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	<title>paramilitarismo - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>paramilitarismo - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>La guerra sporca contro l’EZLN</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2021/10/05/la-guerra-sporca-contro-lezln/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 09:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse a Vienna, da dove s’irradierà in piccoli gruppi per tutto il continente. Un sequestro che la&nbsp;<em>Comandacia General</em>&nbsp;del EZLN considera come un tentativo di “sabotaggio” della Gira per la Vita.</p>



<p>Le persone solidali con lo zapatismo, in Messico e in Europa, si sono subito mobilitate per denunciare il crimine e, dopo più di una settimana di prigionia, i due zapatisti sono stati liberati. &nbsp;Poi, il 24 settembre, si sono svolte manifestazioni in solidarietà con l’EZLN in una sessantina di città in tutto il mondo, anche in Italia, per chiedere la fine della guerra irregolare contro le comunità del Chiapas.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3281" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>È una guerra che non riguarda solo l’EZLN: la violenza colpisce anche altre organizzazioni indigene chiapaneche: a luglio l’ex presidente de Las Abejas di Acteal è stato ucciso da un sicario, e alcune famiglie che sono parte dell’organizzazione sono state sfollate. In municipi come Chenalhó, Pantelhó, Aldama, Chalchihuitán e Chilón, la popolazione civile soffre la violenza di gruppi armati che fanno parte della criminalità organizzata e hanno l’appoggio dei sindaci.</p>



<p>“Il Chiapas è sull’orlo di una guerra civile, come scrive l’EZLN nel suo ultimo comunicato”, ha detto al microfono un uomo alla fine della manifestazione che il 24 settembre ha sfilato nelle vie centrali di Città del Messico. “Diciamo alla Comandancia General del EZLN che non sono soli., che siamo al loro fianco in questa lotta contro il capitalismo e contro il patriarcato”.</p>



<p>I due zapatisti sequestrati si chiamano Sebastián Nuñez Pérez e José Antonio Sánchez e stavano viaggiando in un veicolo che è stato presto rintracciato nel villaggio “7 de Febrero”, nel municipio chiapaneco di Ocosingo, dove si trova la sede della Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO). Si tratta di un’organizzazione di produttori di caffè che fino alla fine degli anni ’90 era vicina allo zapatismo, ma si è poi alleata con il governo. Secondo l’EZLN, l’ORCAO è un gruppo politico-militare di tipo paramilitare, come si definiscono i gruppi armati che fanno il “lavoro sporco” al posto dell’esercito e che in Messico operano in totale impunità.</p>



<p>Negli ultimi 20 anni, l’ORCAO ha minacciato le basi d’appoggio dell’EZLN, ha realizzato attacchi con armi da fuoco, machetes e pietre, ha sfollato famiglie intere, distrutto una casa dove venivano accolti militanti internazionalisti, ha invaso terreni coltivati e rubato i raccolti delle comunità autonome. Dall’estate 2020, gli attacchi sono stati particolarmente intensi e frequenti, soprattutto contro le comunità autonome Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, dove l’ORCAO ha saccheggiato e incendiato due magazzini di caffè zapatista e ha poi sequestrato e torturato il base d’appoggio dell’EZLN Féliz López Hernández. Aggressioni armate sono state registrate anche nel gennaio 2021 e, in uno dei villaggi sotto influenza dell’ORCAO, mesi dopo sono stati sequestrati due membri dell’organizzazione di diritti umani Frayba, che da sempre accompagna le comunità indigene chiapaneche.</p>



<p>Secondo la Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva, di cui i due zapatisti sequestrati fanno parte, i soldi che l’ORCAO ha ricevuto dal governo per costruire una scuola sono stati investiti in armi.</p>



<p>“L’ORCAO compra uniformi, attrezzature ed armi con il denaro che riceve dai programmi sociali del governo. Si tiene una parte dei soldi e l’altra la distribuisce tra i funzionari del governo. Con queste armi sparano tutte le notti alla comunità zapatista di Moisés Gandhi”, scrive il subcomandante insurgente Galeano in un comunicato che è stato pubblicato il 19 settembre, subito dopo la liberazione dei suoi compagni Sebastián e José Antonio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3280" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel testo intitolato “Il Chiapas sull’orlo di una guerra civile”, il subcomandante zapatista accusa il governatore chiapaneco, Rutilio Escandón, di destabilizzare la regione finanziando gruppi di tipo paramilitare in varie zone del Chiapas, permettendo loro di operare nella totale impunità, alleandosi con il crimine organizzato e sabotando la Gira per la Vita in Europa, con la finalità di provocare una reazione dell’EZLN.</p>



<p>“Prenderemo le misure pertinenti per fare in modo che si applichi la giustizia nei confronti dei criminali dell’ORCAO e dei funzionari che li proteggono”, scrivono gli zapatisti nel loro comunicato. E concludono, taglienti: “È tutto. La prossima volta non ci saranno comunicati. Nel senso che non ci saranno parole, ma fatti”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nell’ottobre 2021.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/10/05/la-guerra-sporca-contro-lezln/">La guerra sporca contro l’EZLN</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chiapas: turismo, autostrade e repressione</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 14:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,&#160; ci sono comunità che si trovano al bordo della strada&#160; e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,&#160; hanno perso la paura nei loro confronti”. Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata1 Dalle loro automobili i turisti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,&nbsp;</em></p>



<p><em>ci sono comunità che si trovano al bordo della strada&nbsp;</em></p>



<p><em>e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,&nbsp;</em></p>



<p><em>hanno perso la paura nei loro confronti”.</em></p>



<p>Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a></sup></p>



<p>Dalle loro automobili i turisti guardano stupiti gli indigeni tzeltal incappucciati, seduti ai bordi della strada che porta alle cascate di Agua Azul. I loro machetes e passamontagna mettono in dubbio l’immagine di tranquillo paradiso terrestre promossa dal governo dello Stato del Chiapas.</p>



<p>Gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;di San Sebastián Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>riscuotono il pedaggio e distribuiscono volantini ai turisti, in cui spiegano la decisione di riprendere il controllo di quella parte del loro territorio che conduce al balneario di Agua Azul. È da quattro anni che rivendicano il diritto a riscuotere e gestire i soldi che vengono dal biglietto di entrata alle cascate.</p>



<p>Per settimane, dal giorno in cui è avvenuta l’ultima azione di recupero del territorio, il 21 dicembre 2014, famiglie intere di aderenti alla Sesta di Bachajón hanno vissuto nei locali occupati della Protezione Civile locale, condividendo cibo, coperte e aspettative.</p>



<p>Ci accolgono con fagioli fumanti e&nbsp;<em>tortillas</em>, ci ringraziano per la visita e mostrano bastoni e sguardi taglienti alle nostre macchine fotografiche. Durante il pranzo chiediamo informazioni su quello che sta succedendo. Quando proponiamo un’intervista formale, si riuniscono per scegliere un portavoce e dopo pochi minuti si avvicina un uomo, si mette il passamontagna e accendiamo la videocamera.</p>



