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	<title>Los Zetas - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Sparizioni senza fine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jan 2022 09:25:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Rivista Emma]]></category>
		<category><![CDATA[brigata di ricerca di desaparecidos]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Enrique Chávez Ortega è stato identificato pochi mesi dopo il ritrovamento del suo cadavere. La famiglia l’ha riconosciuto grazie a un tatuaggio, ai vestiti che portava e a una bandana legata alla gamba. La procura generale dello stato di Veracruz (Fiscalía General del Estado de Veracruz, Messico) aveva trovato il suo cadavere smembrato nel febbraio&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Enrique Chávez Ortega è stato identificato pochi mesi dopo il ritrovamento del suo cadavere. La famiglia l’ha riconosciuto grazie a un tatuaggio, ai vestiti che portava e a una bandana legata alla gamba. La procura generale dello stato di Veracruz (Fiscalía General del Estado de Veracruz, Messico) aveva trovato il suo cadavere smembrato nel febbraio 2017, in un campo di sterminio che l’organizzazione criminale de Los Zetas – un gruppo formato da ex militari di élite – aveva installato in un ranch chiamato La Gallera nel comune di Tihuatlán.</p>



<p>Veracruz è uno degli stati più violenti del Messico, paese che dalla fine del 2006 vive una forte crisi umanitaria causata dalla militarizzazione lanciata dall’ex presidente Felipe Calderón con il pretesto di combattere le organizzazioni criminali, che in più occasioni si sono in realtà dimostrate alleate di poliziotti e militari nella gestione dei traffici illeciti.</p>



<p>In questi quattordici anni, si sono registrati più di trecentomila morti e ottantaquattromila desaparecidos, in maggioranza civili che non avevano rapporti con il crimine organizzato. Alcune di queste persone sono rimaste uccise in mezzo al fuoco incrociato, altre sono state confuse con membri di diverse organizzazioni criminali. C’è chi è stato sequestrato a scopo estorsivo, o obbligato a lavorare per la criminalità organizzata, come sicari o braccianti nei campi di marijuana o papavero da oppio; le donne spesso sono vittime di tratta o sono obbligate al lavoro domestico o sessuale. Non c’è una spiegazione univoca e chiara, non sempre si sa perchè spariscano i desaparecidos.</p>



<p>Affianco al cadavere di Enrique Chávez Ortega la procura di Veracruz ha trovato altri cinque corpi, e il collettivo Familiares en Búsqueda María Herrera de Poza Rica – di cui fanno parte circa centocinquanta famiglie di desaparecidos, che più delle autorità sono impegnate nella ricerca dei loro cari – ha pubblicato sul suo sito web le foto dei vestiti e dei tatuaggi dei cadaveri, nella speranza che qualcuno li identificasse.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3253" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB.jpg?resize=1000%2C750&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Le chiamate delle famiglie di Xavier, Carlos Enrique, Blanca Rosario, Luis Enrique e José Luis sono arrivate nel 2019. Le donne del collettivo le hanno accompagnate alla procura, dove per paura non erano ancora andate. Lì hanno sporto denuncia per la sparizione dei loro famigliari e consegnato un campione di DNA, per permettere alle autorità di metterlo a confronto con il profilo genetico dei cadaveri e cercare di accertare la parentela.</p>



<p>Il 6 febbraio 2021, le autorità messicane hanno consegnato alle cinque famiglie i resti dei loro cari. Li hanno seppelliti nel cimitero, mettendo così fine al “lutto sospeso” che la sparizione di un famigliare causa in chi non smette di aspettarlo. “La giornata di oggi ci ha risvegliato molti sentimenti contrastanti, perché abbiamo la certezza che i nostri famigliari tornano a casa”, ha scritto su Facebook il collettivo. “Il dolore causato dall’assenza si è trasformato in un momento in cui abbiamo potuto abbracciarli nuovamente. Non nel modo in cui avremmo voluto, ma ora almeno abbiamo un luogo in cui piangerli”.</p>



