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	<title>postconflitto - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>postconflitto - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Non c’è pace per la Colombia. E i leader sociali restano nel mirino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2021 09:41:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando viene alla luce un bambino, in Colombia si sotterra il suo cor- done ombelicale dove è stato par- torito. Quello di Héctor Carabalí Charrupí si trova in un villaggio sulle rive del fiume Tambo, nel Dipartimento del Cauca, e per quanto le minacce di morte che riceve dai gruppi paramilitari lo costringano a vagare da un posto all’altro, il legame con quella terra è indissolubile. Già da ragazzino, Héctor Carabalí Charrupí partecipava alle lotte della sua comunità in difesa del territorio, minacciato dalla costruzione di una diga e dall’estrazione mineraria. In età più avanzata, ha fondato il Coordinamento nazionale di organizzazioni e comunità afrodiscendenti (Conafro), che è parte del movimento Marcha Patriotica, e l’associazione di vittime del conflitto armato Renacer siglo XXI.</p>



<p>Non è facile essere un militante politico in Colombia, il Paese latinoamericano più pericoloso per i leader sociali: secondo le Nazioni Unite, ne sono stati uccisi più di 420 dal 2016, anno in cui il governo e la guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc-Ep) hanno firmato degli accordi di pace per mettere fine a un conflitto che durava da una cinquantina d’anni. “Speravamo che con quella firma il conflitto sarebbe gradualmente diminuito, invece la situazione è peggiorata. Noi che facciamo parte delle comunità contadine, indigene e nere viviamo in mezzo al fuoco incrociato. Il partito Centro Democratico (fondato dell’ex presidente di estrema destra Álvaro Uribe,&nbsp;<em>ndr</em>), che da sempre è stato contrario a negoziare con le Farc, oggi è al governo e non sta rispettando gli accordi di pace firmati -dice Héctor Carabalí Charrupí-. Ad esempio, il governo non sta garantendo la sicurezza degli ex combattenti e dalla firma degli accordi di pace, nel 2016, ne sono stati uccisi più di 270. In pochi casi il governo ha rispettato la promessa di finanziare i progetti creati dagli ex guerriglieri per potersi reinserire nella vita civile con un lavoro dignitoso. Senza quello, è facile per loro pensare che l’unica opzione sia imbracciare di nuovo le armi”. Nel 2019 alcuni tra gli ex comandanti più in vista della guerriglia, che per anni erano stati seduti ai tavoli dei negoziati, hanno ripreso in mano i fucili e fondato gruppi chiamati “Dissidenze delle Farc”. Operano in zone rurali della Colombia, dove proliferano anche altri gruppi armati che si finanziano con il narcotraffico.</p>



<p>“Non penso si possa affermare che le Dissidenze delle Farc abbiano un’ideologia politica e, almeno finora, non rispondono a un comando centralizzato”, chiarisce Héctor Carabalí. L’ultima azione delle Dissidenze delle Farc che ha raggiunto le cronache internazionali è avvenuta a fine marzo 2021, quando hanno fatto esplodere un’autobomba davanti al municipio della cittadina di Corinto, nel Cauca, ferendo 43 persone.</p>



<p>La situazione in Colombia è poi esplosa il 28 aprile, a causa di una riforma fiscale che aumentava le tasse in piena crisi economica causata dalla pandemia. La goccia che ha fatto traboccare un vaso che da tempo si stava riempiendo. “La riforma fiscale è stata il detonatore di uno scontento che ha a che vedere con una serie di debiti storici che lo Stato ha con il popolo colombiano: la mancanza di sanità pubblica, di educazione e di infrastrutture, oltre al mancato rispetto degli accordi di pace con le Farc. Il governo non ha saputo sanare le fratture lasciate dal conflitto armato -spiega il militante colombiano-. Per tutto questo la gente è scesa per strada con tanta rabbia, giorno dopo giorno, malgrado la repressione della forza pubblica. Alla fine di una manifestazione, nella città di Cali, un poliziotto ha sparato in testa a un ragazzo del mio villaggio, e sono tante le storie simili. La nostra speranza è che la comunità internazionale posi gli occhi sulla Colombia e su quello che ha fatto e sta facendo il presidente Iván Duque”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="592" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=980%2C592&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3289" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=1024%2C619&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=300%2C181&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=768%2C464&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=1536%2C929&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Plaza Bolívar, la piazza principale di Bogotá, durante una protesta nel 2015. Foto: Orsetta Bellani</figcaption></figure>