<p>C’è silenzio intorno a noi. L’uomo racconta brevemente gli anni di lotta e la repressione. Accusa le autorità locali di non gestire con trasparenza i fondi che provengono dai biglietti di entrata alle cascate, e di essere corrotte. “<em>Il comisariado ejidal</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>&nbsp;Alejandro Moreno Gómez non ci dà informazioni sulla quantità denaro che incassa dai biglietti e su come viene utilizzato”, spiega. “Vogliamo nominare un’altra persona che sappia amministrare le risorse, che appartengono a noi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>”.</p>



<p>Dopo circa tre settimane dal nostro incontro, il 9 gennaio 2015, il governo del Chiapas ha ordinato lo sgombero degli aderenti alla Sesta. La Polizia Statale ha occupato la zona, costringendoli alla fuga. I filozapatisti hanno poi bloccato la strada per protestare contro lo sgombero e sono stati attaccati dalla Polizia Statale, che ha sparato contro di loro per 20 minuti. È il più recente ma non certo ultimo atto del conflitto di Agua Azul<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3933" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Abitanti di San Sebastián Bachajón pochi giorni dopo aver recuperato il loro territorio. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Turismo e megaprogetti</strong></p>



<p>Pochi turisti sanno che Agua Azul, dove si trovano delle stupende cascate di acqua turchese immerse nella vegetazione selvaggia della Lacandona, è uno dei luoghi più conflittuali del Chiapas. Nel 2008 le agenzia di consulenza per il turismo EDSA e Norton Consulting consigliarono alle autorità di fare in modo che i turisti si sentissero sicuri e protetti nella zona.</p>



<p>“Il movimento zapatista è ancora fortemente associato al Chiapas”, scrissero in un documento sulle strategie per la costruzione di un hotel di lusso sulla riva delle cascate. “Il Chiapas continua ad essere considerato insicuro per molti che non hanno famigliarità con la regione<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a>”.</p>



<p>Tre anni dopo, il 2 febbraio 2011, 17 turisti che si trovavano ad Agua Azul vennero evacuati con un elicottero. Quel giorno un gruppo vicino al&nbsp;<em>Partido Verde Ecologista de México</em>(PVEM), partito al governo che di ambientalista non ha proprio nulla, attaccò i simpatizzanti zapatisti che stavano riscuotendo il pedaggio.</p>



<p>All’attacco seguì uno scontro in cui morì un membro del gruppo governativo, mentre 117 filozapatisti vennero arrestati. “Non abbiamo problemi con i padroni dei ristoranti che si trovano nel&nbsp;<em>balneario</em>, laggiù compete a un altro municipio. Però qui dove c’è il casello di pedaggio è territorio nostro, e il denaro ci appartiene<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>”, mi spiegò nel giugno 2012 Juan Vázquez Guzmán, leader degli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di San Sebastián Bachajón.</p>



<p>Dopo meno di un anno Juan, che aveva 32 anni e due figli, venne assassinato di fronte alla porta di casa con sei colpi di arma da fuoco. Un destino simile è toccato al suo compagno Juan Carlos Gómez Silvano, freddato da 20 pallottole durante un’imboscata, il 21 marzo 2014.</p>



<p>A sei mesi dalla morte di Juan Carlos, tre agricoltori di Bachajón sono stati arrestati e torturati per l’omicidio di un poliziotto, accusa basata solamente sulla testimonianza dei colleghi dell’agente. “Il loro arresto è stato una vendetta perché chiedevano giustizia per l’omicidio di Juan Carlos”, ha denunciato in conferenza stampa Domingo Pérez, portavoce dei simpatizzanti zapatisti di Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a></sup>.</p>



<p>Quello che è in gioco ad Agua Azul è più del denaro che proviene dai biglietti di ingresso alle cascate. Dal 2000 il governo ha in progetto la costruzione di un parco tematico sulle rive del fiume, che farebbe parte del Centro Integralmente Planeado (CIP) Palenque-Agua Azul, un megaprogetto turistico che comprende la costruzione di aeroporti, hotel di lusso e strade.</p>



<p>L’opera è prevista dal Progetto Mesoamerica, che attraverso la costruzione di una rete infrastrutturale vuole promuovere lo sviluppo economico dell’area compresa tra il sud del Messico e la Colombia<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>.</p>



<p>I governi e le imprese coinvolte nel Progetto Mesoamerica assicurano che le loro opere porteranno benessere agli abitanti regione, ma una parte della popolazione locale si oppone. L’idea di sviluppo e benessere degli investitori può infatti non coincidere con quella degli indigeni, che spesso preferiscono mantenere le loro abitudini contadine a vendere la terra per convertirsi in camerieri o facchini degli hotel di lusso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?resize=777%2C583&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3934" width="777" height="583" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?w=700&amp;ssl=1 700w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Cascate di Agua Azul.</em></figcaption></figure>



<p>Secondo il Convegno 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e altre leggi locali, governi e imprese devono consultare i popoli indigeni prima di costruire un progetto nel loro territorio<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a>. Spesso l’accordo internazionale non viene rispettato: molti conflitti in America Latina girano proprio intorno al rifiuto da parte delle nazioni indigene di miniere, idroelettriche o autostrade che le grandi imprese vogliono costruire nei loro territori, senza averli previamente consultati.</p>



<p>Lo stato reagisce alla resistenza della popolazione con l’occupazione militare o appoggiando gruppi e organizzazioni locali – i cosiddetti paramilitari – affinché mettano a tacere con la violenza ogni forma di dissenso<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>. L’intervento militare e paramilitare vuole eliminare la lotta contadina e cacciare dalle loro case le persone che vivono in zone ricche di risorse naturali, in modo da liberare il territorio e lasciare spazio all’occupazione delle grandi imprese, intenzionate a sfruttare quelle risorse.</p>



<p>Una volta costretta ad abbandonare la propria casa, la popolazione scapperà sulle montagne, nascondendosi e vivendo alle interperie con la speranza di essere accolta dalle comunità circostanti. Si stima che in Chiapas dal 1994 al 1998 – a partire dall’insurrezione zapatista e negli anni seguenti di offensiva militare e paramilitare – tra le 50mila e le 84mila persone sono state cacciate dalle loro case.</p>



<p>Negli anni successivi la situazione è migliorata ma la violenza non si è fermata, e attualmente sono circa 25mila gli sfollati chiapanechi. Il 70% di loro non ha ricevuto nessun tipo di aiuto da parte dello Stato, mentre il restante 30% ha beneficiato di un’attenzione solo parziale<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">13</a></sup>.</p>



<p>Le istituzioni non sono state in grado di proteggere o risarcire la popolazione sfollata, né di fornire cifre chiare sull’entità del problema. Nel febbraio 2012, il Congresso dello Stato del Chiapas ha approvato una legge la cui applicazione, secondo il Centro di Monitoraggio dello Sfollamento Interno del Consiglio Norvegese per i Rifugiati, “è stata lenta; pochi sfollati sono stati beneficiati e la risposta del governo allo sfollamento interno in generale è stata insufficiente a soddisfare le necessità della popolazione<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">14</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?resize=777%2C583&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3936" width="777" height="583" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?w=437&amp;ssl=1 437w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Abitanti di San Sebastián Bachajón pochi giorni dopo aver recuperato il loro territorio. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Autostrada tra le rovine maya</strong></p>



