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	<title>Messico - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<description>Noticias sobre América Latina y algo más.</description>
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	<title>Messico - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Il ritrovamento del campo di sterminio della criminalità organizzata di Teuchitlán in Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 16:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) Il ranch Izaguirre non aveva i sigilli della polizia quando il collettivo Familias de personas desaparecidas Guerreros buscadores de Jalisco (Famiglie di persone scomparse Guerrieri cercatori del Jalisco) si è avvicinato al suo portone, all’inizio di marzo 2025. Le Guerreros buscadores, uno dei tanti collettivi messicani di genitori, soprattutto madri,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>Il <em>ranch</em> Izaguirre non aveva i sigilli della polizia quando il collettivo <a href="https://www.facebook.com/p/Guerreros-Buscadores-De-Jalisco-61555458753120/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Familias de personas desaparecidas Guerreros buscadores</a> de Jalisco (Famiglie di persone scomparse Guerrieri cercatori del Jalisco) si è avvicinato al suo portone, all’inizio di marzo 2025.</p>



<p>Le Guerreros buscadores, uno dei tanti collettivi messicani di genitori, soprattutto madri, di <em>desaparecidos</em> del Messico, si sono stupite di non trovarli visto che il <em>ranch</em> di 10mila metri quadrati, che si trova nel Comune di Teuchitlán, nello Stato del Jalisco, era sotto la custodia delle forze dell’ordine che sei mesi prima avevano rinvenuto al suo interno un “narco-accampamento”.</p>



<p>Una volta entrate le Guerreros buscadores hanno trovato ammucchiati 154 paia di scarpe, 435 capi di vestiario e 18 valigie, oltre a tre forni circondati da frammenti ossei umani semi-cremati. Hanno rinvenuto anche delle lettere: “Amore mio, se non torno ricordati quanto ti amo”, si legge in una di queste scritta nel 2003.</p>



<p>Le madri dei <em>desaparecidos</em> hanno avuto un’intuizione raccapricciante: il cartello di Jalisco Nueva Generación usava il <em>ranch</em> come centro di addestramento e detenzione clandestino e bruciava i cadaveri delle persone che uccideva per farne sparire le tracce. Si sono poi chieste come fosse possibile che le autorità, che avevano ispezionato l’immobile, non avessero rinvenuto gli oggetti personali, i forni e i frammenti ossei.</p>



<p>“Il <em>ranch</em> è molto grande e non li abbiamo visti”, ha risposto la Procura, causando rabbia tra i genitori dei d<em>esaparecidos</em> che pensano invece si tratti di un tentativo, da parte delle autorità, di insabbiare la questione.</p>



<p>In Messico i <em>desaparecidos</em> sono più di 125mila, quasi tutti vittime della guerra al narcotraffico che l’ex presidente Felipe Calderón ha iniziato alla fine del 2006. Questa non ha indebolito i cartelli criminali, che da allora sono cresciuti insieme alla militarizzazione del territorio, con pessime conseguenze sul rispetto dei diritti umani. Nel Paese si registrano in media 30 sparizioni al giorno ed è evidente che buona parte di queste persone non hanno nulla a che fare con la criminalità organizzata. Perché le organizzazioni criminali sequestrano, uccidono e fanno sparire delle persone innocenti? È una delle domande più difficili del Messico contemporaneo e l’inchiesta delle madri di Guerreros unidos offre delle possibili risposte.</p>



<p>Dopo essere entrate nel <em>ranch</em> Izaguirre hanno iniziato a raccogliere le testimonianze di persone che sono riuscite a scappare da quel luogo. Hanno così scoperto che il cartello di Jalisco Nueva Generación attirava i giovani grazie a false offerte di lavoro che pubblicava su internet, con salari piuttosto alti. La comunicazione con gli aspiranti lavoratori avveniva tramite WhatsApp: veniva dato loro un appuntamento alla stazione degli autobus e da quel viaggio non tornavano mai più.</p>



<p>Secondo le testimonianze, erano sottoposti a un addestramento obbligatorio e disumanizzante, finalizzato al reclutamento forzato nelle file del cartello. I giovani che venivano preparati per essere sicari erano obbligati a combattere tra loro come nel Colosseo, e a torturare o uccidere gli altri detenuti quando si rifiutavano di partecipare all’addestramento o cercavano di scappare. I testimoni parlano anche di esperimenti medici e vendita di organi.</p>



<p>Secondo l’accademica e giornalista messicana Alejandra Guillén González, nel <em>ranch </em>Izaguirre le vittime venivano trasformate in carnefici. “Lì il cartello distruggeva la soggettività e psiche delle persone, le disfaceva, rompeva loro l’anima -ha spiegato durante un’intervista con il portale messicano <em><a href="https://adondevanlosdesaparecidos.org/2025/03/19/teuchitlan-forma-parte-de-un-circuito-desaparecedor/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">¿Adónde van los desaparecidos?</a>-. </em>Non è una cattiveria spontanea ma c’è un piano molto chiaro che ha una sua logica ed è finalizzato a convertire le vittime in carnefici. È lo stesso meccanismo che descrive Primo Levi quando racconta la sua esperienza nel campo di concentramento: se hai fame e vivi in condizioni disumane tutto quello che fai è cercare di sopravvivere. Se questo implica uccidere uno dei tuoi compagni […] secondo me è troppo facile accusare di collaborazionismo chi accetta di farlo”.</p>



<p>Per la giornalista messicana luoghi di questo tipo ci dicono anche un’altra cosa: non tutti i <em>desaparecidos </em>sono morti. Alcuni sono vivi e costretti a lavorare per la criminalità organizzata. Inoltre sarebbe un errore pensare che tutti i capi di vestiario trovati nel <em>ranch</em> appartengano a persone che sono state assassinate. Le foto dei vestiti, che sono state sistematizzate in un sito web, sono uno strumento prezioso per i familiari dei <em>desaparecidos</em> che, consultandole, possono trovare un capo della persona che stanno cercando che rappresenta una traccia del suo passaggio da quel luogo.</p>



<p>“I resti ossei sono tutti uguali ma i vestiti, gli oggetti, umanizzano la perdita: hanno un valore simbolico chiave, sono l’ultima traccia, l’ultimo segno di una presenza -aggiunge lo psicologo Carlos Beristain, specializzato nell’accompagnamento psicosociale di vittime della violenza-. Le foto dei vestiti portano con sé dei significati possibili, non solo testimoniano che la persona è stata in quel luogo, in qualche modo ci dicono anche che cosa le è successo, che cosa le hanno fatto”.</p>



<p>Allo stesso tempo, però, anche se i familiari della persona scomparsa vedessero i vestiti dei loro cari, non riuscirebbero a rispondere alle domande che li tormentano: è vivo o è morto? Dove si trova ora?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4577" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Familiares de desaparecidos buscan restos humanos en el Rancho La Gallera, Veracruz. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Alejandra Guillén González, che nel 2019 ha pubblicato un <em>reportage</em> in cui descriveva un “circuito della sparizione” molto simile in un Comune limitrofo a Teuchitlán -giovani attirati con false promesse di lavoro, addestrati e obbligati a lavorare come sicari o come guardie armate nei campi in cui si coltiva droga-, afferma che sono state date varie definizioni a luoghi come il <em>ranch </em>Izaguirre. “Campo di sterminio” è forse quella più usata ma in fondo “come società ci mancano parole per nominare posti di questo tipo”, conclude.</p>



<p>Di <em>ranch</em> Izaguirre ne esistono tanti in Messico ma il suo ritrovamento ha comunque mosso qualcosa di profondo nella società messicana, forse a causa della sua dimensione e delle foto delle montagne di vestiti e scarpe che ricordano i <em>lager</em> nazisti. Manifestazioni, <em>sit-in</em> e fiaccolate sono state organizzati in tutto il Paese.</p>



<p>“Chi può gestire un centro di sterminio e reclutamento senza l’appoggio dello Stato? Come si possono trasportare tante persone e farle sparire senza che esistano tracce nei documenti della procura e nelle scrivanie degli uffici del governo?”, scrive il Grupo de trabajo contra la desaparición en Chiapas (Gruppo di lavoro contro le sparizioni in Chiapas), che ha organizzato un raduno a 1.500 chilometri del <em>ranch</em> Izaguirre.</p>



<p>Per i crimini avvenuti in Jalisco finora sono state arrestate dodici persone, tra cui el comandante Lastra, considerato il principale responsabile del reclutamento e del funzionamento del “campo di sterminio” tra maggio del 2024 e marzo 2025.</p>



<p>“Non daremo spazio all’impunità”, ha assicurato la presidente Claudia Sheinbaum, anche se in Messico il tasso d’impunità per il delitto di sparizione di persona arriva al 99%. Sheinbaum ha poi presentato una serie di riforme alla legge sulle sparizioni forzate che sono state accolte con scetticismo dalle organizzazioni a favore dei diritti umani e dai familiari delle vittime, che chiedono invece di essere coinvolti nella pianificazione delle politiche pubbliche in materia di sparizioni.</p>



