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	<title>zapatisti - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<description>Noticias sobre América Latina y algo más.</description>
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	<title>zapatisti - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 14:09:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia I comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), uomini e donne, siedono sul palco del villaggio zapatista di Dolores Hidalgo. È la mezzanotte del 31 dicembre 2023, siamo nella Selva Lacandona del Chiapas, nel Sud del Messico, e l’Ezln sta celebrando il trentesimo anniversario della sua insurrezione armata.&#160; Dalla tribuna, i comandanti&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/06/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/">A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia</em></p>



<p>I comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), uomini e donne, siedono sul palco del villaggio zapatista di Dolores Hidalgo. È la mezzanotte del 31 dicembre 2023, siamo nella Selva Lacandona del Chiapas, nel Sud del Messico, e l’Ezln sta celebrando il trentesimo anniversario della sua insurrezione armata.&nbsp;</p>



<p>Dalla tribuna, i comandanti osservano la singolare parata di una (ex) guerriglia che è stata definita “antimilitarista”: hanno uniformi verdi e marroni, marciano battendo gli stivali e i bastoni di legno, ma la musica<em> cumbia</em> che si ascolta di sottofondo toglie solennità all’atto. È una parata militare paradossale, ironica. Come quando, nel 2021 e in piena pandemia, gli zapatisti <a href="https://altreconomia.it/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno annunciato</a> che avrebbero attraversato l’Atlantico per raggiungere l’Europa in barca, con una donna transgender al comando della spedizione. O come quando, nel 1994, l’Ezln ha arrestato il generale ed ex governatore del Chiapas, Absalón Castellanos, e ha poi deciso di liberarlo, condannandolo a “vivere fino all’ultimo dei suoi giorni con la pena e la vergogna di avere ricevuto il perdono e la bontà di coloro che, a lungo, ha umiliato, sequestrato, depredato e assassinato”.</p>



<p>I miliziani zapatisti che sfilano davanti agli occhi stupiti di persone di tutto il mondo sono parte di un esercito che in realtà non lo è: protegge il suo territorio ma non spara, ed è composto in buona parte da giovani che sanno stare sull’attenti e marciare, però lo fanno al ritmo della <em>hit</em> del momento. Dopo la parata dei miliziani, il subcomandante Moisés ha letto un messaggio: “La proprietà della terra dev’essere del popolo e dev’essere ‘in comune’, e il popolo si deve governare da solo. Lo abbiamo dimostrato trent’anni fa e continueremo su questa strada”, ha detto il capo militare maya, riprendendo un tema centrale <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/12/21/ventesima-e-ultima-parte-il-comune-e-la-non-proprieta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nei comunicati</a> che l’Ezln ha pubblicato negli ultimi mesi del 2023, ossia stabilire che una parte delle terre zapatiste non apparteranno più a nessuno, saranno una “non proprietà”, e che verranno coltivate “in comune” con gli altri popoli della regione, stabilendo un sistema di turni. Negli stessi comunicati, l’Ezln annuncia anche una riorganizzazione interna della struttura autonomica zapatista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="690" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/01/ANIVEZ311223OB.jpg?resize=980%2C690&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4312"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Entrata al Caracol zapatista di Dolores Hidalgo. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>L’insurrezione dell’Ezln è avvenuta il primo gennaio del 1994, quando i guerriglieri maya della regione più impoverita del Messico si sono ribellati a 500 anni di angherie: negli anni Novanta, ancora lavoravano come braccianti in condizione di semi-schiavitù, senza diritti né accesso scolastico o sanitario. “La situazione in cui ci trovavamo era di morte e disperazione. Abbiamo dovuto aprire una crepa in quel muro che ci rinchiudeva e ci condannava. Come se tutto fosse oscurità e con il nostro sangue accendessimo una piccola luce. Questa è stata la sollevazione zapatista, una piccola luce nella notte più buia”, scrive Marcos, che recentemente <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/11/15/decima-parte-sulle-piramidi-e-sui-loro-usi-e-costumi-conclusioni-dallanalisi-critica-di-marez-e-jbg-frammento-dellintervista-al-subcomandante-insurgente-moises-di-agosto-settembre-2023-nelle-m/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a> di essere stato degradato da subcomandante a capitano.</p>



<p>La guerra allo Stato messicano è durata solo 12 giorni e si è interrotta quando la gente ha iniziato a manifestare chiedendo un “cessate il fuoco”. Le negoziazioni tra il governo e la guerriglia portarono alla firma degli Accordi di San Andrés, che il Congresso non ha mai ratificato. L’Ezln si è quindi sentito tradito dai partiti politici con cui aveva negoziato, ha preso distanza da loro e ha iniziato a costruire il suo progetto di autonomia nei territori in cui mantiene presenza. Senza nessun tipo di aiuto o sovvenzione da parte dello stato, gli zapatisti hanno istituito un governo indigeno e a rotazione, per evitare l’accumulazione di potere nelle mani di poche persone, e hanno creato un sistema di giustizia, di salute e di educazione totalmente autonomi, portando maestri e dottori in regioni isolate dove non ne avevano mai visto uno.&nbsp;</p>



<p>A poco a poco la parte civile dell’organizzazione è diventata più importante di quella militare. Nel 2003, l’Ezln ha deciso di dividere il suo territorio in cinque zone dove ha installato dei centri amministrativi chiamati <em>Caracoles</em> -che nel 2019 sono diventati 12- dove operavano le Giunte di buon governo, che erano gli organi di governo zapatista. La loro creazione è stata una risposta alla necessità di “consegnare” il governo alla parte civile dell’organizzazione. “Il governo dev’essere civile, non militare -ha scritto il capitano Marcos in un comunicato dello scorso novembre-. Il popolo deve cercare il suo cammino, il suo modo e il suo tempo. La parte militare deve servire solo per difendersi”. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/01/ANIVEZ311223OB11.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4311"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Miliziane dell&#8217;EZLN durante il discorso del subcomandante Moisés. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Negli ultimi mesi gli zapatisti hanno annunciato la soppressione delle Giunte di buon governo e dei Municipi autonomi zapatisti e la creazione di <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/11/13/nona-parte-la-nuova-struttura-dellautonomia-zapatista/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una nuova struttura</a> che mette al centro il popolo e le comunità. La definiscono come una “piramide rovesciata” basata nei Governi autonomi locali (Gal), che sono delle assemblee presenti in ogni villaggio. Potranno convocare delle istanze più grandi -i Collettivi dei Governi autonomi locali zapatisti e le Assemblee dei Collettivi dei Governi autonomi locali zapatisti-, ma hanno maggiore autorità.&nbsp;</p>



<p>Gli zapatisti sono arrivati a questa decisione attraverso un processo di autocritica di dieci anni, che ha portato a cambiamenti profondi che si concentrano sulla base invece che sulla punta della piramide, con i piedi ben piantati nella democrazia comunitaria che i popoli indigeni praticano da sempre. “La lotta consiste in cambiare il mondo ma anche noi stessi, e gli zapatisti stanno dimostrando che hanno capacità di modificare la loro struttura. L’autonomia non è una cosa preconfezionata, ma un processo di creazione”, dice Azize Aslan, che è originaria del Kurdistan e ha partecipato ai festeggiamenti per i 30 anni dell’Ezln.&nbsp;</p>



<p>Quando, la notte di capodanno, ha ascoltato le parole del subcomandante Moisés, l’indigena<em> nahua</em> Marichuy Patricio Martínez ha pensato che i popoli originari messicani dovrebbero seguire l’esempio degli zapatisti e continuare a lottare e costruire la loro autonomia, malgrado gli attacchi del governo e nonostante la presenza delle corporazioni e del crimine organizzato nei loro territori. “La guerra contro di noi è forte, ma gli zapatisti ci mostrano che è possibile trovare dei modi, e farlo nella pratica”, dice la portavoce del <a href="https://www.congresonacionalindigena.org/che-cose-il-cni-movil/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Congresso nazionale indigeno (Cni)</a>.&nbsp;</p>



<p>“Nei prossimi anni faremo in modo che il popolo comandi, il governo obbedisca e i mezzi di produzione saranno in comune -ha detto durante l’intervento di Capodanno il subcomandante Moisés-. Ci difenderemo, non abbiamo bisogno di uccidere soldati o governanti corrotti, ma se ci attaccano ci difenderemo”. Ha parlato con fermezza e tranquillità, davanti al resto della <em>Comandancia general</em> dell’Ezln, prima che i fuochi d’artificio esplodessero nel cielo del villaggio di Dolores Hidalgo e iniziassero musica e balli per festeggiare il trentesimo anniversario della rivoluzione zapatista, e l’arrivo dell’anno nuovo.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/" title="">Articolo pubblicato da Altreconomia il 5 gennaio 2024.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/06/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/">A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La guerra sporca contro l’EZLN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 09:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/10/05/la-guerra-sporca-contro-lezln/">La guerra sporca contro l’EZLN</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse a Vienna, da dove s’irradierà in piccoli gruppi per tutto il continente. Un sequestro che la&nbsp;<em>Comandacia General</em>&nbsp;del EZLN considera come un tentativo di “sabotaggio” della Gira per la Vita.</p>



<p>Le persone solidali con lo zapatismo, in Messico e in Europa, si sono subito mobilitate per denunciare il crimine e, dopo più di una settimana di prigionia, i due zapatisti sono stati liberati. &nbsp;Poi, il 24 settembre, si sono svolte manifestazioni in solidarietà con l’EZLN in una sessantina di città in tutto il mondo, anche in Italia, per chiedere la fine della guerra irregolare contro le comunità del Chiapas.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3281" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>È una guerra che non riguarda solo l’EZLN: la violenza colpisce anche altre organizzazioni indigene chiapaneche: a luglio l’ex presidente de Las Abejas di Acteal è stato ucciso da un sicario, e alcune famiglie che sono parte dell’organizzazione sono state sfollate. In municipi come Chenalhó, Pantelhó, Aldama, Chalchihuitán e Chilón, la popolazione civile soffre la violenza di gruppi armati che fanno parte della criminalità organizzata e hanno l’appoggio dei sindaci.</p>



<p>“Il Chiapas è sull’orlo di una guerra civile, come scrive l’EZLN nel suo ultimo comunicato”, ha detto al microfono un uomo alla fine della manifestazione che il 24 settembre ha sfilato nelle vie centrali di Città del Messico. “Diciamo alla Comandancia General del EZLN che non sono soli., che siamo al loro fianco in questa lotta contro il capitalismo e contro il patriarcato”.</p>



<p>I due zapatisti sequestrati si chiamano Sebastián Nuñez Pérez e José Antonio Sánchez e stavano viaggiando in un veicolo che è stato presto rintracciato nel villaggio “7 de Febrero”, nel municipio chiapaneco di Ocosingo, dove si trova la sede della Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO). Si tratta di un’organizzazione di produttori di caffè che fino alla fine degli anni ’90 era vicina allo zapatismo, ma si è poi alleata con il governo. Secondo l’EZLN, l’ORCAO è un gruppo politico-militare di tipo paramilitare, come si definiscono i gruppi armati che fanno il “lavoro sporco” al posto dell’esercito e che in Messico operano in totale impunità.</p>



<p>Negli ultimi 20 anni, l’ORCAO ha minacciato le basi d’appoggio dell’EZLN, ha realizzato attacchi con armi da fuoco, machetes e pietre, ha sfollato famiglie intere, distrutto una casa dove venivano accolti militanti internazionalisti, ha invaso terreni coltivati e rubato i raccolti delle comunità autonome. Dall’estate 2020, gli attacchi sono stati particolarmente intensi e frequenti, soprattutto contro le comunità autonome Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, dove l’ORCAO ha saccheggiato e incendiato due magazzini di caffè zapatista e ha poi sequestrato e torturato il base d’appoggio dell’EZLN Féliz López Hernández. Aggressioni armate sono state registrate anche nel gennaio 2021 e, in uno dei villaggi sotto influenza dell’ORCAO, mesi dopo sono stati sequestrati due membri dell’organizzazione di diritti umani Frayba, che da sempre accompagna le comunità indigene chiapaneche.</p>



<p>Secondo la Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva, di cui i due zapatisti sequestrati fanno parte, i soldi che l’ORCAO ha ricevuto dal governo per costruire una scuola sono stati investiti in armi.</p>