<p>Oltre al parco tematico sulle rive delle cascate, il CIP Palenque-Agua Azul contempla altri progetti, come la costruzione di un nuovo aeroporto internazionale nella città di Palenque – già inaugurato, nel febbraio 2014 – e di un’autostrada tra l’antica città maya e il centro coloniale di San Cristóbal de Las Casas.</p>



<p>Il governo assicura che l’arteria di 169 km, che permetterebbe di dimezzare il tempo di percorrenza tra le due città, arrampicandosi per più di 2mila metri tra la fitta vegetazione che le divide, beneficerebbe tutte le comunità della zona.</p>



<p>Una parte della popolazione è però contraria. Afferma che l’autostrada causerebbe gravi danni ambientali e sostiene che il suo vero scopo è permettere alle imprese estrattive un trasporto più rapido delle risorse locali fuori dal Chiapas.</p>



<p>Secondo i critici, l’opera permetterebbe anche all’esercito di militarizzare il territorio più facilmente, visto che passa davanti alla base militare di Rancho Nuevo, nei pressi di San Cristóbal de Las Casas, passandoci davanti. Non è forse un caso se per la costruzione dell’autostrada è richiesto il parere del Ministero della Difesa, che fornisce osservazioni dal punto di vista della sicurezza nazionale<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note">5</a>.</p>



<p><strong>Progetti di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em></strong></p>



<p>“Il governo vuole che le comunità si approprino della sua visione neoliberale sull’agroindustria e il turismo di massa, promettendo che lo sviluppo basato sul mercato le beneficerà”, spiega l’accademico statunitense Juan Romero. “L’autostrada è anche un progetto di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>: l’idea del governo è che la gente abbandonerà la resistenza nel momento in cui farà propria una logica di mercato<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>”.</p>



<p>Nel 2009 il governo fu costretto a interrompere il progetto a causa dell’opposizione degli abitanti della zona, in particolare della comunità di Mitzitón, dove il passaggio della strada avrebbe distrutto case, campi, boschi e contaminato l’acqua. Il gruppo paramilitare Ejército de Dios si prese la briga di punirli: attaccò i contadini filozapatisti di Mitzitón, uccidendo uno di loro e ferendone cinque.</p>



<p>Attualmente buona parte delle lotte degli indigeni del Chiapas riguardano l’opposizione alla costruzione di opere che girano intorno al CIP Palenque-Agua Azul, come il parco tematico vicino alle cascate di Agua Azul o l’autopista San Cristóbal-Palenque. Il governo risponde con la repressione militare o paramilitare.</p>



<p>Le istituzioni non stanno neanche diffondendo pubblicamente i dettagli dei progetti infrastrutturali, dando informazioni parziali e contraddittorie. Perché tanto mistero, se porteranno benessere alla popolazione?<br>“Il governo non fornisce alle comunità tutte le informazioni perché non vuole che conoscano l’entità reale dell’impatto di queste opere, non dà dettagli per timore che l’opposizione sociale cresca”, spiega Ricardo Lagunes, avvocato dei simpatizzanti zapatisti di Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>.</p>



<p>Nella scorsa lettera dal Chiapas abbiamo elencato una serie di comunità, zapatiste o simpatizzanti, a cui i gruppi armati irregolari hanno incendiato case e campi, costringendo famiglie intere alla fuga. Numerosi i feriti, i desaparecidos, gli assassinati. Secondo la Red contra la Represión y por la Solidaridad, dal 2006 al 2012 la Giunte di Buon Governo dei 5 Caracoles hanno presentato 114 denunce, in ognuna delle quali vengono denunciate molteplici aggressioni<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a></sup>.</p>



<p>Ci sono stati anche casi di omicidi, tra cui quello di José Luis Solís López, da tutti chiamato Galeano, base d’appoggio zapatista assassinato il 2 maggio 2014. Quel giorno entrarono nel Caracol della Realidad 140 persone, integranti dei conservatori&nbsp;<em>Partido Verde Ecologista de México</em>&nbsp;(PVEM) e&nbsp;<em>Partido Acción Nacional</em>&nbsp;(PAN), e della&nbsp;<em>Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica</em>&nbsp;(CIOAC-H), organizzazione che gli zapatisti considerano paramilitare. Ferirono 15 persone a assassinarono Galeano con 3 colpi di pistola e uno di machete nella bocca. Il suo cadavere presentava anche numerose contusioni. Prima di andarsene da la Realidad, gli aggressori distrussero la scuola e la clinica autonoma<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3937" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Zapatiste nel Caracol di Oventic durante l’evento di commemorazione a Galeano. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Un anno dopo, il 2 maggio 2015, basi d’appoggio e simpatizzanti dell’EZLN arrivati da differenti regioni del Messico e del mondo si sono trovati nel Caracol di Oventic per rendere omaggio a Galeano. Con gli stivali e i pantaloni sporchi di fango, sono scesi fino al campo di basket e si sono radunati di fronte al palco con la testa all’insú.</p>



<p>Hanno partecipato la figlia e il figlio di Galeano, poco più che adolescenti, ricordando la vita del padre. Il Subcomandante Marcos – che ora si fa chiamare Galeano in onore al suo compagno – ha letto alcune pagine del diario dello zapatista assassinato e ha concluso: “Il compagno e maestro zapatista Galeano sarà ricordato dalle comunità zapatiste senza chiasso, senza primi piani. La sua vita, e non la sua morte, sarà allegria nella nostra lotta per generazioni<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">20</a>”.</p>



<p><strong>Lo strumento dei programmi assistenzialisti</strong></p>



<p>A volte, come ricordato più volte nelle nostre&nbsp;<em>Lettere dal Chiapas</em>, invece di ricorrere alla violenza lo stato compra il consenso “con le buone”, offrendo aiuti e programmi assistenzialisti alle famiglie più povere con il fine di evitare il conflitto sociale.</p>



<p>Robert McNamara, che negli anni ’60 è stato capo del Pentagono e poi presidente della Banca Mondiale, ha affermato: “Quando i privilegiati sono tanti e i disperatamente poveri sono molti, e quando la forbice tra i due gruppi si fa più grande invece di rimpicciolirsi, è necessario scegliere fra i costi politici di una riforma e i costi politici di una ribellione. Per questo motivo, nei paesi in via di sviluppo l’applicazione di politiche finalizzate a ridurre la miseria del 40% più povero della popolazione è consigliabile non solo come questione di principio, ma anche di prudenza. La giustizia sociale non è solamente un imperativo morale, ma anche un imperativo politico. Mostrare indifferenza a questa frustrazione sociale equivale a fomentarne la crescita”.</p>



<p>Il giornalista e attivista uruguayano Raúl Zibechi scrive che la lotta alla povertà rappresenta un pretesto per disgregare i focolai di resistenza sottomettendoli dolcemente, ad esempio proponendo loro di accettare soldi e programmi assistenzialisti.</p>