<p>Héctor Carabalí riconosce l’importanza della solidarietà internazionale e plaude iniziative come la sessione del Tribunale permanente dei popoli, che si è tenuta in Colombia dal 25 al 27 marzo, per giudicare lo Stato colombiano per genocidio politico, impunità e per crimini contro la pace, e la cui sentenza verrà pubblicata a giugno: “Per noi è molto importante denunciare e rendere visibile anche a livello internazionale quel- lo che succede in Colombia, pensiamo che possa aiutare a mitigare la situazione. Vogliamo tessere reti con altri Paesi per condividere esperienze e conoscenze”.</p>



<p><br>Migliaia di persone in tutto il mondo hanno espresso solidarietà al popolo colombiano, anche attraverso&nbsp;<em>sit in&nbsp;</em>ed eventi pubblici. La repressione della polizia -che ha sparato sui manifestanti facendo precipitare le città colombiane in scenari di guerra- e l’utilizzo di gruppi di civili armati protetti dalle forze dell’ordine è stato oggetto di condanne anche dall’Unione europea. Secondo l’Ong colombiana Istituto per lo sviluppo e la pace (Indepaz), centinaia di persone sono state ferite e 41 sono state uccise dalla polizia.<br>In Colombia la violenza continua anche nelle zone rurali. La firma degli accordi di pace e l’uscita delle Farc dal conflitto hanno causato un riposizionamento degli attori armati, e alcuni analisti affermano che il conflitto armato colombiano sia più frammentato rispetto a prima del 2016. “In ogni regione operano vari gruppi armati che si finanziano con il narcotraffico, malgrado l’alto numero di militari presenti. Il Cauca, il dipartimento da cui provengo, è la zona in cui vengono uccisi più leader sociali e in cui più massacri avvengono, e ci sono soldati ovunque. Evidentemente mili- tarizzare il territorio con il pretesto di combattere il narcotraffico non è la soluzione -afferma Héctor Carabalí- Il narcotraffico è stato utilizzato in molti Paesi come un pretesto per invadere il territorio e colonizzarlo. Esistono altre forze che stanno avanzando nelle zone rurali, come i mega- progetti estrattivisti delle multinazionali”. Carabalí Charrupí è d’accordo con chi afferma che in Colombia sia stata firmata una pace per il capitalismo, che quando le Farc hanno accettato di “reincorporarsi” nella vita civile e fondare un partito hanno abbandonato territori ricchi di risorse naturali, aprendo così la porta alle&nbsp;<em>corporation&nbsp;</em>interessate a sfruttarle.</p>



<p>“Noi dei movimenti sociali abbiamo appoggiato la firma degli accordi di pace, e lo abbiamo fatto più con il cuore che con la ragione. Prima dell’arrivo delle grandi multinazionali, le zone rurali ricche di risorse naturali sono state completamente militarizzate e non per proteggerle o per proteggere la popolazione. Ma per favorire gli interessi delle grandi società, aprire loro il campo in modo che si possano impadronire di minerali, acqua, biodiversità. Questo viene fatto cercando di mettere a tacere, con la repressione, le comunità che si oppongono all’entrata delle&nbsp;<em>corporation</em>. Il ruolo dei movimenti contadini è continuare a rafforzare il loro processo organizzativo per difendersi da questa invasione; se non esistessero queste regioni sarebbero già totalmente divorate dalle multinazionali”.</p>



