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	<title>Il Fatto Quotidiano - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>Il Fatto Quotidiano - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>“Sui 43 desaparecidos di Ayotzinapa ci sono 11 filoni d’inchiesta ancora inesplorati”</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2019/09/25/sui-43-desaparecidos-di-ayotzinapa-ci-sono-11-filoni-dinchiesta-ancora-inesplorati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 15:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Lo Stato ha fatto sparire i nostri figli e lo Stato ci deve dare una risposta”. A dirlo sono i genitori dei 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa, scomparsi 5 anni fa. Le famiglie domani terranno un corteo a Città del Messico. La ricostruzione ufficiale è questa: nei pressi di Iguala, i giovani sono&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/09/25/sui-43-desaparecidos-di-ayotzinapa-ci-sono-11-filoni-dinchiesta-ancora-inesplorati/">“Sui 43 desaparecidos di Ayotzinapa ci sono 11 filoni d’inchiesta ancora inesplorati”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Lo Stato ha fatto sparire i nostri figli e lo Stato ci deve dare una risposta”. A dirlo sono i genitori dei 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa, scomparsi 5 anni fa. Le famiglie domani terranno un corteo a Città del Messico.</p>



<p>La ricostruzione ufficiale è questa: nei pressi di Iguala, i giovani sono stati sequestrati, mentre viaggiavano in autobus, dalla Polizia Municipale e dall’organizzazione criminale Guerreros Unidos, che poi avrebbe bruciato i loro cadaveri nella discarica della città di Cocula.&nbsp;</p>



<p>Per alcune fonti, una versione dei fatti costruita a suon di torture: secondo un gruppo internazionale di esperti indipendenti (GIEI), almeno 56 detenuti sarebbero stati costretti a confermare questa ricostruzione; proprio per le irregolarità durante gli interrogatori, 24 agenti e un leader di Guerreros Unidos sono usciti dal carcere ad inizio settembre.&nbsp;</p>



<p>“La ricostruzione della Procura è piena di irregolarità, contraddizioni e gravi omissioni”, ha scritto il GIEI. Gli esperti indipendenti hanno mostrato che è scientificamente impossibile che ci sia stato un rogo di quelle dimensioni nella discarica di Cocula e affermato che la Polizia Federale e l’esercito si trovavano sul luogo dell’attacco, anche se questa presenza non era poi annotata nei fascicoli della Procura. Alcuni cellulari dei giovani scomparsi sono apparsi nelle mani di funzionari pubblici.&nbsp;</p>



<p>Vidulfo Rosales, del Centro di Diritti Umani Tlachinollan, è l’avvocato che rappresenta le famiglie dei giovani scomparsi e fa parte della Commissione per la Verità.</p>



<p><em>Quali nuovi elementi sta indagando la Commissione per la Verità?</em></p>



<p>Finora le autorità hanno preso in considerazione solo l’ipotesi della discarica di Cocula, ignorando gli altri filoni d’inchiesta malgrado fossero più plausibili. La Commissione per la Verità è in possesso di nuovi indizi secondo i quali i ragazzi non sarebbero stati portati a Cocula, ma in un’altra zona dello Stato di Guerrero; li stiamo cercando a Mezcala, Carrizalillo e Huitzuco.&nbsp;</p>



<p><em>Collaborate con la Procura Speciale per il caso Ayotzinapa?</em></p>



<p>La Commissione per la Verità sta lavorando efficacemente ma non ha facoltà di svolgere un’inchiesta penale. Per questo è necessaria l’azione della Procura, che finora è stata molto lenta. È necessario esplorare gli 11 filoni di inchiesta che gli esperti indipendenti del GIEI hanno consigliato di prendere in considerazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/09/MARCHA260915OB21-1024x768-1.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3439" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/09/MARCHA260915OB21-1024x768-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/09/MARCHA260915OB21-1024x768-1.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/09/MARCHA260915OB21-1024x768-1.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><em>Quali sono questi filoni? Esiste un’ipotesi sul movente dell’attacco?</em></p>



<p>Un membro di Guerreros Unidos ha dichiarato in un tribunale statunitense che la sua organizzazione utilizzava autobus per trasportare droga da Iguala [città in cui sono stati attaccati i giovani] a Chicago ed Atlanta. Un’ipotesi da analizzare è che alcuni autobus su cui gli studenti viaggiavano potessero essere, a loro insaputa, carichi di eroina, e che Guerreros Unidos e la forza pubblica li abbiano attaccati per recuperare la droga.&nbsp;</p>



<p><em>Quel giorno c’era anche l’esercito?</em></p>



<p>Sappiamo che quella notte soldati del 27 Battaglione di Infanteria di Iguala erano presenti. La Commissione della Verità ha chiesto all’esercito di spiegare qual è la ragione della sua presenza e se ha una relazione con il gruppo criminale Guerreros Unidos, come affermano alcune dichiarazioni. Per ora non ha dato risposta.&nbsp;</p>



<p><em>Le famiglie delle vittime hanno fiducia nel governo di López Obrador?</em></p>



<p>L’attuale governo ha mostrato una volontà politica che in quello precedente era assente. Ma non direi che i genitori dei ragazzi scomparsi si fidino del governo. Sarà un rapporto che dovrà costruirsi col tempo, basandosi sui risultati delle indagini.</p>



<p>A<em>rticolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 25.09.2019.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/09/25/sui-43-desaparecidos-di-ayotzinapa-ci-sono-11-filoni-dinchiesta-ancora-inesplorati/">“Sui 43 desaparecidos di Ayotzinapa ci sono 11 filoni d’inchiesta ancora inesplorati”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chi tocca la penna muore: escalation di giornalisti uccisi in Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2018/07/31/chi-tocca-la-penna-muore-escalation-di-giornalisti-uccisi-in-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Jul 2018 17:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti uccisi]]></category>
		<category><![CDATA[libertà stampa]]></category>
		<category><![CDATA[massacro giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Nadia Vera]]></category>
		<category><![CDATA[Narvarte]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[Rubén Espinosa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinque cadaveri in un appartamento della Narvarte, una zona di classe media di Città del Messico. Un fatto inconsueto in un quartiere benestante anche in un paese come il Messico, il secondo più violento al mondo dopo la Siria. Era il 31 luglio 2015. Chi sono le vittime? Si chiedevano i primi telegiornali. Presto arrivò&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/07/31/chi-tocca-la-penna-muore-escalation-di-giornalisti-uccisi-in-messico/">Chi tocca la penna muore: escalation di giornalisti uccisi in Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cinque cadaveri in un appartamento della Narvarte, una zona di classe media di Città del Messico. Un fatto inconsueto in un quartiere benestante anche in un paese come il Messico, il secondo più violento al mondo dopo la Siria. Era il 31 luglio 2015.</p>



