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	<title>EZLN - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Zapatisti, le luci dal Chiapas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2024 16:23:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[L'Espresso]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso</em></p>



<p>Quando l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) arrestò il generale Absalón Castellanos, lo sottopose a un processo popolare in cui si decise che l’ex governatore del Chiapas, responsabile di numerose angherie contro la popolazione indigena maya, sarebbe stato liberato. Si stabilì che la sua condanna sarebbe stata “vivere fino all’ultimo dei suoi giorni con la pena e la vergogna di avere ricevuto il perdono e la bontà di coloro che, a lungo, ha umiliato, sequestrato, depredato e assassinato”. Erano i primi giorni del 1994 e risultò chiaro che l’EZLN non era una guerriglia come le altre.</p>



<p>Allora l’esercito di indigeni del Chiapas, la regione più povera del Messico, era appena insorto in armi contro cinquecento anni di sopraffazioni: all’inizio degli anni ’90, la popolazione maya lavorava ancora in una condizione di semischiavitù, senza nessun diritto e senza avere accesso a salute ed educazione. &nbsp;</p>



<p>L’insurrezione zapatista, che il primo gennaio 2024 compirà trent’anni, smosse molte coscienze. Nelle città messicane la popolazione si riversò immediatamente nelle strade in solidarietà con i rivoluzionari, spingendo il governo a decretare il cessate il fuoco dopo solo dodici giorni di combattimenti.</p>



<p>L’EZLN attirò immediatamente anche l’attenzione di una sinistra mondiale disorientata e confusa dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Migliaia di persone da tutto il pianeta, anche dall’Italia, viaggiarono in Chiapas per solidarizzarsi con gli indigeni zapatisti, conoscere la loro visione del mondo e la loro lotta.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3506" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?resize=1000%2C750&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/12/MujeresEZLN.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>I maya ribelli divennero così un importante referente politico, non un modello da replicare ma un’esperienza a cui inspirarsi. Secondo molti analisti il loro esempio ha aperto la strada alle proteste anticapitaliste di Seattle del 1999, al Social Forum di Porto Alegre e alla nascita di movimenti sociali come quello No Global.</p>



<p>Presto gli zapatisti passarono da essere una guerriglia a un movimento politico, e sembravano proporre un’alternativa a chi non aveva mai creduto nel capitalismo ed era rimasto deluso dal comunismo: un azionare politico che si sviluppa fuori dalle strutture dello stato, in modo orizzontale e indipendente dai partiti politici. L’EZLN non ne ha mai creato uno né aspirato a governare il paese, a differenza di altre esperienze rivoluzionarie latinoamericane che spesso, una volta arrivate al governo, hanno costruito dei regimi oppressori.</p>



<p>Negli ambienti intellettuali latinoamericani, la rivoluzione zapatista ha provocato una riflessione critica sempre più profonda non solo sul neoliberalismo, ma anche sul leninismo. Scrive il messicano Gustavo Esteva: “Il leninismo è un’ingegneria sociale imposta dall’alto, dal tetto degli intellettuali e dei dirigenti, dopo aver preso il potere statale. Uno stato che sarà fascista se viene preso dai fascisti, rivoluzionario se lo prendono i rivoluzionari. Uno stato che, in ogni caso, viene visto come qualcosa di innocente che bisogna conquistare per poter fare la rivoluzione, che basta cambiare i dirigenti per fare felice il popolo, che togliendo Peña Nieto [ex presidente messicano] e mettendo al suo posto un altro, risolveremo i problemi della società”.</p>



<p>Gli zapatisti non hanno mai lottato per prendere il potere, ma hanno costruito nei loro territori del Chiapas una società e un governo autonomo e assembleario, che riflette la democrazia comunitaria praticata da sempre dagli indigeni di tutta America. “Qui il popolo comanda e il governo ubbidisce”, scrivono all’entrata dei loro territori.</p>



<p>L’EZLN ha distribuito terre a migliaia di famiglie contadine e ha creato un sistema di giustizia non punitivista ed efficiente, in un Messico in cui più del 96% dei delitti rimangono impuniti. Senza nessun aiuto da parte dello stato, lo zapatismo ha costruito scuole in zone in cui la maggior parte della popolazione era analfabeta e ospedali in villaggi in cui non si era mai visto un dottore, in regioni isolate che si trovano tra le montagne fredde e boscose della regione Altos de Chiapas, o nelle gole umide della Selva Lacandona.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4301" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?w=993&amp;ssl=1 993w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/12/EZLN2.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>La penna affilata del “defunto” subcomandante Marcos, i suoi racconti e i suoi testi pieni di simboli e poesia, hanno sicuramente fatto la loro parte nel rendere lo zapatismo un movimento riconosciuto a livello internazionale. Nel 2014, il subcomandante ha annunciato la sua morte simbolica in un testo in cui riflette sul razzismo dei media che lo hanno mitizzato e sopravvalutato perché meticcio, offuscando in questo modo la lotta di migliaia di zapatisti indigeni. Per questo Marcos ha lasciato il comando dell’EZLN, è stato degradato a “capitano” e ha proclamato la sua sparizione simbolica. Disse allora: “Non ci sarà chi vivrà di essere stato il subcomandante Marcos. Non verranno ereditati né il suo nome, né il suo incarico. Non ci saranno viaggi all inclusive per dare conferenze all’estero. Non ci saranno cure in ospedali lussuosi. Non ci saranno vedove né eredi. Non ci saranno funerali, onori, statue, musei, premi, né qualsiasi altra cosa che il sistema fa per promuovere il culto all’individuo e sminuire la collettività”.</p>



<p>Ma lo zapatismo non è solo poesia e proclami: è una prassi ben visibile a chi visita i suoi territori, un esempio pratico dell’”altro mondo possibile”. È un sistema che funziona da trent’anni e che sopravvive anche grazie alla sua capacità di rinnovarsi. Negli ultimi mesi, gli zapatisti hanno annunciato dei cambiamenti interni finalizzati a governare il loro territorio in modo più efficiente e orizzontale.</p>



<p>In Chiapas non hanno mai smesso di arrivare attivisti da tutto il mondo, ma il loro numero è calato negli ultimi vent’anni, da quando lo zapatismo non è più di moda e i riflettori si sono spostati altrove. Anche su questo gli indigeni ribelli hanno una riflessione interessante. Nel 2014, quando le strade di tutto il Messico erano piene di manifestanti che chiedevano giustizia per i 43 studenti <em>desaparecidos</em> di Ayotzinapa, l’EZLN incontrò i loro genitori. “Sapete che probabilmente rimarrete soli”, disse il subcomandante Moisés. &nbsp;“Che può succedere che chi ora si affolla su di voi per usarvi a suo beneficio, vi abbandonerà e correrà altrove alla ricerca di un’altra moda, di un altro movimento, di un’altra mobilitazione. Per questo vi diciamo che non siete soli e che il vostro dolore è il nostro dolore, e nostra è la vostra degna rabbia”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su L&#8217;Espresso il 5 gennaio 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/13/zapatisti-le-luci-dal-chiapas/">Zapatisti, le luci dal Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jan 2024 14:09:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[30esimo anniversario EZLN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia I comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), uomini e donne, siedono sul palco del villaggio zapatista di Dolores Hidalgo. È la mezzanotte del 31 dicembre 2023, siamo nella Selva Lacandona del Chiapas, nel Sud del Messico, e l’Ezln sta celebrando il trentesimo anniversario della sua insurrezione armata.&#160; Dalla tribuna, i comandanti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia</em></p>



<p>I comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), uomini e donne, siedono sul palco del villaggio zapatista di Dolores Hidalgo. È la mezzanotte del 31 dicembre 2023, siamo nella Selva Lacandona del Chiapas, nel Sud del Messico, e l’Ezln sta celebrando il trentesimo anniversario della sua insurrezione armata.&nbsp;</p>



<p>Dalla tribuna, i comandanti osservano la singolare parata di una (ex) guerriglia che è stata definita “antimilitarista”: hanno uniformi verdi e marroni, marciano battendo gli stivali e i bastoni di legno, ma la musica<em> cumbia</em> che si ascolta di sottofondo toglie solennità all’atto. È una parata militare paradossale, ironica. Come quando, nel 2021 e in piena pandemia, gli zapatisti <a href="https://altreconomia.it/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno annunciato</a> che avrebbero attraversato l’Atlantico per raggiungere l’Europa in barca, con una donna transgender al comando della spedizione. O come quando, nel 1994, l’Ezln ha arrestato il generale ed ex governatore del Chiapas, Absalón Castellanos, e ha poi deciso di liberarlo, condannandolo a “vivere fino all’ultimo dei suoi giorni con la pena e la vergogna di avere ricevuto il perdono e la bontà di coloro che, a lungo, ha umiliato, sequestrato, depredato e assassinato”.</p>



<p>I miliziani zapatisti che sfilano davanti agli occhi stupiti di persone di tutto il mondo sono parte di un esercito che in realtà non lo è: protegge il suo territorio ma non spara, ed è composto in buona parte da giovani che sanno stare sull’attenti e marciare, però lo fanno al ritmo della <em>hit</em> del momento. Dopo la parata dei miliziani, il subcomandante Moisés ha letto un messaggio: “La proprietà della terra dev’essere del popolo e dev’essere ‘in comune’, e il popolo si deve governare da solo. Lo abbiamo dimostrato trent’anni fa e continueremo su questa strada”, ha detto il capo militare maya, riprendendo un tema centrale <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/12/21/ventesima-e-ultima-parte-il-comune-e-la-non-proprieta/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">nei comunicati</a> che l’Ezln ha pubblicato negli ultimi mesi del 2023, ossia stabilire che una parte delle terre zapatiste non apparteranno più a nessuno, saranno una “non proprietà”, e che verranno coltivate “in comune” con gli altri popoli della regione, stabilendo un sistema di turni. Negli stessi comunicati, l’Ezln annuncia anche una riorganizzazione interna della struttura autonomica zapatista.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="690" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/01/ANIVEZ311223OB.jpg?resize=980%2C690&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4312"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Entrata al Caracol zapatista di Dolores Hidalgo. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>L’insurrezione dell’Ezln è avvenuta il primo gennaio del 1994, quando i guerriglieri maya della regione più impoverita del Messico si sono ribellati a 500 anni di angherie: negli anni Novanta, ancora lavoravano come braccianti in condizione di semi-schiavitù, senza diritti né accesso scolastico o sanitario. “La situazione in cui ci trovavamo era di morte e disperazione. Abbiamo dovuto aprire una crepa in quel muro che ci rinchiudeva e ci condannava. Come se tutto fosse oscurità e con il nostro sangue accendessimo una piccola luce. Questa è stata la sollevazione zapatista, una piccola luce nella notte più buia”, scrive Marcos, che recentemente <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/11/15/decima-parte-sulle-piramidi-e-sui-loro-usi-e-costumi-conclusioni-dallanalisi-critica-di-marez-e-jbg-frammento-dellintervista-al-subcomandante-insurgente-moises-di-agosto-settembre-2023-nelle-m/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha annunciato</a> di essere stato degradato da subcomandante a capitano.</p>



<p>La guerra allo Stato messicano è durata solo 12 giorni e si è interrotta quando la gente ha iniziato a manifestare chiedendo un “cessate il fuoco”. Le negoziazioni tra il governo e la guerriglia portarono alla firma degli Accordi di San Andrés, che il Congresso non ha mai ratificato. L’Ezln si è quindi sentito tradito dai partiti politici con cui aveva negoziato, ha preso distanza da loro e ha iniziato a costruire il suo progetto di autonomia nei territori in cui mantiene presenza. Senza nessun tipo di aiuto o sovvenzione da parte dello stato, gli zapatisti hanno istituito un governo indigeno e a rotazione, per evitare l’accumulazione di potere nelle mani di poche persone, e hanno creato un sistema di giustizia, di salute e di educazione totalmente autonomi, portando maestri e dottori in regioni isolate dove non ne avevano mai visto uno.&nbsp;</p>



