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	<title>Guatemala - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>Guatemala - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>“In questo momento in Guatemala la democrazia è a rischio”</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2023/10/11/in-questo-momento-in-guatemala-la-democrazia-e-a-rischio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2023 00:03:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Bernardo Arevalo]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[Juan Francisco Sandoval]]></category>
		<category><![CDATA[Movimiento Semilla]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In Italia non si parla quasi mai del Guatemala ma forse qualcuno ricorderà l’orribile guerra civile che per più di 30 anni si è combattuta nel Paese centroamericano.</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2023/10/11/in-questo-momento-in-guatemala-la-democrazia-e-a-rischio/">“In questo momento in Guatemala la democrazia è a rischio”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia</em></p>



<p>In Italia non si parla quasi mai del Guatemala ma forse qualcuno ricorderà l’orribile guerra civile che per più di 30 anni si è combattuta nel Paese centroamericano. Probabilmente c’è chi ha sentito parlare del generale Ríos Montt, il dittatore che all’inizio degli anni Ottanta ha promosso una politica di “terra bruciata” che, con il pretesto di combattere la guerriglia, ha causato 200mila vittime e il genocidio del popolo indigeno maya. Qualcuno, forse, avrà anche letto che per quel genocidio, nel 2013, Ríos Montt è stato condannato e che si è trattato di un processo che ha fatto storia: è stato il primo ex capo di Stato a essere sanzionato per genocidio da un tribunale nazionale. &nbsp;</p>



<p>Meno noto è forse il contesto in cui tutto ciò è successo: in quegli anni il Guatemala stava vivendo infatti un rinnovamento del suo sistema giudiziario, grazie soprattutto alla Comisión internacional contra la impunidad en guatemala (Cicig), un organo promosso dalle Nazioni Unite che ha portato a un rafforzamento del sistema giudiziario guatemalteco e all’apertura di importanti processi, legati a crimini di “lesa umanità” o a casi di corruzione che coinvolgevano personaggi di spicco del mondo industriale e politico. Le inchieste mettevano in luce la profonda relazione tra l’<em>élite</em> economico-politica guatemalteca e la criminalità organizzata, e l’impunità con cui portavano avanti i loro interessi.&nbsp;</p>



<p>Tuttavia, subito dopo la sentenza a Ríos Montt l’oligarchia conservatrice guatemalteca ha iniziato a mettere un freno al processo: la condanna all’ex dittatore è stata annullata per motivi tecnici e la magistrata e la giudice che erano state in prima fila nel processo, Carla Paz y Paz e Yassmin Barrios, sono state fatte uscire di scena. Nel 2019, il presidente Jimmy Morales ha cacciato la Cicig dal Paese e l’anno precedente ha nominato a procuratrice generale della Repubblica la magistrata Consuelo Porras, che ha iniziato un vero e proprio processo di “purghe” interno al sistema giudiziario che ha obbligato molti suoi colleghi all’esilio e ha portato il dipartimento di Stato degli Stati Uniti a inserirla nella Lista engels, un elenco di “attori corrotti e antidemocratici”.&nbsp;</p>



<p>Ma negli anni precedenti qualcosa di profondo si era mosso nella società guatemalteca: nel 2015 le strade si erano riempite di manifestazioni contro la corruzione che hanno poi portato alla nascita del Movimiento Semilla, un partito progressista che alcuni settori della sinistra accusano di essere troppo lontano dalle classi popolari, contadine e indigene. In ogni caso la “Semilla”, il seme piantato, ha dato i suoi frutti: il suo candidato Bernardo Arévalo ha vinto le elezioni presidenziali del 20 agosto. Ma la magistratura non fa che mettere ostacoli nel cammino di Semilla ed è arrivata a sospendere il partito.&nbsp;</p>



<p>“Esiste un gruppo di politici e funzionari corrotti che non accettano il risultato delle elezioni e hanno creato un piano per rompere l’ordine costituzionale e violentare la democrazia. È in corso un colpo di Stato e il sistema giudiziario viene usato per violare la giustizia, burlandosi della volontà che il popolo ha espresso liberamente”, ha detto Bernardo Arévalo, supportato da grandi manifestazioni popolari.&nbsp;</p>



