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	<title>femminismo - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>femminismo - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Il femminismo è la lotta delle donne per il buen vivir</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2019/05/24/il-femminismo-e-la-lotta-delle-donne-per-il-buen-vivir/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 May 2019 15:51:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>(Foto: Brenda Santos de la C.) Francesca Gargallo ha iniziato a riconoscersi come femminista molto presto. La dinamica che porta all’oppressione delle donne è stata la chiave che le ha permesso di capire la società e lottare contro le ingiustizie. Il suo amore per l’America Latina è nato a 23 anni. Quando nel 1980 è&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/05/24/il-femminismo-e-la-lotta-delle-donne-per-il-buen-vivir/">Il femminismo è la lotta delle donne per il buen vivir</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>(Foto: Brenda Santos de la C.)</em></p>



<p>Francesca Gargallo ha iniziato a riconoscersi come femminista molto presto. La dinamica che porta all’oppressione delle donne è stata la chiave che le ha permesso di capire la società e lottare contro le ingiustizie.</p>



<p>Il suo amore per l’America Latina è nato a 23 anni. Quando nel 1980 è arrivata in Nicaragua ha conosciuto l’entusiasmo rivoluzionario, in un’epoca in cui “purtroppo le rivoluzioni erano ancora incentrate sull’idea di uno Stato-nazione”.&nbsp;</p>



<p>Era partita dall’Italia mossa dal sentimento internazionalista che in quell’epoca spinse molti giovani a conoscere e appoggiare la rivoluzione sandinista nicaraguense. Ma dopo un anno decise di lasciare il paese. “Innanzitutto perché non sopportavo il caldo”, dice ridendo. “E poi perché c’era tantissimo maschilismo tra i rivoluzionari. Se ti ribellavi contro le espressioni maschiliste ti accusavano di essere una controrivoluzionaria”.</p>



<p>La scrittrice femminista siciliana decise quindi di trasferirsi in Messico, dove vive tuttora. È stata docente di filosofia nell’Universidad Autónoma de la Ciudad de México (UACM) e non ha mai smesso di scrivere: romanzi, poesie, saggi e racconti per bambini, per lo più in spagnolo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="770" height="500" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/Mutilazioni_Genitali-2.jpg?resize=770%2C500&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3451" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/Mutilazioni_Genitali-2.jpg?w=770&amp;ssl=1 770w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/Mutilazioni_Genitali-2.jpg?resize=300%2C195&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/Mutilazioni_Genitali-2.jpg?resize=768%2C499&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 770px) 100vw, 770px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Donna embera-chamí del Dipartimento di Risaralda, Colombia (Foto: Orsetta Bellani)</em></figcaption></figure>



<p>Nei quasi 40 anni in cui ha vissuto e viaggiato per l’America Latina, ha avuto la possibilità di conoscere molte donne indigene organizzate. Da quell’incontro è nato il suo libro&nbsp;<em>Feminismos desde Abya Yala</em>, che ha pubblicato nel 2012.</p>



<p><em><strong>Dopo aver incontrato donne di 607 popoli indigeni affermi che esiste una relazione tra il femminismo e la ricerca del buen vivir. Secondo te tutte le donne che lottano per migliorare le loro condizioni si possono definire femministe?</strong></em>&nbsp;<br>Senz’altro. “Femminismo” è una parola che condensa e che traduce; come tutte le traduzioni è riduttiva, ma ci può dare un’idea di ciò che è incontrarsi e riflettere tra donne per il benessere delle donne all’interno della loro stessa società. Definirsi femminista è tradurre un concetto molto più ampio, molto più complesso e molto più specifico di ogni lingua e cultura, di ogni gruppo di donne che si riunisce. Esistono donne indigene che usano vere e proprie metafore per definirsi: alcune si riconoscono come “le donne del cuore”, altre dicono “siamo le donne che lottano”, altre ancora dicono “siamo le donne che cercano una&nbsp;<em>buena vita</em>”. Ogni volta che la ricerca di questa buona vita parte dalla riflessione tra donne e per il benessere delle donne, io credo che si possa parlare di femminismo.</p>



