FARC dopo le armi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il femminismo è la lotta delle donne per il buen vivir</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2019/05/24/il-femminismo-e-la-lotta-delle-donne-per-il-buen-vivir/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2019 15:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Foto: Brenda Santos de la C.) Francesca Gargallo ha iniziato a riconoscersi come femminista molto presto. La dinamica che porta all’oppressione delle donne è stata la chiave che le ha permesso di capire la società e lottare contro le ingiustizie. Il suo amore per l’America Latina è nato a 23 anni. Quando nel 1980 è&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Foto: Brenda Santos de la C.)</em></p>



<p>Francesca Gargallo ha iniziato a riconoscersi come femminista molto presto. La dinamica che porta all’oppressione delle donne è stata la chiave che le ha permesso di capire la società e lottare contro le ingiustizie.</p>



<p>Il suo amore per l’America Latina è nato a 23 anni. Quando nel 1980 è arrivata in Nicaragua ha conosciuto l’entusiasmo rivoluzionario, in un’epoca in cui “purtroppo le rivoluzioni erano ancora incentrate sull’idea di uno Stato-nazione”.&nbsp;</p>



<p>Era partita dall’Italia mossa dal sentimento internazionalista che in quell’epoca spinse molti giovani a conoscere e appoggiare la rivoluzione sandinista nicaraguense. Ma dopo un anno decise di lasciare il paese. “Innanzitutto perché non sopportavo il caldo”, dice ridendo. “E poi perché c’era tantissimo maschilismo tra i rivoluzionari. Se ti ribellavi contro le espressioni maschiliste ti accusavano di essere una controrivoluzionaria”.</p>



<p>La scrittrice femminista siciliana decise quindi di trasferirsi in Messico, dove vive tuttora. È stata docente di filosofia nell’Universidad Autónoma de la Ciudad de México (UACM) e non ha mai smesso di scrivere: romanzi, poesie, saggi e racconti per bambini, per lo più in spagnolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="770" height="500" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/Mutilazioni_Genitali-2.jpg?resize=770%2C500&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3451" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/Mutilazioni_Genitali-2.jpg?w=770&amp;ssl=1 770w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/Mutilazioni_Genitali-2.jpg?resize=300%2C195&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/Mutilazioni_Genitali-2.jpg?resize=768%2C499&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Donna embera-chamí del Dipartimento di Risaralda, Colombia (Foto: Orsetta Bellani)</em></figcaption></figure>



<p>Nei quasi 40 anni in cui ha vissuto e viaggiato per l’America Latina, ha avuto la possibilità di conoscere molte donne indigene organizzate. Da quell’incontro è nato il suo libro&nbsp;<em>Feminismos desde Abya Yala</em>, che ha pubblicato nel 2012.</p>



<p><em><strong>Dopo aver incontrato donne di 607 popoli indigeni affermi che esiste una relazione tra il femminismo e la ricerca del buen vivir. Secondo te tutte le donne che lottano per migliorare le loro condizioni si possono definire femministe?</strong></em>&nbsp;<br>Senz’altro. “Femminismo” è una parola che condensa e che traduce; come tutte le traduzioni è riduttiva, ma ci può dare un’idea di ciò che è incontrarsi e riflettere tra donne per il benessere delle donne all’interno della loro stessa società. Definirsi femminista è tradurre un concetto molto più ampio, molto più complesso e molto più specifico di ogni lingua e cultura, di ogni gruppo di donne che si riunisce. Esistono donne indigene che usano vere e proprie metafore per definirsi: alcune si riconoscono come “le donne del cuore”, altre dicono “siamo le donne che lottano”, altre ancora dicono “siamo le donne che cercano una&nbsp;<em>buena vita</em>”. Ogni volta che la ricerca di questa buona vita parte dalla riflessione tra donne e per il benessere delle donne, io credo che si possa parlare di femminismo.</p>



<p><em><strong>Allo stesso tempo sei molto critica nei confronti del femminismo accademico occidentale. Perché?</strong></em><br>Il femminismo accademico occidentale è uno dei tanti modi in cui la “società della conoscenza” convoglia a proprio beneficio tutti i saperi che provengono dalla società. Il femminismo era una lotta proveniente da tutti i settori sociali, dalle donne riunite nelle loro cucine per cambiare il mondo, e l’Università si è appropriata di questa conoscenza, l’ha portata nelle aule, l’ha inserita in un sistema di specializzazione. Certo, il femminismo accademico occidentale ha anche degli aspetti positivi: esiste una filosofia critica che viene dal femminismo. Ma è stato portato nelle aule per depotenziarlo, per togliergli la sua forza politica.<br><br><em><strong>Non è successo la stessa cosa al femminismo latinoamericano?</strong></em><br>Una parte del femminismo in America Latina sta nelle aule. In Messico si prendono in grande considerazione teorie che non sono latinoamericane, è evidente quando nei programmi di studio non trovi Margarita Pisano, non trovi Julieta Kirkwood ma trovi Judith Butler. D’altra parte ci sono anche molti gruppi di incontro tra donne che stanno creando una giustizia propria che si distanzia da quello che il patriarcato impone alle donne, ad esempio la vergogna dopo lo stupro. Oggi le donne si uniscono per creare una giustizia che risolva il loro diritto alla vita e al benessere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3453" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?w=1232&amp;ssl=1 1232w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Donne zapatiste. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><em><strong>Un femminismo in cui si riconoscono molte donne latinoamericane è il femminismo comunitario. Che cos’è?</strong></em><br>È un modo di definire femminismi che sono nati all’interno delle comunità indigene di Bolivia e Guatemala e che oggi sono stati abbracciati da donne che fanno parte di comunità indigene, o da donne che sono arrivate dalle città a lavorare e vivere con loro.&nbsp;<br>Secondo i femminismi comunitari, la colonizzazione dell’America è stata una colonizzazione di genere, che ha cambiato le relazioni tra donne e uomini stabilendo ciò che è femminile e ciò che è maschile, lasciando così fuori le donne mascoline, gli uomini femminili, le persone con una sessualità non riproduttiva e le donne che non vogliono stare in una relazione di coppia.<br>La colonizzazione ha imposto un sistema di genere di tipo binario: o sei donna o sei uomo; se sei donna ti occupi di certe cose, se sei uomo di altre. Presso molti popoli che vivevano in America prima dell’arrivo degli spagnoli questa condizione era più egualitaria, o differenziata ma con maggiori livelli comunicanti, e non necessariamente esisteva una differenza così marcata tra il pubblico e il privato.<br>Inoltre, secondo i femminismi comunitari, la cultura della comunità stessa mette le basi per vivere bene all’interno di quella comunità, dopodiché una donna si può aprire al mondo: prima di aprirci al mondo dobbiamo trovare la nostra storia di resistenza come donne e la nostra storia di “buona vita”, ora e come donne di questa comunità specifica, che ha bisogno di curarsi dal colonialismo e dal patriarcato cresciuto con il colonialismo. La colonizzazione ha imposto la dote e i matrimoni combinati, che prima non esistevano.&nbsp;<br><br><em><strong>Secondo il femminismo comunitario, l’incontro tra le culture americane e la cultura europea ha originato una forma originale di patriarcato. Come si definisce e che caratteristiche ha?</strong></em><br>Si chiama “crocevia patriarcale” ed è una definizione sviluppata da due pensatrici che vivono in luoghi molto diversi. Una è un’indigena xinca guatemalteca che si chiama Lorena Cabnal, l’altra è un’indigena aymara della Bolivia che si chiama Julieta Paredes. Hanno lavorato sull’idea di maschilismo contemporaneo come frutto di un lungo processo storico che ha avuto un momento critico durante la colonizzazione americana, quando il patriarcato presente nelle comunità si rafforzò con il patriarcato cristiano colonialista.&nbsp;<br>Il patriarcato latinoamericano è particolarmente violento perché nasce dal colonialismo, dal genocidio, ed è profondamente contrario ai popoli indigeni in cui le donne rappresentano il 50% della popolazione e sono la struttura portante dell’economia comunitaria. Questo è il “crocevia patriarcale”, è la radicalizzazione dei patriarcati originari causata dal contatto con il patriarcato coloniale, cristiano e assassino.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nel dicembre-gennaio 2019.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/05/24/il-femminismo-e-la-lotta-delle-donne-per-il-buen-vivir/">Il femminismo è la lotta delle donne per il buen vivir</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Un medico napoletano in Chiapas. Recensione di “Eternamente Straniero”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Mar 2019 17:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando scese dal furgone, Cippi Martinelli si trovò circondato dalla notte e dalla nebbia. Non sapeva dove si trovasse esattamente, ma subito gli piacquero gli sguardi che intravedeva dietro i passamontagna. Presto scoprì di trovarsi ad Oventic, che alcuni anni dopo diventò uno dei 5 Caracoles zapatisti.&#160; Era il 1996 e il medico napoletano si&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando scese dal furgone, Cippi Martinelli si trovò circondato dalla notte e dalla nebbia. Non sapeva dove si trovasse esattamente, ma subito gli piacquero gli sguardi che intravedeva dietro i passamontagna. Presto scoprì di trovarsi ad Oventic, che alcuni anni dopo diventò uno dei 5 Caracoles zapatisti.&nbsp;</p>



<p>Era il 1996 e il medico napoletano si era unito ad una brigata internazionalista in Chiapas. Da tempo era stanco del suo lavoro al Policlinico di Napoli e in territorio zapatista trovò quello che cercava:&nbsp;<em>rebeldía</em>&nbsp;e una relazione umana con i colleghi e i pazienti che in Italia non riusciva a trovare.&nbsp;</p>



<p>In Chiapas, Cippi Martinelli ha imparato che bisogna capire chi è la persona e come la malattia la sta colpendo, che è necessario curare la persona, non la malattia. Nel corso del tempo e grazie al suo lavoro instancabile, Cippi si è guadagnato la fiducia (almeno in parte) degli zapatisti. Lavorava come medico nella clinica di Oventic, visitava pazienti in altre zone liberate dall’insurrezione indigena del 1994 e dava corsi di formazione ai giovani zapatisti scelti dalle loro comunità per studiare come “promotores de salud”.</p>



<figure class="wp-block-image alignleft size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="230" height="340" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/03/p069.jpg?resize=230%2C340&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3455" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/03/p069.jpg?w=230&amp;ssl=1 230w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/03/p069.jpg?resize=203%2C300&amp;ssl=1 203w" sizes="auto, (max-width: 230px) 100vw, 230px" /></figure>



<p>Un giorno la&nbsp;<em>mayora</em>&nbsp;Ana María,&nbsp;<em>comandanta&nbsp;</em>della zona Altos de Chiapas a cui aveva tolto una brutta ciste “senza neanche un bisbiglio”, chiese di parlargli. “Doc, potresti aiutarci a mettere giù un piano sanitario?”, gli chiese la giovane donna – jeans, maglietta e lunghi capelli neri, bassina e un po’ grassottella – che presto divenne sua amica. Ovviamente Cippi accettò, attirato dal “fascino della costruzione dell’impossibile”.&nbsp;</p>



<p>E grazie ai suoi consigli nacque il primo programma sanitario zapatista. Un sistema autonomo e ribelle che ha portato cure in comunità che non avevano mai visto un medico. Cliniche che forniscono un servizio spesso considerato superiore a quello degli ospedali pubblici, al punto che molti pazienti sono persone non zapatiste – Cippi racconta di aver curato anche un paramilitare che aveva attaccato i suoi compagni.</p>



<p>Nei momenti in cui non c’era molto lavoro, Cippi scriveva un diario personale, che decise di far leggere al suo amico Claudio Albertani. “Ho letto il manoscritto di Martinelli tutto d’un fiato, senza poter staccare lo sguardo dallo schermo del computer, perché questo è, fra l’altro, un libro d’avventure, l’aggiornamento di un romanzo salgariano”, scrive Albertani nella prefazione. Per questo la Biblioteca Franco Serantini ha deciso di pubblicare alcune pagine del diario del medico napoletano (Cippi Martinelli,&nbsp;<strong>Eternamente straniero. Un medico napoletano nella Selva Lacandona</strong>, BFS Edizioni, Pisa 2018, pp. 104, € 12.00).</p>



