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	<title>politica migratoria - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>politica migratoria - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Le politiche migratorie di Messico e Stati Uniti dietro alla strage di Ciudad Juárez</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 16:33:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Orlando José Maldonado Pérez è morto a 22 anni a seguito di un incendio divampato nella notte tra il 27 e il 28 marzo in un centro per migranti di Ciudad Juárez, in Messico. Insieme a lui hanno perso la vita altre 38 persone. Solo un fiume, che i messicani chiamano Rio Bravo e gli&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2023/03/31/le-politiche-migratorie-di-messico-e-stati-uniti-dietro-alla-strage-di-ciudad-juarez/">Le politiche migratorie di Messico e Stati Uniti dietro alla strage di Ciudad Juárez</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Orlando José Maldonado Pérez è morto a 22 anni a seguito di un incendio divampato nella notte tra il 27 e il 28 marzo in un centro per migranti di Ciudad Juárez, in Messico. Insieme a lui hanno perso la vita altre 38 persone. Solo un fiume, che i messicani chiamano Rio Bravo e gli statunitensi Rio Grande, li separava dalla loto meta: a poche centinaia di metri dalla cella dove erano rinchiusi si trova infatti il ponte che collega la città messicana alla sua “gemella” sul lato settentrionale della frontiera, la texana El Paso.</p>



<p>Orlando José Maldonado Pérez era venezuelano e la sua storia è stata raccontata al quotidiano messicano <a href="https://laverdadjuarez.com/2023/03/29/nos-metieron-a-un-calabozo-migrante-describe-el-lugar-de-la-tragedia-en-la-estacion-migratoria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>La Verdad</em></a> dal cognato, Abel Ortega Oviedo. I due uomini erano partiti insieme dal Venezuela e avevano viaggiato per circa settemila chilometri per arrivare alla desertica Ciudad Juárez, dove si sono ritrovati davanti la frontiera statunitense, completamente sbarrata. Sono quindi rimasti bloccati nella città messicana, senza lavoro né casa, e sono stati arrestati per strada mentre chiedevano l’elemosina. La polizia ha portato entrambi al centro per migranti gestito dall’Instituto nacional de migración (Inm) ma Abel, che ha intrapreso il lungo viaggio portando con se i due figli piccoli, è stato rilasciato. Solo il giorno successivo all’incendio, mentre cercava Orlando negli ospedali della città, ha saputo che il cognato era morto nelle fiamme.</p>



<p>“Durante la campagna elettorale Joe Biden aveva promesso di smantellare la politica migratoria dell’amministrazione Trump ma non l’ha fatto. Al contrario, ha continuato a portarla avanti. Ha mantenuto la retorica della migrazione come una minaccia ed è ancora in funzione il cosiddetto ‘Titolo 42’, una misura entrata in vigore durante la pandemia da Covid-19 che permette l’espulsione immediata dei migranti che arrivano alla frontiera, senza che possano presentare domanda d’asilo”, spiega Helena Olea, direttrice di <a href="https://www.alianzaamericas.org/?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alianza Americas</a>, una Ong con sede negli Stati Uniti. “All’inizio Biden ha cercato di derogare al ‘Titolo 42’ ma i governatori degli Stati meridionali hanno presentato ricorso e vinto la loro battaglia legale. Quello che ha fatto è stato stabilire alcune eccezioni a questa misura: ad esempio, da inizio gennaio possono entrare negli Usa persone provenienti da Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela, ma solo a condizione che abbiano un ‘patrocinatore’, ovvero una persona negli Stati Uniti che dimostri di poterli mantenere”.</p>



<p>Di fronte alle espulsioni di massa e alle pressioni di Washington, il Messico ha accettato di ricevere ogni mese 30mila migranti respinti dall’ingombrante vicino. Di conseguenza, le città a ridosso della frontiera si sono rapidamente riempite di uomini, donne e bambini intrappolati in un limbo, a un passo dal “sogno” americano. Una situazione che alimenta le tensioni all’interno delle comunità locali.</p>