<p>Per poter ricevere questi fondi, i movimenti sociali si dovranno trasformare in Organizzazioni Non Governative (ONG), istituzionalizzate e con un personale professionalizzato, e l’assemblea come spazio di decisione collettiva sarà soppiantata da una dinamica decisionale gerarchica. Attraverso questo meccanismo le ONG, soggetti che non lottano per un cambio sistemico ma negoziano concessioni con lo stato, si appropriano dello spazio politico dei movimenti sociali.</p>



<p>Questa strategia governativa è un “imperialismo morbido”, una tattica di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>travestita da filantropia. Sono metodi che la Banca Mondiale ha teorizzato e implementato già decenni fa, e che continuano ad essere utilizzati dai governi, anche quelli progressisti che dal 2000 governano alcuni paesi dell’America Latina, come Brasile, Argentina, Uruguay, Cile ed Equador<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">21</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3938" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=2048%2C1151&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Un esempio di come in Messico la lotta alla povertà sia utilizzata come strategia di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>&nbsp;è la “Crociata Nazionale contro la Fame”. Per inaugurarla il governo avrebbe potuto scegliere uno qualsiasi tra i comuni più “affamati” del Messico, ma decise di farlo a Las Margaritas, dimenticata cittadina del sud del Chiapas ad alta presenza zapatista e a due passi dal Caracol de La Realidad, dove poche settimane prima era stato ucciso Galeano.</p>



<p>Quel giorno, il 23 maggio 2014, a Las Margaritas arrivarono in pompa magna il Presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto e il Governatore del Chiapas Manuel Velasco Coello. Lì lanciarono il programma che secondo loro avrebbe tirato migliaia di indigeni fuori dalla povertà e, perché no, magari anche dalla resistenza zapatista<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">22</a>.</p>



<p>La promozione di programmi assistenzialisti con lo scopo di dividere le comunità e comprare i suoi leaders è una strategia inaugurata in Messico nel 2000, con l’arrivo alla presidenza del Partido de Acción Nacional (PAN). Una tattica di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>&nbsp;che da quindici anni accompagna quella più tradizionale dell’occupazione militare e dell’intervento di paramilitari che, come dimostrano alcuni documenti declassificati, sono appoggiati dai governi di Stati Uniti e Messico<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">23</a></sup>.</p>



<p>È la cosiddetta “guerra di bassa intensità”, teorizzata dagli Stati Uniti dopo un’attenta valutazione degli errori compiuti in Vietnam, e vuole distruggere il tessuto sociale delle comunità non solo utilizzando la forza ma anche tattiche politiche, economiche e psicologiche, con lo scopo di “togliere l’acqua al pesce”. Nel “Manuale di&nbsp;<em>Contrainsurgencia</em>3-24”, l’Università di Chicago ricorda&nbsp;<em>all’intelligence</em>&nbsp;statunitense l’importanza di studiare la popolazione e la cultura della zona in cui deve operare, avvalendosi della collaborazione di antropologi, geografi ed esperti in economia”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">24</a></sup>.</p>



<p>In Chiapas l’applicazione pratica della guerra di bassa intensità è stata affidata a due manuali del Ministero della Difesa messicano, “Plan de Campaña Chiapas 94” e “Chiapas 2000”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">25</a></sup>. Il primo è stato disegnato per privilegiare “l’azione paramilitare con il fine di evitare l’influenza espansiva dell’EZLN, commettendo attacchi sistematici contro la popolazione civile”. Incubato nella zona nord del Chiapas l’indomani dell’insurrezione zapatista, si è espanso poi nella zona Altos.</p>



<p>Malgrado il coinvolgimento del governo nelle azioni dei paramilitari sia stato provato, il discorso pubblico e mediatico che viene portato avanti dalle istituzioni parla di rispetto di diritti umani e dei popoli indigeni. All’inizio del 2014 il governatore del Chiapas Manuel Velasco Coello – che l’EZLN considera “massimo capo paramilitare” – ha riconosciuto l’apporto delle comunità zapatiste al processo di cambiamento del paese e ha dichiarato il suo rispetto nei loro confronti, affermando che avrebbe continuato ad appoggiare la distensione e la soluzione politica del conflitto<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">26</a></sup>. Cinque mesi dopo, un gruppo di cui facevano parte alcuni membri del partito del governatore è entrato nel Caracol de La Realidad e ha ucciso Galeano.</p>



<p><a></a>Note</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>, pag. 22. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo <a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noopener" title="">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Simpatizzanti zapatisti, persone o collettivi di tutto il mondo che non fanno parte dell’EZLN ma si riconoscono nei principi espressi dagli zapatisti nella Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.</li>



<li>San Sebastián Bachajón fa parte del Municipio di Chilón e una parte del suo territorio comprende la strada che porta alle cascate di Agua Azul, tra le città di San Cristóbal de Las Casas e Palenque.</li>



<li>Funzionario amministrativo.</li>



<li>Intervista ad un aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di Bachajón, San Sebastián Bachajón, dicembre 2014.</li>



<li>Sul conflitto di Agua Azul si può leggere: Ricardo Lagunes e Jessica Davies,&nbsp;<em>San Sebastián Bachajón: la lucha contra el despojo</em>, revista elettronica&nbsp;<em>Desinformémonos</em>, aprile 2015. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://desinformemonos.org/2015/04/san-sebastian-bachajon-la-lucha-contra-el-despojo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://desinformemonos.org/2015/04/san-sebastian-bachajon-la-lucha-contra-el-despojo/</a>. Versione in inglese nella rivista&nbsp;<em>Upside Down World</em>:&nbsp;<a href="http://upsidedownworld.org/main/mexico-archives-79/5311-san-sebastian-bachajon-the-struggle-against-dispossession-in-mexico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://upsidedownworld.org/main/mexico-archives-79/5311-san-sebastian-bachajon-the-struggle-against-dispossession-in-mexico</a>.</li>



<li>Diapositive sulla strategia dell’istituzione pubblica Fondo Nacional de Fomento al Turismo (FONATUR) in Chiapas. Consultabili in:&nbsp;<a href="http://www.future-agricultures.org/search-documents/global-land-grab/presentations-1/1379-rocheleau/file" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.future-agricultures.org/search-documents/global-land-grab/presentations-1/1379-rocheleau/file</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Juan Vázquez Guzmán, San Sebastián Bachajón, giugno 2012.</li>



<li>Orsetta Bellani,&nbsp;<em>Chiapas: rimangono in carcere i tre indigeni tzeltales arrestati e torturati dalla polizia</em>, 25 settembre 2014, blog&nbsp;<em>Sobre América Latina</em>. Consultabile in:&nbsp;<a href="https://www.sobreamericalatina.com/?p=1531" target="_blank" rel="noopener" title="">https://www.sobreamericalatina.com/?p=1531</a>.</li>



<li>Mariela Zunino,<em>&nbsp;Integración para el despojo: el Proyecto Mesoamérica o la nueva escalada de apropiación del territorio</em>, boletín&nbsp;<em>Chiapas al día</em>&nbsp;no. 583 del Centro de Investigación Económicas y Políticas de Acción Comunitaria (CIEPAC), 28 maggio 2010. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.adital.com.br/site/noticia_imp.asp?cod=48203&amp;lang=ES" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.adital.com.br/site/noticia_imp.asp?cod=48203&amp;lang=ES</a>.</li>