<p>Si tratta di un libro di testimonianza in cui troviamo le grandezze e limiti dello zapatismo, non a partire da un’analisi teorica ma dal suo vivere e lavorare sul campo. Cippi non è un uomo che si vanta della sua esperienza, non presume la sua conoscenza del mondo zapatista o i suoi contatti con la&nbsp;<em>Comandancia General</em>. Ma nel suo libro decide di raccontarsi e raccontare un mondo, una società ribelle, a cui ha deciso di dedicare buona parte della sua vita e che non per questo vede come una società perfetta; è forse impossibile idealizzare qualcosa che si conosce così da vicino.</p>



<p>Cippi racconta le sue sensazioni, riflessioni e dei momenti, anche difficili, vissuti in territorio zapatista. Scrive di quando ha pensato di lasciare tutto, narra di tensioni tra membri dell’EZLN, dell’uscita di alcuni di loro dall’organizzazione, di un ammanco di 9 mila euro nelle casse della clinica. Parla delle riunioni interminabili e della difficoltà di traduzione dall’italiano e spagnolo alle lingue indigene. Spiega come si può organizzare un corso di formazione per giovani medici con tubi di gomma, bambole, lattine e buste di plastica, e di come un’operazione chirurgica si possa fare nella penombra e con pochi strumenti.<br>Racconta di viaggi in&nbsp;<em>camioneta</em>&nbsp;per le strade sterrate del Chiapas, di lunghe camminate in sentieri pieni di fango, spesso al buio, con la paura di essere attaccati dall’esercito o dai gruppi paramilitari. Di quando gli hanno sparato contro e della tensione continua di vivere in un paese in cui gli stranieri non possono svolgere una militanza politica: della preoccupazione di essere fermato dalla polizia ed espulso dal Messico, o ancor peggio ucciso, o fatto sparire. Cippi Martinelli racconta dei suoi incontri con altri stranieri, anche italiani, che militavano nella parte militare o civile dell’organizzazione, come educatori nelle scuole autonome o volontari nelle cliniche. Parla della sua relazione con zapatisti e zapatiste, dell’amicizia, delle risate e degli scherzi, dei momenti di incomprensione.</p>



<p>Scrive della pioggia insistente – che protegge dagli attacchi militari per via del fango che rende le strade impraticabili –, del sole inclemente e dell’afa della Selva Lacandona, del freddo e della nebbia della regione Altos de Chiapas, del caffè bollente ma a volte un po’ scialbo e dei&nbsp;<em>tamales</em>&nbsp;preparati con il mais fresco.</p>



<p>Verrebbe da dire che quello di Cippi è un libro scritto da una persona interna all’organizzazione, ma lui racconta che non è così. “Quello che mi è sempre pesato, e continua a pesarmi era ed è essere considerato eternamente uno straniero dai compagni zapatisti”, scrive Cippi Martinelli. “Nonostante tutto il tempo passato qui, nonostante tutte le situazioni vissute insieme, i rischi della guerra, i momenti buoni e quelli difficili, io ero sempre, in fin dei conti, uno straniero, e come tale mai completamente affidabile, salvo rare occasioni e sempre comunque da pochissime persone”.</p>



<p><em>Recensione pubblicata da Arivista nel marzo 2019.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/03/17/un-medico-napoletano-in-chiapas-recensione-di-eternamente-straniero/">Un medico napoletano in Chiapas. Recensione di “Eternamente Straniero”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Omicidi di Stato a Oaxaca</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2018/08/01/omicidi-di-stato-a-oaxaca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Aug 2018 16:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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		<category><![CDATA[crimini di stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando iniziarono a sparare contro il suo pick up, Abraham Ramírez Vásquez aprì la porta e si lasciò rotolare in terra. Si nascose nella vegetazione per qualche minuto, ascoltando gli spari, fino a quando l’automobile dei sicari se ne andò. Tornando, scoprì che Emma Martínez era sopravvissuta perché era riuscita a nascondersi sotto i seggiolini.&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando iniziarono a sparare contro il suo pick up, Abraham Ramírez Vásquez aprì la porta e si lasciò rotolare in terra. Si nascose nella vegetazione per qualche minuto, ascoltando gli spari, fino a quando l’automobile dei sicari se ne andò.</p>



<p>Tornando, scoprì che Emma Martínez era sopravvissuta perché era riuscita a nascondersi sotto i seggiolini. Alejandro Antonio Díaz Cruz (41 anni), Ignacio Basilio Ventura Martínez (17 anni) e Luis Ángel Martínez (18 anni), erano morti.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/02/COD4.jpg"></a><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/02/COD4.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3462" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD4.jpg?w=1359&amp;ssl=1 1359w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>L’attacco armato è stato perpetrato contro un gruppo di militanti del Comité por la Defensa de los Derechos Indígenas (CODEDI), un’organizzazione indigena zapoteca presente nello Stato di Oaxaca, che stava tornando da una riunione con rappresentanti del governo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD6.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3463" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD6.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD6.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD6.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD6.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/02/COD4.jpg"></a><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/02/COD6.jpg"></a></p>



<p>Secondo CODEDI, lo Stato è responsabile dell’attacco. “Hanno utilizzato R15, dei fucili in dotazione esclusiva dell’esercito, per questo pensiamo sia gente del governo. E uno dei sicari portava un giubbotto antiproiettile come quelli della Polizia Ministeriale”, afferma Abraham Ramírez Vásquez.</p>



<p>CODEDI afferma che l’attacco vuole reprimere la lotta per l’autonomia e contro le imprese minerarie, idroelettriche e turistiche che operano nella regione, contro il disboscamento del loro territorio da parte del crimine organizzato, e contro la costruzione di Zone Economiche Speciali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD3.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3465" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD3.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD3.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD3.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/08/COD3.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/02/COD3.jpg"></a>Le minacce a CODEDI sono aumentate a partire dal 2014, quando l’organizzazione ha recuperato un terreno di più di 300 ettari nella ex Finca Alemania, vicino a Santa Maria Huatulco, in cui ha costruito un centro di formazione autonomo per giovani indigeni, in cui si svolgono circa 18 corsi di formazione e in cui sono presenti vari progetti produttivi.</p>



<p>Da allora l’organizzazione, che inizialmente era presente in meno di 10 villaggi, è cresciuta fino ad essere presente in 53.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Arivista nell’aprile 2018.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/08/01/omicidi-di-stato-a-oaxaca/">Omicidi di Stato a Oaxaca</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 18:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[zapatisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,&#160; donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.&#160; Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo&#160; mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,&#160; molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.&#160; Alcuni tornarono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,&nbsp;</em></p>



<p><em>donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.&nbsp;</em></p>



<p><em>Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo&nbsp;</em></p>



<p><em>mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,&nbsp;</em></p>



<p><em>molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.&nbsp;</em></p>



<p><em>Alcuni tornarono a rioccupare le loro comunità,&nbsp;</em></p>



<p><em>si allontanarono un mese o poco più, ma altri rimasero molto più tempo&nbsp;</em></p>



<p><em>fuori dal loro villaggio perché l’esercito lo aveva occupato.</em></p>



<p>Anahí, membro della Giunta di Buon Governo de La Realidad<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">1</a></sup></p>



<p>La chiesa di Acteal è stata costruita dopo il massacro. È un edificio grande per una comunità così piccola, e ha l’aria di un’opera eretta per compensare l’incompensabile. Alle sue spalle sorge quella che prima era la cappella del paese, una costruzione minuta e buia di assi di legno.</p>



<p>Me la mostrò Manuel Vázquez Luna, un giovane indigeno&nbsp;<em>tzotzil</em>&nbsp;che il 22 dicembre 1997 si trovava lì con un gruppo di persone della Sociedad Civil Las Abejas, un’organizzazione cattolica che condivide le rivendicazioni dell’EZLN pur essendo contraria alla lotta armata. Sapevano che il paese era sotto minaccia di un attacco paramilitare, ma erano convinte che la loro fede le avrebbe protette.</p>



<p>Così non è stato. Alle 11 del mattino un centinaio di paramilitari del gruppo Máscara Roja, vicino al conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI), entrarono nella cappella e massacrarono 45 persone. Nove uomini, quindici bambini e ventuno donne, quattro erano incinte. Manuel Vázquez Luna<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">2</a></sup>, che al tempo aveva tredici anni, riuscì a sopravvivere al massacro perché si nascose dietro un albero, da dove vide uccidere nove persone della sua famiglia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3929" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nel Caracol di Oventic. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel 2005 la Sociedad Civil Las Abejas di Acteal presentò una petizione alla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) in cui denuncia che, durante il massacro, la polizia si trovava a circa 200 metri dalla comunità, ma non intervenne. Secondo l’organizzazione cattolica filozapatista, esiste una politica di stato “finalizzata a commettere attacchi generalizzati e sistematici contro la popolazione civile, eseguiti da gruppi paramilitari finanziati, addestrati e protetti dalle stesse autorità nazionali, per indebolire le basi dell’EZLN e le comunità che gli manifestano simpatia<a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">3</a>”.</p>



<p>I gruppi paramilitari sono, per definizione, milizie irregolari addestrate dallo stato che vengono utilizzate per fare “il lavoro sporco” al posto dell’esercito. Le azioni più violente che, compiute dai militari, causerebbero una serie di lamentele e ripercussioni internazionali, lo stato le affida ai paramilitari. Spesso, come nel caso di Acteal, i paramilitari vengono arruolati nella stessa zona in cui vivono loro vittime.</p>



<p>I responsabili del massacro di Acteal non sono stati assicurati alla giustizia. “Gli autori intellettuali del massacro non sono mai stati processati, e si sono adoperati per fare scarcerare gli autori materiali, pagando avvocati prestigiosi, scrittori e giornalisti”, denuncia José Alfredo Jiménez Pérez della Sociedad Civil Las Abejas. “Continueremo a lottare, esigendo giustizia e rispetto dei diritti umani, affinché il massacro di Acteal non rimanga impunito”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">4</a></sup>.</p>



<p>Sessantanove dei 75 paramilitari che erano stati incarcerati per il massacro di Acteal sono stati liberati per irregolarità formali durante il processo o la detenzione. Nessun giudice ne ha quindi riconosciuto l’innocenza, e la loro colpevolezza era stata a suo tempo accertata dalla persone sopravvissute al massacro, che difficilmente possono confonderne i visi visto si tratta di vicini di casa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3930" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Basi d’appoggio dell’EZLN. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Molti paramilitari liberati sono ritornati a vivere nei pressi di Acteal, a stretto contatto con i sopravvissuti al massacro. Il ritorno dei carnefici ha create nuove tensioni nella zona, come nell’Ejido Puebla, un paese incastonato tra pareti di montagne e raggiunto solo da una strada sterrata e malmessa.</p>



<p>Nell’aprile 2013 due zapatisti dell’Ejido Puebla furono accusati dai priisti<a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">5</a>&nbsp;di aver avvelenato l’acqua della cisterna. I conservatori iniziarono a minacciare 17 famiglie zapatiste e filozapatiste del paese, che dovettero abbandonare le loro case.</p>



<p>“Alcuni paramilitari che parteciparono al massacro di Acteal sono originari dell’Ejido Puebla. Fra loro Jacinto Arias, che all’epoca era sindaco di Chenalhó<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">6</a></sup>: è stato in carcere 14 anni, oggi è libero ed è tornato in paese<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">7</a></sup>”, denuncia Víctor Hugo López Rodríguez, direttore del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), che vincola il ritorno di Arias allo sfollamento delle 17 famiglie.</p>



<p><strong>Onori e cariche istituzionali</strong></p>



<p>Anche gli abitanti del nord del Chiapas, a circa 200 km da Acteal, devono convivere con gli assassini dei loro familiari: i paramilitari di Desarrollo, Paz y Justicia, che operano nella zona dagli anni ’90. Alcuni di loro sono stati premiati con importanti cariche istituzionali, chi come sindaco e chi come deputato del Congresso locale.</p>



<p>Nel 2004 Armando Díaz, ex paramilitare di Desarrollo, Paz y Justicia, confessò al Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) che la milizia irregolare si presenta come un’organizzazione di agricoltori per poter ricevere i sussidi del governo, ma poi li utilizza per comprare armi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">8</a></sup>.</p>