<p>“La nostra pazienza sta arrivando al limite, adotteremo una postura più dura nel proteggere la città”, aveva dichiarato a metà marzo Cruz Pérez Cuellar, sindaco di Ciudad Juárez, quando un gruppo di cittadini venezuelani ha distrutto le barriere nel ponte internazionale di Santa Fè nel tentativo di entrare negli Stati Uniti. Contravvenendo alla legge messicana -secondo la quale una situazione migratoria irregolare non rappresenta di per sé un reato- Pérez Cuellar ha ordinato alla polizia di arrestare i migranti presenti in città. Come Orlando Maldonado e Abel Ortega, molti non avevano commesso alcuna infrazione ma sono finiti in manette semplicemente perché chiedevano l’elemosina o pulivano i vetri ai semafori e sono stati rinchiusi in centri per migranti che gli attivisti e le Ong descrivono come luoghi indegni. Celle sovraffollate chiuse a chiave, nessuna assistenza medica né accesso all’acqua potabile.</p>



<p>“Sono centri di detenzione: le persone rinchiuse qui dentro non sono state ‘soccorse’ dalla polizia, come dicono le autorità, ma sono state arrestate, private della libertà in modo arbitrario”, ha denunciato un attivista del collettivo Frontera Sur durante l’azione che si è svolta davanti alla sede dell’Instituto nacional de migración di San Cristóbal de Las Casas, nel Sud del Messico.</p>



<p>Oltre ai 39 morti -tutti uomini, in maggioranza provenienti dal Guatemala, ma anche da Honduras, El Salvador, Venezuela, Ecuador e Colombia- nell’incendio sono rimaste ferite altre 27 persone, alcune delle quali versano in gravi condizioni. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura generale messicana, sarebbe stato un migrante ad appiccare il rogo dando fuoco a un materasso per protestare proprio contro gli agenti di custodia che li avevano lasciati tutto il giorno senz’acqua. Un video, ripreso da una camera di sorveglianza la notte dell’incendio, mostra quello che è successo subito dopo: le guardie sono uscite correndo dal centro senza prima aprire la cella chiusa a chiave, lasciando i migranti in balìa delle fiamme. Gli inquirenti messicani hanno emesso nove ordini di arresto: uno contro l’uomo che avrebbe causato l’incendio e gli altri contro agenti e personale dell’agenzia di sicurezza privata che lavora nel centro di Ciudad Juárez.</p>



<p>Intanto centinaia di migranti provenienti da diversi Paesi dell’America Latina continuano a raggiungere la frontiera settentrionale del Messico. Un flusso alimentato anche dalla falsa notizia che, a seguito della strage, gli Stati Uniti avrebbero iniziato ad accettare le domande di protezione internazionale. Molti si sono presentati alla frontiera con l’illusione di essere ricevuti ma sono stati respinti.</p>



<p>Negli ultimi anni i flussi migratori verso gli Stati Uniti sono aumentati considerevolmente. Tra ottobre 2021 e agosto 2022 sono state arrestate più di due milioni di persone, il 24% in più rispetto all’anno precedente. Quando è entrato in carica, il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador aveva promesso una politica di maggiore apertura verso le migrazioni ma <a href="https://altreconomia.it/carovane-migranti-il-muro-degli-usa-in-guatemala-e-le-prossime-scelte-di-biden/)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le minacce commerciali dell’amministrazione Biden</a> hanno trasformato il Messico nel gendarme degli Stati Uniti, che ha di fatto esternalizzato il controllo della propria frontiera meridionale: nel 2022 nel Paese sono stati dispiegati quasi 45mila militari per contenere i flussi migratori diretti verso gli Usa. “Le politiche migratorie degli Stati Uniti e di altri Paesi della regione sono sempre più disumane e rendono quasi impossibile l’accesso al diritto di richiedere asilo. Fatti come quelli di Ciudad Juárez sono conseguenza delle restrittive e crudeli politiche migratorie di Messico e Stati Uniti”, ha denunciato Amnesty International in un comunicato. In questi giorni, sulle sbarre che racchiudono la stazione migratoria di Ciudad Juárez sono state appese le foto dei defunti, le bandiere dei loro Paesi, fiori e cartelli che dicono “migrare non è un delitto”.</p>



