<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>movimenti sociali - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
	<atom:link href="https://sobreamericalatina.com/it/tag/movimenti-sociali/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://sobreamericalatina.com</link>
	<description>Noticias sobre América Latina y algo más.</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Oct 2025 14:38:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/04/image-1.jpg?fit=32%2C32&#038;ssl=1</url>
	<title>movimenti sociali - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
	<link>https://sobreamericalatina.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">135024806</site>	<item>
		<title>Anche quest’anno le femministe argentine si sono riunite in un evento unico al mondo</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/31/anche-questanno-le-femministe-argentine-si-sono-riunite-in-un-evento-unico-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 13:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[encuentro plurinacional]]></category>
		<category><![CDATA[feminismo]]></category>
		<category><![CDATA[incontro plurinazionale]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4471</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) Ottantamila persone hanno partecipato al 37esimo Incontro plurinazionale di donne, lesbiche, trans, bisessuali, intersessuali e non binarie, che si è tenuto a ottobre a San Salvador Jujuy, in Argentina. Un numero di donne pari alla popolazione di città come Brindisi o Grosseto ha riempito la capitale di Jujuy, provincia del&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/31/anche-questanno-le-femministe-argentine-si-sono-riunite-in-un-evento-unico-al-mondo/">Anche quest’anno le femministe argentine si sono riunite in un evento unico al mondo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>Ottantamila persone hanno partecipato al 37esimo Incontro plurinazionale di donne, lesbiche, trans, bisessuali, intersessuali e non binarie, che si è tenuto a ottobre a San Salvador Jujuy, in Argentina. Un numero di donne pari alla popolazione di città come Brindisi o Grosseto ha riempito la capitale di Jujuy, provincia del Nord del Paese che quest’anno è stata scelta come sede dell’appuntamento annuale del movimento di donne e delle dissidenze sessuali del Paese sudamericano. Un evento unico al mondo e considerato come un esempio dalle femministe di tutto il Pianeta.</p>



<p>Per tre giorni nelle piazze di Jujuy si sono tenuti concerti, nei centri culturali proiezioni di documentari, nelle scuole e nelle università chiuse per il fine settimana si sono svolti più di cento laboratori-assemblee, in cui si è parlato dei temi più svariati: tra loro geopolitica ed estrattivismo, sport e diritti civili, sessualità e affettività. Intanto, a margine dell’evento, durante la pausa pranzo o bevendo mate su una panchina del lungofiume, si sono tenute riunioni più o meno spontanee che hanno portato alla formazione di nuove reti e al consolidamento di alleanze politiche che esistono da decenni.</p>



<p>“Siamo venute per vivere in prima persona l’emozione che si respira stando qui e per condividere la nostra esperienza di lotta in Messico”, dice Claudia Torres Roux del collettivo Mujeres y la sexta di Città del Messico, che ha viaggiato per settemila chilometri per partecipare all’evento. “Quando torneremo nel nostro territorio condivideremo le strategie organizzative che abbiamo imparato. Non le copieremo, ma ci serviranno come ispirazione e le adatteremo al nostro contesto”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4474" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Il primo Incontro nazionale di donne si è tenuto nel 1986 a Buenos Aires, all’indomani della caduta della dittatura. Presto è diventato lo spazio di consolidamento delle realtà femministe del Paese e la piattaforma di discussione di temi importanti come la violenza sulle donne o l’aborto, di cui si è iniziato a dibattere nel 1989 a margine dell’evento, quando ancora in Argentina non se ne parlava pubblicamente: alcune donne si sedettero spontaneamente in cerchio e si raccontarono le loro esperienze clandestine di interruzione di gravidanza.</p>



<p>Anni dopo, nel 2015, un gruppo di donne organizzò una maratona di lettura di testi sui femminicidi che fu chiamata “Ni una menos”. Fu un successo tale che, poco dopo, centinaia di migliaia di persone scesero nelle strade di tutta l’Argentina gridando “Ni una menos”, slogan che divenne poi il nome di un movimento mondiale contro la violenza sulle donne. Questo mise le basi per la nascita di un altro movimento internazionale, in questo caso abortista, nato in Argentina: la Marea verde.</p>



<p>Nel 2018 la Marea verde in Argentina era cresciuta tanto che dell’aborto se ne parlava dappertutto. Quando il dibattito è arrivato al Congresso, il movimento aveva già occupato le strade e, nel dicembre 2020, le femministe raggiunsero una delle loro più grandi conquiste: la legalizzazione dell’aborto.</p>



<p>Quasi quarant’anni di lotte hanno cambiato il movimento femminista argentino e il suo spazio d’incontro nazionale si è dovuto adattare. “Pensiamo che il femminismo debba riflettere l’identità plurinazionale del nostro continente, la presenza dei popoli indigeni e le diverse forme che esistono di affrontare il patriarcato. Qui gli Stati-nazione nascono dal colonialismo, che ha imposto frontiere che hanno frammentato i popoli originari, ad esempio la nazione&nbsp;<em>mapuche</em>&nbsp;è divisa tra l’Argentina e il Cile”, spiega l’argentina Claudia Korol del collettivo Feministas de Abya Yala, termine che i popoli originari usano per descrivere il continente americano. “Allo stesso tempo, negli Stati convivono nazioni indigene differenti. Per questo abbiamo proposto che l’incontro annuale venga definito come plurinazionale, e che includa le dissidenze sessuali”.</p>



<p>Nel 2022, le tensioni tra visioni diverse del femminismo portarono a una rottura e alla decisione di organizzare due eventi diversi: l’Incontro nazionale di donne, a cui parteciparono circa 15mila persone, e l’Incontro plurinazionale di donne, lesbiche, trans, bisessuali, intersessuali e non binarie, che ne ha riunite circa 100mila. Nell’anno successivo furono molti gli sforzi per sanare la frattura, e dal 2023 si è deciso di organizzare un solo evento che include le dissidenze sessuali e dà valore al carattere plurinazionale dell’Argentina.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4475" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Le donne e le dissidenze sessuali che ogni anno s’incontrano in questo Paese hanno ideologie e visioni politiche anche molto differenti tra loro. Alcune militano nei partiti, altre hanno una postura libertaria o sono vicine alla Chiesa. All’Incontro plurinazionale partecipano donne che vivono nelle zone urbane e rurali, o che appartengono a gruppi etnici e classi sociali diverse. Alcune di loro si considerano femministe, altre no. In ogni caso, durante l’evento cercano di mettere da parte le differenze per essere unite e coese negli obiettivi comuni, come mostra la manifestazione che si svolge ogni anno alla fine dell’Incontro.</p>



<p>“Anno dopo anno, l’Incontro è andato crescendo e con lui le divisioni interne”, dice Ana Maria Tapia di Jubiladas Insurgentes (le Pensionate rivoluzionarie), che ha partecipato a quasi tutti i 36 incontri precedenti. “Ma sappiamo che è necessario essere unite, soprattutto ora che sta governando Javier Milei, che non ci rappresenta e che vorrebbe che sparissimo”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4476" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Da quando è stato eletto presidente dell’Argentina, nel 2023, l’ultraconservatore Milei ha criminalizzato il movimento femminista, accusandolo anche dei gravi problemi economici del Paese, e ha cercato di smantellare le conquiste e i diritti civili che sono stati riconosciuti grazie a decenni di lotte: nei suoi primi sei mesi di governo ha tagliato alcuni sussidi statali e ha chiuso istituzioni impegnate contro la violenza sulle donne.</p>



<p>Milei ha promosso un dibattito pubblico contro i diritti civili e ha reso più difficile, nella pratica, l’accesso a un aborto sicuro. “Pensavamo che la legalizzazione dell’aborto fosse la battaglia finale; sapevamo che dovevamo difenderlo, ma non potevamo immaginare quello che sarebbe venuto”, chiarisce la giornalista argentina Mariana Carbajal nel suo&nbsp;<em>podcast</em>&nbsp;Soberanas.</p>



<p>La difesa della legge sull’aborto è una delle priorità del movimento femminista argentino, che ha già iniziato i preparativi del 38esimo Incontro plurinazionale. Si terrà nell’ottobre 2025 nella città di Corrientes.</p>



<p>Articolo pubblicato da Altreconomia il 30 ottobre 2024: https://altreconomia.it/anche-questanno-le-femministe-argentine-si-sono-riunite-in-un-evento-unico-al-mondo/</p>



<p></p>



<p></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/31/anche-questanno-le-femministe-argentine-si-sono-riunite-in-un-evento-unico-al-mondo/">Anche quest’anno le femministe argentine si sono riunite in un evento unico al mondo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4471</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Zapatisti, le luci dal Chiapas</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/13/zapatisti-le-luci-dal-chiapas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2024 16:23:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[L'Espresso]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4336</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso Quando l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) arrestò il generale Absalón Castellanos, lo sottopose a un processo popolare in cui si decise che l’ex governatore del Chiapas, responsabile di numerose angherie contro la popolazione indigena maya, sarebbe stato liberato. Si stabilì che la sua condanna sarebbe stata “vivere fino all’ultimo dei suoi&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/13/zapatisti-le-luci-dal-chiapas/">Zapatisti, le luci dal Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso</em></p>



<p>Quando l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) arrestò il generale Absalón Castellanos, lo sottopose a un processo popolare in cui si decise che l’ex governatore del Chiapas, responsabile di numerose angherie contro la popolazione indigena maya, sarebbe stato liberato. Si stabilì che la sua condanna sarebbe stata “vivere fino all’ultimo dei suoi giorni con la pena e la vergogna di avere ricevuto il perdono e la bontà di coloro che, a lungo, ha umiliato, sequestrato, depredato e assassinato”. Erano i primi giorni del 1994 e risultò chiaro che l’EZLN non era una guerriglia come le altre.</p>



<p>Allora l’esercito di indigeni del Chiapas, la regione più povera del Messico, era appena insorto in armi contro cinquecento anni di sopraffazioni: all’inizio degli anni ’90, la popolazione maya lavorava ancora in una condizione di semischiavitù, senza nessun diritto e senza avere accesso a salute ed educazione. &nbsp;</p>



<p>L’insurrezione zapatista, che il primo gennaio 2024 compirà trent’anni, smosse molte coscienze. Nelle città messicane la popolazione si riversò immediatamente nelle strade in solidarietà con i rivoluzionari, spingendo il governo a decretare il cessate il fuoco dopo solo dodici giorni di combattimenti.</p>



<p>L’EZLN attirò immediatamente anche l’attenzione di una sinistra mondiale disorientata e confusa dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Migliaia di persone da tutto il pianeta, anche dall’Italia, viaggiarono in Chiapas per solidarizzarsi con gli indigeni zapatisti, conoscere la loro visione del mondo e la loro lotta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3506" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1000%2C750&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>I maya ribelli divennero così un importante referente politico, non un modello da replicare ma un’esperienza a cui inspirarsi. Secondo molti analisti il loro esempio ha aperto la strada alle proteste anticapitaliste di Seattle del 1999, al Social Forum di Porto Alegre e alla nascita di movimenti sociali come quello No Global.</p>



<p>Presto gli zapatisti passarono da essere una guerriglia a un movimento politico, e sembravano proporre un’alternativa a chi non aveva mai creduto nel capitalismo ed era rimasto deluso dal comunismo: un azionare politico che si sviluppa fuori dalle strutture dello stato, in modo orizzontale e indipendente dai partiti politici. L’EZLN non ne ha mai creato uno né aspirato a governare il paese, a differenza di altre esperienze rivoluzionarie latinoamericane che spesso, una volta arrivate al governo, hanno costruito dei regimi oppressori.</p>



<p>Negli ambienti intellettuali latinoamericani, la rivoluzione zapatista ha provocato una riflessione critica sempre più profonda non solo sul neoliberalismo, ma anche sul leninismo. Scrive il messicano Gustavo Esteva: “Il leninismo è un’ingegneria sociale imposta dall’alto, dal tetto degli intellettuali e dei dirigenti, dopo aver preso il potere statale. Uno stato che sarà fascista se viene preso dai fascisti, rivoluzionario se lo prendono i rivoluzionari. Uno stato che, in ogni caso, viene visto come qualcosa di innocente che bisogna conquistare per poter fare la rivoluzione, che basta cambiare i dirigenti per fare felice il popolo, che togliendo Peña Nieto [ex presidente messicano] e mettendo al suo posto un altro, risolveremo i problemi della società”.</p>



<p>Gli zapatisti non hanno mai lottato per prendere il potere, ma hanno costruito nei loro territori del Chiapas una società e un governo autonomo e assembleario, che riflette la democrazia comunitaria praticata da sempre dagli indigeni di tutta America. “Qui il popolo comanda e il governo ubbidisce”, scrivono all’entrata dei loro territori.</p>



<p>L’EZLN ha distribuito terre a migliaia di famiglie contadine e ha creato un sistema di giustizia non punitivista ed efficiente, in un Messico in cui più del 96% dei delitti rimangono impuniti. Senza nessun aiuto da parte dello stato, lo zapatismo ha costruito scuole in zone in cui la maggior parte della popolazione era analfabeta e ospedali in villaggi in cui non si era mai visto un dottore, in regioni isolate che si trovano tra le montagne fredde e boscose della regione Altos de Chiapas, o nelle gole umide della Selva Lacandona.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4301" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?w=993&amp;ssl=1 993w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>La penna affilata del “defunto” subcomandante Marcos, i suoi racconti e i suoi testi pieni di simboli e poesia, hanno sicuramente fatto la loro parte nel rendere lo zapatismo un movimento riconosciuto a livello internazionale. Nel 2014, il subcomandante ha annunciato la sua morte simbolica in un testo in cui riflette sul razzismo dei media che lo hanno mitizzato e sopravvalutato perché meticcio, offuscando in questo modo la lotta di migliaia di zapatisti indigeni. Per questo Marcos ha lasciato il comando dell’EZLN, è stato degradato a “capitano” e ha proclamato la sua sparizione simbolica. Disse allora: “Non ci sarà chi vivrà di essere stato il subcomandante Marcos. Non verranno ereditati né il suo nome, né il suo incarico. Non ci saranno viaggi all inclusive per dare conferenze all’estero. Non ci saranno cure in ospedali lussuosi. Non ci saranno vedove né eredi. Non ci saranno funerali, onori, statue, musei, premi, né qualsiasi altra cosa che il sistema fa per promuovere il culto all’individuo e sminuire la collettività”.</p>