<li>Convegno 169 dell’OIL:&nbsp;<a href="http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html</a>.</li>



<li>Carlos Fazio,&nbsp;<em>La brecha, el Galeano y la digna rabia. In quotidiano La Jornada</em>, 26 maggio 2014. Consultabile in: http://www.jornada.unam.mx/2014/05/26/opinion/017a1pol.</li>



<li><em>Estudio sobre los desplazados por el conflicto armado en Chiapas</em>, pubblicazione realizzata nel quadro del&nbsp;<em>Programa Conjunto OPAS-1969 “Prevención de conflictos, desarrollo de acuerdos y construcción de la paz en comunidades con personas internamente desplazadas en Chiapas 2009-2012</em>”, Messico, 2012. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://culturadepaz.org.mx/sitio/Informe_desplazadas_web.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://culturadepaz.org.mx/sitio/Informe_desplazadas_web.pdf</a>.</li>



<li>Disponibile in:&nbsp;<a href="http://www.internal-displacement.org/americas/mexico/summary" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.internal-displacement.org/americas/mexico/summary</a>.</li>



<li>Juan Romero,&nbsp;<em>La autopista San Cristobal-Palenque, la espina dorsal del CIPP: Sigilo y destrucción violenta</em>, Bollettino del&nbsp;<em>Centro de Investigaciones Económicas y Políticas de Acción Comunitaria&nbsp;</em>(CIEPAC), ottobre 2009. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Pueblos-Indigenas/la_autopista_san_cristobal_palenque_la_espina_dorsal_del_cipp_sigilo_y_destruccion_violenta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Pueblos-Indigenas/la_autopista_san_cristobal_palenque_la_espina_dorsal_del_cipp_sigilo_y_destruccion_violenta</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Juan Romero, San Cristóbal de Las Casas, novembre 2014.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Ricardo Lagunes, San Cristóbal de Las Casas, gennaio 2015.</li>



<li><em>Informe de agresiones a las bases de apoyo zapatistas 2006-2012</em>, Red contra la Represión y por la Solidaridad, maggio 2013.</li>



<li><em>Agresión a Bases del EZLN en sede de la Junta de Buen Gobierno de La Realidad</em>, comunicato stampa del Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) del 5 maggio 2014. Consultabile all’indirizzo:<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/05/junta-de-buen-gobierno-hacia-la-esperanza-denuncia-energicamente-a-los-paramilitares-cioaquistas-organizados-por-los-3-niveles-de-los-malos-gobiernos-en-contra-de-nuestros-pueblos-bases-de-apoyo-del-e/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/05/junta-de-buen-gobierno-hacia-la-esperanza-denuncia-energicamente-a-los-paramilitares-cioaquistas-organizados-por-los-3-niveles-de-los-malos-gobiernos-en-contra-de-nuestros-pueblos-bases-de-apoyo-del-e/</a>.</li>



<li><em>Maestro zapatista Galeano: appunti di una vita</em>, Comunicato dell’EZLN del 2 maggio 2015. Consultabile in italiano:&nbsp;<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2015/05/04/maestro-zapatista-galeano-appunti-di-una-vita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2015/05/04/maestro-zapatista-galeano-appunti-di-una-vita/</a>.</li>



<li>Raúl Zibechi,&nbsp;<em>Política &amp; Miseria. Una propuesta de debate sobre la relación entre el modelo extractivo, los planes sociales y los gobiernos progresistas</em>, Editorial La Vaca, Argentina. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://es.scribd.com/doc/204505800/Zibechi-Raul-Politica-Y-Miseria#" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://es.scribd.com/doc/204505800/Zibechi-Raul-Politica-Y-Miseria#</a>.</li>



<li>Hermann Bellinghausen,&nbsp;<em>La actual etapa contrainsurgente inicia en Las Margaritas con la Cruzada Contra el Hambre</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 24 maggio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol</a>.</li>



<li>Pedro Faro,&nbsp;<em>El gran teatro de la impunidad en Chiapas. Nuevas evidencias del genocidio y la guerra encubierta, mensile Ojarasca</em>, 14 dicembre 2013. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2013/12/14/oja-teatro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2013/12/14/oja-teatro.html</a>.</li>



<li>Gilberto López y Rivas,&nbsp;<em>Estudiando la contrainsurgencia de Estados Unidos. Manuales, mentalidades y uso de la antropología</em>, Ocean Sur, Messico, 2 giugno 2014.</li>



<li>Paulina Fernández Christlieb,&nbsp;<em>El EZLN y la GBI en Chiapas: derechos indígenas contra corporaciones transnacionales</em>, Revista Mexicana de Ciencias y Políticas Sociales, vol. XLVI, núm. 189, maggio-dicembre 2003, pag. 213-262, Universidad Autónoma de México, Messico.</li>



<li>Ángeles Mariscal,&nbsp;<em>Dice Manuel Velasco que reconoce aporte de comunidades indígenas zapatistas</em>, periodico elettronico&nbsp;<em>Revolución 3.0</em>, 2 gennaio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://revoluciontrespuntocero.com/dice-manuel-velasco-que-reconoce-aporte-de-comunidades-indigenas-zapatistas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://revoluciontrespuntocero.com/dice-manuel-velasco-que-reconoce-aporte-de-comunidades-indigenas-zapatistas/</a></li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’ottobre 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/">Chiapas: turismo, autostrade e repressione</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pace in Colombia? Le sfide del post-conflitto</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/06/05/pace-in-colombia-le-sfide-del-post-conflitto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jun 2016 13:05:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi potrebbe essere un giorno storico per la Colombia. Gli occhi del paese sono puntati sull’Avana, dove ci si aspetta che il presidente Juan Manuel Santos annunci la firma dei trattati di pace con i guerriglieri delle&#160;Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia&#160;(FARC). Proprio lì, nella capitale cubana, nel novembre 2012 sono iniziate le negoziazioni per mettere&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi potrebbe essere un giorno storico per la Colombia. Gli occhi del paese sono puntati sull’Avana, dove ci si aspetta che il presidente Juan Manuel Santos annunci la firma dei trattati di pace con i guerriglieri delle&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</em>&nbsp;(FARC). Proprio lì, nella capitale cubana, nel novembre 2012 sono iniziate le negoziazioni per mettere fine a un conflitto di mezzo secolo, che ha visto i guerriglieri marxisti contrapporsi alle forze armate e ai paramilitari, milizie irregolari create dall’esercito e dai cartelli criminali per fare il lavoro sporco. Secondo stime ufficiali, i paramilitari hanno commesso più di mille massacri e ucciso circa 25mila persone.</p>



<p>Una guerra che i colombiani stentano a definire tale, ma che ha causato circa 600mila morti e ha reso il paese sudamericano il secondo al mondo per numero di sfollati dopo la Siria, con 6 milioni di persone costrette ad abbandonare le loro case.</p>



<p>Tra loro Juan Camilo, che nel 1999, quando era bambino, fu obbligato a lasciare il suo villaggio natale nel dipartimento di Antioquia. Ci è tornato circa un anno fa, e mi mostra i progetti di floricoltura e itticoltura che ha avviato nel suo terreno, “ripulito” dalle mine antiuomo dall’organizzazione non governativa Halo Trust.</p>