<p>La stessa organizzazione non governativa ha documentato che tra il 1995 e il 1999 nel nord del Chiapas – fra i Municipi di Tila, Sabanilla, Tumbalá, Yajalón e Salto de Agua – i gruppi paramilitari hanno commesso 81 esecuzioni extragiudiziarie, causato la sparizione di 36 persone e lo sfollamento di circa 3500.</p>



<p>Minerva Guadalupe Pérez López è tra le vittime di Desarrollo, Paz y Justicia. Aveva 19 anni quando, il 20 giugno 1996, venne sequestrata mentre andava a visitare il padre malato nella comunità Miguel Alemán. Secondo i testimoni, fu rinchiusa in una casa dove per tre giorni fu picchiata e violentata da una trentina di uomini, che in seguito la squartarono<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">9</a></sup>. Nessuno di loro è stato processato.</p>



<p>I crimini dei paramilitari di Máscara Roja e Desarrollo, Paz y Justicia non sono gli unici ad essere rimasti impuniti. Il 13 novembre 2006, una quarantina di uomini del gruppo Organización Para la Defensa de los Derechos Indígenas y Campesinos (OPDDIC), dotati di armi pesanti e accompagnati da circa 300 elementi della Polizia Settoriale, entrarono nella comunità di Viejo Velasco. Uccisero cinque persone, due vennero fatte sparire e 36 furono cacciate dalle loro case, dove non poterono mai tornare.</p>



<p>I casi di Viejo Velasco e dell’Ejido Pueblo non sono isolati. Egipto, El Rosario, Busiljá, Banavil, San Marcos Avilés, Comandante Abel; sono altri nomi di comunità che, a vent’anni dalla fine formale della guerra in Chiapas, continuano ad essere vittime della violenza dei gruppi armati irregolari<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">10</a></sup>.</p>



<p>Note:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Quaderni di testo della prima&nbsp;<em>Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II</em>, pag. 22. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Manuelito, come lo chiamavano tutti, è morto nel novembre 2012 in un ospedale pubblico di San Cristóbal de Las Casas, a causa della negligenza del personale.</li>



<li>Petizione scaricabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://bit.ly/1Ij7xP8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://bit.ly/1Ij7xP8</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a José Alfredo Jiménez Pérez, Acteal, dicembre 2012.</li>



<li>Affiliati al gruppo conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI).</li>



<li>Acteal si trova nel Municipio di Chenalhó.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Víctor Hugo López Rodriguez, Ejido Puebla, febbraio 2014.</li>



<li>Marta Durán de Huerta,&nbsp;<em>Un ex paramilitar arrepentido revela los horrores cometidos, con respaldo oficial, contra zapatistas en Chiapas</em>, quotidiano elettronico&nbsp;<em>Sin Embargo</em>, 16 gennaio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.sinembargo.mx/16-01-2014/873781" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.sinembargo.mx/16-01-2014/873781</a>.</li>



<li>Bollettino n.20 del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas,&nbsp;<em>18 años de exigencia de justicia,&nbsp;</em><em>18 años de impunidad, 18 años de no cansarse de buscar a Minerva hasta encontrarla</em>, San Cristóbal de Las Casas, 20 giugno 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140620_boletin_20_minerva.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140620_boletin_20_minerva.pdf</a>.</li>



<li>Sui casi delle comunità di Viejo Velasco, Banavil e San Marcos Avilés vedi:&nbsp;<a href="http://www.rostrosdeldespojo.org/casos/viejo-velasco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.rostrosdeldespojo.org/casos/viejo-velasco/</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’estate 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/">EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chiapas: turismo, autostrade e repressione</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 14:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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		<category><![CDATA[paramilitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,&#160; ci sono comunità che si trovano al bordo della strada&#160; e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,&#160; hanno perso la paura nei loro confronti”. Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata1 Dalle loro automobili i turisti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,&nbsp;</em></p>



<p><em>ci sono comunità che si trovano al bordo della strada&nbsp;</em></p>



<p><em>e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,&nbsp;</em></p>



<p><em>hanno perso la paura nei loro confronti”.</em></p>



<p>Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a></sup></p>



<p>Dalle loro automobili i turisti guardano stupiti gli indigeni tzeltal incappucciati, seduti ai bordi della strada che porta alle cascate di Agua Azul. I loro machetes e passamontagna mettono in dubbio l’immagine di tranquillo paradiso terrestre promossa dal governo dello Stato del Chiapas.</p>



<p>Gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;di San Sebastián Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>riscuotono il pedaggio e distribuiscono volantini ai turisti, in cui spiegano la decisione di riprendere il controllo di quella parte del loro territorio che conduce al balneario di Agua Azul. È da quattro anni che rivendicano il diritto a riscuotere e gestire i soldi che vengono dal biglietto di entrata alle cascate.</p>



<p>Per settimane, dal giorno in cui è avvenuta l’ultima azione di recupero del territorio, il 21 dicembre 2014, famiglie intere di aderenti alla Sesta di Bachajón hanno vissuto nei locali occupati della Protezione Civile locale, condividendo cibo, coperte e aspettative.</p>



<p>Ci accolgono con fagioli fumanti e&nbsp;<em>tortillas</em>, ci ringraziano per la visita e mostrano bastoni e sguardi taglienti alle nostre macchine fotografiche. Durante il pranzo chiediamo informazioni su quello che sta succedendo. Quando proponiamo un’intervista formale, si riuniscono per scegliere un portavoce e dopo pochi minuti si avvicina un uomo, si mette il passamontagna e accendiamo la videocamera.</p>



<p>C’è silenzio intorno a noi. L’uomo racconta brevemente gli anni di lotta e la repressione. Accusa le autorità locali di non gestire con trasparenza i fondi che provengono dai biglietti di entrata alle cascate, e di essere corrotte. “<em>Il comisariado ejidal</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>&nbsp;Alejandro Moreno Gómez non ci dà informazioni sulla quantità denaro che incassa dai biglietti e su come viene utilizzato”, spiega. “Vogliamo nominare un’altra persona che sappia amministrare le risorse, che appartengono a noi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>”.</p>



<p>Dopo circa tre settimane dal nostro incontro, il 9 gennaio 2015, il governo del Chiapas ha ordinato lo sgombero degli aderenti alla Sesta. La Polizia Statale ha occupato la zona, costringendoli alla fuga. I filozapatisti hanno poi bloccato la strada per protestare contro lo sgombero e sono stati attaccati dalla Polizia Statale, che ha sparato contro di loro per 20 minuti. È il più recente ma non certo ultimo atto del conflitto di Agua Azul<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3933" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Abitanti di San Sebastián Bachajón pochi giorni dopo aver recuperato il loro territorio. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Turismo e megaprogetti</strong></p>



<p>Pochi turisti sanno che Agua Azul, dove si trovano delle stupende cascate di acqua turchese immerse nella vegetazione selvaggia della Lacandona, è uno dei luoghi più conflittuali del Chiapas. Nel 2008 le agenzia di consulenza per il turismo EDSA e Norton Consulting consigliarono alle autorità di fare in modo che i turisti si sentissero sicuri e protetti nella zona.</p>



<p>“Il movimento zapatista è ancora fortemente associato al Chiapas”, scrissero in un documento sulle strategie per la costruzione di un hotel di lusso sulla riva delle cascate. “Il Chiapas continua ad essere considerato insicuro per molti che non hanno famigliarità con la regione<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a>”.</p>



<p>Tre anni dopo, il 2 febbraio 2011, 17 turisti che si trovavano ad Agua Azul vennero evacuati con un elicottero. Quel giorno un gruppo vicino al&nbsp;<em>Partido Verde Ecologista de México</em>(PVEM), partito al governo che di ambientalista non ha proprio nulla, attaccò i simpatizzanti zapatisti che stavano riscuotendo il pedaggio.</p>



<p>All’attacco seguì uno scontro in cui morì un membro del gruppo governativo, mentre 117 filozapatisti vennero arrestati. “Non abbiamo problemi con i padroni dei ristoranti che si trovano nel&nbsp;<em>balneario</em>, laggiù compete a un altro municipio. Però qui dove c’è il casello di pedaggio è territorio nostro, e il denaro ci appartiene<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>”, mi spiegò nel giugno 2012 Juan Vázquez Guzmán, leader degli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di San Sebastián Bachajón.</p>



<p>Dopo meno di un anno Juan, che aveva 32 anni e due figli, venne assassinato di fronte alla porta di casa con sei colpi di arma da fuoco. Un destino simile è toccato al suo compagno Juan Carlos Gómez Silvano, freddato da 20 pallottole durante un’imboscata, il 21 marzo 2014.</p>



<p>A sei mesi dalla morte di Juan Carlos, tre agricoltori di Bachajón sono stati arrestati e torturati per l’omicidio di un poliziotto, accusa basata solamente sulla testimonianza dei colleghi dell’agente. “Il loro arresto è stato una vendetta perché chiedevano giustizia per l’omicidio di Juan Carlos”, ha denunciato in conferenza stampa Domingo Pérez, portavoce dei simpatizzanti zapatisti di Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a></sup>.</p>



<p>Quello che è in gioco ad Agua Azul è più del denaro che proviene dai biglietti di ingresso alle cascate. Dal 2000 il governo ha in progetto la costruzione di un parco tematico sulle rive del fiume, che farebbe parte del Centro Integralmente Planeado (CIP) Palenque-Agua Azul, un megaprogetto turistico che comprende la costruzione di aeroporti, hotel di lusso e strade.</p>



<p>L’opera è prevista dal Progetto Mesoamerica, che attraverso la costruzione di una rete infrastrutturale vuole promuovere lo sviluppo economico dell’area compresa tra il sud del Messico e la Colombia<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>.</p>



<p>I governi e le imprese coinvolte nel Progetto Mesoamerica assicurano che le loro opere porteranno benessere agli abitanti regione, ma una parte della popolazione locale si oppone. L’idea di sviluppo e benessere degli investitori può infatti non coincidere con quella degli indigeni, che spesso preferiscono mantenere le loro abitudini contadine a vendere la terra per convertirsi in camerieri o facchini degli hotel di lusso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?resize=777%2C583&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3934" width="777" height="583" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?w=700&amp;ssl=1 700w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Cascate di Agua Azul.</em></figcaption></figure>



<p>Secondo il Convegno 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e altre leggi locali, governi e imprese devono consultare i popoli indigeni prima di costruire un progetto nel loro territorio<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a>. Spesso l’accordo internazionale non viene rispettato: molti conflitti in America Latina girano proprio intorno al rifiuto da parte delle nazioni indigene di miniere, idroelettriche o autostrade che le grandi imprese vogliono costruire nei loro territori, senza averli previamente consultati.</p>



<p>Lo stato reagisce alla resistenza della popolazione con l’occupazione militare o appoggiando gruppi e organizzazioni locali – i cosiddetti paramilitari – affinché mettano a tacere con la violenza ogni forma di dissenso<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>. L’intervento militare e paramilitare vuole eliminare la lotta contadina e cacciare dalle loro case le persone che vivono in zone ricche di risorse naturali, in modo da liberare il territorio e lasciare spazio all’occupazione delle grandi imprese, intenzionate a sfruttare quelle risorse.</p>



<p>Una volta costretta ad abbandonare la propria casa, la popolazione scapperà sulle montagne, nascondendosi e vivendo alle interperie con la speranza di essere accolta dalle comunità circostanti. Si stima che in Chiapas dal 1994 al 1998 – a partire dall’insurrezione zapatista e negli anni seguenti di offensiva militare e paramilitare – tra le 50mila e le 84mila persone sono state cacciate dalle loro case.</p>



<p>Negli anni successivi la situazione è migliorata ma la violenza non si è fermata, e attualmente sono circa 25mila gli sfollati chiapanechi. Il 70% di loro non ha ricevuto nessun tipo di aiuto da parte dello Stato, mentre il restante 30% ha beneficiato di un’attenzione solo parziale<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">13</a></sup>.</p>