<p>A poco a poco la parte civile dell’organizzazione è diventata più importante di quella militare. Nel 2003, l’Ezln ha deciso di dividere il suo territorio in cinque zone dove ha installato dei centri amministrativi chiamati <em>Caracoles</em> -che nel 2019 sono diventati 12- dove operavano le Giunte di buon governo, che erano gli organi di governo zapatista. La loro creazione è stata una risposta alla necessità di “consegnare” il governo alla parte civile dell’organizzazione. “Il governo dev’essere civile, non militare -ha scritto il capitano Marcos in un comunicato dello scorso novembre-. Il popolo deve cercare il suo cammino, il suo modo e il suo tempo. La parte militare deve servire solo per difendersi”. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/01/ANIVEZ311223OB11.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4311"/><figcaption class="wp-element-caption"><em>Miliziane dell&#8217;EZLN durante il discorso del subcomandante Moisés. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Negli ultimi mesi gli zapatisti hanno annunciato la soppressione delle Giunte di buon governo e dei Municipi autonomi zapatisti e la creazione di <a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/2023/11/13/nona-parte-la-nuova-struttura-dellautonomia-zapatista/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">una nuova struttura</a> che mette al centro il popolo e le comunità. La definiscono come una “piramide rovesciata” basata nei Governi autonomi locali (Gal), che sono delle assemblee presenti in ogni villaggio. Potranno convocare delle istanze più grandi -i Collettivi dei Governi autonomi locali zapatisti e le Assemblee dei Collettivi dei Governi autonomi locali zapatisti-, ma hanno maggiore autorità.&nbsp;</p>



<p>Gli zapatisti sono arrivati a questa decisione attraverso un processo di autocritica di dieci anni, che ha portato a cambiamenti profondi che si concentrano sulla base invece che sulla punta della piramide, con i piedi ben piantati nella democrazia comunitaria che i popoli indigeni praticano da sempre. “La lotta consiste in cambiare il mondo ma anche noi stessi, e gli zapatisti stanno dimostrando che hanno capacità di modificare la loro struttura. L’autonomia non è una cosa preconfezionata, ma un processo di creazione”, dice Azize Aslan, che è originaria del Kurdistan e ha partecipato ai festeggiamenti per i 30 anni dell’Ezln.&nbsp;</p>



<p>Quando, la notte di capodanno, ha ascoltato le parole del subcomandante Moisés, l’indigena<em> nahua</em> Marichuy Patricio Martínez ha pensato che i popoli originari messicani dovrebbero seguire l’esempio degli zapatisti e continuare a lottare e costruire la loro autonomia, malgrado gli attacchi del governo e nonostante la presenza delle corporazioni e del crimine organizzato nei loro territori. “La guerra contro di noi è forte, ma gli zapatisti ci mostrano che è possibile trovare dei modi, e farlo nella pratica”, dice la portavoce del <a href="https://www.congresonacionalindigena.org/che-cose-il-cni-movil/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Congresso nazionale indigeno (Cni)</a>.&nbsp;</p>



<p>“Nei prossimi anni faremo in modo che il popolo comandi, il governo obbedisca e i mezzi di produzione saranno in comune -ha detto durante l’intervento di Capodanno il subcomandante Moisés-. Ci difenderemo, non abbiamo bisogno di uccidere soldati o governanti corrotti, ma se ci attaccano ci difenderemo”. Ha parlato con fermezza e tranquillità, davanti al resto della <em>Comandancia general</em> dell’Ezln, prima che i fuochi d’artificio esplodessero nel cielo del villaggio di Dolores Hidalgo e iniziassero musica e balli per festeggiare il trentesimo anniversario della rivoluzione zapatista, e l’arrivo dell’anno nuovo.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/" title="">Articolo pubblicato da Altreconomia il 5 gennaio 2024.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/01/06/a-trentanni-dallinsurrezione-armata-il-progetto-di-autonomia-zapatista-e-ancora-in-piedi/">A trent’anni dall’insurrezione armata il progetto di autonomia zapatista è ancora in piedi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La guerra sporca contro l’EZLN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 09:33:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse a Vienna, da dove s’irradierà in piccoli gruppi per tutto il continente. Un sequestro che la&nbsp;<em>Comandacia General</em>&nbsp;del EZLN considera come un tentativo di “sabotaggio” della Gira per la Vita.</p>



<p>Le persone solidali con lo zapatismo, in Messico e in Europa, si sono subito mobilitate per denunciare il crimine e, dopo più di una settimana di prigionia, i due zapatisti sono stati liberati. &nbsp;Poi, il 24 settembre, si sono svolte manifestazioni in solidarietà con l’EZLN in una sessantina di città in tutto il mondo, anche in Italia, per chiedere la fine della guerra irregolare contro le comunità del Chiapas.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3281" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>È una guerra che non riguarda solo l’EZLN: la violenza colpisce anche altre organizzazioni indigene chiapaneche: a luglio l’ex presidente de Las Abejas di Acteal è stato ucciso da un sicario, e alcune famiglie che sono parte dell’organizzazione sono state sfollate. In municipi come Chenalhó, Pantelhó, Aldama, Chalchihuitán e Chilón, la popolazione civile soffre la violenza di gruppi armati che fanno parte della criminalità organizzata e hanno l’appoggio dei sindaci.</p>



<p>“Il Chiapas è sull’orlo di una guerra civile, come scrive l’EZLN nel suo ultimo comunicato”, ha detto al microfono un uomo alla fine della manifestazione che il 24 settembre ha sfilato nelle vie centrali di Città del Messico. “Diciamo alla Comandancia General del EZLN che non sono soli., che siamo al loro fianco in questa lotta contro il capitalismo e contro il patriarcato”.</p>



<p>I due zapatisti sequestrati si chiamano Sebastián Nuñez Pérez e José Antonio Sánchez e stavano viaggiando in un veicolo che è stato presto rintracciato nel villaggio “7 de Febrero”, nel municipio chiapaneco di Ocosingo, dove si trova la sede della Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO). Si tratta di un’organizzazione di produttori di caffè che fino alla fine degli anni ’90 era vicina allo zapatismo, ma si è poi alleata con il governo. Secondo l’EZLN, l’ORCAO è un gruppo politico-militare di tipo paramilitare, come si definiscono i gruppi armati che fanno il “lavoro sporco” al posto dell’esercito e che in Messico operano in totale impunità.</p>



<p>Negli ultimi 20 anni, l’ORCAO ha minacciato le basi d’appoggio dell’EZLN, ha realizzato attacchi con armi da fuoco, machetes e pietre, ha sfollato famiglie intere, distrutto una casa dove venivano accolti militanti internazionalisti, ha invaso terreni coltivati e rubato i raccolti delle comunità autonome. Dall’estate 2020, gli attacchi sono stati particolarmente intensi e frequenti, soprattutto contro le comunità autonome Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, dove l’ORCAO ha saccheggiato e incendiato due magazzini di caffè zapatista e ha poi sequestrato e torturato il base d’appoggio dell’EZLN Féliz López Hernández. Aggressioni armate sono state registrate anche nel gennaio 2021 e, in uno dei villaggi sotto influenza dell’ORCAO, mesi dopo sono stati sequestrati due membri dell’organizzazione di diritti umani Frayba, che da sempre accompagna le comunità indigene chiapaneche.</p>



<p>Secondo la Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva, di cui i due zapatisti sequestrati fanno parte, i soldi che l’ORCAO ha ricevuto dal governo per costruire una scuola sono stati investiti in armi.</p>



<p>“L’ORCAO compra uniformi, attrezzature ed armi con il denaro che riceve dai programmi sociali del governo. Si tiene una parte dei soldi e l’altra la distribuisce tra i funzionari del governo. Con queste armi sparano tutte le notti alla comunità zapatista di Moisés Gandhi”, scrive il subcomandante insurgente Galeano in un comunicato che è stato pubblicato il 19 settembre, subito dopo la liberazione dei suoi compagni Sebastián e José Antonio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3280" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel testo intitolato “Il Chiapas sull’orlo di una guerra civile”, il subcomandante zapatista accusa il governatore chiapaneco, Rutilio Escandón, di destabilizzare la regione finanziando gruppi di tipo paramilitare in varie zone del Chiapas, permettendo loro di operare nella totale impunità, alleandosi con il crimine organizzato e sabotando la Gira per la Vita in Europa, con la finalità di provocare una reazione dell’EZLN.</p>



<p>“Prenderemo le misure pertinenti per fare in modo che si applichi la giustizia nei confronti dei criminali dell’ORCAO e dei funzionari che li proteggono”, scrivono gli zapatisti nel loro comunicato. E concludono, taglienti: “È tutto. La prossima volta non ci saranno comunicati. Nel senso che non ci saranno parole, ma fatti”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nell’ottobre 2021.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/10/05/la-guerra-sporca-contro-lezln/">La guerra sporca contro l’EZLN</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Il “Viaggio per la vita” degli zapatisti in Europa: una bomba nella depressione collettiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jun 2021 09:46:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[gira zapatista]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/06/16/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/">Il “Viaggio per la vita” degli zapatisti in Europa: una bomba nella depressione collettiva</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sette zapatisti sono in viaggio verso l’Europa: quattro donne, due uomini e una donna trans. Sono partiti all’inizio di maggio da Isla Mujeres, in Messico, su un veliero con equipaggio tedesco che hanno ribattezzato “La Montaña”. L’11 giugno hanno toccato terra nelle isole portoghesi Azzorre e tra qualche giorno arriveranno nel porto spagnolo di Vigo. Sono miliziane e comandanti dell’Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), o lavorano nei settori sanitario, educativo e di comunicazione di quest’organizzazione, che nel Sud del Messico ha costruito un sistema di governo e di vita totalmente autonomo dallo Stato. Gli zapatisti vengono dai boschi o dalla giungla del Chiapas e non hanno nessuna esperienza di navigazione, ma hanno comunque deciso di intraprendere un viaggio che, soprattutto in questo momento storico, sembra un po’ una follia. O un sogno.</p>



<p>“Più che navigare, ‘La Montaña’ sembra ballare sul mare. Come in un lungo e appassionato bacio, si è staccata dal porto e si è diretta verso una meta incerta, piena di sfide, scommesse, minacce e non pochi contrattempi”,&nbsp;<a href="https://enlacezapatista.ezln.org.mx/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrivono i subcomandanti Galeano e Moisés.&nbsp;</a>Il viaggio dell’Ezln è una “conquista al contrario”, questa volta concordata. Il veliero sta attraversando lo stesso Atlantico che, secoli fa, veniva solcato da imbarcazioni che tornavano in Spagna con le ricchezze delle Americhe. È “una montagna che naviga a controcorrente della storia”, e trasporta persone che non sono state schiacciate dall’invasione di 500 anni fa.</p>



<p>“E voi come fate a mangiare se non avete la&nbsp;<em>milpa&nbsp;</em>(sistema di coltivazione di mais, fagioli e zucca molto comune in Messico,&nbsp;<em>ndr</em>)? E come fa il vento a sapere che stiamo andando in quella direzione? E dove dorme il mare quando ha sonno?”. “La Montaña” solca l’oceano con la stessa lentezza con cui si muove la rivoluzione zapatista. “Lento, però avanzo”, si legge in un celebre&nbsp;<em>mural</em>&nbsp;che si trova in territorio ribelle, e raffigura una lumaca con un passamontagna.</p>



<p>Il resto della delegazione dei popoli indigeni messicani arriverà in Europa in aereo e conterà più di un centinaio di persone. La maggior parte saranno zapatiste, ma ci saranno anche zapatisti e membri del Congresso nazionale indigeno e del Fronte dei popoli in difesa della terra e dell’acqua. Attraverseranno più di 30 Paesi europei, dove incontreranno collettivi e organizzazioni “in basso e a sinistra”: movimenti in difesa della terra e del territorio, comitati, assemblee femministe, collettivi di migranti, antifascisti, LGBT+, internazionalisti e altri.</p>