<p>Chi sono le vittime? Si chiedevano i primi telegiornali. Presto arrivò la risposta: nell’appartamento viveva Nadia Vera Pérez, giovane antropologa, artista e militante del movimento universitario YoSoy132. I cadaveri delle altre tre donne erano delle sue coinquiline – Mile Virginia Martin e Yesenia Atziry Quiroz Alfaro – e della donna delle pulizie, Olivia Alejandra Negrete Avilés. Il corpo della quinta vittima era di Rubén Espinosa, fotoreporter amico di Nadia Vera. Tutti furono torturati prima di essere giustiziati con un colpo alla testa. I loro parenti lo scoprirono guardando la televisione o attraverso i social networks.</p>



<p>Come Nadia, da poco Rubén si era trasferito a Città del Messico dallo Stato di Veracruz a causa delle minacce che riceveva. “Nel caso in cui mi succeda qualcosa responsabilizzo Javier Duarte Ochoa, governatore dello Stato di Veracruz, e il suo gabinetto”, disse Nadia Vera in un’intervista che rilasciò poco prima di essere uccisa.</p>



<p>Allora Veracruz era governato da Javier Duarte Ochoa del conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI), arrestato nel 2017 per impiego di denaro di provenienza illecita e criminalità organizzata. Durante i suoi sei anni di governo, Veracruz si è trasformato in una fossa comune – 2340 persone sono sparite – ed è diventato la regione più pericolosa per la stampa in America Latina: 17 giornalisti sono stati uccisi e 3 sono desaparecidos.</p>



<p>In totale, dall’inizio di quest’anno in Messico sono stati uccisi 11 giornalisti e nel 2017 è stato assassinato un reporter al mese, come in Siria e più che in Iraq ed Afghanistan.</p>



<p>Nell’inchiesta sul multiple femminicidio ed omicidio nell’appartamento della Narvarte le autorità non hanno mai preso in considerazione le minacce che i due giovani ricevevano, né il fatto che lui era un fotoreporter e lei una militante politica. Nel giugno 2017, la Comisión de Derechos Humanos de la Ciudad de México ha segnalato varie irregolarità avvenute nelle indagini, tra cui inquinamento di prove, incorrettezze nelle autopsie, mancanza di attenzione nei confronti dei famigliari delle vittime.</p>



<p>“A tre anni dai fatti non abbiamo nessuna risposta, ci sentiamo come se fossimo al primo giorno. È evidente che le autorità non hanno la capacità né l’interesse di chiarire il crimine. Chi proteggono? Di chi hanno paura? Lo Stato ha una responsabilità in questo crimine?”, ha detto in conferenza stampa Patricia Espinosa Becerril, sorella di Rubén.</p>



<p>Gli autori intellettuali del massacro non sono stati indagati, e solo una delle tre persone arrestate – un ex poliziotto – ha ricevuto una sentenza di 315 anni di carcere, e la condanna si trova ora in appello.</p>



<p>“Sapevo che Nadia Vera è mia figlia, ma non sapevo che fosse causa ed inspirazione di tanti movimenti sociali ed artistici”, ha affermato la poetessa Mirtha Luz Pérez Robledo, madre di Nadia Vera. “Non ho consegnato il corpo di mia figlia al fuoco, lei è stata seme e bisognava consegnarla alla terra. “Che soli sono i morti!”, ha scritto Bécquer. Ma io non ho voluto lasciarla sola. Starò con lei per parlarle, per cantarle, per leggerle le poesie che per lei ho scritto. Questi versi non sono lamenti né lacrime, sono fili per tessere una tela che avvolga il suo corpo e lo copra amorosamente”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 31.07.2018.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/07/31/chi-tocca-la-penna-muore-escalation-di-giornalisti-uccisi-in-messico/">Chi tocca la penna muore: escalation di giornalisti uccisi in Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Messico che promette Andrés: non si mente nè si ruba</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jul 2018 17:36:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[AMLO]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni 2018]]></category>
		<category><![CDATA[Lopez Obrador]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di manifestazioni e festeggiamenti, lo zócalo di Città del Messico ne ha visti migliaia. Ma non sono tante le occasioni in cui l’immensa piazza centrale della metropoli latinoamericana si è riempita come domenica sera, quando i primi exit poll hanno confermato una tendenza che lo spoglio delle urne ha poi confermato: Andrés Manuel López Obrador,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Di manifestazioni e festeggiamenti, lo zócalo di Città del Messico ne ha visti migliaia. Ma non sono tante le occasioni in cui l’immensa piazza centrale della metropoli latinoamericana si è riempita come domenica sera, quando i primi exit poll hanno confermato una tendenza che lo spoglio delle urne ha poi confermato: Andrés Manuel López Obrador, della coalizione di centro-sinistra Juntos Haremos Historia, ha vinto le elezioni presidenziali.</p>



<p>Juntos Haremos Historia ha ottenuto anche 5 delle 9 governature degli Stati – il Messico è uno federazione – in cui domenica si sono svolte le elezioni, e rappresenterà la prima forza politica all’interno del Congresso, permettendo a López Obrador una maggiore fluidità di mandato.</p>



<p>Questa volta il candidato che per tre volte ha sfidato il monopolio conservatore è riuscito ad ottenere la preferenza di più del 50% dei più di 60 milioni di votanti, il consenso più alto ottenuto da un politico nella storia del Messico, e ad aggirare il fantasma della frode elettorale che aleggia sul paese ogni volta che ci si avvicina alle urne.</p>



