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	<title>Pablo Escobar - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>La vera storia di Pablo Escobar</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2015 15:01:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Don Federico spazza il bordo della&#160;tomba&#160;di marmo nero di&#160;Pablo Escobar. Racconta che un giorno, tempo fa, stava vendendo gelati nel cimitero Monte Sacro di Medellín (Colombia), quando si avvicinò Alba Marina Escobar, sorella del boss le cui vicende sono raccontate nella serie tv&#160;Narcos&#160;su Netflix. Gli offrì di occuparsi della tomba del leader del&#160;Cartello di Medellín,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Don Federico spazza il bordo della&nbsp;<strong>tomba</strong>&nbsp;di marmo nero di&nbsp;<strong>Pablo Escobar</strong>. Racconta che un giorno, tempo fa, stava vendendo gelati nel cimitero Monte Sacro di Medellín (Colombia), quando si avvicinò Alba Marina Escobar, sorella del boss le cui vicende sono raccontate nella serie tv&nbsp;<strong><em>Narcos</em></strong>&nbsp;su Netflix. Gli offrì di occuparsi della tomba del leader del&nbsp;<strong>Cartello di Medellín</strong>, e promise una buona paga. Don Federico accettò con entusiasmo.</p>



<p>“<em><strong>Pablo Emilio Escobar Gaviria</strong>. 1 dicembre 1949 – 2 dicembre 1993</em>”, dice la lapide. Di fianco a lui sono sepolti il&nbsp;<strong>figlio</strong>, morto a 19 anni, la&nbsp;<strong>madre</strong>, il&nbsp;<strong>padre</strong>, uno&nbsp;<strong>zio</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>governante</strong>&nbsp;che ha cresciuto i figli. È una tomba sobria in confronto alla vita eccentrica del&nbsp;<em>Patrón</em>, come tutti lo chiamavano.</p>



<p>“<em>Don Pablo era un brav’uomo, ha aiutato molte persone</em>”, assicura&nbsp;<strong>don Federico</strong>. A&nbsp;<strong>Medellín</strong>&nbsp;molti parlano della bontà del boss, che in realtà ha causato la&nbsp;<strong>morte di circa 10mila persone</strong>&nbsp;e durante il suo&nbsp;<em>regno</em>&nbsp;ha trasformato Medellín nella città più pericolosa del mondo.</p>



<p>Cresciuto in una famiglia di umili origini, nel 1989&nbsp;<strong>Escobar</strong>&nbsp;fu nominato dalla rivista&nbsp;<strong><em>Forbes</em></strong>“<em>7<strong>°&nbsp;</strong>uomo più ricco del mondo</em>”, grazie a una fortuna che superava i&nbsp;<strong>25 miliardi di dollari</strong>. In 17 anni costruì l’<strong>impero della droga</strong>&nbsp;più grande della storia, arrivando a esportare negli Stati Uniti&nbsp;<strong>15 tonnellate di cocaina al giorno</strong>, utilizzando aerei e due sottomarini che si controllavano con un telecomando.</p>



<p><strong>Pablo Escobar</strong>&nbsp;veniva chiamato il “<strong><em>Robin Hood</em>&nbsp;</strong><em><strong>paisa</strong>“</em>, termine con cui si definiscono gli abitanti di&nbsp;<strong>Medellín</strong>. Regalava soldi alle persone povere, costruiva scuole, ospedali, parchi e stadi. Arrivò a edificare un intero quartiere dove vivono&nbsp;<strong>16mila persone</strong>. “<em>Benvenuti al quartiere Pablo Escobar. Qui si respira pace!</em>”, recita il&nbsp;<em>mural</em>&nbsp;all’entrata.</p>



<p>La generosità del boss non era gratuita. Si convertiva in&nbsp;<strong>fama</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>voti</strong>&nbsp;per l’elezione al Congresso della Repubblica, e chi si opponeva ai suoi piani veniva&nbsp;<strong>eliminato</strong>. Come il direttore del quotidiano&nbsp;<em>El Espectador</em>,&nbsp;<strong>Guillermo Cano</strong>, ucciso dai sicari di Escobar nel&nbsp;<strong>1986</strong>, dopo aver pubblicato una ricerca sulle sue attività illecite. O l’allora ministro della Giustizia,&nbsp;<strong>Rodrigo Lara Bonilla</strong>, che si azzardò a denunciarlo di fronte alla plenaria del Congresso.</p>



<p class="has-x-large-font-size"><img decoding="async" src="https://i0.wp.com/images.wired.it/wp-content/uploads/2015/12/1449051131_pablo-escobar.jpg?w=600" alt="" style="width: 800px;"><br><em>(foto: Getty Images)</em></p>