<p>Ma lo zapatismo non è solo poesia e proclami: è una prassi ben visibile a chi visita i suoi territori, un esempio pratico dell’”altro mondo possibile”. È un sistema che funziona da trent’anni e che sopravvive anche grazie alla sua capacità di rinnovarsi. Negli ultimi mesi, gli zapatisti hanno annunciato dei cambiamenti interni finalizzati a governare il loro territorio in modo più efficiente e orizzontale.</p>



<p>In Chiapas non hanno mai smesso di arrivare attivisti da tutto il mondo, ma il loro numero è calato negli ultimi vent’anni, da quando lo zapatismo non è più di moda e i riflettori si sono spostati altrove. Anche su questo gli indigeni ribelli hanno una riflessione interessante. Nel 2014, quando le strade di tutto il Messico erano piene di manifestanti che chiedevano giustizia per i 43 studenti <em>desaparecidos</em> di Ayotzinapa, l’EZLN incontrò i loro genitori. “Sapete che probabilmente rimarrete soli”, disse il subcomandante Moisés. &nbsp;“Che può succedere che chi ora si affolla su di voi per usarvi a suo beneficio, vi abbandonerà e correrà altrove alla ricerca di un’altra moda, di un altro movimento, di un’altra mobilitazione. Per questo vi diciamo che non siete soli e che il vostro dolore è il nostro dolore, e nostra è la vostra degna rabbia”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su L&#8217;Espresso il 5 gennaio 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/13/zapatisti-le-luci-dal-chiapas/">Zapatisti, le luci dal Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4336</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Messico: le torture sessuali ad Atenco furono un “crimine di Stato”</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2019/01/03/messico-le-torture-sessuali-ad-atenco-furono-un-crimine-di-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Jan 2019 17:10:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Atenco]]></category>
		<category><![CDATA[crimini di stato]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[tortura sessuale]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/sobreamericalatina.com/?p=1471</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quello di Atenco fu un crimine di Stato. L’ha riconosciuto il 21 dicembre 2018 la Corte Interamericana dei Diritti Umani (CoIDH), con una sentenza in cui afferma che lo Stato messicano è responsabile delle violenze e torture sessuali commesse durante l’operazione di polizia avvenuta a San Salvador Atenco fra il 3 e 4 maggio 2006.&#160;Quella&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/01/03/messico-le-torture-sessuali-ad-atenco-furono-un-crimine-di-stato/">Messico: le torture sessuali ad Atenco furono un “crimine di Stato”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello di Atenco fu un crimine di Stato. L’ha riconosciuto il 21 dicembre 2018 la Corte Interamericana dei Diritti Umani (CoIDH), con una sentenza in cui afferma che lo Stato messicano è responsabile delle violenze e torture sessuali commesse durante l’operazione di polizia avvenuta a San Salvador Atenco fra il 3 e 4 maggio 2006.&nbsp;Quella notte circa 2.500 mila agenti della Polizia Municipale, Statale e Federale entrarono nel paese. Presero a pretesto una rissa tra venditori di fiori nel mercato per vendicarsi della vittoria che i contadini di Atenco avevano registrato nel 2002 contro il governo messicano, quando riuscirono a fermare la costruzione del nuovo aeroporto di Città del Messico sul loro territorio.&nbsp;Gli scontri tra gli abitanti di Atenco e la polizia iniziarono il 2 maggio, e molti accorsero in solidarietà con la popolazione.<br>Tra loro Italia Méndez, militante filozapatista. La notte del 3 maggio Italia Méndez si trovava in una casa di Atenco, quando un gruppo di poliziotti irruppe e la arrestò arbitrariamente. La picchiarono, la insultarono e la trascinarono su un autobus. Nel corridoio c’erano persone sdraiate su cui i poliziotti camminavano. Italia fu depositata nell’ultima fila, sopra altre persone, come fosse un sacco di patate.<br>“Lì iniziarono i soffocamenti, le percosse, le minacce di morte. Mi abbassarono i pantaloni fino alle caviglie e mi alzarono la maglia fino alla testa, rimasi nuda durante tutto il viaggio. Introdussero vari strumenti nella mia vagina, non ho idea di cosa fossero esattamente”, ricorda la donna. “Mentre mi torturavano mi minacciavano di morte, con un linguaggio totalmente misogino, ed ero costretta ad ascoltare mentre venivano torturate le altre persone”.<br>Secondo la governativa Commissione Nazionale dei Diritti Umani (CNDH), 202 vittime dell’operazione hanno subito un trattamento “crudele, inumano e degradante”, 2 studenti sono morti – un ragazzino di 14 anni e uno di 20 – e 23 donne sono state torturate sessualmente dalla polizia. Undici di loro hanno presentato denuncia presso il tribunale internazionale.<br>“La tortura sessuale si può concretizzare con il palpeggiamento di parti intime o con umiliazioni verbali. Ad esempio, dire a una donna ‘puttana’ o affermare che prova gusto ad essere violentata”, spiega l’avvocatessa Araceli Olivos Portugal del Centro Agustín Pro Juárez, Ong che ha accompagnato le donne di Atenco. “Questo tipo di tortura può anche consistere in minacce di violenza sessuale o che hanno a che vedere con i ruoli di genere. I poliziotti dicevano alle donne di Atenco che le stavano violentando perché, invece di stare a casa a cucinare, si erano messe a fare le ribelli”.<br>La donne di Atenco sono ricorse alla Corte internazionale dopo anni di calvario giudiziario nei tribunali messicani, che hanno aperto vari processi penali. L’unico che è arrivato a conclusione ha emesso una sentenza di assoluzione.<br>“Avremmo potuto presentare una denuncia anonima ma abbiamo deciso di non farlo; portiamo lo stigma della violenza sessuale, perché la nostra sessualità è stata esibita pubblicamente, ma pensiamo che mostrare il nostro volto dia più forza alla nostra lotta”, afferma Italia Méndez. “Lo Stato messicano deve rispondere non solo a noi e alle nostre famiglie, ma a tutta la società per essere stato capace di aver utilizzato il corpo della donna come strategia di controllo sociale contro le organizzazioni”.<br>La sentenza della Corte Interamericana dei Diritti Umani afferma che le torture e violenze sessuali sono state compiute per umiliare e castigare le donne di Atenco, e obbliga lo Stato messicano a offrire pubbliche scuse ed indagare sulle responsabilità penali, anche degli alti vertici istituzionali. Tra i responsabili dell’operativo figurano gli ex presidenti Vicente Fox ed Enrique Peña Nieto, che ha concluso il suo mandato alla fine dello scorso novembre, e che tempo fa affermò che le donne di Atenco si erano inventate gli abusi subiti.</p>



<p><em><a rel="noreferrer noopener" href="https://altreconomia.it/messico-torture-sessuali-atenco-crimine-stato/" target="_blank">Articolo pubblicato da Altreconomia il 27 dicembre 2018</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/01/03/messico-le-torture-sessuali-ad-atenco-furono-un-crimine-di-stato/">Messico: le torture sessuali ad Atenco furono un “crimine di Stato”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1471</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 18:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[zapatisti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/sobreamericalatina.com/?p=1508</guid>

					<description><![CDATA[<p>Animal Político (traduzione: yabastaedibese) Entrando nel Caracol zapatista di Morelia, zona de Tzotz Choj, Chiapas, Angélica Ávila di Fuerzas Unidas por Nuestrxs Desaparecidxs en Nuevo León (FUNDENL) ha sentito una “energia di lotta” molto forte. Con uno zaino sulla spalla è stato accolta da uno striscione che diceva “benvenute donne del mondo”, e poi ha&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/">Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Animal Político (traduzione: yabastaedibese)</em></p>



<p>Entrando nel Caracol zapatista di Morelia, zona de Tzotz Choj, Chiapas, Angélica Ávila di Fuerzas Unidas por Nuestrxs Desaparecidxs en Nuevo León (FUNDENL) ha sentito una “energia di lotta” molto forte. Con uno zaino sulla spalla è stato accolta da uno striscione che diceva “benvenute donne del mondo”, e poi ha trovato case di legno dipinte con murales colorati, circondati da bosco e prati verdi.&nbsp;Uno spazio dove gli zapatisti sono riusciti a costruire un altro mondo, dove i giovani non scompaiono come è successo a suo figlio Gino, che un giorno nel 2011 ha lasciato la sua casa e non è più tornato.</p>



<p>Quando Angelica è entrata nel Caracol di Morelia – uno dei cinque centri amministrativi zapatisti presenti in Chiapas – stava iniziando l’inaugurazione del primo incontro internazionale, politico, artistico, sportivo e culturale delle donne che lottano, convocato in occasione dell’8 marzo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3453" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?w=1232&amp;ssl=1 1232w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>«Sappiamo che ci sono diversi colori, dimensioni, lingue, culture, professioni, pensieri e forme di lotta. Ma noi diciamo che siamo donne e anche donne che lottano, quindi siamo diversi, ma siamo uguali. La violenza e la morte ci rendono uguali», ha detto l’Insurgente Erika dal palco, circondata da basi di sostegno e di milicianas dell’EZLN.</p>



<p>Da un altro palco, Marichuy e le rappresentanti del Consiglio Indigeno di Governo hanno osservato l’inaugurazione dell’evento, senza mai intervenire.</p>



<p>«L’obiettivo del sistema capitalista patriarcale è mantenerci sottomesse. Se vogliamo essere libere dobbiamo conquistare la libertà noi stesse, come donne che siamo», ha concluso l’insurgente zapatista.</p>



<p>Mentre la donna parlava, le tende cominciavano a riempiere la collina, occupando ogni angolo del Caracol di Morelia. Poco alla volta, più di 5 mila donne provenienti dai cinque continenti si sono avvicinate per ascoltare le sue parole. È stato l’evento più di successo e partecipato degli ultimi anni in territorio zapatista.</p>



<p>Durante i tre giorni le oltre sette mila donne che hanno partecipato all’incontro, hanno giocato a calcio e basket, hanno visto opere di teatro, ballato al suono della musica zapatista del gruppo Dignidad Rebelde. Hanno scambiato esperienze per «alimentare la nostra lotta che ognuna di noi ha dove vive». Hanno scoperto che in Australia l’estrattivismo colpisce le comunità e che nella lontana Finlandia le donne indigene sami lottano per la loro vita. Hanno discusso su salute, educazione, lesbismo, sulla violenza di genere e di Stato.</p>



<p>Durante l’incontro con le zapatiste e le altre donne del mondo Angélica Ávila ha parlato a nome di tutte i membri del FUNDENL, raccontando della sparizione dei loro figli e della lotta che come madri stanno portando avanti. Si è emozionata di fronte a un pubblico così attento e partecipe.</p>



<p>«Una donna zapatista ha preso la parola per darmi coraggio in questa lotta e sono crollata», ha detto Angélica Ávila.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3473" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Gli uomini non sono stati invitati all’incontro che, per la prima volta, è stato organizzato solamente dalle donne zapatiste. Sono rimasti ai margini del Caracol di Morelia, cucinando, pulendo e facendo altre attività perché l’incontro potesse svolgersi. Per ogni donna zapatista che ha partecipato – più di due mila – c’è stato un uomo che è rimasto nella comunità a prendersi cura dei figli e della casa.</p>



<p>Perà gli uomini, in accordo con le zapatiste e con altre donne che abbiamo intervistato, devono essere inclusi nella lotta. «Credo che sia importante che ci siano spazi di sole donne, gli uomini dirigono e si prendono spazio e parola», ha detto l’afrodominicana Ochy Curiel del gruppo colombiano Tremenda Revoltosa Batucada Feminista.</p>



<p>In assenza degli uomini, le donne hanno preso parola con più sicurezza, hanno discusso e ballato più liberamente.</p>



<p>«Penso comunque che gli uomini debbano essere antipatriarcali. Hanno privilegi, ma nella misura in cui sono disposti a metterli in discussione sento che possono essere femministi, di più: dovrebbero esserlo», ha aggiunto Ochy Curiel.</p>



<p>«Il femminismo è una scommessa per il mondo, di trasformazione delle relazioni diseguali di sfruttamento, discriminazione e razzismo».</p>



<p>UN LUNGO CAMMINO</p>



<p>Marta Dillón ha fatto circa 7 mila chilometri per arrivare in Chiapas. Ha preso la decisione nel dicembre passato, nel momento in cui ha letto la convocazione delle donne zapatiste.</p>



<p>«Sono venuta per conoscere l’esperienza di autonomia del movimento zapatista e per vincolarmi con le donne di tutto il mondo», ha commentato la militante argentina del movimento Ni Una Menos.</p>



<p>«Dobbiamo iniziare a progettare ciò che vogliamo quando diciamo che vogliamo cambiare tutto. Questo implica l’immaginazione collettiva e penso che qui, tra tante esperienze di tanti luoghi diversi nel mondo, l’immaginazione si possa espandere e possiamo progettare il mondo in cui vogliamo vivere».</p>