<p>“La delegazione incontrerà chi ci ha invitati per parlare delle nostre e delle loro storie, di dolori, rabbie, successi e fallimenti”, spiegano i due subcomandanti della delegazione. Sarà uno scambio reciproco, per imparare gli uni dagli altri e costruire reti globali di ribellione<em>.&nbsp;</em>Ancora non esiste un programma del “Viaggio per la vita”, così è stata battezzata questa iniziativa. Quel che è sicuro è che si terrà un incontro di femminismi e dissidenze sessuali il 10 e 11 luglio nella Zad di Notre Dame des Landes, in Francia, e che a Madrid è previsto un incontro europeo di lotte per il 13 agosto, in occasione del cinquecentesimo anniversario dell’entrata del&nbsp;<em>conquistador</em>&nbsp;Hernán Cortés a Tenochtitlan, capitale dell’impero azteca.</p>



<p>“Il percorso politico dell’Ezln è molto vicino alle mie idee: un modello di vita autogestionario, al di fuori delle imposizioni dello Stato. Spero di incontrarli per conoscere il loro progetto di vita contro questo capitalismo che ci sta schiacciando”, dice Maria Vittoria Pigollo del laboratorio anarchico Perla nera di Alessandria. Con altre associazioni e collettivi piemontesi, lo spazio occupato alessandrino ha creato il Collettivo Basso Piemonte dal basso, che ha presentato all’Ezln una proposta di attività da svolgersi nel suo territorio. Lo stesso hanno fatto decine di realtà di tutta Italia e delle isole che fanno parte della libera assemblea Pensando e praticando autonomia zapatista (Lapaz), lo spazio politico che sta organizzando il tour zapatista nel nostro Paese e che, a sua volta, si articola con altre organizzazioni a livello europeo.</p>



<p>Tutto è iniziato nell’ottobre 2020, quando l’Ezln ha annunciato il suo viaggio e ha proposto ai collettivi europei di partecipare alla sua organizzazione. Molti si sono chiesti: sono matti? Come entreranno in Europa più di cento persone con passaporto messicano, se si permette l’ingresso solo ai cittadini comunitari? Come si potranno organizzare eventi se siamo in piena pandemia? “Per noi la proposta zapatista è stata un’ancora di salvezza. Ci ha dato una grande speranza il fatto che tanti compagni dall’altra parte del mondo sfidassero le difficoltà di questo momento storico”, dice Roberta Cucciari del Coordinamentu sardu po s’arricida de is zapatistas po su 2021. Il coordinamento Sardigna Zapatista ha proposto alla delegazione indigena alcuni eventi culturali come un concerto dei cori sociali dell’isola in sardo e in&nbsp;<em>tsotsil,</em>una delle lingue parlate dagli zapatisti-, ma anche tavoli di discussione per condividere esperienze e raccontare il passato coloniale e le lotte attuali sarde, tra cui quella contro le basi militari che occupano 24mila ettari dell’isola. “Probabilmente in Sardegna non avevamo mai avuto un momento così carico di entusiasmo, in cui associazioni, collettivi e comitati sono in dialogo costante. Ne siamo riconoscenti all‘Ezln”, afferma Roberta Cucciari.</p>



<p>E se uno degli scopi non dichiarati del viaggio zapatista fosse proprio promuovere l’organizzazione collettiva, paralizzata dalla pandemia? La proposta dell’Ezln è stata una bomba che ha scosso la depressione collettiva di quel periodo: organizzare un “Viaggio per la vita” proprio mentre si è circondati da tanta morte. Quando “La Montaña” arriverà al porto di Vigo, non sarà né un uomo né una donna la prima persona a sbarcare, ma Marijose, una donna trans che è stata miliziana zapatista e ha lavorato nel settore sanitario e in quello educativo dell’organizzazione. Una scelta che secondo l’Ezln rappresenta “uno schiaffo a tutta la sinistra etero patriarcale”.</p>



<p>Marijose ha istruzioni chiare su quello che dovrà dire una volta sbarcata in Spagna: “A nome delle donne, dei bambini, degli uomini, degli anziani e, naturalmente, degli&nbsp;<em>otroas</em>&nbsp;(termine che l’Ezln usa per definire le persone&nbsp;<em>transgender</em>,&nbsp;<em>ndr</em>) zapatisti, dichiaro che il nome di questa terra che i suoi nativi ora chiamano ‘Europa’, d’ora in poi si chiamerà: Slumil K’ajxemk’op, che significa ‘Terra Indomita’, o ‘Terra che non si rassegna, che non cede’. E così sarà conosciuta dalla gente del posto e dai forestieri finché qui ci sarà qualcuno che non si arrende, non si vende e non cede”.</p>



<p>I collettivi spagnoli stanno organizzando un evento di accoglienza alla delegazione zapatista, la cui data esatta di arrivo non è ancora chiara. E se La “Montaña” non potesse attraccare nel porto di Vigo? “Sappiamo che possono avere problemi per entrare, ma non stiamo neanche prendendo in considerazione la possibilità che non entrino”, dice Lola Sepúlveda dei collettivi Cedoz e Retiemble di Madrid.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 15.06.2021</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/06/16/il-viaggio-per-la-vita-degli-zapatisti-in-europa-una-bomba-nella-depressione-collettiva/">Il “Viaggio per la vita” degli zapatisti in Europa: una bomba nella depressione collettiva</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/06/continuano-gli-attacchi-paramilitari-allezln-sono-parte-di-una-guerra-globale-contro-i-popoli-e-le-donne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 11:11:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[controinsurgenza]]></category>
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		<category><![CDATA[repressione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO), un gruppo armato di tipo paramilitare, che ha minacciato di ucciderlo ed appendergli le interiora al collo.</p>



<p>Sono alcune testimonianze di donne zapatiste raccolte dalla Carovana di Solidarietà con le Comunità Autonome di Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, che è stata realizzata a fine ottobre, pochi giorni prima del sequestro, da parte della ORCAO, del zapatista Felix López Hernández, che è stato poi torturato da una ventina di uomini.</p>



<p>Dall’inizio del 2020, in varie occasioni la ORCAO ha attaccato l’EZLN: minacce ed aggressioni, danni alla scuola media autonoma zapatista, saccheggio e poi incendio di due magazzini pieni di caffè zapatista. Gli uomini della ORCAO rubano il raccolto delle famiglie dell’EZLN ed invadono i campi che ha “recuperato” quando è insorto in armi nel 1994 – si tratta, cioè, di terre che gli zapatisti hanno tolto ai latifondisti per distribuirle tra i suoi militanti.</p>



<p>La Carovana di Solidarietà ha constatato i danni materiali che gli attacchi paramilitari causano alle comunità zapatiste e le loro conseguenze psicologiche, in particolare nei bambini e nelle donne. Queste vivono con un’angoscia costante: non possono avvicinarsi ai campi por paura di essere aggredite dagli uomini armati della ORCAO, i loro raccolti marciscono sotto il sole e le loro tavole rimangono vuote. Al ruscello per prendere l’acqua si avvicinano solo in gruppo.</p>



<p>“I bambini non sanno se dormire con le scarpe, perché gli spari non hanno orario”, ha affermato Marisol Culej Culej del Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas (CDMCH), durante il forum “Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste”, organizzato il 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne. Secondo l’ONG chiapaneca, le donne zapatiste non si vittimizzano, e attraverso il lavoro collettivo hanno creato forme di resistenza all’azione di organizzazioni come la ORCAO, “il cui obiettivo primordiale è lo sfiancamento”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3343" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?w=1298&amp;ssl=1 1298w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Partita a basket durante il Primo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, organizzato dalle zapatiste. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Guerra integrale di sfiancamento” è il nome che si da alla fase attuale della guerra di bassa intensità in Chiapas. Dopo il massacro avvenuto nel villaggio chiapaneco di Acteal nel 1997 – dove un gruppo paramilitare ha ucciso 45 indigeni maya tzotziles mentre stavano pregando per la pace in Chiapas – , la strategia dello Stato contro le comunità autonome del Chiapas non è più attaccarle direttamente con grandi operazioni militari, ma consiste in “sfinire” la popolazione con atti non così appariscenti da attirare l’attenzione dei media. Allo stesso tempo, il governo “compra” il favore delle persone dando loro soldi e programmi assistenzialisti, allontanandole in questo modo dalle organizzazioni in lotta, come l’EZLN.</p>



<p>“Il governo attua individualizzando la persona, dandole soldi e separandola dal corpo collettivo di cui fa parte, e che finora gli ha permesso di resistere all’azione dello Stato messicano e al progressismo”, ha affermato la sociologa Margara Millán durante il suo intervento al forum. “Le donne si trovano al centro di questo conflitto perché promuovono varie lotte, e si convertono in questo modo in un oggetto da intimidare e debilitare. Lo Stato attacca le donne zapatiste perché ci hanno insegnato che non dobbiamo avere paura”.</p>



<p>Lo stesso schema di violenza colpisce le famiglie di altri villaggi e zone del Chiapas: Aldama, Chalchihuitán, Chilón, Los Chorros o Banavil. E va anche oltre le frontiere chiapaneche: secondo l’antropologa Aida Hernández Castillo, in varie parti del mondo si utilizzano pratiche di guerra simili. Lo afferma Carolyn Nordstrom dell’Università di Notre Dame in una citazione che Aida Hernández Castillo legge durante il forum Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste: “Dopo aver condotto ricerche sul campo negli epicentri di guerra nei tre continenti durante più di quindici anni, ho imparato che il concetto stesso di guerre locali, che siano centrali o periferiche, è una finzione”, scrive Nordstrom. “Non ci sono conflitti locali: l’industria della guerra internazionale è massivamente interconnessa e rende possibile le guerre in ogni parte del mondo. Ho visto i manuali di addestramento militare fare il giro del mondo, passando da una guerra all’altra. Quando una nuova tecnica di tortura viene introdotta in un paese, di lì a pochi giorni la solita tecnica può essere trovata in altre parti del mondo”.</p>



<p>Uno dei territori in cui l’”industria della guerra internazionale” implementa le sue strategie è il Kurdistán. Lì, ispirate dalla lotta delle zapatiste, le curde che quotidianamente resistono agli attacchi dello Stato turco propongono alle donne in lotta di tutto il pianeta di unire gli sforzi per creare un’organizzazione mondiale di donne. “Senza costruire una lotta in comune non si può rompere il patriarcato”, ha affermato alla chiusura dell’evento Melike Yasar del Movimento delle Donne Curde.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nel gennaio 2021.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/06/continuano-gli-attacchi-paramilitari-allezln-sono-parte-di-una-guerra-globale-contro-i-popoli-e-le-donne/">Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2020/07/05/nei-territori-zapatisti-del-chiapas-durante-la-pandemia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2020 10:34:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il dottor Joel Heredia guida sulla strada che dalla città di Ocosingo, nello Stato meridionale del Chiapas, in Messico, porta al villaggio di Las Tazas, nel cuore della Selva Lacandona. Porta una mascherina e ha il bagagliaio pieno di&#160;brochure&#160;sul nuovo Coronavirus che Sadec (Salud y desarrollo comunitario), la ong che ha fondato, ha preparato per&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il dottor Joel Heredia guida sulla strada che dalla città di Ocosingo, nello Stato meridionale del Chiapas, in Messico, porta al villaggio di Las Tazas, nel cuore della Selva Lacandona. Porta una mascherina e ha il bagagliaio pieno di&nbsp;<em>brochure</em>&nbsp;sul nuovo Coronavirus che Sadec (Salud y desarrollo comunitario), la ong che ha fondato, ha preparato per i&nbsp;<em>promotores de salud,&nbsp;</em>zapatiste e zapatisti che curano con le erbe e con la medicina occidentale.&nbsp;</p>