<p>“L’ORCAO compra uniformi, attrezzature ed armi con il denaro che riceve dai programmi sociali del governo. Si tiene una parte dei soldi e l’altra la distribuisce tra i funzionari del governo. Con queste armi sparano tutte le notti alla comunità zapatista di Moisés Gandhi”, scrive il subcomandante insurgente Galeano in un comunicato che è stato pubblicato il 19 settembre, subito dopo la liberazione dei suoi compagni Sebastián e José Antonio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3280" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel testo intitolato “Il Chiapas sull’orlo di una guerra civile”, il subcomandante zapatista accusa il governatore chiapaneco, Rutilio Escandón, di destabilizzare la regione finanziando gruppi di tipo paramilitare in varie zone del Chiapas, permettendo loro di operare nella totale impunità, alleandosi con il crimine organizzato e sabotando la Gira per la Vita in Europa, con la finalità di provocare una reazione dell’EZLN.</p>



<p>“Prenderemo le misure pertinenti per fare in modo che si applichi la giustizia nei confronti dei criminali dell’ORCAO e dei funzionari che li proteggono”, scrivono gli zapatisti nel loro comunicato. E concludono, taglienti: “È tutto. La prossima volta non ci saranno comunicati. Nel senso che non ci saranno parole, ma fatti”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nell’ottobre 2021.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/10/05/la-guerra-sporca-contro-lezln/">La guerra sporca contro l’EZLN</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il “Viaggio per la vita” degli zapatisti in Europa: una bomba nella depressione collettiva</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2021/06/16/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 09:46:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sette zapatisti sono in viaggio verso l’Europa: quattro donne, due uomini e una donna trans. Sono partiti all’inizio di maggio da Isla Mujeres, in Messico, su un veliero con equipaggio tedesco che hanno ribattezzato “La Montaña”. L’11 giugno hanno toccato terra nelle isole portoghesi Azzorre e tra qualche giorno arriveranno nel porto spagnolo di Vigo.&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/06/16/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/">Il “Viaggio per la vita” degli zapatisti in Europa: una bomba nella depressione collettiva</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sette zapatisti sono in viaggio verso l’Europa: quattro donne, due uomini e una donna trans. Sono partiti all’inizio di maggio da Isla Mujeres, in Messico, su un veliero con equipaggio tedesco che hanno ribattezzato “La Montaña”. L’11 giugno hanno toccato terra nelle isole portoghesi Azzorre e tra qualche giorno arriveranno nel porto spagnolo di Vigo. Sono miliziane e comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), o lavorano nei settori sanitario, educativo e di comunicazione di quest’organizzazione, che nel Sud del Messico ha costruito un sistema di governo e di vita totalmente autonomo dallo Stato. Gli zapatisti vengono dai boschi o dalla giungla del Chiapas e non hanno nessuna esperienza di navigazione, ma hanno comunque deciso di intraprendere un viaggio che, soprattutto in questo momento storico, sembra un po’ una follia. O un sogno.</p>



<p>“Più che navigare, ‘La Montaña’ sembra ballare sul mare. Come in un lungo e appassionato bacio, si è staccata dal porto e si è diretta verso una meta incerta, piena di sfide, scommesse, minacce e non pochi contrattempi”,&nbsp;<a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrivono i subcomandanti Galeano e Moisés.&nbsp;</a>Il viaggio dell’Ezln è una “conquista al contrario”, questa volta concordata. Il veliero sta attraversando lo stesso Atlantico che, secoli fa, veniva solcato da imbarcazioni che tornavano in Spagna con le ricchezze delle Americhe. È “una montagna che naviga a controcorrente della storia”, e trasporta persone che non sono state schiacciate dall’invasione di 500 anni fa.</p>



<p>“E voi come fate a mangiare se non avete la&nbsp;<em>milpa&nbsp;</em>(sistema di coltivazione di mais, fagioli e zucca molto comune in Messico,&nbsp;<em>ndr</em>)? E come fa il vento a sapere che stiamo andando in quella direzione? E dove dorme il mare quando ha sonno?”. “La Montaña” solca l’oceano con la stessa lentezza con cui si muove la rivoluzione zapatista. “Lento, però avanzo”, si legge in un celebre&nbsp;<em>mural</em>&nbsp;che si trova in territorio ribelle, e raffigura una lumaca con un passamontagna.</p>



<p>Il resto della delegazione dei popoli indigeni messicani arriverà in Europa in aereo e conterà più di un centinaio di persone. La maggior parte saranno zapatiste, ma ci saranno anche zapatisti e membri del Congresso nazionale indigeno e del Fronte dei popoli in difesa della terra e dell’acqua. Attraverseranno più di 30 Paesi europei, dove incontreranno collettivi e organizzazioni “in basso e a sinistra”: movimenti in difesa della terra e del territorio, comitati, assemblee femministe, collettivi di migranti, antifascisti, LGBT+, internazionalisti e altri.</p>



<p>“La delegazione incontrerà chi ci ha invitati per parlare delle nostre e delle loro storie, di dolori, rabbie, successi e fallimenti”, spiegano i due subcomandanti della delegazione. Sarà uno scambio reciproco, per imparare gli uni dagli altri e costruire reti globali di ribellione<em>.&nbsp;</em>Ancora non esiste un programma del “Viaggio per la vita”, così è stata battezzata questa iniziativa. Quel che è sicuro è che si terrà un incontro di femminismi e dissidenze sessuali il 10 e 11 luglio nella Zad di Notre Dame des Landes, in Francia, e che a Madrid è previsto un incontro europeo di lotte per il 13 agosto, in occasione del cinquecentesimo anniversario dell’entrata del&nbsp;<em>conquistador</em>&nbsp;Hernán Cortés a Tenochtitlan, capitale dell’impero azteca.</p>



<p>“Il percorso politico dell’Ezln è molto vicino alle mie idee: un modello di vita autogestionario, al di fuori delle imposizioni dello Stato. Spero di incontrarli per conoscere il loro progetto di vita contro questo capitalismo che ci sta schiacciando”, dice Maria Vittoria Pigollo del laboratorio anarchico Perla nera di Alessandria. Con altre associazioni e collettivi piemontesi, lo spazio occupato alessandrino ha creato il Collettivo Basso Piemonte dal basso, che ha presentato all’Ezln una proposta di attività da svolgersi nel suo territorio. Lo stesso hanno fatto decine di realtà di tutta Italia e delle isole che fanno parte della libera assemblea Pensando e praticando autonomia zapatista (Lapaz), lo spazio politico che sta organizzando il tour zapatista nel nostro Paese e che, a sua volta, si articola con altre organizzazioni a livello europeo.</p>



<p>Tutto è iniziato nell’ottobre 2020, quando l’Ezln ha annunciato il suo viaggio e ha proposto ai collettivi europei di partecipare alla sua organizzazione. Molti si sono chiesti: sono matti? Come entreranno in Europa più di cento persone con passaporto messicano, se si permette l’ingresso solo ai cittadini comunitari? Come si potranno organizzare eventi se siamo in piena pandemia? “Per noi la proposta zapatista è stata un’ancora di salvezza. Ci ha dato una grande speranza il fatto che tanti compagni dall’altra parte del mondo sfidassero le difficoltà di questo momento storico”, dice Roberta Cucciari del Coordinamentu sardu po s’arricida de is zapatistas po su 2021. Il coordinamento Sardigna Zapatista ha proposto alla delegazione indigena alcuni eventi culturali come un concerto dei cori sociali dell’isola in sardo e in&nbsp;<em>tsotsil,</em>una delle lingue parlate dagli zapatisti-, ma anche tavoli di discussione per condividere esperienze e raccontare il passato coloniale e le lotte attuali sarde, tra cui quella contro le basi militari che occupano 24mila ettari dell’isola. “Probabilmente in Sardegna non avevamo mai avuto un momento così carico di entusiasmo, in cui associazioni, collettivi e comitati sono in dialogo costante. Ne siamo riconoscenti all‘Ezln”, afferma Roberta Cucciari.</p>



<p>E se uno degli scopi non dichiarati del viaggio zapatista fosse proprio promuovere l’organizzazione collettiva, paralizzata dalla pandemia? La proposta dell’Ezln è stata una bomba che ha scosso la depressione collettiva di quel periodo: organizzare un “Viaggio per la vita” proprio mentre si è circondati da tanta morte. Quando “La Montaña” arriverà al porto di Vigo, non sarà né un uomo né una donna la prima persona a sbarcare, ma Marijose, una donna trans che è stata miliziana zapatista e ha lavorato nel settore sanitario e in quello educativo dell’organizzazione. Una scelta che secondo l’Ezln rappresenta “uno schiaffo a tutta la sinistra etero patriarcale”.</p>



<p>Marijose ha istruzioni chiare su quello che dovrà dire una volta sbarcata in Spagna: “A nome delle donne, dei bambini, degli uomini, degli anziani e, naturalmente, degli&nbsp;<em>otroas</em>&nbsp;(termine che l’Ezln usa per definire le persone&nbsp;<em>transgender</em>,&nbsp;<em>ndr</em>) zapatisti, dichiaro che il nome di questa terra che i suoi nativi ora chiamano ‘Europa’, d’ora in poi si chiamerà: Slumil K’ajxemk’op, che significa ‘Terra Indomita’, o ‘Terra che non si rassegna, che non cede’. E così sarà conosciuta dalla gente del posto e dai forestieri finché qui ci sarà qualcuno che non si arrende, non si vende e non cede”.</p>



<p>I collettivi spagnoli stanno organizzando un evento di accoglienza alla delegazione zapatista, la cui data esatta di arrivo non è ancora chiara. E se La “Montaña” non potesse attraccare nel porto di Vigo? “Sappiamo che possono avere problemi per entrare, ma non stiamo neanche prendendo in considerazione la possibilità che non entrino”, dice Lola Sepúlveda dei collettivi Cedoz e Retiemble di Madrid.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 15.06.2021</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/06/16/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/">Il “Viaggio per la vita” degli zapatisti in Europa: una bomba nella depressione collettiva</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 11:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[controinsurgenza]]></category>
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		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
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		<category><![CDATA[repressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO), un gruppo armato di tipo paramilitare, che ha minacciato di ucciderlo ed appendergli le interiora al collo.</p>



<p>Sono alcune testimonianze di donne zapatiste raccolte dalla Carovana di Solidarietà con le Comunità Autonome di Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, che è stata realizzata a fine ottobre, pochi giorni prima del sequestro, da parte della ORCAO, del zapatista Felix López Hernández, che è stato poi torturato da una ventina di uomini.</p>



<p>Dall’inizio del 2020, in varie occasioni la ORCAO ha attaccato l’EZLN: minacce ed aggressioni, danni alla scuola media autonoma zapatista, saccheggio e poi incendio di due magazzini pieni di caffè zapatista. Gli uomini della ORCAO rubano il raccolto delle famiglie dell’EZLN ed invadono i campi che ha “recuperato” quando è insorto in armi nel 1994 – si tratta, cioè, di terre che gli zapatisti hanno tolto ai latifondisti per distribuirle tra i suoi militanti.</p>



<p>La Carovana di Solidarietà ha constatato i danni materiali che gli attacchi paramilitari causano alle comunità zapatiste e le loro conseguenze psicologiche, in particolare nei bambini e nelle donne. Queste vivono con un’angoscia costante: non possono avvicinarsi ai campi por paura di essere aggredite dagli uomini armati della ORCAO, i loro raccolti marciscono sotto il sole e le loro tavole rimangono vuote. Al ruscello per prendere l’acqua si avvicinano solo in gruppo.</p>