<p><em><strong>Allo stesso tempo sei molto critica nei confronti del femminismo accademico occidentale. Perché?</strong></em><br>Il femminismo accademico occidentale è uno dei tanti modi in cui la “società della conoscenza” convoglia a proprio beneficio tutti i saperi che provengono dalla società. Il femminismo era una lotta proveniente da tutti i settori sociali, dalle donne riunite nelle loro cucine per cambiare il mondo, e l’Università si è appropriata di questa conoscenza, l’ha portata nelle aule, l’ha inserita in un sistema di specializzazione. Certo, il femminismo accademico occidentale ha anche degli aspetti positivi: esiste una filosofia critica che viene dal femminismo. Ma è stato portato nelle aule per depotenziarlo, per togliergli la sua forza politica.<br><br><em><strong>Non è successo la stessa cosa al femminismo latinoamericano?</strong></em><br>Una parte del femminismo in America Latina sta nelle aule. In Messico si prendono in grande considerazione teorie che non sono latinoamericane, è evidente quando nei programmi di studio non trovi Margarita Pisano, non trovi Julieta Kirkwood ma trovi Judith Butler. D’altra parte ci sono anche molti gruppi di incontro tra donne che stanno creando una giustizia propria che si distanzia da quello che il patriarcato impone alle donne, ad esempio la vergogna dopo lo stupro. Oggi le donne si uniscono per creare una giustizia che risolva il loro diritto alla vita e al benessere.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3453" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?w=1232&amp;ssl=1 1232w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Donne zapatiste. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><em><strong>Un femminismo in cui si riconoscono molte donne latinoamericane è il femminismo comunitario. Che cos’è?</strong></em><br>È un modo di definire femminismi che sono nati all’interno delle comunità indigene di Bolivia e Guatemala e che oggi sono stati abbracciati da donne che fanno parte di comunità indigene, o da donne che sono arrivate dalle città a lavorare e vivere con loro.&nbsp;<br>Secondo i femminismi comunitari, la colonizzazione dell’America è stata una colonizzazione di genere, che ha cambiato le relazioni tra donne e uomini stabilendo ciò che è femminile e ciò che è maschile, lasciando così fuori le donne mascoline, gli uomini femminili, le persone con una sessualità non riproduttiva e le donne che non vogliono stare in una relazione di coppia.<br>La colonizzazione ha imposto un sistema di genere di tipo binario: o sei donna o sei uomo; se sei donna ti occupi di certe cose, se sei uomo di altre. Presso molti popoli che vivevano in America prima dell’arrivo degli spagnoli questa condizione era più egualitaria, o differenziata ma con maggiori livelli comunicanti, e non necessariamente esisteva una differenza così marcata tra il pubblico e il privato.<br>Inoltre, secondo i femminismi comunitari, la cultura della comunità stessa mette le basi per vivere bene all’interno di quella comunità, dopodiché una donna si può aprire al mondo: prima di aprirci al mondo dobbiamo trovare la nostra storia di resistenza come donne e la nostra storia di “buona vita”, ora e come donne di questa comunità specifica, che ha bisogno di curarsi dal colonialismo e dal patriarcato cresciuto con il colonialismo. La colonizzazione ha imposto la dote e i matrimoni combinati, che prima non esistevano.&nbsp;<br><br><em><strong>Secondo il femminismo comunitario, l’incontro tra le culture americane e la cultura europea ha originato una forma originale di patriarcato. Come si definisce e che caratteristiche ha?</strong></em><br>Si chiama “crocevia patriarcale” ed è una definizione sviluppata da due pensatrici che vivono in luoghi molto diversi. Una è un’indigena xinca guatemalteca che si chiama Lorena Cabnal, l’altra è un’indigena aymara della Bolivia che si chiama Julieta Paredes. Hanno lavorato sull’idea di maschilismo contemporaneo come frutto di un lungo processo storico che ha avuto un momento critico durante la colonizzazione americana, quando il patriarcato presente nelle comunità si rafforzò con il patriarcato cristiano colonialista.&nbsp;<br>Il patriarcato latinoamericano è particolarmente violento perché nasce dal colonialismo, dal genocidio, ed è profondamente contrario ai popoli indigeni in cui le donne rappresentano il 50% della popolazione e sono la struttura portante dell’economia comunitaria. Questo è il “crocevia patriarcale”, è la radicalizzazione dei patriarcati originari causata dal contatto con il patriarcato coloniale, cristiano e assassino.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nel dicembre-gennaio 2019.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/05/24/il-femminismo-e-la-lotta-delle-donne-per-il-buen-vivir/">Il femminismo è la lotta delle donne per il buen vivir</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 18:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/">Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Animal Político (traduzione: yabastaedibese)</em></p>



<p>Entrando nel Caracol zapatista di Morelia, zona de Tzotz Choj, Chiapas, Angélica Ávila di Fuerzas Unidas por Nuestrxs Desaparecidxs en Nuevo León (FUNDENL) ha sentito una “energia di lotta” molto forte. Con uno zaino sulla spalla è stato accolta da uno striscione che diceva “benvenute donne del mondo”, e poi ha trovato case di legno dipinte con murales colorati, circondati da bosco e prati verdi.&nbsp;Uno spazio dove gli zapatisti sono riusciti a costruire un altro mondo, dove i giovani non scompaiono come è successo a suo figlio Gino, che un giorno nel 2011 ha lasciato la sua casa e non è più tornato.</p>



<p>Quando Angelica è entrata nel Caracol di Morelia – uno dei cinque centri amministrativi zapatisti presenti in Chiapas – stava iniziando l’inaugurazione del primo incontro internazionale, politico, artistico, sportivo e culturale delle donne che lottano, convocato in occasione dell’8 marzo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3453" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?w=1232&amp;ssl=1 1232w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>«Sappiamo che ci sono diversi colori, dimensioni, lingue, culture, professioni, pensieri e forme di lotta. Ma noi diciamo che siamo donne e anche donne che lottano, quindi siamo diversi, ma siamo uguali. La violenza e la morte ci rendono uguali», ha detto l’Insurgente Erika dal palco, circondata da basi di sostegno e di milicianas dell’EZLN.</p>