<p>È il 19 maggio e sta accompagnando il suo collega Luis Enrique Fernández Máximo alla clinica autonoma zapatista di Las Tazas per iniziare il suo turno di venti giorni nell’unica comunità in cui Sadec sta lavorando, visto che con la dichiarazione di allerta rossa della&nbsp;<em>Comandancia General</em>&nbsp;dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), la maggior parte dei medici sono stati invitati ad uscire dal territorio zapatista.</p>



<p>L’EZLN ha dichiarato l’allerta rossa il 16 marzo 2020, quando in Messico c’erano solo 82 persone positive al nuovo Coronavirus: “Considerando la mancanza di informazione veritiera ed opportuna sulla portata e gravità del contagio, così come l’assenza di un piano reale per affrontare la minaccia, considerato il compromesso zapatista nella nostra lotta per la vita; abbiamo deciso di decretare l’allerta rossa nei nostri villaggi, comunità e quartieri ed in tutte le istanze organizzative zapatiste”.</p>



<p>Nel comunicato il&nbsp;<em>subcomandante insurgente</em>&nbsp;Moisés definiva “frivolo” l’atteggiamento del presidente messicano López Obrador, che in quei giorni invitava le famiglie a non smettere di andare a mangiare fuori, e raccomandava la chiusura dei Caracoles e dei Centri di Resistenza e Disobbedienza zapatisti, sedi del governo autonomo zapatista.</p>



<p>Quando nel 1994 insorse in armi, l’EZLN tolse ai latifondisti più di 150 mila ettari di terra per distribuirli ai contadini, dove costruì un sistema di governo, uno di giustizia, uno di educazione e uno sanitario che sono totalmente autonomi dallo Stato. Lo ha fatto con l’aiuto di collettivi ed organizzazioni non governative come Sadec, che dal 1995 nelle aree rurali dei Municipi di Palenque ed Ocosingo organizza corsi di formazione per i&nbsp;<em>promotores de salud</em>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="613" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=980%2C613&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3380" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=1024%2C640&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?resize=1536%2C960&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Clinica_Autonoma_Las-Tazas_Isabel_Mateos1-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Clinica Autonoma de Las Tazas. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p>“Nella facoltà di medicina ci insegnano che la salute è ‘assenza di malattia’, ma dai&nbsp;<em>promotores de salud</em>&nbsp;ho imparato che la salute è molto più di questo: ha a che vedere con lo stare bene con gli altri e con sé stessi, con aver voglia di fare cose e di scherzare”, spiega Heredia.</p>



<p>Racconta che parallelamente alla dichiarazione di allerta rossa, l’EZLN ha ordinato ai&nbsp;<em>promotores de salud&nbsp;</em>di lasciare le cliniche autonome presenti nei Caracoles, che sono quelle più grandi ed attrezzate, per tornare alle loro comunità di origine, dove esistono dei piccoli ambulatori zapatisti. “La strategia dell’EZLN è restringere la possibilità di movimento all’interno del territorio zapatista per evitare la propagazione del virus, e avere però la capacità di ricevere i pazienti localmente, in ogni punto in cui c’è un&nbsp;<em>promotor de salud</em>”, continua il dottore.&nbsp;</p>



<p>I&nbsp;<em>promotores</em>&nbsp;sono stati istruiti sulle misure di prevenzione al Covid-19 e sono tornati ai loro villaggi, anche quelli più remoti, per spiegarle alla popolazione. “L’EZLN ha deciso di mettere da parte il lavoro assistenziale e concentrarsi su quello preventivo. È una strategia che comporta dei costi, ad esempio non si stanno occupando di persone che hanno altri tipi di malattie”, conclude.</p>



<p>Entriamo in una strada sterrata che ci porterà a Las Tazas. Ai suoi bordi cartelli colorati, con stelle rosse e disegni di volti coperti da passamontagna, ci ricordano che siamo in territorio zapatista, “dove il popolo comanda e il governo ubbidisce”. Nell’area del Chiapas sotto influenza dell’EZLN, però, non vivono solo zapatisti, ma anche persone che non fanno parte dell’organizzazione. Per questo gli zapatisti non hanno potuto bloccare totalmente l’entrata ai propri villaggi per isolarsi dal virus, come hanno fatto altre comunità indigene messicane.</p>



<p>La preoccupazione più grande è rappresentata dalle persone che sono migrate negli Stati Uniti o in altre regioni del Messico, come le fabbriche del Nord o le zone turistiche dei Caraibi, e che tornano al villaggio dopo aver perso il loro impiego a causa del&nbsp;<em>lockdown</em>. A Las Tazas sono 150 i migranti ritornati.</p>



<p>La strategia dell’EZLN nei confronti dei propri migranti di ritorno è chiara: metterli in quarantena. “Sappiamo che in alcune comunità i fratelli che vengono da fuori sono stati isolati e hanno incontrato le loro famiglie dopo 15 o 30 giorni. Questo tipo di precauzioni che state prendendo sono corrette”, dice il comandante Tacho in un messaggio vocale che è girato su Whatsapp tra i civili zapatisti.</p>



<p>Arriviamo alla clinica autonoma di Las Tazas. “Riceviamo una decina di pazienti al giorno, che vengono anche dalle comunità vicine, nessuno di loro aveva sintomi di Covid-19”, afferma Juan Carlos Martínez Vásquez, medico che incontriamo al nostro arrivo. Dice che la difficoltà più grande che trova a Las Tazas è la comunicazione in&nbsp;<em>tzeltal</em>, la lingua indigena che si parla in questa zona del Chiapas, ma la&nbsp;<em>promotora de salud</em>&nbsp;che lavora nella clinica autonoma lo aiuta con la traduzione allo spagnolo. Da lei il giovane medico ha imparato quello che non gli hanno insegnato all’università: occuparsi del paziente invece che della malattia, avvicinarsi alle persone in modo umano.</p>



<p>La clinica di Las Tazas esiste da 25 anni, ma i murales che la adornano sono nuovi. Un cartello plastificato appeso al muro spiega che cos’è il nuovo Coronavirus e come si può prevenire. All’interno della clinica è presente una farmacia -le visite mediche sono gratuite, ma i medicinali hanno un costo-, un consultorio dentale e uno medico con una apparecchiatura per la terapia a ultrasuoni.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3383" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=1000%2C667&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?resize=750%2C500&amp;ssl=1 750w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?w=1500&amp;ssl=1 1500w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/07/Covid-Chamula2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Clinica Autonoma de Las Tazas. Foto: Isabel Mateos</em></figcaption></figure>



<p>Il suo servizio è fondamentale per la popolazione, sia zapatista sia non, visto che l’ambulatorio pubblico di Las Tazas apre solo tre giorni alla settimana, e nelle ultime tre settimane ha aperto solo due giorni. L’ospedale pubblico più vicino e che riceve i casi gravi, eventualmente anche quelli di Covid-19, si trova ad Ocosingo, a quasi tre ore di distanza.</p>



<p>In Chiapas circa il 76% della popolazione vive in condizione di povertà e la sanità pubblica soffre di grandi carenze, soprattutto nelle comunità contadine ed indigene in cui, da quando è arrivato il virus, solo nel 16% dei casi sono presenti dei medici. Secondo il ministero della Sanità, tra il 28 febbraio e il 15 giugno in tutto il Messico 1.760 indigeni sono risultati positivi al Covid-19 e 327 sono morti. Dati ufficiali mostrano che a causa della marginalizzazione e della discriminazione strutturale in cui vivono da secoli, gli indigeni hanno il 70% in più di possibilità di morire a causa del nuovo Coronavirus rispetto a una persona non indigena.</p>



<p>Paradossalmente nei municipi di Ocosingo e Palenque la situazione è migliorata con l’arrivo dell’epidemia. “Prima non esistevano reparti di terapia intensiva in nessuna delle due città, visto che chi ne aveva più bisogno erano le donne indigene che avevano complicazioni durante il parto, di cui a nessuno importa”, dice Joel Heredia. “Ora che anche il sindaco o un deputato possono avere bisogno della terapia intensiva hanno aperto i reparti. Una cosa terribile di questa pandemia è che ha messo in luce la vulnerabilità di tutti gli esseri umani”.</p>



<p>Lasciamo il dottor Luis Enrique Fernández a Las Tazas per iniziare il suo turno nella clinica autonoma e partiamo. I suoi occhi che spuntano dalla mascherina sorridono e ci saluta con un cenno della mano. “Invitiamo a non perdere il contatto umano e a cambiare temporalmente i modi di saperci compagne e compagni”, ha scritto l’EZLN nel suo comunicato del 16 marzo. “La parola e l’ascolto, con il cuore, hanno molte strade, molti modi, molti calendari e molte geografie per incontrarsi. E questa lotta per la vita può essere una di queste”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/reportage-chiapas-pandemia/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 23.06.2020</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/07/05/nei-territori-zapatisti-del-chiapas-durante-la-pandemia/">Nei territori zapatisti del Chiapas durante la pandemia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Tra le famiglie zapatiste che producono caffè in Chiapas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 10:38:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[covid19]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel Municipio di Aldama, in Messico, i soci della cooperativa Yach’il Xojolabal ottengono i chicchi resistendo alle aggressioni dei gruppi armati. Tra chi li supporta ci sono diverse realtà del commercio equo italiano Araceli ha tre anni e sa che quando sparano si deve buttare a terra. Gliel’hanno insegnato dopo che, il 22 gennaio 2019,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel Municipio di Aldama, in Messico, i soci della cooperativa Yach’il Xojolabal ottengono i chicchi resistendo alle aggressioni dei gruppi armati. Tra chi li supporta ci sono diverse realtà del commercio equo italiano</p>



<p>Araceli ha tre anni e sa che quando sparano si deve buttare a terra. Gliel’hanno insegnato dopo che, il 22 gennaio 2019, una pioggia di pallottole ha colpito la cucina di casa sua. Quel giorno sua madre, sua zia e sua nonna stavano preparando le tortillas quando dal vicino villaggio di Santa Martha, che si trova nel Municipio di Chenalhó, nel meridionale Stato messicano del Chiapas, giunse una raffica che bucò le pareti di legno della cucina e fece a pezzi il tetto in lamiera. “Vogliamo costruire un muretto di cemento fuori dalla cucina, in modo che se sparano di nuovo le pallottole non possano penetrare”, dice suo padre Abraham. Araceli vive nel villaggio indigeno maya tsotsil di San Pedro Cotzilnam, che si trova nel Municipio di Aldama in Chiapas. Circa la metà dei suoi abitanti sono basi d’appoggio, cioè civili, dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). La famiglia di Araceli e Abraham è una delle circa 700 famiglie zapatiste che fanno parte della cooperativa di caffè Yach’il Xojolabal, che in lingua maya tsotsil significa “nuova luce del cielo”.</p>