<p><strong><em>El Patrón</em></strong>&nbsp;viveva con la sua famiglia nella&nbsp;<em>Hacienda Nápoles</em>&nbsp;(tenuta Napoli), un terreno di migliaia di ettari dove pascolavano&nbsp;<strong>animali selvaggi</strong>&nbsp;che aveva fatto portare dall’Africa. Lì riceveva politici, imprenditori e giornalisti.</p>



<p>Il&nbsp;<strong>carcere</strong>&nbsp;in cui si trasferì volontariamente nel&nbsp;<strong>1991</strong>, a cambio della promessa del presidente&nbsp;<strong>César Gaviria Trujillo</strong>&nbsp;di non estradarlo, non era da meno. Lo ha raccontato<strong>&nbsp;Diego Armando Maradona</strong>, che ricevette l’invito a giocare una partita amichevole in quel carcere “<em>da una persona colombiana molto importante</em>”, a cambio di una&nbsp;<strong>quantità enorme di soldi</strong>. “<em>Quando sono entrato sembrava un hotel di lusso di Dubai, lì me l’hanno presentato. Mi dissero: Diego, questo è&nbsp;</em>El Patrón”, ha raccontato il calciatore. “<em>Visto che non seguo le notizie e non guardo la televisione, non sapevo chi fosse</em>”.</p>



<p><strong>Pablo Escobar Gaviria</strong>&nbsp;è morto 22 anni fa, il 2 dicembre 1993. Secondo la sua famiglia, si è&nbsp;<strong>suicidato</strong>&nbsp;sparandosi alla testa quando la polizia lo circondò e si rese conto di non poter scappare.</p>



<p>“<em>Negli anni ‘90, Medellín raggiunse un media di trecentonovanta omicidi per&nbsp;<strong>100mila abitanti</strong>&nbsp;e buon parte della responsabilità è del&nbsp;<strong>narcotraffico</strong>. È stata un’opzione di vita per molte persone, si è alimentato della crisi generata dalla caduta della produzione industriale</em>”, spiega&nbsp;<strong>Jorge Mejía</strong>, delegato alla Pace e alla Riconciliazione del Comune di Medellín, e ricorda che oggi gli omicidi sono scesi a poco più di sedici ogni 100mila abitanti. “<em>Questa riduzione della criminalità si deve al fatto che buona parte della popolazione si è ribellata contro l’illegalità, Pablo Escobar non è ricordato con piacere dalla maggior parte della persone. Inoltre lo Stato ha iniziato a essere presente sul territorio e sono stati fatti degli investimenti sociali a beneficio dei settori più deboli</em>”.</p>



<p><img decoding="async" src="https://i0.wp.com/images.wired.it/wp-content/uploads/2015/12/1449051224_escobar.jpg?w=600" alt="" style="width: 800px;"><br><em>(foto: Getty Images)</em></p>



<p>Nel 2013&nbsp;<strong>Medellín</strong>&nbsp;venne dichiarata “<em>città più innovatrice del mondo</em>” dal&nbsp;<em>Wall Street Journal</em>e da&nbsp;<em>City Group</em>, a causa del decremento nel numero di omicidi e dei numerosi investimenti infrastrutturali: la costruzione dell’<strong>unica</strong>&nbsp;<strong>metropolitana del Paese</strong>, di&nbsp;<strong>scale mobili</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>funicolari</strong>&nbsp;che permettono di raggiungere i quartieri più periferici e umili, e di una biblioteca e un centro culturale in zone marginali.</p>



<p>Ma nella città la&nbsp;<strong>violenza</strong>&nbsp;non è finita. Dalle ceneri del Cartello di Medellín nacque la&nbsp;<em>Oficina del Envigado</em>, e dai resti dei narcoparamilitari delle&nbsp;<em>Autodefensas Unidas de Colombia</em>&nbsp;(Auc) si crearono&nbsp;<em>Los Urabeños</em>. Seconda la organizzazione non governativa&nbsp;<em>Corporación para la Paz y el Desarrollo Social</em>&nbsp;(Corpades), questi gruppi attualmente controllano il 70% della città.</p>



<p>“<em>Lo stesso giorno in cui Medellín venne proclamata ‘</em>città dell’innovazione<em>‘, i fucili risuonavano nelle periferie</em>”, ricorda Luis Fernando Quijáno, direttore di Corpades. “<em>Non si può parlare di una città in pace se continuano a esserci sfollati e&nbsp;</em>desaparecidos<em>, se continua a esistere il pizzo. È innovatrice una città in cui ci sono fosse comuni e uomini armati che controllano le strade?</em>”.</p>



<p><em><a href="http://www.wired.it/attualita/politica/2015/12/02/vera-storia-pablo-escobar/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato da Wired il 2.12.2015</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/12/02/la-vera-storia-di-pablo-escobar/">La vera storia di Pablo Escobar</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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