<p>L’ottimismo di Héctor Carabalí sulle elezioni presidenziali che si terranno nel maggio 2022 è molto cauto, malgrado in testa ai sondaggi ci sia Gustavo Petro, ex sindaco di Bogotá ed ex membro della guerriglia M19, dopo decenni di presidenti di partiti conservatori. Sarà Gustavo Petro il primo presidente di sinistra della storia colombiana? “L’ex presidente ultraconservatore Álvaro Uribe ha governato per molto tempo e ha creato una struttura che gli ha permesso di mantenere il suo partito al potere. Se il popolo colombiano, noi dei movimenti popolari, riuscissimo a unirci intorno a un’iniziativa progressista che promuova gli interessi del popolo, potrebbe essere che il partito di Uribe non riesca a vincere. Pero non so se sarà possibile -dice Carabalí Charrupí-. Ci sono vari candidati alternativi e se non riescono a mettersi d’accordo e scegliere un candidato unico, sarà molto difficile vincere contro il partito di Uribe”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/colombia-senza-pace-leader-sociali-nel-mirino/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato sulla rivista Altreconomia nel giugno 2021.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/07/23/non-ce-pace-per-la-colombia-e-i-leader-sociali-restano-nel-mirino/">Non c’è pace per la Colombia. E i leader sociali restano nel mirino</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le FARC dopo le armi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Oct 2019 10:59:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un bambino paffuto sorride nello schermo del cellulare di Jeison Murillo Pachón. È suo figlio. Il piccolo è nato pochi mesi fa nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Antonio Nariño”, nel Dipartimento di Tolima (Colombia), uno dei 24 villaggi dove vive una parte degli ex guerriglieri e guerrigliere delle Fuerzas Armadas Revolucionaria de&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un bambino paffuto sorride nello schermo del cellulare di Jeison Murillo Pachón. È suo figlio. Il piccolo è nato pochi mesi fa nello Spazio Territoriale di Formazione e Reincorporazione (ETCR) “Antonio Nariño”, nel Dipartimento di Tolima (Colombia), uno dei 24 villaggi dove vive una parte degli ex guerriglieri e guerrigliere delle Fuerzas Armadas Revolucionaria de Colombia-Ejército del Pueblo (FARC-EP) dopo aver firmato gli accordi di pace con il governo colombiano e aver consegnato le armi all’ONU.</p>



<p>Il figlio di Jeison è uno dei 90 bambini che sono nati nell’ETCR “Antonio Nariño”: nei mesi successivi alla firma degli accordi, tra gli ex combattenti si è registrato un vero e proprio baby boom; li chiamano “figli della pace”. “Stiamo costruendo un asilo autogestito, quasi tutte le strutture che si trovano qui lo sono. L’Istituto Colombiano di Benessere Familiare (ICBF), un’istituzione pubblica, non ci ha aiutato per nulla”, afferma Jeison.</p>



<p>Il dopoguerra in Colombia si caratterizza per numerose inadempienze del governo agli impegni firmati negli accordi di pace dell’Avana (2016). Ancor di più ora che a capo del governo c’è Iván Duque del partito ultraconservatore Centro Democrático, il cui leader è l’ex presidente Álvaro Uribe, che ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote agli accordi dall’inizio delle negoziazioni di pace con le FARC.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3429" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?resize=1536%2C1025&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0046-1024x683-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L’ETCR Antonio Nariño. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Jeison Murillo Pachón ha 40 anni, un paio d’occhiali rettangolari e una barba spessa e curata. Mentre parla si passa il cellulare da una mano all’altra come fosse una pallina antistress. Quando combatteva nel fronte urbano “Antonio Nariño”, era conosciuto come Alirio Arango. La vita da combattente è per lui un ricordo molto lontano: nel 2003 l’esercito lo catturò a Bogotà e lo accusò di aver organizzato una serie di attentati contro membri del governo, strutture militari e della polizia, centri commerciali, hotel, imprese di trasporti pubblici e mezzi di comunicazioni.</p>



<p>Murillo Pachón si trovava nella sua cella nell’agosto 2016 quando scoprì che all’Avana la cupola delle FARC-EP aveva raggiunto un accordo con il governo. Pensò che difficilmente si poteva trattare di un accordo solido, gli sembrava impossibile che la sua organizzazione mettesse fine alla lotta armata contro lo Stato colombiano. Si sbagliava.</p>



