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	<title>Guerrero - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>Guerrero - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>A sei anni dalla sparizione degli studenti di Ayotzinapa, in Messico, la verità è ancora lontana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 10:21:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 26 settembre è il sesto anniversario della sparizione forzata dei 43 studenti nello Stato di Guerrero. Inchieste indipendenti smontano la “verità” ufficiale che ha coperto l’esercito. La testimonianza di alcuni genitori e di un giovane sopravvissuto all’attacco. Due grammi sono il peso di un pizzico di sale, di una nocciolina o di una spilla&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 settembre è il sesto anniversario della sparizione forzata dei 43 studenti nello Stato di Guerrero. Inchieste indipendenti smontano la “verità” ufficiale che ha coperto l’esercito. La testimonianza di alcuni genitori e di un giovane sopravvissuto all’attacco.</p>



<p>Due grammi sono il peso di un pizzico di sale, di una nocciolina o di una spilla da balia. Per i genitori di Christian Alfonso Rodríguez Telumbre, studente di Ayotzinapa, due grammi sono il peso di quello che, secondo le autorità, è rimasto di loro figlio: un frammento dell’osso del suo piede destro, trovato nel novembre 2019 nel burrone La Carniceria, a Cocula, nello Stato di Guerrero, in Messico. I familiari di Christian credono ai risultati dell’esame del DNA del laboratorio forense dell’Università di Innsbruck, che sono stati loro comunicati all’inizio di luglio, ma non pensano che rappresentino una prova della morte del ragazzo: una persona può vivere senza un piede, dicono, Christian potrebbe essere ancora vivo.</p>



<p>“Non accetterò così facilmente la morte di mio figlio e continuerò a cercarlo”, afferma suo padre Clemente Rodríguez dall’altro capo del telefono, nella sua casa di Tixtla, a pochi chilometri dalla scuola magistrale di Ayotzinapa. Si sta preparando per viaggiare con sua moglie Luz María Telumbre e gli altri genitori dei 43 giovani scomparsi a Città del Messico, dove sabato 26 settembre manifesteranno in occasione del sesto anniversario del crimine. Lo fanno ogni mese da quel 26 settembre 2014, quando i ragazzi sono stati attaccati con armi da fuoco mentre attraversavano in autobus la città di Iguala, nello Stato di Guerrero. Sei morti, più di 80 feriti e 43 studenti spariti. Un ossicino così piccolo da polverizzarsi durante le analisi del DNA, può essere sufficiente per considerare morto il proprio figlio? Com’è arrivato il frammento del piede di Christian al burrone La Carniceria? Dove sono i 43 studenti di Ayoztinapa? Domande a cui gli inquirenti cercano di rispondere malgrado, dopo tanti anni dal crimine e gli innumerevoli depistaggi ed inquinamenti di prove, sia sempre più difficile arrivare alla verità.</p>



<p>Nel momento in cui è entrato in carica, nel dicembre 2018, il presidente Andrés Manuel López Obrador ha istituito una Commissione della verità e un’unità speciale della Procura per indagare sui fatti. “Entrambe le istituzioni stanno lavorando bene, ma sono lente. Esiste la volontà politica di fare luce sul caso, ma bisognerebbe destinare più fondi perché si traduca in un’efficace capacità di azione”, afferma Omar García, ex studente di Ayoztinapa sopravvissuto all’attacco del 26 settembre 2014. Una volontà politica in un certo senso imposta dai riflettori delle Nazioni Unite e dei media internazionali, da anni puntati sulla vicenda. “La logica di questo governo è risolvere alcuni casi emblematici: si sta concentrando su Ayotzinapa, sul massacro della famiglia mormona LeBarón, su alcuni celebri casi di corruzione; ma non fa nulla per contrastare in modo sistemico il fenomeno della violenza e le violazioni ai diritti umani, che in Messico sono sistematiche”, afferma Jacobo Dayán, esperto in diritto dell’Università Iberoamericana.</p>