<p>Il 2 ottobre alcune organizzazioni indigene hanno iniziato a bloccare diverse strade del Paese, pretendendo il rispetto del risultato delle elezioni e l’allontanamento della procuratrice generale Consuelo Porras, del capo della Procura speciale contro l’impunità (Fiscalía especial contra la impunidad, Feci) Rafael Curruchiche e del giudice Fredy Orellana. La protesta si è a poco a poco estesa a nuove regioni del Paese e si sono uniti studenti, lavoratori di vari settori, cittadini in generale. Ora sono più di 60 le strade bloccate e nella capitale la popolazione sfila in lunghi cortei. Assicurano che il loro sciopero è indefinito: manifesteranno finché Porras, Curruchiche e Orellana non si dimetteranno.&nbsp;</p>



<p>Da quando Consuelo Porras è diventata procuratrice generale, 42 magistrati guatemaltechi si sono dovuti allontanare. Abbiamo intervistato uno di loro: Juan Francisco Sandoval. Nato nel 1982, Sandoval ha iniziato a lavorare come pubblico ministero nel 2003, sei anni dopo è entrato nel <em>pool</em> di magistrati della Fiscalía especial contra la impunidad (Feci) e nel 2015 è stato nominato a capo di questa unità. Dal 2021 vive in esilio negli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p><strong>Sandoval, per molti anni il Guatemala è stato un Paese riconosciuto a livello internazionale per la sua strategia anticorruzione. Come si è arrivati alla situazione attuale?</strong><br><strong>JFS</strong> Le indagini che portavamo avanti nella Feci, con l’aiuto della Cicig, hanno messo in luce il modo in cui operano le strutture illegali che controllano lo Stato, e come l’<em>élite</em> economica guatemalteca utilizza questo sistema corrotto. Erano preoccupati perché il sistema giudiziario si è rafforzato e si sono riorganizzati, dedicando tutte le loro energie a smantellare gli apparati anticorruzione: prima di tutto hanno cacciato i membri della Cicig, poi hanno smantellato la Feci e quindi hanno iniziato a perseguitare i funzionari che avevano scoperto i loro gravi atti di corruzione.&nbsp;</p>



<p><strong>Più in dettaglio, quali indagini portava avanti la Feci quando lei ne era a capo?</strong><br><strong>JFS </strong>Erano sulla corruzione di magistrati, di membri del governo e politici di primo piano, come l’ex presidente della Repubblica Otto Pérez Molina e l’ex vicepreside Roxana Baldetti, che sono stati poi condannati. Si trattava di casi riguardanti il finanziamento illecito di campagne politiche e le irregolarità avvenute durante le elezioni delle alte corti di giustizia, o indagini sul crimine organizzato e il riciclaggio di denaro. Ad esempio, un caso importante è stato quello legato alla corporazione edile brasiliana Odebrecht, che ha scosso l’intera America Latina e altri Paesi del mondo. Nel caso del Guatemala, 108 membri del Congresso avrebbero ricevuto almeno venti milioni di dollari in tangenti per beneficiare l’azienda. Come capo della Feci ero titolare di queste indagini, per questo è iniziata la persecuzione giudiziaria di cui sono vittima e che mi ha portato all’esilio negli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p><strong>Quando parla di persecuzione, a cosa si riferisce esattamente?<br></strong><strong>JFS </strong>Tutto è iniziato nel maggio 2018, quando Consuelo Porras è stata nominata procuratrice generale della Repubblica. Da allora sono state fatte più di cento denunce ed emessi sei mandati di cattura contro di me. In varie occasioni ho ricevuto minacce di morte e ho anche scoperto che Mario Estrada, un ex candidato presidenziale che si trova in prigione negli Stati Uniti a causa delle sue relazioni con il Cartello di Sinaloa, ha cercato di organizzare un attentato contro di me. Si tratta di un caso documentato dalle autorità statunitensi che non è mai stato indagato da quelle guatemalteche, ma non mi stupisce più di tanto perché conosco il modo di operare di Consuelo Porras, ho lavorato insieme a lei tre anni e quattro mesi prima di andarmene. &nbsp;</p>