<p><strong>La guerra non è finita&nbsp;</strong></p>



<p>La reincorporazione della maggior parte delle FARC-EP alla vita civile sembra oggi un processo irreversibile, anche se risulta incompleto e pieno di difficoltà. “Gli ETCR sono la dimostrazione più palpabile della volontà delle FARC-EP di rispettare gli accordi firmati”, afferma Jeison. Infatti, quasi tutti gli ex combattenti delle FARC-EP hanno accettato le condizioni sottoscritte negli accordi dell’Avana dai loro comandanti e sono andati a vivere negli ETCR, dove due anni fa hanno consegnato circa 9 mila armi alle Nazioni Unite.</p>



<p>Con esse, l’artista colombiana Doris Salcedo ha creato un “contromonumento” che si può visitare nel centro di Bogotà. Si chiama “Fragmentos” e consiste in una stanza il cui pavimento è formato da 1300 placche create a partire dalla fusione delle armi della guerriglia, schiacciate a martellate da donne vittime di violenza sessuale durante il conflitto armato. Sui “Fragmentos” si può camminare per percepire la durezza e la freddezza della sua superficie, e il silenzio che la circonda.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3431" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0076-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un ex combattente nel laboratorio di serigrafia dell’ETCR Antonio Nariño. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>In ogni caso, in Colombia la guerra non è realmente finita: lo Stato continua a combattere la guerriglia dell’Ejército de Liberación Nacional (ELN) e il paese è costellato da Gruppi Armati Organizzati, organizzazioni criminali eredi dei narco-paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). La violenza continua a scuotere il paese e, soprattutto, i movimenti sociali: 59 leader di organizzazioni di base sono stati uccisi nei primi quattro mesi del 2019, nello stesso periodo dell’anno precedente erano stati 81, e sono stati assassinati 133 ex guerriglieri delle FARC-EP che avevano intrapreso il processo di reincorporazione.</p>



<p>“Hanno ucciso molti compagni ma questa volta non si tratta di un massacro, come è avvenuto nel passato”, afferma Jeison. L’ex combattente ricorda quello che successe con la Unión Patriótica (UP), il partito creato dalle FARC-EP dopo i cosiddetti “accordi della Uribe” del 1984, quando migliaia di militanti furono uccisi dai gruppi paramilitari, e gli ex guerriglieri tornarono in montagna.</p>



<p>La firma degli accordi di pace dell’Avana non ha messo fine alla guerra in Colombia, come aveva annunciato il governo, ma ha messo un punto finale al conflitto tra il governo e la maggior parte delle FARC-EP. Una parte dei combattenti non ha accettato gli accordi e non ha consegnato le armi: li chiamano “dissidenti delle FARC” e si calcola che siano circa mille.&nbsp;</p>



<p>Continuano a combattere contro lo Stato e si finanziano in buona parte con il denaro proveniente dal narcotraffico. Stanno reclutando militanti ed espandendo la loro base, e accusano la cupola guerrigliera di aver tradito i principi socialisti nel momento in cui hanno accettato il testo dell’Avana.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3432" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/DSC_0001-1024x683-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nell’ETCR Antonio Nariño: Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Alla fine di agosto 2019, alcuni ex comandanti delle FARC-EP, di cui da tempo non si sapeva nulla, hanno diffuso un video in cui apparivano armati, annunciando la creazione di una “nuova guerriglia”. Nel video affermano di “essere stati obbligati” a riprendere in mano le armi a causa del “tradimento del governo”; non si sa quante basi li abbiano seguiti.<br>“Non è vero che abbiamo tradito il progetto socialista, come affermano i dissidenti”, spiega Jeison Murillo Pachón. “Non abbiamo rinunciato al socialismo, in nessun momento le FARC-EP hanno affermato che l’unico cammino verso il socialismo è la lotta armata”, sottolinea.</p>



<p>Attualmente, la guerriglia più longeva del mondo ha scelto l’opzione elettorale come via per il socialismo. Nel 2017 ha formato un suo partito, Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común (FARC), che nelle sue prime elezioni ha dovuto affrontare una schiacciante sconfitta: solo l’1,5% degli elettori l’hanno scelto. Tuttavia, gli accordi di pace assicurano al partito FARC dieci seggi nel Congresso indipendentemente dal risultato delle elezioni.</p>