<p>“Più di una volta ho camminato lì da bambino, non sapevamo che c’erano 6 mine”, dice il giovane indicando il campo.</p>



<p>Malgrado sia tornato nel suo villaggio perché, afferma, “la situazione ora è molto più tranquilla”, Juan Camilo fa spallucce quando gli chiedo se pensa che la firma di un accordo di pace cambierà veramente la situazione del paese.</p>



<p>Forse perché è difficile immaginare la pace quando hai conosciuto solo la guerra. E ancora di più in un paese che continua a ribollire di conflitti sociali.</p>



<p>Lunedì è iniziata una protesta a tempo indefinito di organizzazioni, soprattutto contadine, che ha coinvolto circa 200mila persone in 27 dei 33 dipartimenti del paese. La settimana scorsa, nel Cauca, due indigeni sono stati uccisi dalla polizia durante una protesta, mentre i guerriglieri dell’<em>Ejército de Liberación Nacional&nbsp;</em>(ELN) -che dovrebbero iniziare presto i negoziati di pace con il governo-, hanno sequestrato tre giornalisti per sei giorni.</p>



<p>Sono ancora vive le ferite lasciate dai massacri commessi dai paramilitari nel decennio scorso, dagli abusi dell’esercito sulla popolazione civile, dalla brutalità della guerriglia. Continua ad essere violento il contrasto tra le campagne e i quartieri di classe media e alta della capitale Bogotá, dove la guerra si vede solo in tv. In Colombia il 20% della ricchezza è in mano all’1% della popolazione, e il 30,6% della sua popolazione vive sotto la soglia di povertà, bacino ideale di reclutamento per le organizzazioni criminali che, malgrado siano diminuiti i livelli di violenza rispetto agli anni ‘90, continuano a controllare buona parte del territorio.</p>



<p>“Con i trattati di pace devono avvenire dei cambiamenti strutturali. La guerra in Colombia non è mai finita perché le condizioni che l’hanno generata persistono: disuguaglianze, povertà, esclusione sociale, mancanza di opportunità e di educazione”, afferma in intervista Leonardo Ilich Rojas, ex combattente delle FARC. “Cosa succederebbe se la guerriglia abbandonasse le armi e nel paese non avvenisse nessun cambiamento strutturale? I guerriglieri che hanno un addestramento militare, se non sanno dove andare a lavorare, in pochi anni saranno diventati dei delinquenti”.</p>



<p>Il reinserimento sociale degli ex guerriglieri è una delle questioni chiave della Colombia post-conflitto, un paese che mantiene fresco il ricordo del fallimento della desmobilizzazione dei gruppi paramilitari, iniziata nel 2003, che si sono riarmati e riuniti sotto il nome di&nbsp;<em>Bandas Criminales</em>&nbsp;(BaCrim). Come dell’insuccesso degli accordi di pace del 2002, quando i combattenti delle Farc vennero integrati nella vita politica all’interno del partito&nbsp;<em>Unión Patriotica</em>&nbsp;(UP). I suoi dirigenti e militanti vennero massacrati dalle milizie paramilitari e dall’esercito, e gli ex guerriglieri ripresero in mano le armi.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 5.06.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/06/05/pace-in-colombia-le-sfide-del-post-conflitto/">Pace in Colombia? Le sfide del post-conflitto</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Colombia, Prove di riconciliazione</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/02/08/colombia-prove-di-riconciliazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Feb 2016 14:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Colombia]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[paramilitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 18 agosto 2006, il figlio minore di María Rosa Jiménez uscì di casa alle sette del mattino per andare a scuola, come tutti i giorni. María Rosa lo aspettava di ritorno nel primo pomeriggio, ma non arrivò mai. Aveva sedici anni. Dopo due mesi scomparse anche il figlio maggiore. La donna vive nella Comuna&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 18 agosto 2006, il figlio minore di María Rosa Jiménez uscì di casa alle sette del mattino per andare a scuola, come tutti i giorni. María Rosa lo aspettava di ritorno nel primo pomeriggio, ma non arrivò mai. Aveva sedici anni. Dopo due mesi scomparse anche il figlio maggiore.</p>



<p>La donna vive nella Comuna 13, un quartiere di umili case di mattoni che si ammucchiano sulle montagne che circondano Medellín (Colombia), uno degli scenari del conflitto che da mezzo secolo oppone l’esercito colombiano -affiancato da milizie irregolari paramilitari- alle guerriglie di sinistra. Per anni, dalle loro finestre, gli abitanti della Comuna 13 hanno visto processioni di giovani che i paramilitari della&nbsp;<em>Autodefensas Unidas de Colombia</em>&nbsp;(AUC) spingevano verso la discarica di inerti della Escombrera. Avevano l’ordine di “ucciderli, farli a pezzi, metterli in una borsa, buttarci calce, sale e farli sparire”.</p>



<p>María Rosa dice di essere convinta che i suoi figli si trovino nella Escombrera, “perché li portavano tutti lì”. Oggi la donna fa parte di&nbsp;<em>Mujeres Caminando por la Verdad</em>, un gruppo di madri di&nbsp;<em>desaparecidos</em>&nbsp;della Comuna 13. Dopo tredici anni di lotta, il collettivo è riuscito a convincere la procura ad ordinare l’esumazione della Escombrera, la fossa comune urbana più grande del mondo. La decisione è stata presa mentre all’Avana (Cuba) il governo e le&nbsp;<em>Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia</em>&nbsp;(FARC) stanno negoziando un accordo di pace, che hanno annunciato verrà firmato entro il 23 marzo.</p>



<p>“Già nel 2002 denunciavamo l’esistenza di cadaveri nella discarica”, spiega Adriana Arboleda, avvocatessa della&nbsp;<em>Corporación Jurídica Libertad</em>, che difende le madri delle vittime. “Non ci hanno mai fatto caso, fino al 2008 le autorità negavano addirittura il problema dei&nbsp;<em>desaparecidos</em>. La decisione di esumare La Escombrera non è stato un accordo preso all’interno dei negoziati di pace tra il governo e le Farc, ma senza dubbio il contesto ci ha aiutate: il presidente Juan Manuel Santos vuole mostrare risultati, e l’esumazione della Escombrera lo è”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB3-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4019" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB3-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB3-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB3-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Desaparecidos della Comuna 13 (Foto: O.B.)</em></figcaption></figure>



<p>Prima del 2002, la Comuna 13 era occupata dai guerriglieri delle Farc, dell’<em>Ejército de Liberación Nacional</em>&nbsp;(ELN) e dei&nbsp;<em>Comandos Armados del Pueblo</em>&nbsp;(CAP), interessati all’oleodotto che attraversa il quartiere e a controllare il corridoio che unisce Medellín ai porti dell’Atlantico. A quel tempo la popolazione viveva in una situazione di costante tensione a causa delle frequenti sparatorie, ma la relazione tra abitanti e guerriglieri era tutto sommato cordiale.</p>