<p>Le istituzioni non sono state in grado di proteggere o risarcire la popolazione sfollata, né di fornire cifre chiare sull’entità del problema. Nel febbraio 2012, il Congresso dello Stato del Chiapas ha approvato una legge la cui applicazione, secondo il Centro di Monitoraggio dello Sfollamento Interno del Consiglio Norvegese per i Rifugiati, “è stata lenta; pochi sfollati sono stati beneficiati e la risposta del governo allo sfollamento interno in generale è stata insufficiente a soddisfare le necessità della popolazione<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">14</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?resize=777%2C583&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3936" width="777" height="583" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?w=437&amp;ssl=1 437w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Abitanti di San Sebastián Bachajón pochi giorni dopo aver recuperato il loro territorio. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Autostrada tra le rovine maya</strong></p>



<p>Oltre al parco tematico sulle rive delle cascate, il CIP Palenque-Agua Azul contempla altri progetti, come la costruzione di un nuovo aeroporto internazionale nella città di Palenque – già inaugurato, nel febbraio 2014 – e di un’autostrada tra l’antica città maya e il centro coloniale di San Cristóbal de Las Casas.</p>



<p>Il governo assicura che l’arteria di 169 km, che permetterebbe di dimezzare il tempo di percorrenza tra le due città, arrampicandosi per più di 2mila metri tra la fitta vegetazione che le divide, beneficerebbe tutte le comunità della zona.</p>



<p>Una parte della popolazione è però contraria. Afferma che l’autostrada causerebbe gravi danni ambientali e sostiene che il suo vero scopo è permettere alle imprese estrattive un trasporto più rapido delle risorse locali fuori dal Chiapas.</p>



<p>Secondo i critici, l’opera permetterebbe anche all’esercito di militarizzare il territorio più facilmente, visto che passa davanti alla base militare di Rancho Nuevo, nei pressi di San Cristóbal de Las Casas, passandoci davanti. Non è forse un caso se per la costruzione dell’autostrada è richiesto il parere del Ministero della Difesa, che fornisce osservazioni dal punto di vista della sicurezza nazionale<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note">5</a>.</p>



<p><strong>Progetti di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em></strong></p>



<p>“Il governo vuole che le comunità si approprino della sua visione neoliberale sull’agroindustria e il turismo di massa, promettendo che lo sviluppo basato sul mercato le beneficerà”, spiega l’accademico statunitense Juan Romero. “L’autostrada è anche un progetto di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>: l’idea del governo è che la gente abbandonerà la resistenza nel momento in cui farà propria una logica di mercato<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>”.</p>



<p>Nel 2009 il governo fu costretto a interrompere il progetto a causa dell’opposizione degli abitanti della zona, in particolare della comunità di Mitzitón, dove il passaggio della strada avrebbe distrutto case, campi, boschi e contaminato l’acqua. Il gruppo paramilitare Ejército de Dios si prese la briga di punirli: attaccò i contadini filozapatisti di Mitzitón, uccidendo uno di loro e ferendone cinque.</p>



<p>Attualmente buona parte delle lotte degli indigeni del Chiapas riguardano l’opposizione alla costruzione di opere che girano intorno al CIP Palenque-Agua Azul, come il parco tematico vicino alle cascate di Agua Azul o l’autopista San Cristóbal-Palenque. Il governo risponde con la repressione militare o paramilitare.</p>



<p>Le istituzioni non stanno neanche diffondendo pubblicamente i dettagli dei progetti infrastrutturali, dando informazioni parziali e contraddittorie. Perché tanto mistero, se porteranno benessere alla popolazione?<br>“Il governo non fornisce alle comunità tutte le informazioni perché non vuole che conoscano l’entità reale dell’impatto di queste opere, non dà dettagli per timore che l’opposizione sociale cresca”, spiega Ricardo Lagunes, avvocato dei simpatizzanti zapatisti di Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>.</p>



<p>Nella scorsa lettera dal Chiapas abbiamo elencato una serie di comunità, zapatiste o simpatizzanti, a cui i gruppi armati irregolari hanno incendiato case e campi, costringendo famiglie intere alla fuga. Numerosi i feriti, i desaparecidos, gli assassinati. Secondo la Red contra la Represión y por la Solidaridad, dal 2006 al 2012 la Giunte di Buon Governo dei 5 Caracoles hanno presentato 114 denunce, in ognuna delle quali vengono denunciate molteplici aggressioni<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a></sup>.</p>



<p>Ci sono stati anche casi di omicidi, tra cui quello di José Luis Solís López, da tutti chiamato Galeano, base d’appoggio zapatista assassinato il 2 maggio 2014. Quel giorno entrarono nel Caracol della Realidad 140 persone, integranti dei conservatori&nbsp;<em>Partido Verde Ecologista de México</em>&nbsp;(PVEM) e&nbsp;<em>Partido Acción Nacional</em>&nbsp;(PAN), e della&nbsp;<em>Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica</em>&nbsp;(CIOAC-H), organizzazione che gli zapatisti considerano paramilitare. Ferirono 15 persone a assassinarono Galeano con 3 colpi di pistola e uno di machete nella bocca. Il suo cadavere presentava anche numerose contusioni. Prima di andarsene da la Realidad, gli aggressori distrussero la scuola e la clinica autonoma<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3937" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Zapatiste nel Caracol di Oventic durante l’evento di commemorazione a Galeano. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Un anno dopo, il 2 maggio 2015, basi d’appoggio e simpatizzanti dell’EZLN arrivati da differenti regioni del Messico e del mondo si sono trovati nel Caracol di Oventic per rendere omaggio a Galeano. Con gli stivali e i pantaloni sporchi di fango, sono scesi fino al campo di basket e si sono radunati di fronte al palco con la testa all’insú.</p>



<p>Hanno partecipato la figlia e il figlio di Galeano, poco più che adolescenti, ricordando la vita del padre. Il Subcomandante Marcos – che ora si fa chiamare Galeano in onore al suo compagno – ha letto alcune pagine del diario dello zapatista assassinato e ha concluso: “Il compagno e maestro zapatista Galeano sarà ricordato dalle comunità zapatiste senza chiasso, senza primi piani. La sua vita, e non la sua morte, sarà allegria nella nostra lotta per generazioni<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">20</a>”.</p>



<p><strong>Lo strumento dei programmi assistenzialisti</strong></p>



<p>A volte, come ricordato più volte nelle nostre&nbsp;<em>Lettere dal Chiapas</em>, invece di ricorrere alla violenza lo stato compra il consenso “con le buone”, offrendo aiuti e programmi assistenzialisti alle famiglie più povere con il fine di evitare il conflitto sociale.</p>



<p>Robert McNamara, che negli anni ’60 è stato capo del Pentagono e poi presidente della Banca Mondiale, ha affermato: “Quando i privilegiati sono tanti e i disperatamente poveri sono molti, e quando la forbice tra i due gruppi si fa più grande invece di rimpicciolirsi, è necessario scegliere fra i costi politici di una riforma e i costi politici di una ribellione. Per questo motivo, nei paesi in via di sviluppo l’applicazione di politiche finalizzate a ridurre la miseria del 40% più povero della popolazione è consigliabile non solo come questione di principio, ma anche di prudenza. La giustizia sociale non è solamente un imperativo morale, ma anche un imperativo politico. Mostrare indifferenza a questa frustrazione sociale equivale a fomentarne la crescita”.</p>



<p>Il giornalista e attivista uruguayano Raúl Zibechi scrive che la lotta alla povertà rappresenta un pretesto per disgregare i focolai di resistenza sottomettendoli dolcemente, ad esempio proponendo loro di accettare soldi e programmi assistenzialisti.</p>



<p>Per poter ricevere questi fondi, i movimenti sociali si dovranno trasformare in Organizzazioni Non Governative (ONG), istituzionalizzate e con un personale professionalizzato, e l’assemblea come spazio di decisione collettiva sarà soppiantata da una dinamica decisionale gerarchica. Attraverso questo meccanismo le ONG, soggetti che non lottano per un cambio sistemico ma negoziano concessioni con lo stato, si appropriano dello spazio politico dei movimenti sociali.</p>



<p>Questa strategia governativa è un “imperialismo morbido”, una tattica di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>travestita da filantropia. Sono metodi che la Banca Mondiale ha teorizzato e implementato già decenni fa, e che continuano ad essere utilizzati dai governi, anche quelli progressisti che dal 2000 governano alcuni paesi dell’America Latina, come Brasile, Argentina, Uruguay, Cile ed Equador<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">21</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3938" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=2048%2C1151&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Un esempio di come in Messico la lotta alla povertà sia utilizzata come strategia di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>&nbsp;è la “Crociata Nazionale contro la Fame”. Per inaugurarla il governo avrebbe potuto scegliere uno qualsiasi tra i comuni più “affamati” del Messico, ma decise di farlo a Las Margaritas, dimenticata cittadina del sud del Chiapas ad alta presenza zapatista e a due passi dal Caracol de La Realidad, dove poche settimane prima era stato ucciso Galeano.</p>



<p>Quel giorno, il 23 maggio 2014, a Las Margaritas arrivarono in pompa magna il Presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto e il Governatore del Chiapas Manuel Velasco Coello. Lì lanciarono il programma che secondo loro avrebbe tirato migliaia di indigeni fuori dalla povertà e, perché no, magari anche dalla resistenza zapatista<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">22</a>.</p>



<p>La promozione di programmi assistenzialisti con lo scopo di dividere le comunità e comprare i suoi leaders è una strategia inaugurata in Messico nel 2000, con l’arrivo alla presidenza del Partido de Acción Nacional (PAN). Una tattica di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>&nbsp;che da quindici anni accompagna quella più tradizionale dell’occupazione militare e dell’intervento di paramilitari che, come dimostrano alcuni documenti declassificati, sono appoggiati dai governi di Stati Uniti e Messico<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">23</a></sup>.</p>



<p>È la cosiddetta “guerra di bassa intensità”, teorizzata dagli Stati Uniti dopo un’attenta valutazione degli errori compiuti in Vietnam, e vuole distruggere il tessuto sociale delle comunità non solo utilizzando la forza ma anche tattiche politiche, economiche e psicologiche, con lo scopo di “togliere l’acqua al pesce”. Nel “Manuale di&nbsp;<em>Contrainsurgencia</em>3-24”, l’Università di Chicago ricorda&nbsp;<em>all’intelligence</em>&nbsp;statunitense l’importanza di studiare la popolazione e la cultura della zona in cui deve operare, avvalendosi della collaborazione di antropologi, geografi ed esperti in economia”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">24</a></sup>.</p>



<p>In Chiapas l’applicazione pratica della guerra di bassa intensità è stata affidata a due manuali del Ministero della Difesa messicano, “Plan de Campaña Chiapas 94” e “Chiapas 2000”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">25</a></sup>. Il primo è stato disegnato per privilegiare “l’azione paramilitare con il fine di evitare l’influenza espansiva dell’EZLN, commettendo attacchi sistematici contro la popolazione civile”. Incubato nella zona nord del Chiapas l’indomani dell’insurrezione zapatista, si è espanso poi nella zona Altos.</p>



<p>Malgrado il coinvolgimento del governo nelle azioni dei paramilitari sia stato provato, il discorso pubblico e mediatico che viene portato avanti dalle istituzioni parla di rispetto di diritti umani e dei popoli indigeni. All’inizio del 2014 il governatore del Chiapas Manuel Velasco Coello – che l’EZLN considera “massimo capo paramilitare” – ha riconosciuto l’apporto delle comunità zapatiste al processo di cambiamento del paese e ha dichiarato il suo rispetto nei loro confronti, affermando che avrebbe continuato ad appoggiare la distensione e la soluzione politica del conflitto<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">26</a></sup>. Cinque mesi dopo, un gruppo di cui facevano parte alcuni membri del partito del governatore è entrato nel Caracol de La Realidad e ha ucciso Galeano.</p>



<p><a></a>Note</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>, pag. 22. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo <a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noopener" title="">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Simpatizzanti zapatisti, persone o collettivi di tutto il mondo che non fanno parte dell’EZLN ma si riconoscono nei principi espressi dagli zapatisti nella Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.</li>



<li>San Sebastián Bachajón fa parte del Municipio di Chilón e una parte del suo territorio comprende la strada che porta alle cascate di Agua Azul, tra le città di San Cristóbal de Las Casas e Palenque.</li>