<p>La risposta di López Obrador è comunque un passo avanti rispetto a quella dell’ex presidente. Durante il governo Peña Nieto, infatti, la Procura ha fabbricato una menzogna chiamata poi “verità storica”. Secondo l’ex Procuratore Generale Jesús Murillo Karam, oggi indagato, gli studenti sarebbero stati attaccati mentre viaggiavano in autobus dalla Polizia Municipale, che li avrebbe consegnati al gruppo criminale Guerreros Unidos. Questi li avrebbe bruciati nella discarica del paese di Cocula e buttato i loro resti nel vicino fiume San Juan. Il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (Giei) -nominato dalla Commissione interamericana di diritti umani (Cidh) per condurre un’inchiesta indipendente con l’aiuto del prestigioso Equipo argentino de antropología forense (Eaaf)- ha dimostrato invece che è scientificamente impossibile che nella discarica di Cocula siano stati bruciati 43 cadaveri, ed ha affermato che la ricostruzione della Procura Generale è piena di “irregolarità, contraddizioni e gravi omissioni”. Secondo il GIEI, nelle due scene del crimine erano presenti agenti della polizia municipale, statale, federale e l’esercito. Potrebbero aver agito per recuperare un carico di eroina nascosto in uno degli autobus, a insaputa degli studenti; un’ipotesi che si basa sulle dichiarazioni di Pablo Cuevas Vegas, membro dei Guerreros Unidos che, durante un processo negli Stati Uniti, ha dichiarato che la sua organizzazione trafficava droga da Iguala a Chicago, utilizzando degli autobus. Cinquantasei detenuti sono stati torturati affinché confermassero la “verità storica” della Procura generale, che non contemplava la partecipazione di polizia federale e militari, esimendo lo Stato da ogni responsabilità. Sono 61 i funzionari pubblici indagati per quelle torture e per gli insabbiamenti. Tra loro Tomás Zerón, ex direttore dell’Agenzia di indagine criminale e oggi latitante in Israele, accusato di fabbricazione di prove false: il funzionario è apparso in un video mentre camminava con un membro dei Guerreros Unidos sulle rive del fiume San Juan, proprio il giorno prima del ritrovamente, in quel luogo, di una borsa contenente i resti dell’unico altro studente identificato finora, Alexander Mora Venancio.</p>



<p>L’ossicino di Christian Alfonso Rodríguez Telumbre è stato trovato a più di 800 metri dalla discarica di Cocula. “È un fatto molto importante che cambia la narrazione imposta negli anni scorsi dalla Procura, la cosiddetta ‘verità storica’, perché è in un luogo completamente diverso da quello che questa aveva presentato come punto finale di arrivo degli studenti”, afferma María Luisa Aguilar Rodríguez del Centro di diritti umani Miguel Agustín Pro Juárez (Prodh), organizzazione che accompagna i familiari dei 43 studenti spariti. Il caso Ayotzinapa è pieno di contraddizioni, punti oscuri, dolore. Tanto che ha rappresentato un punto di svolta nella storia del conflitto messicano, iniziato nel dicembre del 2006, quando l’ex presidente Felipe Calderón ha militarizzato il Paese con il pretesto di combattere le organizzazioni criminali, causando una crisi umanitaria.</p>



<p>La sparizione degli studenti scosse così tanto la popolazione messicana che nei mesi successivi a quel 26 settembre 2014, ogni giorno scendeva in strada per chiedere che venisse chiarito il caso. Ed è a partire da quella data che i familiari delle migliaia di persone sparite di tutto il Paese hanno iniziato ad organizzarsi per cercare i propri cari, esigendo verità e giustizia. Perché i giovani&nbsp;<em>desaparecidos</em>&nbsp;in Messico non sono 43, ma più di 73 mila.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/ayotzinapa-sei-anni-dopo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 25.09.2020</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/a-sei-anni-dalla-sparizione-degli-studenti-di-ayotzinapa-in-messico-la-verita-e-ancora-lontana/">A sei anni dalla sparizione degli studenti di Ayotzinapa, in Messico, la verità è ancora lontana</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>“Sui 43 desaparecidos di Ayotzinapa ci sono 11 filoni d’inchiesta ancora inesplorati”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 15:43:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Lo Stato ha fatto sparire i nostri figli e lo Stato ci deve dare una risposta”. A dirlo sono i genitori dei 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa, scomparsi 5 anni fa. Le famiglie domani terranno un corteo a Città del Messico. La ricostruzione ufficiale è questa: nei pressi di Iguala, i giovani sono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Lo Stato ha fatto sparire i nostri figli e lo Stato ci deve dare una risposta”. A dirlo sono i genitori dei 43 studenti della scuola rurale di Ayotzinapa, scomparsi 5 anni fa. Le famiglie domani terranno un corteo a Città del Messico.</p>