<p>Secondo con Vilma Almendra, indigena nasa misak del Cauca (Colombia) del collettivo Pueblos en Camino, l’obbiettivo dell’incontro è che le partecipanti si incontrino per conoscersi e «aprire un grande spazio politico a partire dalle donne per continuare a lavorare con altre e altri».</p>



<p>«Ci sono donne della città che ci disprezzano perché non conosciamo la lotta di (altre) donne, perché non abbiamo letto libri dove le femministe dicono come deve essere (il femminismo)», ha affermato l’insurgente Erika durante l’inaugurazione. Vilma Almendra è d’accordo con lei, ma riconosce che le femministe hanno dato alcuni spunti importanti: «dobbiamo metterci a dialogare questi spunti con le nostre culture; non prenderle come formule, ma capire cosa hanno a che fare queste esperienze con noi».</p>



<p>Al pari di altre donne indigene messicane, la guatemalteca e maya q’eqchi’ Lorena Cabnal si è definita come femminista comunitaria: «per me essere femminista è un atto di trasgressione e ribellione. Non esiste la parola femminismo, però credo che i femminismi nel mondo ha portato elementi per interpretare la vita».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3475" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1536%2C1023&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Secondo la scrittrice Francesca Gargallo, autrice di “Feminismo desde Abya yala”, libro che ha scritto in “dialogo con le donne di 607 popoli originari della Nostra America”, si può definire come femminista ogni lotta di donne per migliorare la propria condizione.</p>



<p>«Definirsi femminista nella maggior parte delle lingue è la traduzione di qualcosa di molto più complesso, allo stesso modo tutte le traduzioni sono riduttive», ha spiegato Francesca Gargallo, che vede il femminismo come parte della lotta per il “buen vivir”.</p>



<p>«Ci sono donne che usano metafore per dire ciò che sono, alcune dicono di essere le “donne del cuore” o “donne in ricerca di una buova vita”. Ogni volta che questa ricerca parte dalla riflessione tra donne, credo si possa parlare di femminismo».</p>



<p>CONDIVIDERE ESPERIENZE</p>



<p>Lucia indossa un abito maya tzeltal, porta un paliacate legato al cappello e una ricetrasmittente. A volte il dispositivo emette un rumore e le tocca interrompere il discorso per rispondere. Nella costruzione fatta di tavole di legno, che normalmente funziona come una sala da pranzo, a poco a poco più donne stanno entrando. Si siedono per terra per assistere a questo scambio inusuale e insolito, mentre una miliziana cammina nella stanza.</p>



<p>Le donne presenti hanno preso la parola una ad una, hanno fatto osservazioni e domande.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3476" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Lucía, che vive nella zona de La Realidad, si è presa il suo tempo per trovare le parole più adeguate per rispondere. Ha parlato di guerra a bassa intensità contro le comunità zapatiste e di come queste organizzano il loro sistema di salute, giustizia ed educazione autonoma. Ha raccontato dell’alleanza con gli altri popoli indigeni che fanno parte del Congreso Nacional Indigena (CNI) e della relazione con il Movimento di Donne del Kurdistan, che hanno inviato un video per salutare l’evento, visto che una sua rappresentante è stata deportata all’arrivo a Città del Messico.</p>



<p>«Mai nella mia vita da quando sono nata nella selva, mai ho conosciuto gente come quella che si trova qui, quasi pensavo esistevamo solo noi», ha detto Lucía con un sorriso.</p>



<p>«Grazie a questo incontro sto conoscendo donne di altri stati e di altri paesi. Mi piace che ci capiamo e condividiamo esperienze. Niente sarà più uguale, forse faremo progressi o commetteremo errori, ma continueremo nella lotta».</p>



<p>Si sentono le grida del laboratorio di danza africana che si sta svolgendo là fuori, e il fischio della partita di pallavolo. La notte cadrà presto e le donne zapatiste saliranno di nuovo sul palco per chiudere l’evento. Lo faranno con le parole dolci che commuoveranno molte. E inviteranno le donne che lottano non solo ad analizzare “chi sono i responsabili dei nostri dolori che abbiamo”, ma ad incontrarsi di nuovo il prossimo anno in territorio zapatista.</p>



<p><em>Articolo tratto da&nbsp;<a href="https://www.animalpolitico.com/sociedad/zapatistas-mujeres-lucha" target="_blank" rel="noopener" title="">Animal Politico</a></em> <em>e tradotto da</em> <em><a href="http://www.yabastaedibese.it/2018/03/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-agli-zapatisti-per-i-propri-diritti/" target="_blank" rel="noopener" title="">yabastaedibese</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/">Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1508</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Record di desaparecidos in Messico: uno ogni 90 minuti. È peggio di una dittatura</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2018/01/31/record-di-desaparecidos-in-messico-uno-ogni-90-minuti-e-peggio-di-una-dittatura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 19:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/sobreamericalatina.com/?p=1535</guid>

					<description><![CDATA[<p>Quando arrivò alla Procura di Azcapotzalco, a Città del Messico, la madre di Marco Antonio Sánchez Flores scoprì che suo figlio non era mai stato lì. Era il 23 gennaio, e una chiamata l’aveva informata del fatto che il diciasettenne era stato fermato della polizia mentre fotografava un graffito.&#160;Lo accusarono di voler rapinare un passante&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/01/31/record-di-desaparecidos-in-messico-uno-ogni-90-minuti-e-peggio-di-una-dittatura/">Record di desaparecidos in Messico: uno ogni 90 minuti. È peggio di una dittatura</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando arrivò alla Procura di Azcapotzalco, a Città del Messico, la madre di Marco Antonio Sánchez Flores scoprì che suo figlio non era mai stato lì. Era il 23 gennaio, e una chiamata l’aveva informata del fatto che il diciasettenne era stato fermato della polizia mentre fotografava un graffito.&nbsp;Lo accusarono di voler rapinare un passante e, anche se la presunta vittima lo negò, un agente con il casco gli diede una testata e gli altri lo picchiarono. “Lo portiamo alla Procura di Azcapotzalco”, dissero i poliziotti all’amico che lo accompagnava.</p>



<p>Ma ad Azcapotzalco non c’era traccia di lui. “In Procura ci hanno detto che probabilmente era scappato con la sua fidanzatina”, afferma la madre dell’adolescente. La stessa frase che migliaia di famiglie messicane si sono sentite dire dalle autorità quando hanno denunciato la sparizione del proprio figlio.</p>



<p>A molti il termine&nbsp;<em>desaparecido</em>&nbsp;fa pensare alle dittature sudamericane degli anni ’70. A film o romanzi che raccontano di oppositori politici torturati e uccisi, e il cui cadavere veniva gettato in fondo al mare.</p>



<p>Ma nel “democratico” Messico contemporaneo la parola&nbsp;<em>desaparecido</em>&nbsp;riempie ogni giorno le pagine dei giornali. Da una parte la sparizione di un gruppo di giovani, dall’altra il ritrovamento di una fossa comune. A volte la responsabilità viene data alle organizzazioni criminali, altre volte la connivenza delle autorità è più difficile da nascondere. E ci sono situazioni in cui la responsabilità dello Stato è accertata e, in questo caso, nel diritto internazionale si parla di sparizione forzata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="713" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio-1024x745-1.jpg?resize=980%2C713&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3499" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio-1024x745-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio-1024x745-1.jpg?resize=300%2C218&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio-1024x745-1.jpg?resize=768%2C559&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Marco Antonio durante il suo arresto nella foto scattata dall’amico che si trovava con lui.</em></figcaption></figure>



<p>L’esempio più noto è quello dei 43 studenti di Ayotzinapa, fatti sparire nel 2014 e mai più apparsi. Il coinvolgimento delle autorità nel crimine, che ha causato anche la morte di 6 ragazzi, è stato documentato da una commissione indipendente d’inchiesta.</p>



<p>Ma in Messico ci sono migliaia di casi che non sono arrivati alla cronache internazionali. Leticia Hidalgo si trovava nella sua casa di Monterrey nel gennaio 2011, quando un gruppo di uomini armati entrò e si portò via Roy, suo figlio diciottenne. Alcuni di loro indossavano la casacca della polizia.</p>



<p>Come molte altre madri messicane, Leticia Hidalgo milita in un collettivo di familiari di&nbsp;<em>desaparecidos</em>, che non solo tengono viva l’attenzione sul problema delle sparizioni forzate, ma organizzano brigate per cercare fosse comuni, con pale e picconi alla mano.</p>



<p>Storie come quella di Roy sono tanto comuni in Messico che non fanno più scalpore. Secondo cifre ufficiali, in Messico più di 34 mila persone sono state denunciate come&nbsp;<em>desaparecidas</em>. Tra agosto e ottobre 2017, è stata fatta sparire una persona ogni 90 minuti.</p>



<p>E la cifra ufficiale sicuramente sottostima la realtà, perché molto spesso per paura le famiglie non sporgono denuncia. Un timore giustificato, visto che alcuni genitori che si sono organizzati per cercare i propri figli sono stati assassinati.</p>



<p>La sorte di Marco Antonio è stata differente. Forse perché la foto del giovane sdraiato a terra e picchiato dai poliziotti è circolata rapidamente nelle reti sociali, forse perché quello che succede nella capitale ha più risonanza di ciò che succede altrove, ma questa volta la risposta della popolazione alla denuncia della famiglia è stata immediata. Domenica le strade della capitale si sono riempite di gente che chiedeva: “dov’è Marco Antonio?”.</p>



<p>La notte stessa, il ragazzo è stato rintracciato mentre deambulava in stato confusionale a Melchor Ocampo. Presto le autorità si sono vantate di aver trovato una persona che loro stessi avevano fatto sparire, e le domande aperte sono ancora molte: com’è arrivato Marco Antonio a Melchor Ocampo, che si trova a 40 km dal posto in cui era stato arrestato? Cosa gli è successo durante quei 5 giorni?</p>



<p>Quel che si sa è che il ragazzo è apparso con sangue sul volto, con segni di percosse e vestiti differenti a quelli che indossava. Non riconosce i suoi genitori e a loro sembra un’altra persona: non parla ed è in stato confusionale.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 31.01.2018.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/01/31/record-di-desaparecidos-in-messico-uno-ogni-90-minuti-e-peggio-di-una-dittatura/">Record di desaparecidos in Messico: uno ogni 90 minuti. È peggio di una dittatura</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1535</post-id>	</item>
		<item>
		<title>EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 18:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[zapatisti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/sobreamericalatina.com/?p=1735</guid>

					<description><![CDATA[<p>A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,&#160; donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.&#160; Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo&#160; mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,&#160; molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.&#160; Alcuni tornarono&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/">EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,&nbsp;</em></p>



<p><em>donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.&nbsp;</em></p>



<p><em>Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo&nbsp;</em></p>



<p><em>mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,&nbsp;</em></p>



<p><em>molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.&nbsp;</em></p>



<p><em>Alcuni tornarono a rioccupare le loro comunità,&nbsp;</em></p>



<p><em>si allontanarono un mese o poco più, ma altri rimasero molto più tempo&nbsp;</em></p>



<p><em>fuori dal loro villaggio perché l’esercito lo aveva occupato.</em></p>



<p>Anahí, membro della Giunta di Buon Governo de La Realidad<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">1</a></sup></p>



<p>La chiesa di Acteal è stata costruita dopo il massacro. È un edificio grande per una comunità così piccola, e ha l’aria di un’opera eretta per compensare l’incompensabile. Alle sue spalle sorge quella che prima era la cappella del paese, una costruzione minuta e buia di assi di legno.</p>



<p>Me la mostrò Manuel Vázquez Luna, un giovane indigeno&nbsp;<em>tzotzil</em>&nbsp;che il 22 dicembre 1997 si trovava lì con un gruppo di persone della Sociedad Civil Las Abejas, un’organizzazione cattolica che condivide le rivendicazioni dell’EZLN pur essendo contraria alla lotta armata. Sapevano che il paese era sotto minaccia di un attacco paramilitare, ma erano convinte che la loro fede le avrebbe protette.</p>



<p>Così non è stato. Alle 11 del mattino un centinaio di paramilitari del gruppo Máscara Roja, vicino al conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI), entrarono nella cappella e massacrarono 45 persone. Nove uomini, quindici bambini e ventuno donne, quattro erano incinte. Manuel Vázquez Luna<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">2</a></sup>, che al tempo aveva tredici anni, riuscì a sopravvivere al massacro perché si nascose dietro un albero, da dove vide uccidere nove persone della sua famiglia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3929" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nel Caracol di Oventic. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel 2005 la Sociedad Civil Las Abejas di Acteal presentò una petizione alla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) in cui denuncia che, durante il massacro, la polizia si trovava a circa 200 metri dalla comunità, ma non intervenne. Secondo l’organizzazione cattolica filozapatista, esiste una politica di stato “finalizzata a commettere attacchi generalizzati e sistematici contro la popolazione civile, eseguiti da gruppi paramilitari finanziati, addestrati e protetti dalle stesse autorità nazionali, per indebolire le basi dell’EZLN e le comunità che gli manifestano simpatia<a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">3</a>”.</p>



<p>I gruppi paramilitari sono, per definizione, milizie irregolari addestrate dallo stato che vengono utilizzate per fare “il lavoro sporco” al posto dell’esercito. Le azioni più violente che, compiute dai militari, causerebbero una serie di lamentele e ripercussioni internazionali, lo stato le affida ai paramilitari. Spesso, come nel caso di Acteal, i paramilitari vengono arruolati nella stessa zona in cui vivono loro vittime.</p>