<p>“I bambini non sanno se dormire con le scarpe, perché gli spari non hanno orario”, ha affermato Marisol Culej Culej del Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas (CDMCH), durante il forum “Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste”, organizzato il 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne. Secondo l’ONG chiapaneca, le donne zapatiste non si vittimizzano, e attraverso il lavoro collettivo hanno creato forme di resistenza all’azione di organizzazioni come la ORCAO, “il cui obiettivo primordiale è lo sfiancamento”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3343" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?w=1298&amp;ssl=1 1298w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Partita a basket durante il Primo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, organizzato dalle zapatiste. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Guerra integrale di sfiancamento” è il nome che si da alla fase attuale della guerra di bassa intensità in Chiapas. Dopo il massacro avvenuto nel villaggio chiapaneco di Acteal nel 1997 – dove un gruppo paramilitare ha ucciso 45 indigeni maya tzotziles mentre stavano pregando per la pace in Chiapas – , la strategia dello Stato contro le comunità autonome del Chiapas non è più attaccarle direttamente con grandi operazioni militari, ma consiste in “sfinire” la popolazione con atti non così appariscenti da attirare l’attenzione dei media. Allo stesso tempo, il governo “compra” il favore delle persone dando loro soldi e programmi assistenzialisti, allontanandole in questo modo dalle organizzazioni in lotta, come l’EZLN.</p>



<p>“Il governo attua individualizzando la persona, dandole soldi e separandola dal corpo collettivo di cui fa parte, e che finora gli ha permesso di resistere all’azione dello Stato messicano e al progressismo”, ha affermato la sociologa Margara Millán durante il suo intervento al forum. “Le donne si trovano al centro di questo conflitto perché promuovono varie lotte, e si convertono in questo modo in un oggetto da intimidare e debilitare. Lo Stato attacca le donne zapatiste perché ci hanno insegnato che non dobbiamo avere paura”.</p>



<p>Lo stesso schema di violenza colpisce le famiglie di altri villaggi e zone del Chiapas: Aldama, Chalchihuitán, Chilón, Los Chorros o Banavil. E va anche oltre le frontiere chiapaneche: secondo l’antropologa Aida Hernández Castillo, in varie parti del mondo si utilizzano pratiche di guerra simili. Lo afferma Carolyn Nordstrom dell’Università di Notre Dame in una citazione che Aida Hernández Castillo legge durante il forum Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste: “Dopo aver condotto ricerche sul campo negli epicentri di guerra nei tre continenti durante più di quindici anni, ho imparato che il concetto stesso di guerre locali, che siano centrali o periferiche, è una finzione”, scrive Nordstrom. “Non ci sono conflitti locali: l’industria della guerra internazionale è massivamente interconnessa e rende possibile le guerre in ogni parte del mondo. Ho visto i manuali di addestramento militare fare il giro del mondo, passando da una guerra all’altra. Quando una nuova tecnica di tortura viene introdotta in un paese, di lì a pochi giorni la solita tecnica può essere trovata in altre parti del mondo”.</p>



<p>Uno dei territori in cui l’”industria della guerra internazionale” implementa le sue strategie è il Kurdistán. Lì, ispirate dalla lotta delle zapatiste, le curde che quotidianamente resistono agli attacchi dello Stato turco propongono alle donne in lotta di tutto il pianeta di unire gli sforzi per creare un’organizzazione mondiale di donne. “Senza costruire una lotta in comune non si può rompere il patriarcato”, ha affermato alla chiusura dell’evento Melike Yasar del Movimento delle Donne Curde.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nel gennaio 2021.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/06/continuano-gli-attacchi-paramilitari-allezln-sono-parte-di-una-guerra-globale-contro-i-popoli-e-le-donne/">Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2020/07/05/nei-territori-zapatisti-del-chiapas-durante-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2020 10:34:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/07/05/nei-territori-zapatisti-del-chiapas-durante-la-pandemia/">Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dottor Joel Heredia guida sulla strada che dalla città di Ocosingo, nello Stato meridionale del Chiapas, in Messico, porta al villaggio di Las Tazas, nel cuore della Selva Lacandona. Porta una mascherina e ha il bagagliaio pieno di&nbsp;<em>brochure</em>&nbsp;sul nuovo Coronavirus che Sadec (Salud y desarrollo comunitario), la ong che ha fondato, ha preparato per i&nbsp;<em>promotores de salud,&nbsp;</em>zapatiste e zapatisti che curano con le erbe e con la medicina occidentale.&nbsp;</p>



<p>È il 19 maggio e sta accompagnando il suo collega Luis Enrique Fernández Máximo alla clinica autonoma zapatista di Las Tazas per iniziare il suo turno di venti giorni nell’unica comunità in cui Sadec sta lavorando, visto che con la dichiarazione di allerta rossa della&nbsp;<em>Comandancia General</em>&nbsp;dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), la maggior parte dei medici sono stati invitati ad uscire dal territorio zapatista.</p>



<p>L’EZLN ha dichiarato l’allerta rossa il 16 marzo 2020, quando in Messico c’erano solo 82 persone positive al nuovo Coronavirus: “Considerando la mancanza di informazione veritiera ed opportuna sulla portata e gravità del contagio, così come l’assenza di un piano reale per affrontare la minaccia, considerato il compromesso zapatista nella nostra lotta per la vita; abbiamo deciso di decretare l’allerta rossa nei nostri villaggi, comunità e quartieri ed in tutte le istanze organizzative zapatiste”.</p>



<p>Nel comunicato il&nbsp;<em>subcomandante insurgente</em>&nbsp;Moisés definiva “frivolo” l’atteggiamento del presidente messicano López Obrador, che in quei giorni invitava le famiglie a non smettere di andare a mangiare fuori, e raccomandava la chiusura dei Caracoles e dei Centri di Resistenza e Disobbedienza zapatisti, sedi del governo autonomo zapatista.</p>



<p>Quando nel 1994 insorse in armi, l’EZLN tolse ai latifondisti più di 150 mila ettari di terra per distribuirli ai contadini, dove costruì un sistema di governo, uno di giustizia, uno di educazione e uno sanitario che sono totalmente autonomi dallo Stato. Lo ha fatto con l’aiuto di collettivi ed organizzazioni non governative come Sadec, che dal 1995 nelle aree rurali dei Municipi di Palenque ed Ocosingo organizza corsi di formazione per i&nbsp;<em>promotores de salud</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="613" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=980%2C613&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3380" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=1024%2C640&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=1536%2C960&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Clinica Autonoma de Las Tazas. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p>“Nella facoltà di medicina ci insegnano che la salute è ‘assenza di malattia’, ma dai&nbsp;<em>promotores de salud</em>&nbsp;ho imparato che la salute è molto più di questo: ha a che vedere con lo stare bene con gli altri e con sé stessi, con aver voglia di fare cose e di scherzare”, spiega Heredia.</p>



<p>Racconta che parallelamente alla dichiarazione di allerta rossa, l’EZLN ha ordinato ai&nbsp;<em>promotores de salud&nbsp;</em>di lasciare le cliniche autonome presenti nei Caracoles, che sono quelle più grandi ed attrezzate, per tornare alle loro comunità di origine, dove esistono dei piccoli ambulatori zapatisti. “La strategia dell’EZLN è restringere la possibilità di movimento all’interno del territorio zapatista per evitare la propagazione del virus, e avere però la capacità di ricevere i pazienti localmente, in ogni punto in cui c’è un&nbsp;<em>promotor de salud</em>”, continua il dottore.&nbsp;</p>



<p>I&nbsp;<em>promotores</em>&nbsp;sono stati istruiti sulle misure di prevenzione al Covid-19 e sono tornati ai loro villaggi, anche quelli più remoti, per spiegarle alla popolazione. “L’EZLN ha deciso di mettere da parte il lavoro assistenziale e concentrarsi su quello preventivo. È una strategia che comporta dei costi, ad esempio non si stanno occupando di persone che hanno altri tipi di malattie”, conclude.</p>



<p>Entriamo in una strada sterrata che ci porterà a Las Tazas. Ai suoi bordi cartelli colorati, con stelle rosse e disegni di volti coperti da passamontagna, ci ricordano che siamo in territorio zapatista, “dove il popolo comanda e il governo ubbidisce”. Nell’area del Chiapas sotto influenza dell’EZLN, però, non vivono solo zapatisti, ma anche persone che non fanno parte dell’organizzazione. Per questo gli zapatisti non hanno potuto bloccare totalmente l’entrata ai propri villaggi per isolarsi dal virus, come hanno fatto altre comunità indigene messicane.</p>



<p>La preoccupazione più grande è rappresentata dalle persone che sono migrate negli Stati Uniti o in altre regioni del Messico, come le fabbriche del Nord o le zone turistiche dei Caraibi, e che tornano al villaggio dopo aver perso il loro impiego a causa del&nbsp;<em>lockdown</em>. A Las Tazas sono 150 i migranti ritornati.</p>



<p>La strategia dell’EZLN nei confronti dei propri migranti di ritorno è chiara: metterli in quarantena. “Sappiamo che in alcune comunità i fratelli che vengono da fuori sono stati isolati e hanno incontrato le loro famiglie dopo 15 o 30 giorni. Questo tipo di precauzioni che state prendendo sono corrette”, dice il comandante Tacho in un messaggio vocale che è girato su Whatsapp tra i civili zapatisti.</p>



<p>Arriviamo alla clinica autonoma di Las Tazas. “Riceviamo una decina di pazienti al giorno, che vengono anche dalle comunità vicine, nessuno di loro aveva sintomi di Covid-19”, afferma Juan Carlos Martínez Vásquez, medico che incontriamo al nostro arrivo. Dice che la difficoltà più grande che trova a Las Tazas è la comunicazione in&nbsp;<em>tzeltal</em>, la lingua indigena che si parla in questa zona del Chiapas, ma la&nbsp;<em>promotora de salud</em>&nbsp;che lavora nella clinica autonoma lo aiuta con la traduzione allo spagnolo. Da lei il giovane medico ha imparato quello che non gli hanno insegnato all’università: occuparsi del paziente invece che della malattia, avvicinarsi alle persone in modo umano.</p>



<p>La clinica di Las Tazas esiste da 25 anni, ma i murales che la adornano sono nuovi. Un cartello plastificato appeso al muro spiega che cos’è il nuovo Coronavirus e come si può prevenire. All’interno della clinica è presente una farmacia -le visite mediche sono gratuite, ma i medicinali hanno un costo-, un consultorio dentale e uno medico con una apparecchiatura per la terapia a ultrasuoni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3383" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1000%2C667&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Clinica Autonoma de Las Tazas. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p>Il suo servizio è fondamentale per la popolazione, sia zapatista sia non, visto che l’ambulatorio pubblico di Las Tazas apre solo tre giorni alla settimana, e nelle ultime tre settimane ha aperto solo due giorni. L’ospedale pubblico più vicino e che riceve i casi gravi, eventualmente anche quelli di Covid-19, si trova ad Ocosingo, a quasi tre ore di distanza.</p>



<p>In Chiapas circa il 76% della popolazione vive in condizione di povertà e la sanità pubblica soffre di grandi carenze, soprattutto nelle comunità contadine ed indigene in cui, da quando è arrivato il virus, solo nel 16% dei casi sono presenti dei medici. Secondo il ministero della Sanità, tra il 28 febbraio e il 15 giugno in tutto il Messico 1.760 indigeni sono risultati positivi al Covid-19 e 327 sono morti. Dati ufficiali mostrano che a causa della marginalizzazione e della discriminazione strutturale in cui vivono da secoli, gli indigeni hanno il 70% in più di possibilità di morire a causa del nuovo Coronavirus rispetto a una persona non indigena.</p>



<p>Paradossalmente nei municipi di Ocosingo e Palenque la situazione è migliorata con l’arrivo dell’epidemia. “Prima non esistevano reparti di terapia intensiva in nessuna delle due città, visto che chi ne aveva più bisogno erano le donne indigene che avevano complicazioni durante il parto, di cui a nessuno importa”, dice Joel Heredia. “Ora che anche il sindaco o un deputato possono avere bisogno della terapia intensiva hanno aperto i reparti. Una cosa terribile di questa pandemia è che ha messo in luce la vulnerabilità di tutti gli esseri umani”.</p>



<p>Lasciamo il dottor Luis Enrique Fernández a Las Tazas per iniziare il suo turno nella clinica autonoma e partiamo. I suoi occhi che spuntano dalla mascherina sorridono e ci saluta con un cenno della mano. “Invitiamo a non perdere il contatto umano e a cambiare temporalmente i modi di saperci compagne e compagni”, ha scritto l’EZLN nel suo comunicato del 16 marzo. “La parola e l’ascolto, con il cuore, hanno molte strade, molti modi, molti calendari e molte geografie per incontrarsi. E questa lotta per la vita può essere una di queste”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/reportage-chiapas-pandemia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 23.06.2020</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/07/05/nei-territori-zapatisti-del-chiapas-durante-la-pandemia/">Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 18:41:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/">Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Animal Político (traduzione: yabastaedibese)</em></p>