<p>López Obrador sarà il primo presidente di centro-sinistra della storia del paese. Ha superato di ben 31 punti il suo principale avversario, Ricardo Anaya del Partido de Acción Nacional (PAN), e ha relegato a un 15% José Antonio Meade del Partido Revolucionario Institucional (PRI), il “partito dinosauro” che per più di 70 anni ha governato il paese trasformandolo in un cocktail esplosivo di corruzione e violenza.</p>



<p>Un’elezione storica, che potrebbe portare il Messico ad intraprendere alcuni cambiamenti importanti, come abbassare gli indici di impunità e violenza in un paese in cui ogni giorno vengono assassinate 88 persone. Difficilmente però verrà messa completamente da parte la vecchia classe dirigente, stanca e corrotta, visto che la coalizione di López Obrador conta con vari politici dal passato oscuro usciti all’ultima ora da quella che lui stesso definisce “mafia al potere”.</p>



<p>“Viva il Messico senza il PRI”, cantava domenica sera la gente per le strade della capitale, camminando verso la piazza principale, sventolando il tricolore nazionale o la bandiera di Morena (Movimiento de Regeneración Nacional), il partito del nuovo presidente eletto.</p>



<p>“Oggi si è conclusa una tappa e ne inizierà una nuova”, ha detto López Obrador ai suoi elettori riuniti nella piazza, in cui fino a pochi istanti prima i mariachi suonavano Cielito Lindo. “Non vi deluderò. Sono molto cosciente della mia responsabilità storica e non voglio passare alla storia come un cattivo presidente. Applicheremo i principi basici: non mentire, non rubare e non tradire il popolo. Viva il Messico!”.</p>



<p>Il presidente eletto, che inizierà a governare a dicembre, ha mandato un messaggio di fiducia ai mercati, promettendo di non attuare in modo arbitrario e non espropriare beni, tranquillizzando anche chi teme sia un chavista che vuole trasformare il Messico in una “Venezuela del nord”.</p>



<p>“I contratti del settore energetico saranno rivisti per prevenire atti di corruzione ed illegalità”, ha affermato López Obrador, mettendo anche le cose chiare con chi, dall’altro lato, sperava non solo in una revisione dei contratti, ma in una marcia indietro rispetto alle riforme strutturali neoliberiste intraprese dalle precedenti amministrazioni, che hanno portato alla privatizzazione e svendita delle ricchezze del sottosuolo messicano a imprese transnazionali a cambio di pochi soldi.</p>



<p>López Obrador non è un Hugo Chávez né un Evo Morales, è lontano dalla visione socialista latinoamericana che tanta fortuna ha avuto nei decenni scorsi, e che affronta ora una forte crisi. È piuttosto il rappresentante di un progressismo tiepido e privo di proposte concrete, che vuole promuovere programmi sociali assistenzialisti per aiutare le famiglie più povere, e un processo di riconciliazione nazionale senza dubbio necessario ad una società frammentata e addolorata, che vive una guerra di fatto non riconosciuta dalla comunità internazionale.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 3 luglio 2018.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/07/03/il-messico-che-promette-andres-non-si-mente-ne-si-ruba/">Il Messico che promette Andrés: non si mente nè si ruba</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Record di desaparecidos in Messico: uno ogni 90 minuti. È peggio di una dittatura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 19:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando arrivò alla Procura di Azcapotzalco, a Città del Messico, la madre di Marco Antonio Sánchez Flores scoprì che suo figlio non era mai stato lì. Era il 23 gennaio, e una chiamata l’aveva informata del fatto che il diciasettenne era stato fermato della polizia mentre fotografava un graffito.&#160;Lo accusarono di voler rapinare un passante&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/01/31/record-di-desaparecidos-in-messico-uno-ogni-90-minuti-e-peggio-di-una-dittatura/">Record di desaparecidos in Messico: uno ogni 90 minuti. È peggio di una dittatura</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando arrivò alla Procura di Azcapotzalco, a Città del Messico, la madre di Marco Antonio Sánchez Flores scoprì che suo figlio non era mai stato lì. Era il 23 gennaio, e una chiamata l’aveva informata del fatto che il diciasettenne era stato fermato della polizia mentre fotografava un graffito.&nbsp;Lo accusarono di voler rapinare un passante e, anche se la presunta vittima lo negò, un agente con il casco gli diede una testata e gli altri lo picchiarono. “Lo portiamo alla Procura di Azcapotzalco”, dissero i poliziotti all’amico che lo accompagnava.</p>



<p>Ma ad Azcapotzalco non c’era traccia di lui. “In Procura ci hanno detto che probabilmente era scappato con la sua fidanzatina”, afferma la madre dell’adolescente. La stessa frase che migliaia di famiglie messicane si sono sentite dire dalle autorità quando hanno denunciato la sparizione del proprio figlio.</p>



<p>A molti il termine&nbsp;<em>desaparecido</em>&nbsp;fa pensare alle dittature sudamericane degli anni ’70. A film o romanzi che raccontano di oppositori politici torturati e uccisi, e il cui cadavere veniva gettato in fondo al mare.</p>



<p>Ma nel “democratico” Messico contemporaneo la parola&nbsp;<em>desaparecido</em>&nbsp;riempie ogni giorno le pagine dei giornali. Da una parte la sparizione di un gruppo di giovani, dall’altra il ritrovamento di una fossa comune. A volte la responsabilità viene data alle organizzazioni criminali, altre volte la connivenza delle autorità è più difficile da nascondere. E ci sono situazioni in cui la responsabilità dello Stato è accertata e, in questo caso, nel diritto internazionale si parla di sparizione forzata.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="713" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio-1024x745-1.jpg?resize=980%2C713&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3499" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio-1024x745-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio-1024x745-1.jpg?resize=300%2C218&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio-1024x745-1.jpg?resize=768%2C559&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Marco Antonio durante il suo arresto nella foto scattata dall’amico che si trovava con lui.</em></figcaption></figure>



<p>L’esempio più noto è quello dei 43 studenti di Ayotzinapa, fatti sparire nel 2014 e mai più apparsi. Il coinvolgimento delle autorità nel crimine, che ha causato anche la morte di 6 ragazzi, è stato documentato da una commissione indipendente d’inchiesta.</p>