<li>Funzionario amministrativo.</li>



<li>Intervista ad un aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di Bachajón, San Sebastián Bachajón, dicembre 2014.</li>



<li>Sul conflitto di Agua Azul si può leggere: Ricardo Lagunes e Jessica Davies,&nbsp;<em>San Sebastián Bachajón: la lucha contra el despojo</em>, revista elettronica&nbsp;<em>Desinformémonos</em>, aprile 2015. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://desinformemonos.org/2015/04/san-sebastian-bachajon-la-lucha-contra-el-despojo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://desinformemonos.org/2015/04/san-sebastian-bachajon-la-lucha-contra-el-despojo/</a>. Versione in inglese nella rivista&nbsp;<em>Upside Down World</em>:&nbsp;<a href="http://upsidedownworld.org/main/mexico-archives-79/5311-san-sebastian-bachajon-the-struggle-against-dispossession-in-mexico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://upsidedownworld.org/main/mexico-archives-79/5311-san-sebastian-bachajon-the-struggle-against-dispossession-in-mexico</a>.</li>



<li>Diapositive sulla strategia dell’istituzione pubblica Fondo Nacional de Fomento al Turismo (FONATUR) in Chiapas. Consultabili in:&nbsp;<a href="http://www.future-agricultures.org/search-documents/global-land-grab/presentations-1/1379-rocheleau/file" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.future-agricultures.org/search-documents/global-land-grab/presentations-1/1379-rocheleau/file</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Juan Vázquez Guzmán, San Sebastián Bachajón, giugno 2012.</li>



<li>Orsetta Bellani,&nbsp;<em>Chiapas: rimangono in carcere i tre indigeni tzeltales arrestati e torturati dalla polizia</em>, 25 settembre 2014, blog&nbsp;<em>Sobre América Latina</em>. Consultabile in:&nbsp;<a href="https://www.sobreamericalatina.com/?p=1531" target="_blank" rel="noopener" title="">https://www.sobreamericalatina.com/?p=1531</a>.</li>



<li>Mariela Zunino,<em>&nbsp;Integración para el despojo: el Proyecto Mesoamérica o la nueva escalada de apropiación del territorio</em>, boletín&nbsp;<em>Chiapas al día</em>&nbsp;no. 583 del Centro de Investigación Económicas y Políticas de Acción Comunitaria (CIEPAC), 28 maggio 2010. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.adital.com.br/site/noticia_imp.asp?cod=48203&amp;lang=ES" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.adital.com.br/site/noticia_imp.asp?cod=48203&amp;lang=ES</a>.</li>



<li>Convegno 169 dell’OIL:&nbsp;<a href="http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html</a>.</li>



<li>Carlos Fazio,&nbsp;<em>La brecha, el Galeano y la digna rabia. In quotidiano La Jornada</em>, 26 maggio 2014. Consultabile in: http://www.jornada.unam.mx/2014/05/26/opinion/017a1pol.</li>



<li><em>Estudio sobre los desplazados por el conflicto armado en Chiapas</em>, pubblicazione realizzata nel quadro del&nbsp;<em>Programa Conjunto OPAS-1969 “Prevención de conflictos, desarrollo de acuerdos y construcción de la paz en comunidades con personas internamente desplazadas en Chiapas 2009-2012</em>”, Messico, 2012. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://culturadepaz.org.mx/sitio/Informe_desplazadas_web.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://culturadepaz.org.mx/sitio/Informe_desplazadas_web.pdf</a>.</li>



<li>Disponibile in:&nbsp;<a href="http://www.internal-displacement.org/americas/mexico/summary" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.internal-displacement.org/americas/mexico/summary</a>.</li>



<li>Juan Romero,&nbsp;<em>La autopista San Cristobal-Palenque, la espina dorsal del CIPP: Sigilo y destrucción violenta</em>, Bollettino del&nbsp;<em>Centro de Investigaciones Económicas y Políticas de Acción Comunitaria&nbsp;</em>(CIEPAC), ottobre 2009. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Pueblos-Indigenas/la_autopista_san_cristobal_palenque_la_espina_dorsal_del_cipp_sigilo_y_destruccion_violenta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Pueblos-Indigenas/la_autopista_san_cristobal_palenque_la_espina_dorsal_del_cipp_sigilo_y_destruccion_violenta</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Juan Romero, San Cristóbal de Las Casas, novembre 2014.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Ricardo Lagunes, San Cristóbal de Las Casas, gennaio 2015.</li>



<li><em>Informe de agresiones a las bases de apoyo zapatistas 2006-2012</em>, Red contra la Represión y por la Solidaridad, maggio 2013.</li>



<li><em>Agresión a Bases del EZLN en sede de la Junta de Buen Gobierno de La Realidad</em>, comunicato stampa del Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) del 5 maggio 2014. Consultabile all’indirizzo:<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/05/junta-de-buen-gobierno-hacia-la-esperanza-denuncia-energicamente-a-los-paramilitares-cioaquistas-organizados-por-los-3-niveles-de-los-malos-gobiernos-en-contra-de-nuestros-pueblos-bases-de-apoyo-del-e/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/05/junta-de-buen-gobierno-hacia-la-esperanza-denuncia-energicamente-a-los-paramilitares-cioaquistas-organizados-por-los-3-niveles-de-los-malos-gobiernos-en-contra-de-nuestros-pueblos-bases-de-apoyo-del-e/</a>.</li>



<li><em>Maestro zapatista Galeano: appunti di una vita</em>, Comunicato dell’EZLN del 2 maggio 2015. Consultabile in italiano:&nbsp;<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2015/05/04/maestro-zapatista-galeano-appunti-di-una-vita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2015/05/04/maestro-zapatista-galeano-appunti-di-una-vita/</a>.</li>



<li>Raúl Zibechi,&nbsp;<em>Política &amp; Miseria. Una propuesta de debate sobre la relación entre el modelo extractivo, los planes sociales y los gobiernos progresistas</em>, Editorial La Vaca, Argentina. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://es.scribd.com/doc/204505800/Zibechi-Raul-Politica-Y-Miseria#" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://es.scribd.com/doc/204505800/Zibechi-Raul-Politica-Y-Miseria#</a>.</li>



<li>Hermann Bellinghausen,&nbsp;<em>La actual etapa contrainsurgente inicia en Las Margaritas con la Cruzada Contra el Hambre</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 24 maggio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol</a>.</li>



<li>Pedro Faro,&nbsp;<em>El gran teatro de la impunidad en Chiapas. Nuevas evidencias del genocidio y la guerra encubierta, mensile Ojarasca</em>, 14 dicembre 2013. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2013/12/14/oja-teatro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2013/12/14/oja-teatro.html</a>.</li>



<li>Gilberto López y Rivas,&nbsp;<em>Estudiando la contrainsurgencia de Estados Unidos. Manuales, mentalidades y uso de la antropología</em>, Ocean Sur, Messico, 2 giugno 2014.</li>



<li>Paulina Fernández Christlieb,&nbsp;<em>El EZLN y la GBI en Chiapas: derechos indígenas contra corporaciones transnacionales</em>, Revista Mexicana de Ciencias y Políticas Sociales, vol. XLVI, núm. 189, maggio-dicembre 2003, pag. 213-262, Universidad Autónoma de México, Messico.</li>



<li>Ángeles Mariscal,&nbsp;<em>Dice Manuel Velasco que reconoce aporte de comunidades indígenas zapatistas</em>, periodico elettronico&nbsp;<em>Revolución 3.0</em>, 2 gennaio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://revoluciontrespuntocero.com/dice-manuel-velasco-que-reconoce-aporte-de-comunidades-indigenas-zapatistas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://revoluciontrespuntocero.com/dice-manuel-velasco-que-reconoce-aporte-de-comunidades-indigenas-zapatistas/</a></li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’ottobre 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/">Chiapas: turismo, autostrade e repressione</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2016 14:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[zapatisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da bambino Francisco1&#160;lavorava nella fattoria Santa Rita, vicino alla città di Ocosingo, dove il padrone Adolfo Nájera lo pagava 3 pesos al mese (circa 20 centesimi di euro). Nel 1989 l’indigeno maya tzeltal si trasferì con la sua famiglia nel Rancho Santa Lucía, un terreno di 481 ettari da cui si può godere di una&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/">EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da bambino Francisco<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a></sup>&nbsp;lavorava nella fattoria Santa Rita, vicino alla città di Ocosingo, dove il padrone Adolfo Nájera lo pagava 3 pesos al mese (circa 20 centesimi di euro). Nel 1989 l’indigeno maya tzeltal si trasferì con la sua famiglia nel Rancho Santa Lucía, un terreno di 481 ettari da cui si può godere di una bella vista sulle gole tra i monti che circondano la città.</p>



<p>“Il padrone della fattoria, Gilberto Bermúdez, ci trattava un po’ meglio. Pagava 200 pesos al mese (poco più di 11 euro) e ci regalava vestiti e scarpe”, racconta Francisco<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>. Quando poi, nel 1992, ricevette la visita di un gruppo di persone che si presentarono come guerriglieri dell’EZLN, Francisco accettò l’invito ad entrare nell’organizzazione.</p>



<p>L’insurrezione zapatista del 1994 cacciò Gilberto Bermúdez dal rancho Santa Lucía e Francisco divenne padrone, insieme alla sua comunità, della terra che prima lavorava come bracciante-schiavo. Oggi al posto della fattoria sorge un villaggio zapatista di otto famiglie, ognuna delle quali possiede un appezzamento di terra che coltiva individualmente, e uno in cui lavora insieme alle altre famiglie<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>.</p>



<p>Nel suo decimo articolo, la&nbsp;<em>Ley Revolucionaria de Reforma Agraria</em>&nbsp;dell’EZLN stabilisce la modalità di ripartizione delle terre: “L’obiettivo della produzione in collettivo è soddisfare in primo luogo le necessità del popolo, creare la coscienza collettiva del lavoro e del beneficio, creare unione nella produzione e nella difesa, e il mutuo appoggio nell’agro messicano. Se in una regione non viene prodotto un bene, verrà scambiato con le regioni in cui viene prodotto, in condizioni di giustizia e uguaglianza. Gli eccedenti della produzione potranno essere esportati in altri paesi se a livello nazionale non esiste domanda del prodotto<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>”.</p>



<p>Con la sua insurrezione, l’EZLN ha attuato in modo unilaterale la riforma agraria – ossia la ripartizione della terra ai contadini che ne erano privi – proclamata il 6 gennaio 1915 e mai applicata efficacemente in Chiapas. Nel 1994 la guerriglia indigena costrinse molti proprietari terrieri<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>&nbsp;ad abbandonare le loro fattorie e del loro fuggi fuggi ne approfittarono anche gruppi non zapatisti, occupando<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>&nbsp;i terreni abbandonati. In totale, dal 1994 si sono registrate circa 1700 occupazioni che hanno permesso ai contadini di recuperare più di 150mila ettari<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a></sup>.</p>



<p>Per avviare costosi iter di richiesta della terra, fino agli anni ’90 molte famiglie dovevano viaggiare fino a Tuxtla Gutiérrez, capitale del Chiapas, o a Città del Messico. Erano pratiche che spesso non portavano a nulla; la comunità San Miguel Chiptik, ad esempio, avviò un lungo e tortuoso processo che terminò con la consegna di un solo ettaro a famiglia<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4024" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?w=768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nel Caracol di Oventic. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Gli intoppi burocratici, che sapevano a tentativo di raggirare la riforma agraria, divennero legge nel 1992, quando il governo neoliberista di Carlos Salinas de Gortari riformò l’articolo 27 costituzionale, sospendendo la ripartizione delle terre. La controriforma agraria del ’92 fu uno dei detonanti dell’insurrezione dell’EZLN<a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a>.</p>



<p><strong>Il caffè zapatista</strong></p>



<p>Fernando<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>&nbsp;afferra con delicatezza una foglia di caffè dal suo&nbsp;<em>cafetal</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a></sup>&nbsp;spoglio. “Questa è la roya”, dice preoccupato. Mostra delle macchie gialle sulla superficie e con un gesto della mano abbraccia tutto il campo, come a dire che la roya si trova dappertutto<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>.</p>