<p>Entrando nel Caracol zapatista di Morelia, zona de Tzotz Choj, Chiapas, Angélica Ávila di Fuerzas Unidas por Nuestrxs Desaparecidxs en Nuevo León (FUNDENL) ha sentito una “energia di lotta” molto forte. Con uno zaino sulla spalla è stato accolta da uno striscione che diceva “benvenute donne del mondo”, e poi ha trovato case di legno dipinte con murales colorati, circondati da bosco e prati verdi.&nbsp;Uno spazio dove gli zapatisti sono riusciti a costruire un altro mondo, dove i giovani non scompaiono come è successo a suo figlio Gino, che un giorno nel 2011 ha lasciato la sua casa e non è più tornato.</p>



<p>Quando Angelica è entrata nel Caracol di Morelia – uno dei cinque centri amministrativi zapatisti presenti in Chiapas – stava iniziando l’inaugurazione del primo incontro internazionale, politico, artistico, sportivo e culturale delle donne che lottano, convocato in occasione dell’8 marzo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3453" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?w=1232&amp;ssl=1 1232w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>«Sappiamo che ci sono diversi colori, dimensioni, lingue, culture, professioni, pensieri e forme di lotta. Ma noi diciamo che siamo donne e anche donne che lottano, quindi siamo diversi, ma siamo uguali. La violenza e la morte ci rendono uguali», ha detto l’Insurgente Erika dal palco, circondata da basi di sostegno e di milicianas dell’EZLN.</p>



<p>Da un altro palco, Marichuy e le rappresentanti del Consiglio Indigeno di Governo hanno osservato l’inaugurazione dell’evento, senza mai intervenire.</p>



<p>«L’obiettivo del sistema capitalista patriarcale è mantenerci sottomesse. Se vogliamo essere libere dobbiamo conquistare la libertà noi stesse, come donne che siamo», ha concluso l’insurgente zapatista.</p>



<p>Mentre la donna parlava, le tende cominciavano a riempiere la collina, occupando ogni angolo del Caracol di Morelia. Poco alla volta, più di 5 mila donne provenienti dai cinque continenti si sono avvicinate per ascoltare le sue parole. È stato l’evento più di successo e partecipato degli ultimi anni in territorio zapatista.</p>



<p>Durante i tre giorni le oltre sette mila donne che hanno partecipato all’incontro, hanno giocato a calcio e basket, hanno visto opere di teatro, ballato al suono della musica zapatista del gruppo Dignidad Rebelde. Hanno scambiato esperienze per «alimentare la nostra lotta che ognuna di noi ha dove vive». Hanno scoperto che in Australia l’estrattivismo colpisce le comunità e che nella lontana Finlandia le donne indigene sami lottano per la loro vita. Hanno discusso su salute, educazione, lesbismo, sulla violenza di genere e di Stato.</p>



<p>Durante l’incontro con le zapatiste e le altre donne del mondo Angélica Ávila ha parlato a nome di tutte i membri del FUNDENL, raccontando della sparizione dei loro figli e della lotta che come madri stanno portando avanti. Si è emozionata di fronte a un pubblico così attento e partecipe.</p>



<p>«Una donna zapatista ha preso la parola per darmi coraggio in questa lotta e sono crollata», ha detto Angélica Ávila.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3473" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Gli uomini non sono stati invitati all’incontro che, per la prima volta, è stato organizzato solamente dalle donne zapatiste. Sono rimasti ai margini del Caracol di Morelia, cucinando, pulendo e facendo altre attività perché l’incontro potesse svolgersi. Per ogni donna zapatista che ha partecipato – più di due mila – c’è stato un uomo che è rimasto nella comunità a prendersi cura dei figli e della casa.</p>



<p>Perà gli uomini, in accordo con le zapatiste e con altre donne che abbiamo intervistato, devono essere inclusi nella lotta. «Credo che sia importante che ci siano spazi di sole donne, gli uomini dirigono e si prendono spazio e parola», ha detto l’afrodominicana Ochy Curiel del gruppo colombiano Tremenda Revoltosa Batucada Feminista.</p>



<p>In assenza degli uomini, le donne hanno preso parola con più sicurezza, hanno discusso e ballato più liberamente.</p>



<p>«Penso comunque che gli uomini debbano essere antipatriarcali. Hanno privilegi, ma nella misura in cui sono disposti a metterli in discussione sento che possono essere femministi, di più: dovrebbero esserlo», ha aggiunto Ochy Curiel.</p>



<p>«Il femminismo è una scommessa per il mondo, di trasformazione delle relazioni diseguali di sfruttamento, discriminazione e razzismo».</p>



<p>UN LUNGO CAMMINO</p>



<p>Marta Dillón ha fatto circa 7 mila chilometri per arrivare in Chiapas. Ha preso la decisione nel dicembre passato, nel momento in cui ha letto la convocazione delle donne zapatiste.</p>



<p>«Sono venuta per conoscere l’esperienza di autonomia del movimento zapatista e per vincolarmi con le donne di tutto il mondo», ha commentato la militante argentina del movimento Ni Una Menos.</p>



<p>«Dobbiamo iniziare a progettare ciò che vogliamo quando diciamo che vogliamo cambiare tutto. Questo implica l’immaginazione collettiva e penso che qui, tra tante esperienze di tanti luoghi diversi nel mondo, l’immaginazione si possa espandere e possiamo progettare il mondo in cui vogliamo vivere».</p>



<p>Secondo con Vilma Almendra, indigena nasa misak del Cauca (Colombia) del collettivo Pueblos en Camino, l’obbiettivo dell’incontro è che le partecipanti si incontrino per conoscersi e «aprire un grande spazio politico a partire dalle donne per continuare a lavorare con altre e altri».</p>



<p>«Ci sono donne della città che ci disprezzano perché non conosciamo la lotta di (altre) donne, perché non abbiamo letto libri dove le femministe dicono come deve essere (il femminismo)», ha affermato l’insurgente Erika durante l’inaugurazione. Vilma Almendra è d’accordo con lei, ma riconosce che le femministe hanno dato alcuni spunti importanti: «dobbiamo metterci a dialogare questi spunti con le nostre culture; non prenderle come formule, ma capire cosa hanno a che fare queste esperienze con noi».</p>



<p>Al pari di altre donne indigene messicane, la guatemalteca e maya q’eqchi’ Lorena Cabnal si è definita come femminista comunitaria: «per me essere femminista è un atto di trasgressione e ribellione. Non esiste la parola femminismo, però credo che i femminismi nel mondo ha portato elementi per interpretare la vita».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3475" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1536%2C1023&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Secondo la scrittrice Francesca Gargallo, autrice di “Feminismo desde Abya yala”, libro che ha scritto in “dialogo con le donne di 607 popoli originari della Nostra America”, si può definire come femminista ogni lotta di donne per migliorare la propria condizione.</p>



<p>«Definirsi femminista nella maggior parte delle lingue è la traduzione di qualcosa di molto più complesso, allo stesso modo tutte le traduzioni sono riduttive», ha spiegato Francesca Gargallo, che vede il femminismo come parte della lotta per il “buen vivir”.</p>



<p>«Ci sono donne che usano metafore per dire ciò che sono, alcune dicono di essere le “donne del cuore” o “donne in ricerca di una buova vita”. Ogni volta che questa ricerca parte dalla riflessione tra donne, credo si possa parlare di femminismo».</p>



<p>CONDIVIDERE ESPERIENZE</p>



<p>Lucia indossa un abito maya tzeltal, porta un paliacate legato al cappello e una ricetrasmittente. A volte il dispositivo emette un rumore e le tocca interrompere il discorso per rispondere. Nella costruzione fatta di tavole di legno, che normalmente funziona come una sala da pranzo, a poco a poco più donne stanno entrando. Si siedono per terra per assistere a questo scambio inusuale e insolito, mentre una miliziana cammina nella stanza.</p>



<p>Le donne presenti hanno preso la parola una ad una, hanno fatto osservazioni e domande.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3476" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Lucía, che vive nella zona de La Realidad, si è presa il suo tempo per trovare le parole più adeguate per rispondere. Ha parlato di guerra a bassa intensità contro le comunità zapatiste e di come queste organizzano il loro sistema di salute, giustizia ed educazione autonoma. Ha raccontato dell’alleanza con gli altri popoli indigeni che fanno parte del Congreso Nacional Indigena (CNI) e della relazione con il Movimento di Donne del Kurdistan, che hanno inviato un video per salutare l’evento, visto che una sua rappresentante è stata deportata all’arrivo a Città del Messico.</p>



<p>«Mai nella mia vita da quando sono nata nella selva, mai ho conosciuto gente come quella che si trova qui, quasi pensavo esistevamo solo noi», ha detto Lucía con un sorriso.</p>



<p>«Grazie a questo incontro sto conoscendo donne di altri stati e di altri paesi. Mi piace che ci capiamo e condividiamo esperienze. Niente sarà più uguale, forse faremo progressi o commetteremo errori, ma continueremo nella lotta».</p>



<p>Si sentono le grida del laboratorio di danza africana che si sta svolgendo là fuori, e il fischio della partita di pallavolo. La notte cadrà presto e le donne zapatiste saliranno di nuovo sul palco per chiudere l’evento. Lo faranno con le parole dolci che commuoveranno molte. E inviteranno le donne che lottano non solo ad analizzare “chi sono i responsabili dei nostri dolori che abbiamo”, ma ad incontrarsi di nuovo il prossimo anno in territorio zapatista.</p>



<p><em>Articolo tratto da&nbsp;<a href="https://www.animalpolitico.com/sociedad/zapatistas-mujeres-lucha" target="_blank" rel="noopener" title="">Animal Politico</a></em> <em>e tradotto da</em> <em><a href="http://www.yabastaedibese.it/2018/03/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-agli-zapatisti-per-i-propri-diritti/" target="_blank" rel="noopener" title="">yabastaedibese</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/">Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 18:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,&#160; donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.&#160; Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo&#160; mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,&#160; molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.&#160; Alcuni tornarono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,&nbsp;</em></p>



<p><em>donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.&nbsp;</em></p>



<p><em>Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo&nbsp;</em></p>



<p><em>mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,&nbsp;</em></p>



<p><em>molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.&nbsp;</em></p>



<p><em>Alcuni tornarono a rioccupare le loro comunità,&nbsp;</em></p>



<p><em>si allontanarono un mese o poco più, ma altri rimasero molto più tempo&nbsp;</em></p>



<p><em>fuori dal loro villaggio perché l’esercito lo aveva occupato.</em></p>



<p>Anahí, membro della Giunta di Buon Governo de La Realidad<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">1</a></sup></p>



<p>La chiesa di Acteal è stata costruita dopo il massacro. È un edificio grande per una comunità così piccola, e ha l’aria di un’opera eretta per compensare l’incompensabile. Alle sue spalle sorge quella che prima era la cappella del paese, una costruzione minuta e buia di assi di legno.</p>



<p>Me la mostrò Manuel Vázquez Luna, un giovane indigeno&nbsp;<em>tzotzil</em>&nbsp;che il 22 dicembre 1997 si trovava lì con un gruppo di persone della Sociedad Civil Las Abejas, un’organizzazione cattolica che condivide le rivendicazioni dell’EZLN pur essendo contraria alla lotta armata. Sapevano che il paese era sotto minaccia di un attacco paramilitare, ma erano convinte che la loro fede le avrebbe protette.</p>



<p>Così non è stato. Alle 11 del mattino un centinaio di paramilitari del gruppo Máscara Roja, vicino al conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI), entrarono nella cappella e massacrarono 45 persone. Nove uomini, quindici bambini e ventuno donne, quattro erano incinte. Manuel Vázquez Luna<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">2</a></sup>, che al tempo aveva tredici anni, riuscì a sopravvivere al massacro perché si nascose dietro un albero, da dove vide uccidere nove persone della sua famiglia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3929" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nel Caracol di Oventic. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel 2005 la Sociedad Civil Las Abejas di Acteal presentò una petizione alla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) in cui denuncia che, durante il massacro, la polizia si trovava a circa 200 metri dalla comunità, ma non intervenne. Secondo l’organizzazione cattolica filozapatista, esiste una politica di stato “finalizzata a commettere attacchi generalizzati e sistematici contro la popolazione civile, eseguiti da gruppi paramilitari finanziati, addestrati e protetti dalle stesse autorità nazionali, per indebolire le basi dell’EZLN e le comunità che gli manifestano simpatia<a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">3</a>”.</p>