<p>Da un altro palco, Marichuy e le rappresentanti del Consiglio Indigeno di Governo hanno osservato l’inaugurazione dell’evento, senza mai intervenire.</p>



<p>«L’obiettivo del sistema capitalista patriarcale è mantenerci sottomesse. Se vogliamo essere libere dobbiamo conquistare la libertà noi stesse, come donne che siamo», ha concluso l’insurgente zapatista.</p>



<p>Mentre la donna parlava, le tende cominciavano a riempiere la collina, occupando ogni angolo del Caracol di Morelia. Poco alla volta, più di 5 mila donne provenienti dai cinque continenti si sono avvicinate per ascoltare le sue parole. È stato l’evento più di successo e partecipato degli ultimi anni in territorio zapatista.</p>



<p>Durante i tre giorni le oltre sette mila donne che hanno partecipato all’incontro, hanno giocato a calcio e basket, hanno visto opere di teatro, ballato al suono della musica zapatista del gruppo Dignidad Rebelde. Hanno scambiato esperienze per «alimentare la nostra lotta che ognuna di noi ha dove vive». Hanno scoperto che in Australia l’estrattivismo colpisce le comunità e che nella lontana Finlandia le donne indigene sami lottano per la loro vita. Hanno discusso su salute, educazione, lesbismo, sulla violenza di genere e di Stato.</p>



<p>Durante l’incontro con le zapatiste e le altre donne del mondo Angélica Ávila ha parlato a nome di tutte i membri del FUNDENL, raccontando della sparizione dei loro figli e della lotta che come madri stanno portando avanti. Si è emozionata di fronte a un pubblico così attento e partecipe.</p>



<p>«Una donna zapatista ha preso la parola per darmi coraggio in questa lotta e sono crollata», ha detto Angélica Ávila.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3473" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Gli uomini non sono stati invitati all’incontro che, per la prima volta, è stato organizzato solamente dalle donne zapatiste. Sono rimasti ai margini del Caracol di Morelia, cucinando, pulendo e facendo altre attività perché l’incontro potesse svolgersi. Per ogni donna zapatista che ha partecipato – più di due mila – c’è stato un uomo che è rimasto nella comunità a prendersi cura dei figli e della casa.</p>



<p>Perà gli uomini, in accordo con le zapatiste e con altre donne che abbiamo intervistato, devono essere inclusi nella lotta. «Credo che sia importante che ci siano spazi di sole donne, gli uomini dirigono e si prendono spazio e parola», ha detto l’afrodominicana Ochy Curiel del gruppo colombiano Tremenda Revoltosa Batucada Feminista.</p>



<p>In assenza degli uomini, le donne hanno preso parola con più sicurezza, hanno discusso e ballato più liberamente.</p>



<p>«Penso comunque che gli uomini debbano essere antipatriarcali. Hanno privilegi, ma nella misura in cui sono disposti a metterli in discussione sento che possono essere femministi, di più: dovrebbero esserlo», ha aggiunto Ochy Curiel.</p>



<p>«Il femminismo è una scommessa per il mondo, di trasformazione delle relazioni diseguali di sfruttamento, discriminazione e razzismo».</p>



<p>UN LUNGO CAMMINO</p>



<p>Marta Dillón ha fatto circa 7 mila chilometri per arrivare in Chiapas. Ha preso la decisione nel dicembre passato, nel momento in cui ha letto la convocazione delle donne zapatiste.</p>



<p>«Sono venuta per conoscere l’esperienza di autonomia del movimento zapatista e per vincolarmi con le donne di tutto il mondo», ha commentato la militante argentina del movimento Ni Una Menos.</p>



<p>«Dobbiamo iniziare a progettare ciò che vogliamo quando diciamo che vogliamo cambiare tutto. Questo implica l’immaginazione collettiva e penso che qui, tra tante esperienze di tanti luoghi diversi nel mondo, l’immaginazione si possa espandere e possiamo progettare il mondo in cui vogliamo vivere».</p>



<p>Secondo con Vilma Almendra, indigena nasa misak del Cauca (Colombia) del collettivo Pueblos en Camino, l’obbiettivo dell’incontro è che le partecipanti si incontrino per conoscersi e «aprire un grande spazio politico a partire dalle donne per continuare a lavorare con altre e altri».</p>



<p>«Ci sono donne della città che ci disprezzano perché non conosciamo la lotta di (altre) donne, perché non abbiamo letto libri dove le femministe dicono come deve essere (il femminismo)», ha affermato l’insurgente Erika durante l’inaugurazione. Vilma Almendra è d’accordo con lei, ma riconosce che le femministe hanno dato alcuni spunti importanti: «dobbiamo metterci a dialogare questi spunti con le nostre culture; non prenderle come formule, ma capire cosa hanno a che fare queste esperienze con noi».</p>



