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		<title>Le FARC dopo le armi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 10:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bambino paffuto sorride nello schermo del cellulare di Jeison Murillo Pachón. È suo figlio. Il piccolo è nato pochi mesi fa nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Antonio Nariño”, nel Dipartimento di Tolima (Colombia), uno dei 24 villaggi dove vive una parte degli ex guerriglieri e guerrigliere delle Fuerzas Armadas Revolucionaria de&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un bambino paffuto sorride nello schermo del cellulare di Jeison Murillo Pachón. È suo figlio. Il piccolo è nato pochi mesi fa nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Antonio Nariño”, nel Dipartimento di Tolima (Colombia), uno dei 24 villaggi dove vive una parte degli ex guerriglieri e guerrigliere delle Fuerzas Armadas Revolucionaria de Colombia-Ejército del Pueblo (FARC-EP) dopo aver firmato gli accordi di pace con il governo colombiano e aver consegnato le armi all’ONU.</p>



<p>Il figlio di Jeison è uno dei 90 bambini che sono nati nell’ETCR “Antonio Nariño”: nei mesi successivi alla firma degli accordi, tra gli ex combattenti si è registrato un vero e proprio baby boom; li chiamano “figli della pace”. “Stiamo costruendo un asilo autogestito, quasi tutte le strutture che si trovano qui lo sono. L’Istituto Colombiano di Benessere Familiare (ICBF), un’istituzione pubblica, non ci ha aiutato per nulla”, afferma Jeison.</p>



<p>Il dopoguerra in Colombia si caratterizza per numerose inadempienze del governo agli impegni firmati negli accordi di pace dell’Avana (2016). Ancor di più ora che a capo del governo c’è Iván Duque del partito ultraconservatore Centro Democrático, il cui leader è l’ex presidente Álvaro Uribe, che ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote agli accordi dall’inizio delle negoziazioni di pace con le FARC.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3429" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=1536%2C1025&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L’ETCR Antonio Nariño. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Jeison Murillo Pachón ha 40 anni, un paio d’occhiali rettangolari e una barba spessa e curata. Mentre parla si passa il cellulare da una mano all’altra come fosse una pallina antistress. Quando combatteva nel fronte urbano “Antonio Nariño”, era conosciuto come Alirio Arango. La vita da combattente è per lui un ricordo molto lontano: nel 2003 l’esercito lo catturò a Bogotà e lo accusò di aver organizzato una serie di attentati contro membri del governo, strutture militari e della polizia, centri commerciali, hotel, imprese di trasporti pubblici e mezzi di comunicazioni.</p>



<p>Murillo Pachón si trovava nella sua cella nell’agosto 2016 quando scoprì che all’Avana la cupola delle FARC-EP aveva raggiunto un accordo con il governo. Pensò che difficilmente si poteva trattare di un accordo solido, gli sembrava impossibile che la sua organizzazione mettesse fine alla lotta armata contro lo Stato colombiano. Si sbagliava.</p>



<p><strong>La guerra non è finita&nbsp;</strong></p>



<p>La reincorporazione della maggior parte delle FARC-EP alla vita civile sembra oggi un processo irreversibile, anche se risulta incompleto e pieno di difficoltà. “Gli ETCR sono la dimostrazione più palpabile della volontà delle FARC-EP di rispettare gli accordi firmati”, afferma Jeison. Infatti, quasi tutti gli ex combattenti delle FARC-EP hanno accettato le condizioni sottoscritte negli accordi dell’Avana dai loro comandanti e sono andati a vivere negli ETCR, dove due anni fa hanno consegnato circa 9 mila armi alle Nazioni Unite.</p>



<p>Con esse, l’artista colombiana Doris Salcedo ha creato un “contromonumento” che si può visitare nel centro di Bogotà. Si chiama “Fragmentos” e consiste in una stanza il cui pavimento è formato da 1300 placche create a partire dalla fusione delle armi della guerriglia, schiacciate a martellate da donne vittime di violenza sessuale durante il conflitto armato. Sui “Fragmentos” si può camminare per percepire la durezza e la freddezza della sua superficie, e il silenzio che la circonda.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3431" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un ex combattente nel laboratorio di serigrafia dell’ETCR Antonio Nariño. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>In ogni caso, in Colombia la guerra non è realmente finita: lo Stato continua a combattere la guerriglia dell’Ejército de Liberación Nacional (ELN) e il paese è costellato da Gruppi Armati Organizzati, organizzazioni criminali eredi dei narco-paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). La violenza continua a scuotere il paese e, soprattutto, i movimenti sociali: 59 leader di organizzazioni di base sono stati uccisi nei primi quattro mesi del 2019, nello stesso periodo dell’anno precedente erano stati 81, e sono stati assassinati 133 ex guerriglieri delle FARC-EP che avevano intrapreso il processo di reincorporazione.</p>



<p>“Hanno ucciso molti compagni ma questa volta non si tratta di un massacro, come è avvenuto nel passato”, afferma Jeison. L’ex combattente ricorda quello che successe con la Unión Patriótica (UP), il partito creato dalle FARC-EP dopo i cosiddetti “accordi della Uribe” del 1984, quando migliaia di militanti furono uccisi dai gruppi paramilitari, e gli ex guerriglieri tornarono in montagna.</p>



<p>La firma degli accordi di pace dell’Avana non ha messo fine alla guerra in Colombia, come aveva annunciato il governo, ma ha messo un punto finale al conflitto tra il governo e la maggior parte delle FARC-EP. Una parte dei combattenti non ha accettato gli accordi e non ha consegnato le armi: li chiamano “dissidenti delle FARC” e si calcola che siano circa mille.&nbsp;</p>



<p>Continuano a combattere contro lo Stato e si finanziano in buona parte con il denaro proveniente dal narcotraffico. Stanno reclutando militanti ed espandendo la loro base, e accusano la cupola guerrigliera di aver tradito i principi socialisti nel momento in cui hanno accettato il testo dell’Avana.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3432" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nell’ETCR Antonio Nariño: Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Alla fine di agosto 2019, alcuni ex comandanti delle FARC-EP, di cui da tempo non si sapeva nulla, hanno diffuso un video in cui apparivano armati, annunciando la creazione di una “nuova guerriglia”. Nel video affermano di “essere stati obbligati” a riprendere in mano le armi a causa del “tradimento del governo”; non si sa quante basi li abbiano seguiti.<br>“Non è vero che abbiamo tradito il progetto socialista, come affermano i dissidenti”, spiega Jeison Murillo Pachón. “Non abbiamo rinunciato al socialismo, in nessun momento le FARC-EP hanno affermato che l’unico cammino verso il socialismo è la lotta armata”, sottolinea.</p>



<p>Attualmente, la guerriglia più longeva del mondo ha scelto l’opzione elettorale come via per il socialismo. Nel 2017 ha formato un suo partito, Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común (FARC), che nelle sue prime elezioni ha dovuto affrontare una schiacciante sconfitta: solo l’1,5% degli elettori l’hanno scelto. Tuttavia, gli accordi di pace assicurano al partito FARC dieci seggi nel Congresso indipendentemente dal risultato delle elezioni.</p>



<p>“Non si passa da essere una guerriglia per 54 anni ad essere il partito più votato del paese. E non si passa dal fare la guerra – in cui il nostro unico contatto con le elezioni era bruciare urne e obbligare le persone elette a rinunciare al loro incarico –, ad avere tutto l’appoggio del popolo nelle urne”, afferma Jeison Murillo Pachón.</p>



<p>Ciò che più lo preoccupa è il mancato rispetto del governo degli accordi di pace, problema che è iniziato – assicura – nel giorno stesso in cui 6 mila guerriglieri e guerrigliere hanno accettato la reincorporazione alla vita civile e hanno marciato dai loro accampamenti verso gli ETCR.</p>



<p>All’inizio del 2017, circa 300 persone hanno marciato dal Dipartimento del Meta, per ultima volta armate, verso un terreno arrampicato nel Dipartimento di Tolima, nella località La Fila, a un’ora di strada non asfaltata dal paese di Icononzo. L’Esecutivo avrebbe dovuto consegnare loro strade e servizi. Secondo gli accordi dell’Avana, il giorno in cui sono arrivati l’ETCR doveva già essere pronto, ma non c’era ancora nulla.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3433" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Ex guerriglieri delle FARC. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>La violenza è diminuita</strong></p>



<p>Ora l’ETCR “Antonio Nariño” ha un ristorante, un negozio con un biliardo, un piccolo hotel, un auditorium, bagni comuni e case. Alcune sono molto semplici – un letto, una zanzariera, il cibo conservato in una cassetta – altre sono più curate e con dei piccoli lussi: televisori, vasi appesi, mobili un po’ più cari, lavatrici. C’è chi ha seminato un orto davanti a casa sua e chi ha costruito una tettoia per parcheggiare la moto. Molti edifici sono abbelliti con murales, che ricordano comandanti delle FARC morti in combattimento, o Che Guevara, o Simón Bolívar; altri hanno disegnata una falce e martello o una rosa, simbolo del nuovo partito della ex guerriglia.</p>



<p>Intorno all’ETCR “Antonio Nariño” si estendono le montagne del Tolima, con la loro vegetazione tropicale. Gli abitanti raccontano che, quando le FARC erano in armi, nella zona c’era molta violenza, e a parte alcuni casi di delinquenza comune ora la regione è più tranquilla. Forse anche per questo, e a differenza di altre regioni colombiane in cui gli abitanti non vedono di buon occhio la presenza dei “villaggi” di ex combattenti, ad Icononzo non ci sono tensioni tra la popolazione e le persone che vivono nell’ETCR. Di loro pensano che siano dei normali contadini.</p>