<p>I responsabili del massacro di Acteal non sono stati assicurati alla giustizia. “Gli autori intellettuali del massacro non sono mai stati processati, e si sono adoperati per fare scarcerare gli autori materiali, pagando avvocati prestigiosi, scrittori e giornalisti”, denuncia José Alfredo Jiménez Pérez della Sociedad Civil Las Abejas. “Continueremo a lottare, esigendo giustizia e rispetto dei diritti umani, affinché il massacro di Acteal non rimanga impunito”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">4</a></sup>.</p>



<p>Sessantanove dei 75 paramilitari che erano stati incarcerati per il massacro di Acteal sono stati liberati per irregolarità formali durante il processo o la detenzione. Nessun giudice ne ha quindi riconosciuto l’innocenza, e la loro colpevolezza era stata a suo tempo accertata dalla persone sopravvissute al massacro, che difficilmente possono confonderne i visi visto si tratta di vicini di casa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3930" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Basi d’appoggio dell’EZLN. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Molti paramilitari liberati sono ritornati a vivere nei pressi di Acteal, a stretto contatto con i sopravvissuti al massacro. Il ritorno dei carnefici ha create nuove tensioni nella zona, come nell’Ejido Puebla, un paese incastonato tra pareti di montagne e raggiunto solo da una strada sterrata e malmessa.</p>



<p>Nell’aprile 2013 due zapatisti dell’Ejido Puebla furono accusati dai priisti<a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">5</a>&nbsp;di aver avvelenato l’acqua della cisterna. I conservatori iniziarono a minacciare 17 famiglie zapatiste e filozapatiste del paese, che dovettero abbandonare le loro case.</p>



<p>“Alcuni paramilitari che parteciparono al massacro di Acteal sono originari dell’Ejido Puebla. Fra loro Jacinto Arias, che all’epoca era sindaco di Chenalhó<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">6</a></sup>: è stato in carcere 14 anni, oggi è libero ed è tornato in paese<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">7</a></sup>”, denuncia Víctor Hugo López Rodríguez, direttore del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), che vincola il ritorno di Arias allo sfollamento delle 17 famiglie.</p>



<p><strong>Onori e cariche istituzionali</strong></p>



<p>Anche gli abitanti del nord del Chiapas, a circa 200 km da Acteal, devono convivere con gli assassini dei loro familiari: i paramilitari di Desarrollo, Paz y Justicia, che operano nella zona dagli anni ’90. Alcuni di loro sono stati premiati con importanti cariche istituzionali, chi come sindaco e chi come deputato del Congresso locale.</p>



<p>Nel 2004 Armando Díaz, ex paramilitare di Desarrollo, Paz y Justicia, confessò al Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) che la milizia irregolare si presenta come un’organizzazione di agricoltori per poter ricevere i sussidi del governo, ma poi li utilizza per comprare armi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">8</a></sup>.</p>



<p>La stessa organizzazione non governativa ha documentato che tra il 1995 e il 1999 nel nord del Chiapas – fra i Municipi di Tila, Sabanilla, Tumbalá, Yajalón e Salto de Agua – i gruppi paramilitari hanno commesso 81 esecuzioni extragiudiziarie, causato la sparizione di 36 persone e lo sfollamento di circa 3500.</p>



<p>Minerva Guadalupe Pérez López è tra le vittime di Desarrollo, Paz y Justicia. Aveva 19 anni quando, il 20 giugno 1996, venne sequestrata mentre andava a visitare il padre malato nella comunità Miguel Alemán. Secondo i testimoni, fu rinchiusa in una casa dove per tre giorni fu picchiata e violentata da una trentina di uomini, che in seguito la squartarono<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">9</a></sup>. Nessuno di loro è stato processato.</p>



<p>I crimini dei paramilitari di Máscara Roja e Desarrollo, Paz y Justicia non sono gli unici ad essere rimasti impuniti. Il 13 novembre 2006, una quarantina di uomini del gruppo Organización Para la Defensa de los Derechos Indígenas y Campesinos (OPDDIC), dotati di armi pesanti e accompagnati da circa 300 elementi della Polizia Settoriale, entrarono nella comunità di Viejo Velasco. Uccisero cinque persone, due vennero fatte sparire e 36 furono cacciate dalle loro case, dove non poterono mai tornare.</p>



<p>I casi di Viejo Velasco e dell’Ejido Pueblo non sono isolati. Egipto, El Rosario, Busiljá, Banavil, San Marcos Avilés, Comandante Abel; sono altri nomi di comunità che, a vent’anni dalla fine formale della guerra in Chiapas, continuano ad essere vittime della violenza dei gruppi armati irregolari<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">10</a></sup>.</p>



<p>Note:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Quaderni di testo della prima&nbsp;<em>Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II</em>, pag. 22. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Manuelito, come lo chiamavano tutti, è morto nel novembre 2012 in un ospedale pubblico di San Cristóbal de Las Casas, a causa della negligenza del personale.</li>



<li>Petizione scaricabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://bit.ly/1Ij7xP8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://bit.ly/1Ij7xP8</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a José Alfredo Jiménez Pérez, Acteal, dicembre 2012.</li>



<li>Affiliati al gruppo conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI).</li>



<li>Acteal si trova nel Municipio di Chenalhó.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Víctor Hugo López Rodriguez, Ejido Puebla, febbraio 2014.</li>



<li>Marta Durán de Huerta,&nbsp;<em>Un ex paramilitar arrepentido revela los horrores cometidos, con respaldo oficial, contra zapatistas en Chiapas</em>, quotidiano elettronico&nbsp;<em>Sin Embargo</em>, 16 gennaio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.sinembargo.mx/16-01-2014/873781" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.sinembargo.mx/16-01-2014/873781</a>.</li>



<li>Bollettino n.20 del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas,&nbsp;<em>18 años de exigencia de justicia,&nbsp;</em><em>18 años de impunidad, 18 años de no cansarse de buscar a Minerva hasta encontrarla</em>, San Cristóbal de Las Casas, 20 giugno 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140620_boletin_20_minerva.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140620_boletin_20_minerva.pdf</a>.</li>



<li>Sui casi delle comunità di Viejo Velasco, Banavil e San Marcos Avilés vedi:&nbsp;<a href="http://www.rostrosdeldespojo.org/casos/viejo-velasco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.rostrosdeldespojo.org/casos/viejo-velasco/</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’estate 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/">EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1735</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Chiapas: turismo, autostrade e repressione</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 14:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[paramilitarismo]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/sobreamericalatina.com/?p=1726</guid>

					<description><![CDATA[<p>“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,&#160; ci sono comunità che si trovano al bordo della strada&#160; e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,&#160; hanno perso la paura nei loro confronti”. Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata1 Dalle loro automobili i turisti&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/">Chiapas: turismo, autostrade e repressione</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,&nbsp;</em></p>



<p><em>ci sono comunità che si trovano al bordo della strada&nbsp;</em></p>



<p><em>e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,&nbsp;</em></p>



<p><em>hanno perso la paura nei loro confronti”.</em></p>



<p>Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a></sup></p>



<p>Dalle loro automobili i turisti guardano stupiti gli indigeni tzeltal incappucciati, seduti ai bordi della strada che porta alle cascate di Agua Azul. I loro machetes e passamontagna mettono in dubbio l’immagine di tranquillo paradiso terrestre promossa dal governo dello Stato del Chiapas.</p>



<p>Gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;di San Sebastián Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>riscuotono il pedaggio e distribuiscono volantini ai turisti, in cui spiegano la decisione di riprendere il controllo di quella parte del loro territorio che conduce al balneario di Agua Azul. È da quattro anni che rivendicano il diritto a riscuotere e gestire i soldi che vengono dal biglietto di entrata alle cascate.</p>



<p>Per settimane, dal giorno in cui è avvenuta l’ultima azione di recupero del territorio, il 21 dicembre 2014, famiglie intere di aderenti alla Sesta di Bachajón hanno vissuto nei locali occupati della Protezione Civile locale, condividendo cibo, coperte e aspettative.</p>



<p>Ci accolgono con fagioli fumanti e&nbsp;<em>tortillas</em>, ci ringraziano per la visita e mostrano bastoni e sguardi taglienti alle nostre macchine fotografiche. Durante il pranzo chiediamo informazioni su quello che sta succedendo. Quando proponiamo un’intervista formale, si riuniscono per scegliere un portavoce e dopo pochi minuti si avvicina un uomo, si mette il passamontagna e accendiamo la videocamera.</p>



<p>C’è silenzio intorno a noi. L’uomo racconta brevemente gli anni di lotta e la repressione. Accusa le autorità locali di non gestire con trasparenza i fondi che provengono dai biglietti di entrata alle cascate, e di essere corrotte. “<em>Il comisariado ejidal</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>&nbsp;Alejandro Moreno Gómez non ci dà informazioni sulla quantità denaro che incassa dai biglietti e su come viene utilizzato”, spiega. “Vogliamo nominare un’altra persona che sappia amministrare le risorse, che appartengono a noi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>”.</p>



<p>Dopo circa tre settimane dal nostro incontro, il 9 gennaio 2015, il governo del Chiapas ha ordinato lo sgombero degli aderenti alla Sesta. La Polizia Statale ha occupato la zona, costringendoli alla fuga. I filozapatisti hanno poi bloccato la strada per protestare contro lo sgombero e sono stati attaccati dalla Polizia Statale, che ha sparato contro di loro per 20 minuti. È il più recente ma non certo ultimo atto del conflitto di Agua Azul<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3933" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Abitanti di San Sebastián Bachajón pochi giorni dopo aver recuperato il loro territorio. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Turismo e megaprogetti</strong></p>



<p>Pochi turisti sanno che Agua Azul, dove si trovano delle stupende cascate di acqua turchese immerse nella vegetazione selvaggia della Lacandona, è uno dei luoghi più conflittuali del Chiapas. Nel 2008 le agenzia di consulenza per il turismo EDSA e Norton Consulting consigliarono alle autorità di fare in modo che i turisti si sentissero sicuri e protetti nella zona.</p>



<p>“Il movimento zapatista è ancora fortemente associato al Chiapas”, scrissero in un documento sulle strategie per la costruzione di un hotel di lusso sulla riva delle cascate. “Il Chiapas continua ad essere considerato insicuro per molti che non hanno famigliarità con la regione<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a>”.</p>



<p>Tre anni dopo, il 2 febbraio 2011, 17 turisti che si trovavano ad Agua Azul vennero evacuati con un elicottero. Quel giorno un gruppo vicino al&nbsp;<em>Partido Verde Ecologista de México</em>(PVEM), partito al governo che di ambientalista non ha proprio nulla, attaccò i simpatizzanti zapatisti che stavano riscuotendo il pedaggio.</p>



<p>All’attacco seguì uno scontro in cui morì un membro del gruppo governativo, mentre 117 filozapatisti vennero arrestati. “Non abbiamo problemi con i padroni dei ristoranti che si trovano nel&nbsp;<em>balneario</em>, laggiù compete a un altro municipio. Però qui dove c’è il casello di pedaggio è territorio nostro, e il denaro ci appartiene<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>”, mi spiegò nel giugno 2012 Juan Vázquez Guzmán, leader degli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di San Sebastián Bachajón.</p>



<p>Dopo meno di un anno Juan, che aveva 32 anni e due figli, venne assassinato di fronte alla porta di casa con sei colpi di arma da fuoco. Un destino simile è toccato al suo compagno Juan Carlos Gómez Silvano, freddato da 20 pallottole durante un’imboscata, il 21 marzo 2014.</p>



<p>A sei mesi dalla morte di Juan Carlos, tre agricoltori di Bachajón sono stati arrestati e torturati per l’omicidio di un poliziotto, accusa basata solamente sulla testimonianza dei colleghi dell’agente. “Il loro arresto è stato una vendetta perché chiedevano giustizia per l’omicidio di Juan Carlos”, ha denunciato in conferenza stampa Domingo Pérez, portavoce dei simpatizzanti zapatisti di Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a></sup>.</p>



<p>Quello che è in gioco ad Agua Azul è più del denaro che proviene dai biglietti di ingresso alle cascate. Dal 2000 il governo ha in progetto la costruzione di un parco tematico sulle rive del fiume, che farebbe parte del Centro Integralmente Planeado (CIP) Palenque-Agua Azul, un megaprogetto turistico che comprende la costruzione di aeroporti, hotel di lusso e strade.</p>



<p>L’opera è prevista dal Progetto Mesoamerica, che attraverso la costruzione di una rete infrastrutturale vuole promuovere lo sviluppo economico dell’area compresa tra il sud del Messico e la Colombia<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>.</p>



<p>I governi e le imprese coinvolte nel Progetto Mesoamerica assicurano che le loro opere porteranno benessere agli abitanti regione, ma una parte della popolazione locale si oppone. L’idea di sviluppo e benessere degli investitori può infatti non coincidere con quella degli indigeni, che spesso preferiscono mantenere le loro abitudini contadine a vendere la terra per convertirsi in camerieri o facchini degli hotel di lusso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?resize=777%2C583&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3934" width="777" height="583" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?w=700&amp;ssl=1 700w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Cascate di Agua Azul.</em></figcaption></figure>



<p>Secondo il Convegno 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e altre leggi locali, governi e imprese devono consultare i popoli indigeni prima di costruire un progetto nel loro territorio<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a>. Spesso l’accordo internazionale non viene rispettato: molti conflitti in America Latina girano proprio intorno al rifiuto da parte delle nazioni indigene di miniere, idroelettriche o autostrade che le grandi imprese vogliono costruire nei loro territori, senza averli previamente consultati.</p>



<p>Lo stato reagisce alla resistenza della popolazione con l’occupazione militare o appoggiando gruppi e organizzazioni locali – i cosiddetti paramilitari – affinché mettano a tacere con la violenza ogni forma di dissenso<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>. L’intervento militare e paramilitare vuole eliminare la lotta contadina e cacciare dalle loro case le persone che vivono in zone ricche di risorse naturali, in modo da liberare il territorio e lasciare spazio all’occupazione delle grandi imprese, intenzionate a sfruttare quelle risorse.</p>