<p>Al pari di altre donne indigene messicane, la guatemalteca e maya q’eqchi’ Lorena Cabnal si è definita come femminista comunitaria: «per me essere femminista è un atto di trasgressione e ribellione. Non esiste la parola femminismo, però credo che i femminismi nel mondo ha portato elementi per interpretare la vita».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3475" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1536%2C1023&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Secondo la scrittrice Francesca Gargallo, autrice di “Feminismo desde Abya yala”, libro che ha scritto in “dialogo con le donne di 607 popoli originari della Nostra America”, si può definire come femminista ogni lotta di donne per migliorare la propria condizione.</p>



<p>«Definirsi femminista nella maggior parte delle lingue è la traduzione di qualcosa di molto più complesso, allo stesso modo tutte le traduzioni sono riduttive», ha spiegato Francesca Gargallo, che vede il femminismo come parte della lotta per il “buen vivir”.</p>



<p>«Ci sono donne che usano metafore per dire ciò che sono, alcune dicono di essere le “donne del cuore” o “donne in ricerca di una buova vita”. Ogni volta che questa ricerca parte dalla riflessione tra donne, credo si possa parlare di femminismo».</p>



<p>CONDIVIDERE ESPERIENZE</p>



<p>Lucia indossa un abito maya tzeltal, porta un paliacate legato al cappello e una ricetrasmittente. A volte il dispositivo emette un rumore e le tocca interrompere il discorso per rispondere. Nella costruzione fatta di tavole di legno, che normalmente funziona come una sala da pranzo, a poco a poco più donne stanno entrando. Si siedono per terra per assistere a questo scambio inusuale e insolito, mentre una miliziana cammina nella stanza.</p>



<p>Le donne presenti hanno preso la parola una ad una, hanno fatto osservazioni e domande.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3476" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Lucía, che vive nella zona de La Realidad, si è presa il suo tempo per trovare le parole più adeguate per rispondere. Ha parlato di guerra a bassa intensità contro le comunità zapatiste e di come queste organizzano il loro sistema di salute, giustizia ed educazione autonoma. Ha raccontato dell’alleanza con gli altri popoli indigeni che fanno parte del Congreso Nacional Indigena (CNI) e della relazione con il Movimento di Donne del Kurdistan, che hanno inviato un video per salutare l’evento, visto che una sua rappresentante è stata deportata all’arrivo a Città del Messico.</p>



<p>«Mai nella mia vita da quando sono nata nella selva, mai ho conosciuto gente come quella che si trova qui, quasi pensavo esistevamo solo noi», ha detto Lucía con un sorriso.</p>



<p>«Grazie a questo incontro sto conoscendo donne di altri stati e di altri paesi. Mi piace che ci capiamo e condividiamo esperienze. Niente sarà più uguale, forse faremo progressi o commetteremo errori, ma continueremo nella lotta».</p>



<p>Si sentono le grida del laboratorio di danza africana che si sta svolgendo là fuori, e il fischio della partita di pallavolo. La notte cadrà presto e le donne zapatiste saliranno di nuovo sul palco per chiudere l’evento. Lo faranno con le parole dolci che commuoveranno molte. E inviteranno le donne che lottano non solo ad analizzare “chi sono i responsabili dei nostri dolori che abbiamo”, ma ad incontrarsi di nuovo il prossimo anno in territorio zapatista.</p>



<p><em>Articolo tratto da&nbsp;<a href="https://www.animalpolitico.com/sociedad/zapatistas-mujeres-lucha" target="_blank" rel="noopener" title="">Animal Politico</a></em> <em>e tradotto da</em> <em><a href="http://www.yabastaedibese.it/2018/03/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-agli-zapatisti-per-i-propri-diritti/" target="_blank" rel="noopener" title="">yabastaedibese</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/">Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN: Clandestine tra i clandestini</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/12/28/ezln-clandestine-tra-i-clandestini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2014 14:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[donne indigene]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[femminismo]]></category>
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		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
		<category><![CDATA[zapatisti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ho dovuto lasciare il mio villaggio in cerca di lavoro,spinta dalla necessità, perché non c’era di che vivere.Una volta arrivata in città mi sono accorta che lì la situazionedella donna è diversa rispetto alla campagna.Mi sono resa conto che non è giusto che ci trattinocosì, ho iniziato a capire e a prendere coscienza delfatto che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“Ho dovuto lasciare il mio villaggio in cerca di lavoro,</em><br><em>spinta dalla necessità, perché non c’era di che vivere.</em><br><em>Una volta arrivata in città mi sono accorta che lì la situazione</em><br><em>della donna è diversa rispetto alla campagna.</em><br><em>Mi sono resa conto che non è giusto che ci trattino</em><br><em>così, ho iniziato a capire e a prendere coscienza del</em><br><em>fatto che noi donne ci dobbiamo organizzare”.</em><br>Comandanta Ramona</p>