<p>I gruppi paramilitari sono, per definizione, milizie irregolari addestrate dallo stato che vengono utilizzate per fare “il lavoro sporco” al posto dell’esercito. Le azioni più violente che, compiute dai militari, causerebbero una serie di lamentele e ripercussioni internazionali, lo stato le affida ai paramilitari. Spesso, come nel caso di Acteal, i paramilitari vengono arruolati nella stessa zona in cui vivono loro vittime.</p>



<p>I responsabili del massacro di Acteal non sono stati assicurati alla giustizia. “Gli autori intellettuali del massacro non sono mai stati processati, e si sono adoperati per fare scarcerare gli autori materiali, pagando avvocati prestigiosi, scrittori e giornalisti”, denuncia José Alfredo Jiménez Pérez della Sociedad Civil Las Abejas. “Continueremo a lottare, esigendo giustizia e rispetto dei diritti umani, affinché il massacro di Acteal non rimanga impunito”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">4</a></sup>.</p>



<p>Sessantanove dei 75 paramilitari che erano stati incarcerati per il massacro di Acteal sono stati liberati per irregolarità formali durante il processo o la detenzione. Nessun giudice ne ha quindi riconosciuto l’innocenza, e la loro colpevolezza era stata a suo tempo accertata dalla persone sopravvissute al massacro, che difficilmente possono confonderne i visi visto si tratta di vicini di casa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3930" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Basi d’appoggio dell’EZLN. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Molti paramilitari liberati sono ritornati a vivere nei pressi di Acteal, a stretto contatto con i sopravvissuti al massacro. Il ritorno dei carnefici ha create nuove tensioni nella zona, come nell’Ejido Puebla, un paese incastonato tra pareti di montagne e raggiunto solo da una strada sterrata e malmessa.</p>



<p>Nell’aprile 2013 due zapatisti dell’Ejido Puebla furono accusati dai priisti<a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">5</a>&nbsp;di aver avvelenato l’acqua della cisterna. I conservatori iniziarono a minacciare 17 famiglie zapatiste e filozapatiste del paese, che dovettero abbandonare le loro case.</p>



<p>“Alcuni paramilitari che parteciparono al massacro di Acteal sono originari dell’Ejido Puebla. Fra loro Jacinto Arias, che all’epoca era sindaco di Chenalhó<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">6</a></sup>: è stato in carcere 14 anni, oggi è libero ed è tornato in paese<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">7</a></sup>”, denuncia Víctor Hugo López Rodríguez, direttore del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), che vincola il ritorno di Arias allo sfollamento delle 17 famiglie.</p>



<p><strong>Onori e cariche istituzionali</strong></p>



<p>Anche gli abitanti del nord del Chiapas, a circa 200 km da Acteal, devono convivere con gli assassini dei loro familiari: i paramilitari di Desarrollo, Paz y Justicia, che operano nella zona dagli anni ’90. Alcuni di loro sono stati premiati con importanti cariche istituzionali, chi come sindaco e chi come deputato del Congresso locale.</p>



<p>Nel 2004 Armando Díaz, ex paramilitare di Desarrollo, Paz y Justicia, confessò al Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) che la milizia irregolare si presenta come un’organizzazione di agricoltori per poter ricevere i sussidi del governo, ma poi li utilizza per comprare armi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">8</a></sup>.</p>



<p>La stessa organizzazione non governativa ha documentato che tra il 1995 e il 1999 nel nord del Chiapas – fra i Municipi di Tila, Sabanilla, Tumbalá, Yajalón e Salto de Agua – i gruppi paramilitari hanno commesso 81 esecuzioni extragiudiziarie, causato la sparizione di 36 persone e lo sfollamento di circa 3500.</p>



<p>Minerva Guadalupe Pérez López è tra le vittime di Desarrollo, Paz y Justicia. Aveva 19 anni quando, il 20 giugno 1996, venne sequestrata mentre andava a visitare il padre malato nella comunità Miguel Alemán. Secondo i testimoni, fu rinchiusa in una casa dove per tre giorni fu picchiata e violentata da una trentina di uomini, che in seguito la squartarono<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">9</a></sup>. Nessuno di loro è stato processato.</p>



<p>I crimini dei paramilitari di Máscara Roja e Desarrollo, Paz y Justicia non sono gli unici ad essere rimasti impuniti. Il 13 novembre 2006, una quarantina di uomini del gruppo Organización Para la Defensa de los Derechos Indígenas y Campesinos (OPDDIC), dotati di armi pesanti e accompagnati da circa 300 elementi della Polizia Settoriale, entrarono nella comunità di Viejo Velasco. Uccisero cinque persone, due vennero fatte sparire e 36 furono cacciate dalle loro case, dove non poterono mai tornare.</p>



<p>I casi di Viejo Velasco e dell’Ejido Pueblo non sono isolati. Egipto, El Rosario, Busiljá, Banavil, San Marcos Avilés, Comandante Abel; sono altri nomi di comunità che, a vent’anni dalla fine formale della guerra in Chiapas, continuano ad essere vittime della violenza dei gruppi armati irregolari<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">10</a></sup>.</p>



<p>Note:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Quaderni di testo della prima&nbsp;<em>Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II</em>, pag. 22. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Manuelito, come lo chiamavano tutti, è morto nel novembre 2012 in un ospedale pubblico di San Cristóbal de Las Casas, a causa della negligenza del personale.</li>



<li>Petizione scaricabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://bit.ly/1Ij7xP8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://bit.ly/1Ij7xP8</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a José Alfredo Jiménez Pérez, Acteal, dicembre 2012.</li>



<li>Affiliati al gruppo conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI).</li>



<li>Acteal si trova nel Municipio di Chenalhó.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Víctor Hugo López Rodriguez, Ejido Puebla, febbraio 2014.</li>



<li>Marta Durán de Huerta,&nbsp;<em>Un ex paramilitar arrepentido revela los horrores cometidos, con respaldo oficial, contra zapatistas en Chiapas</em>, quotidiano elettronico&nbsp;<em>Sin Embargo</em>, 16 gennaio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.sinembargo.mx/16-01-2014/873781" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.sinembargo.mx/16-01-2014/873781</a>.</li>



<li>Bollettino n.20 del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas,&nbsp;<em>18 años de exigencia de justicia,&nbsp;</em><em>18 años de impunidad, 18 años de no cansarse de buscar a Minerva hasta encontrarla</em>, San Cristóbal de Las Casas, 20 giugno 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140620_boletin_20_minerva.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140620_boletin_20_minerva.pdf</a>.</li>



<li>Sui casi delle comunità di Viejo Velasco, Banavil e San Marcos Avilés vedi:&nbsp;<a href="http://www.rostrosdeldespojo.org/casos/viejo-velasco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.rostrosdeldespojo.org/casos/viejo-velasco/</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’estate 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/">EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jan 2016 14:44:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da bambino Francisco1&#160;lavorava nella fattoria Santa Rita, vicino alla città di Ocosingo, dove il padrone Adolfo Nájera lo pagava 3 pesos al mese (circa 20 centesimi di euro). Nel 1989 l’indigeno maya tzeltal si trasferì con la sua famiglia nel Rancho Santa Lucía, un terreno di 481 ettari da cui si può godere di una&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/">EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da bambino Francisco<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a></sup>&nbsp;lavorava nella fattoria Santa Rita, vicino alla città di Ocosingo, dove il padrone Adolfo Nájera lo pagava 3 pesos al mese (circa 20 centesimi di euro). Nel 1989 l’indigeno maya tzeltal si trasferì con la sua famiglia nel Rancho Santa Lucía, un terreno di 481 ettari da cui si può godere di una bella vista sulle gole tra i monti che circondano la città.</p>



<p>“Il padrone della fattoria, Gilberto Bermúdez, ci trattava un po’ meglio. Pagava 200 pesos al mese (poco più di 11 euro) e ci regalava vestiti e scarpe”, racconta Francisco<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>. Quando poi, nel 1992, ricevette la visita di un gruppo di persone che si presentarono come guerriglieri dell’EZLN, Francisco accettò l’invito ad entrare nell’organizzazione.</p>



<p>L’insurrezione zapatista del 1994 cacciò Gilberto Bermúdez dal rancho Santa Lucía e Francisco divenne padrone, insieme alla sua comunità, della terra che prima lavorava come bracciante-schiavo. Oggi al posto della fattoria sorge un villaggio zapatista di otto famiglie, ognuna delle quali possiede un appezzamento di terra che coltiva individualmente, e uno in cui lavora insieme alle altre famiglie<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>.</p>



<p>Nel suo decimo articolo, la&nbsp;<em>Ley Revolucionaria de Reforma Agraria</em>&nbsp;dell’EZLN stabilisce la modalità di ripartizione delle terre: “L’obiettivo della produzione in collettivo è soddisfare in primo luogo le necessità del popolo, creare la coscienza collettiva del lavoro e del beneficio, creare unione nella produzione e nella difesa, e il mutuo appoggio nell’agro messicano. Se in una regione non viene prodotto un bene, verrà scambiato con le regioni in cui viene prodotto, in condizioni di giustizia e uguaglianza. Gli eccedenti della produzione potranno essere esportati in altri paesi se a livello nazionale non esiste domanda del prodotto<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>”.</p>



<p>Con la sua insurrezione, l’EZLN ha attuato in modo unilaterale la riforma agraria – ossia la ripartizione della terra ai contadini che ne erano privi – proclamata il 6 gennaio 1915 e mai applicata efficacemente in Chiapas. Nel 1994 la guerriglia indigena costrinse molti proprietari terrieri<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>&nbsp;ad abbandonare le loro fattorie e del loro fuggi fuggi ne approfittarono anche gruppi non zapatisti, occupando<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>&nbsp;i terreni abbandonati. In totale, dal 1994 si sono registrate circa 1700 occupazioni che hanno permesso ai contadini di recuperare più di 150mila ettari<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a></sup>.</p>



<p>Per avviare costosi iter di richiesta della terra, fino agli anni ’90 molte famiglie dovevano viaggiare fino a Tuxtla Gutiérrez, capitale del Chiapas, o a Città del Messico. Erano pratiche che spesso non portavano a nulla; la comunità San Miguel Chiptik, ad esempio, avviò un lungo e tortuoso processo che terminò con la consegna di un solo ettaro a famiglia<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4024" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?w=768&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020492-e1452483304120-768x1024-1.webp?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nel Caracol di Oventic. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Gli intoppi burocratici, che sapevano a tentativo di raggirare la riforma agraria, divennero legge nel 1992, quando il governo neoliberista di Carlos Salinas de Gortari riformò l’articolo 27 costituzionale, sospendendo la ripartizione delle terre. La controriforma agraria del ’92 fu uno dei detonanti dell’insurrezione dell’EZLN<a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a>.</p>



<p><strong>Il caffè zapatista</strong></p>



<p>Fernando<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>&nbsp;afferra con delicatezza una foglia di caffè dal suo&nbsp;<em>cafetal</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a></sup>&nbsp;spoglio. “Questa è la roya”, dice preoccupato. Mostra delle macchie gialle sulla superficie e con un gesto della mano abbraccia tutto il campo, come a dire che la roya si trova dappertutto<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>.</p>



<p>Fernando fu tra i fondatori, nel 2001, della cooperativa di caffè biologico zapatista&nbsp;<em>Yachil Xojobal</em>, con sede nel Caracol di Oventic. Nel 2010 abbandonò l’organizzazione e fondò una nuova cooperativa di 200 famiglie, ma tre anni più tardi la roya – un fungo devastatore che secondo Coordinadora Nacional de Organizaciones Cafetaleras (CNOC) ha colpito il 50% delle coltivazioni di caffè del Chiapas – ha iniziato a mangiarsi le sue piante. Oggi la roya è la preoccupazione principale per i produttori di caffè messicani, anche per quelli zapatisti.</p>