<p>I familiari dei <em>desaparecidos </em>continuano a protestare e, soprattutto, non smettono di cercare. Fanno il lavoro che le autorità non svolgono: organizzano brigate in cui, con picconi e pale, vanno alla ricerca di possibili fosse clandestine nelle campagne di tutto il Messico. L’ultima brigata nazionale è stata il 19 e 20 aprile di quest’anno e hanno partecipato 70 collettivi di genitori di <em>desaparecidos</em>. “La nostra lotta è autonoma, indipendente dai partiti politici. Continueremo fino a quando non troveremo i nostri cari”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/il-ritrovamento-del-campo-di-sterminio-della-criminalita-organizzata-di-teuchitlan-in-messico/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato da Altreconomia il 30 aprile 2025.</a></em></p>



<p></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/05/01/il-ritrovamento-del-campo-di-sterminio-della-criminalita-organizzata-di-teuchitlan-in-messico/">Il ritrovamento del campo di sterminio della criminalità organizzata di Teuchitlán in Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Stentano le deportazioni di Trump in Messico ma negli Usa gli stranieri vivono nella paura</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/17/stentano-le-deportazioni-di-trump-in-messico-ma-negli-usa-gli-stranieri-vivono-nella-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 14:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[deportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) C’è meno gente per strada negli Stati Uniti da quando Donald Trump ha ordinato la deportazione di tutte le persone prive di permesso di soggiorno. “Quando inizia a girar voce che l’Immigration and customs enforcement (Ice) sta facendo delle retate, le persone straniere che vivono in zona iniziano ad avere&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>C’è meno gente per strada negli Stati Uniti da quando Donald Trump ha ordinato la deportazione di tutte le persone prive di permesso di soggiorno. “Quando inizia a girar voce che l’Immigration and customs enforcement (Ice) sta facendo delle retate, le persone straniere che vivono in zona iniziano ad avere paura di uscire di casa, di salire sull’autobus, di andare a lavorare o portare i figli a scuola”, racconta Helena Olea, vicedirettrice di Alianza americas, Ong impegnata per i diritti della popolazione latina negli Stati Uniti.</p>



<p>“Anche chi ha regolare permesso di soggiorno vive con il timore di essere arrestato durante una retata, per il suo aspetto o per la lingua che parla. La paura è diventata pervasiva e riguarda tutte le classi sociali, conosco professori universitari di origine latina che vivono regolarmente negli Stati Uniti da decenni e che ora temono di essere deportati”.&nbsp;</p>



<p>In realtà i numeri dicono che finora le deportazioni non sono state come Trump aveva annunciato: durante la sua prima settimana di governo, il Messico ha ricevuto poco più di quattromila persone, mentre negli anni scorsi ne sono arrivate anche 6.500 alla settimana. Infatti, lo “zar della frontiera” di Trump, Tom Homan, si è dichiarato insoddisfatto perché il ritmo delle deportazioni non è stato quello che si aspettava. In ogni caso, secondo Helena Olea, il clima di terrore nella società statunitense non è creato tanto dal numero di persone trasferite ma dal fatto che lo stesso governo diffonda immagini di persone in catene che salgono su aerei militari per essere espulse, e dalla propaganda anti migranti che viene portata avanti in modo martellante.&nbsp;</p>



<p>Sono circa 11 milioni le persone sotto il mirino dell’Ice che il presidente statunitense definisce come “criminali”, anche se in realtà la maggior parte di loro non ha commesso nessun delitto ed è solo priva di permesso di soggiorno. La comunità più grande di immigrati senza regolari permessi è quella messicana, composta da circa cinque milioni di persone.&nbsp;</p>



<p>“Che sia chiaro: i messicani che vivono là sostengono l’economia degli Stati Uniti: nelle campagne, nel Terzo settore, in tutto -ha detto la presidente messicana, Claudia Sheinbaum-. Gli Stati Uniti non sarebbero quello che sono se non fosse per il nostro popolo, fatto di lavoratori. E se tornano in Messico li riceveremo a braccia aperte, per dare loro tutto quello che si meritano”.&nbsp;</p>



<p>Come altri Paesi latinoamericani, il Messico ha risposto all’emergenza deportazioni con un piano chiamato <em>México te abraza</em>, che prevede la costruzione di nove centri di “attenzione” lungo la frontiera con gli Stati Uniti per le persone deportate, che ottengono anche una modica quantità di denaro e un passaggio in autobus al loro luogo di origine. Secondo alcuni esperti, però, la strategia di ricezione del governo non è sufficiente.</p>



<p>“Una delle cose che mi preoccupano è che le persone non messicane che vengono deportate in Messico (che sono circa un quinto del totale, <em>ndr</em>) non ricevano assistenza. È una questione di volontà politica e di razzismo: quando a Tijuana sono arrivati circa 20mila ucraini sono stati accolti a modo, ma i migranti che non sono bianchi vengono trattati diversamente”, dice Sarah Soto, fondatrice di Espacio migrante, un’organizzazione che gestisce uno spazio culturale per migranti e un centro dove le famiglie possono pernottare a Tijuana, città messicana che si trova sulla frontiera con gli Stati Uniti. &nbsp;</p>



<p>L’altra grande preoccupazione di Sarah Soto sono le oltre 30mila persone che sono rimaste “varate” in Messico a causa della decisione di Trump di chiudere le frontiere da un giorno all’altro e di sospendere l’uso dell’applicazione Cbp One, con i richiedenti asilo che potevano fissare un appuntamento con le autorità statunitensi. Di colpo l’applicazione ha smesso di funzionare e sono stati cancellati i tremila appuntamenti programmati e i 30mila che si trovavano in lista di attesa. Queste persone, che provengono da diversi Paesi, si trovano ora bloccate in varie regioni del Messico. “Vivono in una grande incertezza. Non abbiamo idea di quello che succederà e siamo molto preoccupate”, dice ancora Soto. &nbsp;</p>



<p>Helena Olea di Alianza Americas sottolinea che la sospensione del diritto di asilo ordinata da Trump è illegale. “Non si riconosce più che le persone possano avere necessità di protezione ma l’Immigration and nationality act (Ina) stabilisce il diritto a richiedere asilo, e lo fanno anche alcuni accordi internazionali che gli Stati Uniti hanno firmato”, prosegue.&nbsp;</p>



<p>Quella che Trump definisce come “invasione dal Messico” non esiste, e il numero di migranti che attraversano irregolarmente i più di tremila chilometri di frontiera tra Messico e Stati Uniti si è ridotto del 76% rispetto al massimo storico registrato nel dicembre 2023. &nbsp;</p>



<p>Secondo il governo messicano, il risultato si deve ai programmi sociali che ha promosso, anche in alcuni Paesi centroamericani, per dare una risposta alle cause delle migrazioni, ma in verità la strategia principale che i presidenti messicani hanno usato per frenare i flussi migratori è stata la “mano dura”, con il dispiegamento della Guardia nazionale. La militarizzazione del territorio finalizzata al contenimento dei flussi migratori è cresciuta nel maggio 2019 quando Trump, durante la sua prima amministrazione, ha fatto pressione sul governo vicino usando per la prima volta la minaccia dei dazi. Allora le barriere commerciali che gli Stati Uniti avrebbero imposto al Messico se l’ex presidente Andrés Manuel López Obrador non avesse frenato il flusso dei migranti irregolari sarebbero state del 5%. In risposta López Obrador inviò seimila agenti della Guardia nazionale sul confine tra Messico e Guatemala, con lo scopo di creare un filtro per i migranti diretti verso Nord e impedire loro di avvicinarsi alla frontiera con gli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>Da allora, la Guardia nazionale ha commesso numerose violenze nei confronti delle persone in transito per il Messico e in varie occasioni ha sparato contro gruppi di migranti centro e sudamericani, uccidendoli. “Il Messico non si trova in una situazione encomiabile rispetto alle persone migranti, non ha una legittimità morale che gli permetta di denunciare gli abusi che avvengono negli Stati Uniti”, ha affermato durante un’intervista con la stampa locale Santiago Aguirre del Centro di diritti umani Agustín Pro Juárez (Centro ProDH), tra le principali organizzazioni che si battono per i diritti umani nel Paese.&nbsp;</p>



<p>Ora è Claudia Sheinbaum a rispondere alle minacce commerciali di Trump -più dure, visto che si parla di dazi del 25%- inviando 10mila agenti della Guardia nazionale sulla frontiera con gli Stati Uniti. Analisti e attivisti sono d’accordo sul fatto che militarizzare le frontiere o chiuderle non serve a frenare le migrazioni, ma solo a renderle più pericolose. Il costo per attraversare le frontiere sarà maggiore per i migranti, a beneficio delle organizzazioni criminali che lucrano con il traffico di esseri umani.&nbsp;</p>



<p><em>Articolo pubblicato da <a href="https://altreconomia.it/stentano-le-deportazioni-di-trump-in-messico-ma-negli-usa-gli-stranieri-vivono-nella-paura/" target="_blank" rel="noopener" title="">Altreconomia il 15 febbraio 2025</a></em></p>