<p><strong>COLLETTIVI AUTORGANIZZATI</strong></p>



<p>Il periodo più duro per i veracruzani è stato durante l’amministrazione dell’ex governatore Javier Duarte, che ora si trova in carcere per riciclaggio di denaro e associazione per delinquere. La popolazione la considera una vittoria a metà: Javier Duarte non è ancora stato processato per sparizione forzata, malgrado la procura abbia aperto circa duecento inchieste su casi di sparizione forzata presumibilmente commessi dalla polizia statale durante i suoi sei anni di governo (2010-2016).&nbsp;</p>



<p>È stato proprio durante gli anni dell’amministrazione di Duarte che i Los Zetas sono entrati in possesso de La Gallera, il ranch di sei ettari che presto è stato trasformato in un campo di sterminio in cui le persone sequestrate dal gruppo criminale erano torturate, uccise e cremate.</p>



<p>Non è l’unico cimitero clandestino di Veracruz, stato in cui si trova la fossa comune più grande del Messico: Colinas de Santa Fe. Li Solecito, un altro collettivo di famigliari, ha trovato duecentonovantotto crani e ventiduemilacinquecento resti umani. Li ha rinvenuti il collettivo perchè le autorità messicane non cercano i desaparecidos, né vivi né morti, e le loro famiglie si vedono obbligate a organizzarsi per farlo.</p>



<p>I collettivi di famigliari, presenti in buona parte del territorio messicano, perlustrano innanzitutto gli ospedali e le carceri, sperando di trovare i loro parenti vivi, ma organizzano anche brigate per entrare in zone in cui pensano possano esserci delle fosse comuni. Le scavano con picconi e pale, con l’amara speranza di incontrare i resti dei loro cari e dare loro sepoltura. Le brigate sono accompagnate dai periti della procura, che per legge sono gli unici autorizzati a raccogliere i resti ossei e che, tuttavia, senza la pressione delle famiglie non scavano le fosse clandestine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB5-2048x1536-1.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3256" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB5-2048x1536-1.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB5-2048x1536-1.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB5-2048x1536-1.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB5-2048x1536-1.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB5-2048x1536-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>È iniziato tutto nel 2011, quando migliaia di persone che sono state vittime di violenza hanno partecipato alle carovane del Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità. Hanno viaggiato per tutto il Messico e per la prima volta hanno parlato pubblicamente delle violenze vissute sulla propria pelle. “Allora abbiamo capito che questo movimento era un mezzo e non un fine, e abbiamo deciso di creare un’associazione incentrata unicamente sulla ricerca dei nostri famigliari”, racconta Juan Carlos Trujillo, che ha quattro fratelli desaparecidos. “A poco a poco, ci siamo resi conto che la giustizia in Messico non esiste, che il sistema non funziona o funziona solo per<br>alcuni”.</p>



<p><strong>CAMPI DI CONCENTRAMENTO, FORNI CREMATORI, FOSSE COMUNI</strong></p>



<p>Dopo aver fondato Familiares en Búsqueda Maria Herrera, Juan Carlos Trujillo ha attraversato mezzo paese per tessere la Rete di Legami Nazionali, di cui oggi fanno parte piu di cinquanta collettivi di famigliari di desaparecidos di diverse regioni del Messico.</p>



<p>Da tempo il collettivo riceveva notizie sull’esistenza di un ranch sospetto. “Andate a cercare alla Gallera”, diceva la gente di Tihuatlán. Alcuni affermavano di aver visto persone nude fuggire da li. Era il primo febbraio 2017 quando la procura generale dello stato di Veracruz, accompagnata da alcune donne di Familiares en Búsqueda Maria Herrera, decise di entrare alla Gallera. Trovò una casa di due piani con sei stanze, circondata dalle erbacce, e tre fosse clandestine con il corpo di Enrique Chávez Ortega e delle altre cinque persone i cui resti sono stati consegnati ai famigliari lo scorso febbraio.</p>