<p><strong>Che cosa è successo alle indagini che la Feci stava portando avanti quando lei era a capo dell’unità?<br></strong><strong>JFS </strong>I casi sono stati smantellati e ora la Procura li sta usando per creare delle false accuse contro i magistrati, ad esempio adducendo che sono stati commessi degli abusi o degli errori durante le indagini.&nbsp;</p>



<p><strong>Quest’anno ha vinto le elezioni il Movimiento Semilla, un partito nuovo che non rappresenta l’<em>élite</em> economica e politica tradizionale, ma sembra che l’oligarchia guatemalteca stia cercando di mettergli in tutti i modi i bastoni tra le ruote. Che cosa ne pensa?<br></strong><strong>JFS </strong>In questo momento in Guatemala la democrazia è a rischio. Le “forze oscure” che hanno organizzato la persecuzione contro di me e i miei colleghi stanno facendo la stessa cosa con la volontà del popolo guatemalteco, che si è espresso alle urne il 20 agosto. &nbsp;</p>



<p><strong>Pensa che in un futuro prossimo lei e i suoi colleghi esiliati potrete tornare in Guatemala?<br>JFS </strong>Ho qualche speranza legata al nuovo governo, ma penso che il mio ritorno sia molto improbabile, non ci sono garanzie.&nbsp;</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/in-questo-momento-in-guatemala-la-democrazia-e-a-rischio/" title="">Articolo pubblicato su Altreconomia l&#8217;11 ottobre 2013.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2023/10/11/in-questo-momento-in-guatemala-la-democrazia-e-a-rischio/">“In questo momento in Guatemala la democrazia è a rischio”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Messico, la carovana delle “madres” in cerca dei figli rapiti</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2017/10/12/messico-la-carovana-delle-madres-in-cerca-dei-figli-rapiti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Oct 2017 13:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I problemi di Irma Yolanda Pérez iniziarono già prima del novembre 2010, quando suo figlio Gerber Estuardo sparì nel nulla. Nei mesi precedenti le pandillas del Guatemala si erano messe a chiedere il pizzo a suo marito, un distributore di latticini. L’uomo non trovò altra soluzione che pagare, ma quando la cifra aumentò si rifiutò&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I problemi di Irma Yolanda Pérez iniziarono già prima del novembre 2010, quando suo figlio Gerber Estuardo sparì nel nulla. Nei mesi precedenti le pandillas del Guatemala si erano messe a chiedere il pizzo a suo marito, un distributore di latticini. L’uomo non trovò altra soluzione che pagare, ma quando la cifra aumentò si rifiutò di farlo, e le gang lo uccisero.</p>



<p>Gerber decise così di cercare fortuna negli Stati Uniti. Attraversò la frontiera tra Guatemala e Messico e si inoltrò nei circa duemila chilometri di selva, montagne e deserto che la dividono dal Texas. Mentre si trovava nello Stato di Veracruz, in Messico, scrisse a sua madre in chat. Le disse che tutto andava bene, che il viaggio verso il sogno americano sarebbe continuato il giorno seguente. Poi, il silenzio.</p>



<p>Pochi giorni dopo, nel programma televisivo Primer Impacto, Irma vide il pollero (il trafficante di persone) con cui Gerber era partito dal Guatemala. Secondo il notiziario, l’uomo era stato arrestato dalla polizia insieme a un gruppo di migranti che stava trasportando in furgone nello Stato di Tamaulipas (Messico), a pochi chilometri dalla frontiera con gli Stati Uniti. “Sapevo dei pericoli che i migranti corrono in quella zona”, afferma Irma, assolutamente certa che Gerber fosse in quel furgone, perché conosce la corruzione della polizia messicana, che spesso, essendo collusa, consegna le persone arrestate alle or- ganizzazioni criminali. Queste poi chiedono il riscatto ai parenti dei migranti che già si trovano negli Stati Uniti, o li obbligano a lavorare per loro. In alcuni casi, li uccidono.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="720" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES151116OB6.webp?resize=960%2C720&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3818" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES151116OB6.webp?w=960&amp;ssl=1 960w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES151116OB6.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES151116OB6.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><strong>Quattrocentomila migranti</strong></p>