<p>Ma in Messico ci sono migliaia di casi che non sono arrivati alla cronache internazionali. Leticia Hidalgo si trovava nella sua casa di Monterrey nel gennaio 2011, quando un gruppo di uomini armati entrò e si portò via Roy, suo figlio diciottenne. Alcuni di loro indossavano la casacca della polizia.</p>



<p>Come molte altre madri messicane, Leticia Hidalgo milita in un collettivo di familiari di&nbsp;<em>desaparecidos</em>, che non solo tengono viva l’attenzione sul problema delle sparizioni forzate, ma organizzano brigate per cercare fosse comuni, con pale e picconi alla mano.</p>



<p>Storie come quella di Roy sono tanto comuni in Messico che non fanno più scalpore. Secondo cifre ufficiali, in Messico più di 34 mila persone sono state denunciate come&nbsp;<em>desaparecidas</em>. Tra agosto e ottobre 2017, è stata fatta sparire una persona ogni 90 minuti.</p>



<p>E la cifra ufficiale sicuramente sottostima la realtà, perché molto spesso per paura le famiglie non sporgono denuncia. Un timore giustificato, visto che alcuni genitori che si sono organizzati per cercare i propri figli sono stati assassinati.</p>



<p>La sorte di Marco Antonio è stata differente. Forse perché la foto del giovane sdraiato a terra e picchiato dai poliziotti è circolata rapidamente nelle reti sociali, forse perché quello che succede nella capitale ha più risonanza di ciò che succede altrove, ma questa volta la risposta della popolazione alla denuncia della famiglia è stata immediata. Domenica le strade della capitale si sono riempite di gente che chiedeva: “dov’è Marco Antonio?”.</p>



<p>La notte stessa, il ragazzo è stato rintracciato mentre deambulava in stato confusionale a Melchor Ocampo. Presto le autorità si sono vantate di aver trovato una persona che loro stessi avevano fatto sparire, e le domande aperte sono ancora molte: com’è arrivato Marco Antonio a Melchor Ocampo, che si trova a 40 km dal posto in cui era stato arrestato? Cosa gli è successo durante quei 5 giorni?</p>



<p>Quel che si sa è che il ragazzo è apparso con sangue sul volto, con segni di percosse e vestiti differenti a quelli che indossava. Non riconosce i suoi genitori e a loro sembra un’altra persona: non parla ed è in stato confusionale.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 31.01.2018.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/01/dentencion-de-marco-antonio.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/01/31/record-di-desaparecidos-in-messico-uno-ogni-90-minuti-e-peggio-di-una-dittatura/">Record di desaparecidos in Messico: uno ogni 90 minuti. È peggio di una dittatura</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Morire sulle barricate contro il “golpe elettorale”</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2017/12/10/morire-sulle-barricate-contro-il-golpe-elettorale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Dec 2017 19:33:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni honduras]]></category>
		<category><![CDATA[golpe elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Kimberly Dayana Fonseca è stata uccisa venerdì sera. Aveva diciannove anni. Era andata a cercare suo fratello in una delle barricate costruite dalla popolazione di Tegucigalpa, capitale dell’Honduras, per protestare contro quello che gran parte della popolazione considera un “golpe elettorale”. Lo voleva avvisare del fatto che, poco prima, il Ministro degli Interni aveva decretato&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/12/10/morire-sulle-barricate-contro-il-golpe-elettorale/">Morire sulle barricate contro il “golpe elettorale”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Kimberly Dayana Fonseca è stata uccisa venerdì sera. Aveva diciannove anni. Era andata a cercare suo fratello in una delle barricate costruite dalla popolazione di Tegucigalpa, capitale dell’Honduras, per protestare contro quello che gran parte della popolazione considera un “golpe elettorale”. Lo voleva avvisare del fatto che, poco prima, il Ministro degli Interni aveva decretato l’inizio del coprifuoco per le undici di sera. Fu proprio a quell’ora che una pallottola sparata dalla Polizia Militare le si è conficcata nella testa.</p>



<p>Kimberly è una delle 14 vittime della repressione contro la popolazione honduregna che dalla settimana scorsa, dopo le elezioni presidenziali di domenica 26 novembre, manifesta nelle strade di tutto il paese urlando “Fuera JOH”, acronimo di Juan Orlando Hernández del conservatore Partido Nacional.</p>



<p>Orlando Hernández venne eletto presidente nel 2013, e anche le elezioni di allora furono in odore di brogli. Durante il suo mandato, il presidente è riuscito a far in modo che la Corte Suprema cambiasse la Costituzione per presentare la sua ricandidatura, e ha dovuto fare slalom tra le accuse piovute dal boss Leonel Rivera Maradiaga, che hanno portato gli inquirenti statunitensi ad affermare che la sua campagna elettorale è stata finanziata con denaro del narcotraffico.</p>



<p>Dopo le elezioni del 26 novembre, la situazione in uno dei paesi più pericolosi del mondo è ancora più caotica. Nei giorni scorsi, i poliziotti della Squadra di Operazioni Speciali COBRA hanno incrociato le braccia e dichiarato che non usciranno più in strada a reprimere la popolazione. Inoltre, i dubbi sulla trasparenza del processo elettorale sono stati sollevati anche da uno dei magistrati del Tribunal Supremo Electoral (TSE). Intervistato dal portale salvadoregno&nbsp;<em>El Faro</em>, il magistrato Marco Ramiro Lobo ha sottolineato come la tendenza durante il conteggio dei voti, che vedeva in vantaggio Salvador Nasralla dell’Alleanza d’Opposizione alla Dittatura, è cambiata dopo due black out del sistema; quando questo ha riiniziato a funzionare, in testa c’era Juan Orlando Hernández.</p>



<p>Entrambi i candidati si sono proclamati vincitori ma, a più di una settimana dalle elezioni, l’autorità ha dichiarato vittorioso Orlando Hernández, con un margine di circa 50 mila voti. Ora Nasralla e i suoi chiedono un riconteggio dei voti, o un ballottaggio tra i due candidati.</p>