<p>Fernando fu tra i fondatori, nel 2001, della cooperativa di caffè biologico zapatista&nbsp;<em>Yachil Xojobal</em>, con sede nel Caracol di Oventic. Nel 2010 abbandonò l’organizzazione e fondò una nuova cooperativa di 200 famiglie, ma tre anni più tardi la roya – un fungo devastatore che secondo Coordinadora Nacional de Organizaciones Cafetaleras (CNOC) ha colpito il 50% delle coltivazioni di caffè del Chiapas – ha iniziato a mangiarsi le sue piante. Oggi la roya è la preoccupazione principale per i produttori di caffè messicani, anche per quelli zapatisti.</p>



<p>Il Messico è il decimo esportatore mondiale di caffè e in Chiapas viene raccolto il 40% dei chicchi prodotti nel paese. Si tratta per il 97% di caffè arabica di alta qualità, coltivato sui terreni scoscesi di montagne che si trovano ad un’altezza superiore ai 1200 metri sul livello del mare. A differenza di molti altri paesi del mondo, in Messico la produzione di caffè non avviene in terreni di grandi dimensioni: il 90% dei coltivatori possiede in media un solo ettaro e il 60% di loro sono indigeni. Sono per lo più persone umili, la cui precaria economia famigliare dipende dalla vendita del grano.</p>



<p>Dalle montagne messicane proviene una parte del caffè che beviamo tutti i giorni. I contadini che lo seminano e raccolgono, e che lo fanno seccare nei loro cortili durante i secchi e soleggiati inverni messicani, sono vittime delle fluttuazioni del prezzo internazionale e dei ricatti dei&nbsp;<em>coyotes</em>, intermediari che comprano i chicchi a un prezzo anche tre volte inferiore a quello di mercato. Per questo, i contadini cercano compratori che acquistino direttamente il caffè.</p>



<p>Uno dei canali che permettono ai produttori di caffè, anche zapatisti, di vendere il loro raccolto a un prezzo giusto, sono quelli legati al commercio equo e solidale. La Giunta di Buon Governo de La Garrucha scriveva in un documento del 2006: “Nel tempo abbiamo cercato modi per commercializzare la nostra produzione attraverso canali equi, perché la nostra commercializzazione sia diretta, cercare accordi per poter vendere la nostra produzione, forse formando cooperative, cercando reti con gente solidale. Siamo riusciti a fare poco perché è molto difficile andare contro il capitalismo, però stiamo portando avanti molti sforzi per poter vendere a un prezzo equo i nostri prodotti<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">13</a></sup>”.</p>



<p>Il caffè zapatista viene venduto soprattutto all’estero grazie alla relazione che le cooperative hanno costruito negli anni con gruppi solidali di vari paesi del mondo, in Italia con le associazioni Caffè Malatesta, Ya Basta e Tatawelo<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">14</a></sup>. I compratori fanno ordini annuali alle cooperative zapatiste e, attraverso una campagna di prefinanziamento, pagano i costi di produzione. A causa dell’epidemia di roya la produzione zapatista è scesa in picchiata, costringendo gli importatori a trovare sistemi alternativi per rifornirsi di caffè.</p>



<p>“Abbiamo calcolato che nel 2014 sono state danneggiate più dell’80% delle piante”, spiega un integrante della cooperativa zapatista Yochin Tayel Kinal, che si trova nella zona di Morelia. “Dovremmo riseminarle tutte, il problema è che ci vogliono 3 o 4 anni perché inizino a produrre. Stiamo utilizzando dei prodotti organici per contrarrestare la roya, ma abbiamo iniziato ad applicarli quando era già in stato molto avanzato<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note">5</a></sup>”.</p>



<p><strong>Lo stigma della migrazione</strong></p>



<p>La organizzazione Desarrollo Económico y Social de Los Mexicanos Indígenas (DESMI) appoggia i&nbsp;<em>promotores de agroecología</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>&nbsp;zapatisti nell’elaborare un piano di azione per affrontare la roya, nelle tre cooperative zapatiste come dei collettivi di produttori di caffè formati dalle basi d’appoggio dell’EZLN.</p>



<p>“Abbiamo creato una ricetta di prodotti organici da applicare alle coltivazioni. Le piante che dall’anno scorso abbiamo iniziato a trattare con questi organismi stanno dando buoni risultati; ora i danni si sono stabilizzati, in media, al 50%”, spiega Rigoverto Albores di DESMI<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>.</p>



<p>In generale, gli zapatisti promuovono la creazione di cooperative e il lavoro collettivo. Esistono gruppi di agricoltori, allevatori, piccoli commercianti, gestori di progetti ecoturistici<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a></sup>, di produzione artigianale o dolciaria.</p>



<p>Il collettivo italiano Nodo Solidale organizza corsi nei territori autonomi zapatisti per la produzione di&nbsp;<em>pan dulce</em>, un tipo di pane zuccherato che si consuma in Chiapas. “I corsi sono rivolti a studenti e gruppi di donne. L’idea è che attraverso la vendita del pane abbiano un’entrata economica capace di rafforzare il processo di costruzione dell’autonomia”, spiega una integrante di Nodo Solidale. “Inoltre il lavoro collettivo crea coesione sociale e, soprattutto per le donne, rappresenta un’occasione per allontanarsi qualche ora dalla propria famiglia, uno spazio per potersi confrontare con altre donne e costruire legami di amicizia e solidarietà<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4026" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Giovane zapatista durante un corso per la produzione di pan dulce. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Di fronte alle difficoltà economiche, alcune basi d’appoggio dell’EZLN scelgono la migrazione. Nei primi anni ’90 i flussi migratori chiapanechi si rivolgevano soprattutto alle località turistiche della costa caraibica messicana, come Cancún e Playa del Carmen, ma alla fine del decennio s’iniziarono a muovere anche verso gli Stati Uniti.<br>La migrazione è un fenomeno sempre più massivo tra gli zapatisti e normalmente sono gli uomini i primi a migrare. Spesso tornano alla comunità dopo qualche tempo, altre volte la moglie li raggiunge all’estero, ma può anche succedere che se ne perdano le tracce. “Come dappertutto, nelle comunità zapatiste la migrazione causa una rottura delle relazioni famigliari. È aumentato il numero di donne abbandonate, o che riscontrano malattie sessuali quando i mariti vanno e vengono. Se invece una donna decide di raggiungere il marito, spesso lascia i figli con i nonni o gli zii”, spiega Guadalupe Cardenas Zitle del Colectivo Femenista Mercedes Oliveira (COFEMO)<a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">20</a>.<br>Nelle comunità zapatiste la migrazione causa una frattura del tessuto sociale particolarmente grave, perché da molti viene vista come un tradimento del progetto politico dell’organizzazione, “una malattia contagiosa” che può mettere in pericolo la comunità.<br>Alejandra Aquino Moreschi racconta l’esperienza del villaggio zapatista María Trinidad e della base d’appoggio Silverio, uno dei primi ad annunciare all’assemblea la sua volontà di allontanarsi per un periodo<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">21</a></sup>. Era il 2003 e la decisione di Silverio venne percepita dalla maggior parte della comunità come un abbandono del progetto di resistenza. Per l’assemblea comunitaria, la scelta di migrare significava anteporre un progetto personale e i valori individualisti capitalisti all’organizzazione collettiva.<br>Nel corso degli anni, seppur scoraggiata, la migrazione venne gradualmente accettata come un fenomeno inevitabile, e regolata. Chi decide di abbandonare la comunità deve oggi chiedere permesso all’assemblea, che normalmente lo concede fino a cinque anni, e una volta tornato dovrà pagare una somma che compensi i lavori comunitari abbandonati durante il tempo della migrazione.<br>Spiega Silverio: “Io non mi sono arreso, non ho tradito il movimento, non sono diventato priista<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">22</a></sup>, continuo a pensare che il movimento ha ragione, quello che rivendica è giusto, solo ho bisogno di riposare alcuni anni e provvedere alla mia famiglia<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">23</a></sup>”.<br>Secondo molti zapatisti, chi decide di lasciare la propria comunità non lo fa per una necessità reale, ma per poter beneficiare dello stile di vita delle classi alte urbane e della possibilità di soddisfare bisogni indotti dai media. Los&nbsp;<em>norteños</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">24</a></sup>, come vengono chiamati i migranti di ritorno alla loro comunità, parlano e si vestono in modo differente, hanno stivali e pantaloni nuovi e possono, almeno per i primi mesi, beneficiare di un livello di consumo che crea squilibri economici all’interno delle comunità.<br>Alcuni zapatisti decidono di migrare per motivi economici, altri per liberarsi del controllo della comunità, una “grande famiglia” che in certe fasi della vita può essere percepita come una presenza soffocante. E c’è chi migra per conoscere il mondo al di fuori della propria comunità, nuovi paesaggi, volti, lingue. Spesso i giovani zapatisti, come tutti i loro coetanei, migrano per curiosità.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Nome fittizio, per motivi di sicurezza.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un base d’appoggio zapatista, Caracol de La Garrucha, gennaio 2014.</li>



<li>La&nbsp;<em>Ley Revolucionaria de Reforma Agraria</em>&nbsp;dell’EZLN stabilisce che le terre vengano coltivate collettivamente e che il raccolto sia suddiviso secondo i criteri decisi dall’assemblea. Nella pratica si è stabilito che ogni famiglia possa usufruire anche di un appezzamento individuale. La terra continua ad appartenere alla comunità e, se esce dalla comunità zapatista, la famiglia perde i suoi diritti su di essa.</li>



<li><em>El Despertador Mexicano</em>, dicembre 1993.</li>



<li>Molti di loro sono stati indennizzati dallo stato.</li>



<li>Gli zapatisti parlano di terre “recuperate”, perché considerano che siano da sempre appartenute ai popoli indigeni, e che i bianchi e i meticci gliele abbiano rubate ai tempi della&nbsp;<em>conquista</em>.</li>



<li>Gemma Van Der Haar,&nbsp;<em>Autonomía a ras de tierra. Algunas implicaciones de la autonomía zapatista en la práctica</em>. In Marco Estrada Saavedra,&nbsp;<em>Chiapas después de la tormenta. Estudios sobre economía, sociedad y política</em>, Distrito Federal, México, 2009, pag. 537.</li>



<li>Molto spesso si tratta di famiglie numerose, che alla seconda generazione devono dividere quell’unico ettaro tra vari figli.</li>



<li>Richard Stahler-Sholk,&nbsp;<em>Autonomía y economía política de resistencia en las cañadas de Ocosingo</em>. In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas</em>, UAM, México, 2011, pag. 409-445.</li>



<li>Nome fittizio, per motivi di sicurezza.</li>



<li>Campo di caffè.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un coltivatore di caffè del Municipio di Pantelhó, Chiapas, febbraio 2015.</li>



<li><em>”Lo que se ha hecho en proyectos de comunidades zapatistas”.&nbsp;</em>Documento pubblicato sulla parete della Commissione di Vigilanza del Caracol de La Garrucha, 20 dicembre 2006.</li>



<li>Per maggiori informazioni:<a href="http://www.caffezapatista.it/index.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;http://www.caffezapatista.it/index.php</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.tatawelo.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.tatawelo.it</a>.</li>



<li>Intervista della Red ProZapa alla cooperativa Yochin Tayel Kinal, Caracol di Morelia, gennaio 2015.</li>



<li>Zapatisti formati come esperti di agroecologia, un metodo che coniuga i saperi tradizionali degli agricoltori con i principi della scienza occidentale.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Rigoverto Albores, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2015.</li>



<li>Nel Caracol di Morelia esistono i centri ecoturistici di Agua Clara e Tzaconejá, gestiti dalle basi d’appoggio zapatiste, dove si può pernottare sulle rive di un fiume che scorre in mezzo alla selva.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un integrante del collettivo Nodo Solidale, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2015.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Guadalupe Cárdenas Zitle, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2014.</li>



<li>Alejandra Aquino Moreschi,&nbsp;<em>Entre el “sueño zapatista” y el “sueño americano”. La migración a Estados Unidos en una comunidad en resistencia</em>. In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas,&nbsp;</em>UAM, México, 2011, pag. 447-487.</li>