<p>Nello Stato del Tamaulipas sono avvenuti i peggiori crimini: nel 2010, nel paese di San Fernando, venne trovata una fossa comune con 72 persone, tutti migranti provenienti dal Centro e Sud America. Le autorità attribuiscono la responsabilità del massacro al gruppo criminale Los Zetas. Secondo alcune orga- nizzazioni non governative, ogni anno circa 400 mila migranti centroamericani – di Guatemala, El Salvador, Honduras e Nicaragua – transitano illegalmente in Messico per raggiungere gli Stati Uniti. Attraversano un territorio completamente controllato dalle organizzazioni criminali, un ostacolo forse più difficile della barriera di mille chilometri che Bill Clinton ha fatto costruire alla frontiera con il Messico. Donald Trump minaccia di terminare il progetto che il suo predecessore ha lasciato incompiuto a causa degli alti costi e delle difficoltà orografiche del territorio e vuole murare tutti i 3 mila chilometri di frontiera tra i due paesi.</p>



<p>Anche il governo di Barack Obama si è adoperato per contenere i flussi migratori clandestini. Nel 2014 ha appoggiato e finanziato il Plan Frontera Sur, un programma che ha portato ad un incremento degli arresti e delle deportazioni di migranti centroamericani dal Messico, attraverso la militarizzazione del territorio. “Prima del Plan Frontera Sur, i diritti dei migranti centroamericani venivano completamente disattesi; ma ora questi uomini e queste donne hanno smesso di patire tanto”, ha affermato recentemente il ministro degli Interni messicano Miguel Ángel Osorio Chong. In verità, secondo i dati ufficiali, nel 2016 i delitti contro i migranti sono aumentati rispetto agli anni passati, con un incremento nello Stato di Tabasco del 900 per cento.</p>



<p>Negli ultimi anni il Messico è diventato un nemico più spietato degli Stati Uniti per i migranti irregolari proveniente dal Centro e Sud America: nel 2016 più di 147mila sono stati espulsi dal paese latinoamericano, mentre circa 96mila sono stati deportati dal vicino a settentrione. Il Plan Frontera Sur ha fatto del Messico il gendarme della politica migratoria nordamericana, spostando virtualmente la frontiera meridionale degli Stati Uniti verso sud. In assenza di dati ufficiali sui delitti nei confronti dei migranti, la Red de documentación de las Organizaciones defensoras de migrantes (Redodem) afferma che in Messico i centroamericani sono vittime soprattutto di furti, estorsioni, lesioni e sequestri, commessi dalle organizzazioni criminali o dalla polizia. Nel 2014, le autorità sarebbero state responsabili di circa il 20 per cento dei crimini, l’anno successivo la percentuale è arrivata al 40 per cento. Ma c’è di più. Amnesty International assicura che il 60 per cento delle donne e delle bambine che attraversano il Messico vengono violentate. L’organizzazione non governativa Movimiento migrante mesoamericano (Mmm) stima che i migranti che risultano desaparecidos nel loro lungo viaggio verso il nord siano arrivati oltre quota 70mila.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="960" height="539" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/SANLUIS211116OB.webp?resize=960%2C539&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3820" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/SANLUIS211116OB.webp?w=960&amp;ssl=1 960w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/SANLUIS211116OB.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/SANLUIS211116OB.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><strong>Irma pensa a Gerber</strong></p>



<p>Non si sa se queste persone siano state uccise dalle organizzazioni criminali, obbligate a lavorare per loro o se si trovano in buona salute, ma per qualche motivo hanno perso il contatto con la famiglia. In alcuni casi, ad esempio, le donne che sono state vittima di stupro durante il viaggio smettono di comunicare con le proprie famiglie a causa della vergogna che la violenza ha fatto crescere in loro. Ci sono persone che hanno perso contatto con i propri cari nel momento in cui sono cambiati i prefissi telefonici, o quando la famiglia ha cambiato casa.<br>In alcuni casi, la comunicazione con la famiglia è di per sé difficile. “Molte persone sono partite dal Centro America quando era un altro mondo: non c’era l’elettricità e non c’erano i cellulari. C’era solo un telefono pubblico all’entrata del villaggio e le strade non erano segnalate, non avevano nome e non esistevano i numeri civici, difficile mantenere i contatti”, spiega Marta Sánchez Soler, fondatrice del Mmm. Che aggiunge: “Le persone che hanno lasciato recentemente i Paesi del Centro America e sono sparite, sono quelle che temiamo siano state assassinate”.</p>