<p>Intanto, le principali strade dell’Honduras sono bloccate da manifestanti che sfidano il coprifuoco ed intonano cori, battono pentole e bruciano copertoni. Con ogni probabilità molti di loro sono gli stessi che nel 2009 protestarono contro il colpo di Stato all’allora presidente Manuel Zelaya, eletto con i voti della destra e spostatosi poi verso posizioni progressiste, e che oggi fa parte dell’Alleanza d’Opposizione alla Dittatura.</p>



<p>Secondo Wikileaks, nel golpe del 2009 c’era lo zampino degli Stati Uniti, che storicamente hanno segnato le sorti di questo paese che è la Repubblica delle Banane per eccellenza. Da sempre il governo nordamericano ha scelto presidenti-fantoccio per permettere a imprese come Chiquita di esercitare un governo di fatto nei territori in cui operava.</p>



<p>Il colpo di Stato del 2009 venne promosso per garantire la continuità al governo dell’oligarchia honduregna, dei cui interessi Orlando Hernández è portatore; un gruppo di persone che possiede il 40% della ricchezza del paese, concentrata soprattutto nell’industria&nbsp;<em>maquiladora</em>e nelle coltivazioni intensive di prodotti da esportazione, come la palma africana. “In Honduras sono dieci le famiglie che prendono le decisioni. Controllano industrie, banche, media, giustizia e governo”, spiega Miriam Miranda, dell’organizzazione per la difesa dei diritti del popolo afrodiscendente OFRANEH.</p>



<p>I padroni dell’Honduras hanno cognomi mediorientali: Facussé, Canahuati, Kafie, e finanziano il sistema che dal 1902 garantisce l’alternanza tra il Partido Liberal e il Partido Nacional. L’alternanza che l’Alleanza d’Opposizione sta cercando di interrompere.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 8.12.2017.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/12/10/morire-sulle-barricate-contro-il-golpe-elettorale/">Morire sulle barricate contro il “golpe elettorale”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Messico trema ancora</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2017/09/21/il-messico-trema-ancora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2017 13:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fatima Navarra mandava messaggi dal suo cellulare mentre si trovava sepolta sotto le macerie della scuola Enrique Rébsamen, a Città del Messico. Dopo poche ore i soccorritori l’hanno salvata, ma 32 bambini e 4 insegnanti sono morti sotto i resti dell’istituto, a seguito dalla scossa che è stata registrata martedì all’ora di pranzo. A solo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fatima Navarra mandava messaggi dal suo cellulare mentre si trovava sepolta sotto le macerie della scuola Enrique Rébsamen, a Città del Messico. Dopo poche ore i soccorritori l’hanno salvata, ma 32 bambini e 4 insegnanti sono morti sotto i resti dell’istituto, a seguito dalla scossa che è stata registrata martedì all’ora di pranzo.</p>



<p>A solo due ore da un’esercitazione antisismica e a 32 anni esatti dal terremoto che, secondo la Croce Rossa Messicana, causò 15 mila morti. Questa volta ha avuto come epicentro lo Stato di Morelos, a circa 150 chilometri dalla capitale, dove si sono registrati i danni più gravi. In totale, i morti sono 225 ma la cifra è destinata a crescere.</p>



<p>Un sisma di 7,1 gradi della scala Richter, che a Città del Messico è stato avvertito come se fosse più intenso perché la metropoli è stata edificata su un’antica palude, che amplifica le onde causate dal sisma. L’asfalto nelle strade si alzava come se stesse respirando, gli edifici vacillavano. Nella sola capitale, 44 edifici sono completamente distrutti.</p>



<p>La gente si è riversata in strada, alcuni scalzi, altri piangendo. “Non state sui marciapiedi, mettetevi al centro della strada. Chiudete i rubinetti del gas, ci sono perdite”, gridava una signora che abbracciava il suo cagnolino.</p>



<p>Il Paseo de la Reforma, una delle arterie principali della città, si è riempita di persone in fuga dai grattacieli. Il traffico era in tilt, la gente deambulava per le strade senza meta per ore, non si poteva tornare in casa o in ufficio. “Stavo a Napoles, in palestra, il palazzo di fianco al nostro si è aperto come fosse un sandwich”, dice un giovane.</p>



<p>Pochi isolati più in là, la clinica Sanatorio Durango è stata evacuata. I pazienti erano per strada sui loro lettini, un gruppo di donne aveva organizzato un efficientissimo sistema di distribuzione di pasti. Alcuni dottori si sonoo riuniti intorno ad un’auto che ha la radio accesa per ascoltare le ultime notizie. Secondo alcune fonti, il vulcano Popocatépetl, che si trova a pochi chilometri dall’epicentro, ha espulso materiale incandescente. Scuotono la testa increduli. Qualche minuto più tardi arriva la dichiarazione dei sismologi: almeno su quel versante non c’è da preoccuparsi.</p>



<p>In questa zona della città, di quartieri di classe media-alta, sono tanti i danni. I marciapiedi sono pieni di vetri rotti e calcinacci. Alcuni piani sono collassati su quelli inferiori. Nella Calle Alvaro Obregón, un edificio è crollato. La polizia fa cordone e non lascia passare. Un gruppo di parrucchiere, con la maglietta della catena di negozi per cui lavorano, sono rimaste sedute su un marciapiede piene di polvere. Sono riuscite a scappare in tempo perché si trovavano al piano terra, ma chi si trovava ai piani superiori è ancora lì, sotto le macerie.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="960" height="540" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/09/Terremoto2.jpg?resize=960%2C540&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3854" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/09/Terremoto2.jpg?w=960&amp;ssl=1 960w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/09/Terremoto2.jpg?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/09/Terremoto2.jpg?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Militari e Protezione Civile sono da due giorni al lavoro assieme alle brigate di salvataggio Topos. Per ogni persona che si estrae dalle macerie, si sentono grida e applausi. Presto la notizia del crollo si muove di bocca in bocca e nelle reti sociali, malgrado i problemi di connessione derivati dalla mancanza di luce elettrica. Arrivano centinaia di persone: portano pale, picconi, acqua, medicine. Alcune imprese mettono a disposizione le proprie gru, i ferramenta regalano attrezzi. Si formano catene umane di centinaia di metri per trasportare gli aiuti a destinazione, o per portare via le macerie. Si creano brigate di ciclisti per trasferire gli aiuti da una parte all’altra della città. La solidarietà ricorda le immagini del 1985.</p>