<p>“Molte persone [ex guerriglieri] si sono sentite obbligate ad andarsene via per cercare alternative economiche, a causa della precarietà della reincorporazione”, sostiene Jeison Murillo Pachón, che critica un altro inadempimento del governo: finanziare le cooperative create dagli ex guerriglieri, che permetterebbero loro di avere un’entrata economica e inserirsi nuovamente nella società in modo collettivo.</p>



<p>Dei 52 progetti produttivi collettivi presentati all’Agenzia per la Reincorporazione e Normalizzazione (ARN), solo 17 sono stati approvati e finanziati dal governo, e dei 13,039 ex combattenti in processo di reincorporazione solo 366 ne sono stati beneficiati. “Qui nell’“Antonio Nariño” abbiamo tre cooperative con vari progetti e solo uno è approvato dal governo, gli altri li stiamo portando avanti autonomamente”, afferma Jeison Murillo.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’ottobre 2019.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/10/22/le-farc-dopo-le-armi/">Le FARC dopo le armi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le FARC lanciano il loro nuovo partito</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2017/09/10/le-farc-lanciano-il-loro-nuovo-partito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 13:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Partito Farc]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Le FARC-EP si trasformeranno a partire da questo evento in una nuova organizzazione esclusivamente politica, che eserciterà la sua attività legalmente”, afferma dal palco Rodrigo Londoño, meglio conosciuto come comandante Timochenko. “La pace dovrà essere una realtà in Colombia, un bellissimo compito ci aspetta”. Gli applausi scrosciano nel centro congressi di Bogotá dove si sta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Le FARC-EP si trasformeranno a partire da questo evento in una nuova organizzazione esclusivamente politica, che eserciterà la sua attività legalmente”, afferma dal palco Rodrigo Londoño, meglio conosciuto come comandante Timochenko. “La pace dovrà essere una realtà in Colombia, un bellissimo compito ci aspetta”.</p>



<p>Gli applausi scrosciano nel centro congressi di Bogotá dove si sta inaugurando il Congresso costitutivo del partito politico delle FARC, la guerriglia che per 53 anni ha combattuto il governo colombiano e che l’anno scorso ha firmato un accordo di pace, mettendo fine all’ultimo conflitto della Guerra Fredda. I più di mille delegati e delegate della (ex) guerriglia marxista, che alla fine di giugno hanno consegnato le armi e hanno abbandonato le loro uniformi per jeans e magliette, si alzano in piedi. Con la mano sul cuore, cantano l’inno del gruppo guerrigliero.</p>



<p>“Quante volte nella selva colombiana ci siamo riuniti per cantare quest’inno; oggi lo cantiamo qui, pubblicamente”, afferma il presentatore dell’evento Manuel Bolívar, un giovane incravattato che è difficile immaginare combattendo in montagna.</p>



<p>“Questo è un sogno che diventa realtà, uno si sente di far parte della storia. Continueremo ad essere un partito comunista e bolivariano”, assicura Leonardo Ilich Rojas, ex combattente che abbiamo incontrato durante l’inaugurazione del congresso, che si concluderà giovedì.</p>



<p>In realtà, secondo alcuni, firmando gli accordi di pace ed entrando in politica le FARC stanno accettando il sistema capitalista che hanno sempre criticato. “Avremmo potuto continuare la guerra per altri cinquant’anni, ma ci sarebbero stati nuovi morti, violenza, sofferenze e nessuna trasformazione sociale, che è la ragione della nostra esistenza. Possiamo considerare una vittoria il fatto che l’esercito non sia riuscito a sconfiggerci, ma siamo dovuti arrivare alla conclusione che neanche noi eravamo in grado di batterlo”, afferma in intervista Marco León Calarcá, comandante guerrigliero. “Di fronte allo scenario elettorale del prossimo anno la nostra proposta è una grande convergenza nazionale che abbia come obiettivo l’implementazione degli accordi di pace”.</p>



<p>Un timore che abbiamo percepito nei guerriglieri semplici delle FARC è che il nuovo gruppo politico diventi un nido di corruzione e clientelismo “come gli altri partiti politici”, e che non sappia farsi portatore delle loro esigenze finendo per rappresentare la “pensione dei comandanti”.</p>



<p>Quel che si sa finora è che con ogni probabilità il nuovo partito conserverà l’acronimo FARC e che succeda ciò che molti colombiani temono: che i comandanti condannati per crimini di lesa umanità appaiano nelle liste elettorali del partito.</p>



<p>Il compito più difficile delle FARC in vista delle presidenziali del 2018 sarà conquistare un elettorato che non li ama: secondo un sondaggio di Invamer, l’83% della popolazione colombiana ha un’immagine negativa della guerriglia. Il rifiuto alle FARC – motivato non solo dalla copertura dei media conservatori ma anche dalle loro stesse azioni: massacri, violenze sessuali, bambini sequestrati e obbligati a combattere nelle loro fila – è visibile anche nel risultato del plebiscito dell’ottobre 2016, che ha rifiutato il primo testo degli accordi di pace.</p>



<p>Ma il restyling delle FARC è già iniziato. Attivissimi nelle reti sociali, i comandanti postano frasi sulla riconciliazione, sulla lotta alla corruzione e sulla loro capacità di parlare con trasparenza a differenza di “alcuni politici”. E circolano video che mostrano il lato umano e amichevole delle FARC: guerrigliere che allattano, guerriglieri sorridenti che sognano un futuro di pace, che giocano a pallone, addobbano alberi di natale e parlano dell’importanza dell’uguaglianza tra i generi.</p>



<p>“Se faranno un partito comunista vecchio stile e chiuso avranno una presenza molto limitata nel paese, ma se, come ha detto Timochenko domenica, faranno un partito amplio guardando al futuro potranno trovare uno spazio per le loro proposte”, ha affermato la giornalista colombiana Marta Ruiz nella rivista Semana.</p>



<p><em>&nbsp;Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano nel settembre 2017.<br></em><br></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/09/10/le-farc-lanciano-il-loro-nuovo-partito/">Le FARC lanciano il loro nuovo partito</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nobel per la Pace allo sconfitto Santos</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/10/08/nobel-per-la-pace-allo-sconfitto-santos/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2016 13:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
		<category><![CDATA[juan manuel santos]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel per la Pace]]></category>
		<category><![CDATA[plebiscito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un Nobel per la Pace a pochi giorni dal più grande fallimento politico della sua carriera. Il premio va a Juan Manuel Santos, presidente conservatore colombiano che ha intavolato con le&#160;Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia&#160;(FARC) un negoziato di pace dopo aver cercato di annientarle per sei anni, ai tempi in cui era Ministro della Difesa&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un Nobel per la Pace a pochi giorni dal più grande fallimento politico della sua carriera. Il premio va a Juan Manuel Santos, presidente conservatore colombiano che ha intavolato con le&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</em>&nbsp;(FARC) un negoziato di pace dopo aver cercato di annientarle per sei anni, ai tempi in cui era Ministro della Difesa del governo ultraconservatore di Álvaro Uribe.</p>



<p>Trattative infinite, quattro anni di tira e molla, fino al 26 settembre, quando Santos e il leader delle FARC Rodrigo Londoño – meglio conosciuto come Timochenko – hanno finalmente firmato un accordo.</p>



<p>Che il presidente colombiano puntasse al Nobel per la Pace, in Colombia lo pensavano tutti. Ma nessuno credeva che ce l’avrebbe fatta dopo il risultato del plebiscito di domenica scorsa, quando la popolazione colombiana ha deciso di non approvare gli accordi di pace firmati.</p>



<p>La guerra durata più di 50 anni e che è costata più di 220mila morti e 6 milioni di sfollati non è finita, pensarono in quel momento molti colombiani. Santos si dimetterà, visto che ha costruito tutta la sua credibilità politica sul successo di questo accordi di pace, pensarono altri.</p>



<p>Ma Santos non si è dato per vinto, e ha convocato un (complicato) dialogo nazionale con l’intenzione di includere nelle trattive per la pace i delegati del&nbsp;<em>Centro Democrático</em>, il partito che rappresenta i colombiani che hanno votato No al plebiscito.</p>



<p>Il Comitato per il Nobel norvegese ha affermato di aver preso in considerazione proprio questa reazione di Santos alla disfatta di domenica, mentre non ha evidentemente valutato i 3mila&nbsp;<em>falsos positivos</em>&nbsp;che si registrarono in Colombia ai tempi in cui Santos era Ministro della Difesa. Quando i militari sequestravano e assassinavano civili innocenti, per presentarli poi come guerriglieri uccisi in combattimento e incassare il riconoscimento corrispondente.</p>



<p>E non ha valutato lo sforzo che hanno dedicato al processo di pace gli altri attori coinvolti nei negoziati, come le stesse FARC che, secondo l’ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt, per più di 6 anni prigioniera della guerriglia marxista, meritavano il Nobel al pari di Santos.</p>



<p>“Esiste un rischio reale che il processo di pace venga interrotto e che la guerra civile esploda nuovamente”, ha affermato in un comunicato il comitato di Oslo. “Il Comitato spera che il premio Nobel per la Pace gli dia [a Santos] la forza per trionfare in questo difficile compito”.</p>



<p>Un Nobel che vuole legittimare e dare impulso al processo di pace, motivare governo, FARC e rappresentanti del No a intraprendere un nuovo cammino comune.</p>