<p>Il Messico è il decimo esportatore mondiale di caffè e in Chiapas viene raccolto il 40% dei chicchi prodotti nel paese. Si tratta per il 97% di caffè arabica di alta qualità, coltivato sui terreni scoscesi di montagne che si trovano ad un’altezza superiore ai 1200 metri sul livello del mare. A differenza di molti altri paesi del mondo, in Messico la produzione di caffè non avviene in terreni di grandi dimensioni: il 90% dei coltivatori possiede in media un solo ettaro e il 60% di loro sono indigeni. Sono per lo più persone umili, la cui precaria economia famigliare dipende dalla vendita del grano.</p>



<p>Dalle montagne messicane proviene una parte del caffè che beviamo tutti i giorni. I contadini che lo seminano e raccolgono, e che lo fanno seccare nei loro cortili durante i secchi e soleggiati inverni messicani, sono vittime delle fluttuazioni del prezzo internazionale e dei ricatti dei&nbsp;<em>coyotes</em>, intermediari che comprano i chicchi a un prezzo anche tre volte inferiore a quello di mercato. Per questo, i contadini cercano compratori che acquistino direttamente il caffè.</p>



<p>Uno dei canali che permettono ai produttori di caffè, anche zapatisti, di vendere il loro raccolto a un prezzo giusto, sono quelli legati al commercio equo e solidale. La Giunta di Buon Governo de La Garrucha scriveva in un documento del 2006: “Nel tempo abbiamo cercato modi per commercializzare la nostra produzione attraverso canali equi, perché la nostra commercializzazione sia diretta, cercare accordi per poter vendere la nostra produzione, forse formando cooperative, cercando reti con gente solidale. Siamo riusciti a fare poco perché è molto difficile andare contro il capitalismo, però stiamo portando avanti molti sforzi per poter vendere a un prezzo equo i nostri prodotti<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">13</a></sup>”.</p>



<p>Il caffè zapatista viene venduto soprattutto all’estero grazie alla relazione che le cooperative hanno costruito negli anni con gruppi solidali di vari paesi del mondo, in Italia con le associazioni Caffè Malatesta, Ya Basta e Tatawelo<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">14</a></sup>. I compratori fanno ordini annuali alle cooperative zapatiste e, attraverso una campagna di prefinanziamento, pagano i costi di produzione. A causa dell’epidemia di roya la produzione zapatista è scesa in picchiata, costringendo gli importatori a trovare sistemi alternativi per rifornirsi di caffè.</p>



<p>“Abbiamo calcolato che nel 2014 sono state danneggiate più dell’80% delle piante”, spiega un integrante della cooperativa zapatista Yochin Tayel Kinal, che si trova nella zona di Morelia. “Dovremmo riseminarle tutte, il problema è che ci vogliono 3 o 4 anni perché inizino a produrre. Stiamo utilizzando dei prodotti organici per contrarrestare la roya, ma abbiamo iniziato ad applicarli quando era già in stato molto avanzato<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note">5</a></sup>”.</p>



<p><strong>Lo stigma della migrazione</strong></p>



<p>La organizzazione Desarrollo Económico y Social de Los Mexicanos Indígenas (DESMI) appoggia i&nbsp;<em>promotores de agroecología</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>&nbsp;zapatisti nell’elaborare un piano di azione per affrontare la roya, nelle tre cooperative zapatiste come dei collettivi di produttori di caffè formati dalle basi d’appoggio dell’EZLN.</p>



<p>“Abbiamo creato una ricetta di prodotti organici da applicare alle coltivazioni. Le piante che dall’anno scorso abbiamo iniziato a trattare con questi organismi stanno dando buoni risultati; ora i danni si sono stabilizzati, in media, al 50%”, spiega Rigoverto Albores di DESMI<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>.</p>



<p>In generale, gli zapatisti promuovono la creazione di cooperative e il lavoro collettivo. Esistono gruppi di agricoltori, allevatori, piccoli commercianti, gestori di progetti ecoturistici<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a></sup>, di produzione artigianale o dolciaria.</p>



<p>Il collettivo italiano Nodo Solidale organizza corsi nei territori autonomi zapatisti per la produzione di&nbsp;<em>pan dulce</em>, un tipo di pane zuccherato che si consuma in Chiapas. “I corsi sono rivolti a studenti e gruppi di donne. L’idea è che attraverso la vendita del pane abbiano un’entrata economica capace di rafforzare il processo di costruzione dell’autonomia”, spiega una integrante di Nodo Solidale. “Inoltre il lavoro collettivo crea coesione sociale e, soprattutto per le donne, rappresenta un’occasione per allontanarsi qualche ora dalla propria famiglia, uno spazio per potersi confrontare con altre donne e costruire legami di amicizia e solidarietà<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4026" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/Economia_Ezln_2-1024x575-1.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Giovane zapatista durante un corso per la produzione di pan dulce. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Di fronte alle difficoltà economiche, alcune basi d’appoggio dell’EZLN scelgono la migrazione. Nei primi anni ’90 i flussi migratori chiapanechi si rivolgevano soprattutto alle località turistiche della costa caraibica messicana, come Cancún e Playa del Carmen, ma alla fine del decennio s’iniziarono a muovere anche verso gli Stati Uniti.<br>La migrazione è un fenomeno sempre più massivo tra gli zapatisti e normalmente sono gli uomini i primi a migrare. Spesso tornano alla comunità dopo qualche tempo, altre volte la moglie li raggiunge all’estero, ma può anche succedere che se ne perdano le tracce. “Come dappertutto, nelle comunità zapatiste la migrazione causa una rottura delle relazioni famigliari. È aumentato il numero di donne abbandonate, o che riscontrano malattie sessuali quando i mariti vanno e vengono. Se invece una donna decide di raggiungere il marito, spesso lascia i figli con i nonni o gli zii”, spiega Guadalupe Cardenas Zitle del Colectivo Femenista Mercedes Oliveira (COFEMO)<a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">20</a>.<br>Nelle comunità zapatiste la migrazione causa una frattura del tessuto sociale particolarmente grave, perché da molti viene vista come un tradimento del progetto politico dell’organizzazione, “una malattia contagiosa” che può mettere in pericolo la comunità.<br>Alejandra Aquino Moreschi racconta l’esperienza del villaggio zapatista María Trinidad e della base d’appoggio Silverio, uno dei primi ad annunciare all’assemblea la sua volontà di allontanarsi per un periodo<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">21</a></sup>. Era il 2003 e la decisione di Silverio venne percepita dalla maggior parte della comunità come un abbandono del progetto di resistenza. Per l’assemblea comunitaria, la scelta di migrare significava anteporre un progetto personale e i valori individualisti capitalisti all’organizzazione collettiva.<br>Nel corso degli anni, seppur scoraggiata, la migrazione venne gradualmente accettata come un fenomeno inevitabile, e regolata. Chi decide di abbandonare la comunità deve oggi chiedere permesso all’assemblea, che normalmente lo concede fino a cinque anni, e una volta tornato dovrà pagare una somma che compensi i lavori comunitari abbandonati durante il tempo della migrazione.<br>Spiega Silverio: “Io non mi sono arreso, non ho tradito il movimento, non sono diventato priista<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">22</a></sup>, continuo a pensare che il movimento ha ragione, quello che rivendica è giusto, solo ho bisogno di riposare alcuni anni e provvedere alla mia famiglia<sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">23</a></sup>”.<br>Secondo molti zapatisti, chi decide di lasciare la propria comunità non lo fa per una necessità reale, ma per poter beneficiare dello stile di vita delle classi alte urbane e della possibilità di soddisfare bisogni indotti dai media. Los&nbsp;<em>norteños</em><sup><a href="http://www.anarca-bolo.ch/arivista/?nr=399&amp;pag=20.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">24</a></sup>, come vengono chiamati i migranti di ritorno alla loro comunità, parlano e si vestono in modo differente, hanno stivali e pantaloni nuovi e possono, almeno per i primi mesi, beneficiare di un livello di consumo che crea squilibri economici all’interno delle comunità.<br>Alcuni zapatisti decidono di migrare per motivi economici, altri per liberarsi del controllo della comunità, una “grande famiglia” che in certe fasi della vita può essere percepita come una presenza soffocante. E c’è chi migra per conoscere il mondo al di fuori della propria comunità, nuovi paesaggi, volti, lingue. Spesso i giovani zapatisti, come tutti i loro coetanei, migrano per curiosità.</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Nome fittizio, per motivi di sicurezza.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un base d’appoggio zapatista, Caracol de La Garrucha, gennaio 2014.</li>



<li>La&nbsp;<em>Ley Revolucionaria de Reforma Agraria</em>&nbsp;dell’EZLN stabilisce che le terre vengano coltivate collettivamente e che il raccolto sia suddiviso secondo i criteri decisi dall’assemblea. Nella pratica si è stabilito che ogni famiglia possa usufruire anche di un appezzamento individuale. La terra continua ad appartenere alla comunità e, se esce dalla comunità zapatista, la famiglia perde i suoi diritti su di essa.</li>



<li><em>El Despertador Mexicano</em>, dicembre 1993.</li>



<li>Molti di loro sono stati indennizzati dallo stato.</li>



<li>Gli zapatisti parlano di terre “recuperate”, perché considerano che siano da sempre appartenute ai popoli indigeni, e che i bianchi e i meticci gliele abbiano rubate ai tempi della&nbsp;<em>conquista</em>.</li>



<li>Gemma Van Der Haar,&nbsp;<em>Autonomía a ras de tierra. Algunas implicaciones de la autonomía zapatista en la práctica</em>. In Marco Estrada Saavedra,&nbsp;<em>Chiapas después de la tormenta. Estudios sobre economía, sociedad y política</em>, Distrito Federal, México, 2009, pag. 537.</li>



<li>Molto spesso si tratta di famiglie numerose, che alla seconda generazione devono dividere quell’unico ettaro tra vari figli.</li>



<li>Richard Stahler-Sholk,&nbsp;<em>Autonomía y economía política de resistencia en las cañadas de Ocosingo</em>. In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas</em>, UAM, México, 2011, pag. 409-445.</li>



<li>Nome fittizio, per motivi di sicurezza.</li>



<li>Campo di caffè.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un coltivatore di caffè del Municipio di Pantelhó, Chiapas, febbraio 2015.</li>



<li><em>”Lo que se ha hecho en proyectos de comunidades zapatistas”.&nbsp;</em>Documento pubblicato sulla parete della Commissione di Vigilanza del Caracol de La Garrucha, 20 dicembre 2006.</li>



<li>Per maggiori informazioni:<a href="http://www.caffezapatista.it/index.php" target="_blank" rel="noreferrer noopener">&nbsp;http://www.caffezapatista.it/index.php</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://www.tatawelo.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.tatawelo.it</a>.</li>



<li>Intervista della Red ProZapa alla cooperativa Yochin Tayel Kinal, Caracol di Morelia, gennaio 2015.</li>



<li>Zapatisti formati come esperti di agroecologia, un metodo che coniuga i saperi tradizionali degli agricoltori con i principi della scienza occidentale.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Rigoverto Albores, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2015.</li>



<li>Nel Caracol di Morelia esistono i centri ecoturistici di Agua Clara e Tzaconejá, gestiti dalle basi d’appoggio zapatiste, dove si può pernottare sulle rive di un fiume che scorre in mezzo alla selva.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a un integrante del collettivo Nodo Solidale, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2015.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Guadalupe Cárdenas Zitle, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2014.</li>



<li>Alejandra Aquino Moreschi,&nbsp;<em>Entre el “sueño zapatista” y el “sueño americano”. La migración a Estados Unidos en una comunidad en resistencia</em>. In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas,&nbsp;</em>UAM, México, 2011, pag. 447-487.</li>



<li>Simpatizzante del conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI).&gt;</li>



<li>Alejandra Aquino Moreschi,&nbsp;<em>Entre el “sueño zapatista” y el “sueño americano”. La migración a Estados Unidos en una comunidad en resistencia.</em>&nbsp;In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas,&nbsp;</em>UAM, México, 2011, pag. 463.</li>



