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	<title>plan colombia - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Colombia, la pace o la coca</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/08/16/colombia-la-pace-o-la-coca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Aug 2014 16:11:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Catatumbo è un angolo di Colombia confinante con il Venezuela, utilizzato come corridoio dal narcotraffico internazionale. I governi hanno da sempre abbandonato a se stessa la regione, dove la violenza dei paramilitari -un prodotto del conflitto armato che da cinquant’anni li impegna a fianco dell’esercito e contro le guerriglie marxiste- secondo la organizzazione non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Catatumbo è un angolo di Colombia confinante con il Venezuela, utilizzato come corridoio dal narcotraffico internazionale. I governi hanno da sempre abbandonato a se stessa la regione, dove la violenza dei paramilitari -un prodotto del conflitto armato che da cinquant’anni li impegna a fianco dell’esercito e contro le guerriglie marxiste- secondo la organizzazione non governativa Action For Peace ha causato la morte di più di 11mila persone tra il 1999 e il 2004.&nbsp;</p>



<p>Il Catatumbo è una regione verde e afosa, impoverita dalla brutalità della guerra e dall’estrazione petrolifera, che non beneficia economicamente i suoi abitanti e inquina la loro terra, ed è qui che nell’estate del 2013 è esplosa la rabbia&nbsp;<em>campesina</em>&nbsp;colombiana, quella che a inizio maggio 2014 ha portato circa 120mila contadini a manifestare in varie zone del Paese.</p>



<p>Dopo due settimane di proteste si è aperto un tavolo negoziale con il governo, sotto pressione a causa della prossimità delle elezioni presidenziali (che si sono tenute il 25 maggio). I manifestanti accusano il presidente Juan Manuel Santos di non aver rispettato gli impegni presi a seguito delle marce contadine dell’agosto 2013, che chiedevano riforme strutturali e aiuti per il settore agricolo colombiano. Nel Catatumbo, i contadini erano scesi in strada per più di 50 giorni, chiedendo il finanziamento di soluzioni alternative alla coltivazione della coca.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT070314OB1.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/CAT070314OB11-300x225.jpg.webp?resize=841%2C632" alt="" class="wp-image-2150" width="841" height="632"/><figcaption class="wp-element-caption">Contadino cocalero del Catatumbo. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Nel Catatumbo, infatti, la terra non garantisce la sovranità alimentare di chi la coltiva, poiché produce quasi esclusivamente palma africana e coca, che è una pianta sacra ai popoli indigeni andini per le sue proprietà medicinali ma, attraverso un processo chimico, può essere trasformata in cocaina. Sono contadini sui generis, così, quelli del Catatumbo: non producono il cibo che consumano e sono specializzati nella semina di monocolture. Fino alla fine degli anni Ottanta, molti di loro coltivavano cacao, patate e yucca, ma poi l’isolamento in cui vivono ha reso impossibile la commercializzazione dei generi alimentari.</p>



<p>A causa del pessimo stato delle strade, trasportare i prodotti fino ai mercati delle città costava di più del guadagno atteso dalla loro vendita. Molti contadini decisero quindi di coltivare coca, i cui compratori -i paramilitari di destra e i guerriglieri marxisti delle FARC-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia-Ejército del Pueblo) e dell’ELN (Ejército de Liberación Nacional)- arrivano fino alla porta della fattoria.</p>



<p>Dalla metà degli anni Novanta le FARC e, in seguito, l’ELN iniziarono a controllare laboratori per la produzione di pasta di coca e in alcune zone del Paese iniziarono anche a trasformarla in cocaina, che viene poi venduta ai cartelli del narcotraffico per l’esportazione (il 70% negli Stati Uniti d’America). Il coinvolgimento nel narcotraffico dei gruppi paramilitari e delle BaCrim (Bandas Criminales), come sono state denominate le milizie irregolari dopo il tentativo di smantellamento a partire dal 2004, è ancora più stretto, e prevede il trasporto della cocaina all’estero.</p>