<p>Ma Irma non perde la speranza di trovare suo figlio Gerber. Pensa a lui ogni giorno, cerca di immaginare dove sia, cosa stia facendo in quel momento, assicura che non avrà pace fino a quando lo troverà. “Ero molto depressa perché non sapevo quale dolore stava vivendo mio figlio, che forse ha fame o freddo”, dice. Allo cominciò a seguire gli incontri del Equipo de estudios comunitarios y acción psicosocial (Ecap), un’organizzazione guatemalteca che fornisce appoggio psicologico ai familiari dei desaparecidos. All’interno di quello spazio, Irma ha imparato a parlare della sua rabbia, del suo dolore e delle sue incertezze. La donna afferma che la psicoterapia e la partecipazione alla XII Carovana di madri centroamericane di migranti spariti l’hanno aiutata molto, che ora sta un po’ meglio.</p>



<p>La carovana viene organizzata ogni anno dal Movimento Migrante Mesoamericano. È composta da una quarantina di madri – più alcuni padri e fratelli – di migranti centroamericani di cui non si hanno più notizie, e percorre migliaia di chilometri in territorio messicano per cercarli. Paesaggi, climi e geografie che i loro figli hanno attraversato nel tentativo di raggiungere gli Stati Uniti. Nei mesi precedenti alla partenza della carovana Rubén Figueroa, attivista del Mmm, raccoglie le denunce di sparizione dei famigliari dei migranti e viaggia per il Messico seguendo le loro tracce. Digita i loro nomi in google o li cerca nella liste dei detenuti dei penitenziari, trova indizi risalendo all’ultima chiamata che il migrante ha fatto alla famiglia o segue le sue orme a partire dall’ultimo invio di denaro che ha ricevuto dal suo Paese (normalmente i migranti portano con sé pochi soldi, perché sanno che è molto probabile essere derubati durante il viaggio). In questo modo, negli ultimi dieci anni Rubén Figueroa è riuscito a trovare 267 persone; in media, una ogni quindici giorni. Per ognuna di loro ha registrato un video con un messaggio, lo ha consegnato ai loro famigliari in Centro America, che ha poi invitato alla Carovana in modo da farli incontrare in Messico.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="891" height="668" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/TAB181106OB6.webp?resize=891%2C668&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3821" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/TAB181106OB6.webp?w=891&amp;ssl=1 891w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/TAB181106OB6.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/TAB181106OB6.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 891px) 100vw, 891px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Seduta in un ristorantino di Córdoba (Messico), Aida Amalia Rodríguez Ordoñez è nervosa. Afferra la mano del marito e, sospirando, ricorda il giorno in cui è partita dal Guatemala per migrare negli Stati Uniti. Aveva tredici anni ed era il 1979, il periodo più duro della guerra civile nel suo Paese. Una volta attraversata la frontiera tra Guatemala e Messico, il pollero che la stava accompagnando la vendette. “Qui c’è la mercanzia”, disse ad un altro. Aida Amalia riuscì a fuggire dal suo carceriere e arrivò a Veracruz, dove conobbe l’uomo che scelse come marito. Con il passare del tempo, perse contatto con la sua famiglia in Guatemala, immaginò fosse morta. Adesso Aida Amalia vive in Messico, dove ha stabilità economica e una famiglia affettuosa. Dopo aver ascoltato la sua storia, sua figlia Viviana e suo nipote Samuel la abbracciano perché sanno che oggi è un giorno molto speciale per lei: incontrerà la sorella Norma e la nipote Oneyda, arrivate in Messico con la XII Carovana di Madri Centroamericane. Era stata Viviana a contattare Rubén Figueroa per chiedergli di andare in Guatemala a cercare la famiglia della madre, per farli ritrovare durante la carovana.</p>