<p></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/17/stentano-le-deportazioni-di-trump-in-messico-ma-negli-usa-gli-stranieri-vivono-nella-paura/">Stentano le deportazioni di Trump in Messico ma negli Usa gli stranieri vivono nella paura</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La minaccia dei dazi di Trump e le conseguenze sulle vite delle persone viste dal Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/05/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 15:41:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) Era radiante la presidente messicana Claudia Sheinbaum quando lunedì 3 febbraio ha annunciato in conferenza stampa che Donald Trump aveva accettato di sospendere l’ordine esecutivo firmato 48 ore prima e che imponeva dazi del 25% alle importazioni dal Messico per “non aver fermato il flusso di droga e migranti verso&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>Era radiante la presidente messicana Claudia Sheinbaum quando lunedì 3 febbraio ha annunciato in conferenza stampa che Donald Trump aveva accettato di sospendere l’ordine esecutivo firmato 48 ore prima e che imponeva dazi del 25% alle importazioni dal Messico per “non aver fermato il flusso di droga e migranti verso gli Stati Uniti”.</p>



<p>Sheinbaum sorrideva e scherzava con i giornalisti ma la sospensione delle barriere commerciali fino al 4 marzo, che è arrivata dopo una telefonata di 40 minuti tra i due capi di Stato, non è certo una vittoria a lungo termine. Intervistato dalla giornalista messicana Carmen Aristegui, l’ex ministro dell’Economia messicano Ildefonso Guajardo ha affermato infatti che probabilmente d’ora in poi sarà necessario considerare l’incertezza come un elemento permanente.</p>



<p>“I dazi potrebbero diventare una spada di Damocle per il governo messicano durante tutta l’amministrazione Trump. Li manterrà sempre ‘in sospeso’, non ci sarà un momento in cui dirà chiaramente che la minaccia dei dazi al Messico è finita”, racconta in un’intervista Laura Carlsen, direttrice del centro di analisi relazioni internazionali <a href="https://www.americas.org/our-work/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mira</a> e coordinatrice di analisi politica della <a href="https://justassociates.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ong Jass</a>. “Quello che a Trump importa è l’immagine, è poter dire di aver vinto anche se non è vero”.</p>



<p>In cambio della revoca dei dazi, Sheinbaum ha promesso di mandare diecimila agenti della Guardia nazionale alla frontiera con gli Stati Uniti. L’invio di soldati a una frontiera che è già di per sé militarizzata preoccupa le organizzazioni locali che si battono per i diritti umani, coscienti che il loro dispiegamento, più che combattere la criminalità organizzata, finirà per ledere i diritti dei migranti. Secondo il governativo <a href="https://www.inegi.org.mx/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instituto nacional de Estadística, geografía e informática</a> (Inegi), nel 2022 le detenzioni di persone in transito da parte della Guardia nazionale sono aumentate del 432,5%, e quelle per reati sono diminuite del 60%.</p>



<p>Le minacce di imporre dazi al Messico, il principale partner commerciale degli Stati Uniti, sono iniziate a novembre. A differenza dei precedenti governi messicani, quello di Sheinbaum ha immediatamente alzato la testa, cosa che è piaciuta molto ai messicani. “Le armi non le produciamo noi, le droghe sintetiche non le consumiamo noi, però purtroppo sono nostri i morti causati dalla criminalità organizzata che lavora per soddisfare la domanda di droga nel suo Paese. Risponderemo ai dazi con altri dazi”, ha scritto Sheinbaum in una lettera a Trump.</p>



<p>In effetti, la maggior parte della droga viene prodotta per soddisfare la domanda dei consumatori statunitensi e più del 70% delle armi usate dai cartelli messicani provengono dagli Stati Uniti. Sheinbaum ha celebrato il fatto che durante la loro telefonata Trump si sia impegnato a lavorare per evitare che le armi continuino a entrare in Messico ma non è stato un accordo formale e i media messicani temono che la promessa non verrà mantenuta, come non è stata mantenuta da vari predecessori del presidente repubblicano.</p>



<p>“È il Messico che dovrebbe dichiarare le organizzazioni criminali come terroriste, non gli Stati Uniti”, ha detto l’analista politico Edgardo Buscaglia, sottolineando che i cosiddetti <em>narcos</em> non commettono atti di terrorismo contro la popolazione statunitense ma contro quella messicana.</p>



<p>Il commercio con gli Stati Uniti rappresenta l’80% delle esportazioni messicane e, secondo il Consejo nacional agropecuario (Cna), i dazi potrebbero causare perdite per il Messico per 475 miliardi di dollari. Ma non solo.</p>



<p>A novembre, durante la conferenza stampa che si è svolta all’indomani delle prime minacce di guerra commerciale, il ministro dell’Economia Marcelo Ebrard ha mostrato come i dazi alle importazioni messicane danneggerebbero anche l’economia degli Stati Uniti: si potrebbero perdere 400mila posti di lavoro e il costo della vita per i consumatori statunitensi rischierebbe di subire forti rincari. Il prezzo delle automobili, ad esempio, potrebbe arrivare a crescere di tremila dollari per unità, visto che il 42% delle componenti necessarie a quest’industria è importato proprio dal Messico. In quell’occasione, Ebrard ha sottolineato anche che l’espulsione dei migranti annunciata da Trump causerebbe una caduta del Prodotto interno lordo (Pil) statunitense tra il 2% e il 3%.</p>



<p>I dazi sono inoltre illegali, perché proibiti dallo United States-Mexico-Canada Agreement (Usmca), il trattato di libero commercio firmato nel 2018 che ha sostituito il North American free trade agreement (Nafta), e che regola le relazioni commerciali tra i tre Paesi nordamericani: Messico, Stati Uniti e Canada. Secondo alcuni analisti, il motivo reale delle minacce commerciali di Trump ai Paesi vicini è fare pressione in modo da anticipare la rinegoziazione del Usmca.</p>



<p>“I trattati di libero commercio (Tlc) sono strumenti che servono alle grandi <em>corporation</em> e in questo caso non è utile neanche per gli scopi per cui è stato creato, cioè impedire azioni unilaterali come l’imposizione di misure protezioniste -conclude Laura Carlsen-. Quando si è negoziato l’Usmca, le organizzazioni sociali messicane non hanno fatto un’opposizione frontale perché l’integrazione con gli Stati Uniti è così forte che un’uscita improvvisa dal Tlc sarebbe stata molto costosa, non per l’economia in termini astratti, ma per le persone. Si è preferito lavorare in spazi autonomi, costruire un’altra economia ai margini di tutto questo, dove sono visibili gli sforzi dei popoli che potrebbero rappresentare il futuro non solo dell’economia messicana ma dell’intero Pianeta”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Altreconomia il 5 febbraio 2025:</em> <a href="https://altreconomia.it/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/" target="_blank" rel="noopener" title="">https://altreconomia.it/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/05/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/">La minaccia dei dazi di Trump e le conseguenze sulle vite delle persone viste dal Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Grande festa in Messico, è il Giorno dei Morti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 14:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Día de Muertos]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì (Foto: O.B) Ogni anno le bancarelle iniziano ad aprire quando il sole si affaccia dietro un monte degli Altos de Chiapas. Vendono dolci, tacos, carne fritta: sin dalle prime ore del mattino i bambini passeggiano con lo zucchero filato e la ruota panoramica inizia a girare, le famiglie passeggiano. La scena&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì (Foto: O.B)</em></p>



<p>Ogni anno le bancarelle iniziano ad aprire quando il sole si affaccia dietro un monte degli Altos de Chiapas. Vendono dolci, tacos, carne fritta: sin dalle prime ore del mattino i bambini passeggiano con lo zucchero filato e la ruota panoramica inizia a girare, le famiglie passeggiano. La scena osservata in passato intorno al cimitero del Romerillo di San Juan Chamula, un paese del Chiapas, nel Sud del Messico, si ripeterà oggi lì e in altre centinaia di località sparse per tutto il Paese. </p>



<p>Il giorno dei Morti in Messico è diverso da qualunque altra parte del mondo. Non è che in questo Paese la gente adori la morte né che la prenda alla leggera: piuttosto, qui tutti onorano i propri defunti &nbsp;in questa maniera e cercano di stabilire un contatto con loro. Per questo nelle case si preparano altari con le foto dei defunti, fiori, candele, addobbi dai colori sgargianti: succede nei villaggi come nelle grandi città e nelle famiglie di tutte le classi sociali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4481" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?w=1188&amp;ssl=1 1188w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Nei cimiteri i petali di cempasúchil – il fiore tipico della giornata, simile al nostro garofano, di colore arancione – vengono sparsi sulle tombe fino a coprirle interamente: illumineranno il cammino di ritorno delle anime dei morti, che saranno guidate dal profumo dei fiori.&nbsp;</p>



<p>Intorno alle tombe vengono disposti incenso e candele, ma anche dolci, frutta e cibo, bicchieri con bibite e liquori. Si scelgono i cibi e le bevande preferiti dal morto per farlo contento quando, nella notte, tornerà per ricongiungersi con i suoi cari. All’arrivo, di buon mattino, le famiglie tolgono le assi di legno che coprono le tombe e “aprono la porta” ai defunti, permettendo alle loro anime di tornare per visitare i propri cari. Vari gruppi di musicisti si aggirano per i cimiteri, sperando che le famiglie offrano loro soldi: ci sono anche sono danzatori e musicisti che ballano intorno ai sepolcri, invitando le anime a tornare.&nbsp;</p>