<p>La situazione dei contadini catatumbensi è peggiorata con l’entrata in vigore dei trattati di libero commercio con Canada (2011) e Usa (2012). Le sovvenzioni che i Paesi nordamericani offrono ai propri prodotti agricoli permettono la vendita sul mercato colombiano a un prezzo inferiore di quello dei beni locali. La caduta del prezzo degli ortaggi, causata dall’arrivo di quelli canadesi e statunitensi, coincide con l’incremento delle coltivazioni di coca nel Catatumbo. Secondo l’ultimo Censimento annuale delle coltivazioni di coca della UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), fra il 2011 e il 2012 la superficie coltivata a coca nella regione aumentò del 51%. Inoltre, il Catatumbo si è convertito nella regione a più alto rendimento produttivo del Paese.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/COCA160314OB.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/COCA160314OB1-300x225.jpg.webp?resize=837%2C629" alt="" class="wp-image-2153" width="837" height="629"/><figcaption class="wp-element-caption">Foglie di coca. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>“Noi cocaleros siamo stigmatizzati, i media ci trattano come narcotrafficanti e collaboratori della guerriglia, ma non abbiamo altre possibilità che coltivare coca -spiega José Efraín M.-. Non mi piace coltivare coca, so che è causa di un problema sociale e ho paura della repressione dell’esercito, ma lo Stato non ci offre nessuna alternativa. Cinque anni fa producevo alimenti, ora con queste strade è impossibile commercializzarli”.</p>



<p>I cocaleros in Colombia possono essere incarcerati a causa di una legge (la numero 30 del 1986) che tipifica come delitto la semina e il finanziamento delle coltivazioni che possono avere un uso illecito, e sono esposti alle conseguenze delle aspersioni aeree con il glifosato Roundup Ultra, un erbicida prodotto da Monsanto utilizzato per distruggere le piante di coca.</p>



<p>Le fumigazioni sono previste dal “Piano per la pace, la prosperità e il rafforzamento dello Stato”, comunemente denominato Plan Colombia, che dal 2000 regola la cooperazione militare fra gli Stati Uniti e il Paese sudamericano nella lotta al narcotraffico. Il piano prevede una strategia quasi unicamente repressiva, e solo il 20% delle sue risorse sono dedicate a politiche finalizzate alla prevenzione e al trattamento dei tossicodipendenti. A partire dal 1994, il Consiglio nazionale degli stupefacenti ha regolamentato il “Programma di sradicamento delle coltivazioni illecite mediante aspersione aerea con glifosato”, che è a carico della Direzione antinarcotici della Polizia nazionale.</p>



<p>La Colombia è l’unico Paese che fumiga le coltivazioni illecite, su una superficie che, annualmente, supera i 100mila ettari. La pratica continua, malgrado una sentenza del Consiglio di Stato colombiano dell’11 dicembre 2013 affermi che le fumigazioni violano il principio di precauzione, vincolante nel Paese latinoamericano, secondo cui si dovrebbero sospendere le attività umane i cui rischi sono dimostrati scientificamente.</p>



<p>“Le fumigazioni sono nocive per la salute, oltre ad essere inefficaci nella riduzione delle coltivazioni di coca -spiega Daniel Mejía Londoño, direttore del Centro de Estudios Sobre Seguridad y Drogas (CESED) della Universidad de los Andes di Bogotá-. Secondo i risultati della nostra ricerca, nelle zone di aspersione ci sono più problemi dermatologici e una più alta percentuale di aborti. Altri studi dimostrano gli effetti negativi delle aspersioni sull’ambiente, e sulla fiducia nelle istituzioni delle persone che vivono nei municipi soggetti a fumigazioni”.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB8.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4114" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gente del Catatumbo. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Nel settembre 2013 il governo colombiano ha firmato un accordo con l’Ecuador perché ritirasse la denuncia presentata nel 2008 al Tribunale internazionale dell’Aja, basata su uno studio che dimostrava i problemi che le fumigazioni nel Sud della Colombia causavano oltre confine. Il governo di Juan Manuel Santos ha promesso di versare 15 milioni di dollari a quello ecuadoriano come donazione allo sviluppo della zona frontaliera, senza ammettere che si tratta di un indennizzo per i danni causati dal glifosato.</p>



<p>Un’altra strategia utilizzata dal governo del Paese latinoamericano per mettere fine alle coltivazioni di coca è lo sradicamento manuale delle piante, che nel 2012 ha interessato più di 30mila ettari, e che è messo in atto da civili accompagnati dalla polizia o dall’esercito. Si tratta di una strategia poco efficace, visto che il giorno dopo i coltivatori possono riseminare la coca, creando un circolo vizioso potenzialmente infinito. Inoltre, molti sradicatori sono morti a causa delle mine antiuomo seminate nei campi da guerriglieri e paramilitari.</p>