<p>Una volta costretta ad abbandonare la propria casa, la popolazione scapperà sulle montagne, nascondendosi e vivendo alle interperie con la speranza di essere accolta dalle comunità circostanti. Si stima che in Chiapas dal 1994 al 1998 – a partire dall’insurrezione zapatista e negli anni seguenti di offensiva militare e paramilitare – tra le 50mila e le 84mila persone sono state cacciate dalle loro case.</p>



<p>Negli anni successivi la situazione è migliorata ma la violenza non si è fermata, e attualmente sono circa 25mila gli sfollati chiapanechi. Il 70% di loro non ha ricevuto nessun tipo di aiuto da parte dello Stato, mentre il restante 30% ha beneficiato di un’attenzione solo parziale<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">13</a></sup>.</p>



<p>Le istituzioni non sono state in grado di proteggere o risarcire la popolazione sfollata, né di fornire cifre chiare sull’entità del problema. Nel febbraio 2012, il Congresso dello Stato del Chiapas ha approvato una legge la cui applicazione, secondo il Centro di Monitoraggio dello Sfollamento Interno del Consiglio Norvegese per i Rifugiati, “è stata lenta; pochi sfollati sono stati beneficiati e la risposta del governo allo sfollamento interno in generale è stata insufficiente a soddisfare le necessità della popolazione<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">14</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?resize=777%2C583&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3936" width="777" height="583" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?w=437&amp;ssl=1 437w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Abitanti di San Sebastián Bachajón pochi giorni dopo aver recuperato il loro territorio. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Autostrada tra le rovine maya</strong></p>



<p>Oltre al parco tematico sulle rive delle cascate, il CIP Palenque-Agua Azul contempla altri progetti, come la costruzione di un nuovo aeroporto internazionale nella città di Palenque – già inaugurato, nel febbraio 2014 – e di un’autostrada tra l’antica città maya e il centro coloniale di San Cristóbal de Las Casas.</p>



<p>Il governo assicura che l’arteria di 169 km, che permetterebbe di dimezzare il tempo di percorrenza tra le due città, arrampicandosi per più di 2mila metri tra la fitta vegetazione che le divide, beneficerebbe tutte le comunità della zona.</p>



<p>Una parte della popolazione è però contraria. Afferma che l’autostrada causerebbe gravi danni ambientali e sostiene che il suo vero scopo è permettere alle imprese estrattive un trasporto più rapido delle risorse locali fuori dal Chiapas.</p>



<p>Secondo i critici, l’opera permetterebbe anche all’esercito di militarizzare il territorio più facilmente, visto che passa davanti alla base militare di Rancho Nuevo, nei pressi di San Cristóbal de Las Casas, passandoci davanti. Non è forse un caso se per la costruzione dell’autostrada è richiesto il parere del Ministero della Difesa, che fornisce osservazioni dal punto di vista della sicurezza nazionale<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note">5</a>.</p>



<p><strong>Progetti di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em></strong></p>



<p>“Il governo vuole che le comunità si approprino della sua visione neoliberale sull’agroindustria e il turismo di massa, promettendo che lo sviluppo basato sul mercato le beneficerà”, spiega l’accademico statunitense Juan Romero. “L’autostrada è anche un progetto di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>: l’idea del governo è che la gente abbandonerà la resistenza nel momento in cui farà propria una logica di mercato<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>”.</p>



<p>Nel 2009 il governo fu costretto a interrompere il progetto a causa dell’opposizione degli abitanti della zona, in particolare della comunità di Mitzitón, dove il passaggio della strada avrebbe distrutto case, campi, boschi e contaminato l’acqua. Il gruppo paramilitare Ejército de Dios si prese la briga di punirli: attaccò i contadini filozapatisti di Mitzitón, uccidendo uno di loro e ferendone cinque.</p>



<p>Attualmente buona parte delle lotte degli indigeni del Chiapas riguardano l’opposizione alla costruzione di opere che girano intorno al CIP Palenque-Agua Azul, come il parco tematico vicino alle cascate di Agua Azul o l’autopista San Cristóbal-Palenque. Il governo risponde con la repressione militare o paramilitare.</p>



<p>Le istituzioni non stanno neanche diffondendo pubblicamente i dettagli dei progetti infrastrutturali, dando informazioni parziali e contraddittorie. Perché tanto mistero, se porteranno benessere alla popolazione?<br>“Il governo non fornisce alle comunità tutte le informazioni perché non vuole che conoscano l’entità reale dell’impatto di queste opere, non dà dettagli per timore che l’opposizione sociale cresca”, spiega Ricardo Lagunes, avvocato dei simpatizzanti zapatisti di Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>.</p>



<p>Nella scorsa lettera dal Chiapas abbiamo elencato una serie di comunità, zapatiste o simpatizzanti, a cui i gruppi armati irregolari hanno incendiato case e campi, costringendo famiglie intere alla fuga. Numerosi i feriti, i desaparecidos, gli assassinati. Secondo la Red contra la Represión y por la Solidaridad, dal 2006 al 2012 la Giunte di Buon Governo dei 5 Caracoles hanno presentato 114 denunce, in ognuna delle quali vengono denunciate molteplici aggressioni<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a></sup>.</p>



<p>Ci sono stati anche casi di omicidi, tra cui quello di José Luis Solís López, da tutti chiamato Galeano, base d’appoggio zapatista assassinato il 2 maggio 2014. Quel giorno entrarono nel Caracol della Realidad 140 persone, integranti dei conservatori&nbsp;<em>Partido Verde Ecologista de México</em>&nbsp;(PVEM) e&nbsp;<em>Partido Acción Nacional</em>&nbsp;(PAN), e della&nbsp;<em>Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica</em>&nbsp;(CIOAC-H), organizzazione che gli zapatisti considerano paramilitare. Ferirono 15 persone a assassinarono Galeano con 3 colpi di pistola e uno di machete nella bocca. Il suo cadavere presentava anche numerose contusioni. Prima di andarsene da la Realidad, gli aggressori distrussero la scuola e la clinica autonoma<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3937" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Zapatiste nel Caracol di Oventic durante l’evento di commemorazione a Galeano. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Un anno dopo, il 2 maggio 2015, basi d’appoggio e simpatizzanti dell’EZLN arrivati da differenti regioni del Messico e del mondo si sono trovati nel Caracol di Oventic per rendere omaggio a Galeano. Con gli stivali e i pantaloni sporchi di fango, sono scesi fino al campo di basket e si sono radunati di fronte al palco con la testa all’insú.</p>



<p>Hanno partecipato la figlia e il figlio di Galeano, poco più che adolescenti, ricordando la vita del padre. Il Subcomandante Marcos – che ora si fa chiamare Galeano in onore al suo compagno – ha letto alcune pagine del diario dello zapatista assassinato e ha concluso: “Il compagno e maestro zapatista Galeano sarà ricordato dalle comunità zapatiste senza chiasso, senza primi piani. La sua vita, e non la sua morte, sarà allegria nella nostra lotta per generazioni<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">20</a>”.</p>



<p><strong>Lo strumento dei programmi assistenzialisti</strong></p>



<p>A volte, come ricordato più volte nelle nostre&nbsp;<em>Lettere dal Chiapas</em>, invece di ricorrere alla violenza lo stato compra il consenso “con le buone”, offrendo aiuti e programmi assistenzialisti alle famiglie più povere con il fine di evitare il conflitto sociale.</p>



<p>Robert McNamara, che negli anni ’60 è stato capo del Pentagono e poi presidente della Banca Mondiale, ha affermato: “Quando i privilegiati sono tanti e i disperatamente poveri sono molti, e quando la forbice tra i due gruppi si fa più grande invece di rimpicciolirsi, è necessario scegliere fra i costi politici di una riforma e i costi politici di una ribellione. Per questo motivo, nei paesi in via di sviluppo l’applicazione di politiche finalizzate a ridurre la miseria del 40% più povero della popolazione è consigliabile non solo come questione di principio, ma anche di prudenza. La giustizia sociale non è solamente un imperativo morale, ma anche un imperativo politico. Mostrare indifferenza a questa frustrazione sociale equivale a fomentarne la crescita”.</p>



<p>Il giornalista e attivista uruguayano Raúl Zibechi scrive che la lotta alla povertà rappresenta un pretesto per disgregare i focolai di resistenza sottomettendoli dolcemente, ad esempio proponendo loro di accettare soldi e programmi assistenzialisti.</p>



<p>Per poter ricevere questi fondi, i movimenti sociali si dovranno trasformare in Organizzazioni Non Governative (ONG), istituzionalizzate e con un personale professionalizzato, e l’assemblea come spazio di decisione collettiva sarà soppiantata da una dinamica decisionale gerarchica. Attraverso questo meccanismo le ONG, soggetti che non lottano per un cambio sistemico ma negoziano concessioni con lo stato, si appropriano dello spazio politico dei movimenti sociali.</p>



<p>Questa strategia governativa è un “imperialismo morbido”, una tattica di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>travestita da filantropia. Sono metodi che la Banca Mondiale ha teorizzato e implementato già decenni fa, e che continuano ad essere utilizzati dai governi, anche quelli progressisti che dal 2000 governano alcuni paesi dell’America Latina, come Brasile, Argentina, Uruguay, Cile ed Equador<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">21</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3938" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=2048%2C1151&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Un esempio di come in Messico la lotta alla povertà sia utilizzata come strategia di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>&nbsp;è la “Crociata Nazionale contro la Fame”. Per inaugurarla il governo avrebbe potuto scegliere uno qualsiasi tra i comuni più “affamati” del Messico, ma decise di farlo a Las Margaritas, dimenticata cittadina del sud del Chiapas ad alta presenza zapatista e a due passi dal Caracol de La Realidad, dove poche settimane prima era stato ucciso Galeano.</p>



<p>Quel giorno, il 23 maggio 2014, a Las Margaritas arrivarono in pompa magna il Presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto e il Governatore del Chiapas Manuel Velasco Coello. Lì lanciarono il programma che secondo loro avrebbe tirato migliaia di indigeni fuori dalla povertà e, perché no, magari anche dalla resistenza zapatista<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">22</a>.</p>



<p>La promozione di programmi assistenzialisti con lo scopo di dividere le comunità e comprare i suoi leaders è una strategia inaugurata in Messico nel 2000, con l’arrivo alla presidenza del Partido de Acción Nacional (PAN). Una tattica di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>&nbsp;che da quindici anni accompagna quella più tradizionale dell’occupazione militare e dell’intervento di paramilitari che, come dimostrano alcuni documenti declassificati, sono appoggiati dai governi di Stati Uniti e Messico<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">23</a></sup>.</p>



<p>È la cosiddetta “guerra di bassa intensità”, teorizzata dagli Stati Uniti dopo un’attenta valutazione degli errori compiuti in Vietnam, e vuole distruggere il tessuto sociale delle comunità non solo utilizzando la forza ma anche tattiche politiche, economiche e psicologiche, con lo scopo di “togliere l’acqua al pesce”. Nel “Manuale di&nbsp;<em>Contrainsurgencia</em>3-24”, l’Università di Chicago ricorda&nbsp;<em>all’intelligence</em>&nbsp;statunitense l’importanza di studiare la popolazione e la cultura della zona in cui deve operare, avvalendosi della collaborazione di antropologi, geografi ed esperti in economia”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">24</a></sup>.</p>



<p>In Chiapas l’applicazione pratica della guerra di bassa intensità è stata affidata a due manuali del Ministero della Difesa messicano, “Plan de Campaña Chiapas 94” e “Chiapas 2000”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">25</a></sup>. Il primo è stato disegnato per privilegiare “l’azione paramilitare con il fine di evitare l’influenza espansiva dell’EZLN, commettendo attacchi sistematici contro la popolazione civile”. Incubato nella zona nord del Chiapas l’indomani dell’insurrezione zapatista, si è espanso poi nella zona Altos.</p>



<p>Malgrado il coinvolgimento del governo nelle azioni dei paramilitari sia stato provato, il discorso pubblico e mediatico che viene portato avanti dalle istituzioni parla di rispetto di diritti umani e dei popoli indigeni. All’inizio del 2014 il governatore del Chiapas Manuel Velasco Coello – che l’EZLN considera “massimo capo paramilitare” – ha riconosciuto l’apporto delle comunità zapatiste al processo di cambiamento del paese e ha dichiarato il suo rispetto nei loro confronti, affermando che avrebbe continuato ad appoggiare la distensione e la soluzione politica del conflitto<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">26</a></sup>. Cinque mesi dopo, un gruppo di cui facevano parte alcuni membri del partito del governatore è entrato nel Caracol de La Realidad e ha ucciso Galeano.</p>



<p><a></a>Note</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>, pag. 22. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo <a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noopener" title="">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Simpatizzanti zapatisti, persone o collettivi di tutto il mondo che non fanno parte dell’EZLN ma si riconoscono nei principi espressi dagli zapatisti nella Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.</li>



<li>San Sebastián Bachajón fa parte del Municipio di Chilón e una parte del suo territorio comprende la strada che porta alle cascate di Agua Azul, tra le città di San Cristóbal de Las Casas e Palenque.</li>



<li>Funzionario amministrativo.</li>



<li>Intervista ad un aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di Bachajón, San Sebastián Bachajón, dicembre 2014.</li>



