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	<title>zapatismo - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>zapatismo - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 11:11:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO), un gruppo armato di tipo paramilitare, che ha minacciato di ucciderlo ed appendergli le interiora al collo.</p>



<p>Sono alcune testimonianze di donne zapatiste raccolte dalla Carovana di Solidarietà con le Comunità Autonome di Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, che è stata realizzata a fine ottobre, pochi giorni prima del sequestro, da parte della ORCAO, del zapatista Felix López Hernández, che è stato poi torturato da una ventina di uomini.</p>



<p>Dall’inizio del 2020, in varie occasioni la ORCAO ha attaccato l’EZLN: minacce ed aggressioni, danni alla scuola media autonoma zapatista, saccheggio e poi incendio di due magazzini pieni di caffè zapatista. Gli uomini della ORCAO rubano il raccolto delle famiglie dell’EZLN ed invadono i campi che ha “recuperato” quando è insorto in armi nel 1994 – si tratta, cioè, di terre che gli zapatisti hanno tolto ai latifondisti per distribuirle tra i suoi militanti.</p>



<p>La Carovana di Solidarietà ha constatato i danni materiali che gli attacchi paramilitari causano alle comunità zapatiste e le loro conseguenze psicologiche, in particolare nei bambini e nelle donne. Queste vivono con un’angoscia costante: non possono avvicinarsi ai campi por paura di essere aggredite dagli uomini armati della ORCAO, i loro raccolti marciscono sotto il sole e le loro tavole rimangono vuote. Al ruscello per prendere l’acqua si avvicinano solo in gruppo.</p>



<p>“I bambini non sanno se dormire con le scarpe, perché gli spari non hanno orario”, ha affermato Marisol Culej Culej del Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas (CDMCH), durante il forum “Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste”, organizzato il 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne. Secondo l’ONG chiapaneca, le donne zapatiste non si vittimizzano, e attraverso il lavoro collettivo hanno creato forme di resistenza all’azione di organizzazioni come la ORCAO, “il cui obiettivo primordiale è lo sfiancamento”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3343" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?w=1298&amp;ssl=1 1298w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Partita a basket durante il Primo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, organizzato dalle zapatiste. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Guerra integrale di sfiancamento” è il nome che si da alla fase attuale della guerra di bassa intensità in Chiapas. Dopo il massacro avvenuto nel villaggio chiapaneco di Acteal nel 1997 – dove un gruppo paramilitare ha ucciso 45 indigeni maya tzotziles mentre stavano pregando per la pace in Chiapas – , la strategia dello Stato contro le comunità autonome del Chiapas non è più attaccarle direttamente con grandi operazioni militari, ma consiste in “sfinire” la popolazione con atti non così appariscenti da attirare l’attenzione dei media. Allo stesso tempo, il governo “compra” il favore delle persone dando loro soldi e programmi assistenzialisti, allontanandole in questo modo dalle organizzazioni in lotta, come l’EZLN.</p>



<p>“Il governo attua individualizzando la persona, dandole soldi e separandola dal corpo collettivo di cui fa parte, e che finora gli ha permesso di resistere all’azione dello Stato messicano e al progressismo”, ha affermato la sociologa Margara Millán durante il suo intervento al forum. “Le donne si trovano al centro di questo conflitto perché promuovono varie lotte, e si convertono in questo modo in un oggetto da intimidare e debilitare. Lo Stato attacca le donne zapatiste perché ci hanno insegnato che non dobbiamo avere paura”.</p>



<p>Lo stesso schema di violenza colpisce le famiglie di altri villaggi e zone del Chiapas: Aldama, Chalchihuitán, Chilón, Los Chorros o Banavil. E va anche oltre le frontiere chiapaneche: secondo l’antropologa Aida Hernández Castillo, in varie parti del mondo si utilizzano pratiche di guerra simili. Lo afferma Carolyn Nordstrom dell’Università di Notre Dame in una citazione che Aida Hernández Castillo legge durante il forum Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste: “Dopo aver condotto ricerche sul campo negli epicentri di guerra nei tre continenti durante più di quindici anni, ho imparato che il concetto stesso di guerre locali, che siano centrali o periferiche, è una finzione”, scrive Nordstrom. “Non ci sono conflitti locali: l’industria della guerra internazionale è massivamente interconnessa e rende possibile le guerre in ogni parte del mondo. Ho visto i manuali di addestramento militare fare il giro del mondo, passando da una guerra all’altra. Quando una nuova tecnica di tortura viene introdotta in un paese, di lì a pochi giorni la solita tecnica può essere trovata in altre parti del mondo”.</p>