<p><a href="https://altreconomia.it/le-politiche-migratorie-di-messico-e-stati-uniti-dietro-alla-strage-di-ciudad-juarez/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato su Altreconomia il 31 marzo 2023.</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2023/03/31/le-politiche-migratorie-di-messico-e-stati-uniti-dietro-alla-strage-di-ciudad-juarez/">Le politiche migratorie di Messico e Stati Uniti dietro alla strage di Ciudad Juárez</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Carovana delle persone in cammino: il Messico è sempre più un imbuto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2022 09:37:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/01/13/carovana-delle-persone-in-cammino-il-messico-e-sempre-piu-un-imbuto/">Carovana delle persone in cammino: il Messico è sempre più un imbuto.</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricardo ha capito che doveva abbandonare l’Honduras a fine ottobre 2021 quando, a pochi isolati da casa sua, un’amica transgender è stata uccisa. Da tempo l’omofobia che si respirava nel suo quartiere gli faceva paura, e la mancanza di lavoro lo tormentava. Ricardo non ci ha pensato due volte: ha preso le sue cose e si è messo in cammino verso Nord. Sapeva che pochi giorni dopo da Tapachula, una città che si trova sulla frontiera meridionale del Messico, sarebbe partita una “carovana di migranti”, come si definisce la strategia dei migranti che consiste in viaggiare in grandi gruppi e alla luce del sole per sentirsi più sicuri. Per raggiungere Tapachula e gli altri membri della carovana, Ricardo ha dovuto attraversare Honduras e Guatemala in autobus, e passare illegalmente la frontiera messicana.</p>



<p>La “Carovana per la giustizia, la dignità e la libertà del popolo migrante in cammino” ha percorso una ventina di chilometri al giorno per più di 50 giorni, a volte sotto il sole cocente del tropico, altre volte sotto la pioggia. I migranti, soprattutto provenienti dall’America Centrale, ma anche da Haiti e Cuba, hanno dormito nelle piazze dei paesi che attraversavano, o ai bordi delle strade. In alcune occasioni parroci, Comuni o la popolazione hanno portato loro acqua, viveri e disinfettante per curarsi le vesciche, ma spesso nessuno si è avvicinato.&nbsp;</p>



<p>Dopo cinque settimane di cammino, la carovana è arrivata a Città del Messico, dove le autorità hanno offerto ai migranti un visto umanitario. Alcune famiglie hanno deciso di rimanere, ma la maggior parte ha preferito continuare il suo viaggio verso gli Stati Uniti. Durante i 1.130 chilometri che ha percorso, la “Carovana per la giustizia, la dignità e la libertà del popolo migrante in cammino” si è sfilata e riorganizzata. Alcune persone che ne facevano parte, come Ricardo, si sono staccate e hanno continuato il viaggio verso Nord da sole, e allo stesso tempo persone nuove si sono aggiunte strada facendo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3261" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Quando è partita, la carovana era composta principalmente da migranti che da mesi erano bloccati a Tapachula in attesa di ricevere una risposta alla loro richiesta di asilo. Questo perché nel 2021 la Comisión Mexicana de Ayuda a Refugiados (Comar) ha ricevuto più di 131mila domande, registrando un aumento del 300% rispetto all’anno precedente, e non è stata in grado di processarle tutte. Un gruppo di migranti ha quindi deciso di lasciare la città in carovana per uscire da quella che considerano come una prigione a cielo aperto e, allo stesso tempo, per rendere visibile la loro situazione all’opinione pubblica nazionale e internazionale.&nbsp;</p>



<p>Il Messico è sempre più una specie di imbuto perché durante lo scorso anno il flusso di migranti verso gli Stati Uniti è triplicato, contemporaneamente all’inasprimento della politica migratoria del governo messicano. Il risultato è che molte persone arrivano in Messico senza riuscire poi a trovare un’uscita verso Nord. L’aumento dei flussi migratori è determinato soprattutto dalla crisi economica causata dalla pandemia, dagli uragani che hanno colpito l’America Centrale nell’autunno 2020, dal terremoto e la crisi sociale scatenata dall’omicidio del presidente di Haiti, oltre che dall’illusione che l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca avrebbe portato ad una svolta nelle politiche migratorie statunitensi.&nbsp;</p>



<p>Da ottobre 2020 a ottobre 2021, 1,7 milioni di migranti sono stati fermati dalle autorità sulla frontiera meridionale statunitense, e anche dall’altra parte del confine si è registrato un record: nessun governo messicano ha fermato tanti migranti in un anno come quello di López Obrador. Il presidente progressista è arrivato a schierare 14mila effettivi della Guardia Nazionale sulla frontiera meridionale messicana con il proposito esplicito di bloccare i migranti, a seguito delle minacce dell’ex presidente Usa Donald Trump di aumentare i dazi delle importazioni messicane del 5% se non avesse impedito ai migranti di arrivare alla frontiera meridionale statunitense.</p>