<p>“Vedere tutto ciò, i corpi smembrati, mi ha sconvolto la vita”, ricorda Maricel Torres Melo, il cui figlio adolescente è stato fatto sparire dalla polizia intermunicipale una sera che era uscito a cenare con alcuni amici. “Vedere la casa, le impronte delle mani sulle pareti, il sangue in terra e ossa buttate ovunque”. A lato della casa trovarono un grande forno, forse inizialmente costruito per fare mattoni, e subito intuirono che era stato utilizzato dagli Zetas per cremare i cadaveri. “Quando abbiamo visto il forno, la nostra mente ha iniziato a volare”, dice Maricel.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3254" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB2.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB2.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Il collettivo di madri è tornato a La Gallera meno di due mesi dopo e ha trovato il cranio di un bambino. Le donne sono tornate altre otto volte al ranch, portando con sé picconi, pale e setacci per scavare fosse e setacciare la cenere mescolata con i frammenti ossei che trovavano intorno al forno. Mentre lavoravano, gridavano tutte insieme: “Perchè vivi se li sono portati via, vivi li vogliamo”. Si facevano forza. Non è facile quando ti trovi in un campo di sterminio. Quando pensi che tuo figlio è stato portato li, chiuso in una stanza, torturato, assassinato e bruciato in un forno. E tuo figlio è solo uno studente, un contadino o un maestro. E se anche fosse un criminale, se lo meriterebbe? Si merita sua madre di doverlo cercare in una fossa comune? Di dover setacciare cenere pensando che possa contenere i resti cremati di suo figlio?&nbsp;</p>



<p>Le donne di Familiares en Búsqueda Maria Herrera de Poza Rica sono tornate alla Gallera in varie occasioni perché non si fidavano del lavoro della procura. Infatti, malgrado quest’ultima avesse gi  setacciato la zona, ogni volta che sono tornate hanno trovato nuovi resti. In totale sono stati trovati due crani e circa milleduecento frammenti ossei, alcuni così piccoli che non è stato possibile prendere il campione di DNA per procedere all’identificazione.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/GALL200220OB2.jpg?ssl=1"><em>Articolo pubblicato sulla rivista Emma nel settembre 2021.</em></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/01/25/sparizioni-senza-fine/">Sparizioni senza fine</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>I nemici nei forni: il lager de Los Zetas era un carcere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Aug 2016 13:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[corruzione]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[Los Zetas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Foto: Miguel Sierra/Epa) Il carcere di Piedras Negras è stato utilizzato dall’organizzazione criminale&#160;Los Zetas&#160;come un campo di concentramento. L’inchiesta è della Procura Generale di Giustizia dello Stato di Coahuila, nel nord del Messico (le indagini sono iniziate nel 2014), e la settimana scorsa è arrivata una conferma dal Texas:&#160;Rodrigo Humberto Uribe Tapia, un industriale affiliato&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Foto: Miguel Sierra/Epa)</em></p>



<p>Il carcere di Piedras Negras è stato utilizzato dall’organizzazione criminale&nbsp;<em>Los Zetas</em>&nbsp;come un campo di concentramento. L’inchiesta è della Procura Generale di Giustizia dello Stato di Coahuila, nel nord del Messico (le indagini sono iniziate nel 2014), e la settimana scorsa è arrivata una conferma dal Texas:&nbsp;Rodrigo Humberto Uribe Tapia, un industriale affiliato all’organizzazione criminale, ha dichiarato a un giudice che il carcere veniva utilizzato per impacchettare droga, modificare automobili, assassinare persone e fare sparire i loro corpi.</p>