<p>Uno dei territori in cui l’”industria della guerra internazionale” implementa le sue strategie è il Kurdistán. Lì, ispirate dalla lotta delle zapatiste, le curde che quotidianamente resistono agli attacchi dello Stato turco propongono alle donne in lotta di tutto il pianeta di unire gli sforzi per creare un’organizzazione mondiale di donne. “Senza costruire una lotta in comune non si può rompere il patriarcato”, ha affermato alla chiusura dell’evento Melike Yasar del Movimento delle Donne Curde.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nel gennaio 2021.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/06/continuano-gli-attacchi-paramilitari-allezln-sono-parte-di-una-guerra-globale-contro-i-popoli-e-le-donne/">Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2020 10:34:21 +0000</pubDate>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/07/05/nei-territori-zapatisti-del-chiapas-durante-la-pandemia/">Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dottor Joel Heredia guida sulla strada che dalla città di Ocosingo, nello Stato meridionale del Chiapas, in Messico, porta al villaggio di Las Tazas, nel cuore della Selva Lacandona. Porta una mascherina e ha il bagagliaio pieno di&nbsp;<em>brochure</em>&nbsp;sul nuovo Coronavirus che Sadec (Salud y desarrollo comunitario), la ong che ha fondato, ha preparato per i&nbsp;<em>promotores de salud,&nbsp;</em>zapatiste e zapatisti che curano con le erbe e con la medicina occidentale.&nbsp;</p>



<p>È il 19 maggio e sta accompagnando il suo collega Luis Enrique Fernández Máximo alla clinica autonoma zapatista di Las Tazas per iniziare il suo turno di venti giorni nell’unica comunità in cui Sadec sta lavorando, visto che con la dichiarazione di allerta rossa della&nbsp;<em>Comandancia General</em>&nbsp;dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), la maggior parte dei medici sono stati invitati ad uscire dal territorio zapatista.</p>



<p>L’EZLN ha dichiarato l’allerta rossa il 16 marzo 2020, quando in Messico c’erano solo 82 persone positive al nuovo Coronavirus: “Considerando la mancanza di informazione veritiera ed opportuna sulla portata e gravità del contagio, così come l’assenza di un piano reale per affrontare la minaccia, considerato il compromesso zapatista nella nostra lotta per la vita; abbiamo deciso di decretare l’allerta rossa nei nostri villaggi, comunità e quartieri ed in tutte le istanze organizzative zapatiste”.</p>



<p>Nel comunicato il&nbsp;<em>subcomandante insurgente</em>&nbsp;Moisés definiva “frivolo” l’atteggiamento del presidente messicano López Obrador, che in quei giorni invitava le famiglie a non smettere di andare a mangiare fuori, e raccomandava la chiusura dei Caracoles e dei Centri di Resistenza e Disobbedienza zapatisti, sedi del governo autonomo zapatista.</p>



<p>Quando nel 1994 insorse in armi, l’EZLN tolse ai latifondisti più di 150 mila ettari di terra per distribuirli ai contadini, dove costruì un sistema di governo, uno di giustizia, uno di educazione e uno sanitario che sono totalmente autonomi dallo Stato. Lo ha fatto con l’aiuto di collettivi ed organizzazioni non governative come Sadec, che dal 1995 nelle aree rurali dei Municipi di Palenque ed Ocosingo organizza corsi di formazione per i&nbsp;<em>promotores de salud</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="613" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=980%2C613&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3380" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=1024%2C640&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=1536%2C960&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Clinica Autonoma de Las Tazas. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p>“Nella facoltà di medicina ci insegnano che la salute è ‘assenza di malattia’, ma dai&nbsp;<em>promotores de salud</em>&nbsp;ho imparato che la salute è molto più di questo: ha a che vedere con lo stare bene con gli altri e con sé stessi, con aver voglia di fare cose e di scherzare”, spiega Heredia.</p>