<p>“Le mie piante sono state sradicate per la prima volta all’inizio del 2010 -racconta Nancy B., cocalera del municipio di Sardinata-. Gli sradicatori venivano ogni tre mesi. Quando se ne andavano seminavo nuovamente la coca, e poi quelli tornavano a sradicare. Sono andata avanti così per tre anni, fino a quando, dopo una grande campagna di sradicamento forzato, abbiamo iniziato a manifestare. Era il giugno 2013”. Le manifestazioni del Catatumbo -secondo la UNODC, il 70% dei cocaleros della regione preferirebbe coltivare altro- chiedevano al governo finanziamenti che favorissero soluzioni alternative alla semina della coca, e un cambiamento nella politica antidroga.</p>



<p>“La nostra mobilitazione del giugno 2013 era stata la risposta ad anni e anni di repressione e abbandono statale. Iniziammo a bloccare le strade perché il governo aveva promosso una campagna di sradicamento forzata delle piante di coca che aveva lasciato gli agricoltori letteralmente senza niente. In meno di tre giorni si unirono a noi circa 20mila contadini, praticamente tutta la regione partecipò”, racconta Leonardo Rojas Díaz, che è il rappresentante dell’associazione contadina del Catatumbo AsCamCat (Asociación Campesina del Catatumbo) al tavolo dei negoziati con il governo.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT070314OB3.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/CAT070314OB31-300x225.jpg.webp?resize=836%2C627" alt="" class="wp-image-2159" width="836" height="627"/><figcaption class="wp-element-caption">Il Catatumbo è una regione fortemente militarizzata. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Dopo 53 giorni di manifestazioni e scontri con l’Escuadrón Móvil Antidisturbios, un corpo speciale della Polizia colombiana, che portarono alla morte di quattro contadini e centinaia di feriti, venne aperto un dialogo con il governo. “Uno degli accordi firmati prevede l’indennizzo delle 400 famiglie vittima di sradicamento forzato, e sono stati negoziati investimenti infrastrutturali -prosegue Leonardo Rojas Díaz di AsCamCat-. La sostituzione delle coltivazioni deve essere sociale, graduale, concertata, ambientale e strutturale. Vorremmo inoltre utilizzare una parte delle coltivazioni di coca per la produzione di creme, analgesici, tè e rum. Un punto fondamentale della nostra proposta è la creazione di una Zona di riserva contadina in sette municipi del Catatumbo”.</p>



<p>AsCamCat ne attendeva la creazione da parte dell’Instituto Colombiano de Desarrollo Rural entro il 20 marzo scorso: la Zona di riserva contadina garantirebbe alcuni importanti diritti agli agricoltori, come la formalizzazione della proprietà, in un Paese in cui il 50% dei contadini non possiede legalmente la terra che coltiva. La Procura generale della Repubblica ha però fermato l’iter, a causa dell’interposizione di un ricorso di costituzionalità, e così AsCamCat ha risposto unendosi alle manifestazioni contadine nazionali, convocando una marcia che si è tenuta il 9 maggio 2014.</p>



<p>Le coltivazioni che possono avere un uso illecito sono uno dei punti in agenda nei dialoghi di pace che dal novembre 2012 si stanno svolgendo all’Avana, a Cuba, tra il governo colombiano e le FARC. Le richieste del gruppo guerrigliero sono simili a quelle dei cocaleros, e includono la sospensione delle fumigazioni aeree e l’indennizzo delle sue vittime. “Forse gli accordi di pace porteranno a un cambiamento della politica antidroga, ma la decisione non dovrebbe essere presa a causa di una richiesta delle FARC. Il governo interromperebbe le fumigazioni perché lo vogliono le FARC, e non perché esistono 15 anni di ricerche che dimostrano la loro inefficacia”, commenta il professor Daniel Mejía Londoño del CESED.</p>



<p>Il 16 maggio le parti hanno annunciato la firma dell’accordo, che entrerà in vigore solo se raggiungeranno un consenso anche sugli altri punti in agenda. Il governo ha promesso di creare un programma di sostituzione delle coltivazioni che possono avere un uso illecito, le FARC si sono impegnate a mettere fine alla loro relazione con il traffico di droga.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/colombia-la-pace-o-la-coca/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato dal mensile Altreconomia nel giugno 2014</a></em></p>