<p>Fabiana mi sveglia ogni mattina alle 4.30, quando il giorno non ha ancora illuminato la comunità. Assonnata, penzolo le gambe dal letto privo di materasso e mi copro dall’umidità pungente della Lacandona. In cucina ci aspetta una pentola di chicchi di mais bolliti, gialli e corposi. Li versiamo in un piccolo mulino e con fatica giriamo la manovella, finché non ne esce una farina così fi ne da poter formare una grande pagnotta gialla, che basterà a fare le&nbsp;<em>tortillas</em>&nbsp;per tutto il giorno e per tutta la famiglia.</p>



<p>Fabiana ha 23 anni, è maya tzotzil e base d’appoggio dell’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN). Come tutte le donne indigene messicane lavora in casa tutto il giorno, tutti i giorni, con il figlio di due anni sempre appeso alla schiena, avvolto da uno scialle colorato. Il marito, che torna dai campi in tarda mattinata, aiuta Fabiana in alcuni compiti tradizionalmente considerati “da donna”, come sgranare il mais o spiumare i polli, e spesso gioca con i bambini mentre lei cucina. Non è un’immagine comune nelle comunità indigene messicane, dove la divisione dei compiti all’interno famiglia è molto rigida.</p>



<p>“Sono nata nel paese di San Juan Chamula, negli Altos de Chiapas. Quando avevo dieci anni la mia famiglia è entrata nell’organizzazione, ma nella zona di Oventic non c’era terra da ripartire”, mi racconta mentre sistema i ciocchi sul ripiano che serve da stufa. Accende il fuoco per scaldare l’acqua e in poco tempo il fumo riempie la cucina di assi di legno. “Siamo andati a parlare con la Giunta di Buon Governo della Garrucha – continua Fabiana -, che ci ha dato un terreno in questa comunità. Qui ho conosciuto mio marito, siamo contenti dei nostri due figli e abbiamo deciso di non averne più”.</p>



<p>La possibilità di pianificare la maternità è uno dei diritti stabiliti dalla Legge Rivoluzionaria delle Donne, che le zapatiste approvarono nel marzo 1993. Si tratta di una proposta che l’EZLN porta avanti dal giorno della sua insurrezione, ed è centrale nel progetto politico dell’organizzazione. “Non sosterremo che la lotta per la terra ha priorità sulla lotta di genere”, ha affermato il subcomandante Marcos.</p>



<p>La Legge Rivoluzionaria delle Donne è in vigore nei territori autonomi zapatisti e prevede, inoltre, il diritto per le donne a un salario degno, a salute, educazione, a ricoprire incarichi politici e militari, a non essere vittima di maltrattamenti e a poter scegliere il proprio partner. La comandanta Susana, che ha partecipato al processo di creazione della legge promuovendola comunità per comunità, spiega così il cambiamento che ha portato:</p>



<p><em>“Che siano libere, molto libere. Che possano fare quello che chiedono, quello che vogliono fare. Che se vogliono andare in un posto o studiare, lo possano fare. Prima non si poteva fare nulla, non si poteva neanche andare a scuola. Io non ho ancora imparato a leggere e scrivere, perché mio padre non mi lasciava andare a scuola, pensava ci fosse qualcosa di male, non gli piaceva. Ora la situazione è cambiata, ora tutta la mia famiglia, tutte le figlie vanno a scuola, ora studiano, è molto differente da prima”.</em></p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/12/GARRU060114OB1.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/GARRU060114OB1.jpg.webp?resize=825%2C619" alt="" class="wp-image-2411" width="825" height="619" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/GARRU060114OB1.jpg.webp?w=720&amp;ssl=1 720w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/GARRU060114OB1.jpg.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 825px) 100vw, 825px" /><figcaption class="wp-element-caption">Un uomo prepara una zuppa per la festa della comunità. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>In seguito le zapatiste ampliarono la legge, includendo 33 punti che vanno dalla parità di diritti tra i generi – ad esempio nella possibilità di viaggiare al di fuori della comunità o possedere la terra -, al diritto di vedere castigare i propri aggressori. Le zapatiste hanno inoltre proibito nei territori autonomi la vendita e consumo di droga e alcool, che considerano come cause principali della violenza intrafamigliare. Da quando la proibizione è in vigore, i maltrattamenti nei confronti di donne e bambini non sono spariti, ma sono sensibilmente diminuiti. Inoltre le donne sono più propense a denunciare la violenza intrafamigliare, che viene castigata con il carcere. “Ci sentiamo bene perché adesso abbiamo quel tipo di coraggio, sappiamo di poter dire “ora basta”, spiega una donna del Caracol della Realidad.</p>



<p>Si può a ragione sperare che le prossime generazioni di giovani, cresciuti in un clima famigliare non violento, saranno meno inclini ad esserlo nei confronti delle propria moglie e dei propri figli.</p>



<p><strong>Contro le disuguaglianze di genere</strong></p>



<p>I diritti che le zapatiste rivendicano nella loro legge possono sembrarci scontati, ma forse non lo sarebbero stati per le nostre nonne, né lo sono per molte donne del pianeta. Per le indigene del Chiapas rappresentano una vera e propria rivoluzione.</p>