<p>Racconta che parallelamente alla dichiarazione di allerta rossa, l’EZLN ha ordinato ai&nbsp;<em>promotores de salud&nbsp;</em>di lasciare le cliniche autonome presenti nei Caracoles, che sono quelle più grandi ed attrezzate, per tornare alle loro comunità di origine, dove esistono dei piccoli ambulatori zapatisti. “La strategia dell’EZLN è restringere la possibilità di movimento all’interno del territorio zapatista per evitare la propagazione del virus, e avere però la capacità di ricevere i pazienti localmente, in ogni punto in cui c’è un&nbsp;<em>promotor de salud</em>”, continua il dottore.&nbsp;</p>



<p>I&nbsp;<em>promotores</em>&nbsp;sono stati istruiti sulle misure di prevenzione al Covid-19 e sono tornati ai loro villaggi, anche quelli più remoti, per spiegarle alla popolazione. “L’EZLN ha deciso di mettere da parte il lavoro assistenziale e concentrarsi su quello preventivo. È una strategia che comporta dei costi, ad esempio non si stanno occupando di persone che hanno altri tipi di malattie”, conclude.</p>



<p>Entriamo in una strada sterrata che ci porterà a Las Tazas. Ai suoi bordi cartelli colorati, con stelle rosse e disegni di volti coperti da passamontagna, ci ricordano che siamo in territorio zapatista, “dove il popolo comanda e il governo ubbidisce”. Nell’area del Chiapas sotto influenza dell’EZLN, però, non vivono solo zapatisti, ma anche persone che non fanno parte dell’organizzazione. Per questo gli zapatisti non hanno potuto bloccare totalmente l’entrata ai propri villaggi per isolarsi dal virus, come hanno fatto altre comunità indigene messicane.</p>



<p>La preoccupazione più grande è rappresentata dalle persone che sono migrate negli Stati Uniti o in altre regioni del Messico, come le fabbriche del Nord o le zone turistiche dei Caraibi, e che tornano al villaggio dopo aver perso il loro impiego a causa del&nbsp;<em>lockdown</em>. A Las Tazas sono 150 i migranti ritornati.</p>



<p>La strategia dell’EZLN nei confronti dei propri migranti di ritorno è chiara: metterli in quarantena. “Sappiamo che in alcune comunità i fratelli che vengono da fuori sono stati isolati e hanno incontrato le loro famiglie dopo 15 o 30 giorni. Questo tipo di precauzioni che state prendendo sono corrette”, dice il comandante Tacho in un messaggio vocale che è girato su Whatsapp tra i civili zapatisti.</p>



<p>Arriviamo alla clinica autonoma di Las Tazas. “Riceviamo una decina di pazienti al giorno, che vengono anche dalle comunità vicine, nessuno di loro aveva sintomi di Covid-19”, afferma Juan Carlos Martínez Vásquez, medico che incontriamo al nostro arrivo. Dice che la difficoltà più grande che trova a Las Tazas è la comunicazione in&nbsp;<em>tzeltal</em>, la lingua indigena che si parla in questa zona del Chiapas, ma la&nbsp;<em>promotora de salud</em>&nbsp;che lavora nella clinica autonoma lo aiuta con la traduzione allo spagnolo. Da lei il giovane medico ha imparato quello che non gli hanno insegnato all’università: occuparsi del paziente invece che della malattia, avvicinarsi alle persone in modo umano.</p>



<p>La clinica di Las Tazas esiste da 25 anni, ma i murales che la adornano sono nuovi. Un cartello plastificato appeso al muro spiega che cos’è il nuovo Coronavirus e come si può prevenire. All’interno della clinica è presente una farmacia -le visite mediche sono gratuite, ma i medicinali hanno un costo-, un consultorio dentale e uno medico con una apparecchiatura per la terapia a ultrasuoni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3383" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1000%2C667&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Clinica Autonoma de Las Tazas. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p>Il suo servizio è fondamentale per la popolazione, sia zapatista sia non, visto che l’ambulatorio pubblico di Las Tazas apre solo tre giorni alla settimana, e nelle ultime tre settimane ha aperto solo due giorni. L’ospedale pubblico più vicino e che riceve i casi gravi, eventualmente anche quelli di Covid-19, si trova ad Ocosingo, a quasi tre ore di distanza.</p>