<p>La notte si avvicina e si continuerà a scavare, servono torce. Alcuni alberghi aprono le porte ai terremotati, e si creano strutture di ricezione in centri sportivi o scuole. Arrivano viveri accompagnati da messaggi scritti a penna “non siete soli”, “siamo tutti con voi”.</p>



<p>“Lo solidarietà del popolo messicano con le vittime del terremoto è stata enorme, abbiamo già un numero sufficiente di volontari”, scrive mercoledì mattina in un comunicato la Universidad Autónoma de México, che ha organizzato brigate di soccorso.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 20.09.2017.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/09/Terremoto2.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/09/21/il-messico-trema-ancora/">Il Messico trema ancora</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le FARC lanciano il loro nuovo partito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 13:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Partito Farc]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
		<category><![CDATA[postconflitto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Le FARC-EP si trasformeranno a partire da questo evento in una nuova organizzazione esclusivamente politica, che eserciterà la sua attività legalmente”, afferma dal palco Rodrigo Londoño, meglio conosciuto come comandante Timochenko. “La pace dovrà essere una realtà in Colombia, un bellissimo compito ci aspetta”. Gli applausi scrosciano nel centro congressi di Bogotá dove si sta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Le FARC-EP si trasformeranno a partire da questo evento in una nuova organizzazione esclusivamente politica, che eserciterà la sua attività legalmente”, afferma dal palco Rodrigo Londoño, meglio conosciuto come comandante Timochenko. “La pace dovrà essere una realtà in Colombia, un bellissimo compito ci aspetta”.</p>



<p>Gli applausi scrosciano nel centro congressi di Bogotá dove si sta inaugurando il Congresso costitutivo del partito politico delle FARC, la guerriglia che per 53 anni ha combattuto il governo colombiano e che l’anno scorso ha firmato un accordo di pace, mettendo fine all’ultimo conflitto della Guerra Fredda. I più di mille delegati e delegate della (ex) guerriglia marxista, che alla fine di giugno hanno consegnato le armi e hanno abbandonato le loro uniformi per jeans e magliette, si alzano in piedi. Con la mano sul cuore, cantano l’inno del gruppo guerrigliero.</p>



<p>“Quante volte nella selva colombiana ci siamo riuniti per cantare quest’inno; oggi lo cantiamo qui, pubblicamente”, afferma il presentatore dell’evento Manuel Bolívar, un giovane incravattato che è difficile immaginare combattendo in montagna.</p>



<p>“Questo è un sogno che diventa realtà, uno si sente di far parte della storia. Continueremo ad essere un partito comunista e bolivariano”, assicura Leonardo Ilich Rojas, ex combattente che abbiamo incontrato durante l’inaugurazione del congresso, che si concluderà giovedì.</p>



<p>In realtà, secondo alcuni, firmando gli accordi di pace ed entrando in politica le FARC stanno accettando il sistema capitalista che hanno sempre criticato. “Avremmo potuto continuare la guerra per altri cinquant’anni, ma ci sarebbero stati nuovi morti, violenza, sofferenze e nessuna trasformazione sociale, che è la ragione della nostra esistenza. Possiamo considerare una vittoria il fatto che l’esercito non sia riuscito a sconfiggerci, ma siamo dovuti arrivare alla conclusione che neanche noi eravamo in grado di batterlo”, afferma in intervista Marco León Calarcá, comandante guerrigliero. “Di fronte allo scenario elettorale del prossimo anno la nostra proposta è una grande convergenza nazionale che abbia come obiettivo l’implementazione degli accordi di pace”.</p>



<p>Un timore che abbiamo percepito nei guerriglieri semplici delle FARC è che il nuovo gruppo politico diventi un nido di corruzione e clientelismo “come gli altri partiti politici”, e che non sappia farsi portatore delle loro esigenze finendo per rappresentare la “pensione dei comandanti”.</p>



<p>Quel che si sa finora è che con ogni probabilità il nuovo partito conserverà l’acronimo FARC e che succeda ciò che molti colombiani temono: che i comandanti condannati per crimini di lesa umanità appaiano nelle liste elettorali del partito.</p>



<p>Il compito più difficile delle FARC in vista delle presidenziali del 2018 sarà conquistare un elettorato che non li ama: secondo un sondaggio di Invamer, l’83% della popolazione colombiana ha un’immagine negativa della guerriglia. Il rifiuto alle FARC – motivato non solo dalla copertura dei media conservatori ma anche dalle loro stesse azioni: massacri, violenze sessuali, bambini sequestrati e obbligati a combattere nelle loro fila – è visibile anche nel risultato del plebiscito dell’ottobre 2016, che ha rifiutato il primo testo degli accordi di pace.</p>



<p>Ma il restyling delle FARC è già iniziato. Attivissimi nelle reti sociali, i comandanti postano frasi sulla riconciliazione, sulla lotta alla corruzione e sulla loro capacità di parlare con trasparenza a differenza di “alcuni politici”. E circolano video che mostrano il lato umano e amichevole delle FARC: guerrigliere che allattano, guerriglieri sorridenti che sognano un futuro di pace, che giocano a pallone, addobbano alberi di natale e parlano dell’importanza dell’uguaglianza tra i generi.</p>



<p>“Se faranno un partito comunista vecchio stile e chiuso avranno una presenza molto limitata nel paese, ma se, come ha detto Timochenko domenica, faranno un partito amplio guardando al futuro potranno trovare uno spazio per le loro proposte”, ha affermato la giornalista colombiana Marta Ruiz nella rivista Semana.</p>