<p>Le violenze della Guardia Nazionale contro la popolazione migrante sono state molte, dai tentativi di bloccare le carovane -facendo muro con scudi e manganelli- alle sparatorie contro i veicoli che li trasportano, che hanno causato anche dei morti. D’altra parte, in più di un’occasione i migranti sono stati vittime di incidenti stradali. A novembre, 12 migranti sono morti carbonizzati all’interno di due automobili dopo un incidente, ma il più grave è avvenuto il 9 dicembre, quando in Chiapas si è ribaltato un camion su cui 166 migranti viaggiavano ammassati. Nell’incidente sono morte 56 persone, schiacciate dai loro compagni di viaggio.&nbsp;</p>



<p>Il fatto che, prima di ribaltarsi, il camion sia passato davanti a tre posti di blocco senza essere mai stato fermato fa sospettare della possibilità che le autorità stessero insabbiando il traffico di persone. Si tratta di un’attività molto lucrativa: i migranti avevano pagato quasi 10mila euro per essere trasportati dal Chiapas al Texas.&nbsp;“La causa profonda di incidenti come questo è l’inasprimento delle politiche migratorie. I trafficanti vedono aumentare il loro beneficio economico e le reti di traffico di persone si rafforzano”, spiega Rita Robles di&nbsp;<a href="https://www.alianzaamericas.org/?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alianza Americas</a>, Ong che lavora con migranti di origine latina negli Stati Uniti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3264" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Carmen tira fuori dalla borsa alcuni fogli che le ha consegnato un tribunale del Salvador. “Un tribunale mi da ragione, non ho solo la mia parola”, dice mentre mostra i documenti. Si trattava della denuncia contro il suo ex compagno e alcuni suoi amici che fanno parte di una&nbsp;<em>gang</em>. “Sono venuti a casa mia dicendo che mi davano quindici giorni per tornare con lui, se non lo avessi fatto mia figlia di sette anni ne avrebbe pagato le conseguenze”. Malgrado la paura Carmen non ha perso lucidità: il giorno dopo ha preso sua figlia e una valigia e si è incamminata verso gli Stati Uniti.</p>



<p>“Devo stare lontana dall’Honduras per proteggere mia figlia. Ci sono molte persone nella carovana che, come me, stanno fuggendo da qualcosa o da qualcuno”, racconta Carmen mentre la bambina gioca con un’amica nel campo da&nbsp;<em>basket</em>&nbsp;del paese di Acacoyagua, nel Chiapas. Da lì mancano circa 3mila chilometri alla frontiera con gli Stati Uniti. Se riuscirà a raggiungerla, a Carmen toccherà aspettare lì fino a sei mesi. Questo perché dal 6 dicembre 2021 è entrato nuovamente in vigore il Migrant Protection Protocols (MPP), un programma del governo statunitense che obbliga i richiedenti asilo ad aspettare la risposta in Messico.</p>



<p>Il programma è stato creato da Trump e negli anni scorsi circa 70mila migranti sono rimasti bloccati sulla frontiera settentrionale messicana in attesa della risposta alla loro richiesta d’asilo da parte di una corte statunitense. La cancellazione del Migrant Protection Protocols è stata una delle promesse di campagna di Biden, che allora lo definì “inumano”, ma ad agosto scorso un tribunale federale del Texas ha ordinato che tornasse in vigore.&nbsp;</p>



<p>Secondo Rita Robles di Alianza Americas, la riattivazione del Migrant Protection Protocols mette in luce l’esistenza di un problema di sovranità del Messico. “Il programma è imposto arbitrariamente da un tribunale statunitense e il Messico non è obbligato a riattivarlo; lo ha accettato nuovamente perché gli Stati Uniti hanno donato dei vaccini”.&nbsp;</p>