<p>Il premio amplifica anche l’appoggio internazionale al processo di pace e potrebbe motivare il 62% dei colombiani che domenica non sono andati a votare, ad interessarsi maggiormente alle trattative. Sicuramente renderà più difficile per Santos venire meno all’impegno di rispettare il cessate al fuoco bilaterale, almeno prima del 10 dicembre, quando ci sarà la cerimonia di consegna del premio.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 8.10.201</em>6.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/10/08/nobel-per-la-pace-allo-sconfitto-santos/">Nobel per la Pace allo sconfitto Santos</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I colombiani bocciano la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 13:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
		<category><![CDATA[juan manuel santos]]></category>
		<category><![CDATA[plebiscito]]></category>
		<category><![CDATA[processo di pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Foto: Christian Escobar Mora/EFE) Erano le sei di domenica pomeriggio quando la Colombia ha scoperto di essere ancora in guerra. Il plebiscito popolare non ha approvato gli accordi di pace firmati il 26 settembre tra il governo e il gruppo guerrigliero delle&#160;Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia(FARC) dopo quasi 52 anni di guerra e 4 di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Foto: Christian Escobar Mora/EFE)</em></p>



<p>Erano le sei di domenica pomeriggio quando la Colombia ha scoperto di essere ancora in guerra. Il plebiscito popolare non ha approvato gli accordi di pace firmati il 26 settembre tra il governo e il gruppo guerrigliero delle&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</em>(FARC) dopo quasi 52 anni di guerra e 4 di negoziazioni, e che prevedeva la smobilitazione delle FARC, la loro integrazione alla vita politica, una riforma agraria e un sistema di giustizia transizionale per giudicare i crimini di guerra.</p>



<p>Victoria Márquez, una bogotana di 32 anni che collabora con la&nbsp;<em>Universidad Nacional de Colombia</em>, lo ha scoperto guardando la televisione in casa di un amico: “il 50,22% della popolazione ha votato NO; il 49,77% ha votato SI”, diceva il notiziario. “L’astensionismo supera il 62%”.</p>



<p>Victoria si è portata le mani al volto, mentre un’amica l’abbracciava. Piangevano, incredule. “Il NO ha vinto nelle città, ma nei territori in cui le persone hanno vissuto la guerra ha vinto il SI. Come si sentiranno oggi le persone che la guerra la vivono sulla propria pelle?”, chiede Victoria. “Quelli che stavano davanti alla porta di casa con la valigia pronta e che pensavano ci sarebbe stata un’altra opportunità, che ci sarebbe potuto essere qualcosa di diverso, sono condannati a più dolore, più odio, più guerra”.</p>



<p>Circa un’ora dopo, a pochi isolati da lì, il presidente conservatore Juan Manuel Santos, il grande promotore del processo di pace, faceva una breve apparizione pubblica. “Sono il primo a riconoscere questo risultato, in cui la metà del paese ha detto SI e l’altra metà ha detto NO. Il cessate il fuoco bilaterale e definitivo continua e continuerà vigente”, ha affermato il presidente, che ha convocato tutte le forze politiche a una riunione per aprire spazi di dialogo per determinare il cammino da seguire.</p>



<p>La vittoria del NO ha colto completamente di sorpresa la popolazione colombiana. La ratificazione popolare degli accordi di pace era data così per scontata che, almeno pubblicamente, il governo affermava di non avere un “piano B”. Non si sa esattamente cosa succederà ora. Le FARC si smobiliteranno comunque? Sarà difficile che lo facciano, se in cambio non riceveranno nulla. Il processo di pace andrà completamente a monte? Si rinegozieranno gli accordi? Ciò che è sicuro, è che il plebiscito aveva valore solo politico, e che l’accordo firmato continua ad avere un effetto giuridico innegabile e irrevocabile.</p>



<p>“Se vincerà il NO, si dovranno rivedere gli accordi, dovranno essere convocati un’assemblea costituente e un referendum”, ci ha detto in intervista prima del plebiscito Ernesto Macillas Tobar, Senatore del&nbsp;<em>Centro Democrático</em>, partito ultraconservatore che ha promosso il NO. “Il presidente Santos dice che non possono essere cambiati, lo fa per strategia, perché se dicesse che si possono cambiare, tutto il paese voterebbe NO”.</p>



<p>Domenica sera, nella sede del&nbsp;<em>Centro Democrático</em>&nbsp;di Bogotá, la Colombia confermava di essere un paese profondamente di destra. Riuniti di fronte a un palco in cui si trovavano i leaders del partito, il popolo festeggiava. Sbandierava i colori nazionali e scomodava il mito di David e Golia per spiegare la storica e inattesa vittoria. Affermavano di volere la pace, ma di non essere d’accordo con i punti previsti dall’accordo firmato, e che la partecipazione delle FARC alle prossime elezioni avrebbe portato il “castro-chavismo” in Colombia.</p>



<p>“Sì, è stato possibile!”, urlavano i sostenitori del NO domenica sera. Lo stesso grido che i sostenitori del SI lanciavano il 26 settembre davanti agli schermi giganti disposti nelle piazze di tutto il paese per trasmettere la firma degli accordi di pace. Quando piansero ascoltando le parole del comandante delle FARC Timochenko che chiedeva perdono per tutti i crimini commessi, e si commossero quando Santos terminò il suo discorso citando le parole dell’inno nazionale, che ora sembrano ingenue: “Colombiani, è finita la terribile notte”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 4.10.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/10/07/i-colombiani-bocciano-la-pace/">I colombiani bocciano la pace</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le FARC abbandonano la lotta armata e fondano un partito politico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Sep 2016 13:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ledis entrò nelle&#160;Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia&#160;(FARC) quando aveva 14 anni. Da lì a pochi anni, la guerriglia marxista le propose di studiare come odontoiatra, per curare i suoi compagni. “A quei tempi andavo all’Università vestita da civile per non essere riconosciuta, ma un disertore mi riconobbe e mi consegnò all’autorità”, racconta la combattente. Ledis&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ledis entrò nelle&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</em>&nbsp;(FARC) quando aveva 14 anni. Da lì a pochi anni, la guerriglia marxista le propose di studiare come odontoiatra, per curare i suoi compagni. “A quei tempi andavo all’Università vestita da civile per non essere riconosciuta, ma un disertore mi riconobbe e mi consegnò all’autorità”, racconta la combattente.</p>



<p>Ledis sta scontando 60 anni di carcere per ribellione, omicidio e sequestro, ma ha ricevuto un permesso speciale per poter partecipare come delegata alla X Conferenza Nazionale Guerrigliera, un evento in cui le FARC hanno approvato all’unanimità gli accordi di pace che il 26 settembre, dopo 52 anni di guerra, i loro leader firmeranno con il governo colombiano.</p>



<p>“Nel nostro orizzonte c’è sempre stata la prospettiva di una soluzione politica al conflitto. Per questo, la pace è la più bella delle vittorie”, ha affermato il comandante supremo delle FARC Timoleón Jiménez “Timochenko”, durante la chiusura della Conferenza Nazionale Guerrigliera. Gli ormai ex guerriglieri hanno annunciato la creazione di un partito politico e hanno promesso di rispettare gli accordi di pace, oltre che di riconoscere le responsabilità che hanno avuto nel conflitto.</p>



<p>Per la prima volta nella loro storia, le FARC hanno invitato la stampa alla loro conferenza, che si è svolta nella savana del Yarí, una spianata verde circondata dalla selva a sei ore dal primo centro abitato. Più di 350 media di tutto il mondo hanno avuto la possibilità di convivere per una settimana con i guerriglieri, nei loro accampamenti nascosti nella spessa vegetazione colombiana, ai bordi di fiumi che servono da bagno e da cucina. Documentando la loro capacità di adattarsi a vivere in un ambiente ostile come la selva, i loro ultimi giorni in armi, le loro storie e speranze per il futuro.</p>



<p>“La pace per me è quando lo Stato garantisce ai cittadini salute, educazione e una casa in cui vivere”, afferma Jaime García, che combatte nelle FARC da 21 anni. “Una volta che ci smobiliteremo, saremo disposti a lavorare dove i nostri leader decidano. Se potessi scegliere, a me piacerebbe studiare amministrazione di impresa e lavorare per il partito”.</p>



<p>Tra i guerriglieri c’è chi vorrebbe avere un incarico nel nuovo partito, chi vorrebbe studiare e chi preferisce ritornare a coltivare la terra. Alcuni sono così abituati alla vita nella guerriglia che non riescono ad immaginarsi integrati nella vita civile, e non hanno ancora preso una decisione.</p>



<p>La guerriglia più antica dell’America Latina abbandona le armi. Il governo colombiano ha dovuto riconoscere l’impossibilità di vincere militarmente le FARC che, malgrado indebolite, hanno resistito ai forti operativi militari lanciati dai governi di Álvaro Uribe a partire dal 2002. E dal suo canto, la guerriglia marxista si è vista obbligata ad ammettere che la conquista del potere era un sogno lontano, e che un esercito di 500mila effettivi addestrati e finanziati dagli Stati Uniti è un avversario troppo duro da vincere.</p>



<p>Quattro anni di negoziati che hanno portato a un accordo che prevede un processo graduale di consegna delle armi, fondi per finanziare la reincorporazione alla vita civile degli ex combattenti, la possibilità per il partito delle FARC di partecipare alle elezioni presidenziali del 2018, e 10 seggi assicurati nel Congresso.</p>