<li>Sul conflitto di Agua Azul si può leggere: Ricardo Lagunes e Jessica Davies,&nbsp;<em>San Sebastián Bachajón: la lucha contra el despojo</em>, revista elettronica&nbsp;<em>Desinformémonos</em>, aprile 2015. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://desinformemonos.org/2015/04/san-sebastian-bachajon-la-lucha-contra-el-despojo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://desinformemonos.org/2015/04/san-sebastian-bachajon-la-lucha-contra-el-despojo/</a>. Versione in inglese nella rivista&nbsp;<em>Upside Down World</em>:&nbsp;<a href="http://upsidedownworld.org/main/mexico-archives-79/5311-san-sebastian-bachajon-the-struggle-against-dispossession-in-mexico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://upsidedownworld.org/main/mexico-archives-79/5311-san-sebastian-bachajon-the-struggle-against-dispossession-in-mexico</a>.</li>



<li>Diapositive sulla strategia dell’istituzione pubblica Fondo Nacional de Fomento al Turismo (FONATUR) in Chiapas. Consultabili in:&nbsp;<a href="http://www.future-agricultures.org/search-documents/global-land-grab/presentations-1/1379-rocheleau/file" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.future-agricultures.org/search-documents/global-land-grab/presentations-1/1379-rocheleau/file</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Juan Vázquez Guzmán, San Sebastián Bachajón, giugno 2012.</li>



<li>Orsetta Bellani,&nbsp;<em>Chiapas: rimangono in carcere i tre indigeni tzeltales arrestati e torturati dalla polizia</em>, 25 settembre 2014, blog&nbsp;<em>Sobre América Latina</em>. Consultabile in:&nbsp;<a href="https://www.sobreamericalatina.com/?p=1531" target="_blank" rel="noopener" title="">https://www.sobreamericalatina.com/?p=1531</a>.</li>



<li>Mariela Zunino,<em>&nbsp;Integración para el despojo: el Proyecto Mesoamérica o la nueva escalada de apropiación del territorio</em>, boletín&nbsp;<em>Chiapas al día</em>&nbsp;no. 583 del Centro de Investigación Económicas y Políticas de Acción Comunitaria (CIEPAC), 28 maggio 2010. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.adital.com.br/site/noticia_imp.asp?cod=48203&amp;lang=ES" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.adital.com.br/site/noticia_imp.asp?cod=48203&amp;lang=ES</a>.</li>



<li>Convegno 169 dell’OIL:&nbsp;<a href="http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html</a>.</li>



<li>Carlos Fazio,&nbsp;<em>La brecha, el Galeano y la digna rabia. In quotidiano La Jornada</em>, 26 maggio 2014. Consultabile in: http://www.jornada.unam.mx/2014/05/26/opinion/017a1pol.</li>



<li><em>Estudio sobre los desplazados por el conflicto armado en Chiapas</em>, pubblicazione realizzata nel quadro del&nbsp;<em>Programa Conjunto OPAS-1969 “Prevención de conflictos, desarrollo de acuerdos y construcción de la paz en comunidades con personas internamente desplazadas en Chiapas 2009-2012</em>”, Messico, 2012. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://culturadepaz.org.mx/sitio/Informe_desplazadas_web.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://culturadepaz.org.mx/sitio/Informe_desplazadas_web.pdf</a>.</li>



<li>Disponibile in:&nbsp;<a href="http://www.internal-displacement.org/americas/mexico/summary" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.internal-displacement.org/americas/mexico/summary</a>.</li>



<li>Juan Romero,&nbsp;<em>La autopista San Cristobal-Palenque, la espina dorsal del CIPP: Sigilo y destrucción violenta</em>, Bollettino del&nbsp;<em>Centro de Investigaciones Económicas y Políticas de Acción Comunitaria&nbsp;</em>(CIEPAC), ottobre 2009. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Pueblos-Indigenas/la_autopista_san_cristobal_palenque_la_espina_dorsal_del_cipp_sigilo_y_destruccion_violenta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Pueblos-Indigenas/la_autopista_san_cristobal_palenque_la_espina_dorsal_del_cipp_sigilo_y_destruccion_violenta</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Juan Romero, San Cristóbal de Las Casas, novembre 2014.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Ricardo Lagunes, San Cristóbal de Las Casas, gennaio 2015.</li>



<li><em>Informe de agresiones a las bases de apoyo zapatistas 2006-2012</em>, Red contra la Represión y por la Solidaridad, maggio 2013.</li>



<li><em>Agresión a Bases del EZLN en sede de la Junta de Buen Gobierno de La Realidad</em>, comunicato stampa del Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) del 5 maggio 2014. Consultabile all’indirizzo:<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/05/junta-de-buen-gobierno-hacia-la-esperanza-denuncia-energicamente-a-los-paramilitares-cioaquistas-organizados-por-los-3-niveles-de-los-malos-gobiernos-en-contra-de-nuestros-pueblos-bases-de-apoyo-del-e/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/05/junta-de-buen-gobierno-hacia-la-esperanza-denuncia-energicamente-a-los-paramilitares-cioaquistas-organizados-por-los-3-niveles-de-los-malos-gobiernos-en-contra-de-nuestros-pueblos-bases-de-apoyo-del-e/</a>.</li>



<li><em>Maestro zapatista Galeano: appunti di una vita</em>, Comunicato dell’EZLN del 2 maggio 2015. Consultabile in italiano:&nbsp;<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2015/05/04/maestro-zapatista-galeano-appunti-di-una-vita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2015/05/04/maestro-zapatista-galeano-appunti-di-una-vita/</a>.</li>



<li>Raúl Zibechi,&nbsp;<em>Política &amp; Miseria. Una propuesta de debate sobre la relación entre el modelo extractivo, los planes sociales y los gobiernos progresistas</em>, Editorial La Vaca, Argentina. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://es.scribd.com/doc/204505800/Zibechi-Raul-Politica-Y-Miseria#" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://es.scribd.com/doc/204505800/Zibechi-Raul-Politica-Y-Miseria#</a>.</li>



<li>Hermann Bellinghausen,&nbsp;<em>La actual etapa contrainsurgente inicia en Las Margaritas con la Cruzada Contra el Hambre</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 24 maggio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol</a>.</li>



<li>Pedro Faro,&nbsp;<em>El gran teatro de la impunidad en Chiapas. Nuevas evidencias del genocidio y la guerra encubierta, mensile Ojarasca</em>, 14 dicembre 2013. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2013/12/14/oja-teatro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2013/12/14/oja-teatro.html</a>.</li>



<li>Gilberto López y Rivas,&nbsp;<em>Estudiando la contrainsurgencia de Estados Unidos. Manuales, mentalidades y uso de la antropología</em>, Ocean Sur, Messico, 2 giugno 2014.</li>



<li>Paulina Fernández Christlieb,&nbsp;<em>El EZLN y la GBI en Chiapas: derechos indígenas contra corporaciones transnacionales</em>, Revista Mexicana de Ciencias y Políticas Sociales, vol. XLVI, núm. 189, maggio-dicembre 2003, pag. 213-262, Universidad Autónoma de México, Messico.</li>



<li>Ángeles Mariscal,&nbsp;<em>Dice Manuel Velasco que reconoce aporte de comunidades indígenas zapatistas</em>, periodico elettronico&nbsp;<em>Revolución 3.0</em>, 2 gennaio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://revoluciontrespuntocero.com/dice-manuel-velasco-que-reconoce-aporte-de-comunidades-indigenas-zapatistas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://revoluciontrespuntocero.com/dice-manuel-velasco-que-reconoce-aporte-de-comunidades-indigenas-zapatistas/</a></li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’ottobre 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/">Chiapas: turismo, autostrade e repressione</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1726</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Insegnanti contro la riforma: in Messico si uccide sempre</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/06/26/insegnanti-contro-la-riforma-in-messico-si-uccide-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jun 2016 12:46:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[CNTE]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Nochixtlan]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero insegnanti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/sobreamericalatina.com/?p=1864</guid>

					<description><![CDATA[<p>José Luis ha il viso di Che Guevara appeso al collo e tatuato sul braccio. Insegna in una scuola elementare dello stato meridionale del Chiapas e fa parte della&#160;Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación&#160;(CNTE), l’ala più combattiva di un sindacato di insegnanti. “Manifesteremo fino a quando il governo non abrogherà la riforma che apre&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/06/26/insegnanti-contro-la-riforma-in-messico-si-uccide-sempre/">Insegnanti contro la riforma: in Messico si uccide sempre</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>José Luis ha il viso di Che Guevara appeso al collo e tatuato sul braccio. Insegna in una scuola elementare dello stato meridionale del Chiapas e fa parte della&nbsp;<em>Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación</em>&nbsp;(CNTE), l’ala più combattiva di un sindacato di insegnanti. “Manifesteremo fino a quando il governo non abrogherà la riforma che apre le porte alla privatizzazione dell’educazione”, afferma José Luis, mentre riposa all’ombra del casello autostradale che unisce le città di Tuxtla Gutiérrez e San Cristóbal de Las Casas.</p>



<p>Lo sta occupando con altri 8mila insegnanti della CNTE per bloccare il transito dei veicoli, una delle forme di protesta più comuni in Messico. Poco prima, circa 2mila poliziotti federali in assetto antisommossa avevano fatto muro per impedire l’azione, mentre a pochi metri era schierata la CNTE, con caschi, scudi e maschere antigas.</p>



<p>Il sole ribolliva l’asfalto e la tensione inspessiva l’afa. Era difficile non pensare a quanto successo pochi giorni prima a Nochixtlán, nello Stato di Oaxaca, quando durante un’azione simile della CNTE la polizia ha sparato sulla folla e ucciso 12 persone. Tra loro uno studente del seminario di diciannove anni, che era accorso per soccorrere i feriti.</p>



<p>Lo sciopero degli insegnanti è iniziato il 15 maggio in varie regioni del Messico. “Il governo dice che darà tablets ai bambini, ma dove io insegno non c’è neanche l’energia elettrica. E poi, se i bambini arrivano a scuola senza avere fatto colazione, come si pensa possano pagare un libro di testo?”, chiede un maestro di una zona chiamata Altos de Chiapas, dove l’88% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà.</p>



<p>Dopo una decina di giorni dall’inizio delle manifestazioni, a Tuxtla Gutiérrez la polizia ha caricato con violenza gli insegnanti, ottenendo la reazione contraria a quella sperata: migliaia di cittadini che videro le cariche dalle loro finestre sono scesi in piazza con la CNTE.</p>



<p>“Credo che il modo di evitare un altro massacro travestito da difesa dell’ordine pubblico sia scendere in strada a manifestare. La solidarietà che la gente sta dimostrando agli insegnanti si deve anche a uno sfinimento generale, causato dalla crisi economica e sociale”, afferma in intervista Julieta Albores Gonzaléz, architetta e scultrice chiapaneca.</p>



<p>Molte persone hanno iniziato a portare viveri nell’accampamento che gli insegnanti hanno costruito nel centro della città con pali, tendoni e materassi, dove hanno stabilito turni per cucinare, pulire e dormire, e da cui ogni giorno organizzano attività di protesta.</p>



<p>Dopo più di un mese di manifestazioni e notti passate sotto i tendoni, la mobilitazione in Messico continua a crescere, e si è espansa verso le regioni più conservatrici del nord. Uno sciopero degli insegnanti che sta assumendo le caratteristiche di un’insurrezione popolare, a cui si sono uniti dipendenti della sanità pubblica, universitari, alcuni settori della Chiesa e cittadini in generale.</p>



<p>Lo Stato in cui le proteste sono più forti è Oaxaca. Da settimane le strade sono bloccate dalla CNTE e in molte regioni si fa fatica a trovare benzina e cibo. La polizia sgombera gli insegnanti, che in poco tempo reinstallano i&nbsp;<em>bloqueos</em>. E il saldo degli scontri non conta solo i 12 morti di Nochixtlán; a Juchitán, un giornalista è stato ucciso con un colpo di arma da fuoco a bruciapelo. Si registrano feriti,&nbsp;<em>desaparecidos</em>&nbsp;e detenuti, tra cui due leaders della CNTE.</p>



<p>La notte dell’11 giugno, la capitale dello Stato di Oaxaca ha visto un fantasma del suo passato. La polizia ha caricato una protesta della CNTE che, con l’aiuto della popolazione, ha costruito barricate e iniziato una battaglia con la polizia. Erano passati esattamente dieci anni dallo sgombero dell’accampamento dei professori del giugno 2006, quando le cariche furono così violente che i cittadini si unirono alle proteste, bloccarono l’accesso alla città, cacciarono i partiti politici e per mesi promossero un’esperienza di autogoverno nota come Comuna di Oaxaca.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 26.06.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/06/26/insegnanti-contro-la-riforma-in-messico-si-uccide-sempre/">Insegnanti contro la riforma: in Messico si uccide sempre</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1864</post-id>	</item>
		<item>
		<title>EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2016 14:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[zapatisti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/sobreamericalatina.com/?p=1916</guid>

					<description><![CDATA[<p>Da bambino Francisco1&#160;lavorava nella fattoria Santa Rita, vicino alla città di Ocosingo, dove il padrone Adolfo Nájera lo pagava 3 pesos al mese (circa 20 centesimi di euro). Nel 1989 l’indigeno maya tzeltal si trasferì con la sua famiglia nel Rancho Santa Lucía, un terreno di 481 ettari da cui si può godere di una&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/">EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da bambino Francisco<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a></sup>&nbsp;lavorava nella fattoria Santa Rita, vicino alla città di Ocosingo, dove il padrone Adolfo Nájera lo pagava 3 pesos al mese (circa 20 centesimi di euro). Nel 1989 l’indigeno maya tzeltal si trasferì con la sua famiglia nel Rancho Santa Lucía, un terreno di 481 ettari da cui si può godere di una bella vista sulle gole tra i monti che circondano la città.</p>