<p>La cooperativa è stata fondata nel 2001 e produce circa 62 tonnellate di caffè all’anno. Vende una quota della sua produzione a Tatawelo, Malatesta e Ya Basta -che lo distribuisce in Italia come Caffè Rebelde Zapatista-, associazioni italiane che garantiscono un prezzo equo ai produttori chiapanechi. Una parte del caffè che beviamo ogni giorno viene quindi da queste montagne che superano i duemila metri sul livello del mare, coperte di boschi, campi di mais e caffè, e in cui le sparatorie sono all’ordine del giorno.&nbsp; I gruppi armati di tipo paramilitare non attaccano gli abitanti di Aldama perché sono zapatisti. Si appostano nel villaggio di Santa Martha, sulla montagna antistante San Pedro Cotzilnam, e da lassù sparano contro zapatisti e non zapatisti, contro automobili e case, di giorno e di notte. Il conflitto è iniziato nel 2016, dopo che gli abitanti di Aldama hanno negato a quelli di Santa Martha l’utilizzo di una fonte di acqua potabile. Fu allora che iniziarono a sparare ma le tensioni esistono dagli anni 70, quando in un ufficio pubblico della capitale decisero di spostare la frontiera che divide i due municipi, causando una disputa per il possesso di 60 ettari di terra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="831" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/MappaMessico_Chiapas.jpg?resize=980%2C831&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3395" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/MappaMessico_Chiapas.jpg?resize=1024%2C868&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/MappaMessico_Chiapas.jpg?resize=300%2C254&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/MappaMessico_Chiapas.jpg?resize=768%2C651&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/MappaMessico_Chiapas.jpg?resize=1536%2C1302&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/MappaMessico_Chiapas.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>In un comunicato la “Giunta di Buon Governo” di Oventic, autorità autonoma zapatista che governa su questa regione chiamata Altos de Chiapas, ha denunciato che dal 2016 al 2019 il conflitto ha causato 25 morti e 14 feriti tra Aldama e Santa Martha.&nbsp; Le autorità zapatiste accusano il governo municipale, quello statale e quello federale di non essere stati capaci né di risolvere i problemi di fondo né di gestire la crisi.&nbsp; Nel giugno 2019, il governo del presidente Andrés Manuel López Obrador ha promosso la firma di un patto di non aggressione tra Aldama e Santa Martha. Venne definito “storico” e si disse che avrebbe segnato “l’inizio di una nuova fase di pace”, ma le sparatorie ricominciarono presto. Un mese dopo la firma, un giovane di Aldama venne ucciso durante il funerale di sua nonna con una pallottola alla testa sparata da un cecchino di Santa Martha.</p>



<p>Dal 2016 più di duemila abitanti di Aldama sono costantemente costretti ad abbandonare le loro case quando iniziano le sparatorie: si rifugiano nei boschi e vi tornano quando la situazione si calma. Negli ultimi due anni e mezzo negli Altos de Chiapas più di settemila indigeni maya tzotziles sono stati sfollati a causa della violenza dei gruppi armati di tipo paramilitare, in buona parte del Municipio di Chenalhó. La Ong chiapaneca Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) non vede una connessione diretta tra i gruppi armati irregolari attuali e quelli che si sono formati negli anni 90 per reprimere l’insurrezione dell’EZLN, ma denuncia che i paramilitari detenuti per il massacro di 45 persone avvenuto nel 1997 ad Acteal, nel Municipio di Chenalhó, sono stati scarcerati. Le loro armi non sono mai state confiscate, la loro struttura non è stata disarticolata e i politici che li addestravano e finanziavano continuano ad operare nella regione. Nel gennaio 2019, Alejandro Encinas, sottosegretario ai Diritti umani del governo federale messicano, ha affermato che questi gruppi armati potrebbero avere legami con la criminalità organizzata.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="613" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/HIDRA020515OB9.jpg?resize=980%2C613&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3397" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/HIDRA020515OB9.jpg?resize=1024%2C640&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/HIDRA020515OB9.jpg?resize=300%2C188&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/HIDRA020515OB9.jpg?resize=768%2C480&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/HIDRA020515OB9.jpg?resize=1536%2C960&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/HIDRA020515OB9.jpg?resize=1000%2C625&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/06/HIDRA020515OB9.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Le persone che ne fanno parte sono contadini come noi, è gente povera, ma sono addestrati militarmente e dotati di armi e pallottole. Dove trovano i soldi per comprarle?”, afferma Abraham, padre di Araceli. Il membro di Yach’il Xojolabal pensa che la violenza ad Aldama sia motivata da interessi che vanno oltre il possesso dei 60 ettari di terra e che politici e industriali interessati allo sfruttamento delle risorse naturali locali stiano finanziando il conflitto. Secondo Abraham, l’azione dei gruppi di tipo paramilitare è finalizzata a terrorizzare la popolazione per imporre la militarizzazione del territorio -già avvenuta ad Aldama con il pretesto di combattere i gruppi armati irregolari- e preparare il terreno all’ingresso di aziende interessate all’estrazione delle risorse naturali.</p>



<p>“È una delle teorie che si utilizzano per motivare tanta violenza”, afferma Jorge Luis Lopez, parte del Frayba. “Si parla dell’interesse a costruire una centrale idroelettrica nel fiume che divide Aldama da Chenalhó e della presenza di minerali preziosi nel sottosuolo, ma finora non abbiamo trovato nessun documento che avvalli queste tesi”.</p>



<p><br>La prima cosa che fa Araceli, quando Abraham torna dal lavoro, è prendere il suo cellulare per guardare dei video. Con gli occhi incollati al telefono mangia uova, fagioli e tortillas fino a quando sua madre le toglie il cellulare perché vada a giocare con i vicini. Abraham è responsabile dell’ufficio commerciale e ha il compito di mantenere le relazioni con gli acquirenti solidali di vari Paesi del mondo. Come gli altri 283 membri della cooperativa Yach’il Xojolabal di Aldama, l’anno scorso la famiglia di Abraham ha perso circa il 50% del raccolto di caffè: le sparatorie erano troppo intense per andare a lavorare nei campi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3046" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Pianta del caffè. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“I cecchini di Santa Martha ci cacciavano come fossimo animali mentre andavamo a raccogliere il caffè”, dice Juan di Yach’il Xojolabal. “Lo vedi? Era da lì che sparavano, qui non ci si poteva stare”, dice indicando un punto nella montagna, a poche centinaia di metri davanti a noi. La vegetazione, in parte mangiata dalla nebbia, ricopre completamente il pendio e il rumore della pioggia battente si perde in quello del fiume che attraversa la valle. Quando le sparatorie iniziarono, gli zapatisti s’incamminavano di notte verso i loro campi e tornavano dopo il tramonto per non essere visti. Raccoglievano e trasportavano il caffè sulle spalle in sacchi neri invece che bianchi, che si mimetizzavano nel buio. Ma dall’agosto 2018, quando un’intera famiglia (non zapatista) venne uccisa in un’imboscata mentre viaggiava in auto, molti contadini decisero di abbandonare il loro raccolto nei campi. Non si andava a lavorare e non si circolava in macchina, se non di notte e con i fari spenti; neanche i mezzi che trasportavano i feriti erano risparmiati. I bambini non andavano a scuola, la vita quotidiana venne totalmente congelata.</p>



<p>Quest’anno le perdite nella produzione di caffè sono state minori, visto che proprio durante la raccolta -tra novembre 2019 e l’inizio di marzo 2020- ad Aldama non ci sono state sparatorie. Ma le piante di caffè arabica hanno risentito del fatto che l’anno precedente, nel periodo delle sparatorie più intense, non hanno ricevuto le attenzioni adeguate e la produzione di Yach’il Xojolabal ad Aldama ha raggiunto solo il 60-70% del volume che ci si aspettava. “In ogni caso, la situazione di Aldama incide parzialmente sulla produzione totale della cooperativa per il 2020”, assicura Yach’il Xojolabal che è presente in altri sette Municipi del Chiapas. “Abbiamo raccolto circa l’87% della produzione stimata e non avremo problemi a rispettare i contratti firmati”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/tra-le-famiglie-zapatiste-che-producono-caffe-in-chiapas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato su Altreconomia nel maggio 2020</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/06/08/tra-le-famiglie-zapatiste-che-producono-caffe-in-chiapas/">Tra le famiglie zapatiste che producono caffè in Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 18:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Animal Político (traduzione: yabastaedibese) Entrando nel Caracol zapatista di Morelia, zona de Tzotz Choj, Chiapas, Angélica Ávila di Fuerzas Unidas por Nuestrxs Desaparecidxs en Nuevo León (FUNDENL) ha sentito una “energia di lotta” molto forte. Con uno zaino sulla spalla è stato accolta da uno striscione che diceva “benvenute donne del mondo”, e poi ha&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Animal Político (traduzione: yabastaedibese)</em></p>



<p>Entrando nel Caracol zapatista di Morelia, zona de Tzotz Choj, Chiapas, Angélica Ávila di Fuerzas Unidas por Nuestrxs Desaparecidxs en Nuevo León (FUNDENL) ha sentito una “energia di lotta” molto forte. Con uno zaino sulla spalla è stato accolta da uno striscione che diceva “benvenute donne del mondo”, e poi ha trovato case di legno dipinte con murales colorati, circondati da bosco e prati verdi.&nbsp;Uno spazio dove gli zapatisti sono riusciti a costruire un altro mondo, dove i giovani non scompaiono come è successo a suo figlio Gino, che un giorno nel 2011 ha lasciato la sua casa e non è più tornato.</p>



<p>Quando Angelica è entrata nel Caracol di Morelia – uno dei cinque centri amministrativi zapatisti presenti in Chiapas – stava iniziando l’inaugurazione del primo incontro internazionale, politico, artistico, sportivo e culturale delle donne che lottano, convocato in occasione dell’8 marzo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3453" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?w=1232&amp;ssl=1 1232w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>«Sappiamo che ci sono diversi colori, dimensioni, lingue, culture, professioni, pensieri e forme di lotta. Ma noi diciamo che siamo donne e anche donne che lottano, quindi siamo diversi, ma siamo uguali. La violenza e la morte ci rendono uguali», ha detto l’Insurgente Erika dal palco, circondata da basi di sostegno e di milicianas dell’EZLN.</p>



<p>Da un altro palco, Marichuy e le rappresentanti del Consiglio Indigeno di Governo hanno osservato l’inaugurazione dell’evento, senza mai intervenire.</p>



<p>«L’obiettivo del sistema capitalista patriarcale è mantenerci sottomesse. Se vogliamo essere libere dobbiamo conquistare la libertà noi stesse, come donne che siamo», ha concluso l’insurgente zapatista.</p>



<p>Mentre la donna parlava, le tende cominciavano a riempiere la collina, occupando ogni angolo del Caracol di Morelia. Poco alla volta, più di 5 mila donne provenienti dai cinque continenti si sono avvicinate per ascoltare le sue parole. È stato l’evento più di successo e partecipato degli ultimi anni in territorio zapatista.</p>



<p>Durante i tre giorni le oltre sette mila donne che hanno partecipato all’incontro, hanno giocato a calcio e basket, hanno visto opere di teatro, ballato al suono della musica zapatista del gruppo Dignidad Rebelde. Hanno scambiato esperienze per «alimentare la nostra lotta che ognuna di noi ha dove vive». Hanno scoperto che in Australia l’estrattivismo colpisce le comunità e che nella lontana Finlandia le donne indigene sami lottano per la loro vita. Hanno discusso su salute, educazione, lesbismo, sulla violenza di genere e di Stato.</p>



<p>Durante l’incontro con le zapatiste e le altre donne del mondo Angélica Ávila ha parlato a nome di tutte i membri del FUNDENL, raccontando della sparizione dei loro figli e della lotta che come madri stanno portando avanti. Si è emozionata di fronte a un pubblico così attento e partecipe.</p>



<p>«Una donna zapatista ha preso la parola per darmi coraggio in questa lotta e sono crollata», ha detto Angélica Ávila.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3473" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Gli uomini non sono stati invitati all’incontro che, per la prima volta, è stato organizzato solamente dalle donne zapatiste. Sono rimasti ai margini del Caracol di Morelia, cucinando, pulendo e facendo altre attività perché l’incontro potesse svolgersi. Per ogni donna zapatista che ha partecipato – più di due mila – c’è stato un uomo che è rimasto nella comunità a prendersi cura dei figli e della casa.</p>



<p>Perà gli uomini, in accordo con le zapatiste e con altre donne che abbiamo intervistato, devono essere inclusi nella lotta. «Credo che sia importante che ci siano spazi di sole donne, gli uomini dirigono e si prendono spazio e parola», ha detto l’afrodominicana Ochy Curiel del gruppo colombiano Tremenda Revoltosa Batucada Feminista.</p>



<p>In assenza degli uomini, le donne hanno preso parola con più sicurezza, hanno discusso e ballato più liberamente.</p>



<p>«Penso comunque che gli uomini debbano essere antipatriarcali. Hanno privilegi, ma nella misura in cui sono disposti a metterli in discussione sento che possono essere femministi, di più: dovrebbero esserlo», ha aggiunto Ochy Curiel.</p>