<p>Questa festività ha origini antichissime e si differenzia da Halloween, dove vengono rappresentati spiriti malvagi, mentre el dia de los muertos accoglie i morti con gioia: l’idea è stare ancora insieme, anche solo per un giorno.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 1 novembre 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/11/03/grande-festa-in-messico-e-il-giorno-dei-morti/">Grande festa in Messico, è il Giorno dei Morti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I generali si sono presi il Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 14:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica Quando si è accorta che l’esercito stava costruendo un hotel di lusso nel bel mezzo della Riserva Naturale di Calakmul, Leticia Valenzuela Santiago si è ricordata che anni prima nello stesso punto aveva piantato delle tende per ricevere turisti e le autorità gliele avevano fatte smontare, perché non rispettavano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica</em></p>



<p>Quando si è accorta che l’esercito stava costruendo un hotel di lusso nel bel mezzo della Riserva Naturale di Calakmul, Leticia Valenzuela Santiago si è ricordata che anni prima nello stesso punto aveva piantato delle tende per ricevere turisti e le autorità gliele avevano fatte smontare, perché non rispettavano la normativa ambientale.</p>



<p>«Mi dissero che quella zona era intoccabile ed erano proibite le attività economiche», dice Leticia, che è nata in questa porzione di Selva Maya, nel Campeche, Sud-est del Messico, considerata dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Adesso proprio lì, nel cuore dell’area naturale protetta grande quasi come il Friuli Venezia Giulia, i militari stanno costruendo un edificio di 144 stanze con bar, piscina, sauna, palestra e un parcheggio per 212 automobili.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="761" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized.jpg?resize=980%2C761&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4435" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=1024%2C795&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=300%2C233&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=768%2C596&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=1536%2C1192&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=2048%2C1589&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;hotel dell&#8217;esercito messicano nella Riserva Naturale di Calakmul. Foto: Elias Siebenborn</em></figcaption></figure>



<p>In realtà neanche l’esercito ha le autorizzazioni ambientali necessarie per costruire l’hotel di Calakmul, né per gli altri cinque che sta edificando in prossimità di importanti siti archeologici del Chiapas e della Penisola dello Yucatan: ma ai militari nessuno chiede nulla. Le nuove strutture sono tutte lungo la rete ferroviaria lunga più di 1.500 chilometri parzialmente inaugurata lo scorso anno e chiamata Treno Maya, anch’essa costruita dai militari. L’opera non è ancora del tutto terminata, ma già da tempo le ong messicane e quelle internazionali la contestano per i danni che ha provocato al delicatissimo ecosistema locale. Il governo federale ha annunciato che nei prossimi mesi, vicino ad ogni stazione verrà costruita una caserma.</p>



<p><em>Soldi e mimetiche</em></p>



<p>Il processo di militarizzazione del Messico è iniziato nel 2006, quando l’ex presidente ultraconservatore Felipe Calderón dichiarò guerra al narcotraffico che assediava il Paese: allora, nel giro di qualche mese le strade di tutta la nazione si riempirono di militari. Da quel momento l’esercito iniziò ad occuparsi della pubblica sicurezza, assumendo funzioni che secondo la Costituzione dovrebbero essere svolte dalla polizia e il processo non si è mai interrotto. Oggi i soldati non solo pattugliano le spiagge dei Caraibi e la metro della capitale, ma distribuiscono vaccini e giocattoli, piantano alberi. Da qualche anno, protetti dalla spiegazione ufficiale secondo cui è necessario combattere le infiltrazioni dei trafficanti nell’economia, amministrano anche porti e dogane e costruiscono strade, ferrovie e aeroporti. «Il Messico è una democrazia in cui una parte delle funzioni civili vengono gestite dall’esercito», riassume Laura Atuesta, esperta in militarizzazione del Centro de Investigación y Docencia Económicas (Cide).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4432" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La Guardia Nazionale pattuglia la spiaggia di Puerto Morelos, nei Caraibi. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Le cose non sono cambiate neanche quando, nel 2018, a Enrique Peña Nieto&nbsp;è succeduto l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador, esponente del partito rivale, il Movimento di Rigenerazione Nazionale (Morena) di ispirazione riformista e progressista. E promettono di restare uguali anche dopo il 1 ottobre, quando al posto di Obrador si insedierà &nbsp;la sua delfina Claudia Sheinbaum, che ha vinto le elezioni a giugno. &nbsp;</p>



<p>Il risultato è che secondo uno studio dell’associazione Intersecta, mai come con l’ultimo governo sono state approvate iniziative per ampliare il potere dei militari. «Il presidente ha militarizzato il Messico per dare un messaggio al capitale internazionale, spaventato dalla violenza: ha voluto dire che qui è sicuro investire», spiega Romel Gonzalez del gruppo indigeno Consejo Regional Indìgena y Popular de Xpujil.&nbsp;</p>



<p>In realtà prima di essere eletto Obrador aveva promesso di «rimandare i soldati alle caserme». Poi ci ha ripensato: &nbsp;«È da saggi cambiare opinione», ha risposto a chi lo criticava. &nbsp;</p>



<p><em>Il metodo</em></p>



<p>Una delle prime e più clamorose prove del potere dei militari è arrivata nel 2019 quando – da poco insediato – Obrador ha affidato all’esercito la costruzione e gestione dell’aeroporto Felipe Angeles, nei pressi di Città del Messico, inaugurato nel 2022. In quel momento molti hanno storto il naso, ma la pratica di “consegnare” i beni pubblici ai militari è diventata presto un modus operandi.</p>



<p>Per fare in modo che la cessione sia discreta e semplice, vengono fondate aziende parastatali che sono, nei fatti, gestite dai militari. Ad esempio, nel 2022 l’esercito ha creato il Gruppo Aeroportuale, Ferroviario e di Servizi Ausiliari Olmeca-Maya-Mexica, di cui è azionista unico. Possiede sei hotel di lusso, tra cui quello di Calakmul, undici aeroporti sparsi per tutto il Paese, undici centri di stoccaggio di combustibile, un museo e tre parchi. Non è la sola azienda sotto il controllo dei militari: ne esistono altre quattordici, come la compagnia aerea Mexicana de Aviación e la Treno Maya.&nbsp;</p>



<p>Dall’inizio di quest’anno, anche la Marina Militare ha la sua rete ferroviaria: si chiama Treno Transistmico e attraversa l’Istmo di Tehuantepec, presentandosi come un’alternativa al Canale di Panama per trasportare merci da un oceano all’altro. Controlla anche otto scali aerei, attraverso l’azienda Gruppo Aeroportuale Marina: tra loro anche l’aeroporto internazionale di Città del Messico, il più importante del Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4434" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;esercito messicano entra nel paese di Pantelhó, nel Chiapas, dove un gruppo di abitanti è insorto per cacciare la criminalità organizzata (luglio 2021) Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><em>Le incognite</em></p>



<p>L’aumento di potere delle Forze armate preoccupa una parte della popolazione, soprattutto a causa del loro discutibile curriculum. Solo tra il 2020 e il 2022, l’esercito ha ricevuto più di 1.100 denunce per violazione dei diritti umani in tutto il Paese: detenzioni arbitrarie, torture, omicidi e sparizioni forzate.</p>



<p>Un’inchiesta della magistratura ha portato alla luce prove del coinvolgimento dei militari anche nella sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa, dieci anni fa: ufficialmente Obrador ha negato il coinvolgimento dei militari, ma le famiglie delle vittime sostengono che le prove sono inconfutabuli.&nbsp;</p>



<p>Al di là del singolo caso, i dati mostrano come negli ultimi anni la violenza in Messico non abbia fatto che crescere: nonostante la presenza dei soldati nelle strade. Durante i sei anni di governo di López Obrador si sono registrati circa 184 &nbsp;mila omicidi, il 26 per cento in più che nella precedente amministrazione. «La partecipazione dell’esercito nei compiti di pubblica sicurezza ha portato ad un aumento delle violazioni dei diritti umani», riassume la ricercatrice Laura Atuesta. «C’è poi una questione di opacità: se un ente pubblico si occupa di un’opera di ingegneria, come cittadini possiamo esigere trasparenza sull’uso dei fondi pubblici; invece l’esercito non è obbligato a rendere conto». &nbsp;</p>



<p>Con Sheinbaum al potere gli analisti non si aspettano grandi cambiamenti. Se anche la “presidenta” volesse farne, il compito sarebbe arduo. «Quando fra tre anni questo governo finirà, i militari avranno occupato intere regioni del Paese», disse nel 2021 l’esperta in geopolitica Ana Esther Ceceña, dell’Universidad Autónoma de México. Il timore oggi è che avesse ragione lei.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 27 settembre</em> 2024.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/06/i-generali-si-sono-presi-il-messico/">I generali si sono presi il Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Grande sete a Città del Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/07/26/grande-sete-a-citta-del-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 17:51:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica Città del Messico potrebbe rimanere senz’acqua. “Arriva nelle nostre case anche meno di due volte alla settimana e approfittiamo per riempire secchi, catini e bacinelle. Solo in periodo di campagna elettorale non abbiamo problemi”, dice Mariela Segura Olivares, che vive nel quartiere operaio di Pedregales de Coyoacan. Già da&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica</em></p>



<p>Città del Messico potrebbe rimanere senz’acqua. “Arriva nelle nostre case anche meno di due volte alla settimana e approfittiamo per riempire secchi, catini e bacinelle. Solo in periodo di campagna elettorale non abbiamo problemi”, dice Mariela Segura Olivares, che vive nel quartiere operaio di Pedregales de Coyoacan. Già da bambina Mariela era obbligata a razionare l’acqua, ma negli ultimi anni il problema è peggiorato e ora interessa tutti i 20 milioni di abitanti della città, anche quelli che vivono nelle zone ricche.</p>