<p>In Chiapas circa il 76% della popolazione vive in condizione di povertà e la sanità pubblica soffre di grandi carenze, soprattutto nelle comunità contadine ed indigene in cui, da quando è arrivato il virus, solo nel 16% dei casi sono presenti dei medici. Secondo il ministero della Sanità, tra il 28 febbraio e il 15 giugno in tutto il Messico 1.760 indigeni sono risultati positivi al Covid-19 e 327 sono morti. Dati ufficiali mostrano che a causa della marginalizzazione e della discriminazione strutturale in cui vivono da secoli, gli indigeni hanno il 70% in più di possibilità di morire a causa del nuovo Coronavirus rispetto a una persona non indigena.</p>



<p>Paradossalmente nei municipi di Ocosingo e Palenque la situazione è migliorata con l’arrivo dell’epidemia. “Prima non esistevano reparti di terapia intensiva in nessuna delle due città, visto che chi ne aveva più bisogno erano le donne indigene che avevano complicazioni durante il parto, di cui a nessuno importa”, dice Joel Heredia. “Ora che anche il sindaco o un deputato possono avere bisogno della terapia intensiva hanno aperto i reparti. Una cosa terribile di questa pandemia è che ha messo in luce la vulnerabilità di tutti gli esseri umani”.</p>



<p>Lasciamo il dottor Luis Enrique Fernández a Las Tazas per iniziare il suo turno nella clinica autonoma e partiamo. I suoi occhi che spuntano dalla mascherina sorridono e ci saluta con un cenno della mano. “Invitiamo a non perdere il contatto umano e a cambiare temporalmente i modi di saperci compagne e compagni”, ha scritto l’EZLN nel suo comunicato del 16 marzo. “La parola e l’ascolto, con il cuore, hanno molte strade, molti modi, molti calendari e molte geografie per incontrarsi. E questa lotta per la vita può essere una di queste”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/reportage-chiapas-pandemia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 23.06.2020</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/07/05/nei-territori-zapatisti-del-chiapas-durante-la-pandemia/">Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN: Un’analisi impietosa del sistema mediatico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2015/03/24/ezln-unanalisi-impietosa-del-sistema-mediatico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2015 14:19:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/03/24/ezln-unanalisi-impietosa-del-sistema-mediatico/">EZLN: Un’analisi impietosa del sistema mediatico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il primo movimento guerrigliero dell’era dell’informazione.</em><br>Manuel Castells</p>



<p>Corrono i giornalisti su e giù per il corteo, con macchine fotografiche e videocamere alla mano, per catturare immagini di ogni suo momento. Gli zapatisti marciano a passo svelto e in silenzio per le vie del centro di San Cristóbal de Las Casas, in file indiane lunghe e ordinate. Mostrano cartelli che dicono “il vostro dolore è il nostro dolore”, “la vostra rabbia è nostra”, “non siete soli”.&nbsp;Parlano alle famiglie degli studenti di Ayotzinapa, un paese nello stato di Guerrero, che la notte del 26 settembre 2014 sono stati attaccati mentre viaggiavano in autobus dalla Polizia Municipale e da un gruppo di sicari, che hanno sparato contro di loro. Sei persone sono rimaste uccise -tra cui il giovane Julio César Mondragón, a cui sono stati asportati gli occhi e la pelle dal viso, lasciando solo il cranio ricoperto di sangue- e 43 studenti sono desaparecidos, spariti nel nulla. In tutto il paese si manifesta per chiedere giustizia, non solo per i ragazzi di Guerrero ma per i più di 100mila morti e più di 22mila desaparecidos che si registrano nel paese dal 2006 ad oggi.</p>