<p>L’accordo cerca anche di incidere sulle disuguaglianze sociali che stanno alla base del conflitto colombiano, con la redistribuzione di 10 milioni di ettari di terra a contadini che non ne hanno. E crea una Giurisdizione Speciale per la Pace per offrire verità, giustizia, riparazione e non ripetizione alle migliaia di vittime della guerriglia, dell’esercito e dei paramilitari.</p>



<p>Le FARC, al pari degli altri attori armati coinvolti nel conflitto colombiano, sono state accusate di numerosi crimini di lesa umanità –massacri, violazioni sessuali, reclutamento forzato anche di minorenni- e saranno giudicate in un tribunale dove si dovranno confrontare con le loro vittime. Lì potranno essere condannate a pene alternative.</p>



<p>Ma l’implementazione degli accordi di pace non può darsi per scontata. Ci sono dubbi riguardanti l’effettivo rispetto degli impegni delle parti, problemi finanziari che potrebbero impedire allo Stato di rendere concrete le promesse fatte, e un plebiscito che potrebbe rendere vani 4 anni di negoziati. Il 2 ottobre, la popolazione colombiana sarà chiamata a decidere se approvare gli accordi di pace o rifiutarli.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quuotidiano il 27.09.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/09/27/le-farc-abbandonano-la-lotta-armata-e-fondano-un-partito-politico/">Le FARC abbandonano la lotta armata e fondano un partito politico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pace in Colombia? Le sfide del post-conflitto</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/06/05/pace-in-colombia-le-sfide-del-post-conflitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jun 2016 13:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
		<category><![CDATA[narcostato]]></category>
		<category><![CDATA[narcotraffico]]></category>
		<category><![CDATA[paramilitarismo]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi potrebbe essere un giorno storico per la Colombia. Gli occhi del paese sono puntati sull’Avana, dove ci si aspetta che il presidente Juan Manuel Santos annunci la firma dei trattati di pace con i guerriglieri delle&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</em>&nbsp;(FARC). Proprio lì, nella capitale cubana, nel novembre 2012 sono iniziate le negoziazioni per mettere fine a un conflitto di mezzo secolo, che ha visto i guerriglieri marxisti contrapporsi alle forze armate e ai paramilitari, milizie irregolari create dall’esercito e dai cartelli criminali per fare il lavoro sporco. Secondo stime ufficiali, i paramilitari hanno commesso più di mille massacri e ucciso circa 25mila persone.</p>



<p>Una guerra che i colombiani stentano a definire tale, ma che ha causato circa 600mila morti e ha reso il paese sudamericano il secondo al mondo per numero di sfollati dopo la Siria, con 6 milioni di persone costrette ad abbandonare le loro case.</p>



<p>Tra loro Juan Camilo, che nel 1999, quando era bambino, fu obbligato a lasciare il suo villaggio natale nel dipartimento di Antioquia. Ci è tornato circa un anno fa, e mi mostra i progetti di floricoltura e itticoltura che ha avviato nel suo terreno, “ripulito” dalle mine antiuomo dall’organizzazione non governativa Halo Trust.</p>



<p>“Più di una volta ho camminato lì da bambino, non sapevamo che c’erano 6 mine”, dice il giovane indicando il campo.</p>



<p>Malgrado sia tornato nel suo villaggio perché, afferma, “la situazione ora è molto più tranquilla”, Juan Camilo fa spallucce quando gli chiedo se pensa che la firma di un accordo di pace cambierà veramente la situazione del paese.</p>



<p>Forse perché è difficile immaginare la pace quando hai conosciuto solo la guerra. E ancora di più in un paese che continua a ribollire di conflitti sociali.</p>



<p>Lunedì è iniziata una protesta a tempo indefinito di organizzazioni, soprattutto contadine, che ha coinvolto circa 200mila persone in 27 dei 33 dipartimenti del paese. La settimana scorsa, nel Cauca, due indigeni sono stati uccisi dalla polizia durante una protesta, mentre i guerriglieri dell’<em>Ejército de Liberación Nacional&nbsp;</em>(ELN) -che dovrebbero iniziare presto i negoziati di pace con il governo-, hanno sequestrato tre giornalisti per sei giorni.</p>



<p>Sono ancora vive le ferite lasciate dai massacri commessi dai paramilitari nel decennio scorso, dagli abusi dell’esercito sulla popolazione civile, dalla brutalità della guerriglia. Continua ad essere violento il contrasto tra le campagne e i quartieri di classe media e alta della capitale Bogotá, dove la guerra si vede solo in tv. In Colombia il 20% della ricchezza è in mano all’1% della popolazione, e il 30,6% della sua popolazione vive sotto la soglia di povertà, bacino ideale di reclutamento per le organizzazioni criminali che, malgrado siano diminuiti i livelli di violenza rispetto agli anni ‘90, continuano a controllare buona parte del territorio.</p>



<p>“Con i trattati di pace devono avvenire dei cambiamenti strutturali. La guerra in Colombia non è mai finita perché le condizioni che l’hanno generata persistono: disuguaglianze, povertà, esclusione sociale, mancanza di opportunità e di educazione”, afferma in intervista Leonardo Ilich Rojas, ex combattente delle FARC. “Cosa succederebbe se la guerriglia abbandonasse le armi e nel paese non avvenisse nessun cambiamento strutturale? I guerriglieri che hanno un addestramento militare, se non sanno dove andare a lavorare, in pochi anni saranno diventati dei delinquenti”.</p>



<p>Il reinserimento sociale degli ex guerriglieri è una delle questioni chiave della Colombia post-conflitto, un paese che mantiene fresco il ricordo del fallimento della desmobilizzazione dei gruppi paramilitari, iniziata nel 2003, che si sono riarmati e riuniti sotto il nome di&nbsp;<em>Bandas Criminales</em>&nbsp;(BaCrim). Come dell’insuccesso degli accordi di pace del 2002, quando i combattenti delle Farc vennero integrati nella vita politica all’interno del partito&nbsp;<em>Unión Patriotica</em>&nbsp;(UP). I suoi dirigenti e militanti vennero massacrati dalle milizie paramilitari e dall’esercito, e gli ex guerriglieri ripresero in mano le armi.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 5.06.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/06/05/pace-in-colombia-le-sfide-del-post-conflitto/">Pace in Colombia? Le sfide del post-conflitto</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Colombia, un paese “minato” e senza pace</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/23/colombia-un-paese-minato-e-senza-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Mar 2016 14:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eastwest]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
		<category><![CDATA[negoziati di pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il figlio di María Eligia Zuluaga Gómez aveva dodici anni quando è saltato su una mina antiuomo. Era un giorno festivo, la scuola era chiusa, e stava andando a portare da mangiare al padre che lavorava in una fattoria. “Vivo laggiù, ma l’esplosione fu così forte che la sentii”, ricorda María Eligia. “Grazie a Dio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il figlio di María Eligia Zuluaga Gómez aveva dodici anni quando è saltato su una mina antiuomo. Era un giorno festivo, la scuola era chiusa, e stava andando a portare da mangiare al padre che lavorava in una fattoria. “Vivo laggiù, ma l’esplosione fu così forte che la sentii”, ricorda María Eligia. “Grazie a Dio è rimasto illeso”.</p>



<p>Era il 2003 ed erano tempi difficili per Carmen de Viboral, un municipio dell’Antioquia, il dipartimento più “minato” della Colombia. Da anni nella regione erano presenti i guerriglieri marxisti, soprattutto delle&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</em>&nbsp;(Farc). Si tratta di un gruppo armato sorto negli anni ’60 per proteggere i contadini dalla violenza dei latifondisti, che sono stati poi accusati di violazioni ai diritti umani e di relazioni con il narcotraffico.</p>



<p>A Carmen de Viboral c’erano tensioni tra la guerriglia e la popolazione, ma la situazione precipitò dopo il 2000 quando a combattere i marxisti arrivarono i paramilitari, milizie create dai grandi proprietari terrieri per difendere i propri interessi. I gruppi paramilitari sono stati formati con l’appoggio dell’esercito e dei cartelli criminali, e negli anni ’90 si “federarono” sotto il nome di&nbsp;<em>Autodefensas Unidas de Colombia</em>&nbsp;(AUC). Sono un gruppo che di dedica al narcotraffico e lavorano affianco dell’esercito. Secondo dati diffusi dalla procura, avrebbe commesso più di mille massacri in tutto il paese e ucciso circa 25mila persone.</p>



<p>“I problemi veri arrivarono con i paramilitari. La popolazione si trovò ‘tra la spada e la parete’, come diciamo qui”, ricorda María Eligia. “I paramilitari hanno ucciso tanta gente innocente; però le mine, quelle anche la guerriglia le metteva”.</p>



<p>Dal 1990 ad oggi le mine antiuomo hanno ucciso 11,225 colombiani e, secondo il rapporto Landmine Monitor, nel 2014 la Colombia è stato il secondo paese al mondo dopo l’Afghanistan per numero di incidenti.</p>



<p>Nel settembre scorso i giornali di tutto il mondo hanno pubblicato una fotografia storica. Sorridenti e vestiti di bianco, il presidente colombiano Juan Manuel Santos e il leader delle Farc, Timoleón Jiménez, si stringono la mano davanti al presidente cubano Raúl Castro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/ManoSantosTimo.webp?resize=838%2C558&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4002" width="838" height="558" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/ManoSantosTimo.webp?w=560&amp;ssl=1 560w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/ManoSantosTimo.webp?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 838px) 100vw, 838px" /></figure>