<p><strong>Le fotografie al collo</strong></p>



<p>“Per caso ha visto mio figlio?”, chiede Manuela de Jesús a una donna che vive vicino ai binari del treno in un paese del Tabasco, mentre le mostra la foto di suo figlio Juan Neftalí, migrante desaparecido che potrebbe essere passato di qui. Le madri centroamericane bussano a porte di casa in casa, percorrendo i binari del treno merci chiamato La Bestia, sul cui tetto i migranti viaggiano verso il nord. “Non è facile per gli abitanti ricordare un viso, ci sono molte persone che passano di qua”, dice una donna della carovana a un’altra, mentre camminano insieme lungo le rotaie. Ma a volte, nei visi delle foto che le madri portano sempre appese al collo, gli abitanti del luogo riconoscono una persona passata da lì: qualcuno che ha chiesto loro un bicchiere d’acqua, o che è rimasto per un periodo a lavorare nella zona.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="809" height="607" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES161116OB3.webp?resize=809%2C607&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3823" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES161116OB3.webp?w=809&amp;ssl=1 809w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES161116OB3.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES161116OB3.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 809px) 100vw, 809px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Durante il viaggio in Messico, le madres visitano penitenziari e strutture di ricezione dei migranti, incontrano studenti, presentano denunce alla procura per la sparizione dei propri figli e ascoltano con scetticismo le promesse dei rappresentanti delle istituzioni. Le donne si riuniscono anche con i collettivi di famigliari di desaparecidos messicani: persone che portano il loro stesso dolore, vittime della stessa “guerra al narcotraffico” che ha causato innumerevoli violenze sia contro la popolazione messicana che contro i migranti.</p>



<p>Catalina López, un’indigena maya che lavora come terapeuta psicosociale, prende la parola prima della partenza della carovana. Invita le madri dei giovani a perdere la vergogna e a gridare durante le manifestazioni. Dice loro che ogni volta che avranno voglia di piangere troveranno l’abbraccio delle altre, che lì tutte conoscono quel dolore. “Durante la carovana, le donne sentono che ci sono altre madri che chiedono di essere ascoltate e che denunciano, questo dà loro forza e voce per esigere che i propri diritti vengano rispettati”, spiega Catalina. In un certo senso, la carovana sembra una vera e propria scuola di formazione: molte donne, anche se non hanno trovato i propri figli, tornano nel loro paese con più animo e con una nuova motivazione, e diventano attiviste per i diritti umani.</p>



<p>Durante la loro marcia, le madri cantano, altre volte pregano, piangono o ridono. “Noi donne con figli desaparecidos abbiamo delle lacune nella testa. Perdiamo cose, ci mettiamo i vestiti al contrario,<br>ci dimentichiamo tutto”, afferma Anita Celaya del Salvador, tra le risate delle altre donne. Ridere cura l’anima.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Reportage nell’aprile 2017.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/10/MADRES161116OB3.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/10/12/messico-la-carovana-delle-madres-in-cerca-dei-figli-rapiti/">Messico, la carovana delle “madres” in cerca dei figli rapiti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Guatemala, due militari condannati per schiavitù sessuale e domestica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Mar 2016 14:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[processi militari dittatura]]></category>
		<category><![CDATA[Sepur Zarco]]></category>
		<category><![CDATA[violenza di genere]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>È scoppiata la gioia tra il pubblico che venerdì era presente nella Sala de Vistas del Palazzo di Giustizia di Città del Guatemala, al termine della lettura della sentenza di uno dei processi con cui il paese centroamericano sta giudicando il suo passato. Due militari in servizio durante la guerra civile degli anni 1960-1996, che opponeva l’esercito alla guerriglia di sinistra, sono stati condannati a pene di 120 e 240 anni per violenza e schiavitù sessuale e domestica nei confronti di quindici donne indigene di etnia maya q’eqchi.</p>



<p>Le denuncianti, già anziane, per un mese sono state sedute in silenzio in un’aula del Palazzo di Giustizia di Città del Guatemala, con i volti coperti da scialli, guardando in faccia i loro carnefici. L’ex militare Heriberto Valdéz Asij, che pregava rivolto al pavimento con i polsi ammanettati dietro la schiena. E l’ex tenente Steelmer Reyes Girón, che al tempo della guerra civile comandava il distaccamento militare di Sepur Zarco.</p>