<p>La ricostruzione ufficiale è questa: nei pressi di Iguala, i giovani sono stati sequestrati, mentre viaggiavano in autobus, dalla Polizia Municipale e dall’organizzazione criminale Guerreros Unidos, che poi avrebbe bruciato i loro cadaveri nella discarica della città di Cocula.&nbsp;</p>



<p>Per alcune fonti, una versione dei fatti costruita a suon di torture: secondo un gruppo internazionale di esperti indipendenti (GIEI), almeno 56 detenuti sarebbero stati costretti a confermare questa ricostruzione; proprio per le irregolarità durante gli interrogatori, 24 agenti e un leader di Guerreros Unidos sono usciti dal carcere ad inizio settembre.&nbsp;</p>



<p>“La ricostruzione della Procura è piena di irregolarità, contraddizioni e gravi omissioni”, ha scritto il GIEI. Gli esperti indipendenti hanno mostrato che è scientificamente impossibile che ci sia stato un rogo di quelle dimensioni nella discarica di Cocula e affermato che la Polizia Federale e l’esercito si trovavano sul luogo dell’attacco, anche se questa presenza non era poi annotata nei fascicoli della Procura. Alcuni cellulari dei giovani scomparsi sono apparsi nelle mani di funzionari pubblici.&nbsp;</p>



<p>Vidulfo Rosales, del Centro di Diritti Umani Tlachinollan, è l’avvocato che rappresenta le famiglie dei giovani scomparsi e fa parte della Commissione per la Verità.</p>



<p><em>Quali nuovi elementi sta indagando la Commissione per la Verità?</em></p>



<p>Finora le autorità hanno preso in considerazione solo l’ipotesi della discarica di Cocula, ignorando gli altri filoni d’inchiesta malgrado fossero più plausibili. La Commissione per la Verità è in possesso di nuovi indizi secondo i quali i ragazzi non sarebbero stati portati a Cocula, ma in un’altra zona dello Stato di Guerrero; li stiamo cercando a Mezcala, Carrizalillo e Huitzuco.&nbsp;</p>



<p><em>Collaborate con la Procura Speciale per il caso Ayotzinapa?</em></p>



<p>La Commissione per la Verità sta lavorando efficacemente ma non ha facoltà di svolgere un’inchiesta penale. Per questo è necessaria l’azione della Procura, che finora è stata molto lenta. È necessario esplorare gli 11 filoni di inchiesta che gli esperti indipendenti del GIEI hanno consigliato di prendere in considerazione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/09/MARCHA260915OB21-1024x768-1.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3439" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/09/MARCHA260915OB21-1024x768-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/09/MARCHA260915OB21-1024x768-1.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/09/MARCHA260915OB21-1024x768-1.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><em>Quali sono questi filoni? Esiste un’ipotesi sul movente dell’attacco?</em></p>



<p>Un membro di Guerreros Unidos ha dichiarato in un tribunale statunitense che la sua organizzazione utilizzava autobus per trasportare droga da Iguala [città in cui sono stati attaccati i giovani] a Chicago ed Atlanta. Un’ipotesi da analizzare è che alcuni autobus su cui gli studenti viaggiavano potessero essere, a loro insaputa, carichi di eroina, e che Guerreros Unidos e la forza pubblica li abbiano attaccati per recuperare la droga.&nbsp;</p>



<p><em>Quel giorno c’era anche l’esercito?</em></p>



<p>Sappiamo che quella notte soldati del 27 Battaglione di Infanteria di Iguala erano presenti. La Commissione della Verità ha chiesto all’esercito di spiegare qual è la ragione della sua presenza e se ha una relazione con il gruppo criminale Guerreros Unidos, come affermano alcune dichiarazioni. Per ora non ha dato risposta.&nbsp;</p>