<p>“Il padrone della fattoria, Gilberto Bermúdez, ci trattava un po’ meglio. Pagava 200 pesos al mese (poco più di 11 euro) e ci regalava vestiti e scarpe”, racconta Francisco<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>. Quando poi, nel 1992, ricevette la visita di un gruppo di persone che si presentarono come guerriglieri dell’EZLN, Francisco accettò l’invito ad entrare nell’organizzazione.</p>



<p>L’insurrezione zapatista del 1994 cacciò Gilberto Bermúdez dal rancho Santa Lucía e Francisco divenne padrone, insieme alla sua comunità, della terra che prima lavorava come bracciante-schiavo. Oggi al posto della fattoria sorge un villaggio zapatista di otto famiglie, ognuna delle quali possiede un appezzamento di terra che coltiva individualmente, e uno in cui lavora insieme alle altre famiglie<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>.</p>



<p>Nel suo decimo articolo, la&nbsp;<em>Ley Revolucionaria de Reforma Agraria</em>&nbsp;dell’EZLN stabilisce la modalità di ripartizione delle terre: “L’obiettivo della produzione in collettivo è soddisfare in primo luogo le necessità del popolo, creare la coscienza collettiva del lavoro e del beneficio, creare unione nella produzione e nella difesa, e il mutuo appoggio nell’agro messicano. Se in una regione non viene prodotto un bene, verrà scambiato con le regioni in cui viene prodotto, in condizioni di giustizia e uguaglianza. Gli eccedenti della produzione potranno essere esportati in altri paesi se a livello nazionale non esiste domanda del prodotto<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>”.</p>



<p>Con la sua insurrezione, l’EZLN ha attuato in modo unilaterale la riforma agraria – ossia la ripartizione della terra ai contadini che ne erano privi – proclamata il 6 gennaio 1915 e mai applicata efficacemente in Chiapas. Nel 1994 la guerriglia indigena costrinse molti proprietari terrieri<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>&nbsp;ad abbandonare le loro fattorie e del loro fuggi fuggi ne approfittarono anche gruppi non zapatisti, occupando<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>&nbsp;i terreni abbandonati. In totale, dal 1994 si sono registrate circa 1700 occupazioni che hanno permesso ai contadini di recuperare più di 150mila ettari<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a></sup>.</p>



<p>Per avviare costosi iter di richiesta della terra, fino agli anni ’90 molte famiglie dovevano viaggiare fino a Tuxtla Gutiérrez, capitale del Chiapas, o a Città del Messico. Erano pratiche che spesso non portavano a nulla; la comunità San Miguel Chiptik, ad esempio, avviò un lungo e tortuoso processo che terminò con la consegna di un solo ettaro a famiglia<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4024" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?w=768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nel Caracol di Oventic. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Gli intoppi burocratici, che sapevano a tentativo di raggirare la riforma agraria, divennero legge nel 1992, quando il governo neoliberista di Carlos Salinas de Gortari riformò l’articolo 27 costituzionale, sospendendo la ripartizione delle terre. La controriforma agraria del ’92 fu uno dei detonanti dell’insurrezione dell’EZLN<a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a>.</p>



<p><strong>Il caffè zapatista</strong></p>



<p>Fernando<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>&nbsp;afferra con delicatezza una foglia di caffè dal suo&nbsp;<em>cafetal</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a></sup>&nbsp;spoglio. “Questa è la roya”, dice preoccupato. Mostra delle macchie gialle sulla superficie e con un gesto della mano abbraccia tutto il campo, come a dire che la roya si trova dappertutto<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>.</p>



<p>Fernando fu tra i fondatori, nel 2001, della cooperativa di caffè biologico zapatista&nbsp;<em>Yachil Xojobal</em>, con sede nel Caracol di Oventic. Nel 2010 abbandonò l’organizzazione e fondò una nuova cooperativa di 200 famiglie, ma tre anni più tardi la roya – un fungo devastatore che secondo Coordinadora Nacional de Organizaciones Cafetaleras (CNOC) ha colpito il 50% delle coltivazioni di caffè del Chiapas – ha iniziato a mangiarsi le sue piante. Oggi la roya è la preoccupazione principale per i produttori di caffè messicani, anche per quelli zapatisti.</p>



<p>Il Messico è il decimo esportatore mondiale di caffè e in Chiapas viene raccolto il 40% dei chicchi prodotti nel paese. Si tratta per il 97% di caffè arabica di alta qualità, coltivato sui terreni scoscesi di montagne che si trovano ad un’altezza superiore ai 1200 metri sul livello del mare. A differenza di molti altri paesi del mondo, in Messico la produzione di caffè non avviene in terreni di grandi dimensioni: il 90% dei coltivatori possiede in media un solo ettaro e il 60% di loro sono indigeni. Sono per lo più persone umili, la cui precaria economia famigliare dipende dalla vendita del grano.</p>



<p>Dalle montagne messicane proviene una parte del caffè che beviamo tutti i giorni. I contadini che lo seminano e raccolgono, e che lo fanno seccare nei loro cortili durante i secchi e soleggiati inverni messicani, sono vittime delle fluttuazioni del prezzo internazionale e dei ricatti dei&nbsp;<em>coyotes</em>, intermediari che comprano i chicchi a un prezzo anche tre volte inferiore a quello di mercato. Per questo, i contadini cercano compratori che acquistino direttamente il caffè.</p>



<p>Uno dei canali che permettono ai produttori di caffè, anche zapatisti, di vendere il loro raccolto a un prezzo giusto, sono quelli legati al commercio equo e solidale. La Giunta di Buon Governo de La Garrucha scriveva in un documento del 2006: “Nel tempo abbiamo cercato modi per commercializzare la nostra produzione attraverso canali equi, perché la nostra commercializzazione sia diretta, cercare accordi per poter vendere la nostra produzione, forse formando cooperative, cercando reti con gente solidale. Siamo riusciti a fare poco perché è molto difficile andare contro il capitalismo, però stiamo portando avanti molti sforzi per poter vendere a un prezzo equo i nostri prodotti<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">13</a></sup>”.</p>



<p>Il caffè zapatista viene venduto soprattutto all’estero grazie alla relazione che le cooperative hanno costruito negli anni con gruppi solidali di vari paesi del mondo, in Italia con le associazioni Caffè Malatesta, Ya Basta e Tatawelo<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">14</a></sup>. I compratori fanno ordini annuali alle cooperative zapatiste e, attraverso una campagna di prefinanziamento, pagano i costi di produzione. A causa dell’epidemia di roya la produzione zapatista è scesa in picchiata, costringendo gli importatori a trovare sistemi alternativi per rifornirsi di caffè.</p>



<p>“Abbiamo calcolato che nel 2014 sono state danneggiate più dell’80% delle piante”, spiega un integrante della cooperativa zapatista Yochin Tayel Kinal, che si trova nella zona di Morelia. “Dovremmo riseminarle tutte, il problema è che ci vogliono 3 o 4 anni perché inizino a produrre. Stiamo utilizzando dei prodotti organici per contrarrestare la roya, ma abbiamo iniziato ad applicarli quando era già in stato molto avanzato<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note">5</a></sup>”.</p>



<p><strong>Lo stigma della migrazione</strong></p>



<p>La organizzazione Desarrollo Económico y Social de Los Mexicanos Indígenas (DESMI) appoggia i&nbsp;<em>promotores de agroecología</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>&nbsp;zapatisti nell’elaborare un piano di azione per affrontare la roya, nelle tre cooperative zapatiste come dei collettivi di produttori di caffè formati dalle basi d’appoggio dell’EZLN.</p>



<p>“Abbiamo creato una ricetta di prodotti organici da applicare alle coltivazioni. Le piante che dall’anno scorso abbiamo iniziato a trattare con questi organismi stanno dando buoni risultati; ora i danni si sono stabilizzati, in media, al 50%”, spiega Rigoverto Albores di DESMI<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>.</p>



<p>In generale, gli zapatisti promuovono la creazione di cooperative e il lavoro collettivo. Esistono gruppi di agricoltori, allevatori, piccoli commercianti, gestori di progetti ecoturistici<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a></sup>, di produzione artigianale o dolciaria.</p>



<p>Il collettivo italiano Nodo Solidale organizza corsi nei territori autonomi zapatisti per la produzione di&nbsp;<em>pan dulce</em>, un tipo di pane zuccherato che si consuma in Chiapas. “I corsi sono rivolti a studenti e gruppi di donne. L’idea è che attraverso la vendita del pane abbiano un’entrata economica capace di rafforzare il processo di costruzione dell’autonomia”, spiega una integrante di Nodo Solidale. “Inoltre il lavoro collettivo crea coesione sociale e, soprattutto per le donne, rappresenta un’occasione per allontanarsi qualche ora dalla propria famiglia, uno spazio per potersi confrontare con altre donne e costruire legami di amicizia e solidarietà<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4026" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Giovane zapatista durante un corso per la produzione di pan dulce. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Di fronte alle difficoltà economiche, alcune basi d’appoggio dell’EZLN scelgono la migrazione. Nei primi anni ’90 i flussi migratori chiapanechi si rivolgevano soprattutto alle località turistiche della costa caraibica messicana, come Cancún e Playa del Carmen, ma alla fine del decennio s’iniziarono a muovere anche verso gli Stati Uniti.<br>La migrazione è un fenomeno sempre più massivo tra gli zapatisti e normalmente sono gli uomini i primi a migrare. Spesso tornano alla comunità dopo qualche tempo, altre volte la moglie li raggiunge all’estero, ma può anche succedere che se ne perdano le tracce. “Come dappertutto, nelle comunità zapatiste la migrazione causa una rottura delle relazioni famigliari. È aumentato il numero di donne abbandonate, o che riscontrano malattie sessuali quando i mariti vanno e vengono. Se invece una donna decide di raggiungere il marito, spesso lascia i figli con i nonni o gli zii”, spiega Guadalupe Cardenas Zitle del Colectivo Femenista Mercedes Oliveira (COFEMO)<a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">20</a>.<br>Nelle comunità zapatiste la migrazione causa una frattura del tessuto sociale particolarmente grave, perché da molti viene vista come un tradimento del progetto politico dell’organizzazione, “una malattia contagiosa” che può mettere in pericolo la comunità.<br>Alejandra Aquino Moreschi racconta l’esperienza del villaggio zapatista María Trinidad e della base d’appoggio Silverio, uno dei primi ad annunciare all’assemblea la sua volontà di allontanarsi per un periodo<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">21</a></sup>. Era il 2003 e la decisione di Silverio venne percepita dalla maggior parte della comunità come un abbandono del progetto di resistenza. Per l’assemblea comunitaria, la scelta di migrare significava anteporre un progetto personale e i valori individualisti capitalisti all’organizzazione collettiva.<br>Nel corso degli anni, seppur scoraggiata, la migrazione venne gradualmente accettata come un fenomeno inevitabile, e regolata. Chi decide di abbandonare la comunità deve oggi chiedere permesso all’assemblea, che normalmente lo concede fino a cinque anni, e una volta tornato dovrà pagare una somma che compensi i lavori comunitari abbandonati durante il tempo della migrazione.<br>Spiega Silverio: “Io non mi sono arreso, non ho tradito il movimento, non sono diventato priista<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">22</a></sup>, continuo a pensare che il movimento ha ragione, quello che rivendica è giusto, solo ho bisogno di riposare alcuni anni e provvedere alla mia famiglia<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">23</a></sup>”.<br>Secondo molti zapatisti, chi decide di lasciare la propria comunità non lo fa per una necessità reale, ma per poter beneficiare dello stile di vita delle classi alte urbane e della possibilità di soddisfare bisogni indotti dai media. Los&nbsp;<em>norteños</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">24</a></sup>, come vengono chiamati i migranti di ritorno alla loro comunità, parlano e si vestono in modo differente, hanno stivali e pantaloni nuovi e possono, almeno per i primi mesi, beneficiare di un livello di consumo che crea squilibri economici all’interno delle comunità.<br>Alcuni zapatisti decidono di migrare per motivi economici, altri per liberarsi del controllo della comunità, una “grande famiglia” che in certe fasi della vita può essere percepita come una presenza soffocante. E c’è chi migra per conoscere il mondo al di fuori della propria comunità, nuovi paesaggi, volti, lingue. Spesso i giovani zapatisti, come tutti i loro coetanei, migrano per curiosità.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Nome fittizio, per motivi di sicurezza.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un base d’appoggio zapatista, Caracol de La Garrucha, gennaio 2014.</li>



<li>La&nbsp;<em>Ley Revolucionaria de Reforma Agraria</em>&nbsp;dell’EZLN stabilisce che le terre vengano coltivate collettivamente e che il raccolto sia suddiviso secondo i criteri decisi dall’assemblea. Nella pratica si è stabilito che ogni famiglia possa usufruire anche di un appezzamento individuale. La terra continua ad appartenere alla comunità e, se esce dalla comunità zapatista, la famiglia perde i suoi diritti su di essa.</li>



<li><em>El Despertador Mexicano</em>, dicembre 1993.</li>



<li>Molti di loro sono stati indennizzati dallo stato.</li>



<li>Gli zapatisti parlano di terre “recuperate”, perché considerano che siano da sempre appartenute ai popoli indigeni, e che i bianchi e i meticci gliele abbiano rubate ai tempi della&nbsp;<em>conquista</em>.</li>



<li>Gemma Van Der Haar,&nbsp;<em>Autonomía a ras de tierra. Algunas implicaciones de la autonomía zapatista en la práctica</em>. In Marco Estrada Saavedra,&nbsp;<em>Chiapas después de la tormenta. Estudios sobre economía, sociedad y política</em>, Distrito Federal, México, 2009, pag. 537.</li>



<li>Molto spesso si tratta di famiglie numerose, che alla seconda generazione devono dividere quell’unico ettaro tra vari figli.</li>