<p>Le donne, che vivono nei villaggi che circondano Sepur Zarco, durante sei mesi compresi tra gli anni 1982 e 1983 sono state costrette a recarsi ogni tre giorni al distaccamento. Lì venivano sottoposte a violenze sessuali di gruppo, anche davanti ai loro figli. Erano obbligate a cucinare e svolgere altri lavori senza ricevere nulla in cambio, a portare cibo ai soldati lasciando le loro famiglie senza. Spesso, quando andavano al fiume per lavare le uniformi, i militari le seguivano per violentarle. Gli abusi al di fuori del distaccamento sarebbero continuati fino al 1988, quando venne chiuso. “È molto triste quello che ho vissuto, la mia vita è stata marcata per sempre”, ha affermato una delle denuncianti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/SEP010216OB14-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4005" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/SEP010216OB14-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/SEP010216OB14-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/SEP010216OB14-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Le donne di Sepur Zarco erano mogli di contadini che erano stati fatti sparire dall’esercito durante un operativo avvenuto alcuni mesi prima dell’inizio degli abusi. I mariti rivendicavano i loro diritti sulle terre che coltivavano e per questo i grandi proprietari terrieri della regione, i cui interessi erano difesi dai militari, li consideravano un gruppo di sovversivi. Secondo l’accusa, far sparire uomini e violentare donne erano strumenti di repressione politica contro coloro che erano sospettati di essere vicini alla guerriglia.</p>



<p>“Attaccare donne e schiavizzarle sessualmente fu una strategia militare durante il conflitto armato interno”, spiega in intervista Hilda Elizabeth Pineda García, procuratrice incaricata del caso. “Le denuncianti sono solo un piccolo gruppo rispetto al totale delle donne che all’epoca sono state abusate sessualmente. Solo nella regione in cui si trova Sepur Zarco abbiamo raccolto 179 testimonianze, ma sappiamo che sono molte di più quelle che non hanno dichiarato, o che sono state uccise dopo essere state violentate”.</p>



<p>Secondo le Nazioni Unite il conflitto armato interno guatemalteco ha causato circa 200mila vittime, tra morti e&nbsp;<em>desaparecidos.&nbsp;</em>Nel 93% dei casi gli abusi sono stati commessi da membri dell’esercito, l’83,3% del totale a danno di indigeni maya. Il periodo più duro fu tra il 1982 e il 1983, quando il generale golpista Efraín Ríos Montt inaugurò la cosiddetta “politica di terra bruciata”. Questa consisteva nel tentativo di mettere fine alla guerriglia attaccando anche la popolazione civile che, secondo l’esercito, la appoggiava.</p>



<p>Nel maggio 2013, Ríos Montt venne condannato da una Corte guatemalteca a 80 anni di prigione per genocidio, ma presto la Corte Costituzionale annullò la sentenza e ordinò la ripetizione del processo. L’ex generale non è l’unico militare di alto rango che sta affrontando la giustizia: il 6 gennaio scorso sono stati arrestati diciotto militari in servizio negli anni della dittatura. Alcuni di loro per la sparizione forzata di un ragazzino di 14 anni, altri a seguito del ritrovamento di una fossa comune con più di 500 corpi in una base militare nei pressi della città di Cobán, non lontano da Sepur Zarco. Nel quadro di quest’ultimo processo, la procura ha chiesto alla Corte Suprema di togliere l’immunità all’ex ufficiale Edgar Ovalle, deputato e braccio destro del neopresidente Jimmy Morales, ma non ha avuto successo.</p>