<p>“Storicamente la condizione della popolazione indigena in Chiapas è stata di esclusione. Le donne hanno vissuto una triplice oppressione, per essere donne, indigene e povere”, spiega Guadalupe Cárdenas Zitle del Colectivo Femenista Mercedes Oliveira (COFeMO). “La loro partecipazione politica è sempre stata invisibilizzata, ma con la Legge Rivoluzionaria delle Donne la situazione è cambiata. Hanno iniziato ad andare alle marce, a prendere il microfono e a parlare, a ricoprire incarichi politici. Si è verificato un grande cambiamento di sensibilità in Chiapas, anche al di fuori del movimento zapatista. Gli uomini hanno iniziato a valorizzare le donne, per lo meno nel discorso; ora non è politicamente corretto escludere la loro partecipazione”.</p>



<p>Nelle comunità zapatiste esistono uomini che affermano di sostenere i diritti delle donne, ma non permettono che la propria moglie contribuisca alla vita politica dell’organizzazione. In ogni caso le zapatiste, attraverso la loro pratica di resistenza e trasformazione quotidiana, hanno creato una crisi nel discorso egemonico e portato nelle assemblee i problemi causati dalle diseguaglianze di genere, che prima non erano concettualizzati ma considerati parte della vita.</p>



<p>Prima dell’arrivo dei&nbsp;<em>conquistadores</em>&nbsp;europei nelle comunità indigene non vigeva la parità tra i generi, ma il maschilismo e il patriarcato oggi imperanti sono stati importati dal vecchio mondo. L’invasione coloniale ha infatti imposto la religione cristiana portatrice dell’idea che la causa di tutti i mali è Eva, la donna. Originariamente i popoli indigeni la rispettavano maggiormente in quanto creatrice della vita, e in certi casi le riservavano un ruolo centrale nella società. Ad esempio, secondo Serge Gruzinski, prima dell’occupazione europea le donne molto spesso ricoprivano un ruolo sacerdotale. Nella storia precolombiana esistono anche casi di donne ai vertici del potere, come la regina maya chol Zac-Huk che nel 650 a.C. fondò la dinastia di Palenque, in Chiapas, e che dopo essersi sposata divenne sovrana della città guatemalteca di Cobán.</p>



<p>Più recentemente, nel 1712, la tredicenne tzeltal María de la Candelaria capeggiò una ribellione indigena contro la Corona spagnola che si propagò in buona parte del Chiapas, e che arrivò non lontano da San Cristóbal de<br>Las Casas.</p>



<p>Oggi le zapatiste, come molte altre donne chiapaneche, lottano per i propri diritti cercando di coinvolgere anche gli uomini. Secondo la cosmologia indigena l’universo è un’entità duale, diviso tra un maschile e un femminile che non sono in opposizione, ma si complementano a vicenda. Si tratta di una continua ricerca di equilibrio, lo stesso che le zapatiste desiderano raggiungere nella relazione tra i generi. Spiega l’educatrice Yolanda del Caracol di Oventic:</p>



<p><em>“Quello che vogliamo è la costruzione di una nuova umanità, è ciò che stiamo cercando di cambiare, vogliamo un altro mondo. Quello che stiamo facendo è una lotta di tutti, uomini e donne, perché non è una lotta di donne né una lotta di uomini. Quando si parla di una rivoluzione bisogna farla insieme, tra donne e uomini, così si fa la lotta”.</em></p>



<p>Molte rivendicazioni delle zapatiste, come di altre indigene latinoamericane, sono simili a quelle del femminismo urbano. Le donne chiapaneche hanno rivisto le teorie del Nord geopolitico e le hanno trasformate a partire dalla propria cultura e cosmovisione, producendo nuovi signifi cati che sono stati a loro volta spunti di riflessione per il pensiero femminista.</p>



<p>È il cosiddetto “femminismo comunitario”, che lotta contro il patriarcato a partire dal modo di pensare indigeno e decolonizzando la parola “femminismo”, figlia del pensiero filosofico occidentale, pur nel rispetto della lotta delle donne europee e nordamericane.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/12/COMAN280514OB.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/COMAN280514OB.jpg-1024x575.webp?resize=980%2C550" alt="" class="wp-image-2412" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/COMAN280514OB.jpg.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/COMAN280514OB.jpg.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/COMAN280514OB.jpg.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/COMAN280514OB.jpg.webp?w=1456&amp;ssl=1 1456w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Comandanta dell’EZLN, Caracol de La Realidad. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p><strong>Un percorso non privo di ostacoli</strong></p>



<p>Teresa vive nello stesso villaggio di Fabiana. Ha 15 anni e nel tardo pomeriggio, prima di andare a vedere i ragazzi giocare nella piazzetta, si siede con la cugina davanti al piccolo negozio di alimentari della cooperativa di donne.</p>



<p>Sono numerose le cooperative create dalle zapatiste, sorte con l’idea che la donna non si possa liberare finché dipende economicamente dall’uomo. Quella più nota è la&nbsp;<em>Sociedad Cooperativa Artesanal de Mujeres por la Dignidad</em>, che ha sede nel Caracol di Oventic e gestisce anche un negozio a San Cristóbal de Las Casas.</p>