<p>“Non si passa da essere una guerriglia per 54 anni ad essere il partito più votato del paese. E non si passa dal fare la guerra – in cui il nostro unico contatto con le elezioni era bruciare urne e obbligare le persone elette a rinunciare al loro incarico –, ad avere tutto l’appoggio del popolo nelle urne”, afferma Jeison Murillo Pachón.</p>



<p>Ciò che più lo preoccupa è il mancato rispetto del governo degli accordi di pace, problema che è iniziato – assicura – nel giorno stesso in cui 6 mila guerriglieri e guerrigliere hanno accettato la reincorporazione alla vita civile e hanno marciato dai loro accampamenti verso gli ETCR.</p>



<p>All’inizio del 2017, circa 300 persone hanno marciato dal Dipartimento del Meta, per ultima volta armate, verso un terreno arrampicato nel Dipartimento di Tolima, nella località La Fila, a un’ora di strada non asfaltata dal paese di Icononzo. L’Esecutivo avrebbe dovuto consegnare loro strade e servizi. Secondo gli accordi dell’Avana, il giorno in cui sono arrivati l’ETCR doveva già essere pronto, ma non c’era ancora nulla.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3433" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/10/FARC200916OB2-1024x768-1.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Ex guerriglieri delle FARC. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>La violenza è diminuita</strong></p>



<p>Ora l’ETCR “Antonio Nariño” ha un ristorante, un negozio con un biliardo, un piccolo hotel, un auditorium, bagni comuni e case. Alcune sono molto semplici – un letto, una zanzariera, il cibo conservato in una cassetta – altre sono più curate e con dei piccoli lussi: televisori, vasi appesi, mobili un po’ più cari, lavatrici. C’è chi ha seminato un orto davanti a casa sua e chi ha costruito una tettoia per parcheggiare la moto. Molti edifici sono abbelliti con murales, che ricordano comandanti delle FARC morti in combattimento, o Che Guevara, o Simón Bolívar; altri hanno disegnata una falce e martello o una rosa, simbolo del nuovo partito della ex guerriglia.</p>



<p>Intorno all’ETCR “Antonio Nariño” si estendono le montagne del Tolima, con la loro vegetazione tropicale. Gli abitanti raccontano che, quando le FARC erano in armi, nella zona c’era molta violenza, e a parte alcuni casi di delinquenza comune ora la regione è più tranquilla. Forse anche per questo, e a differenza di altre regioni colombiane in cui gli abitanti non vedono di buon occhio la presenza dei “villaggi” di ex combattenti, ad Icononzo non ci sono tensioni tra la popolazione e le persone che vivono nell’ETCR. Di loro pensano che siano dei normali contadini.</p>



<p>“Molte persone [ex guerriglieri] si sono sentite obbligate ad andarsene via per cercare alternative economiche, a causa della precarietà della reincorporazione”, sostiene Jeison Murillo Pachón, che critica un altro inadempimento del governo: finanziare le cooperative create dagli ex guerriglieri, che permetterebbero loro di avere un’entrata economica e inserirsi nuovamente nella società in modo collettivo.</p>



<p>Dei 52 progetti produttivi collettivi presentati all’Agenzia per la Reincorporazione e Normalizzazione (ARN), solo 17 sono stati approvati e finanziati dal governo, e dei 13,039 ex combattenti in processo di reincorporazione solo 366 ne sono stati beneficiati. “Qui nell’“Antonio Nariño” abbiamo tre cooperative con vari progetti e solo uno è approvato dal governo, gli altri li stiamo portando avanti autonomamente”, afferma Jeison Murillo.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’ottobre 2019.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/10/22/le-farc-dopo-le-armi/">Le FARC dopo le armi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le FARC lanciano il loro nuovo partito</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2017/09/10/le-farc-lanciano-il-loro-nuovo-partito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Sep 2017 13:27:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[accordi di pace]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[Congresso Partito Farc]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Le FARC-EP si trasformeranno a partire da questo evento in una nuova organizzazione esclusivamente politica, che eserciterà la sua attività legalmente”, afferma dal palco Rodrigo Londoño, meglio conosciuto come comandante Timochenko. “La pace dovrà essere una realtà in Colombia, un bellissimo compito ci aspetta”.</p>