<p><em>Le famiglie delle vittime hanno fiducia nel governo di López Obrador?</em></p>



<p>L’attuale governo ha mostrato una volontà politica che in quello precedente era assente. Ma non direi che i genitori dei ragazzi scomparsi si fidino del governo. Sarà un rapporto che dovrà costruirsi col tempo, basandosi sui risultati delle indagini.</p>



<p>A<em>rticolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 25.09.2019.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/09/25/sui-43-desaparecidos-di-ayotzinapa-ci-sono-11-filoni-dinchiesta-ancora-inesplorati/">“Sui 43 desaparecidos di Ayotzinapa ci sono 11 filoni d’inchiesta ancora inesplorati”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ayotzinapa, ancora senza giustizia</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/10/ayotzinapa-ancora-senza-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2016 14:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Reportage]]></category>
		<category><![CDATA[Ayotzinapa]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più che una conferenza stampa sembra un atto politico. Sotto un tendone, davanti alla cattedrale di Città del Messico, c’è un tavolo in cui sono piazzati dei microfoni. Davanti al tavolo i giornalisti, e intorno a loro decine di persone. Si accalcano sulle transenne, la maggior parte giovani, intonano cori e mostrano cartelli che chiedono&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/10/ayotzinapa-ancora-senza-giustizia/">Ayotzinapa, ancora senza giustizia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più che una conferenza stampa sembra un atto politico. Sotto un tendone, davanti alla cattedrale di Città del Messico, c’è un tavolo in cui sono piazzati dei microfoni. Davanti al tavolo i giornalisti, e intorno a loro decine di persone. Si accalcano sulle transenne, la maggior parte giovani, intonano cori e mostrano cartelli che chiedono verità e giustizia per gli i 43 studenti di Ayotzinapa, che il 26 settembre 2014 sono stati sequestrati dalle autorità colluse con il cartello criminale&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>. Ancora non si sa nulla dei ragazzi, e non è stata fatta giustizia per le sei persone che sono state uccise durante l’attacco.</p>



<p>La gente applaude quando sotto il tendone appaiono i genitori degli studenti, accompagnati dal loro avvocato. Sembrano emozionati. Hanno convocato la conferenza stampa per dare un resoconto del loro incontro con il presidente Enrique Peña Nieto, appena concluso. Il legale Vidulfo Rosales Sierra dice che il presidente non si è impegnato a rispettare nessuna delle otto proposte che i genitori dei ragazzi gli avevano presentato, riguardanti l’attenzione alle vittime e l’inchiesta giudiziaria sul caso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB21-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4007" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB21-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB21-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB21-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Prende la parola Marisa Mendoza, moglie di Julio César Mondragón, assassinato durante l’attacco del 26 settembre 2014 ad Iguala. Il cadavere di Julio César, che aveva 22 anni e un figlio di pochi mesi, è stato trovato senza volto. Sul suo corpo era rimasto solo il cranio sanguinante. La procura non ha menzionato i segni di tortura presenti sul cadavere ed ha affermato che era stata “la fauna del luogo” ad asportargli la pelle.</p>



<p>Nessuno fiata intorno alle parole ferme di Marisa. Denuncia gli intoppi burocratici che hanno causato ritardati nell’esumazione del corpo del marito, che dovrebbe essere analizzato da un gruppo di esperti forensi indipendenti, e assicura che continuerà a chiedere giustizia per Julio César e le altre vittime dell’attacco di Iguala. “Non sei sola”, gridano all’unisono i presenti.</p>