<li>Richard Stahler-Sholk,&nbsp;<em>Autonomía y economía política de resistencia en las cañadas de Ocosingo</em>. In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas</em>, UAM, México, 2011, pag. 409-445.</li>



<li>Nome fittizio, per motivi di sicurezza.</li>



<li>Campo di caffè.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un coltivatore di caffè del Municipio di Pantelhó, Chiapas, febbraio 2015.</li>



<li><em>”Lo que se ha hecho en proyectos de comunidades zapatistas”.&nbsp;</em>Documento pubblicato sulla parete della Commissione di Vigilanza del Caracol de La Garrucha, 20 dicembre 2006.</li>



<li>Per maggiori informazioni:<a href="http://www.caffezapatista.it/index.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;http://www.caffezapatista.it/index.php</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.tatawelo.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.tatawelo.it</a>.</li>



<li>Intervista della Red ProZapa alla cooperativa Yochin Tayel Kinal, Caracol di Morelia, gennaio 2015.</li>



<li>Zapatisti formati come esperti di agroecologia, un metodo che coniuga i saperi tradizionali degli agricoltori con i principi della scienza occidentale.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Rigoverto Albores, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2015.</li>



<li>Nel Caracol di Morelia esistono i centri ecoturistici di Agua Clara e Tzaconejá, gestiti dalle basi d’appoggio zapatiste, dove si può pernottare sulle rive di un fiume che scorre in mezzo alla selva.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un integrante del collettivo Nodo Solidale, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2015.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Guadalupe Cárdenas Zitle, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2014.</li>



<li>Alejandra Aquino Moreschi,&nbsp;<em>Entre el “sueño zapatista” y el “sueño americano”. La migración a Estados Unidos en una comunidad en resistencia</em>. In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas,&nbsp;</em>UAM, México, 2011, pag. 447-487.</li>



<li>Simpatizzante del conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI).&gt;</li>



<li>Alejandra Aquino Moreschi,&nbsp;<em>Entre el “sueño zapatista” y el “sueño americano”. La migración a Estados Unidos en una comunidad en resistencia.</em>&nbsp;In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas,&nbsp;</em>UAM, México, 2011, pag. 463.</li>



<li>Nordici.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato sul mensile Arivista nel giugno 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/">EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1916</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Ezln, Questioni economiche</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2016 14:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[zapatisti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://localhost:8888/sobreamericalatina.com/?p=1922</guid>

					<description><![CDATA[<p>Satoschi apre la busta e mostra una mazzetta di banconote. Sono 17mila pesos2&#160;da consegnare alla Giunta di Buon Governo, spiega che li ha raccolti un collettivo pro zapatista giapponese durante un evento solidale.Una nebbia spessa imbeve la montagna, impedendo di vedere al di là della sbarra che delimita l’accesso al Caracol di Oventic. Un uomo&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/">Ezln, Questioni economiche</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Satoschi apre la busta e mostra una mazzetta di banconote. Sono 17mila pesos<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;da consegnare alla Giunta di Buon Governo, spiega che li ha raccolti un collettivo pro zapatista giapponese durante un evento solidale.<br>Una nebbia spessa imbeve la montagna, impedendo di vedere al di là della sbarra che delimita l’accesso al Caracol di Oventic. Un uomo con il volto coperto dal passamontagna segna su un foglio i dati anagrafici miei, del ragazzo giapponese e dell’amico che mi accompagna.<br>“Motivo della visita?”, chiede con la voce attutita dalla lana che gli copre la bocca. “Ho dei soldi da consegnare”, dico. “Li ha raccolti la squadra di calcio del fratello di un ragazzo ucciso dai paramilitari, mi hanno chiesto di consegnarli alla giunta”.</p>



<p>Dietro la scrivania, due donne e tre uomini della Giunta di Buon Governo di Oventic ricevono la busta e ascoltano con attenzione le mie parole. Spiego da dove proviene il denaro, poi uno per uno contano i soldi e preparano la ricevuta. Alle loro spalle il ritratto di un guerrigliero zapatista, uno di Che Guevara, alcune foto e disegni di bambini, uno scudetto dell’Inter.</p>



<p>“Ci fa piacere ricevere la vostra solidarietà e vi ringraziamo molto. Comunque noi non vi abbiamo chiesto nulla”, dice uno di loro.<br>“Sí, lo sappiamo”, rispondo stupita della franchezza, mentre sento fremere di emozione il mio amico, che per la prima volta incontra una Giunta di Buon Governo.<br>“Io vengo dallo stato di Chihuahua, nel nord del paese. Da Chihuahua sempre lotteremo al vostro fianco”, dice con trasporto.<br>“Grazie – gli risponde pacificamente un membro della giunta -, ma noi non ve lo abbiamo chiesto”. Il mio amico si offende un po’, a me viene da ridere.</p>



<p>Fino a una decina di anni fa, le donazioni da parte di gruppi solidali, nazionali ed internazionali, venivano versate direttamente ai Municipi Autonomi. Se i municipi limitrofi non ricevevano lo stesso tipo di cooperazione si creavano squilibri tra una zona e l’altra, che dal 2003 con la creazione delle Giunte di Buon Governo si è cercato di evitare, convogliando tutte le donazioni nelle loro mani. Nella zona della Garrucha non riuscirono ad adattarsi subito al nuovo modello, e fino al 2007 continuarono a lasciare che i municipi gestissero le risorse. Uno zapatista che vive nella zona racconta:</p>



<p>“Quando ci siamo resi conto che non andava bene camminare in quel modo nell’autonomia, si sospese tutto per fare tutto collettivamente, perché la Giunta di Buon Governo possa controllare tutti i progetti, che controlli il progetto di educazione, quello di salute e quelli delle altre aree. In questo modo camminiamo nello stesso cammino<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4028" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Casa della Giunta di Buon Governo di Oventic. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Una volta ricevuta la donazione o la proposta di un progetto da implementare nei territori autonomi, le Giunte di Buon Governo si riuniranno con i rappresentanti dei municipi, che a loro volta ne parleranno con le basi d’appoggio zapatiste. È la base dell’organizzazione che decide come investire le nuove risorse, e la Giunta non dovrebbe far altro che mettere in pratica le sue decisioni. In realtà, si sono verificati casi in cui membri della Giunta di Buon Governo hanno cercato di far confluire gli aiuti o i progetti verso la propria comunità.</p>



<p><strong>Che cosa c’è dietro i programmi assistenziali</strong></p>



<p>È difficile valutare la sostenibilità economica del progetto zapatista, soprattutto a causa della mancanza di dati pubblici. Quel che è certo è che le donazioni sono utili ma modeste, e che il cammino verso l’autonomia dovrebbe tendere alla completa indipendenza anche dalle cooperazioni solidarie.</p>



<p>Più volte gli zapatisti hanno affermato che non esiste un copione per la costruzione dell’autonomia, che stanno creando attraverso un processo fatto di tentativi ed errori. Secondo una base d’appoggio della comunità Victórico Grajales: “L’obiettivo principale è questo: resistere e costruire quella che chiamiamo autonomia, cioè essere indipendenti dal governo, dal mal governo, ed imparare ad organizzarci in modo indipendente, perché pensiamo che quello che stiamo facendo è una cosa simile ad una scuola in cui impariamo molte cose, impariamo ad organizzarci in collettivo, impariamo ad organizzare vari lavori. Cosa faremo più avanti? Non lo sappiamo, ma il nostro compito è questo: rendere realtà il sogno zapatista di costruire quella che noi chiamiamo l’autonomia dei popoli zapatisti, dei popoli indigeni<a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a>”.</p>



<p>Perché questa autonomia sia effettiva, gli zapatisti non accettano i programmi governativi che dispensano aiuti economici alle famiglie più povere. Pensiamo quanto sarebbe difficile per noi rinunciare a un sussidio di disoccupazione o a una borsa di studio e capiremo quanto può essere duro per una famiglia umile, come sono le famiglie zapatiste.</p>



<p>Molti programmi governativi sono stati avviati dopo l’insurrezione del 1994 e vengono considerati dall’EZLN come una strategia di controinsurgenza, visto che portano i beneficiari ad allontanarsi dalla resistenza in cambio di “briciole”. Sono infatti studiati per dare un contentino a chi li riceve, senza essere capaci di cambiarne la vita in modo strutturale.</p>



<p>L’appoggio del governo può consistere, ad esempio, nella consegna di una lamina per il tetto o in un versamento mensile in denaro. Sono programmi assistenzialisti che possono portare i beneficiari ad essere totalmente dipendenti da essi, invece di aiutarli ad avviare un’attività produttiva che permetta loro di essere autonomi dagli aiuti. Si può affermare che, invece di incentivare la creatività e l’indipendenza economica dei cittadini, lo stato dà una paghetta mensile ai cittadini, rendendoli passivi e privi di iniziativa.</p>



<p>Il programma Prospera<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>&nbsp;distribuisce alle donne 130 pesos al mese (meno di 9 euro), più 110 pesos (poco più di 7 euro) per ogni figlio tra zero e nove anni<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">6</a></sup>. Si tratta di un apporto economico minimo che rappresenta un aiuto per chi vive ai margini della sussistenza, ma che non può dare una reale spinta all’economia famigliare. I dati dimostrano che in dodici anni i risultati del programma sono stati scarsi: il 25% delle famiglie hanno problemi di accesso al cibo e più del 30% non è uscita dal circolo intergenerazionale della povertà, che è l’obiettivo principale del programma<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">7</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4030" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Anziano zapatista. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Alcune organizzazioni sociali denunciano che Prospera/Oportunidades porta le beneficiarie ad avere un atteggiamento passivo e ad affidare al programma quasi il totale mantenimento della propria famiglia. “L’unica cosa che ci dà da mangiare è Oportunidades”, spiega una donna del Municipio di Chilón. “La terra ha già perso forza, non dà più nulla, e non c’è lavoro. Ora mantengo la mia famiglia con quello che ci dà il governo con Oportunidades<a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a>”.</p>



<p><strong>E la banca zapatista?</strong></p>



<p>Le comunità zapatiste cercano, al contrario, di incentivare il lavoro produttivo. Per iniziare un progetto è necessario un capitale iniziale, che può provenire dalle donazioni solidali, dai piccoli risparmi delle basi d’appoggio o da un prestito della BAZ, la Banca Autonoma Zapatista.</p>



<p>La cassa presta denaro alle famiglie zapatiste con un interesse che varia dal 3% al 5%, a seconda della zona, mentre scende al 2% se la richiesta è motivata da una malattia che comporta spese in medicine o cure. Se la persona decede, alla famiglia non verrà chiesto il pagamento del debito.</p>



<p>L’idea di creare una banca ad uso delle basi d’appoggio dell’EZLN nacque per rispondere alla pratiche di usura che si erano create all’interno delle comunità, con richieste di tassi d’interesse che potevano arrivare fino al 20%<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">9</a></sup>.</p>



<p>“Ho lavorato per alcuni anni in una comunità zapatista che vide migrare molte persone negli Stati Uniti”, racconta Guadalupe Cardenas Zitle del Colectivo Femenista Mercedes Oliveira (COFEMO). “Ricordo il caso di un migrante la cui moglie, a cui ogni mese mandava denaro, ad un certo punto divenne “la ricca” della comunità. Si mise a prestare soldi ed iniziò ad avere problemi con molte famiglie, alla fine se ne è dovuta andare. Ora la coppia vive negli Stati Uniti e non è più zapatista<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>”.</p>



<p>La BAZ ha dato avvio a progetti di successo, come quello di un gruppo di donne del Caracol de La Realidad, che con un prestito di 15mila pesos (circa 870 euro) aprirono un ristorantino e un negozio. Organizzarono l’attività e i turni di lavoro, e dopo non molto tempo avevano già raccolto 40mila pesos. In generale, però, l’esperimento della banca zapatista non ha avuto molta fortuna. Nella zona de La Garrucha sono stati ripagati solo il 50% dei prestiti concessi dalla BAZ, e si sono verificati casi di persone che falsificavano i documenti per poter ricevere crediti superiori a quelli concordati con le autorità zapatiste<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a></sup>.</p>



<p><em>All’economia delle comunità zapatiste sarà dedicato anche un altro articolo.</em></p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Circa 1000 euro.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II, pag. 8. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Cristina Híjar González,&nbsp;<em>Autonomía Zapatista. Otro mundo es posible</em>, AMV, México, 2008, pag. 230.</li>



<li>Fino al settembre 2014 chiamato&nbsp;<em>Oportunidades</em>.</li>



<li><a href="https://www.prospera.gob.mx/Portal/wb/Web/oportunidades_cumple_15_anos_de_incentivar" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.prospera.gob.mx/Portal/wb/Web/oportunidades_cumple_15_anos_de_incentivar</a>.</li>



<li>Ángelica Enciso L.,&nbsp;<em>Oportunidades no logró romper cadena generacional de pobreza</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 24 febbraio 2015. Consultabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2015/02/24/sociedad/035n1soc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2015/02/24/sociedad/035n1soc</a>.</li>



<li><a href="http://www.sipaz.org/es/informes/118-informe-sipaz-vol-xviii-no-4-noviembre-de-2013/472-enfoque-violencia-hacia-las-mujeres-en-mexico-olvidan-castigar-a-los-responsables.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.sipaz.org/es/informes/118-informe-sipaz-vol-xviii-no-4-noviembre-de-2013/472-enfoque-violencia-hacia-las-mujeres-en-mexico-olvidan-castigar-a-los-responsables.html</a>.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>, pag. 44. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Guadalupe Cárdenas Zitle, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2014.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Resistencia Autónoma</em>. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato sul mensile Arivista nel maggio 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/">Ezln, Questioni economiche</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1922</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