<p>«Il femminismo è una scommessa per il mondo, di trasformazione delle relazioni diseguali di sfruttamento, discriminazione e razzismo».</p>



<p>UN LUNGO CAMMINO</p>



<p>Marta Dillón ha fatto circa 7 mila chilometri per arrivare in Chiapas. Ha preso la decisione nel dicembre passato, nel momento in cui ha letto la convocazione delle donne zapatiste.</p>



<p>«Sono venuta per conoscere l’esperienza di autonomia del movimento zapatista e per vincolarmi con le donne di tutto il mondo», ha commentato la militante argentina del movimento Ni Una Menos.</p>



<p>«Dobbiamo iniziare a progettare ciò che vogliamo quando diciamo che vogliamo cambiare tutto. Questo implica l’immaginazione collettiva e penso che qui, tra tante esperienze di tanti luoghi diversi nel mondo, l’immaginazione si possa espandere e possiamo progettare il mondo in cui vogliamo vivere».</p>



<p>Secondo con Vilma Almendra, indigena nasa misak del Cauca (Colombia) del collettivo Pueblos en Camino, l’obbiettivo dell’incontro è che le partecipanti si incontrino per conoscersi e «aprire un grande spazio politico a partire dalle donne per continuare a lavorare con altre e altri».</p>



<p>«Ci sono donne della città che ci disprezzano perché non conosciamo la lotta di (altre) donne, perché non abbiamo letto libri dove le femministe dicono come deve essere (il femminismo)», ha affermato l’insurgente Erika durante l’inaugurazione. Vilma Almendra è d’accordo con lei, ma riconosce che le femministe hanno dato alcuni spunti importanti: «dobbiamo metterci a dialogare questi spunti con le nostre culture; non prenderle come formule, ma capire cosa hanno a che fare queste esperienze con noi».</p>



<p>Al pari di altre donne indigene messicane, la guatemalteca e maya q’eqchi’ Lorena Cabnal si è definita come femminista comunitaria: «per me essere femminista è un atto di trasgressione e ribellione. Non esiste la parola femminismo, però credo che i femminismi nel mondo ha portato elementi per interpretare la vita».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3475" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1536%2C1023&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Secondo la scrittrice Francesca Gargallo, autrice di “Feminismo desde Abya yala”, libro che ha scritto in “dialogo con le donne di 607 popoli originari della Nostra America”, si può definire come femminista ogni lotta di donne per migliorare la propria condizione.</p>



<p>«Definirsi femminista nella maggior parte delle lingue è la traduzione di qualcosa di molto più complesso, allo stesso modo tutte le traduzioni sono riduttive», ha spiegato Francesca Gargallo, che vede il femminismo come parte della lotta per il “buen vivir”.</p>



<p>«Ci sono donne che usano metafore per dire ciò che sono, alcune dicono di essere le “donne del cuore” o “donne in ricerca di una buova vita”. Ogni volta che questa ricerca parte dalla riflessione tra donne, credo si possa parlare di femminismo».</p>



<p>CONDIVIDERE ESPERIENZE</p>



<p>Lucia indossa un abito maya tzeltal, porta un paliacate legato al cappello e una ricetrasmittente. A volte il dispositivo emette un rumore e le tocca interrompere il discorso per rispondere. Nella costruzione fatta di tavole di legno, che normalmente funziona come una sala da pranzo, a poco a poco più donne stanno entrando. Si siedono per terra per assistere a questo scambio inusuale e insolito, mentre una miliziana cammina nella stanza.</p>



<p>Le donne presenti hanno preso la parola una ad una, hanno fatto osservazioni e domande.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3476" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Lucía, che vive nella zona de La Realidad, si è presa il suo tempo per trovare le parole più adeguate per rispondere. Ha parlato di guerra a bassa intensità contro le comunità zapatiste e di come queste organizzano il loro sistema di salute, giustizia ed educazione autonoma. Ha raccontato dell’alleanza con gli altri popoli indigeni che fanno parte del Congreso Nacional Indigena (CNI) e della relazione con il Movimento di Donne del Kurdistan, che hanno inviato un video per salutare l’evento, visto che una sua rappresentante è stata deportata all’arrivo a Città del Messico.</p>



<p>«Mai nella mia vita da quando sono nata nella selva, mai ho conosciuto gente come quella che si trova qui, quasi pensavo esistevamo solo noi», ha detto Lucía con un sorriso.</p>



<p>«Grazie a questo incontro sto conoscendo donne di altri stati e di altri paesi. Mi piace che ci capiamo e condividiamo esperienze. Niente sarà più uguale, forse faremo progressi o commetteremo errori, ma continueremo nella lotta».</p>



<p>Si sentono le grida del laboratorio di danza africana che si sta svolgendo là fuori, e il fischio della partita di pallavolo. La notte cadrà presto e le donne zapatiste saliranno di nuovo sul palco per chiudere l’evento. Lo faranno con le parole dolci che commuoveranno molte. E inviteranno le donne che lottano non solo ad analizzare “chi sono i responsabili dei nostri dolori che abbiamo”, ma ad incontrarsi di nuovo il prossimo anno in territorio zapatista.</p>



<p><em>Articolo tratto da&nbsp;<a href="https://www.animalpolitico.com/sociedad/zapatistas-mujeres-lucha" target="_blank" rel="noopener" title="">Animal Politico</a></em> <em>e tradotto da</em> <em><a href="http://www.yabastaedibese.it/2018/03/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-agli-zapatisti-per-i-propri-diritti/" target="_blank" rel="noopener" title="">yabastaedibese</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/">Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 18:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,&#160; donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.&#160; Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo&#160; mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,&#160; molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.&#160; Alcuni tornarono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A partire dal 1994 nella nostra zona ci siamo preparati, uomini,&nbsp;</em></p>



<p><em>donne e bambini, a resistere pacificamente alla presenza militare.&nbsp;</em></p>



<p><em>Nell’anno 1995, un 9 di febbraio, quando il presidente Zedillo&nbsp;</em></p>



<p><em>mandò 60mila soldati per catturare la dirigenza zapatista,&nbsp;</em></p>



<p><em>molti di noi si sono dovuti allontanare dai loro villaggi per non provocare i militari.&nbsp;</em></p>



<p><em>Alcuni tornarono a rioccupare le loro comunità,&nbsp;</em></p>



<p><em>si allontanarono un mese o poco più, ma altri rimasero molto più tempo&nbsp;</em></p>



<p><em>fuori dal loro villaggio perché l’esercito lo aveva occupato.</em></p>



<p>Anahí, membro della Giunta di Buon Governo de La Realidad<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">1</a></sup></p>



<p>La chiesa di Acteal è stata costruita dopo il massacro. È un edificio grande per una comunità così piccola, e ha l’aria di un’opera eretta per compensare l’incompensabile. Alle sue spalle sorge quella che prima era la cappella del paese, una costruzione minuta e buia di assi di legno.</p>



<p>Me la mostrò Manuel Vázquez Luna, un giovane indigeno&nbsp;<em>tzotzil</em>&nbsp;che il 22 dicembre 1997 si trovava lì con un gruppo di persone della Sociedad Civil Las Abejas, un’organizzazione cattolica che condivide le rivendicazioni dell’EZLN pur essendo contraria alla lotta armata. Sapevano che il paese era sotto minaccia di un attacco paramilitare, ma erano convinte che la loro fede le avrebbe protette.</p>



<p>Così non è stato. Alle 11 del mattino un centinaio di paramilitari del gruppo Máscara Roja, vicino al conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI), entrarono nella cappella e massacrarono 45 persone. Nove uomini, quindici bambini e ventuno donne, quattro erano incinte. Manuel Vázquez Luna<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">2</a></sup>, che al tempo aveva tredici anni, riuscì a sopravvivere al massacro perché si nascose dietro un albero, da dove vide uccidere nove persone della sua famiglia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3929" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/P1020472.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural nel Caracol di Oventic. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel 2005 la Sociedad Civil Las Abejas di Acteal presentò una petizione alla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) in cui denuncia che, durante il massacro, la polizia si trovava a circa 200 metri dalla comunità, ma non intervenne. Secondo l’organizzazione cattolica filozapatista, esiste una politica di stato “finalizzata a commettere attacchi generalizzati e sistematici contro la popolazione civile, eseguiti da gruppi paramilitari finanziati, addestrati e protetti dalle stesse autorità nazionali, per indebolire le basi dell’EZLN e le comunità che gli manifestano simpatia<a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">3</a>”.</p>



<p>I gruppi paramilitari sono, per definizione, milizie irregolari addestrate dallo stato che vengono utilizzate per fare “il lavoro sporco” al posto dell’esercito. Le azioni più violente che, compiute dai militari, causerebbero una serie di lamentele e ripercussioni internazionali, lo stato le affida ai paramilitari. Spesso, come nel caso di Acteal, i paramilitari vengono arruolati nella stessa zona in cui vivono loro vittime.</p>



<p>I responsabili del massacro di Acteal non sono stati assicurati alla giustizia. “Gli autori intellettuali del massacro non sono mai stati processati, e si sono adoperati per fare scarcerare gli autori materiali, pagando avvocati prestigiosi, scrittori e giornalisti”, denuncia José Alfredo Jiménez Pérez della Sociedad Civil Las Abejas. “Continueremo a lottare, esigendo giustizia e rispetto dei diritti umani, affinché il massacro di Acteal non rimanga impunito”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">4</a></sup>.</p>



<p>Sessantanove dei 75 paramilitari che erano stati incarcerati per il massacro di Acteal sono stati liberati per irregolarità formali durante il processo o la detenzione. Nessun giudice ne ha quindi riconosciuto l’innocenza, e la loro colpevolezza era stata a suo tempo accertata dalla persone sopravvissute al massacro, che difficilmente possono confonderne i visi visto si tratta di vicini di casa.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3930" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/IMG_2569.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Basi d’appoggio dell’EZLN. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Molti paramilitari liberati sono ritornati a vivere nei pressi di Acteal, a stretto contatto con i sopravvissuti al massacro. Il ritorno dei carnefici ha create nuove tensioni nella zona, come nell’Ejido Puebla, un paese incastonato tra pareti di montagne e raggiunto solo da una strada sterrata e malmessa.</p>



<p>Nell’aprile 2013 due zapatisti dell’Ejido Puebla furono accusati dai priisti<a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">5</a>&nbsp;di aver avvelenato l’acqua della cisterna. I conservatori iniziarono a minacciare 17 famiglie zapatiste e filozapatiste del paese, che dovettero abbandonare le loro case.</p>



<p>“Alcuni paramilitari che parteciparono al massacro di Acteal sono originari dell’Ejido Puebla. Fra loro Jacinto Arias, che all’epoca era sindaco di Chenalhó<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">6</a></sup>: è stato in carcere 14 anni, oggi è libero ed è tornato in paese<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">7</a></sup>”, denuncia Víctor Hugo López Rodríguez, direttore del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba), che vincola il ritorno di Arias allo sfollamento delle 17 famiglie.</p>



<p><strong>Onori e cariche istituzionali</strong></p>



<p>Anche gli abitanti del nord del Chiapas, a circa 200 km da Acteal, devono convivere con gli assassini dei loro familiari: i paramilitari di Desarrollo, Paz y Justicia, che operano nella zona dagli anni ’90. Alcuni di loro sono stati premiati con importanti cariche istituzionali, chi come sindaco e chi come deputato del Congresso locale.</p>



<p>Nel 2004 Armando Díaz, ex paramilitare di Desarrollo, Paz y Justicia, confessò al Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) che la milizia irregolare si presenta come un’organizzazione di agricoltori per poter ricevere i sussidi del governo, ma poi li utilizza per comprare armi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">8</a></sup>.</p>



<p>La stessa organizzazione non governativa ha documentato che tra il 1995 e il 1999 nel nord del Chiapas – fra i Municipi di Tila, Sabanilla, Tumbalá, Yajalón e Salto de Agua – i gruppi paramilitari hanno commesso 81 esecuzioni extragiudiziarie, causato la sparizione di 36 persone e lo sfollamento di circa 3500.</p>