<p>Tutto cambiò a partire dalla notte del 16 ottobre 2002. Più di mille tra poliziotti, militari, membri della procura e dell’intelligence, con l’appoggio dei paramilitari del&nbsp;<em>Bloque Cacique Nutibara</em>&nbsp;delle AUC, entrarono nel quartiere con armi e carroarmati. Perquisirono le case, mitragliarono gli edifici dagli elicotteri e spararono contro tutto quello che si muoveva. “Vivo in un terzo piano, dopo l’orribile sparatoria di quella notte il tetto aveva sei buchi grandissimi, e anche nella parete c’erano dei buchi come di fucile. Grazie a Dio siamo rimasti illesi. Con i miei nipoti ci siamo nascosti sotto il letto, io mi stavo affogando di stress”, ricorda Gloria Holguín di&nbsp;<em>Mujeres Caminando por la Verdad</em>.</p>



<p>La cosiddetta Operazione Orion è stato l’operativo urbano più grande della storia del conflitto colombiano. Fu un’azione ordinata dall’ex presidente conservatore Álvaro Uribe per inaugurare il suo piano chiamato Politica di Sicurezza Democratica, che aveva lo scopo di eliminare la presenza della guerriglia. Dal carcere degli Stati Uniti in cui si trova detenuto, l’ex capo delle AUC Diego Fernando Murillo Bejarano,&nbsp;<em>alias</em>&nbsp;Don Berna, ha affermato che durante l’operativo le forza dell’ordine si coordinarono con i paramilitari, come confermarono dichiarazioni dalla popolazione e materiale fotografico dell’epoca. L’Operazione Orion rappresenta quindi un esempio della stretta relazione tra il governo colombiano e i gruppi armati irregolari, che la procura considera responsabili di circa mille massacri e 25mila omicidi.</p>



<p>I media di allora ignorarono la brutalità dell’operativo, che colpì soprattutto i 130mila abitanti della comuna. Secondo una ricerca di Pablo Emilio Angarita dell’Università di Antioquia, in pochi giorni fra i civili si registrarono un morto, 38 feriti, 8<em>&nbsp;desaparecidos&nbsp;</em>e 355 detenuti.</p>



<p>Un magistrato ha aperto un’indagine preliminare contro due generali che hanno partecipato all’Operazione Orion: Mario Montoya, allora comandante della IV Brigata dell’esercito, e l’ex comandante della Polizia Metropolitana Leonardo Gallego. Ma il processo non è iniziato, e finora nessuno ha riconosciuto la responsabilità politica sulle violazioni ai diritti umani avvenute durante e dopo l’operativo. Un ostacolo al cammino verso la pace e la riconciliazione intrapreso dalla Colombia nel novembre 2012, con l’apertura dei negoziati di pace tra il governo e le Farc.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB2-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4021" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB2-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB2-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB2-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La Comuna 13 (Foto: O.B.)</em></figcaption></figure>



<p>A partire dall’Operazione Orion, nella Comuna 13 un gruppo armato prese il posto dell’altro. I guerriglieri furono cacciati e i paramilitari delle AUC presero il controllo del quartiere. Con loro arrivarono le sparizioni forzate e il terrore. Fra le strade anguste e le scalinate ripide della Comuna 13, qualsiasi persona poteva essere considerata come potenziale collaboratrice della guerriglia, e un semplice sospetto equivaleva a una condanna di morte.</p>



<p>“I guerriglieri erano giovani del quartiere e una li aveva visti crescere, la gente aveva relazioni con loro perché li conosceva da tutta la vita”, spiega Luz Helena Salas, il cui figlio ventenne è sparito dopo essere uscito a fumare una sigaretta, il 16 gennaio 2007. “I paramilitari portavano in giro i giovani per tutto il quartiere e poi li uccidevano. A volte dovevamo schivare i morti, passare su di loro. E la cosa più triste è che pensavo che ai miei figli non sarebbe mai successo, ma invece sì, alla fine è capitato. Anche se vivevo in mezzo alla violenza, non pensavo mi sarebbe successo”.</p>



<p>Secondo Luz Helena Salas, che fa parte di&nbsp;<em>Mujeres Caminando por la Verdad</em>, le violazioni ai diritti umani erano commesse anche dalle forze dell’ordine. Gloria Holguín è convinta che siano stati i poliziotti a far sparire suo figlio, che era entrato nella Comuna 13 per visitare la fidanzata. “Mi chiedono sempre chi è il responsabile della sparizione di mio figlio. È lo stato, se allora nella Comuna 13 c’erano la polizia e l’esercito, sono loro i responsabili”, denuncia la donna.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4022" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/02/MED280815OB-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La città di Medellín vista dalla Comuna 13 (Foto: O.B.)</em></figcaption></figure>



<p>L’escavazione della Escombrera è iniziata il 27 luglio scorso. L’ex paramilitare Juan Carlos Villa&nbsp;<em>alias</em>&nbsp;Móvil 8, che operava nella Comuna 13 durante e dopo l’Operazione Orion, dal carcere di Bogotá indicò quattro punti dove avrebbe fatto seppellire 50 persone. La procura ha iniziato a scavare proprio in quest’area, malgrado le donne di&nbsp;<em>Mujeres Caminando por la Verdad</em>&nbsp;affermino che i corpi dovrebbero essere 300, e che non sono in quel luogo.</p>



<p>“Dove stanno scavando si chiama La Arenera”, spiega Luz Helena Galeano, portavoce del collettivo. “La vera Escombrera è il settore di terrigeni che si trova davanti, è lì che sono sepolti i 300 corpi”.</p>



<p>Secondo un’altra stima, quella del Comune di Medellín, nell’area dovrebbero essere sepolte tra le 80 e 90 persone. La montagna di rifiuti è alta come un edificio di 25 metri, e si prevede sia necessario arrivare a scavare a una profondità tra gli 8 e i 10 metri per estrarre circa 35mila metri cubici di calcinacci, terra e, forse, cadaveri. In questa montagna che domina la Valle di Aburrá potrebbero essere seppelliti i morti di tutte le guerre che hanno attraversato Medellín.</p>



<p>“La escavazione significa molto per la città e per il paese. In momenti come quello attuale, in cui sono alte le aspettative legate alla pace e alla riconciliazione, non possiamo dimenticarci di mettere in luce la verità sulla Escombrera, che per tanti anni è stata tenuta nascosta”, afferma Jorge Mejía, Consigliere per la Pace e la Riconciliazione del Comune di Medellín. “Il problema è che è un terreno di calcinacci, una massa di terra che oggi potrebbe non trovarsi dove si trovava quindici anni fa”.</p>



<p>Il cumulo di rifiuti che si trova sul crinale della montagna si potrebbe essere abbassato, e i corpi potrebbero non trovarsi più nei punti indicati dal leader paramilitare. Questa possibilità è ancora più probabile se si considera che la discarica è in funzione dagli anni ’90 e che, malgrado le proteste dei famigliari dei&nbsp;<em>desaparecidos</em>, non è mai stata chiusa. Mentre da una parte si scava cercando cadaveri, dall’altra si continuano a gettare rifiuti.</p>