<p><a href="https://sobreamericalatina.com/2014/07/23/colombia-campesinos-sin-alternativa-al-cultivo-de-coca/" target="_blank" rel="noopener" title="">En castellano</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/08/16/colombia-la-pace-o-la-coca/">Colombia, la pace o la coca</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Colombia: quel negoziato infinito</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/01/25/colombia-quel-negoziato-infinito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Jan 2014 11:25:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 17 novembre 2012 all’Avana (Cuba) sono iniziati i negoziati di pace tra il governo colombiano di Juan Manuel Santos e i guerriglieri marxisti delle Farc-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército Popular). Un accordo tra le parti metterebbe fine a una guerra che dura da mezzo secolo e che ha causato circa 220mila&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 novembre 2012 all’Avana (Cuba) sono iniziati i negoziati di pace tra il governo colombiano di Juan Manuel Santos e i guerriglieri marxisti delle Farc-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia – Ejército Popular). Un accordo tra le parti metterebbe fine a una guerra che dura da mezzo secolo e che ha causato circa 220mila morti e 5 milioni di sfollati. Secondo l’Internal Displacement Monitoring Center (IDMC), la Colombia è il paese con il maggior numero di profughi al mondo.</p>



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<p>Nel 1948, a seguito dell’omicidio del candidato del Partito Liberale Jorge Eliécer Gaitán, iniziò un periodo chiamato “la Violencia” che si concluse con un accordo per la spartizione del potere tra il Partito Conservatore e quello Liberale.&nbsp;</p>



<p>Questo non mise realmente fine alla violenza nel paese: i due partiti non furono capaci di migliorare le condizioni di vita della popolazione rurale, che negli anni ’60 formò gruppi guerriglieri comunisti come le Farc, l’Eln e l’EPL.<br>“I problemi nell’accesso alla terra e la mancata rappresentazione dei contadini nella vita politica del paese spiegano l’origine delle guerriglie negli anni ’60”, spiega ad Arivista Sergio Coronado del CINEP (Centro de Investigación y Educación Popular, con sede a Bogotá). I gruppi guerriglieri sono nati per difendere i diritti dei contadini, calpestati da un’oligarchia terriera che ancora oggi spadroneggia nelle campagne colombiane, ma sono criticati per le morti causate tra i civili e per la decisione di autofinanziarsi con la trasformazione della foglia di coca in cocaina. L’oro bianco viene in seguito esportato – per il 70% negli Stati Uniti – dai cartelli criminali.<br>Per combattere le guerriglie e difendere i propri interessi, i latifondisti crearono le milizie paramilitari con la complicità dello stato e l’appoggio dei cartelli del narcotraffico. Negli anni ’90 nacquero le “Autodefensas Unidas de Colombia” (AUC), il cui scopo era fare “il lavoro sporco”: ai paramilitari venivano affidate le azioni che erano sottratte all’esercito regolare, in modo da non macchiare l’immagine del governo. In questo senso, come rileva José Antonio Gutiérrez nelle pagine del quotidiano online spagnolo rebelion.org, non bisogna equiparare in modo semplicista la violenza paramilitare all’assenza dello stato, ma considerare il paramilitarismo come l’espressione più perversa del controllo statale.<br>Per decenni i paramilitari delle AUC hanno seminato il terrore nelle campagne colombiane, uccidendo, torturando e violentando la popolazione rurale accusata di appoggiare la guerriglia: secondo dati della Fiscalía General de la República (Procura della Repubblica), i paramilitari hanno confessato 25mila omicidi, più di mille massacri e di aver creato 3.599 desaparecidos.<br>Nel 2005 in Colombia è entrata in vigore la Ley de Justicia y Paz (Legge di Giustizia e Pace), finalizzata a smantellare i gruppi paramilitari: questi avevano accumulato tanto potere da creare problemi agli stessi gruppi oligarchici che li avevano creati. Dal processo di smantellamento dei paramilitari hanno preso forma le cosiddette Bacrim (Bande Criminali) che, a differenza delle AUC, non hanno una struttura di comando centralizzata pur essendo sufficientemente coordinate a livello nazionale. Sotto questa nuova identità, i paramilitari delle AUC continuano a operare nelle campagne colombiane in difesa dei latifondisti e dei grandi allevatori. Nella capitale Bogotá e in altre zone del paese dove fioriscono gli interessi imprenditoriali e il turismo, la guerra sembra invece un problema lontano.</p>