<p><em>&nbsp;Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano nel settembre 2017.<br></em><br></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/09/10/le-farc-lanciano-il-loro-nuovo-partito/">Le FARC lanciano il loro nuovo partito</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Messico si prepara a ricevere i migranti deportati</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2017/02/13/il-messico-si-prepara-a-ricevere-i-migranti-deportati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 14:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trump rispetta le promesse fatte in campagna elettorale, ed ha già iniziato la caccia ai migranti. “Voglio che consegnate i cattivi”, ha detto mercoledì alla polizia. “Li allontaneremo dal paese e li manderemo da dove sono venuti, e lo faremo rapidamente”. Secondo la stampa statunitense, le retate antimigranti si stanno svolgendo in sei stati. Centinaia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Trump rispetta le promesse fatte in campagna elettorale, ed ha già iniziato la caccia ai migranti. “Voglio che consegnate i cattivi”, ha detto mercoledì alla polizia. “Li allontaneremo dal paese e li manderemo da dove sono venuti, e lo faremo rapidamente”.</p>



<p>Secondo la stampa statunitense, le retate antimigranti si stanno svolgendo in sei stati. Centinaia di persone sono state arrestate nelle loro case, nei loro luoghi di lavoro o in posti di blocco, ma le autorità hanno assicurato che si tratta di operazioni di rutine.</p>



<p>Retate simili a quelle di questi giorni sono state realizzate anche durante il governo di Obama e hanno portato all’espulsione di migliaia di persone, ma allora non colpivano, come sta succedendo ora, persone con la fedina penale pulita. Come Guadalupe García de Rayos, deportata in Messico dopo 20 anni passati negli Stati Uniti, dove ha lasciato il marito e i due figli, nati nel paese. La portavoce del Dipartimento della Sicurezza Interna ha comunque assicurato che la maggior parte delle persone fermate in questi giorni sono “pericolosi criminali”.</p>



<p>Secondo uno studio del Senato messicano, gli Stati Uniti potrebbero deportare circa 500 mila messicani all’anno e, considerando uno “scenario catastrofico”, potrebbero arrivare a 900 mila. È necessario, affermano alcuni ricercatori, che il governo appoggi economicamente gli Stati del nord del Messico che dovranno ricevere i rimpatriati.</p>



<p>“Dobbiamo prepararci a quello che succederà, sappiamo che presto arriverà molta più gente nella nostra casa”, afferma in intervista Geraldine Estrada Rivera, coordinatrice della Casa del Migrante di San Luis Potosí (Messico), una struttura che ospita e assiste i migranti centroamericani che attraversano il paese nel loro viaggio verso il nord. “Quasi il 90% delle persone che riceviamo sono centroamericane, ma sappiamo che presto arriverà un gran numero di messicani cacciati dagli Stati Uniti. Normalmente vengono deportati in autobus e lasciati qui; arrivano nella nostra casa per poi muoversi verso i loro luoghi di origine”.</p>



<p>Il governo messicano, che fino a poco tempo fa dubitava che Trump potesse realmente mettere in atto un piano di espulsioni su larga scala, afferma di “essere perfettamente pronto” a ricevere i rimpatriati, assicura che sarà in grado di offrire loro un lavoro e che agevolerà l’ingresso dei più giovani al sistema educativo, mentre la prestigiosa Universidad Iberoamericana offrirà 1500 borse di studio a giovani deportati dagli Stati Uniti.</p>



<p>Ma parte della stampa locale continua a definire “opaco e titubante” l’atteggiamento del presidente Peña nei confronti di Trump, e non pensa che la crisi possa essere risolta dal nuovo titolare degli Esteri, Luis Videgaray. Un uomo privo di esperienza diplomatica, messo a capo di questo ministero dopo essersi dimesso da quello delle Finanze, a seguito delle polemiche motivate proprio dall’aver organizzato il viaggio di Trump in Messico, in piena campagna elettorale.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 12.02.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/02/13/il-messico-si-prepara-a-ricevere-i-migranti-deportati/">Il Messico si prepara a ricevere i migranti deportati</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il Messico estrada El Chapo poche ore prima dell’incoronazione di Trump</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2017/01/22/il-messico-estrada-el-chapo-poche-ore-prima-dellincoronazione-di-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jan 2017 14:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[El Chapo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A poche ore dall’incoronazione di Donald Trump, il narcotrafficante messicano Joaquin “El Chapo” Guzmán ha toccato il suolo statunitense. Il leader del Cartello di Sinaloa, considerato dagli Stati Uniti come “nemico n. 1”, al pari di Al Capone negli anni ‘30, è stato prelevato dal carcere federale di Ciudad Juárez (Messico) giovedì, e trasportato a&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A poche ore dall’incoronazione di Donald Trump, il narcotrafficante messicano Joaquin “El Chapo” Guzmán ha toccato il suolo statunitense. Il leader del Cartello di Sinaloa, considerato dagli Stati Uniti come “nemico n. 1”, al pari di Al Capone negli anni ‘30, è stato prelevato dal carcere federale di Ciudad Juárez (Messico) giovedì, e trasportato a New York.</p>



<p>Con un grande operativo di sicurezza, messo in campo per impedire uno dei suoi clamorosi atti di fuga, la Drug Enforcement Administration (DEA) ha caricato El Chapo in elicottero e lo ha portato al Metropolitan Detention Center (MDC), penitenziario di massima sicurezza che si è guadagnato il soprannome di “Abu-Ghraib di Brooklyn”.</p>



<p>Il capo messicano sarà processato negli Stati Uniti per gravi crimini, suppostamente commessi dal 1980 ad oggi, tra cui figurano sequestro, delinquenza organizzata, riciclaggio di denaro sporco e omicidio, reato per cui le corti statunitensi si sono impegnate a non condannarlo alla pena di morte ma all’ergastolo, nel caso in cui fosse giudicato colpevole.</p>



<p>È difficile non leggere come gesto politico la consegna del criminale ai nordamericani, proprio il giorno prima dell’investitura di Trump. Secondo alcuni, potrebbe essere un regalo per il neopresidente, una strizzata d’occhio fatta nella speranza che le relazioni tra i due paesi migliorino. Altri lo vedono piuttosto come un riconoscimento a Obama, un gesto con cui i messicani mostrano di volerlo consegnare a lui invece che a Trump. Ma, secondo la Procura Generale della Repubblica messicana, la coincidenza tra i due eventi è totalmente casuale.</p>