<p>“Il 70% dell’acqua di Città del Messico viene estratta da pozzi. A causa della crescita senza freni della metropoli, le autorità hanno dato un sacco di permessi per aprirne di nuovi e le falde acquifere si stanno seccando”, spiega Natalia Lara Trejo, vicina di Mariela e membra della Cooperativa Acción Comunitaria. “Il resto arriva dal sistema di dighe Cutzamala, che dal 2019 vive una forte siccità”.</p>



<p>Durante l’inverno e la primavera scorsi, la scarsità di pioggia non è stato un problema solo della capitale: la siccità ha colpito quasi il 90% del paese, mettendo a rischio la produzione di frutta e verdura. In varie regioni si sono registrati 45 gradi durante settimane e Città del Messico ha raggiunto la temperatura record di 34.7 gradi, malgrado si trovi a 2200 metri sul livello del mare.</p>



<p>Per nove mesi non ha piovuto sul Cutzamala. La Commissione Nazionale dell’Acqua (Conagua) aveva stabilito che il 26 giugno sarebbe stato il “giorno zero”, in cui le sue dighe non avrebbero più potuto somministrare a Città del Messico. La situazione è migliorata grazie all’arrivo di Alberto, una tormenta tropicale che intorno al 20 giugno ha inaugurato la stagione delle piogge con un mese di ritardo, facendo passare alcune zone del Messico, come la Penisola dello Yucatán, dalla siccità estrema alle inondazioni.</p>



<p>Le piogge hanno portato un po’ di respiro al Cutzamala e il “giorno zero” è stato scampato, ma la situazione non è risolta, nonostante l&#8217;arrivo di altre tempeste: secondo gli esperti, dovrebbe piovere per 488 giorni perché le dighe del Cutzamala raggiungano un livello sufficiente.</p>



<p>Sono molte le proposte per risolvere la crisi idrica, dalla raccolta dell’acqua piovana ad interventi strutturali sul sistema idrico, che ha un sacco di perdite. Ma sono soluzioni che comportano grandi investimenti, e per ora ci si affida solo alla speranza che la stagione delle piogge sia abbondante.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Venerdì di Repubblica il 19 luglio 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/07/26/grande-sete-a-citta-del-messico/">Grande sete a Città del Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il saccheggio ambientale e culturale del Treno Maya in Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 19:08:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[grandi opere]]></category>
		<category><![CDATA[megaprogetti]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Tren Maya]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia Lo speleologo Hoppenheimer camminava lungo il tracciato del Treno Maya quando si è accorto che, a un passo dai piloni che ne sosterranno il viadotto, c’era una caverna sotterranea. I colleghi l’hanno presto battezzata con il suo soprannome, motivato dalla somiglianza con l’attore del film. La caverna “Oppenheimer”, che si trova nello&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia</em> </p>



<p>Lo speleologo Hoppenheimer camminava lungo il tracciato del Treno Maya quando si è accorto che, a un passo dai piloni che ne sosterranno il viadotto, c’era una caverna sotterranea. I colleghi l’hanno presto battezzata con il suo soprannome, motivato dalla somiglianza con l’attore del film. La caverna “Oppenheimer”, che si trova nello Stato del Quintana Roo, fra le città di Playa lop del Carmen e Tulum, è una delle migliaia di “porte” di accesso all’intricato sistema di canali che si trova sotto la penisola dello Yucatán: una rete sotterranea lunga 1.800 chilometri che costituisce una delle falde acquifere più grandi del mondo e, per la cultura maya, rappresenta l’<em>inframundo</em>, il luogo dove camminano i morti.</p>



<p>Si tratta di un sistema che ha una composizione geologica carsica e per questo è soggetto a crolli e collassi. “In alcuni punti il tetto della caverna Oppenheimer ha ceduto a causa delle vibrazioni dei lavori di costruzione del Treno Maya, che ha impattato più di centoventi<em> cenotes </em>(grotte con acqua dolce, <em>ndr</em>) e caverne -spiega Guillermo D. Christy, membro del collettivo <a href="http://cenotesurbanos.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cenotes Urbanos</a>-. È un progetto improvvisato, i lavori sono iniziati senza lo studio di impatto ambientale e non ne è stato neanche fatto uno di meccanica del suolo che dimostri la capacità del terreno di reggere un’opera così imponente”.</p>



<p>È sopra questo fragile sistema di canali sotterranei che si sta costruendo il Treno Maya: una rete ferroviaria di più di 1.500 chilometri che permetterà ai turisti di viaggiare tra le città coloniali della penisola dello Yucatán, tra le sue lagune e i <em>cenotes</em>, di visitare i siti archeologici maya e le spiagge caraibiche. Si tratta del megaprogetto “preferito” dal presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, il quale ha assicurato che verrà interamente inaugurato entro la fine di febbraio 2024 e ha promesso di portare il Sud-Est del Messico fuori dalla povertà grazie alla crescita del turismo. Per questo, buona parte della popolazione è a favore dell’opera, anche se le voci critiche si fanno sentire.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/Dron-Tramo.jpeg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4354" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/Dron-Tramo.jpeg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/Dron-Tramo.jpeg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/Dron-Tramo.jpeg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Yuxtaposición del trayecto del tramo 5 sur del Tren Maya con el mapa de las cavernas subterráneas del sistema Aktun T’uyul. Foto: Miguel Ángel Guillermo</em></figcaption></figure>



<p>Il governo non ne parla molto ma, in realtà, il Treno Maya non è solo un treno turistico. Sui suoi binari correranno anche vagoni merci che nella città di Palenque, in Chiapas, si connetteranno a un’altra grande opera promossa dall’amministrazione di López Obrador: il Treno Transistmico, che unirà i due oceani (Atlantico e Pacifico) nel punto più stretto del Messico e si presenterà come un’alternativa al Canale di Panama. “Sono treni neoliberali al servizio dell’agricoltura industriale e funzionale al saccheggio delle risorse naturali presenti nei nostri territori maya ancestrali”, dice Sara López González del Consejo regional indígena y popular de xpujil (<a href="http://cripx95.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Crip</a>).</p>



<p>“Nemmeno un albero verrà abbattuto per costruire il Treno Maya”, ha dichiarato il presidente López Obrador prima dell’inizio dei lavori. In verità, ne sono stati abbattuti circa dieci milioni, soprattutto per costruire il tracciato delle tratte cinque e sei, che corrono parallele alla costa del Mar dei Caraibi e alla strada che collega Cancún a Chetumal. Secondo il biologo Omar Irám Martínez Castillo dell’associazione locale <a href="http://uyoolche.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">U’yoolche</a>, nello spazio tra la strada e il tracciato della tratta sei, che è protetto da un recinto, si è formata una “terra di nessuno” in cui sono rimaste intrappolate delle scimmie. “La frammentazione dell’habitat mi preoccupa più della deforestazione -spiega il biologo- il treno divide in due la selva yucateca e per gli animali che ci vivono, stiamo parlando di giaguari, tapiri, scimmie e molte altre specie, sarà complicato avere una comunicazione che permetta di evitare l’endogamia e favorire la diversità genetica”.</p>



<p>Un’altra preoccupazione delle organizzazioni che difendono il territorio, alcune delle quali sono indigene, è che molti <em>cenotes</em> sono stati riempiti di cemento per permettere ai binari del treno di passarci sopra. Questo crea un problema ecologico a tutto il sistema di canali sotterranei, che sono interconnessi e rappresentano l’unica fonte di acqua potabile per milioni di persone. Inoltre, questo sistema drena nel Mar dei Caraibi e inquinerà quindi anche le sue acque, con effetti devastanti per la barriera corallina, i pesci e tutto l’ecosistema connesso. “Il mare caraibico cristallino che si vede nelle foto esposte nelle agenzie di viaggi dipende da un equilibrio che ha radici nella selva yucateca, nelle caverne e nei fiumi sotterranei”, dice Miriam Moreno del collettivo <a href="https://soscenotes.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SOS Cenotes</a> e della Red de resistencias sur sureste en defensa de la vida y los territorios Utsil Kuxtal. In altre parole, l’industria del turismo di questa regione dipende in buona parte dalla salute dell’ecosistema.</p>



<p>Secondo Ángel Sulub Santos del Centro comunitario u kúuchil k ch’i’ibalo’on, il Treno Maya è il secondo megaprogetto che è stato impiantato nella penisola dello Yucatán. Il primo è stato la città di Cancún, fondata nel 1974 a servizio del turismo di massa, concetto intorno al quale è stata creata l’identità culturale della regione dove, anche nelle scuole, viene presentato come fattore di sviluppo economico e sociale. Prima del 1974 Cancún, che oggi ha quasi un milione di abitanti e spiagge costellate da grattacieli di lusso, era un villaggio di pescatori. In tutto il Quintana Roo la crescita della popolazione negli ultimi decenni è stata velocissima: solo tra il 2010 e il 2020, i suoi abitanti sono aumentati di più del 40%.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4355" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?w=1620&amp;ssl=1 1620w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Niños juegan en el paso del Tren Maya inundado en el ejido Don Samuel, Candelaria, Campeche. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Il popolo indigeno maya ha lavorato al servizio di questa espansione, di cui i principali beneficiari sono le grandi corporazioni turistiche che hanno visto nella costa caraibica messicana la gallina dalle uova d’oro. I maya hanno abbandonato l’agricoltura, la pesca e il loro stile di vita millenario per essere impiegati come camerieri, facchini o nel settore delle pulizie. Intanto, la loro cultura viene “venduta” sotto forma di <em>souvenirs</em> o di balli tradizionali messi in scena nei ristoranti per turisti.</p>