<p>Anche i presidenti Belisario Betancourt e Andrés Pastrana cercarono un accordo di pace con la guerriglia. Dalle negoziazioni tra Betancourt e le Farc del 1984 nacque il partito Unión Patriotica (UP), per riunire i guerriglieri che avevano deposto le armi. La Unión Patriotica ebbe però vita breve: in pochi mesi vennero assassinati migliaia di militanti e decine di sindaci e parlamentari, oltre ai due candidati presidenziali Jaime Pardo Leal y Bernardo Jaramillo. Il partito venne quindi sciolto, e i guerriglieri ripresero in mano le armi.<br>Le fallite negoziazioni del presidente Pastrana portarono invece alla firma, nel 1999, del Plan Colombia: un programma di cooperazione militare con gli Stati Uniti che ha avuto come conseguenza la militarizzazione delle zone più strategiche – quelle, ad esempio, più ricche di risorse naturali e in cui i movimenti sociali lottano per il territorio – e che permette agli Stati Uniti una presenza militare diretta nel paese sudamericano. Con la firma del Plan Colombia, Pastrana scelse di combattere la guerriglia utilizzando una strategia repressiva, invece di approvare una riforma agraria capace di redistribuire la ricchezza nel paese, incidendo in questo modo sulla principale causa della guerra.</p>



<p>Juan Manuel Santos, che è stato eletto presidente nel 2010, a differenza del suo predecessore Álvaro Uribe ha subito riconosciuto la presenza di un conflitto e si è impegnato a risolverlo con metodi pacifici. Ad ogni modo, mentre prendeva contatti con le Farc per instaurare un processo di pace, Santos assegnava al Ministero della Difesa uno dei budget più alti nella storia del paese. All’Avana si cerca un accordo per la pace, ma in Colombia continua la guerra: il governo non ha accettato la proposta di cessate il fuoco delle Farc e il 21 luglio scorso, dopo l’uccisione di 19 militari, il presidente ha ordinato alla forze armate di incrementare l’offensiva contro la guerriglia finché non si arrivi alla firma di un accordo.<br>Perché, incoerenze a parte, Santos si è impegnato, a differenza di Uribe, nella ricerca di un dialogo con le Farc? Secondo un articolo di Ignacio Ramonet dal titolo “¿Paz en Colombia?” – pubblicato nell’edizione spagnola del dicembre 2012 di Le Monde Diplomatique -, la differenza fondamentale è che Uribe rappresenta l’oligarchia terriera colombiana, mentre Santos protegge gli interessi di quella urbana (i cosiddetti “cacaos”). E i gruppi di potere cittadini sono favorevoli al processo di pace per varie ragioni: innanzitutto, l’oligarchia urbana non dovrebbe sostenere, al contrario di quella rurale, il costo di una seppur timida riforma agraria, che è tra le principali richieste delle Farc all’interno dei negoziati. Al contrario, una redistribuzione della terra causerebbe una crescita delle possibilità economiche della popolazione e un conseguente aumento del bacino dei consumatori. Inoltre, un abbandono delle armi da parte delle Farc permetterebbe ai grandi imprenditori di occuparsi dello sfruttamento delle immense risorse presenti nel sottosuolo del paese, senza trovarsi la guerriglia tra i piedi.<br>Da parte loro, le Farc hanno interesse a impegnarsi nei negoziati per varie ragioni. La guerriglia sta riscontrando problemi del punto di vista militare: seppur ancora in grado di tener testa all’esercito colombiano (che non può sperare in una vittoria militare contro un gruppo che, con i suoi circa 20mila miliziani, rappresenta la guerriglia numericamente più importante dell’America Latina), le Farc hanno perso alcuni dei suoi più importanti leaders, come Raúl Reyes, Alfonso Cano, Tirofijo, Iván Ríos e Simón Trinidad, che si trova in carcere negli Stati Uniti. Inoltre, i leader delle Farc sopravvissuti all’imponente offensiva militare dell’ultimo decennio possono aver preso in considerazione – rileva Ignacio Ramonet nell’articolo già citato – l’esperienza dei governi socialisti latinoamericani come Venezuela, Bolivia o Ecuador, che dimostrano come la conquista pacifica del potere sia un traguardo possibile da raggiungere.</p>