<li>Simpatizzante del conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI).&gt;</li>



<li>Alejandra Aquino Moreschi,&nbsp;<em>Entre el “sueño zapatista” y el “sueño americano”. La migración a Estados Unidos en una comunidad en resistencia.</em>&nbsp;In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas,&nbsp;</em>UAM, México, 2011, pag. 463.</li>



<li>Nordici.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato sul mensile Arivista nel giugno 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/">EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ezln, Questioni economiche</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2016 14:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Satoschi apre la busta e mostra una mazzetta di banconote. Sono 17mila pesos2&#160;da consegnare alla Giunta di Buon Governo, spiega che li ha raccolti un collettivo pro zapatista giapponese durante un evento solidale.Una nebbia spessa imbeve la montagna, impedendo di vedere al di là della sbarra che delimita l’accesso al Caracol di Oventic. Un uomo&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/">Ezln, Questioni economiche</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Satoschi apre la busta e mostra una mazzetta di banconote. Sono 17mila pesos<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;da consegnare alla Giunta di Buon Governo, spiega che li ha raccolti un collettivo pro zapatista giapponese durante un evento solidale.<br>Una nebbia spessa imbeve la montagna, impedendo di vedere al di là della sbarra che delimita l’accesso al Caracol di Oventic. Un uomo con il volto coperto dal passamontagna segna su un foglio i dati anagrafici miei, del ragazzo giapponese e dell’amico che mi accompagna.<br>“Motivo della visita?”, chiede con la voce attutita dalla lana che gli copre la bocca. “Ho dei soldi da consegnare”, dico. “Li ha raccolti la squadra di calcio del fratello di un ragazzo ucciso dai paramilitari, mi hanno chiesto di consegnarli alla giunta”.</p>



<p>Dietro la scrivania, due donne e tre uomini della Giunta di Buon Governo di Oventic ricevono la busta e ascoltano con attenzione le mie parole. Spiego da dove proviene il denaro, poi uno per uno contano i soldi e preparano la ricevuta. Alle loro spalle il ritratto di un guerrigliero zapatista, uno di Che Guevara, alcune foto e disegni di bambini, uno scudetto dell’Inter.</p>



<p>“Ci fa piacere ricevere la vostra solidarietà e vi ringraziamo molto. Comunque noi non vi abbiamo chiesto nulla”, dice uno di loro.<br>“Sí, lo sappiamo”, rispondo stupita della franchezza, mentre sento fremere di emozione il mio amico, che per la prima volta incontra una Giunta di Buon Governo.<br>“Io vengo dallo stato di Chihuahua, nel nord del paese. Da Chihuahua sempre lotteremo al vostro fianco”, dice con trasporto.<br>“Grazie – gli risponde pacificamente un membro della giunta -, ma noi non ve lo abbiamo chiesto”. Il mio amico si offende un po’, a me viene da ridere.</p>



<p>Fino a una decina di anni fa, le donazioni da parte di gruppi solidali, nazionali ed internazionali, venivano versate direttamente ai Municipi Autonomi. Se i municipi limitrofi non ricevevano lo stesso tipo di cooperazione si creavano squilibri tra una zona e l’altra, che dal 2003 con la creazione delle Giunte di Buon Governo si è cercato di evitare, convogliando tutte le donazioni nelle loro mani. Nella zona della Garrucha non riuscirono ad adattarsi subito al nuovo modello, e fino al 2007 continuarono a lasciare che i municipi gestissero le risorse. Uno zapatista che vive nella zona racconta:</p>



<p>“Quando ci siamo resi conto che non andava bene camminare in quel modo nell’autonomia, si sospese tutto per fare tutto collettivamente, perché la Giunta di Buon Governo possa controllare tutti i progetti, che controlli il progetto di educazione, quello di salute e quelli delle altre aree. In questo modo camminiamo nello stesso cammino<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4028" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Casa della Giunta di Buon Governo di Oventic. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Una volta ricevuta la donazione o la proposta di un progetto da implementare nei territori autonomi, le Giunte di Buon Governo si riuniranno con i rappresentanti dei municipi, che a loro volta ne parleranno con le basi d’appoggio zapatiste. È la base dell’organizzazione che decide come investire le nuove risorse, e la Giunta non dovrebbe far altro che mettere in pratica le sue decisioni. In realtà, si sono verificati casi in cui membri della Giunta di Buon Governo hanno cercato di far confluire gli aiuti o i progetti verso la propria comunità.</p>



<p><strong>Che cosa c’è dietro i programmi assistenziali</strong></p>



<p>È difficile valutare la sostenibilità economica del progetto zapatista, soprattutto a causa della mancanza di dati pubblici. Quel che è certo è che le donazioni sono utili ma modeste, e che il cammino verso l’autonomia dovrebbe tendere alla completa indipendenza anche dalle cooperazioni solidarie.</p>



<p>Più volte gli zapatisti hanno affermato che non esiste un copione per la costruzione dell’autonomia, che stanno creando attraverso un processo fatto di tentativi ed errori. Secondo una base d’appoggio della comunità Victórico Grajales: “L’obiettivo principale è questo: resistere e costruire quella che chiamiamo autonomia, cioè essere indipendenti dal governo, dal mal governo, ed imparare ad organizzarci in modo indipendente, perché pensiamo che quello che stiamo facendo è una cosa simile ad una scuola in cui impariamo molte cose, impariamo ad organizzarci in collettivo, impariamo ad organizzare vari lavori. Cosa faremo più avanti? Non lo sappiamo, ma il nostro compito è questo: rendere realtà il sogno zapatista di costruire quella che noi chiamiamo l’autonomia dei popoli zapatisti, dei popoli indigeni<a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a>”.</p>



<p>Perché questa autonomia sia effettiva, gli zapatisti non accettano i programmi governativi che dispensano aiuti economici alle famiglie più povere. Pensiamo quanto sarebbe difficile per noi rinunciare a un sussidio di disoccupazione o a una borsa di studio e capiremo quanto può essere duro per una famiglia umile, come sono le famiglie zapatiste.</p>



<p>Molti programmi governativi sono stati avviati dopo l’insurrezione del 1994 e vengono considerati dall’EZLN come una strategia di controinsurgenza, visto che portano i beneficiari ad allontanarsi dalla resistenza in cambio di “briciole”. Sono infatti studiati per dare un contentino a chi li riceve, senza essere capaci di cambiarne la vita in modo strutturale.</p>



<p>L’appoggio del governo può consistere, ad esempio, nella consegna di una lamina per il tetto o in un versamento mensile in denaro. Sono programmi assistenzialisti che possono portare i beneficiari ad essere totalmente dipendenti da essi, invece di aiutarli ad avviare un’attività produttiva che permetta loro di essere autonomi dagli aiuti. Si può affermare che, invece di incentivare la creatività e l’indipendenza economica dei cittadini, lo stato dà una paghetta mensile ai cittadini, rendendoli passivi e privi di iniziativa.</p>



<p>Il programma Prospera<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>&nbsp;distribuisce alle donne 130 pesos al mese (meno di 9 euro), più 110 pesos (poco più di 7 euro) per ogni figlio tra zero e nove anni<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">6</a></sup>. Si tratta di un apporto economico minimo che rappresenta un aiuto per chi vive ai margini della sussistenza, ma che non può dare una reale spinta all’economia famigliare. I dati dimostrano che in dodici anni i risultati del programma sono stati scarsi: il 25% delle famiglie hanno problemi di accesso al cibo e più del 30% non è uscita dal circolo intergenerazionale della povertà, che è l’obiettivo principale del programma<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">7</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4030" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Anziano zapatista. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Alcune organizzazioni sociali denunciano che Prospera/Oportunidades porta le beneficiarie ad avere un atteggiamento passivo e ad affidare al programma quasi il totale mantenimento della propria famiglia. “L’unica cosa che ci dà da mangiare è Oportunidades”, spiega una donna del Municipio di Chilón. “La terra ha già perso forza, non dà più nulla, e non c’è lavoro. Ora mantengo la mia famiglia con quello che ci dà il governo con Oportunidades<a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a>”.</p>



<p><strong>E la banca zapatista?</strong></p>



<p>Le comunità zapatiste cercano, al contrario, di incentivare il lavoro produttivo. Per iniziare un progetto è necessario un capitale iniziale, che può provenire dalle donazioni solidali, dai piccoli risparmi delle basi d’appoggio o da un prestito della BAZ, la Banca Autonoma Zapatista.</p>



<p>La cassa presta denaro alle famiglie zapatiste con un interesse che varia dal 3% al 5%, a seconda della zona, mentre scende al 2% se la richiesta è motivata da una malattia che comporta spese in medicine o cure. Se la persona decede, alla famiglia non verrà chiesto il pagamento del debito.</p>



<p>L’idea di creare una banca ad uso delle basi d’appoggio dell’EZLN nacque per rispondere alla pratiche di usura che si erano create all’interno delle comunità, con richieste di tassi d’interesse che potevano arrivare fino al 20%<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">9</a></sup>.</p>



<p>“Ho lavorato per alcuni anni in una comunità zapatista che vide migrare molte persone negli Stati Uniti”, racconta Guadalupe Cardenas Zitle del Colectivo Femenista Mercedes Oliveira (COFEMO). “Ricordo il caso di un migrante la cui moglie, a cui ogni mese mandava denaro, ad un certo punto divenne “la ricca” della comunità. Si mise a prestare soldi ed iniziò ad avere problemi con molte famiglie, alla fine se ne è dovuta andare. Ora la coppia vive negli Stati Uniti e non è più zapatista<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>”.</p>



<p>La BAZ ha dato avvio a progetti di successo, come quello di un gruppo di donne del Caracol de La Realidad, che con un prestito di 15mila pesos (circa 870 euro) aprirono un ristorantino e un negozio. Organizzarono l’attività e i turni di lavoro, e dopo non molto tempo avevano già raccolto 40mila pesos. In generale, però, l’esperimento della banca zapatista non ha avuto molta fortuna. Nella zona de La Garrucha sono stati ripagati solo il 50% dei prestiti concessi dalla BAZ, e si sono verificati casi di persone che falsificavano i documenti per poter ricevere crediti superiori a quelli concordati con le autorità zapatiste<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a></sup>.</p>



<p><em>All’economia delle comunità zapatiste sarà dedicato anche un altro articolo.</em></p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Circa 1000 euro.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II, pag. 8. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Cristina Híjar González,&nbsp;<em>Autonomía Zapatista. Otro mundo es posible</em>, AMV, México, 2008, pag. 230.</li>



<li>Fino al settembre 2014 chiamato&nbsp;<em>Oportunidades</em>.</li>



<li><a href="https://www.prospera.gob.mx/Portal/wb/Web/oportunidades_cumple_15_anos_de_incentivar" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.prospera.gob.mx/Portal/wb/Web/oportunidades_cumple_15_anos_de_incentivar</a>.</li>



<li>Ángelica Enciso L.,&nbsp;<em>Oportunidades no logró romper cadena generacional de pobreza</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 24 febbraio 2015. Consultabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2015/02/24/sociedad/035n1soc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2015/02/24/sociedad/035n1soc</a>.</li>