<p>“L’esumazione è un atto simbolico e mediatico che non arriverà a nulla, non troveranno nessuno, perché le tre amministrazioni che si sono susseguite dal 2002 ad oggi non hanno smesso di depositare tonnellate di terra nella Escombrera”, afferma Juan Diego Restrepo, professore della Università di Antioquia e giornalista della rivista&nbsp;<em>Semana</em>.</p>



<p><em>Articolo pubblicato dal mensile Altreconomia nel gennaio 2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/02/08/colombia-prove-di-riconciliazione/">Colombia, Prove di riconciliazione</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chiapas: Inizia la settimana di solidarietà a Galeano, zapatista ucciso dai paramilitari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 May 2014 09:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[paramilitarismo]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[zapatisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi San Cristóbal de Las Casas (Chiapas) ha ospitato l’omaggio a José Luis Solís López, integrante dell’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) ucciso il 2 maggio scorso. L’evento si è tenuto nella piazza principale della città per denunciare la repressione che, a vent’anni dall’insurrezione indigena, continua a colpire le comunità autonome, e per informare sulle&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi San Cristóbal de Las Casas (Chiapas) ha ospitato l’omaggio a José Luis Solís López, integrante dell’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) ucciso il 2 maggio scorso. L’evento si è tenuto nella piazza principale della città per denunciare la repressione che, a vent’anni dall’insurrezione indigena, continua a colpire le comunità autonome, e per informare sulle circostanze dell’aggressione.</p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="728" height="546" data-id="2193" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Acto_Galeano_21-e1481543684484.jpg.webp?resize=728%2C546" alt="" class="wp-image-2193" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Acto_Galeano_21-e1481543684484.jpg.webp?w=728&amp;ssl=1 728w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Acto_Galeano_21-e1481543684484.jpg.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 728px) 100vw, 728px" /></figure>



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</figure>



<p>Nella piazza era presente uno spazio informativo e sul palco musica, letture di poesie e interventi di simpatizzanti dell’EZLN. La manifestazione sancristobalense è solo uno dei centinaia di eventi che si svolgeranno in tutto il mondo durante la settimana prossima in solidarietà con l’indigeno zapatista assassinato, da tutti conosciuto come Galeano.&nbsp;Lo stesso EZLN ha organizzato, per il 24 maggio, un omaggio a Galeano in territorio zapatista, mentre in Italia è previsto un presidio davanti al consolato messicano di Milano alle ore 18.</p>



<p>Secondo il non governativo Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas (FrayBa), Galeano è stato ucciso con tre colpi di arma da fuoco, un colpo di machete nella bocca e percosse in vari punti dal corpo durante un’aggressione al Caracol della Realidad, sede del governo autonomo zapatista, da parte di membri della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H), del Partido Acción Nacional (PAN) e del Partido Verde Ecologista de México (PVEM), lo stesso di cui fa parte Manuel Velasco Coello, governatore dello stato del Chiapas.</p>



<p>In un comunicato, il subcomandante Marcos ha denunciato la responsabilità del governo statale e di quello federale nell’aggressione, in cui sono state anche feriti 15 zapatisti, e il 5 maggio la Giunta di Buon Governo della Realidad ha definito “paramilitare” la CIOAC-H. L’organizzazione aveva già commesso più di un atto ostile nei confronti delle basi d’appoggio zapatiste, come nel novembre 2013, quando alcuni suoi integranti hanno occupato le terre recuperate dall’EZLN nella comunità 10 de Abril, e hanno poi attaccato personale medico e religioso dell’ospedale San Carlos di Altamirano (Chiapas).</p>



<p>La direzione della CIOAC ha negato ogni responsabilità nell’omicidio di Galeano, ha assicurato di non essere un gruppo paramilitare e ha accusato i media e le reti sociali di denigrare e attaccare la sua organizzazione.<br></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/05/18/chiapas-inizia-la-settimana-di-solidarieta-a-galeano-zapatista-ucciso-dai-paramilitari/">Chiapas: Inizia la settimana di solidarietà a Galeano, zapatista ucciso dai paramilitari</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chiapas: EZLN sospende attività programmate per omicidio di un zapatista</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/05/09/chiapas-ezln-sospende-attivita-programmate-per-omicidio-di-un-zapatista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 May 2014 10:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia zapatista]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[paramilitarismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Comandancia dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha sospeso a tempo indefinito il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) e l’omaggio a Luis Villoro che aveva programmato per fine maggio e la sua partecipazione al seminario internazionale “Ética y despojo”. La decisione è stata presa a seguito dell’omicidio da parte di militanti della Central Independiente de&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Comandancia dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha sospeso a tempo indefinito il Congresso Nazionale Indigeno (CNI) e l’omaggio a Luis Villoro che aveva programmato per fine maggio e la sua partecipazione al seminario internazionale “Ética y despojo”. La decisione è stata presa a seguito dell’omicidio da parte di militanti della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica (CIOAC-H), del Partido di Azione Nazionale (PAN) e del Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM) di una base d’appoggio dell’EZLN, José Luis Solís López detto Galeano, avvenuta il 2 maggio scorso nel Caracol della Realidad, sede del governo autonomo zapatista.&nbsp;</p>



<p>Secondo il bollettino del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (FrayBa), dal primo di maggio scorso José Luis Solís López era impegnato in un processo di negoziazione con la CIOAC-H, che si stava tenendo alla Realidad per cercare una soluzione alle tensioni causate dal sequestro di un veicolo zapatista, nel marzo scorso.</p>



<p>Durante le negoziazioni, all’esterno della sede della Giunta della Realidad, alcuni integranti della CIOAC-H, del PVEM e del PAN, dopo aver tagliato il servizio di allacciamento all’acqua degli zapatisti, iniziarono a colpire le installazioni della scuola e della clinica autonoma. In seguito, assaltarono alcuni veicoli su cui viaggiavano 68 basi d’appoggio dell’EZLN, e attaccarrono i loro soccoritori. Oltre a un morto, l’aggressione che un comunicato della Giunta di Buon Governo definisce “paramilitare”, causò il ferimento di 15 zapatisti.</p>



<p>“Si è trattata di un’aggressione pianificata e organizzata militarmente”, denuncia la Comandancia del EZLN nel suo comunicato. Secondo i vertici militari zapatisti, il governo dello stato del Chiapas e quello federale promuovono aggressioni che poi definiscono “conflitti intercomunitari”, come avvenne&nbsp;nel 1997 ad Acteal (Chiapas), dove furono massacrate 45 persone. “È una aggressione iscritta nel clima creato dall’alto, dal governo del Chiapas”, scrive il subcomandante Marcos. “I nostri sforzi sono per la pace, i loro sforzi per la guerra”.</p>



<p>Il governo del Chiapas, che appartiene allo stesso PVEM che partecipò all’aggressione, dichiarò aver arrestato 5 integranti della CIOAC-H, condannò l’omicidio e assicurò che l’inchiesta sarà “energica”.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/05/09/chiapas-ezln-sospende-attivita-programmate-per-omicidio-di-un-zapatista/">Chiapas: EZLN sospende attività programmate per omicidio di un zapatista</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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