<p>“Non ci sentiamo soli, ci sentiamo coccolati da voi”, afferma&nbsp;<em>Maria</em>&nbsp;de&nbsp;<em>Jesús</em>&nbsp;Tlatempa Bello, madre dello studente&nbsp;<em>desaparecido</em>&nbsp;José Eduardo Bartolo Tlatempa. Chiede al governo di togliersi la maschera ed essere trasparente, di scegliere se stare con la popolazione o con il crimine organizzato. “Cammineremo sotto il sole o sotto la pioggia”, conclude, invitando tutti coloro che hanno un famigliare&nbsp;<em>desaparecido</em>&nbsp;a unirsi il giorno dopo alla manifestazione per l’anniversario dell’attacco di Iguala.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB14-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4008" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB14-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB14-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB14-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>E pioveva a Città del Messico il 26 settembre scorso sul corteo, su centinaia di migliaia di persone che hanno camminato per chilometri, fino a raggiungere e riempire la piazza centrale della metropoli. Si temeva che la vicenda fosse caduta nel dimenticatoio, invece la popolazione messicana ha continuato a dimostrare la sua solidarietà alle famiglie degli studenti di Ayotzinapa, e a quelle dei circa 27mila&nbsp;<em>desaparecidos</em>&nbsp;che si sono registrati in Messico dal 2006 ad oggi. Da quando il governo ha lanciato la “guerra contro il narcotraffico”, che ha causato una lunga serie di violazioni di diritti umani, soprattutto ai danni di attivisti sociali e giornalisti. Un conflitto che ha trasformato il Messico in un territorio doloroso per la sua popolazione, e in un bengodi per i cartelli criminali.</p>



<p>Ayotzinapa ha portato all’attenzione internazionale il problema della violenza e della sparizione forzata in Messico, ha permesso di aprire un importante spazio di riflessione sulla connivenza tra autorità e cartelli criminali, sulla corruzione ed impunità esistenti nel paese.</p>



<p>E alle famiglie di altri&nbsp;<em>desaparecidos</em>&nbsp;ha dato la forza di prendere in mano picconi e pale per andare a cercare i loro cari nelle campagne che circondano le città; organizzati in gruppi scavano e trovano cadaveri, spesso a decine. Solamente ad Iguala, dove si registrano 150&nbsp;<em>desaparecidos</em>, sono state trovate 60 fosse comuni con un totale di 104 corpi. Solo 6 sono stati identificati. Di chi sono questi cadaveri? Chi è in attesa del ritorno di queste persone? Perché sono state fatte sparire?</p>



<p>Nel gennaio scorso, la Procura Generale della Repubblica (PGR) annunciò quella che definì “la verità storica” sul caso Ayotzinapa. La notte del 26 settembre 2014 la Polizia Municipale avrebbe sequestrato i 43 studenti per consegnarli al cartello criminale&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>, che li avrebbe portati nella discarica di Cocula per ucciderli e cremarli. Le ceneri sarebbero state gettate nel fiume San Juan all’interno di una borsa. Questa ricostruzione venne confermata dalle analisi dei resti contenuti nella sacca, che avrebbero permesso di identificare gli studenti Alexander Mora e Jhosivani Guerrero de la Cruz.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB20-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4010" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB20-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB20-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB20-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>La versione è basata sulle dichiarazioni di alcune fra le 111 persone arrestate per l’attacco del 26 settembre, e non esistono prove scientifiche che la sostengano. Quattro testimoni chiave, integranti del cartello&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>, al momento di rilasciare la dichiarazione erano ubriachi e presentavano lividi che successivamente sono stati riconosciuti come segni di tortura. Patricio Reyes Landa, alias<em>&nbsp;El Pato, ha dichiarato che sono stati provocati dagli agenti che lo hanno arrestato.</em>&nbsp;Da parte sua il leader dei&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>&nbsp;Gildardo López Astudillo, alias&nbsp;<em>El Gil</em>, non ha mai confermato la versione della procura riguardante l’incenerimento dei corpi dei ragazzi nella discarica di Cocula.</p>



<p>Al contrario, la ricostruzione è stata messa in dubbio da indagini indipendenti di esperti forensi, che affermano non esistano prove del fatto che i resti di Alexander si trovassero nella borsa del fiume San Juan, e che l’accertamento dell’identità di Jhosivani è una probabilità “bassa in termini statistici”.</p>