<p>Gli applausi scrosciano nel centro congressi di Bogotá dove si sta inaugurando il Congresso costitutivo del partito politico delle FARC, la guerriglia che per 53 anni ha combattuto il governo colombiano e che l’anno scorso ha firmato un accordo di pace, mettendo fine all’ultimo conflitto della Guerra Fredda. I più di mille delegati e delegate della (ex) guerriglia marxista, che alla fine di giugno hanno consegnato le armi e hanno abbandonato le loro uniformi per jeans e magliette, si alzano in piedi. Con la mano sul cuore, cantano l’inno del gruppo guerrigliero.</p>



<p>“Quante volte nella selva colombiana ci siamo riuniti per cantare quest’inno; oggi lo cantiamo qui, pubblicamente”, afferma il presentatore dell’evento Manuel Bolívar, un giovane incravattato che è difficile immaginare combattendo in montagna.</p>



<p>“Questo è un sogno che diventa realtà, uno si sente di far parte della storia. Continueremo ad essere un partito comunista e bolivariano”, assicura Leonardo Ilich Rojas, ex combattente che abbiamo incontrato durante l’inaugurazione del congresso, che si concluderà giovedì.</p>



<p>In realtà, secondo alcuni, firmando gli accordi di pace ed entrando in politica le FARC stanno accettando il sistema capitalista che hanno sempre criticato. “Avremmo potuto continuare la guerra per altri cinquant’anni, ma ci sarebbero stati nuovi morti, violenza, sofferenze e nessuna trasformazione sociale, che è la ragione della nostra esistenza. Possiamo considerare una vittoria il fatto che l’esercito non sia riuscito a sconfiggerci, ma siamo dovuti arrivare alla conclusione che neanche noi eravamo in grado di batterlo”, afferma in intervista Marco León Calarcá, comandante guerrigliero. “Di fronte allo scenario elettorale del prossimo anno la nostra proposta è una grande convergenza nazionale che abbia come obiettivo l’implementazione degli accordi di pace”.</p>



<p>Un timore che abbiamo percepito nei guerriglieri semplici delle FARC è che il nuovo gruppo politico diventi un nido di corruzione e clientelismo “come gli altri partiti politici”, e che non sappia farsi portatore delle loro esigenze finendo per rappresentare la “pensione dei comandanti”.</p>



<p>Quel che si sa finora è che con ogni probabilità il nuovo partito conserverà l’acronimo FARC e che succeda ciò che molti colombiani temono: che i comandanti condannati per crimini di lesa umanità appaiano nelle liste elettorali del partito.</p>



<p>Il compito più difficile delle FARC in vista delle presidenziali del 2018 sarà conquistare un elettorato che non li ama: secondo un sondaggio di Invamer, l’83% della popolazione colombiana ha un’immagine negativa della guerriglia. Il rifiuto alle FARC – motivato non solo dalla copertura dei media conservatori ma anche dalle loro stesse azioni: massacri, violenze sessuali, bambini sequestrati e obbligati a combattere nelle loro fila – è visibile anche nel risultato del plebiscito dell’ottobre 2016, che ha rifiutato il primo testo degli accordi di pace.</p>



<p>Ma il restyling delle FARC è già iniziato. Attivissimi nelle reti sociali, i comandanti postano frasi sulla riconciliazione, sulla lotta alla corruzione e sulla loro capacità di parlare con trasparenza a differenza di “alcuni politici”. E circolano video che mostrano il lato umano e amichevole delle FARC: guerrigliere che allattano, guerriglieri sorridenti che sognano un futuro di pace, che giocano a pallone, addobbano alberi di natale e parlano dell’importanza dell’uguaglianza tra i generi.</p>



<p>“Se faranno un partito comunista vecchio stile e chiuso avranno una presenza molto limitata nel paese, ma se, come ha detto Timochenko domenica, faranno un partito amplio guardando al futuro potranno trovare uno spazio per le loro proposte”, ha affermato la giornalista colombiana Marta Ruiz nella rivista Semana.</p>



<p><em>&nbsp;Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano nel settembre 2017.<br></em><br></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/09/10/le-farc-lanciano-il-loro-nuovo-partito/">Le FARC lanciano il loro nuovo partito</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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