<p>Secondo l’artista maya Marcelo Jiménez Santos, il turismo ha “saccheggiato culturalmente” il suo popolo. “Parlano di Treno Maya e Riviera Maya, ma la comunità maya è invitata a partecipare a questi progetti solo come manodopera a basso costo. Vengono promossi i popoli precolombiani e le loro vestigia come dei prodotti turistici in vendita, ma il popolo maya che tuttora vive nella Penisola dello Yucatán non viene minimamente considerato”, dice Jiménez Santos. “Tuttavia, non credo che la nostra cultura maya sparirà; ha capacità di reazione, come è stato dimostrato in 500 anni di tentativi di sterminio”.</p>



<p>L’esercito messicano ha costruito buona parte del tracciato ferroviario. I militari hanno anche il compito di amministrare il treno e di incassare i suoi introiti, di gestire sei hotel di lusso che sono stati costruiti nei pressi delle stazioni e alcuni aeroporti. La Penisola dello Yucatán è stata quindi militarizzata, con grande preoccupazione di parte dei suoi abitanti, visto che le statistiche mostrano che la presenza dei soldati porta un aumento delle denunce di violazione ai diritti umani. “I militari ora pattugliano con le armi in vista anche Bacalar, malgrado non esistano particolari problemi di sicurezza -racconta Aldair T’uut’, membro dell’<a href="http://asembleamaya.wixsite.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Asamblea de defensores del territorio maya múuch’ xíinbal</a>-. Godono di totale impunità, non solo quando violano i diritti umani, ma anche quando distruggono l’ambiente: stanno tagliando le mangrovie, deforestando la selva e cementificando <em>cenotes</em>, ma non riceveranno nessuna sanzione per questo”.</p>



<p>Come in altre cittadine della regione, a Bacalar una delle maggiori preoccupazioni riguarda l’assenza di impianti di depurazione e di un adeguato sistema di trattamento dei rifiuti. L’espansione turistica, che nei dieci anni prima della pandemia è stata del 800%, ha già cambiato il tono delle acque della sua laguna, che è sempre più verde e marrone. Da villaggetto, Bacalar è diventato paese e la riviera della laguna è stata quasi totalmente privatizzata. Ai suoi abitanti, che lavorano in gran parte nel settore turistico, sono rimasti solo un paio di moli da cui nel fine settimana si possono tuffare.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/il-saccheggio-ambientale-e-culturale-del-treno-maya-in-messico/" title="">Articolo pubblicato sul mensile Altreconomia nel gennaio 2014.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/02/21/il-saccheggio-ambientale-e-culturale-del-treno-maya-in-messico/">Il saccheggio ambientale e culturale del Treno Maya in Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Zapatisti, le luci dal Chiapas</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/13/zapatisti-le-luci-dal-chiapas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2024 16:23:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[L'Espresso]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso Quando l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) arrestò il generale Absalón Castellanos, lo sottopose a un processo popolare in cui si decise che l’ex governatore del Chiapas, responsabile di numerose angherie contro la popolazione indigena maya, sarebbe stato liberato. Si stabilì che la sua condanna sarebbe stata “vivere fino all’ultimo dei suoi&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso</em></p>



<p>Quando l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) arrestò il generale Absalón Castellanos, lo sottopose a un processo popolare in cui si decise che l’ex governatore del Chiapas, responsabile di numerose angherie contro la popolazione indigena maya, sarebbe stato liberato. Si stabilì che la sua condanna sarebbe stata “vivere fino all’ultimo dei suoi giorni con la pena e la vergogna di avere ricevuto il perdono e la bontà di coloro che, a lungo, ha umiliato, sequestrato, depredato e assassinato”. Erano i primi giorni del 1994 e risultò chiaro che l’EZLN non era una guerriglia come le altre.</p>



<p>Allora l’esercito di indigeni del Chiapas, la regione più povera del Messico, era appena insorto in armi contro cinquecento anni di sopraffazioni: all’inizio degli anni ’90, la popolazione maya lavorava ancora in una condizione di semischiavitù, senza nessun diritto e senza avere accesso a salute ed educazione. &nbsp;</p>



<p>L’insurrezione zapatista, che il primo gennaio 2024 compirà trent’anni, smosse molte coscienze. Nelle città messicane la popolazione si riversò immediatamente nelle strade in solidarietà con i rivoluzionari, spingendo il governo a decretare il cessate il fuoco dopo solo dodici giorni di combattimenti.</p>



<p>L’EZLN attirò immediatamente anche l’attenzione di una sinistra mondiale disorientata e confusa dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Migliaia di persone da tutto il pianeta, anche dall’Italia, viaggiarono in Chiapas per solidarizzarsi con gli indigeni zapatisti, conoscere la loro visione del mondo e la loro lotta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3506" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1000%2C750&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>I maya ribelli divennero così un importante referente politico, non un modello da replicare ma un’esperienza a cui inspirarsi. Secondo molti analisti il loro esempio ha aperto la strada alle proteste anticapitaliste di Seattle del 1999, al Social Forum di Porto Alegre e alla nascita di movimenti sociali come quello No Global.</p>



<p>Presto gli zapatisti passarono da essere una guerriglia a un movimento politico, e sembravano proporre un’alternativa a chi non aveva mai creduto nel capitalismo ed era rimasto deluso dal comunismo: un azionare politico che si sviluppa fuori dalle strutture dello stato, in modo orizzontale e indipendente dai partiti politici. L’EZLN non ne ha mai creato uno né aspirato a governare il paese, a differenza di altre esperienze rivoluzionarie latinoamericane che spesso, una volta arrivate al governo, hanno costruito dei regimi oppressori.</p>



<p>Negli ambienti intellettuali latinoamericani, la rivoluzione zapatista ha provocato una riflessione critica sempre più profonda non solo sul neoliberalismo, ma anche sul leninismo. Scrive il messicano Gustavo Esteva: “Il leninismo è un’ingegneria sociale imposta dall’alto, dal tetto degli intellettuali e dei dirigenti, dopo aver preso il potere statale. Uno stato che sarà fascista se viene preso dai fascisti, rivoluzionario se lo prendono i rivoluzionari. Uno stato che, in ogni caso, viene visto come qualcosa di innocente che bisogna conquistare per poter fare la rivoluzione, che basta cambiare i dirigenti per fare felice il popolo, che togliendo Peña Nieto [ex presidente messicano] e mettendo al suo posto un altro, risolveremo i problemi della società”.</p>



<p>Gli zapatisti non hanno mai lottato per prendere il potere, ma hanno costruito nei loro territori del Chiapas una società e un governo autonomo e assembleario, che riflette la democrazia comunitaria praticata da sempre dagli indigeni di tutta America. “Qui il popolo comanda e il governo ubbidisce”, scrivono all’entrata dei loro territori.</p>



<p>L’EZLN ha distribuito terre a migliaia di famiglie contadine e ha creato un sistema di giustizia non punitivista ed efficiente, in un Messico in cui più del 96% dei delitti rimangono impuniti. Senza nessun aiuto da parte dello stato, lo zapatismo ha costruito scuole in zone in cui la maggior parte della popolazione era analfabeta e ospedali in villaggi in cui non si era mai visto un dottore, in regioni isolate che si trovano tra le montagne fredde e boscose della regione Altos de Chiapas, o nelle gole umide della Selva Lacandona.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4301" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?w=993&amp;ssl=1 993w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>La penna affilata del “defunto” subcomandante Marcos, i suoi racconti e i suoi testi pieni di simboli e poesia, hanno sicuramente fatto la loro parte nel rendere lo zapatismo un movimento riconosciuto a livello internazionale. Nel 2014, il subcomandante ha annunciato la sua morte simbolica in un testo in cui riflette sul razzismo dei media che lo hanno mitizzato e sopravvalutato perché meticcio, offuscando in questo modo la lotta di migliaia di zapatisti indigeni. Per questo Marcos ha lasciato il comando dell’EZLN, è stato degradato a “capitano” e ha proclamato la sua sparizione simbolica. Disse allora: “Non ci sarà chi vivrà di essere stato il subcomandante Marcos. Non verranno ereditati né il suo nome, né il suo incarico. Non ci saranno viaggi all inclusive per dare conferenze all’estero. Non ci saranno cure in ospedali lussuosi. Non ci saranno vedove né eredi. Non ci saranno funerali, onori, statue, musei, premi, né qualsiasi altra cosa che il sistema fa per promuovere il culto all’individuo e sminuire la collettività”.</p>