<li><a href="http://www.sipaz.org/es/informes/118-informe-sipaz-vol-xviii-no-4-noviembre-de-2013/472-enfoque-violencia-hacia-las-mujeres-en-mexico-olvidan-castigar-a-los-responsables.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.sipaz.org/es/informes/118-informe-sipaz-vol-xviii-no-4-noviembre-de-2013/472-enfoque-violencia-hacia-las-mujeres-en-mexico-olvidan-castigar-a-los-responsables.html</a>.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>, pag. 44. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Guadalupe Cárdenas Zitle, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2014.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Resistencia Autónoma</em>. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato sul mensile Arivista nel maggio 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/">Ezln, Questioni economiche</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN, tra rimedi tradizionali e medicina allopatica</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2015/10/09/ezln-tra-rimedi-tradizionali-e-medicina-allopatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 12:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>María e Ruth2&#160;s’inginocchiano davanti al tavolino e con un coltello sminuzzano radici, foglie e fiori. “Questa è molto buona per i dolori mestruali, devi bere l’infusione tre volte al giorno”, dice Ruth mostrando le foglie di una pianta violetta. Spiega che la bougainville e il rosmarino sono ottimi per la tosse, e una radice che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>María e Ruth<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;s’inginocchiano davanti al tavolino e con un coltello sminuzzano radici, foglie e fiori. “Questa è molto buona per i dolori mestruali, devi bere l’infusione tre volte al giorno”, dice Ruth mostrando le foglie di una pianta violetta. Spiega che la bougainville e il rosmarino sono ottimi per la tosse, e una radice che sembra liquerizia aiuta in caso di dolore allo stomaco.<br>Nella&nbsp;<em>Casa de Salud Comunitaria</em>&nbsp;in cui le due ragazze lavorano – un piccolo edificio semplice e pulito circondato da un bosco di pini – ci sono anche garze, acqua ossigenata, stetoscopi, alcuni medicinali e strumenti per il primo soccorso.<br>Nel mondo zapatista le politiche legate alla salute vengono discusse da tutta la comunità, che prende le decisioni per consenso. María e Ruth sono state nominate per formarsi come&nbsp;<em>yierberas</em>, hanno imparato i segreti della fitoterapia e curano con le erbe medicinali; sono&nbsp;<em>promotoras de salud</em>&nbsp;che lavorano affianco alle ostetriche capaci di accompagnare un parto secondo la tradizione indigena (<em>parteras</em>) e alle massaggiatrici (<em>hueseras</em>). Sono ruoli che già nel XVI e XVII secolo venivano ricoperti in prevalenza da donne,&nbsp;<em>curanderas</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>&nbsp;che in alcuni casi erano anche sacerdotesse<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>.<br>Soprattutto negli ultimi anni e grazie anche alla solidarietà internazionale, le giunte di buon governo zapatiste stanno dando un particolare impulso alla loro formazione, con l’idea di recuperare le pratiche curative indigene per affiancarle alla medicina allopatica (o occidentale). La medicina tradizionale si stava infatti perdendo, a causa soprattutto dell’azione del programma di salute dell’Instituto Nacional Indigenista<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>&nbsp;(INI), istituzione governativa che portava avanti politiche finalizzate ad assimilare i popoli nativi alla cultura meticcia e occidentale.<br>Carmen ricorda il sentimento di vergogna condiviso dalla popolazione indigena sfollata che, a seguito dell’offensiva dell’esercito messicano del febbraio 1995, fu costretta a rifugiarsi nella montagna: “C’erano tanti bambini ammalati e sapevamo che lì nella montagna c’erano un sacco di rimedi. Ma non sapevamo sceglierli e avevamo paura di provare<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg-1024x768.webp?resize=980%2C735" alt="" class="wp-image-2332" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg.webp?w=1456&amp;ssl=1 1456w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Clinica autonoma nel Municipio Olga Isabel, zona di Morelia (Foto: O.B.)</em></figcaption></figure>



<p><strong>Il ruolo dei “medici zapatisti”</strong></p>



<p>Carmen è oggi tra i 200 “medici zapatisti” che lavorano nella zona del Caracol di Morelia ed è stata sostenitrice della costruzione della clinica autonoma El Salvador Corazón de Jesús, nel Municipio 17 de Noviembre, dotata di cinque edifici che ospitano un consultorio, una farmacia, un laboratorio per le analisi, una sala ginecologica e una dentistica. Nella clinica, che esisteva già prima dell’insurrezione del 1994, lavorano quattro promotori di salute che si danno il cambio ogni quattro giorni<a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a>.<br>Anche la clinica Guadalupana del Caracol di Oventic fu costruita prima del&nbsp;<em>levantamiento</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>armato, a partire dal 1991, quando la comunità era completamente isolata e non era possibile portare i pazienti fino all’ospedale di San Cristóbal de Las Casas, che si trova a circa un’ora e mezza di distanza. Oggi la clinica Guadalupana coordina le undici microcliniche presenti nella zona di Oventic<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a></sup>&nbsp;ed ospita un consultorio dentale, ginecologico e oftalmologico, un laboratorio erboristico e una decina di letti per ricoverare i pazienti<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>. Le cure mediche sono gratuite, ma le medicine hanno un costo.<br>Nei casi più gravi o quando è necessaria la consulenza di uno specialista, gli zapatisti si rivolgono agli ospedali di istituzioni religiose<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a></sup>&nbsp;o a quelli pubblici. Anche nelle campagne di vaccinazione, che hanno raggiunto una copertura importante in territorio zapatista, il sistema di salute autonomo s’incontra con quello statale. Le campagne vengono portate avanti dai&nbsp;<em>promotores de salud</em>&nbsp;ma, almeno fino a poco tempo fa, il vaccino era distribuito dal sistema di salute pubblico grazie alla mediazione di organizzazioni non governative<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>. Oggi il personale medico denuncia che il governo non distribuisce vaccini e medicinali adeguati nelle zone indigene, violando il diritto alla salute<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note">1</a><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>.<br>Secondo stime ufficiali, all’inizio degli anni ’90 in Chiapas morivano 14<sup>.</sup>500 persone l’anno per malattie curabili come problemi respiratori, tifo o salmonella<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note">1</a><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>. I dati mostrano come da allora la situazione nella regione sia migliorata – ad esempio, tra il 1990 e il 2011 la mortalità associata a complicazioni durante la gravidanza o il parto è scesa più del 50%<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">15</a>&nbsp;</sup>-, ma continuano a mostrare una situazione drammatica.<br>Il sistema di salute zapatista ha portato cure nelle zone più remote del Chiapas, quelle che non vengono neanche prese in considerazione dalle stime ufficiali, e in due cliniche autonome che si trovano nel cuore della selva Lacandona durante più di sette anni non si è registrata nessuna morte materna<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>. Spiega José della commissione di salute del Caracol di Morelia: “La situazione della salute dei nostri popoli è cambiata, e non grazie al governo, ma a noi. Ora sono quasi inesistenti le diarree che prima uccidevano i bambini, e se ci sono le isoliamo e le trattiamo. I nostri bambini non muoiono più di diarrea. Ad ogni modo, nella pratica la salute è difficile<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg-1024x575.webp?resize=980%2C550" alt="" class="wp-image-2333" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg.webp?w=1456&amp;ssl=1 1456w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Anziana zapatista (Foto: O.B.)</em></figcaption></figure>



<p><strong>Malasanità, soprattutto con gli indigeni</strong></p>



<p>Con una punta di ironia, José dice che dove vede una clinica zapatista il governo costruisce un ospedale pubblico per farle concorrenza. Le istituzioni messicane hanno in parte recepito le richieste dell’EZLN, ad esempio costruendo infrastrutture in zone in cui erano inesistenti. La decisione è parte della “strategia di controinsurgenza” che porta il governo a fare piccole concessioni per creare consenso e allontanare le comunità indigene della resistenza, senza dover ricorrere all’utilizzo della forza militare o paramilitare.<br>“Il governo ha iniziato a fare investimenti infrastrutturali a partire dell’insurrezione zapatista del 1994, ora tutti i centri abitati più importanti hanno un centro di salute. Ad ogni modo, continuano ad esserci problemi per la mancanza di personale qualificato, spesso gli infermieri assumono le funzioni dei dottori<a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a>”, spiega Nancy Zárate Castillo, professoressa di psicologia delle differenze di genere della Universidad Autónoma de Chiapas (UNACH) ed ex coordinatrice statale della Red por los Derechos Sexuales y Reproductivos (DDSER).<br>Gli episodi di malasanità in Messico sono frequenti, in particolare ai danni della popolazione indigena, che spesso viene trattata con razzismo dal personale medico. Come il caso di Irma López Aurelio, a cui è stato negato l’accesso a un ospedale nello stato di Oaxaca e ha dovuto partorire in giardino. O quello di Romeo Hernández, a cui i medici dell’Hospital de la Mujer di San Cristóbal de las Casas hanno consegnato il corpo senza vita della moglie Susana, e un neonato sporco. Non gli hanno detto di averla lasciata nuda in una barella nel corridoio dell’ospedale, alla vista di tutti, non lo hanno informato di averle asportato la vescica senza il suo consenso né del fatto che, una volta morta, le hanno preso l’impronta digitale per simulare un’autorizzazione<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>.</p>



<p><a></a>Note</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Dichiarazione di Moisés Gandhi, febbraio 1997.</li>



<li>Nomi fittizi, per motivi di sicurezza.</li>



<li>Nome che viene dato alle curatrici tradizionali o sciamane.</li>



<li>Sylvia Marcos,&nbsp;<em>Mujeres, indígenas, rebeldes, zapatistas</em>, Ediciones Eón, México, 2011, pag. 127.</li>



<li>Creato nel 1948, dal 2003 venne sostituito dalla Comisión Nacional para el Desarrollo de los Pueblos Indígenas.</li>



<li>Melissa M. Forbis,&nbsp;<em>Autonomía y un puñado de hierbas. La disputa por las identidades de género y étnicas por medio del sanar</em>. In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas</em>, UAM, México, 2011, pag. 386.</li>



<li>Hermann Bellinghausen,&nbsp;<em>Comunidades zapatistas alcanzan la autosuficiencia en servicios de salud</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 28 febbraio 2009. Consultabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2009/02/28/politica/014n1pol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2009/02/28/politica/014n1pol</a>.</li>



<li>Insurrezione.</li>



<li>Quaderni di testo della prima&nbsp;<em>Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II</em>, pag. 20. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>J.H. Cuevas,&nbsp;<em>Salud y Autonomía: el caso Chiapas. A case study commissioned by the Health Systems Knowledge Network</em>, marzo 2007.</li>



<li>Ad esempio l’ospedale San Carlos di Altamirano, nei pressi del Caracol di Morelia, che da circa 45 anni si occupa della salute della popolazione della zona. Si finanzia con donazioni e l’89% dei suoi pazienti sono indigeni.</li>



<li>J.H. Cuevas,&nbsp;<em>Salud y Autonomía: el caso Chiapas. A case study commissioned by the Health Systems Knowledge Network</em>, marzo 2007.</li>



<li>Assemblea della Medicina della Liberazione, in CIDECI-Universidad de la Tierra di San Cristóbal de Las Casas, 1-3 agosto 2014.</li>



<li>Subcomandante Marcos,&nbsp;<em>Chiapas: El Sureste en dos vientos, una tormenta y una profecia. In EZLN, documentos y comunicados</em>, tomo 1, ERA, Messico, 1994, pag.60.</li>



<li>Instituto Nacional de Estadística y Geografía (INEGI),&nbsp;<em>Estadísticas a propósito del día mundial de la población (Chiapas)</em>, 8 luglio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.inegi.org.mx/inegi/contenidos/espanol/prensa/contenidos/estadisticas/2014/poblacion7.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.inegi.org.mx/inegi/contenidos/espanol/prensa/contenidos/estadisticas/2014/poblacion7.pdf</a>.</li>



<li>Salud y Desarrollo Comunitario A.C.,&nbsp;<em>Informes de Médicos Pasantes en Servicio Social, 1995-2001</em>.</li>



<li>Hermann Bellinghausen,&nbsp;<em>Comunidades zapatistas alcanzan la autosuficiencia en servicios de salud</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 28 febbraio 2009. Consultabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2009/02/28/politica/014n1pol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2009/02/28/politica/014n1pol</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Nancy Zárate Castillo, San Cristóbal de Las Casas, maggio 2014.</li>



<li>Ángeles Mariscal,&nbsp;<em>Hospitales de Chiapas, deficiente capacidad para atender a mujeres</em>, quotidiano elettronico&nbsp;<em>Chiapas Paralelo</em>, 18 settembre 2014. In&nbsp;<a href="http://www.chiapasparalelo.com/noticias/chiapas/2014/09/hospitales-de-chiapas-deficiente-capacidad-para-atender-a-mujeres/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.chiapasparalelo.com/noticias/chiapas/2014/09/hospitales-de-chiapas-deficiente-capacidad-para-atender-a-mujeres/</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista, num. 397 dell’aprile 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/10/09/ezln-tra-rimedi-tradizionali-e-medicina-allopatica/">EZLN, tra rimedi tradizionali e medicina allopatica</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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