<p>È stato il momento più significativo dei negoziati di pace che si stanno svolgendo all’Avana tra il governo e la guerriglia marxista, iniziati nel novembre 2012, e che potrebbero mettere fine a un conflitto durato mezzo secolo e durante il quale sono morte circa 600mila persone. Più di 6 milioni sono state cacciate dalle loro case, dato fa della Colombia il secondo paese al mondo per numero di sfollati dopo la Siria.</p>



<p>Le parti hanno annunciato che l’accordo verrà firmato entro il 23 marzo prossimo, ma solo quella stretta di mano è riuscita a convincere i più scettici che il processo potrebbe andare a buon fine.</p>



<p>I dubbi riguardanti il postconflitto sono tanti. Cosa faranno i guerriglieri una volta abbandonate le armi? In un paese in cui il 30,6% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, non faranno che ingrossare le file dei gruppi delinquenziali se le istituzioni non saranno in grado di offrire loro un’alternativa occupazionale. Proprio come quando, nel 2005, dal processo di desmobilizzazione delle AUC sono nate le Bacrim (Bande Criminali), gruppi che operano in modo del tutto simile ai paramilitari.</p>



<p>“La firma chiuderà una porta del conflitto colombiano, che però ne ha molte che rimangono aperte. Ad esempio, che ne facciamo del ‘parastato’ [connivenza tra istituzioni e paramilitari] e del crimine organizzato?”, osserva Fernando Quijano, direttore dell’organizzazione non governativa&nbsp;<em>Corporación para la Paz y el Desarrollo Social</em>&nbsp;(Corpades).</p>



<p>In Colombia si smina in mezzo al conflitto. Da una parte si tolgono le mine e si negozia un accordo di pace, dall’altra si continua a combattere.</p>



<p>Il 7 febbraio 2015 gli attori impegnati nei negoziati dell’Avana hanno annunciato l’inizio di un programma di sminamento del territorio -indipendente da quello portato avanti da Halo Trust-, che rappresenta il primo risultato concreto tra i punti accordati finora. Lo sminamento è iniziato a Orejón, non lontano da Carmen de Viboral, dove per la prima volta militari e guerriglieri stanno lavorando insieme.</p>



<p>“Le Farc mettono mine per frenare l’avanzata dei soldati e non è vero che vengono piazzate intorno alle scuole”, spiega Leonardo Ilich Rojas, ex comandante delle Farc. “Prima si collocavano mine grandi, ora è stata ridotta la quantità di esplosivo in modo che la persona non muoia. La decisione risponde a una considerazione umanitaria, ma soprattutto militare: per l’esercito un ferito è più caro che un morto e frena la sua avanzata, perché un ferito deve essere trasportato da due soldati”.</p>



<p>In realtà, sulle mine si muore ancora, malgrado quelle delle Farc siano piccoli artefatti artigianali che costano poco più di 4 euro. Secondo la rivista IDOC Internazionale, si registrano due morti per ogni sopravvissuto e il 75% dei miracolati finisce per dover amputare un arto.</p>



<p>Nel 1997, con la firma della Convenzione di Ottawa, il governo colombiano si è impegnato a smettere di seminare mine antiuomo, a distruggere quelle in suo possesso e ad assistere le vittime, che però lamentano la mancanza di un appoggio da parte delle istituzioni. Con il trattato il governo aveva inoltre garantito di terminare lo sminamento entro il 2012, e ha chiesto poi una proroga al 2021. Non sarà facile rispettare l’impegno: secondo le stime di alcuni esperti, per sminare tutto il paese ci potrebbero volere 70 anni.</p>



<p><em>Articolo pubblicato in Eastwest nel gennaio 2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/23/colombia-un-paese-minato-e-senza-pace/">Colombia, un paese “minato” e senza pace</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il governo colombiano verso la tregua con le Farc. Parla l’ex guerrigliero Leonardo Ilich Rojas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2015 10:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il conflitto colombiano terminerà il 23 marzo 2016. L’hanno assicurato il governo e la guerriglia marxista&#160;Fuerzas Armadas Revolucionaria de Colombia&#160;(Farc), impegnati nei negoziati di pace dal novembre 2012. A pochi mesi dalla possibile fine di una guerra che da circa cinquant’anni oppone esercito e guerriglie abbiamo incontrato&#160;Leonardo Ilich Rojas, ex comandante delle Farc, che nacquero&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il conflitto colombiano terminerà il 23 marzo 2016. L’hanno assicurato il governo e la guerriglia marxista&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionaria de Colombia&nbsp;</em>(Farc), impegnati nei negoziati di pace dal novembre 2012. A pochi mesi dalla possibile fine di una guerra che da circa cinquant’anni oppone esercito e guerriglie abbiamo incontrato&nbsp;<strong>Leonardo Ilich Rojas</strong>, ex comandante delle Farc, che nacquero negli anni ‘60 per difendere i contadini dalla violenza dei latifondisti.&nbsp;Leonardo non è un contadino. È nato nella capitale colombiana, Bogotá, ed è figlio di una famiglia altoborghese che improvvisamente, quando aveva 12 anni, perse tutto quello che aveva. Leonardo riuscì comunque ad andare all’università, dove entrò in contatto con persone che collaboravano con i guerriglieri.</p>



<p><strong>Che cosa ti ha spinto a prendere una decisione così radicale, a lasciare tutto per andare a combattere nella giungla?</strong></p>



<p>Sono entrato in contatto con le Farc mentre vivevo a Bogotá e lavoravo a una ricerca accademica sul paramilitarismo. Il mio professore era Dario Betancourt Echeverri, che venne fatto sparire e fu ucciso dai paramilitari. Io e le altre persone che stavano lavorando alla ricerca fummo aggrediti, un ragazzo della scuola dove lavoravo mi sparò al braccio. Fui poi coinvolto in un secondo attentato mentre ero con mia figlia, che non aveva neanche un anno: mi hanno seguito in moto e mi hanno sparato. In quel periodo stavo collaborando con la guerriglia a livello accademico, ma dopo l’attentato ho deciso di entrare direttamente nelle Farc. Sapevo che se rimanevo in città mi avrebbero ammazzato e temevo per la mia famiglia.</p>



<figure class="wp-block-audio"><audio controls src="https://sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/10/Intervista_Farc.mp3"></audio></figure>



<p>00:00<a href="https://www.rsi.ch/g/6797729" target="_blank" rel="noopener" title="">Use Up/Down Arrow keys to increase or decrease volume.</a></p>



<p><em>(Intervista a Leonardo Ilich Rojas, trasmessa dalla Radiotelevisione Svizzera)</em></p>



<p><strong>Hai combattuto nelle Farc per quasi diciott’anni. Quali sono le maggiori difficoltà che hai trovato entrando nella guerriglia, vivendo nella giungla?</strong></p>



<p>Un grande problema era l’orientamento, mi perdevo in continuazione; quando iniziai a partecipare ai combattimenti, spesso avevo più paura di perdermi che di essere ucciso. Anche se fisicamente ero molto preparato, è stato davvero duro sopportare la vita nella guerriglia dal punto di vista della resistenza fisica. Un guerrigliero porta con sé uno zaino pesantissimo, in cui c’è quello che usa per dormire, per mangiare, per lavarsi, le munizioni. A volte non riuscivo a mettermelo in spalla da solo, avevo un compagno che mi aiutava perché non riuscivo ad alzarlo da terra. E con uno zaino di questo tipo ci toccava camminare cinque o sei ore, una volta camminammo quindici ore consecutive. Muoversi è una costante della guerriglia, la guerriglia che sta ferma è morta, in media i guerriglieri dormono solo una o due notti nello stesso posto. Che Guevara la chiamava la guerra delle pulci: muoversi in modo che il nemico non sappia dove sei, attaccarlo quando hai la possibilità di farlo.</p>



<p><strong>Perché le Farc scelsero l’insurrezione armata?</strong></p>



<p>Le Farc nel loro statuto e nei loro documenti ribadiscono che la politica si deve fare pacificamente, che le armi non sono l’obiettivo. Le armi vengono utilizzate nella concezione marxista-leninista della combinazione delle forme di lotta, ma l’ideale sarebbe arrivare al potere senza. Le Farc hanno sempre fatto la guerra non perché la vogliono fare, ma perché le condizioni oggettive della Colombia impediscono di fare politica in altro modo. Molti ragazzi si arruolano perché sono obbligati, non obbligati dalla guerriglia ma dalle loro condizioni di vita. Spesso entrando nelle Farc per la prima volta nella vita si mettono degli stivali e mangiano tre volte al giorno. Molti arrivano perché i genitori o i fratelli sono stati uccisi dai paramilitari o dall’esercito, arrivano con molto risentimento, con odio nei confronti dello Stato e delle autorità per quello che gli hanno fatto. La guerra in Colombia è una guerra fratricida, tra fratelli, sono solo i poveri che vanno sul campo di battaglia, qui non vedrai mai un ricco prendere in mano un fucile, mai.</p>



<p><strong>Le Farc sono accusate di gravi violazioni dei diritti umani. E i metodi di finanziamento della guerriglia sembrano poco ortodossi: si parla di estorsioni, sequestro di persona, narcotraffico.</strong></p>