<li>Nordici.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato sul mensile Arivista nel giugno 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/12/ezln-terre-recuperate-cooperative-e-lavoro-collettivo/">EZLN. Terre recuperate, cooperative e lavoro collettivo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ezln, Questioni economiche</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2016 14:52:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Satoschi apre la busta e mostra una mazzetta di banconote. Sono 17mila pesos2&#160;da consegnare alla Giunta di Buon Governo, spiega che li ha raccolti un collettivo pro zapatista giapponese durante un evento solidale.Una nebbia spessa imbeve la montagna, impedendo di vedere al di là della sbarra che delimita l’accesso al Caracol di Oventic. Un uomo&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/">Ezln, Questioni economiche</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Satoschi apre la busta e mostra una mazzetta di banconote. Sono 17mila pesos<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;da consegnare alla Giunta di Buon Governo, spiega che li ha raccolti un collettivo pro zapatista giapponese durante un evento solidale.<br>Una nebbia spessa imbeve la montagna, impedendo di vedere al di là della sbarra che delimita l’accesso al Caracol di Oventic. Un uomo con il volto coperto dal passamontagna segna su un foglio i dati anagrafici miei, del ragazzo giapponese e dell’amico che mi accompagna.<br>“Motivo della visita?”, chiede con la voce attutita dalla lana che gli copre la bocca. “Ho dei soldi da consegnare”, dico. “Li ha raccolti la squadra di calcio del fratello di un ragazzo ucciso dai paramilitari, mi hanno chiesto di consegnarli alla giunta”.</p>



<p>Dietro la scrivania, due donne e tre uomini della Giunta di Buon Governo di Oventic ricevono la busta e ascoltano con attenzione le mie parole. Spiego da dove proviene il denaro, poi uno per uno contano i soldi e preparano la ricevuta. Alle loro spalle il ritratto di un guerrigliero zapatista, uno di Che Guevara, alcune foto e disegni di bambini, uno scudetto dell’Inter.</p>



<p>“Ci fa piacere ricevere la vostra solidarietà e vi ringraziamo molto. Comunque noi non vi abbiamo chiesto nulla”, dice uno di loro.<br>“Sí, lo sappiamo”, rispondo stupita della franchezza, mentre sento fremere di emozione il mio amico, che per la prima volta incontra una Giunta di Buon Governo.<br>“Io vengo dallo stato di Chihuahua, nel nord del paese. Da Chihuahua sempre lotteremo al vostro fianco”, dice con trasporto.<br>“Grazie – gli risponde pacificamente un membro della giunta -, ma noi non ve lo abbiamo chiesto”. Il mio amico si offende un po’, a me viene da ridere.</p>



<p>Fino a una decina di anni fa, le donazioni da parte di gruppi solidali, nazionali ed internazionali, venivano versate direttamente ai Municipi Autonomi. Se i municipi limitrofi non ricevevano lo stesso tipo di cooperazione si creavano squilibri tra una zona e l’altra, che dal 2003 con la creazione delle Giunte di Buon Governo si è cercato di evitare, convogliando tutte le donazioni nelle loro mani. Nella zona della Garrucha non riuscirono ad adattarsi subito al nuovo modello, e fino al 2007 continuarono a lasciare che i municipi gestissero le risorse. Uno zapatista che vive nella zona racconta:</p>



<p>“Quando ci siamo resi conto che non andava bene camminare in quel modo nell’autonomia, si sospese tutto per fare tutto collettivamente, perché la Giunta di Buon Governo possa controllare tutti i progetti, che controlli il progetto di educazione, quello di salute e quelli delle altre aree. In questo modo camminiamo nello stesso cammino<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4028" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/P1020487-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Casa della Giunta di Buon Governo di Oventic. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Una volta ricevuta la donazione o la proposta di un progetto da implementare nei territori autonomi, le Giunte di Buon Governo si riuniranno con i rappresentanti dei municipi, che a loro volta ne parleranno con le basi d’appoggio zapatiste. È la base dell’organizzazione che decide come investire le nuove risorse, e la Giunta non dovrebbe far altro che mettere in pratica le sue decisioni. In realtà, si sono verificati casi in cui membri della Giunta di Buon Governo hanno cercato di far confluire gli aiuti o i progetti verso la propria comunità.</p>



<p><strong>Che cosa c’è dietro i programmi assistenziali</strong></p>



<p>È difficile valutare la sostenibilità economica del progetto zapatista, soprattutto a causa della mancanza di dati pubblici. Quel che è certo è che le donazioni sono utili ma modeste, e che il cammino verso l’autonomia dovrebbe tendere alla completa indipendenza anche dalle cooperazioni solidarie.</p>



<p>Più volte gli zapatisti hanno affermato che non esiste un copione per la costruzione dell’autonomia, che stanno creando attraverso un processo fatto di tentativi ed errori. Secondo una base d’appoggio della comunità Victórico Grajales: “L’obiettivo principale è questo: resistere e costruire quella che chiamiamo autonomia, cioè essere indipendenti dal governo, dal mal governo, ed imparare ad organizzarci in modo indipendente, perché pensiamo che quello che stiamo facendo è una cosa simile ad una scuola in cui impariamo molte cose, impariamo ad organizzarci in collettivo, impariamo ad organizzare vari lavori. Cosa faremo più avanti? Non lo sappiamo, ma il nostro compito è questo: rendere realtà il sogno zapatista di costruire quella che noi chiamiamo l’autonomia dei popoli zapatisti, dei popoli indigeni<a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a>”.</p>



<p>Perché questa autonomia sia effettiva, gli zapatisti non accettano i programmi governativi che dispensano aiuti economici alle famiglie più povere. Pensiamo quanto sarebbe difficile per noi rinunciare a un sussidio di disoccupazione o a una borsa di studio e capiremo quanto può essere duro per una famiglia umile, come sono le famiglie zapatiste.</p>



<p>Molti programmi governativi sono stati avviati dopo l’insurrezione del 1994 e vengono considerati dall’EZLN come una strategia di controinsurgenza, visto che portano i beneficiari ad allontanarsi dalla resistenza in cambio di “briciole”. Sono infatti studiati per dare un contentino a chi li riceve, senza essere capaci di cambiarne la vita in modo strutturale.</p>



<p>L’appoggio del governo può consistere, ad esempio, nella consegna di una lamina per il tetto o in un versamento mensile in denaro. Sono programmi assistenzialisti che possono portare i beneficiari ad essere totalmente dipendenti da essi, invece di aiutarli ad avviare un’attività produttiva che permetta loro di essere autonomi dagli aiuti. Si può affermare che, invece di incentivare la creatività e l’indipendenza economica dei cittadini, lo stato dà una paghetta mensile ai cittadini, rendendoli passivi e privi di iniziativa.</p>



<p>Il programma Prospera<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>&nbsp;distribuisce alle donne 130 pesos al mese (meno di 9 euro), più 110 pesos (poco più di 7 euro) per ogni figlio tra zero e nove anni<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">6</a></sup>. Si tratta di un apporto economico minimo che rappresenta un aiuto per chi vive ai margini della sussistenza, ma che non può dare una reale spinta all’economia famigliare. I dati dimostrano che in dodici anni i risultati del programma sono stati scarsi: il 25% delle famiglie hanno problemi di accesso al cibo e più del 30% non è uscita dal circolo intergenerazionale della povertà, che è l’obiettivo principale del programma<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">7</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4030" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/01/IMG_1019-1024x575-1.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Anziano zapatista. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Alcune organizzazioni sociali denunciano che Prospera/Oportunidades porta le beneficiarie ad avere un atteggiamento passivo e ad affidare al programma quasi il totale mantenimento della propria famiglia. “L’unica cosa che ci dà da mangiare è Oportunidades”, spiega una donna del Municipio di Chilón. “La terra ha già perso forza, non dà più nulla, e non c’è lavoro. Ora mantengo la mia famiglia con quello che ci dà il governo con Oportunidades<a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a>”.</p>



<p><strong>E la banca zapatista?</strong></p>



<p>Le comunità zapatiste cercano, al contrario, di incentivare il lavoro produttivo. Per iniziare un progetto è necessario un capitale iniziale, che può provenire dalle donazioni solidali, dai piccoli risparmi delle basi d’appoggio o da un prestito della BAZ, la Banca Autonoma Zapatista.</p>



<p>La cassa presta denaro alle famiglie zapatiste con un interesse che varia dal 3% al 5%, a seconda della zona, mentre scende al 2% se la richiesta è motivata da una malattia che comporta spese in medicine o cure. Se la persona decede, alla famiglia non verrà chiesto il pagamento del debito.</p>



<p>L’idea di creare una banca ad uso delle basi d’appoggio dell’EZLN nacque per rispondere alla pratiche di usura che si erano create all’interno delle comunità, con richieste di tassi d’interesse che potevano arrivare fino al 20%<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note">9</a></sup>.</p>



<p>“Ho lavorato per alcuni anni in una comunità zapatista che vide migrare molte persone negli Stati Uniti”, racconta Guadalupe Cardenas Zitle del Colectivo Femenista Mercedes Oliveira (COFEMO). “Ricordo il caso di un migrante la cui moglie, a cui ogni mese mandava denaro, ad un certo punto divenne “la ricca” della comunità. Si mise a prestare soldi ed iniziò ad avere problemi con molte famiglie, alla fine se ne è dovuta andare. Ora la coppia vive negli Stati Uniti e non è più zapatista<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>”.</p>



<p>La BAZ ha dato avvio a progetti di successo, come quello di un gruppo di donne del Caracol de La Realidad, che con un prestito di 15mila pesos (circa 870 euro) aprirono un ristorantino e un negozio. Organizzarono l’attività e i turni di lavoro, e dopo non molto tempo avevano già raccolto 40mila pesos. In generale, però, l’esperimento della banca zapatista non ha avuto molta fortuna. Nella zona de La Garrucha sono stati ripagati solo il 50% dei prestiti concessi dalla BAZ, e si sono verificati casi di persone che falsificavano i documenti per poter ricevere crediti superiori a quelli concordati con le autorità zapatiste<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=398&amp;pag=28.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a></sup>.</p>



<p><em>All’economia delle comunità zapatiste sarà dedicato anche un altro articolo.</em></p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Circa 1000 euro.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II, pag. 8. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Cristina Híjar González,&nbsp;<em>Autonomía Zapatista. Otro mundo es posible</em>, AMV, México, 2008, pag. 230.</li>



<li>Fino al settembre 2014 chiamato&nbsp;<em>Oportunidades</em>.</li>



<li><a href="https://www.prospera.gob.mx/Portal/wb/Web/oportunidades_cumple_15_anos_de_incentivar" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.prospera.gob.mx/Portal/wb/Web/oportunidades_cumple_15_anos_de_incentivar</a>.</li>



<li>Ángelica Enciso L.,&nbsp;<em>Oportunidades no logró romper cadena generacional de pobreza</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 24 febbraio 2015. Consultabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2015/02/24/sociedad/035n1soc" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2015/02/24/sociedad/035n1soc</a>.</li>



<li><a href="http://www.sipaz.org/es/informes/118-informe-sipaz-vol-xviii-no-4-noviembre-de-2013/472-enfoque-violencia-hacia-las-mujeres-en-mexico-olvidan-castigar-a-los-responsables.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.sipaz.org/es/informes/118-informe-sipaz-vol-xviii-no-4-noviembre-de-2013/472-enfoque-violencia-hacia-las-mujeres-en-mexico-olvidan-castigar-a-los-responsables.html</a>.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>, pag. 44. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Guadalupe Cárdenas Zitle, San Cristóbal de Las Casas, aprile 2014.</li>