<p>“La sua amministrazione ha preso la decisione di normalizzare ed ampliare una politica crudele di dissuasione, che fallisce nell’affrontare le cause di fondo della migrazione”, ha scritto a dicembre un gruppo di parlamentari democratici al presidente. In risposta, il 30 dicembre Biden ha chiesto alla Corte Suprema, che è composta in maggioranza da giudici repubblicani, di cancellare nuovamente il Migrant Protection Protocols. Carmen teme che le gang del Salvador abbiano contatti in Messico e che questi la possano trovare. Sa che solo una volta raggiunti gli Stati Uniti, quando arriverà a casa di sua sorella, lei e sua figlia si sentiranno sicure.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/carovana-delle-persone-in-cammino-il-messico-e-sempre-piu-un-imbuto/">Articolo pubblicato su Altreconomia l’11 gennaio 2022</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/01/13/carovana-delle-persone-in-cammino-il-messico-e-sempre-piu-un-imbuto/">Carovana delle persone in cammino: il Messico è sempre più un imbuto.</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Carovane migranti: il “muro” degli Usa in Guatemala e le prossime scelte di Biden</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/20/carovane-migranti-il-muro-degli-usa-in-guatemala-e-le-prossime-scelte-di-biden/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 11:05:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quarantotto ore bloccati in una strada che porta a Città del Guatemala. Di giorno sotto il sole cocente, di notte dormendo sull’asfalto. E poi sono arrivate le minacce, i gas lacrimogeni, i manganelli. Gli autobus del rimpatrio diretti in Honduras.&#160; È successo a circa 6mila migranti honduregni, famiglie intere che sabato 16 gennaio 2021 sono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarantotto ore bloccati in una strada che porta a Città del Guatemala. Di giorno sotto il sole cocente, di notte dormendo sull’asfalto. E poi sono arrivate le minacce, i gas lacrimogeni, i manganelli. Gli autobus del rimpatrio diretti in Honduras.&nbsp;</p>



<p>È successo a circa 6mila migranti honduregni, famiglie intere che sabato 16 gennaio 2021 sono entrate in Guatemala in “carovana”, come si definisce la strategia dei migranti, inaugurata nel 2018, che consiste nel muoversi verso gli Stati Uniti in grandi gruppi per rendere il viaggio più sicuro e fare maggiore pressione sulle autorità.</p>



<p>I migranti si erano messi d’accordo su Facebook per partire venerdì 15 mattina dalla città honduregna di San Pedro Sula, fino al 2015 considerata il centro più pericoloso del mondo. Fuggono da un Paese in cui circa la metà della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà, le&nbsp;<em>maras –</em>cioè le gang criminali- terrorizzano la popolazione, la pandemia ha portato alla perdita di più di mezzo milione di posti di lavoro e, lo scorso novembre, gli uragani Eta e Iota hanno causato gravi danni a circa il 70% della popolazione.&nbsp;</p>



<p>La “carovana migrante” aveva percorso solo 230 chilometri -ne mancavano ancora 4mila alla frontiera statunitense- quando si è scontrata con una barriera di 3mila soldati e poliziotti guatemaltechi, che dopo due giorni di negoziazioni li ha caricati ed espulsi. Forse alcuni di loro proveranno nuovamente ad intraprendere il viaggio verso nord in piccoli gruppi, forse fra pochi giorni organizzeranno una nuova carovana.&nbsp;</p>



<p>“Al governo guatemalteco in verità non importa se i migranti honduregni transitano sul suo territorio; il fatto è che non è un governo che si comanda da solo, ma viene comandato dagli Stati Uniti”, spiega Olga Sánchez Martínez, fondatrice della struttura di ricezione per migranti Albergue Jesús el Buen Pastor di Tapachula, che ho incontrato a ottobre sulla frontiera tra Guatemala e Messico.<br>Secondo la religiosa, gli Stati Uniti minacciano di strozzare economicamente il Guatemala, che risponde accettando la funzione di “gendarme” della politica migratoria statunitense.&nbsp;</p>



<p>Se Joe Biden rispetterà le sue promesse, a partire dal 20 gennaio, con il suo insediamento, questa dovrebbe cambiare profondamente. “Biden ha promesso di smontare completamente la politica migratoria dell’amministrazione Trump. Alcuni cambiamenti sono relativamente facili e si faranno con una semplice firma, altri richiedono processi più lunghi”, riflette Helena Olea, direttrice di Alianza Américas, una rete di organizzazioni di migranti latinoamericani negli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>“Sono anche state annunciate iniziative legislative che ci sembrano positive, come un progetto di legge per la regolarizzazione migratoria delle undici milioni di persone che vivono negli Stati Uniti senza permesso di soggiorno, e alcuni cambiamenti delle politiche per i richiedenti asilo”. Ma non è prevista, continua Helena Olea, nessuna deroga alla chiusura totale delle frontiere stabilita all’inizio della pandemia per i richiedenti asilo, che ora vengono immediatamente espulsi dal Paese.</p>