<p>La guerriglia ha varie fonti di finanziamento. Le Farc sono come uno stato in crescita, e proprio come uno stato riscuotono le tasse. La “tassa per la pace” prevede che ogni persona fisica o giuridica che possieda più di un milione di dollari versi denaro alla guerriglia. Se le persone o le imprese hanno soldi da dare allo stato borghese, da dare alla guerra che il governo fa contro i poveri, possono pagare anche le tasse alle Farc. Un’altra fonte di finanziamento è il narcotraffico: le Farc riscuotono una tassa su qualsiasi carico di droga che si muove nel loro territorio. Ma non sono un cartello del narcotraffico, non hanno linee di esportazione. Infine ci sono le donazioni volontarie.</p>



<p><strong>E il sequestro.</strong></p>



<p>Il sequestro è stato utilizzato nella storia delle Farc. Con i negoziati del 1991 è stato proibito quello estorsivo, cioè è stato proibito sequestrare persone per chiedere un riscatto. Esiste un’altra eventualità, cioè che una persona che non paga la “tassa per la pace” venga imprigionata fino a quando non lo paga. Il governo lo considera sequestro, ma quando mettono in carcere una persona che non paga le tasse, in quel caso cos’è?</p>



<p><strong>Pensi che sarà davvero possibile la firma di un accordo di pace?&nbsp;</strong></p>



<p>Sì, credo che si possa arrivare a un accordo di pace. Deve venire fuori la verità, anche se sarà molto dolorosa. Deve venire fuori chi ha causato la guerra, chi ne ha beneficiato e chi l’ha finanziata. Esistono grandi industrie che finanziano la guerra e il paramilitarismo, come la Chiquita. Se si inizia a raccontare cosa è successo realmente è un buon inizio, ma devono anche avvenire dei cambiamenti strutturali. La guerra in Colombia non è mai finita perché le condizioni che l’hanno generata persistono: disuguaglianze, povertà, esclusione sociale, mancanza di opportunità e di educazione. Cosa succederebbe se la guerriglia abbandonasse le armi e nel Paese non avvenisse nessun cambiamento strutturale? I guerriglieri, che hanno un addestramento militare, se non avranno un lavoro, nel giro di pochi anni potrebbero scegliere la strada della criminalità.</p>



<p><em><a href="http://www.ilreportage.eu/2015/10/la-colombia-verso-la-tregua-con-le-farc-parla-lex-guerrigliero-leonardo-ilich-rojas/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato da Il Reportage il 13.10.2015</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/10/13/il-governo-colombiano-verso-la-tregua-con-le-farc-parla-lex-guerrigliero-leonardo-ilich-rojas/">Il governo colombiano verso la tregua con le Farc. Parla l’ex guerrigliero Leonardo Ilich Rojas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
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		<title>Colombia, la pace o la coca</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/08/16/colombia-la-pace-o-la-coca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Aug 2014 16:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[coca]]></category>
		<category><![CDATA[cocaína]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
		<category><![CDATA[fumigazioni]]></category>
		<category><![CDATA[narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Catatumbo è un angolo di Colombia confinante con il Venezuela, utilizzato come corridoio dal narcotraffico internazionale. I governi hanno da sempre abbandonato a se stessa la regione, dove la violenza dei paramilitari -un prodotto del conflitto armato che da cinquant’anni li impegna a fianco dell’esercito e contro le guerriglie marxiste- secondo la organizzazione non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Catatumbo è un angolo di Colombia confinante con il Venezuela, utilizzato come corridoio dal narcotraffico internazionale. I governi hanno da sempre abbandonato a se stessa la regione, dove la violenza dei paramilitari -un prodotto del conflitto armato che da cinquant’anni li impegna a fianco dell’esercito e contro le guerriglie marxiste- secondo la organizzazione non governativa Action For Peace ha causato la morte di più di 11mila persone tra il 1999 e il 2004.&nbsp;</p>



<p>Il Catatumbo è una regione verde e afosa, impoverita dalla brutalità della guerra e dall’estrazione petrolifera, che non beneficia economicamente i suoi abitanti e inquina la loro terra, ed è qui che nell’estate del 2013 è esplosa la rabbia&nbsp;<em>campesina</em>&nbsp;colombiana, quella che a inizio maggio 2014 ha portato circa 120mila contadini a manifestare in varie zone del Paese.</p>



<p>Dopo due settimane di proteste si è aperto un tavolo negoziale con il governo, sotto pressione a causa della prossimità delle elezioni presidenziali (che si sono tenute il 25 maggio). I manifestanti accusano il presidente Juan Manuel Santos di non aver rispettato gli impegni presi a seguito delle marce contadine dell’agosto 2013, che chiedevano riforme strutturali e aiuti per il settore agricolo colombiano. Nel Catatumbo, i contadini erano scesi in strada per più di 50 giorni, chiedendo il finanziamento di soluzioni alternative alla coltivazione della coca.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT070314OB1.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/CAT070314OB11-300x225.jpg.webp?resize=841%2C632" alt="" class="wp-image-2150" width="841" height="632"/><figcaption class="wp-element-caption">Contadino cocalero del Catatumbo. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Nel Catatumbo, infatti, la terra non garantisce la sovranità alimentare di chi la coltiva, poiché produce quasi esclusivamente palma africana e coca, che è una pianta sacra ai popoli indigeni andini per le sue proprietà medicinali ma, attraverso un processo chimico, può essere trasformata in cocaina. Sono contadini sui generis, così, quelli del Catatumbo: non producono il cibo che consumano e sono specializzati nella semina di monocolture. Fino alla fine degli anni Ottanta, molti di loro coltivavano cacao, patate e yucca, ma poi l’isolamento in cui vivono ha reso impossibile la commercializzazione dei generi alimentari.</p>



<p>A causa del pessimo stato delle strade, trasportare i prodotti fino ai mercati delle città costava di più del guadagno atteso dalla loro vendita. Molti contadini decisero quindi di coltivare coca, i cui compratori -i paramilitari di destra e i guerriglieri marxisti delle FARC-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia-Ejército del Pueblo) e dell’ELN (Ejército de Liberación Nacional)- arrivano fino alla porta della fattoria.</p>



<p>Dalla metà degli anni Novanta le FARC e, in seguito, l’ELN iniziarono a controllare laboratori per la produzione di pasta di coca e in alcune zone del Paese iniziarono anche a trasformarla in cocaina, che viene poi venduta ai cartelli del narcotraffico per l’esportazione (il 70% negli Stati Uniti d’America). Il coinvolgimento nel narcotraffico dei gruppi paramilitari e delle BaCrim (Bandas Criminales), come sono state denominate le milizie irregolari dopo il tentativo di smantellamento a partire dal 2004, è ancora più stretto, e prevede il trasporto della cocaina all’estero.</p>



<p>La situazione dei contadini catatumbensi è peggiorata con l’entrata in vigore dei trattati di libero commercio con Canada (2011) e Usa (2012). Le sovvenzioni che i Paesi nordamericani offrono ai propri prodotti agricoli permettono la vendita sul mercato colombiano a un prezzo inferiore di quello dei beni locali. La caduta del prezzo degli ortaggi, causata dall’arrivo di quelli canadesi e statunitensi, coincide con l’incremento delle coltivazioni di coca nel Catatumbo. Secondo l’ultimo Censimento annuale delle coltivazioni di coca della UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), fra il 2011 e il 2012 la superficie coltivata a coca nella regione aumentò del 51%. Inoltre, il Catatumbo si è convertito nella regione a più alto rendimento produttivo del Paese.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/COCA160314OB.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/COCA160314OB1-300x225.jpg.webp?resize=837%2C629" alt="" class="wp-image-2153" width="837" height="629"/><figcaption class="wp-element-caption">Foglie di coca. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>“Noi cocaleros siamo stigmatizzati, i media ci trattano come narcotrafficanti e collaboratori della guerriglia, ma non abbiamo altre possibilità che coltivare coca -spiega José Efraín M.-. Non mi piace coltivare coca, so che è causa di un problema sociale e ho paura della repressione dell’esercito, ma lo Stato non ci offre nessuna alternativa. Cinque anni fa producevo alimenti, ora con queste strade è impossibile commercializzarli”.</p>



<p>I cocaleros in Colombia possono essere incarcerati a causa di una legge (la numero 30 del 1986) che tipifica come delitto la semina e il finanziamento delle coltivazioni che possono avere un uso illecito, e sono esposti alle conseguenze delle aspersioni aeree con il glifosato Roundup Ultra, un erbicida prodotto da Monsanto utilizzato per distruggere le piante di coca.</p>



<p>Le fumigazioni sono previste dal “Piano per la pace, la prosperità e il rafforzamento dello Stato”, comunemente denominato Plan Colombia, che dal 2000 regola la cooperazione militare fra gli Stati Uniti e il Paese sudamericano nella lotta al narcotraffico. Il piano prevede una strategia quasi unicamente repressiva, e solo il 20% delle sue risorse sono dedicate a politiche finalizzate alla prevenzione e al trattamento dei tossicodipendenti. A partire dal 1994, il Consiglio nazionale degli stupefacenti ha regolamentato il “Programma di sradicamento delle coltivazioni illecite mediante aspersione aerea con glifosato”, che è a carico della Direzione antinarcotici della Polizia nazionale.</p>



<p>La Colombia è l’unico Paese che fumiga le coltivazioni illecite, su una superficie che, annualmente, supera i 100mila ettari. La pratica continua, malgrado una sentenza del Consiglio di Stato colombiano dell’11 dicembre 2013 affermi che le fumigazioni violano il principio di precauzione, vincolante nel Paese latinoamericano, secondo cui si dovrebbero sospendere le attività umane i cui rischi sono dimostrati scientificamente.</p>