<p>Un ragazzo con una maglietta attillata e un passamontagna di lana riprende il corteo da un muretto leggermente rialzato, mentre un suo compagno segue con la videocamera la testa della marcia. Sono&nbsp;<em>promotores de comunicación</em>, comunicatori zapatisti. Sono soprattutto giovani con meno di 30 anni che scattano foto, montano video e audio, scrivono articoli e disegnano posters<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=395&amp;pag=27.htm#note">1</a></sup>. Il loro lavoro è la risposta a una richiesta che l’<em>Ejército Zapatista de Liberación Nacional&nbsp;</em>(EZLN) fece nel 1995, quando si sedette a negoziare con il governo nel paese di San Andrés Larráinzar e pretese che ai popoli indigeni venisse garantito l’accesso ai mezzi di comunicazione<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=395&amp;pag=27.htm#note">2</a></sup>. Il Congresso non ratificò gli Accordi di San Andrés, e gli zapatisti decisero di formare i propri comunicatori avvalendosi della collaborazione di collettivi e organizzazioni della società civile.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/03/MORELIA051014OB.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/MORELIA051014OB.jpg.webp?resize=837%2C471" alt="" class="wp-image-2392" width="837" height="471" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/MORELIA051014OB.jpg.webp?w=700&amp;ssl=1 700w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/MORELIA051014OB.jpg.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 837px) 100vw, 837px" /><figcaption class="wp-element-caption">Mural nel Caracol di Morelia. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>“Organizziamo corsi di formazione in tutti i Caracoles, in modo che le comunità siano capaci di creare da sole un video, dall’inizio alla fine”<a href="http://www.arivista.org/?nr=395&amp;pag=27.htm#note">3</a>, spiega Paco Vázquez del collettivo&nbsp;<em>Promedios de Comunicación Comunitaria</em>, di cui fanno parte attivisti messicani e di altri paesi del mondo. “All’inizio i video venivano prodotti più che altro per denunciare all’esterno delle comunità le violazioni ai diritti umani causate dai gruppi antagonisti all’EZLN, ma a partire dal 2007 gli zapatisti hanno dato priorità alla produzione ad uso interno, per le stesse comunità. Si documentano le assemblee, gli accordi a cui si giunge in caso di conflitti risolti dalla Giunta di Buon Governo, gli eventi e le marce. L’idea degli zapatisti è che un prodotto audiovisuale possa essere funzionale alla costruzione dell’autonomia. Ad esempio, se decidono di fare una campagna di sensibilizzazione per la vaccinazione dei bambini, uniscono la commissione di salute e quella di comunicazione e progettano una campagna, che può consistere in poster e audio per la radio”.</p>



<p><strong>I promotores de comunicación</strong></p>



<p>Juana cucina fagioli e prepara&nbsp;<em>tortillas</em>, lava i panni e allatta il figlio, mentre la piccola radio a pile ronza appesa a un chiodo. Trasmette musica e notizie, programmi di approfondimento politico, dibattiti sulla lotta zapatista e di altri popoli del mondo. È&nbsp;<em>Radio Insurgentes, la voz de los sin voz</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=395&amp;pag=27.htm#note">4</a></sup><em>&nbsp;del Ejército Zapatista de Liberación Nacional</em>, un’emittente inizialmente in mano ai guerriglieri dell’EZLN che nel 2005 è passata ai municipi autonomi zapatisti, ovvero alla base civile dell’organizzazione<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=395&amp;pag=27.htm#note">5</a></sup>. Ora&nbsp;<em>Radio Insurgente</em>&nbsp;è un mezzo di comunicazione comunitario, gestito dalle basi d’appoggio zapatiste.</p>



<p>Nelle comunità autonome esistono cabine radio e stanze con computer in cui lavorano i&nbsp;<em>promotores de comunicación</em>, montando audio e video, inviando mail. È un’immagine che può risultare stridente a un occhio esterno, abituato a considerare i popoli indigeni come chiusi in se stessi e portatori di una cultura che attraverso il contatto con la tecnologia potrebbe contaminare la sua “purezza”.</p>



<p>“Alcuni dicono che stiamo cambiando la cultura degli indigeni, ma sono gli indigeni a decidere se e come cambiarla. Negli Accordi di San Andrés hanno chiesto di poter accedere alla tecnologia, chi siamo noi o lo stato messicano per dire ‘voi non potete farlo’?”, afferma Paco Vázquez del collettivo&nbsp;<em>Promedios de Comunicación Comunitaria</em>. “Nelle comunità indigene quasi tutti i giovani hanno uno smartphone, malgrado abbiano una cattiva connessione a Internet. Per una persona che non ha molti soldi è l’acquisto più conveniente, perché può essere utilizzato come telefono, radio, lettore mp3, macchina fotografica, orologio e computer. Gli indigeni, come tutti, sono affascinati dalla tecnologia perché è intrigante e offre molte possibilità. Perché ne dovrebbero rimanere fuori?”.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/03/GARRU040114OB.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/GARRU040114OB.jpg.webp?resize=828%2C621" alt="" class="wp-image-2393" width="828" height="621" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/GARRU040114OB.jpg.webp?w=700&amp;ssl=1 700w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/GARRU040114OB.jpg.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 828px) 100vw, 828px" /><figcaption class="wp-element-caption">Promotor de comunicación, Caracol de La Garrucha. Foto: O.B</figcaption></figure>