<p>Ma lo zapatismo non è solo poesia e proclami: è una prassi ben visibile a chi visita i suoi territori, un esempio pratico dell’”altro mondo possibile”. È un sistema che funziona da trent’anni e che sopravvive anche grazie alla sua capacità di rinnovarsi. Negli ultimi mesi, gli zapatisti hanno annunciato dei cambiamenti interni finalizzati a governare il loro territorio in modo più efficiente e orizzontale.</p>



<p>In Chiapas non hanno mai smesso di arrivare attivisti da tutto il mondo, ma il loro numero è calato negli ultimi vent’anni, da quando lo zapatismo non è più di moda e i riflettori si sono spostati altrove. Anche su questo gli indigeni ribelli hanno una riflessione interessante. Nel 2014, quando le strade di tutto il Messico erano piene di manifestanti che chiedevano giustizia per i 43 studenti <em>desaparecidos</em> di Ayotzinapa, l’EZLN incontrò i loro genitori. “Sapete che probabilmente rimarrete soli”, disse il subcomandante Moisés. &nbsp;“Che può succedere che chi ora si affolla su di voi per usarvi a suo beneficio, vi abbandonerà e correrà altrove alla ricerca di un’altra moda, di un altro movimento, di un’altra mobilitazione. Per questo vi diciamo che non siete soli e che il vostro dolore è il nostro dolore, e nostra è la vostra degna rabbia”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su L&#8217;Espresso il 5 gennaio 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/13/zapatisti-le-luci-dal-chiapas/">Zapatisti, le luci dal Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/06/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 14:09:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[30esimo anniversario EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia I comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), uomini e donne, siedono sul palco del villaggio zapatista di Dolores Hidalgo. È la mezzanotte del 31 dicembre 2023, siamo nella Selva Lacandona del Chiapas, nel Sud del Messico, e l’Ezln sta celebrando il trentesimo anniversario della sua insurrezione armata.&#160; Dalla tribuna, i comandanti&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/06/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/">A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia</em></p>



<p>I comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), uomini e donne, siedono sul palco del villaggio zapatista di Dolores Hidalgo. È la mezzanotte del 31 dicembre 2023, siamo nella Selva Lacandona del Chiapas, nel Sud del Messico, e l’Ezln sta celebrando il trentesimo anniversario della sua insurrezione armata.&nbsp;</p>



<p>Dalla tribuna, i comandanti osservano la singolare parata di una (ex) guerriglia che è stata definita “antimilitarista”: hanno uniformi verdi e marroni, marciano battendo gli stivali e i bastoni di legno, ma la musica<em> cumbia</em> che si ascolta di sottofondo toglie solennità all’atto. È una parata militare paradossale, ironica. Come quando, nel 2021 e in piena pandemia, gli zapatisti <a href="https://altreconomia.it/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno annunciato</a> che avrebbero attraversato l’Atlantico per raggiungere l’Europa in barca, con una donna transgender al comando della spedizione. O come quando, nel 1994, l’Ezln ha arrestato il generale ed ex governatore del Chiapas, Absalón Castellanos, e ha poi deciso di liberarlo, condannandolo a “vivere fino all’ultimo dei suoi giorni con la pena e la vergogna di avere ricevuto il perdono e la bontà di coloro che, a lungo, ha umiliato, sequestrato, depredato e assassinato”.</p>



<p>I miliziani zapatisti che sfilano davanti agli occhi stupiti di persone di tutto il mondo sono parte di un esercito che in realtà non lo è: protegge il suo territorio ma non spara, ed è composto in buona parte da giovani che sanno stare sull’attenti e marciare, però lo fanno al ritmo della <em>hit</em> del momento. Dopo la parata dei miliziani, il subcomandante Moisés ha letto un messaggio: “La proprietà della terra dev’essere del popolo e dev’essere ‘in comune’, e il popolo si deve governare da solo. Lo abbiamo dimostrato trent’anni fa e continueremo su questa strada”, ha detto il capo militare maya, riprendendo un tema centrale <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/12/21/ventesima-e-ultima-parte-il-comune-e-la-non-proprieta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nei comunicati</a> che l’Ezln ha pubblicato negli ultimi mesi del 2023, ossia stabilire che una parte delle terre zapatiste non apparteranno più a nessuno, saranno una “non proprietà”, e che verranno coltivate “in comune” con gli altri popoli della regione, stabilendo un sistema di turni. Negli stessi comunicati, l’Ezln annuncia anche una riorganizzazione interna della struttura autonomica zapatista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="690" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/01/ANIVEZ311223OB.jpg?resize=980%2C690&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4312"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Entrata al Caracol zapatista di Dolores Hidalgo. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>L’insurrezione dell’Ezln è avvenuta il primo gennaio del 1994, quando i guerriglieri maya della regione più impoverita del Messico si sono ribellati a 500 anni di angherie: negli anni Novanta, ancora lavoravano come braccianti in condizione di semi-schiavitù, senza diritti né accesso scolastico o sanitario. “La situazione in cui ci trovavamo era di morte e disperazione. Abbiamo dovuto aprire una crepa in quel muro che ci rinchiudeva e ci condannava. Come se tutto fosse oscurità e con il nostro sangue accendessimo una piccola luce. Questa è stata la sollevazione zapatista, una piccola luce nella notte più buia”, scrive Marcos, che recentemente <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/11/15/decima-parte-sulle-piramidi-e-sui-loro-usi-e-costumi-conclusioni-dallanalisi-critica-di-marez-e-jbg-frammento-dellintervista-al-subcomandante-insurgente-moises-di-agosto-settembre-2023-nelle-m/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a> di essere stato degradato da subcomandante a capitano.</p>



<p>La guerra allo Stato messicano è durata solo 12 giorni e si è interrotta quando la gente ha iniziato a manifestare chiedendo un “cessate il fuoco”. Le negoziazioni tra il governo e la guerriglia portarono alla firma degli Accordi di San Andrés, che il Congresso non ha mai ratificato. L’Ezln si è quindi sentito tradito dai partiti politici con cui aveva negoziato, ha preso distanza da loro e ha iniziato a costruire il suo progetto di autonomia nei territori in cui mantiene presenza. Senza nessun tipo di aiuto o sovvenzione da parte dello stato, gli zapatisti hanno istituito un governo indigeno e a rotazione, per evitare l’accumulazione di potere nelle mani di poche persone, e hanno creato un sistema di giustizia, di salute e di educazione totalmente autonomi, portando maestri e dottori in regioni isolate dove non ne avevano mai visto uno.&nbsp;</p>



<p>A poco a poco la parte civile dell’organizzazione è diventata più importante di quella militare. Nel 2003, l’Ezln ha deciso di dividere il suo territorio in cinque zone dove ha installato dei centri amministrativi chiamati <em>Caracoles</em> -che nel 2019 sono diventati 12- dove operavano le Giunte di buon governo, che erano gli organi di governo zapatista. La loro creazione è stata una risposta alla necessità di “consegnare” il governo alla parte civile dell’organizzazione. “Il governo dev’essere civile, non militare -ha scritto il capitano Marcos in un comunicato dello scorso novembre-. Il popolo deve cercare il suo cammino, il suo modo e il suo tempo. La parte militare deve servire solo per difendersi”. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/01/ANIVEZ311223OB11.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4311"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Miliziane dell&#8217;EZLN durante il discorso del subcomandante Moisés. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Negli ultimi mesi gli zapatisti hanno annunciato la soppressione delle Giunte di buon governo e dei Municipi autonomi zapatisti e la creazione di <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/11/13/nona-parte-la-nuova-struttura-dellautonomia-zapatista/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una nuova struttura</a> che mette al centro il popolo e le comunità. La definiscono come una “piramide rovesciata” basata nei Governi autonomi locali (Gal), che sono delle assemblee presenti in ogni villaggio. Potranno convocare delle istanze più grandi -i Collettivi dei Governi autonomi locali zapatisti e le Assemblee dei Collettivi dei Governi autonomi locali zapatisti-, ma hanno maggiore autorità.&nbsp;</p>



<p>Gli zapatisti sono arrivati a questa decisione attraverso un processo di autocritica di dieci anni, che ha portato a cambiamenti profondi che si concentrano sulla base invece che sulla punta della piramide, con i piedi ben piantati nella democrazia comunitaria che i popoli indigeni praticano da sempre. “La lotta consiste in cambiare il mondo ma anche noi stessi, e gli zapatisti stanno dimostrando che hanno capacità di modificare la loro struttura. L’autonomia non è una cosa preconfezionata, ma un processo di creazione”, dice Azize Aslan, che è originaria del Kurdistan e ha partecipato ai festeggiamenti per i 30 anni dell’Ezln.&nbsp;</p>



<p>Quando, la notte di capodanno, ha ascoltato le parole del subcomandante Moisés, l’indigena<em> nahua</em> Marichuy Patricio Martínez ha pensato che i popoli originari messicani dovrebbero seguire l’esempio degli zapatisti e continuare a lottare e costruire la loro autonomia, malgrado gli attacchi del governo e nonostante la presenza delle corporazioni e del crimine organizzato nei loro territori. “La guerra contro di noi è forte, ma gli zapatisti ci mostrano che è possibile trovare dei modi, e farlo nella pratica”, dice la portavoce del <a href="https://www.congresonacionalindigena.org/che-cose-il-cni-movil/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Congresso nazionale indigeno (Cni)</a>.&nbsp;</p>