<p>“Le fumigazioni sono nocive per la salute, oltre ad essere inefficaci nella riduzione delle coltivazioni di coca -spiega Daniel Mejía Londoño, direttore del Centro de Estudios Sobre Seguridad y Drogas (CESED) della Universidad de los Andes di Bogotá-. Secondo i risultati della nostra ricerca, nelle zone di aspersione ci sono più problemi dermatologici e una più alta percentuale di aborti. Altri studi dimostrano gli effetti negativi delle aspersioni sull’ambiente, e sulla fiducia nelle istituzioni delle persone che vivono nei municipi soggetti a fumigazioni”.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB8.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4114" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gente del Catatumbo. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Nel settembre 2013 il governo colombiano ha firmato un accordo con l’Ecuador perché ritirasse la denuncia presentata nel 2008 al Tribunale internazionale dell’Aja, basata su uno studio che dimostrava i problemi che le fumigazioni nel Sud della Colombia causavano oltre confine. Il governo di Juan Manuel Santos ha promesso di versare 15 milioni di dollari a quello ecuadoriano come donazione allo sviluppo della zona frontaliera, senza ammettere che si tratta di un indennizzo per i danni causati dal glifosato.</p>



<p>Un’altra strategia utilizzata dal governo del Paese latinoamericano per mettere fine alle coltivazioni di coca è lo sradicamento manuale delle piante, che nel 2012 ha interessato più di 30mila ettari, e che è messo in atto da civili accompagnati dalla polizia o dall’esercito. Si tratta di una strategia poco efficace, visto che il giorno dopo i coltivatori possono riseminare la coca, creando un circolo vizioso potenzialmente infinito. Inoltre, molti sradicatori sono morti a causa delle mine antiuomo seminate nei campi da guerriglieri e paramilitari.</p>



<p>“Le mie piante sono state sradicate per la prima volta all’inizio del 2010 -racconta Nancy B., cocalera del municipio di Sardinata-. Gli sradicatori venivano ogni tre mesi. Quando se ne andavano seminavo nuovamente la coca, e poi quelli tornavano a sradicare. Sono andata avanti così per tre anni, fino a quando, dopo una grande campagna di sradicamento forzato, abbiamo iniziato a manifestare. Era il giugno 2013”. Le manifestazioni del Catatumbo -secondo la UNODC, il 70% dei cocaleros della regione preferirebbe coltivare altro- chiedevano al governo finanziamenti che favorissero soluzioni alternative alla semina della coca, e un cambiamento nella politica antidroga.</p>



<p>“La nostra mobilitazione del giugno 2013 era stata la risposta ad anni e anni di repressione e abbandono statale. Iniziammo a bloccare le strade perché il governo aveva promosso una campagna di sradicamento forzata delle piante di coca che aveva lasciato gli agricoltori letteralmente senza niente. In meno di tre giorni si unirono a noi circa 20mila contadini, praticamente tutta la regione partecipò”, racconta Leonardo Rojas Díaz, che è il rappresentante dell’associazione contadina del Catatumbo AsCamCat (Asociación Campesina del Catatumbo) al tavolo dei negoziati con il governo.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT070314OB3.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/CAT070314OB31-300x225.jpg.webp?resize=836%2C627" alt="" class="wp-image-2159" width="836" height="627"/><figcaption class="wp-element-caption">Il Catatumbo è una regione fortemente militarizzata. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Dopo 53 giorni di manifestazioni e scontri con l’Escuadrón Móvil Antidisturbios, un corpo speciale della Polizia colombiana, che portarono alla morte di quattro contadini e centinaia di feriti, venne aperto un dialogo con il governo. “Uno degli accordi firmati prevede l’indennizzo delle 400 famiglie vittima di sradicamento forzato, e sono stati negoziati investimenti infrastrutturali -prosegue Leonardo Rojas Díaz di AsCamCat-. La sostituzione delle coltivazioni deve essere sociale, graduale, concertata, ambientale e strutturale. Vorremmo inoltre utilizzare una parte delle coltivazioni di coca per la produzione di creme, analgesici, tè e rum. Un punto fondamentale della nostra proposta è la creazione di una Zona di riserva contadina in sette municipi del Catatumbo”.</p>



<p>AsCamCat ne attendeva la creazione da parte dell’Instituto Colombiano de Desarrollo Rural entro il 20 marzo scorso: la Zona di riserva contadina garantirebbe alcuni importanti diritti agli agricoltori, come la formalizzazione della proprietà, in un Paese in cui il 50% dei contadini non possiede legalmente la terra che coltiva. La Procura generale della Repubblica ha però fermato l’iter, a causa dell’interposizione di un ricorso di costituzionalità, e così AsCamCat ha risposto unendosi alle manifestazioni contadine nazionali, convocando una marcia che si è tenuta il 9 maggio 2014.</p>



<p>Le coltivazioni che possono avere un uso illecito sono uno dei punti in agenda nei dialoghi di pace che dal novembre 2012 si stanno svolgendo all’Avana, a Cuba, tra il governo colombiano e le FARC. Le richieste del gruppo guerrigliero sono simili a quelle dei cocaleros, e includono la sospensione delle fumigazioni aeree e l’indennizzo delle sue vittime. “Forse gli accordi di pace porteranno a un cambiamento della politica antidroga, ma la decisione non dovrebbe essere presa a causa di una richiesta delle FARC. Il governo interromperebbe le fumigazioni perché lo vogliono le FARC, e non perché esistono 15 anni di ricerche che dimostrano la loro inefficacia”, commenta il professor Daniel Mejía Londoño del CESED.</p>



<p>Il 16 maggio le parti hanno annunciato la firma dell’accordo, che entrerà in vigore solo se raggiungeranno un consenso anche sugli altri punti in agenda. Il governo ha promesso di creare un programma di sostituzione delle coltivazioni che possono avere un uso illecito, le FARC si sono impegnate a mettere fine alla loro relazione con il traffico di droga.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/colombia-la-pace-o-la-coca/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato dal mensile Altreconomia nel giugno 2014</a></em></p>



<p><a href="https://sobreamericalatina.com/2014/07/23/colombia-campesinos-sin-alternativa-al-cultivo-de-coca/" target="_blank" rel="noopener" title="">En castellano</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/08/16/colombia-la-pace-o-la-coca/">Colombia, la pace o la coca</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Colombia: quel negoziato infinito</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/01/25/colombia-quel-negoziato-infinito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2014 11:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[accordi pace]]></category>
		<category><![CDATA[auc]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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		<category><![CDATA[juan manuel santos]]></category>
		<category><![CDATA[paramilitari]]></category>
		<category><![CDATA[plan colombia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 17 novembre 2012 all’Avana (Cuba) sono iniziati i negoziati di pace tra il governo colombiano di Juan Manuel Santos e i guerriglieri marxisti delle Farc-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército Popular). Un accordo tra le parti metterebbe fine a una guerra che dura da mezzo secolo e che ha causato circa 220mila&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 novembre 2012 all’Avana (Cuba) sono iniziati i negoziati di pace tra il governo colombiano di Juan Manuel Santos e i guerriglieri marxisti delle Farc-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército Popular). Un accordo tra le parti metterebbe fine a una guerra che dura da mezzo secolo e che ha causato circa 220mila morti e 5 milioni di sfollati. Secondo l’Internal Displacement Monitoring Center (IDMC), la Colombia è il paese con il maggior numero di profughi al mondo.</p>



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<p>Nel 1948, a seguito dell’omicidio del candidato del Partito Liberale Jorge Eliécer Gaitán, iniziò un periodo chiamato “la Violencia” che si concluse con un accordo per la spartizione del potere tra il Partito Conservatore e quello Liberale.&nbsp;</p>



<p>Questo non mise realmente fine alla violenza nel paese: i due partiti non furono capaci di migliorare le condizioni di vita della popolazione rurale, che negli anni ’60 formò gruppi guerriglieri comunisti come le Farc, l’Eln e l’EPL.<br>“I problemi nell’accesso alla terra e la mancata rappresentazione dei contadini nella vita politica del paese spiegano l’origine delle guerriglie negli anni ’60”, spiega ad Arivista Sergio Coronado del CINEP (Centro de Investigación y Educación Popular, con sede a Bogotá). I gruppi guerriglieri sono nati per difendere i diritti dei contadini, calpestati da un’oligarchia terriera che ancora oggi spadroneggia nelle campagne colombiane, ma sono criticati per le morti causate tra i civili e per la decisione di autofinanziarsi con la trasformazione della foglia di coca in cocaina. L’oro bianco viene in seguito esportato – per il 70% negli Stati Uniti – dai cartelli criminali.<br>Per combattere le guerriglie e difendere i propri interessi, i latifondisti crearono le milizie paramilitari con la complicità dello stato e l’appoggio dei cartelli del narcotraffico. Negli anni ’90 nacquero le “Autodefensas Unidas de Colombia” (AUC), il cui scopo era fare “il lavoro sporco”: ai paramilitari venivano affidate le azioni che erano sottratte all’esercito regolare, in modo da non macchiare l’immagine del governo. In questo senso, come rileva José Antonio Gutiérrez nelle pagine del quotidiano online spagnolo rebelion.org, non bisogna equiparare in modo semplicista la violenza paramilitare all’assenza dello stato, ma considerare il paramilitarismo come l’espressione più perversa del controllo statale.<br>Per decenni i paramilitari delle AUC hanno seminato il terrore nelle campagne colombiane, uccidendo, torturando e violentando la popolazione rurale accusata di appoggiare la guerriglia: secondo dati della Fiscalía General de la República (Procura della Repubblica), i paramilitari hanno confessato 25mila omicidi, più di mille massacri e di aver creato 3.599 desaparecidos.<br>Nel 2005 in Colombia è entrata in vigore la Ley de Justicia y Paz (Legge di Giustizia e Pace), finalizzata a smantellare i gruppi paramilitari: questi avevano accumulato tanto potere da creare problemi agli stessi gruppi oligarchici che li avevano creati. Dal processo di smantellamento dei paramilitari hanno preso forma le cosiddette Bacrim (Bande Criminali) che, a differenza delle AUC, non hanno una struttura di comando centralizzata pur essendo sufficientemente coordinate a livello nazionale. Sotto questa nuova identità, i paramilitari delle AUC continuano a operare nelle campagne colombiane in difesa dei latifondisti e dei grandi allevatori. Nella capitale Bogotá e in altre zone del paese dove fioriscono gli interessi imprenditoriali e il turismo, la guerra sembra invece un problema lontano.</p>