<p><strong>EZLN e i media</strong></p>



<p>La comunicazione ha avuto un ruolo centrale per il movimento zapatista. Dai suoi albori, l’EZLN ha trovato un modo originale di raccontarsi e analizzare la realtà, soprattutto attraverso la penna ironica e affilata del subcomandante Marcos. I suoi scritti sono stati fondamentali nel rendere il progetto zapatista un punto di riferimento per i movimenti sociali di tutto il mondo.</p>



<p>Il rapporto dell’organizzazione con i mezzi di comunicazione ha attraversato fasi differenti nei suoi vent’anni di vita. All’inizio il subcomandante Marcos appariva in pubblico spesso e volentieri, anche nei media&nbsp;<em>mainstream</em>. Nel 2006 è entrato negli studi di Televisa, il canale televisivo operante in regime semi monopolistico e controllato dal&nbsp;<em>Partido Revolucionario Instistucional</em>&nbsp;(PRI), il partito conservatore che governa il paese quasi ininterrottamente da più di 80 anni. Poi per alcuni anni gli zapatisti hanno congelato quasi completamente il rapporto con i media, che hanno riallacciato nella primavera scorsa, ma in un nuovo formato.</p>



<p>“L’EZLN ha scelto di cambiare punto di vista, sistema di relazioni”, hanno annunciato nell’agosto 2014 durante la conferenza stampa offerta nel Caracol della Realidad ai “media liberi, autonomi, alternativi o come si chiamino”, che l’organizzazione ha scelto come interlocutori unici. In quell’occasione gli zapatisti hanno proposto un’analisi impietosa del sistema mediatico, che il capitalismo avrebbe mercantilizzato fino a trasformarlo in fabbrica del “prodotto informazione”, che in realtà disinforma<a href="http://www.arivista.org/?nr=395&amp;pag=27.htm#note">6</a>. L’EZLN ha anche annunciato la creazione dei “<em>tercios compas”,</em>&nbsp;uno sforzo comunicativo di cui ancora non si conoscono i dettagli e che vede come protagonisti i guerriglieri, che dovrebbero facilitare l’informazione ai media alternativi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=395&amp;pag=27.htm#note">7</a></sup>.</p>



<p>Note</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Un video sulla&nbsp;<em>”otra comunicación”</em>, la comunicazione autonoma zapatista e il lavoro dei&nbsp;<em>promotores de comunicación</em>&nbsp;si trova all’indirizzo:&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=Uzpqdh6GdQ4" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.youtube.com/watch?v=Uzpqdh6GdQ4</a>.</li>



<li><em>”È essenziale dotare le comunità di mezzi di comunicazione propri, che sono un meccanismo chiave per lo sviluppo della loro cultura”</em>, dicono gli Accordi di San Andrés.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Paco Vázquez, San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, novembre 2014.</li>



<li>La voce dei senza voce. Si può consultare la pagina web della radio all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://www.radioinsurgente.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.radioinsurgente.org</a>.</li>



<li>Azalia Hernández Rodríguez,&nbsp;<em>Radio Insurgente: comunicación desde la autonomía zapatista</em>, XXX Conferencia Anual de ILASSA sobre Latinoamérica, Universidad de Texas, 5 febbraio 2010.</li>



<li>Luca Martinelli,&nbsp;<em>Il subcomandante Marcos è “morto”, ora parla Galeano</em>, quotidiano&nbsp;<em>Il Manifesto</em>, 13 agosto 2014.</li>



<li>La trascrizione in italiano della conferenza stampa si può trovare ai seguenti link:&nbsp;<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/08/14/trascrizione-della-conferenza-stampa-dellezln-con-i-media-liberi-autonomi-alternativi-o-come-si-chiamino-del-10-agosto-2014-a-la-realidad-zapatista-chiapas-mexico-prima-parte-parole-del-supg/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/08/14/trascrizione-della-conferenza-stampa-dellezln-con-i-media-liberi-autonomi-alternativi-o-come-si-chiamino-del-10-agosto-2014-a-la-realidad-zapatista-chiapas-mexico-prima-parte-parole-del-supg/</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/08/16/seconda-parte-sub-moises/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/08/16/seconda-parte-sub-moises</a></li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato dal mensile Arivista nel febbraio 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/03/24/ezln-unanalisi-impietosa-del-sistema-mediatico/">EZLN: Un’analisi impietosa del sistema mediatico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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