<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Resistencia Autónoma</em>. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuela-zapatista-descarga-sus.html</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato sul mensile Arivista nel maggio 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/01/10/ezln-questioni-economiche/">Ezln, Questioni economiche</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN, tra rimedi tradizionali e medicina allopatica</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2015/10/09/ezln-tra-rimedi-tradizionali-e-medicina-allopatica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 12:21:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>María e Ruth2&#160;s’inginocchiano davanti al tavolino e con un coltello sminuzzano radici, foglie e fiori. “Questa è molto buona per i dolori mestruali, devi bere l’infusione tre volte al giorno”, dice Ruth mostrando le foglie di una pianta violetta. Spiega che la bougainville e il rosmarino sono ottimi per la tosse, e una radice che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>María e Ruth<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;s’inginocchiano davanti al tavolino e con un coltello sminuzzano radici, foglie e fiori. “Questa è molto buona per i dolori mestruali, devi bere l’infusione tre volte al giorno”, dice Ruth mostrando le foglie di una pianta violetta. Spiega che la bougainville e il rosmarino sono ottimi per la tosse, e una radice che sembra liquerizia aiuta in caso di dolore allo stomaco.<br>Nella&nbsp;<em>Casa de Salud Comunitaria</em>&nbsp;in cui le due ragazze lavorano – un piccolo edificio semplice e pulito circondato da un bosco di pini – ci sono anche garze, acqua ossigenata, stetoscopi, alcuni medicinali e strumenti per il primo soccorso.<br>Nel mondo zapatista le politiche legate alla salute vengono discusse da tutta la comunità, che prende le decisioni per consenso. María e Ruth sono state nominate per formarsi come&nbsp;<em>yierberas</em>, hanno imparato i segreti della fitoterapia e curano con le erbe medicinali; sono&nbsp;<em>promotoras de salud</em>&nbsp;che lavorano affianco alle ostetriche capaci di accompagnare un parto secondo la tradizione indigena (<em>parteras</em>) e alle massaggiatrici (<em>hueseras</em>). Sono ruoli che già nel XVI e XVII secolo venivano ricoperti in prevalenza da donne,&nbsp;<em>curanderas</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>&nbsp;che in alcuni casi erano anche sacerdotesse<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>.<br>Soprattutto negli ultimi anni e grazie anche alla solidarietà internazionale, le giunte di buon governo zapatiste stanno dando un particolare impulso alla loro formazione, con l’idea di recuperare le pratiche curative indigene per affiancarle alla medicina allopatica (o occidentale). La medicina tradizionale si stava infatti perdendo, a causa soprattutto dell’azione del programma di salute dell’Instituto Nacional Indigenista<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>&nbsp;(INI), istituzione governativa che portava avanti politiche finalizzate ad assimilare i popoli nativi alla cultura meticcia e occidentale.<br>Carmen ricorda il sentimento di vergogna condiviso dalla popolazione indigena sfollata che, a seguito dell’offensiva dell’esercito messicano del febbraio 1995, fu costretta a rifugiarsi nella montagna: “C’erano tanti bambini ammalati e sapevamo che lì nella montagna c’erano un sacco di rimedi. Ma non sapevamo sceglierli e avevamo paura di provare<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg-1024x768.webp?resize=980%2C735" alt="" class="wp-image-2332" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OLGA240414OB.jpg.webp?w=1456&amp;ssl=1 1456w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Clinica autonoma nel Municipio Olga Isabel, zona di Morelia (Foto: O.B.)</em></figcaption></figure>



<p><strong>Il ruolo dei “medici zapatisti”</strong></p>



<p>Carmen è oggi tra i 200 “medici zapatisti” che lavorano nella zona del Caracol di Morelia ed è stata sostenitrice della costruzione della clinica autonoma El Salvador Corazón de Jesús, nel Municipio 17 de Noviembre, dotata di cinque edifici che ospitano un consultorio, una farmacia, un laboratorio per le analisi, una sala ginecologica e una dentistica. Nella clinica, che esisteva già prima dell’insurrezione del 1994, lavorano quattro promotori di salute che si danno il cambio ogni quattro giorni<a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a>.<br>Anche la clinica Guadalupana del Caracol di Oventic fu costruita prima del&nbsp;<em>levantamiento</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>armato, a partire dal 1991, quando la comunità era completamente isolata e non era possibile portare i pazienti fino all’ospedale di San Cristóbal de Las Casas, che si trova a circa un’ora e mezza di distanza. Oggi la clinica Guadalupana coordina le undici microcliniche presenti nella zona di Oventic<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a></sup>&nbsp;ed ospita un consultorio dentale, ginecologico e oftalmologico, un laboratorio erboristico e una decina di letti per ricoverare i pazienti<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>. Le cure mediche sono gratuite, ma le medicine hanno un costo.<br>Nei casi più gravi o quando è necessaria la consulenza di uno specialista, gli zapatisti si rivolgono agli ospedali di istituzioni religiose<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a></sup>&nbsp;o a quelli pubblici. Anche nelle campagne di vaccinazione, che hanno raggiunto una copertura importante in territorio zapatista, il sistema di salute autonomo s’incontra con quello statale. Le campagne vengono portate avanti dai&nbsp;<em>promotores de salud</em>&nbsp;ma, almeno fino a poco tempo fa, il vaccino era distribuito dal sistema di salute pubblico grazie alla mediazione di organizzazioni non governative<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>. Oggi il personale medico denuncia che il governo non distribuisce vaccini e medicinali adeguati nelle zone indigene, violando il diritto alla salute<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note">1</a><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>.<br>Secondo stime ufficiali, all’inizio degli anni ’90 in Chiapas morivano 14<sup>.</sup>500 persone l’anno per malattie curabili come problemi respiratori, tifo o salmonella<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note">1</a><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>. I dati mostrano come da allora la situazione nella regione sia migliorata – ad esempio, tra il 1990 e il 2011 la mortalità associata a complicazioni durante la gravidanza o il parto è scesa più del 50%<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">15</a>&nbsp;</sup>-, ma continuano a mostrare una situazione drammatica.<br>Il sistema di salute zapatista ha portato cure nelle zone più remote del Chiapas, quelle che non vengono neanche prese in considerazione dalle stime ufficiali, e in due cliniche autonome che si trovano nel cuore della selva Lacandona durante più di sette anni non si è registrata nessuna morte materna<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>. Spiega José della commissione di salute del Caracol di Morelia: “La situazione della salute dei nostri popoli è cambiata, e non grazie al governo, ma a noi. Ora sono quasi inesistenti le diarree che prima uccidevano i bambini, e se ci sono le isoliamo e le trattiamo. I nostri bambini non muoiono più di diarrea. Ad ogni modo, nella pratica la salute è difficile<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg-1024x575.webp?resize=980%2C550" alt="" class="wp-image-2333" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/IMG_1050.jpg.webp?w=1456&amp;ssl=1 1456w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Anziana zapatista (Foto: O.B.)</em></figcaption></figure>



<p><strong>Malasanità, soprattutto con gli indigeni</strong></p>



<p>Con una punta di ironia, José dice che dove vede una clinica zapatista il governo costruisce un ospedale pubblico per farle concorrenza. Le istituzioni messicane hanno in parte recepito le richieste dell’EZLN, ad esempio costruendo infrastrutture in zone in cui erano inesistenti. La decisione è parte della “strategia di controinsurgenza” che porta il governo a fare piccole concessioni per creare consenso e allontanare le comunità indigene della resistenza, senza dover ricorrere all’utilizzo della forza militare o paramilitare.<br>“Il governo ha iniziato a fare investimenti infrastrutturali a partire dell’insurrezione zapatista del 1994, ora tutti i centri abitati più importanti hanno un centro di salute. Ad ogni modo, continuano ad esserci problemi per la mancanza di personale qualificato, spesso gli infermieri assumono le funzioni dei dottori<a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a>”, spiega Nancy Zárate Castillo, professoressa di psicologia delle differenze di genere della Universidad Autónoma de Chiapas (UNACH) ed ex coordinatrice statale della Red por los Derechos Sexuales y Reproductivos (DDSER).<br>Gli episodi di malasanità in Messico sono frequenti, in particolare ai danni della popolazione indigena, che spesso viene trattata con razzismo dal personale medico. Come il caso di Irma López Aurelio, a cui è stato negato l’accesso a un ospedale nello stato di Oaxaca e ha dovuto partorire in giardino. O quello di Romeo Hernández, a cui i medici dell’Hospital de la Mujer di San Cristóbal de las Casas hanno consegnato il corpo senza vita della moglie Susana, e un neonato sporco. Non gli hanno detto di averla lasciata nuda in una barella nel corridoio dell’ospedale, alla vista di tutti, non lo hanno informato di averle asportato la vescica senza il suo consenso né del fatto che, una volta morta, le hanno preso l’impronta digitale per simulare un’autorizzazione<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=397&amp;pag=32.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>.</p>



<p><a></a>Note</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Dichiarazione di Moisés Gandhi, febbraio 1997.</li>



<li>Nomi fittizi, per motivi di sicurezza.</li>



<li>Nome che viene dato alle curatrici tradizionali o sciamane.</li>



<li>Sylvia Marcos,&nbsp;<em>Mujeres, indígenas, rebeldes, zapatistas</em>, Ediciones Eón, México, 2011, pag. 127.</li>



<li>Creato nel 1948, dal 2003 venne sostituito dalla Comisión Nacional para el Desarrollo de los Pueblos Indígenas.</li>



<li>Melissa M. Forbis,&nbsp;<em>Autonomía y un puñado de hierbas. La disputa por las identidades de género y étnicas por medio del sanar</em>. In Bruno Baronnet, Mariana Mora Bayo, Richard Stahler-Sholk (a cura di),&nbsp;<em>Luchas “muy otras”. Zapatismo y autonomía en las comunidades indígenas de Chiapas</em>, UAM, México, 2011, pag. 386.</li>



<li>Hermann Bellinghausen,&nbsp;<em>Comunidades zapatistas alcanzan la autosuficiencia en servicios de salud</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 28 febbraio 2009. Consultabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2009/02/28/politica/014n1pol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2009/02/28/politica/014n1pol</a>.</li>



<li>Insurrezione.</li>



<li>Quaderni di testo della prima&nbsp;<em>Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II</em>, pag. 20. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>J.H. Cuevas,&nbsp;<em>Salud y Autonomía: el caso Chiapas. A case study commissioned by the Health Systems Knowledge Network</em>, marzo 2007.</li>



<li>Ad esempio l’ospedale San Carlos di Altamirano, nei pressi del Caracol di Morelia, che da circa 45 anni si occupa della salute della popolazione della zona. Si finanzia con donazioni e l’89% dei suoi pazienti sono indigeni.</li>



<li>J.H. Cuevas,&nbsp;<em>Salud y Autonomía: el caso Chiapas. A case study commissioned by the Health Systems Knowledge Network</em>, marzo 2007.</li>



<li>Assemblea della Medicina della Liberazione, in CIDECI-Universidad de la Tierra di San Cristóbal de Las Casas, 1-3 agosto 2014.</li>



<li>Subcomandante Marcos,&nbsp;<em>Chiapas: El Sureste en dos vientos, una tormenta y una profecia. In EZLN, documentos y comunicados</em>, tomo 1, ERA, Messico, 1994, pag.60.</li>



<li>Instituto Nacional de Estadística y Geografía (INEGI),&nbsp;<em>Estadísticas a propósito del día mundial de la población (Chiapas)</em>, 8 luglio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.inegi.org.mx/inegi/contenidos/espanol/prensa/contenidos/estadisticas/2014/poblacion7.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.inegi.org.mx/inegi/contenidos/espanol/prensa/contenidos/estadisticas/2014/poblacion7.pdf</a>.</li>



<li>Salud y Desarrollo Comunitario A.C.,&nbsp;<em>Informes de Médicos Pasantes en Servicio Social, 1995-2001</em>.</li>



<li>Hermann Bellinghausen,&nbsp;<em>Comunidades zapatistas alcanzan la autosuficiencia en servicios de salud</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 28 febbraio 2009. Consultabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2009/02/28/politica/014n1pol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2009/02/28/politica/014n1pol</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Nancy Zárate Castillo, San Cristóbal de Las Casas, maggio 2014.</li>



<li>Ángeles Mariscal,&nbsp;<em>Hospitales de Chiapas, deficiente capacidad para atender a mujeres</em>, quotidiano elettronico&nbsp;<em>Chiapas Paralelo</em>, 18 settembre 2014. In&nbsp;<a href="http://www.chiapasparalelo.com/noticias/chiapas/2014/09/hospitales-de-chiapas-deficiente-capacidad-para-atender-a-mujeres/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.chiapasparalelo.com/noticias/chiapas/2014/09/hospitales-de-chiapas-deficiente-capacidad-para-atender-a-mujeres/</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista, num. 397 dell’aprile 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/10/09/ezln-tra-rimedi-tradizionali-e-medicina-allopatica/">EZLN, tra rimedi tradizionali e medicina allopatica</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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