<p>El Chapo Guzmán iniziò la sua carriera negli anni ’80, ed è oggi leader di una delle più potenti organizzazioni criminali messicane. Secondo Forbes, è anche uno degli uomini più ricchi del mondo.</p>



<p>Esattamente 17 anni prima della sua estradizione negli Stati Uniti, il 19 gennaio del 2001, il capo del Cartello di Sinaloa fuggì per prima volta da un carcere di massima sicurezza. Uscì dalla sua cella nascosto nel carrello della biancheria sporca, spinto da funzionari penitenziari che, come una settantina di loro colleghi, figuravano sul libro paga dell’organizzazione criminale. Secondo alcuni, El Chapo scappò dal carcere a seguito di un accordo con l’ex presidente Vicente Fox, insediato al potere pochi giorni prima. Ricatturato e poi fuggito nuovamente nel luglio 2015 – questa volta attraverso un tunnel di 1500 metri che aveva scavato sotto la doccia, davanti agli occhi vigili delle telecamere di sicurezza – El Chapo fu catturato per la terza volta un anno fa.</p>



<p>“Ora in molti saranno preoccupati del fatto che El Chapo Guzmán parli; ci sono funzionari del governo, politici, militari e poliziotti che devono essere piuttosto allarmati per la sua estradizione, e che sicuramente staranno facendo pressioni su di lui”, ha dichiarato la giornalista Anabel Hernández, in un’intervista a&nbsp;<em>Aristegui Noticias</em>.</p>



<p>L’esperta di organizzazioni criminali messicane prevede l’inizio di un maxiprocesso contro El Chapo, e ha sottolineato come la sua estradizione rappresenti un fallimento per la giustizia messicana: con questa decisione, il governo latinoamericano sta implicitamente ammettendo la corruzione del suo sistema carcerario, incapace di tenere a bada il capo, e l’incapacità di portare avanti un processo che possa dar pace alle migliaia di famiglie messicane vittime dei suoi crimini. Solo alcuni statunitensi, forse, otterranno giustizia per i delitti commessi dal Chapo.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 21.01.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/01/22/il-messico-estrada-el-chapo-poche-ore-prima-dellincoronazione-di-trump/">Il Messico estrada El Chapo poche ore prima dell’incoronazione di Trump</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nobel per la Pace allo sconfitto Santos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Oct 2016 13:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[farc]]></category>
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		<category><![CDATA[Nobel per la Pace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un Nobel per la Pace a pochi giorni dal più grande fallimento politico della sua carriera. Il premio va a Juan Manuel Santos, presidente conservatore colombiano che ha intavolato con le&#160;Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia&#160;(FARC) un negoziato di pace dopo aver cercato di annientarle per sei anni, ai tempi in cui era Ministro della Difesa&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un Nobel per la Pace a pochi giorni dal più grande fallimento politico della sua carriera. Il premio va a Juan Manuel Santos, presidente conservatore colombiano che ha intavolato con le&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</em>&nbsp;(FARC) un negoziato di pace dopo aver cercato di annientarle per sei anni, ai tempi in cui era Ministro della Difesa del governo ultraconservatore di Álvaro Uribe.</p>



<p>Trattative infinite, quattro anni di tira e molla, fino al 26 settembre, quando Santos e il leader delle FARC Rodrigo Londoño – meglio conosciuto come Timochenko – hanno finalmente firmato un accordo.</p>



<p>Che il presidente colombiano puntasse al Nobel per la Pace, in Colombia lo pensavano tutti. Ma nessuno credeva che ce l’avrebbe fatta dopo il risultato del plebiscito di domenica scorsa, quando la popolazione colombiana ha deciso di non approvare gli accordi di pace firmati.</p>



<p>La guerra durata più di 50 anni e che è costata più di 220mila morti e 6 milioni di sfollati non è finita, pensarono in quel momento molti colombiani. Santos si dimetterà, visto che ha costruito tutta la sua credibilità politica sul successo di questo accordi di pace, pensarono altri.</p>



<p>Ma Santos non si è dato per vinto, e ha convocato un (complicato) dialogo nazionale con l’intenzione di includere nelle trattive per la pace i delegati del&nbsp;<em>Centro Democrático</em>, il partito che rappresenta i colombiani che hanno votato No al plebiscito.</p>



<p>Il Comitato per il Nobel norvegese ha affermato di aver preso in considerazione proprio questa reazione di Santos alla disfatta di domenica, mentre non ha evidentemente valutato i 3mila&nbsp;<em>falsos positivos</em>&nbsp;che si registrarono in Colombia ai tempi in cui Santos era Ministro della Difesa. Quando i militari sequestravano e assassinavano civili innocenti, per presentarli poi come guerriglieri uccisi in combattimento e incassare il riconoscimento corrispondente.</p>



<p>E non ha valutato lo sforzo che hanno dedicato al processo di pace gli altri attori coinvolti nei negoziati, come le stesse FARC che, secondo l’ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt, per più di 6 anni prigioniera della guerriglia marxista, meritavano il Nobel al pari di Santos.</p>



<p>“Esiste un rischio reale che il processo di pace venga interrotto e che la guerra civile esploda nuovamente”, ha affermato in un comunicato il comitato di Oslo. “Il Comitato spera che il premio Nobel per la Pace gli dia [a Santos] la forza per trionfare in questo difficile compito”.</p>



<p>Un Nobel che vuole legittimare e dare impulso al processo di pace, motivare governo, FARC e rappresentanti del No a intraprendere un nuovo cammino comune.</p>



<p>Il premio amplifica anche l’appoggio internazionale al processo di pace e potrebbe motivare il 62% dei colombiani che domenica non sono andati a votare, ad interessarsi maggiormente alle trattative. Sicuramente renderà più difficile per Santos venire meno all’impegno di rispettare il cessate al fuoco bilaterale, almeno prima del 10 dicembre, quando ci sarà la cerimonia di consegna del premio.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 8.10.201</em>6.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/10/08/nobel-per-la-pace-allo-sconfitto-santos/">Nobel per la Pace allo sconfitto Santos</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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