<p>“Il messaggio che vogliamo lanciare alla società guatemalteca è che se questi crimini avvenuti più di trenta anni fa vengono sanzionati, saranno puniti anche quelli attuali. È un messaggio forte contro l’impunità che domina nel paese”, afferma Luz Mendéz dell’associazione&nbsp;<em>Unión Nacional de Mujeres Guatemaltecas</em>&nbsp;(UNAMG), parte civile nel processo Sepur Zarco.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/SEP010216OB14.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/11/guatemala-due-militari-condannati-per-schiavitu-sessuale-e-domestica/">Guatemala, due militari condannati per schiavitù sessuale e domestica</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Guatemala al ballottaggio: si sfidano Jimmy Morales, ex comico, e Sandra Torres, accusata di reati elettorali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Sep 2015 12:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[Guatemala]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Otto Pérez Molina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Guatemala chiude le elezioni presidenziali nel momento più convulso degli ultimi vent’anni, con un presidente in carcere e migliaia di persone in strada a manifestare contro la corruzione del sistema politico.&#160;Il Paese andrà al ballottaggio il 25 ottobre. Il favorito è il comico Jimmy Morales, nuovo volto del&#160;Frente de Convergencia Nacional, un partito fondato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Guatemala chiude le elezioni presidenziali nel momento più convulso degli ultimi vent’anni, con un presidente in carcere e migliaia di persone in strada a manifestare contro la corruzione del sistema politico.&nbsp;Il Paese andrà al ballottaggio il 25 ottobre. Il favorito è il comico Jimmy Morales, nuovo volto del&nbsp;<em>Frente de Convergencia Nacional</em>, un partito fondato da un gruppo di militari che parteciparono alla guerra civile guatemalteca (1960-1996) durante la quale si consumò il genocidio del popolo indigeno maya. A sfidarlo sarà Sandra Torres di&nbsp;<em>Unidad Nacional de la Esperanza</em>&nbsp;(UNE), ex moglie dell’ex presidente Álvaro Colom, accusata di reati elettorali dal Tribunal Supremo Electoral (TSE).</p>



<p>Più del 70% della popolazione guatemalteca si è recata alle urne, malgrado il movimento popolare che si è formato negli ultimi mesi contro la corruzione istituzionale – composto dalla popolazione rurale come dalla classe media urbana – avesse lanciato un appello in favore dell’astensionismo.&nbsp;“Durante la giornata elettorale ci sono stati molti episodi di&nbsp;<em>acarreo</em>: alcuni partiti hanno organizzato pullman per trasportare votanti in comuni differenti&nbsp;rispetto a quello di residenza, perché li votassero a cambio di un compenso economico&nbsp;–&nbsp;racconta a&nbsp;<em>IlFattoQuotidiano.it</em>&nbsp;Iduvina Hernández, direttrice della organizzazione non governativa guatemalteca&nbsp;<em>Seguridad en Democrácia</em>&nbsp;– questi metodi rappresentano una dimostrazione in più del fatto che nessun candidato può rappresentare il cambiamento di cui il paese ha bisogno”.</p>



<p>L’ex presidente guatemalteco Otto Pérez Molina era in carica fino al 4 settembre, quando un giudice ha firmato un mandato di cattura nei suoi confronti. Ora dorme in cella.&nbsp;Tutto è iniziato con l’intercettazione di una chiamata telefonica in cui un funzionario della dogana guatemalteca, Julio Aldana, spiegava a un imprenditore il nuovo meccanismo per far passare i suoi prodotti attraverso la frontiera. Si chiama&nbsp;<em>La Linea</em>&nbsp;e offriva agli importatori uno sconto sulle tasse del 40% a cambio di una “commissione”, che ha creato un buco nelle casse dell’erario di 130 milioni di dollari.</p>



<p>L’ex presidente guatemalteco Otto Pérez Molina era in carica fino al 4 settembre, quando un giudice ha firmato un mandato di cattura nei suoi confronti. Ora dorme in cella.&nbsp;Tutto è iniziato con l’intercettazione di una chiamata telefonica in cui un funzionario della dogana guatemalteca, Julio Aldana, spiegava a un imprenditore il nuovo meccanismo per far passare i suoi prodotti attraverso la frontiera. Si chiama&nbsp;<em>La Linea</em>&nbsp;e offriva agli importatori uno sconto sulle tasse del 40% a cambio di una “commissione”, che ha creato un buco nelle casse dell’erario di 130 milioni di dollari.</p>



<p><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/19/guatemala-al-ballottaggio-si-sfidano-jimmy-morales-ex-comico-e-sandra-torres-accusata-di-reati-elettorali/2040788/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano il 19.09.2015</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/09/19/guatemala-al-ballottaggio-si-sfidano-jimmy-morales-ex-comico-e-sandra-torres-accusata-di-reati-elettorali/">Guatemala al ballottaggio: si sfidano Jimmy Morales, ex comico, e Sandra Torres, accusata di reati elettorali</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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