<p>Anche i presidenti Belisario Betancourt e Andrés Pastrana cercarono un accordo di pace con la guerriglia. Dalle negoziazioni tra Betancourt e le Farc del 1984 nacque il partito Unión Patriotica (UP), per riunire i guerriglieri che avevano deposto le armi. La Unión Patriotica ebbe però vita breve: in pochi mesi vennero assassinati migliaia di militanti e decine di sindaci e parlamentari, oltre ai due candidati presidenziali Jaime Pardo Leal y Bernardo Jaramillo. Il partito venne quindi sciolto, e i guerriglieri ripresero in mano le armi.<br>Le fallite negoziazioni del presidente Pastrana portarono invece alla firma, nel 1999, del Plan Colombia: un programma di cooperazione militare con gli Stati Uniti che ha avuto come conseguenza la militarizzazione delle zone più strategiche – quelle, ad esempio, più ricche di risorse naturali e in cui i movimenti sociali lottano per il territorio – e che permette agli Stati Uniti una presenza militare diretta nel paese sudamericano. Con la firma del Plan Colombia, Pastrana scelse di combattere la guerriglia utilizzando una strategia repressiva, invece di approvare una riforma agraria capace di redistribuire la ricchezza nel paese, incidendo in questo modo sulla principale causa della guerra.</p>



<p>Juan Manuel Santos, che è stato eletto presidente nel 2010, a differenza del suo predecessore Álvaro Uribe ha subito riconosciuto la presenza di un conflitto e si è impegnato a risolverlo con metodi pacifici. Ad ogni modo, mentre prendeva contatti con le Farc per instaurare un processo di pace, Santos assegnava al Ministero della Difesa uno dei budget più alti nella storia del paese. All’Avana si cerca un accordo per la pace, ma in Colombia continua la guerra: il governo non ha accettato la proposta di cessate il fuoco delle Farc e il 21 luglio scorso, dopo l’uccisione di 19 militari, il presidente ha ordinato alla forze armate di incrementare l’offensiva contro la guerriglia finché non si arrivi alla firma di un accordo.<br>Perché, incoerenze a parte, Santos si è impegnato, a differenza di Uribe, nella ricerca di un dialogo con le Farc? Secondo un articolo di Ignacio Ramonet dal titolo “¿Paz en Colombia?” – pubblicato nell’edizione spagnola del dicembre 2012 di Le Monde Diplomatique -, la differenza fondamentale è che Uribe rappresenta l’oligarchia terriera colombiana, mentre Santos protegge gli interessi di quella urbana (i cosiddetti “cacaos”). E i gruppi di potere cittadini sono favorevoli al processo di pace per varie ragioni: innanzitutto, l’oligarchia urbana non dovrebbe sostenere, al contrario di quella rurale, il costo di una seppur timida riforma agraria, che è tra le principali richieste delle Farc all’interno dei negoziati. Al contrario, una redistribuzione della terra causerebbe una crescita delle possibilità economiche della popolazione e un conseguente aumento del bacino dei consumatori. Inoltre, un abbandono delle armi da parte delle Farc permetterebbe ai grandi imprenditori di occuparsi dello sfruttamento delle immense risorse presenti nel sottosuolo del paese, senza trovarsi la guerriglia tra i piedi.<br>Da parte loro, le Farc hanno interesse a impegnarsi nei negoziati per varie ragioni. La guerriglia sta riscontrando problemi del punto di vista militare: seppur ancora in grado di tener testa all’esercito colombiano (che non può sperare in una vittoria militare contro un gruppo che, con i suoi circa 20mila miliziani, rappresenta la guerriglia numericamente più importante dell’America Latina), le Farc hanno perso alcuni dei suoi più importanti leaders, come Raúl Reyes, Alfonso Cano, Tirofijo, Iván Ríos e Simón Trinidad, che si trova in carcere negli Stati Uniti. Inoltre, i leader delle Farc sopravvissuti all’imponente offensiva militare dell’ultimo decennio possono aver preso in considerazione – rileva Ignacio Ramonet nell’articolo già citato – l’esperienza dei governi socialisti latinoamericani come Venezuela, Bolivia o Ecuador, che dimostrano come la conquista pacifica del potere sia un traguardo possibile da raggiungere.</p>



<p>Il tema agrario è stato scelto come primo tema nell’agenda dei negoziati perché gli squilibri nell’agro colombiano sono considerati come causa principale del conflitto armato. La guerra favorisce la concentrazione della terra in poche mani, aumentando la forbice tra i (tanti) poveri e i (pochi) ricchi. Questo soprattutto a seguito dell’azione violenta dei gruppi paramilitari, che ha portato milioni di contadini ad abbandonare la propria terra per rifugiarsi in altri paesi, in città o all’estero. Spesso la terra “liberata” dall’azione delle milizie irregolari viene comprata dai latifondisti o dalle transnazionali, interessate alla ricchezza del suolo o del sottosuolo colombiano. Di fatto, nel paese sudamericano l’indice di distribuzione della terra (Indice di Gini) misura 0.8, in una scala in cui 1 corrisponde alla sua concentrazione totale, situazione che ha contribuito a fare della Colombia il terzo paese più disuguale del mondo.</p>



<p>“Il 52.2% del totale della terra appartiene all’1.1% della popolazione. Con questi dati, di che pace stiamo parlando? Per frenare il conflitto bisogna incidere sulle cause”, denuncia Nelly Velandia della Mesa de Incidencia Política de las Mujeres Rurales de Colombia.<br>La società civile colombiana, riunita tra il 17 e il 19 diciembre 2012 a Bogotá nel Forum su Politica di Sviluppo Agrario Integrale – evento convocato dal governo e dalle Farc perché questa potesse presentare le proprie proposte ai negoziati di pace -, ha chiesto l’approvazione di una riforma agraria integrale. “Non chiediamo solo la redistribuzione della terra, ma la redistribuzione di tutta la ricchezza che noi, lavoratrici e lavoratori colombiani, costruiamo giorno per giorno”, ha annunciato Olga Lucía Quintero della Asociación Nacional Zonas de Reserva Campesina (ANZORC). “Chiediamo anche la redistribuzione del potere. Non il potere al quale siamo sottomessi, il potere che opprime, discrimina, esclude e teme la diversità. Abbiamo diritto a esercitare il potere, il potere che dalla base arricchisce tutta la società”.<br>Dunque, come le Farc, le organizzazioni contadine, indigene, afrodiscendenti e per i diritti umani di tutta la Colombia hanno chiesto al governo la redistribuzione della terra. Tuttavia, all’inizio del processo di pace il capo della delegazione governativa ai negoziati dell’Avana, Humberto De la Calle, ha messo in chiaro che il governo non è disposto a mettere in discussione il modello di sviluppo economico.<br>Alla fine del maggio 2013, le parti hanno firmato un’intesa sul tema agrario che entrerà in vigore solo se arriveranno a un accordo sulla totalità dell’agenda, che prevede il confronto su altri quattro temi: partecipazione delle Farc nella vita politica del paese, fine del conflitto, narcotraffico e riparazione alle vittime. In un comunicato del 26 maggio, Farc e governo hanno dichiarato che l’accordo raggiunto porterà a un cambiamento radicale nella situazione agraria del paese, distribuendo terra ai contadini e colmando l’enorme divario che separa le campagne dalle città. Secondo l’analisi di Juanita León del periodico digitale colombiano La Silla Vacía, l’accordo “cerca cambiamenti sociali significativi senza compromettere i poteri legali stabiliti”. Il governo, secondo la León, non farà altro che creare nuove istituzioni nelle campagne in cui i guerriglieri, una volta deposte le armi, potranno inserirsi come dirigenti locali.<br>“Non si può pensare che il processo di pace porti alla fine del latifondo o a una trasformazione strutturale del paese”, spiega Sergio Coronado del CINEP (Centro de Investigación y Educación Popular). “Però può generare una base sulla quale costruire un modello di sviluppo rurale molto più vicino ai bisogni dei contadini, questo sarebbe più facile in assenza di un conflitto armato. Tuttavia, la risoluzione dei conflitti agrari del paese non dipende dalla firma degli accordi di pace. L’assenza di conflitto armato non implica l’assenza di conflitto sociale”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato nell’ottobre 2013 su Arivista.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/01/25/colombia-quel-negoziato-infinito/">Colombia: quel negoziato infinito</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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