<p>Non torna neanche la dinamica dell’attacco. “Nelle dichiarazione degli imputati abbiamo riscontrato delle incoerenze. Presentano quattro versioni differenti su quello che sarebbe successo, quattro scenari diversi, ed esistono contraddizioni interne nella descrizione di ogni scenario”, afferma Carlos Beristain, uno degli esperti che sono stati scelti dalla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) per portare avanti un’inchiesta indipendente sul caso Ayotzinapa. “Ad esempio, nelle dichiarazioni che dipingono lo scenario della discarica di Cocula ci sono incongruenze forti su come sarebbero stati trasportati, dove e come sarebbero stati uccisi, e su altri elementi”. Carlos Beristain aggiunge che l’analisi delle condizioni oggettive della discarica porta a una conclusione certa: gli studenti non possono essere stati bruciati a Cocula. Se i 43 corpi fossero davvero stati cremati nella discarica, la vegetazione intorno avrebbe dovuto bruciarsi. Ma del rogo non c’era alcuna traccia, né dei resti dei giovani.</p>



<p>Gli esperti della CIDH hanno anche dimostrato che Polizia Federale e l’esercito hanno preso parte all’aggressione e che esisteva un quinto autobus, che non compare nella ricostruzione ufficiale. Si tratta di uno dei pullman che i ragazzi avevano occupato ad Iguala, che probabilmente all’insaputa dei giovani veniva utilizzato per trasportare droga e potrebbe rappresentare il movente dell’attacco. Tutti elementi di cui le autorità erano a conoscenza, ma che sono stati omessi ed occultati.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB-1024x575-1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4011" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB-1024x575-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB-1024x575-1.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB-1024x575-1.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Anna stende i panni davanti a uno dei dormitori della scuola normale rurale Raúl Isidro Burgos di Ayotzinapa. I locali che la formano sono edifici bassi e colorati, circondati da campi ed orti. È un campus dove si studia, si mangia e si dorme, e dal settembre 2014 non è occupato solo dai 500 alunni, ma anche dai genitori dei ragazzi scomparsi e alcuni attivisti solidali. Da qui, dopo giorno e senza sosta, organizzano le loro attività: manifestazioni, sit-in, incontri pubblici, assemblee, carovane.</p>



<p>Non c’è un muro bianco nella scuola di Ayotzinapa, istituto magistrale che forma i ragazzi a lavorare come maestri in zone povere e rurali. Uno dietro l’altro si susseguono murales con visi di rivoluzionari latinoamericani e frasi che parlano di giustizia sociale. Le scuole normali rurali in Messico sono 15 ed è noto l’impegno politico dei suoi studenti. In quella di Ayotzinapa, ad esempio, hanno studiato Lucio Cabañas Barrientos e Genaro Vázquez Rojas, leader contadini che impulsarono la lotta armata negli anni ’60 e ’70.</p>



<p>Le tensioni fra lo stato messicano e gli studenti di Ayotzinapa hanno quindi radici lontane, più antiche dell’arrivo nella regione dei cartelli criminali, e non sono certo terminate dopo l’attacco di Iguala. L’ultimo scontro tra forze dell’ordine e studenti della normale si è verificato il 12 novembre scorso, quando dopo aver sequestrato una cisterna di gas gli studenti sono stati attaccati dalla polizia, che ha sparato pallottole e lacrimogeni contro di loro. Il saldo dell’aggressione è stato di 20 feriti –anche gravemente- e 10 arrestati.</p>



<p>Alcuni tra i ragazzi che sono finiti in carcere o all’ospedale erano sopravvissuti dell’attacco di Iguala del 26 settembre 2014. Guardandoli in viso, ascoltando le loro parole, si capisce perché si sentono in guerra con lo stato. Uno stato incarnato nella figura del presidente Enrique Peña Nieto, che accusano di essere responsabile per l’omicidio e la sparizione dei loro compagni.</p>



<p>“Il movimento chiede la rinuncia del presidente perché è considerato responsabile della violenza di stato, e quindi di quello che è successo ai ragazzi”, spiega Roman Hernández del Centro di Diritti Umani Tlachinollan, che accompagna le famiglie dei ragazzi&nbsp;<em>desaparecidos&nbsp;</em>di Ayotzinapa. “Ad ogni modo gli studenti di Ayotzinapa affermano che il problema non è Peña Nieto in sé, ma la struttura su cui si sostiene il sistema politico, che permette a una figura come la sua di stare al potere”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato in Il Reportage del gennaio 2016.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/10/ayotzinapa-ancora-senza-giustizia/">Ayotzinapa, ancora senza giustizia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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