<p>“Questa volta non mi sono unito alla carovana perché ho un problema in famiglia”, scrive in chat David, un ventenne honduregno a cui l’uragano Eta ha portato via la casa. L’avevo incontrato nell’ottobre scorso a Tecún Umán, città guatemalteca al confine con il Messico, durante la prima “carovana migrante” fermata dall’esercito guatemalteco. Fino a quel momento, le autorità del Paese centroamericano avevano lasciato transitare senza restrizione i cittadini honduregni, soprattutto a causa di un accordo di libera circolazione tra Honduras, Guatemala, El Salvador e Nicaragua chiamato “Centroamerica-4”, che il Guatemala ha “congelato” in nome delle misure sanitarie per prevenire la diffusione del Covid-19.</p>



<p>Quando nell’ottobre 2020 ho conosciuto David, il giovane si spostava con altri migranti sul confine tra Guatemala e Messico. Sapeva che quelli che erano rimasti indietro, nella coda della carovana, venivano poco a poco rimpatriati in Honduras, e che a Tecún Umán non sarebbe arrivato un numero sufficiente di migranti da poter vincere la resistenza della autorità migratorie messicane sul ponte internazionale che porta alla città di Tapachula.&nbsp;</p>



<p>La prima volta era successo nell’ottobre 2018, quando circa 7mila centroamericani entrarono in Messico tra spintoni e gas lacrimogeni, e da lì attraversarono tutto il Paese a piedi senza che le autorità li molestassero. Quattromila chilometri che separano il clima tropicale di Tapachula da quello desertico di Tijuana, città che si trova sul confine con gli Stati Uniti. Alcuni riuscirono poi ad aggirare il muro che divide i due Paesi ed entrarono in piccoli gruppi nel Paese nordamericano, altri sono rimasti bloccati in Messico.&nbsp;</p>



<p>A quell’epoca il muro si trovava al suo posto, sul confine statunitense. Le cose sono cambiate dal maggio 2019 quando, a causa delle minacce di Donald Trump di aumentare del 5% i dazi sulle importazioni messicane se il suo governo non avesse frenato “il flusso dei migranti irregolari”, il presidente Andrés Manuel López Obrador ha militarizzato ulteriormente la frontiera meridionale messicana e aumentato del 63% le deportazioni di migranti centroamericani, che solo nel primo anno sono arrivate a 124mila.&nbsp;</p>



<p>Le minacce di Trump hanno fatto quindi “scendere” il muro fino alla frontiera meridionale messicana, e nel gennaio 2020 la Guardia nazionale ha caricato e arrestato i membri della “carovana migrante”. Mesi dopo, con il pretesto delle misure sanitarie di prevenzione al Covid-19, l’esternalizzazione delle frontiere statunitensi si è spinta sempre più a sud e ha raggiunto il Guatemala, dove il “muro di Trump” si è frantumato e moltiplicato in numerosi posti di blocco, in cui gli honduregni vengono fermati e deportati.</p>



<p>“Mi consegnerò alle autorità guatemalteche perché mi rimandino in Honduras”, mi ha detto David quando in ottobre l’ho incontrato sul confine con il Messico. “Non ho soldi e non conosco bene il Messico, che è un Paese grandissimo, senza carovana è troppo pericoloso viaggiare. Già una volta la polizia di frontiera messicana mi ha fermato e imprigionato per due mesi. Non so se ci riproverò in futuro, ora anche il Guatemala è diventato un ostacolo e non so se ha senso continuare a provarci in carovana. Forse è meglio migrare in piccoli gruppi”. A metà gennaio 2021 David assicura però che se a febbraio ci fosse una nuova “carovana migrante” non perderà l’occasione. Dice che non ha alternative alla migrazione.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/carovane-migranti-il-muro-degli-usa-in-guatemala-e-le-prossime-scelte-di-biden/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 20 gennaio 2021</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/20/carovane-migranti-il-muro-degli-usa-in-guatemala-e-le-prossime-scelte-di-biden/">Carovane migranti: il “muro” degli Usa in Guatemala e le prossime scelte di Biden</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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