<p>Sorta nel 1997, la cooperativa può contare sul lavoro di circa 500 donne che producono tessuti al telaio con fibre naturali, lavorano collettivamente e amministrano la loro attività economica senza dover ricorrere a intermediari.</p>



<p>Mi avvicino a Teresa e alla cugina, che mi accolgono con un sorriso riservato tipico delle indigene di questa zona. Teresa mi racconta di essere stata per tre volte&nbsp;<em>votana</em>&nbsp;nell’Escuelita Zapatista, l’iniziativa organizzata dall’EZLN per permettere a persone di tutto il mondo di conoscere le comunità autonome.</p>



<p>Durante l’Escuelita ogni partecipante ha la possibilità di convivere per una settimana con una famiglia zapatista, ed è accompagnato tutto il tempo da un&nbsp;<em>votán</em>, una base d’appoggio a cui potrà rivolgere tutte le sue domande. Si tratta di uno scambio intenso ed umano tra persone di culture molto differenti; mi chiedo cosa Teresa abbia insegnato a quelle ragazze venute da fuori, cosa loro possano avere insegnato a lei.</p>



<p>Malgrado la giovane età, Teresa è molto impegnata all’interno dell’EZLN. Essere zapatiste non è solo un’affiliazione politica, è un’identità che impregna ogni aspetto della vita, a qualsiasi età. L’organizzazione è ciò che permette alle persone di avere terra da coltivare, una casa, una scuola e una clinica, per questo chi ne fa parte s’impegna al massimo per il suo bene. Si è esseri umani, e subito dopo zapatisti.</p>



<p>Teresa mi racconta di essere nata da una coppia di braccianti-servi liberati dall’insurrezione dell’EZLN, e di essere cresciuta ascoltando racconti che parlavano di lavoro schiavo, fame e mancanza di educazione. A lei, che è nata in una comunità autonoma zapatista, educazione e cibo non sono mancati. Mi racconta della sorella maggiore che sta studiando per diventare&nbsp;<em>promotora de salud</em>, come vengono chiamati i medici zapatisti, e di quanto è orgogliosa di lei. Fino a pochi decenni fa non era concepibile che una donna ricoprisse un incarico così importante per la collettività.</p>



<p>La partecipazione attiva delle donne nell’organizzazione ha avuto alti e bassi. All’epoca dell’insurrezione il 30% dei combattenti dell’EZLN erano donne, come la maggiore Ana María, che comandò il battaglione che il primo gennaio 1994 occupò San Cristóbal de Las Casas. Successivamente le zapatiste hanno iniziato a dedicarsi soprattutto alla vita domestica, contribuendo in questo modo all’organizzazione ma rimanendo chiuse nei ruoli tradizionalmente assegnati.</p>



<p>Negli ultimi anni, per quanto minoritaria, è cresciuta la presenza femminile nelle Giunte di Buon Governo e alcune<br>comunità prevedono una loro quota di partecipazione come autorità politiche.</p>



<p>Ci sono donne che lavorano come maestre o nei media dell’EZLN ed esistono ruoli che, seguendo un consiglio del&nbsp;<em>Comité Clandestino Revolucionario Indígena</em>, l’assemblea della comunità normalmente attribuisce alle donne, ad esempio quello di&nbsp;<em>partera</em>&nbsp;(ostetrica),&nbsp;<em>huesera</em>&nbsp;(massaggiatrice) o&nbsp;<em>yerbera</em>&nbsp;(medico che cura utilizzando piante).</p>



<p>Sono compiti che anche in epoca precoloniale, e fino ai secoli XVI e XVII, erano praticati quasi esclusivamente da donne. Per queste donne è molto importante sapere di avere avuto la fi ducia della comunità e contribuire alla crescita dell’organizzazione. Molto spesso per studiare si trasferiranno per un periodo nel Caracol, dove conosceranno altre donne, faranno amicizia, si confronteranno con opinioni nuove e usciranno dall’esperienza più coscienti e sicure di sé.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/12/OVENTIC180514OB21.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OVENTIC180514OB21.jpg.webp?resize=822%2C616" alt="" class="wp-image-2414" width="822" height="616" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OVENTIC180514OB21.jpg.webp?w=720&amp;ssl=1 720w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/OVENTIC180514OB21.jpg.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 822px) 100vw, 822px" /><figcaption class="wp-element-caption">Cooperativa di donne nel Caracol di Oventic. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Il processo di emancipazione delle donne zapatiste non è certo privo di ostacoli. Ad esempio, il fatto che non si occupino a tempo pieno dei lavori di casa e dei figli può essere motivo di scontro con la famiglia.</p>