<p>“Nei prossimi anni faremo in modo che il popolo comandi, il governo obbedisca e i mezzi di produzione saranno in comune -ha detto durante l’intervento di Capodanno il subcomandante Moisés-. Ci difenderemo, non abbiamo bisogno di uccidere soldati o governanti corrotti, ma se ci attaccano ci difenderemo”. Ha parlato con fermezza e tranquillità, davanti al resto della <em>Comandancia general</em> dell’Ezln, prima che i fuochi d’artificio esplodessero nel cielo del villaggio di Dolores Hidalgo e iniziassero musica e balli per festeggiare il trentesimo anniversario della rivoluzione zapatista, e l’arrivo dell’anno nuovo.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/" title="">Articolo pubblicato da Altreconomia il 5 gennaio 2024.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/06/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/">A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Le politiche migratorie di Messico e Stati Uniti dietro alla strage di Ciudad Juárez</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2023/03/31/le-politiche-migratorie-di-messico-e-stati-uniti-dietro-alla-strage-di-ciudad-juarez/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 Mar 2023 16:33:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orlando José Maldonado Pérez è morto a 22 anni a seguito di un incendio divampato nella notte tra il 27 e il 28 marzo in un centro per migranti di Ciudad Juárez, in Messico. Insieme a lui hanno perso la vita altre 38 persone. Solo un fiume, che i messicani chiamano Rio Bravo e gli&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Orlando José Maldonado Pérez è morto a 22 anni a seguito di un incendio divampato nella notte tra il 27 e il 28 marzo in un centro per migranti di Ciudad Juárez, in Messico. Insieme a lui hanno perso la vita altre 38 persone. Solo un fiume, che i messicani chiamano Rio Bravo e gli statunitensi Rio Grande, li separava dalla loto meta: a poche centinaia di metri dalla cella dove erano rinchiusi si trova infatti il ponte che collega la città messicana alla sua “gemella” sul lato settentrionale della frontiera, la texana El Paso.</p>



<p>Orlando José Maldonado Pérez era venezuelano e la sua storia è stata raccontata al quotidiano messicano <a href="https://laverdadjuarez.com/2023/03/29/nos-metieron-a-un-calabozo-migrante-describe-el-lugar-de-la-tragedia-en-la-estacion-migratoria/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>La Verdad</em></a> dal cognato, Abel Ortega Oviedo. I due uomini erano partiti insieme dal Venezuela e avevano viaggiato per circa settemila chilometri per arrivare alla desertica Ciudad Juárez, dove si sono ritrovati davanti la frontiera statunitense, completamente sbarrata. Sono quindi rimasti bloccati nella città messicana, senza lavoro né casa, e sono stati arrestati per strada mentre chiedevano l’elemosina. La polizia ha portato entrambi al centro per migranti gestito dall’Instituto nacional de migración (Inm) ma Abel, che ha intrapreso il lungo viaggio portando con se i due figli piccoli, è stato rilasciato. Solo il giorno successivo all’incendio, mentre cercava Orlando negli ospedali della città, ha saputo che il cognato era morto nelle fiamme.</p>



<p>“Durante la campagna elettorale Joe Biden aveva promesso di smantellare la politica migratoria dell’amministrazione Trump ma non l’ha fatto. Al contrario, ha continuato a portarla avanti. Ha mantenuto la retorica della migrazione come una minaccia ed è ancora in funzione il cosiddetto ‘Titolo 42’, una misura entrata in vigore durante la pandemia da Covid-19 che permette l’espulsione immediata dei migranti che arrivano alla frontiera, senza che possano presentare domanda d’asilo”, spiega Helena Olea, direttrice di <a href="https://www.alianzaamericas.org/?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alianza Americas</a>, una Ong con sede negli Stati Uniti. “All’inizio Biden ha cercato di derogare al ‘Titolo 42’ ma i governatori degli Stati meridionali hanno presentato ricorso e vinto la loro battaglia legale. Quello che ha fatto è stato stabilire alcune eccezioni a questa misura: ad esempio, da inizio gennaio possono entrare negli Usa persone provenienti da Cuba, Haiti, Nicaragua e Venezuela, ma solo a condizione che abbiano un ‘patrocinatore’, ovvero una persona negli Stati Uniti che dimostri di poterli mantenere”.</p>



<p>Di fronte alle espulsioni di massa e alle pressioni di Washington, il Messico ha accettato di ricevere ogni mese 30mila migranti respinti dall’ingombrante vicino. Di conseguenza, le città a ridosso della frontiera si sono rapidamente riempite di uomini, donne e bambini intrappolati in un limbo, a un passo dal “sogno” americano. Una situazione che alimenta le tensioni all’interno delle comunità locali.</p>



<p>“La nostra pazienza sta arrivando al limite, adotteremo una postura più dura nel proteggere la città”, aveva dichiarato a metà marzo Cruz Pérez Cuellar, sindaco di Ciudad Juárez, quando un gruppo di cittadini venezuelani ha distrutto le barriere nel ponte internazionale di Santa Fè nel tentativo di entrare negli Stati Uniti. Contravvenendo alla legge messicana -secondo la quale una situazione migratoria irregolare non rappresenta di per sé un reato- Pérez Cuellar ha ordinato alla polizia di arrestare i migranti presenti in città. Come Orlando Maldonado e Abel Ortega, molti non avevano commesso alcuna infrazione ma sono finiti in manette semplicemente perché chiedevano l’elemosina o pulivano i vetri ai semafori e sono stati rinchiusi in centri per migranti che gli attivisti e le Ong descrivono come luoghi indegni. Celle sovraffollate chiuse a chiave, nessuna assistenza medica né accesso all’acqua potabile.</p>



<p>“Sono centri di detenzione: le persone rinchiuse qui dentro non sono state ‘soccorse’ dalla polizia, come dicono le autorità, ma sono state arrestate, private della libertà in modo arbitrario”, ha denunciato un attivista del collettivo Frontera Sur durante l’azione che si è svolta davanti alla sede dell’Instituto nacional de migración di San Cristóbal de Las Casas, nel Sud del Messico.</p>



<p>Oltre ai 39 morti -tutti uomini, in maggioranza provenienti dal Guatemala, ma anche da Honduras, El Salvador, Venezuela, Ecuador e Colombia- nell’incendio sono rimaste ferite altre 27 persone, alcune delle quali versano in gravi condizioni. Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura generale messicana, sarebbe stato un migrante ad appiccare il rogo dando fuoco a un materasso per protestare proprio contro gli agenti di custodia che li avevano lasciati tutto il giorno senz’acqua. Un video, ripreso da una camera di sorveglianza la notte dell’incendio, mostra quello che è successo subito dopo: le guardie sono uscite correndo dal centro senza prima aprire la cella chiusa a chiave, lasciando i migranti in balìa delle fiamme. Gli inquirenti messicani hanno emesso nove ordini di arresto: uno contro l’uomo che avrebbe causato l’incendio e gli altri contro agenti e personale dell’agenzia di sicurezza privata che lavora nel centro di Ciudad Juárez.</p>



<p>Intanto centinaia di migranti provenienti da diversi Paesi dell’America Latina continuano a raggiungere la frontiera settentrionale del Messico. Un flusso alimentato anche dalla falsa notizia che, a seguito della strage, gli Stati Uniti avrebbero iniziato ad accettare le domande di protezione internazionale. Molti si sono presentati alla frontiera con l’illusione di essere ricevuti ma sono stati respinti.</p>



<p>Negli ultimi anni i flussi migratori verso gli Stati Uniti sono aumentati considerevolmente. Tra ottobre 2021 e agosto 2022 sono state arrestate più di due milioni di persone, il 24% in più rispetto all’anno precedente. Quando è entrato in carica, il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador aveva promesso una politica di maggiore apertura verso le migrazioni ma <a href="https://altreconomia.it/carovane-migranti-il-muro-degli-usa-in-guatemala-e-le-prossime-scelte-di-biden/)" target="_blank" rel="noreferrer noopener">le minacce commerciali dell’amministrazione Biden</a> hanno trasformato il Messico nel gendarme degli Stati Uniti, che ha di fatto esternalizzato il controllo della propria frontiera meridionale: nel 2022 nel Paese sono stati dispiegati quasi 45mila militari per contenere i flussi migratori diretti verso gli Usa. “Le politiche migratorie degli Stati Uniti e di altri Paesi della regione sono sempre più disumane e rendono quasi impossibile l’accesso al diritto di richiedere asilo. Fatti come quelli di Ciudad Juárez sono conseguenza delle restrittive e crudeli politiche migratorie di Messico e Stati Uniti”, ha denunciato Amnesty International in un comunicato. In questi giorni, sulle sbarre che racchiudono la stazione migratoria di Ciudad Juárez sono state appese le foto dei defunti, le bandiere dei loro Paesi, fiori e cartelli che dicono “migrare non è un delitto”.</p>



<p><a href="https://altreconomia.it/le-politiche-migratorie-di-messico-e-stati-uniti-dietro-alla-strage-di-ciudad-juarez/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato su Altreconomia il 31 marzo 2023.</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2023/03/31/le-politiche-migratorie-di-messico-e-stati-uniti-dietro-alla-strage-di-ciudad-juarez/">Le politiche migratorie di Messico e Stati Uniti dietro alla strage di Ciudad Juárez</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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