<p>Il tema agrario è stato scelto come primo tema nell’agenda dei negoziati perché gli squilibri nell’agro colombiano sono considerati come causa principale del conflitto armato. La guerra favorisce la concentrazione della terra in poche mani, aumentando la forbice tra i (tanti) poveri e i (pochi) ricchi. Questo soprattutto a seguito dell’azione violenta dei gruppi paramilitari, che ha portato milioni di contadini ad abbandonare la propria terra per rifugiarsi in altri paesi, in città o all’estero. Spesso la terra “liberata” dall’azione delle milizie irregolari viene comprata dai latifondisti o dalle transnazionali, interessate alla ricchezza del suolo o del sottosuolo colombiano. Di fatto, nel paese sudamericano l’indice di distribuzione della terra (Indice di Gini) misura 0.8, in una scala in cui 1 corrisponde alla sua concentrazione totale, situazione che ha contribuito a fare della Colombia il terzo paese più disuguale del mondo.</p>



<p>“Il 52.2% del totale della terra appartiene all’1.1% della popolazione. Con questi dati, di che pace stiamo parlando? Per frenare il conflitto bisogna incidere sulle cause”, denuncia Nelly Velandia della Mesa de Incidencia Política de las Mujeres Rurales de Colombia.<br>La società civile colombiana, riunita tra il 17 e il 19 diciembre 2012 a Bogotá nel Forum su Politica di Sviluppo Agrario Integrale – evento convocato dal governo e dalle Farc perché questa potesse presentare le proprie proposte ai negoziati di pace -, ha chiesto l’approvazione di una riforma agraria integrale. “Non chiediamo solo la redistribuzione della terra, ma la redistribuzione di tutta la ricchezza che noi, lavoratrici e lavoratori colombiani, costruiamo giorno per giorno”, ha annunciato Olga Lucía Quintero della Asociación Nacional Zonas de Reserva Campesina (ANZORC). “Chiediamo anche la redistribuzione del potere. Non il potere al quale siamo sottomessi, il potere che opprime, discrimina, esclude e teme la diversità. Abbiamo diritto a esercitare il potere, il potere che dalla base arricchisce tutta la società”.<br>Dunque, come le Farc, le organizzazioni contadine, indigene, afrodiscendenti e per i diritti umani di tutta la Colombia hanno chiesto al governo la redistribuzione della terra. Tuttavia, all’inizio del processo di pace il capo della delegazione governativa ai negoziati dell’Avana, Humberto De la Calle, ha messo in chiaro che il governo non è disposto a mettere in discussione il modello di sviluppo economico.<br>Alla fine del maggio 2013, le parti hanno firmato un’intesa sul tema agrario che entrerà in vigore solo se arriveranno a un accordo sulla totalità dell’agenda, che prevede il confronto su altri quattro temi: partecipazione delle Farc nella vita politica del paese, fine del conflitto, narcotraffico e riparazione alle vittime. In un comunicato del 26 maggio, Farc e governo hanno dichiarato che l’accordo raggiunto porterà a un cambiamento radicale nella situazione agraria del paese, distribuendo terra ai contadini e colmando l’enorme divario che separa le campagne dalle città. Secondo l’analisi di Juanita León del periodico digitale colombiano La Silla Vacía, l’accordo “cerca cambiamenti sociali significativi senza compromettere i poteri legali stabiliti”. Il governo, secondo la León, non farà altro che creare nuove istituzioni nelle campagne in cui i guerriglieri, una volta deposte le armi, potranno inserirsi come dirigenti locali.<br>“Non si può pensare che il processo di pace porti alla fine del latifondo o a una trasformazione strutturale del paese”, spiega Sergio Coronado del CINEP (Centro de Investigación y Educación Popular). “Però può generare una base sulla quale costruire un modello di sviluppo rurale molto più vicino ai bisogni dei contadini, questo sarebbe più facile in assenza di un conflitto armato. Tuttavia, la risoluzione dei conflitti agrari del paese non dipende dalla firma degli accordi di pace. L’assenza di conflitto armato non implica l’assenza di conflitto sociale”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato nell’ottobre 2013 su Arivista.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/01/25/colombia-quel-negoziato-infinito/">Colombia: quel negoziato infinito</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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