<p>Minerva Guadalupe Pérez López è tra le vittime di Desarrollo, Paz y Justicia. Aveva 19 anni quando, il 20 giugno 1996, venne sequestrata mentre andava a visitare il padre malato nella comunità Miguel Alemán. Secondo i testimoni, fu rinchiusa in una casa dove per tre giorni fu picchiata e violentata da una trentina di uomini, che in seguito la squartarono<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">9</a></sup>. Nessuno di loro è stato processato.</p>



<p>I crimini dei paramilitari di Máscara Roja e Desarrollo, Paz y Justicia non sono gli unici ad essere rimasti impuniti. Il 13 novembre 2006, una quarantina di uomini del gruppo Organización Para la Defensa de los Derechos Indígenas y Campesinos (OPDDIC), dotati di armi pesanti e accompagnati da circa 300 elementi della Polizia Settoriale, entrarono nella comunità di Viejo Velasco. Uccisero cinque persone, due vennero fatte sparire e 36 furono cacciate dalle loro case, dove non poterono mai tornare.</p>



<p>I casi di Viejo Velasco e dell’Ejido Pueblo non sono isolati. Egipto, El Rosario, Busiljá, Banavil, San Marcos Avilés, Comandante Abel; sono altri nomi di comunità che, a vent’anni dalla fine formale della guerra in Chiapas, continuano ad essere vittime della violenza dei gruppi armati irregolari<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=400&amp;pag=98.htm#note">10</a></sup>.</p>



<p>Note:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Quaderni di testo della prima&nbsp;<em>Escuelita Zapatista, Gobierno autónomo II</em>, pag. 22. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo&nbsp;<a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Manuelito, come lo chiamavano tutti, è morto nel novembre 2012 in un ospedale pubblico di San Cristóbal de Las Casas, a causa della negligenza del personale.</li>



<li>Petizione scaricabile all’indirizzo:&nbsp;<a href="http://bit.ly/1Ij7xP8" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://bit.ly/1Ij7xP8</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a José Alfredo Jiménez Pérez, Acteal, dicembre 2012.</li>



<li>Affiliati al gruppo conservatore Partido Revolucionario Institucional (PRI).</li>



<li>Acteal si trova nel Municipio di Chenalhó.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Víctor Hugo López Rodriguez, Ejido Puebla, febbraio 2014.</li>



<li>Marta Durán de Huerta,&nbsp;<em>Un ex paramilitar arrepentido revela los horrores cometidos, con respaldo oficial, contra zapatistas en Chiapas</em>, quotidiano elettronico&nbsp;<em>Sin Embargo</em>, 16 gennaio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.sinembargo.mx/16-01-2014/873781" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.sinembargo.mx/16-01-2014/873781</a>.</li>



<li>Bollettino n.20 del Centro di Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas,&nbsp;<em>18 años de exigencia de justicia,&nbsp;</em><em>18 años de impunidad, 18 años de no cansarse de buscar a Minerva hasta encontrarla</em>, San Cristóbal de Las Casas, 20 giugno 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140620_boletin_20_minerva.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140620_boletin_20_minerva.pdf</a>.</li>



<li>Sui casi delle comunità di Viejo Velasco, Banavil e San Marcos Avilés vedi:&nbsp;<a href="http://www.rostrosdeldespojo.org/casos/viejo-velasco/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.rostrosdeldespojo.org/casos/viejo-velasco/</a>.</li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’estate 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/ezln-storie-di-crimini-e-di-contrainsurgencia/">EZLN. Storie di crimini e di contrainsurgencia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Chiapas: turismo, autostrade e repressione</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 14:59:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Arivista]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<category><![CDATA[paramilitarismo]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<category><![CDATA[resistenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,&#160; ci sono comunità che si trovano al bordo della strada&#160; e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,&#160; hanno perso la paura nei loro confronti”. Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata1 Dalle loro automobili i turisti&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/">Chiapas: turismo, autostrade e repressione</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“I compagni si sono già abituati a vedere i militari,&nbsp;</em></p>



<p><em>ci sono comunità che si trovano al bordo della strada&nbsp;</em></p>



<p><em>e quando passano i veicoli militari li vedono come se fossero veicoli normali,&nbsp;</em></p>



<p><em>hanno perso la paura nei loro confronti”.</em></p>



<p>Gabriel, base d’appoggio zapatista del Municipio Autonomo General Emiliano Zapata<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a></sup></p>



<p>Dalle loro automobili i turisti guardano stupiti gli indigeni tzeltal incappucciati, seduti ai bordi della strada che porta alle cascate di Agua Azul. I loro machetes e passamontagna mettono in dubbio l’immagine di tranquillo paradiso terrestre promossa dal governo dello Stato del Chiapas.</p>



<p>Gli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">2</a></sup>&nbsp;di San Sebastián Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">3</a></sup>riscuotono il pedaggio e distribuiscono volantini ai turisti, in cui spiegano la decisione di riprendere il controllo di quella parte del loro territorio che conduce al balneario di Agua Azul. È da quattro anni che rivendicano il diritto a riscuotere e gestire i soldi che vengono dal biglietto di entrata alle cascate.</p>



<p>Per settimane, dal giorno in cui è avvenuta l’ultima azione di recupero del territorio, il 21 dicembre 2014, famiglie intere di aderenti alla Sesta di Bachajón hanno vissuto nei locali occupati della Protezione Civile locale, condividendo cibo, coperte e aspettative.</p>



<p>Ci accolgono con fagioli fumanti e&nbsp;<em>tortillas</em>, ci ringraziano per la visita e mostrano bastoni e sguardi taglienti alle nostre macchine fotografiche. Durante il pranzo chiediamo informazioni su quello che sta succedendo. Quando proponiamo un’intervista formale, si riuniscono per scegliere un portavoce e dopo pochi minuti si avvicina un uomo, si mette il passamontagna e accendiamo la videocamera.</p>



<p>C’è silenzio intorno a noi. L’uomo racconta brevemente gli anni di lotta e la repressione. Accusa le autorità locali di non gestire con trasparenza i fondi che provengono dai biglietti di entrata alle cascate, e di essere corrotte. “<em>Il comisariado ejidal</em><sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">4</a></sup>&nbsp;Alejandro Moreno Gómez non ci dà informazioni sulla quantità denaro che incassa dai biglietti e su come viene utilizzato”, spiega. “Vogliamo nominare un’altra persona che sappia amministrare le risorse, che appartengono a noi<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">5</a></sup>”.</p>



<p>Dopo circa tre settimane dal nostro incontro, il 9 gennaio 2015, il governo del Chiapas ha ordinato lo sgombero degli aderenti alla Sesta. La Polizia Statale ha occupato la zona, costringendoli alla fuga. I filozapatisti hanno poi bloccato la strada per protestare contro lo sgombero e sono stati attaccati dalla Polizia Statale, che ha sparato contro di loro per 20 minuti. È il più recente ma non certo ultimo atto del conflitto di Agua Azul<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">6</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3933" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB10.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Abitanti di San Sebastián Bachajón pochi giorni dopo aver recuperato il loro territorio. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Turismo e megaprogetti</strong></p>



<p>Pochi turisti sanno che Agua Azul, dove si trovano delle stupende cascate di acqua turchese immerse nella vegetazione selvaggia della Lacandona, è uno dei luoghi più conflittuali del Chiapas. Nel 2008 le agenzia di consulenza per il turismo EDSA e Norton Consulting consigliarono alle autorità di fare in modo che i turisti si sentissero sicuri e protetti nella zona.</p>



<p>“Il movimento zapatista è ancora fortemente associato al Chiapas”, scrissero in un documento sulle strategie per la costruzione di un hotel di lusso sulla riva delle cascate. “Il Chiapas continua ad essere considerato insicuro per molti che non hanno famigliarità con la regione<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">7</a>”.</p>



<p>Tre anni dopo, il 2 febbraio 2011, 17 turisti che si trovavano ad Agua Azul vennero evacuati con un elicottero. Quel giorno un gruppo vicino al&nbsp;<em>Partido Verde Ecologista de México</em>(PVEM), partito al governo che di ambientalista non ha proprio nulla, attaccò i simpatizzanti zapatisti che stavano riscuotendo il pedaggio.</p>



<p>All’attacco seguì uno scontro in cui morì un membro del gruppo governativo, mentre 117 filozapatisti vennero arrestati. “Non abbiamo problemi con i padroni dei ristoranti che si trovano nel&nbsp;<em>balneario</em>, laggiù compete a un altro municipio. Però qui dove c’è il casello di pedaggio è territorio nostro, e il denaro ci appartiene<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">8</a></sup>”, mi spiegò nel giugno 2012 Juan Vázquez Guzmán, leader degli aderenti alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di San Sebastián Bachajón.</p>



<p>Dopo meno di un anno Juan, che aveva 32 anni e due figli, venne assassinato di fronte alla porta di casa con sei colpi di arma da fuoco. Un destino simile è toccato al suo compagno Juan Carlos Gómez Silvano, freddato da 20 pallottole durante un’imboscata, il 21 marzo 2014.</p>



<p>A sei mesi dalla morte di Juan Carlos, tre agricoltori di Bachajón sono stati arrestati e torturati per l’omicidio di un poliziotto, accusa basata solamente sulla testimonianza dei colleghi dell’agente. “Il loro arresto è stato una vendetta perché chiedevano giustizia per l’omicidio di Juan Carlos”, ha denunciato in conferenza stampa Domingo Pérez, portavoce dei simpatizzanti zapatisti di Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">9</a></sup>.</p>



<p>Quello che è in gioco ad Agua Azul è più del denaro che proviene dai biglietti di ingresso alle cascate. Dal 2000 il governo ha in progetto la costruzione di un parco tematico sulle rive del fiume, che farebbe parte del Centro Integralmente Planeado (CIP) Palenque-Agua Azul, un megaprogetto turistico che comprende la costruzione di aeroporti, hotel di lusso e strade.</p>



<p>L’opera è prevista dal Progetto Mesoamerica, che attraverso la costruzione di una rete infrastrutturale vuole promuovere lo sviluppo economico dell’area compresa tra il sud del Messico e la Colombia<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">10</a></sup>.</p>



<p>I governi e le imprese coinvolte nel Progetto Mesoamerica assicurano che le loro opere porteranno benessere agli abitanti regione, ma una parte della popolazione locale si oppone. L’idea di sviluppo e benessere degli investitori può infatti non coincidere con quella degli indigeni, che spesso preferiscono mantenere le loro abitudini contadine a vendere la terra per convertirsi in camerieri o facchini degli hotel di lusso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?resize=777%2C583&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3934" width="777" height="583" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?w=700&amp;ssl=1 700w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/CASCADAS.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Cascate di Agua Azul.</em></figcaption></figure>



<p>Secondo il Convegno 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e altre leggi locali, governi e imprese devono consultare i popoli indigeni prima di costruire un progetto nel loro territorio<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">11</a>. Spesso l’accordo internazionale non viene rispettato: molti conflitti in America Latina girano proprio intorno al rifiuto da parte delle nazioni indigene di miniere, idroelettriche o autostrade che le grandi imprese vogliono costruire nei loro territori, senza averli previamente consultati.</p>



<p>Lo stato reagisce alla resistenza della popolazione con l’occupazione militare o appoggiando gruppi e organizzazioni locali – i cosiddetti paramilitari – affinché mettano a tacere con la violenza ogni forma di dissenso<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">12</a></sup>. L’intervento militare e paramilitare vuole eliminare la lotta contadina e cacciare dalle loro case le persone che vivono in zone ricche di risorse naturali, in modo da liberare il territorio e lasciare spazio all’occupazione delle grandi imprese, intenzionate a sfruttare quelle risorse.</p>