<p>L’attività sarebbe stata frenetica tra il 2009 e il 2011, quando il Coahuila era governato da Humberto Moreira, del conservatore&nbsp;<em>Partido Revolucionario Institucional</em>&nbsp;(PRI), arrestato mesi fa in Spagna per presunto riciclaggio di denaro sporco e poi rilasciato in mancanza di prove. Uribe Tapia ha dichiarato anche che&nbsp;<em>Los Zetas</em>&nbsp;avrebbero versato 4 milioni di dollari ad alcuni funzionari dell’entourage di Moreira.</p>



<p>Secondo la procura di Coahuila, nel penitenziario di Piedras Negras 150 persone sarebbero state uccise e cremate nei forni costruiti da&nbsp;<em>Los Zetas</em>; molti di loro erano innocenti che erano stati confusi con affiliati ad altre organizzazioni criminali. Sotto l’occhio complice delle autorità penitenziarie, i leaders de&nbsp;<em>Los Zetas</em>&nbsp;potevano uscire dal carcere per bere un caffè o mangiare al ristorante, e tornare quando volevano.</p>



<p>Il penitenziario di Piedras Negras non è l’unico in Messico dove le organizzazioni criminali esercitano quello che si definisce “autogoverno”: comandano e obbligano i detenuti a pagare il pizzo o a lavorare per loro. Secondo la Commissione Nazionale di Diritti Umani, si trovano in questa situazione più della metà dei penitenziari del paese, e il Ministero degli Interni messicano ha ammesso che il 50% delle telefonate di estorsione provengono dalle carceri dello Stato di Tamaulipas in cui, evidentemente, i direttori decidono di non attivare un dispositivo capace di impedirle.</p>



<p>Fino allo scorso febbraio, Elvira aveva due figli detenuti nel carcere Topo Chico di Monterrey, a circa 4 ore da Piedras Negras. “Venivano obbligati a lavorare per la criminalità organizzata; mi dicevano che non ce la facevano più, che erano stanchi”, ci racconta la donna. “Quando è scoppiata la rivolta si sono nascosti in un tombino, da lì hanno visto uccidere e tagliare teste”.</p>



<p>Il giorno di cui racconta∫ Elvira, l’11 febbraio scorso, 49 persone persero la vita nel carcere di Topo Chico. Secondo la ricostruzione ufficiale, il massacro è stato causato dallo scontro di due gruppi rivali, entrambi affiliati a&nbsp;<em>Los Zetas</em>. Quando la polizia riuscì ad entrare nel penitenziario, trovò celle di lusso con eleganti pareti in pietra, vasche idromassaggio e&nbsp;<em>table dance</em>&nbsp;per ospitare spogliarelliste.</p>



<p>Nel 2014, la Commissione Nazionale di Diritti Umani visitò il carcere di Topo Chico, in cui registrò problemi nella prevenzione e nell’intervento in caso di episodi violenti, oltre che nelle condizioni materiali ed igiene delle installazioni. Allora i detenuti erano 4.585, in un carcere che può ospitare 3.635 persone.</p>



<p>Secondo Francisco Rivas, direttore dell’organizzazione non governativa&nbsp;<em>Observatorio Nacional Ciudadano</em>, la sovrappopolazione è uno dei principali problemi del sistema carcerario messicano. “Il 40% delle persone che si trovano in carcere sono in prigione preventiva. Oltre alle debolezze del sistema giudiziario messicano, che giudica colpevoli molti che non lo sono, queste sono persone che non sono neanche state processate”, spiega Rivas, che calcola una sovrappopolazione nelle carceri del 30% in un paese in cui, fino alla riforma del codice penale entrata in vigore a giugno, il 95% dei delitti veniva punito con il carcere.</p>



<p>“Le autorità carcerarie sono tolleranti con i criminali, o apertamente colluse”, conclude Rivas. “Il problema è che per i politici investire nelle carceri non ha molto senso perché è un investimento che il cittadino non vede, è denaro che non rende politicamente”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 21.08.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/08/23/i-nemici-nei-forni-il-lager-de-los-zetas-era-un-carcere/">I nemici nei forni: il lager de Los Zetas era un carcere</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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