<p>Ana venne scelta dalla sua comunità per formarsi come&nbsp;<em>yerbera</em>&nbsp;e aveva tutto l’appoggio del marito, un ex guerrigliero dell’EZLN. Dopo un po’ di tempo la suocera iniziò a criticare la scelta di Ana, insinuando che andava al corso di formazione per conoscere altri uomini. Il marito decise così di impedirle di dedicarsi alla medicina per sei mesi, fino a quando la giovane decise di rivolgersi all’assemblea comunitaria, che convinse il marito a chiederle scusa.</p>



<p><strong>Pratiche profondamente radicate</strong></p>



<p>Guardo attorno a noi la valle che si stende davanti alle poche case del villaggio, ordinato e tranquillo. Tra quegli addossamenti di selva tropicale si trova il Caracol della Garrucha e, più in là, la città di Ocosingo.</p>



<p>Chiedo a Teresa cosa ne pensa di Ocosingo e se ci vorrebbe vivere. Ride imbarazzata, mi dice che le piace vedere tutte quelle persone per strada, le luci, i negozi, e che forse non sarebbe male viverci.</p>



<p>Passa un ragazzo e Teresa mi racconta che la fidanzata lo ha lasciato e ora ha un’altra ragazza, non zapatista, che ha detto di voler entrare nell’organizzazione. Se non lo farà, la legge zapatista prevede che lui dovrà uscirne. Teresa mi spiega che nelle comunità in resistenza le coppie si scelgono e poi conoscono le rispettive famiglie, mentre prima del ’94 era il ragazzo a scegliere la sposa, e poi stabiliva con la famiglia di lei un pagamento in dote.</p>



<p>Le chiedo se vuole sposarsi e avere figli. Ridacchia nuovamente e arrossisce, dice che pensa di sì, ma ora è troppo giovane. Nel paese non zapatista di San Juan Chamula, in Chiapas, le donne si sposano ancora bambine. Il 12 marzo scorso, un’adolescente di 14 anni ha lasciato il marito dopo tre anni di maltrattamenti. Un giudice ordinò la sua cattura e la condannò a pagare una multa di 27mila 400 pesos (circa 1500 euro). La ragazzina, che era stata comprata per 15mila pesos (circa 850 euro), ha denunciato di aver trascorso 29 ore nel carcere municipale senza cibo né coperte, fra la spazzatura e gli escrementi umani. Secondo l’UNICEF, nel mondo esistono circa 700 milioni di spose bambine.</p>



<p>La legge zapatista non permette decisioni di questo tipo, così apertamente lesive della dignità umana, ma non si può pensare che abbia potuto cambiare, per decreto, un insieme di pratiche profondamente radicate nella cultura e nelle coscienze.</p>



<p>Le stesse zapatiste, nei quaderni sulla partecipazione politica delle donne nel governo autonomo che hanno distribuito agli alunni dell’Escuelita Zapatista, scrivono che negli ultimi venti anni c’è stato un grande progresso all’interno delle comunità autonome, ma che ancora non si può parlare di parità fra i generi. In fondo, è possibile dirlo delle nostre “avanzate” società occidentali?</p>



<p>Nei quaderni dell’Escuelita Zapatista, le integranti dell’organizzazione raccontano come la difficoltà di accettare la partecipazione politica femminile non sia solo degli uomini ma anche delle donne, a causa della formazione che hanno ricevuto. Raccontano la loro vergogna ad esporsi, a parlare in pubblico durante le assemblee per timore di sbagliare, scrivono dell’ansia di essere derise e giudicate per aver detto cose non valide.</p>



<p>È emozionante leggere queste pagine, in cui senza peli sulla lingua criticano se stesse e le proprie compagne, i mariti, la propria cultura. Il quaderno raccoglie le voci di donne che provengono da differenti zone del Chiapas, ma i problemi su cui riflettono sono essenzialmente gli stessi.</p>



<p><strong>Resistere all’interno della resistenza</strong></p>



<p>“Una volta varie guerrigliere rimasero incinte e la&nbsp;<em>Comandancia</em>&nbsp;zapatista ordinò loro di abortire, con l’appoggio di alcune organizzazioni non governative. Se avessero voluto continuare la gravidanza avrebbero dovuto convertirsi in casalinghe, mentre non ci fu nessuna conseguenza per gli uomini che le misero incinte”, racconta Guadalupe Cárdenas Zitle di CoFeMO, che ha lavorato in territorio zapatista fino al 2000.</p>



<p>“Ad ogni modo, credo che le zapatiste stiano imparando a resistere all’interno della resistenza, sono clandestine fra i clandestini. Hanno imparato il cammino della resistenza al neoliberalismo, quindi possono intraprendere il cammino della resistenza al patriarcato. In realtà lo stanno già facendo, non sono d’accordo con molte cose della loro organizzazione e della loro cultura, e le stanno cambiando. È un processo lento, ma si stanno facendo carico dei cambiamenti di cui hanno bisogno”.</p>



<p><em>Tutti i nomi di persone e luoghi sono fittizi per motivi di sicurezza.</em></p>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nel novembre 2014.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/12/OVENTIC180514OB21.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/12/28/ezln-clandestine-tra-i-clandestini/">EZLN: Clandestine tra i clandestini</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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