<p>Una volta costretta ad abbandonare la propria casa, la popolazione scapperà sulle montagne, nascondendosi e vivendo alle interperie con la speranza di essere accolta dalle comunità circostanti. Si stima che in Chiapas dal 1994 al 1998 – a partire dall’insurrezione zapatista e negli anni seguenti di offensiva militare e paramilitare – tra le 50mila e le 84mila persone sono state cacciate dalle loro case.</p>



<p>Negli anni successivi la situazione è migliorata ma la violenza non si è fermata, e attualmente sono circa 25mila gli sfollati chiapanechi. Il 70% di loro non ha ricevuto nessun tipo di aiuto da parte dello Stato, mentre il restante 30% ha beneficiato di un’attenzione solo parziale<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">13</a></sup>.</p>



<p>Le istituzioni non sono state in grado di proteggere o risarcire la popolazione sfollata, né di fornire cifre chiare sull’entità del problema. Nel febbraio 2012, il Congresso dello Stato del Chiapas ha approvato una legge la cui applicazione, secondo il Centro di Monitoraggio dello Sfollamento Interno del Consiglio Norvegese per i Rifugiati, “è stata lenta; pochi sfollati sono stati beneficiati e la risposta del governo allo sfollamento interno in generale è stata insufficiente a soddisfare le necessità della popolazione<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">14</a></sup>”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?resize=777%2C583&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3936" width="777" height="583" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?w=437&amp;ssl=1 437w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/AGUAZUL241212OB27.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Abitanti di San Sebastián Bachajón pochi giorni dopo aver recuperato il loro territorio. Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p><strong>Autostrada tra le rovine maya</strong></p>



<p>Oltre al parco tematico sulle rive delle cascate, il CIP Palenque-Agua Azul contempla altri progetti, come la costruzione di un nuovo aeroporto internazionale nella città di Palenque – già inaugurato, nel febbraio 2014 – e di un’autostrada tra l’antica città maya e il centro coloniale di San Cristóbal de Las Casas.</p>



<p>Il governo assicura che l’arteria di 169 km, che permetterebbe di dimezzare il tempo di percorrenza tra le due città, arrampicandosi per più di 2mila metri tra la fitta vegetazione che le divide, beneficerebbe tutte le comunità della zona.</p>



<p>Una parte della popolazione è però contraria. Afferma che l’autostrada causerebbe gravi danni ambientali e sostiene che il suo vero scopo è permettere alle imprese estrattive un trasporto più rapido delle risorse locali fuori dal Chiapas.</p>



<p>Secondo i critici, l’opera permetterebbe anche all’esercito di militarizzare il territorio più facilmente, visto che passa davanti alla base militare di Rancho Nuevo, nei pressi di San Cristóbal de Las Casas, passandoci davanti. Non è forse un caso se per la costruzione dell’autostrada è richiesto il parere del Ministero della Difesa, che fornisce osservazioni dal punto di vista della sicurezza nazionale<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">1</a><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note">5</a>.</p>



<p><strong>Progetti di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em></strong></p>



<p>“Il governo vuole che le comunità si approprino della sua visione neoliberale sull’agroindustria e il turismo di massa, promettendo che lo sviluppo basato sul mercato le beneficerà”, spiega l’accademico statunitense Juan Romero. “L’autostrada è anche un progetto di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>: l’idea del governo è che la gente abbandonerà la resistenza nel momento in cui farà propria una logica di mercato<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">16</a></sup>”.</p>



<p>Nel 2009 il governo fu costretto a interrompere il progetto a causa dell’opposizione degli abitanti della zona, in particolare della comunità di Mitzitón, dove il passaggio della strada avrebbe distrutto case, campi, boschi e contaminato l’acqua. Il gruppo paramilitare Ejército de Dios si prese la briga di punirli: attaccò i contadini filozapatisti di Mitzitón, uccidendo uno di loro e ferendone cinque.</p>



<p>Attualmente buona parte delle lotte degli indigeni del Chiapas riguardano l’opposizione alla costruzione di opere che girano intorno al CIP Palenque-Agua Azul, come il parco tematico vicino alle cascate di Agua Azul o l’autopista San Cristóbal-Palenque. Il governo risponde con la repressione militare o paramilitare.</p>



<p>Le istituzioni non stanno neanche diffondendo pubblicamente i dettagli dei progetti infrastrutturali, dando informazioni parziali e contraddittorie. Perché tanto mistero, se porteranno benessere alla popolazione?<br>“Il governo non fornisce alle comunità tutte le informazioni perché non vuole che conoscano l’entità reale dell’impatto di queste opere, non dà dettagli per timore che l’opposizione sociale cresca”, spiega Ricardo Lagunes, avvocato dei simpatizzanti zapatisti di Bachajón<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">17</a></sup>.</p>



<p>Nella scorsa lettera dal Chiapas abbiamo elencato una serie di comunità, zapatiste o simpatizzanti, a cui i gruppi armati irregolari hanno incendiato case e campi, costringendo famiglie intere alla fuga. Numerosi i feriti, i desaparecidos, gli assassinati. Secondo la Red contra la Represión y por la Solidaridad, dal 2006 al 2012 la Giunte di Buon Governo dei 5 Caracoles hanno presentato 114 denunce, in ognuna delle quali vengono denunciate molteplici aggressioni<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">18</a></sup>.</p>



<p>Ci sono stati anche casi di omicidi, tra cui quello di José Luis Solís López, da tutti chiamato Galeano, base d’appoggio zapatista assassinato il 2 maggio 2014. Quel giorno entrarono nel Caracol della Realidad 140 persone, integranti dei conservatori&nbsp;<em>Partido Verde Ecologista de México</em>&nbsp;(PVEM) e&nbsp;<em>Partido Acción Nacional</em>&nbsp;(PAN), e della&nbsp;<em>Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos Histórica</em>&nbsp;(CIOAC-H), organizzazione che gli zapatisti considerano paramilitare. Ferirono 15 persone a assassinarono Galeano con 3 colpi di pistola e uno di machete nella bocca. Il suo cadavere presentava anche numerose contusioni. Prima di andarsene da la Realidad, gli aggressori distrussero la scuola e la clinica autonoma<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">19</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=768%2C1024&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3937" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=768%2C1024&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=225%2C300&amp;ssl=1 225w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?resize=1152%2C1536&amp;ssl=1 1152w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/HIDRA020515OB8.webp?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Zapatiste nel Caracol di Oventic durante l’evento di commemorazione a Galeano. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Un anno dopo, il 2 maggio 2015, basi d’appoggio e simpatizzanti dell’EZLN arrivati da differenti regioni del Messico e del mondo si sono trovati nel Caracol di Oventic per rendere omaggio a Galeano. Con gli stivali e i pantaloni sporchi di fango, sono scesi fino al campo di basket e si sono radunati di fronte al palco con la testa all’insú.</p>



<p>Hanno partecipato la figlia e il figlio di Galeano, poco più che adolescenti, ricordando la vita del padre. Il Subcomandante Marcos – che ora si fa chiamare Galeano in onore al suo compagno – ha letto alcune pagine del diario dello zapatista assassinato e ha concluso: “Il compagno e maestro zapatista Galeano sarà ricordato dalle comunità zapatiste senza chiasso, senza primi piani. La sua vita, e non la sua morte, sarà allegria nella nostra lotta per generazioni<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">20</a>”.</p>



<p><strong>Lo strumento dei programmi assistenzialisti</strong></p>



<p>A volte, come ricordato più volte nelle nostre&nbsp;<em>Lettere dal Chiapas</em>, invece di ricorrere alla violenza lo stato compra il consenso “con le buone”, offrendo aiuti e programmi assistenzialisti alle famiglie più povere con il fine di evitare il conflitto sociale.</p>



<p>Robert McNamara, che negli anni ’60 è stato capo del Pentagono e poi presidente della Banca Mondiale, ha affermato: “Quando i privilegiati sono tanti e i disperatamente poveri sono molti, e quando la forbice tra i due gruppi si fa più grande invece di rimpicciolirsi, è necessario scegliere fra i costi politici di una riforma e i costi politici di una ribellione. Per questo motivo, nei paesi in via di sviluppo l’applicazione di politiche finalizzate a ridurre la miseria del 40% più povero della popolazione è consigliabile non solo come questione di principio, ma anche di prudenza. La giustizia sociale non è solamente un imperativo morale, ma anche un imperativo politico. Mostrare indifferenza a questa frustrazione sociale equivale a fomentarne la crescita”.</p>



<p>Il giornalista e attivista uruguayano Raúl Zibechi scrive che la lotta alla povertà rappresenta un pretesto per disgregare i focolai di resistenza sottomettendoli dolcemente, ad esempio proponendo loro di accettare soldi e programmi assistenzialisti.</p>



<p>Per poter ricevere questi fondi, i movimenti sociali si dovranno trasformare in Organizzazioni Non Governative (ONG), istituzionalizzate e con un personale professionalizzato, e l’assemblea come spazio di decisione collettiva sarà soppiantata da una dinamica decisionale gerarchica. Attraverso questo meccanismo le ONG, soggetti che non lottano per un cambio sistemico ma negoziano concessioni con lo stato, si appropriano dello spazio politico dei movimenti sociali.</p>



<p>Questa strategia governativa è un “imperialismo morbido”, una tattica di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>travestita da filantropia. Sono metodi che la Banca Mondiale ha teorizzato e implementato già decenni fa, e che continuano ad essere utilizzati dai governi, anche quelli progressisti che dal 2000 governano alcuni paesi dell’America Latina, come Brasile, Argentina, Uruguay, Cile ed Equador<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">21</a></sup>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3938" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?resize=2048%2C1151&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/EDU041014OB1-scaled.webp?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Un esempio di come in Messico la lotta alla povertà sia utilizzata come strategia di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>&nbsp;è la “Crociata Nazionale contro la Fame”. Per inaugurarla il governo avrebbe potuto scegliere uno qualsiasi tra i comuni più “affamati” del Messico, ma decise di farlo a Las Margaritas, dimenticata cittadina del sud del Chiapas ad alta presenza zapatista e a due passi dal Caracol de La Realidad, dove poche settimane prima era stato ucciso Galeano.</p>



<p>Quel giorno, il 23 maggio 2014, a Las Margaritas arrivarono in pompa magna il Presidente della Repubblica Enrique Peña Nieto e il Governatore del Chiapas Manuel Velasco Coello. Lì lanciarono il programma che secondo loro avrebbe tirato migliaia di indigeni fuori dalla povertà e, perché no, magari anche dalla resistenza zapatista<a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">22</a>.</p>



<p>La promozione di programmi assistenzialisti con lo scopo di dividere le comunità e comprare i suoi leaders è una strategia inaugurata in Messico nel 2000, con l’arrivo alla presidenza del Partido de Acción Nacional (PAN). Una tattica di&nbsp;<em>contrainsurgencia</em>&nbsp;che da quindici anni accompagna quella più tradizionale dell’occupazione militare e dell’intervento di paramilitari che, come dimostrano alcuni documenti declassificati, sono appoggiati dai governi di Stati Uniti e Messico<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">23</a></sup>.</p>



<p>È la cosiddetta “guerra di bassa intensità”, teorizzata dagli Stati Uniti dopo un’attenta valutazione degli errori compiuti in Vietnam, e vuole distruggere il tessuto sociale delle comunità non solo utilizzando la forza ma anche tattiche politiche, economiche e psicologiche, con lo scopo di “togliere l’acqua al pesce”. Nel “Manuale di&nbsp;<em>Contrainsurgencia</em>3-24”, l’Università di Chicago ricorda&nbsp;<em>all’intelligence</em>&nbsp;statunitense l’importanza di studiare la popolazione e la cultura della zona in cui deve operare, avvalendosi della collaborazione di antropologi, geografi ed esperti in economia”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">24</a></sup>.</p>



<p>In Chiapas l’applicazione pratica della guerra di bassa intensità è stata affidata a due manuali del Ministero della Difesa messicano, “Plan de Campaña Chiapas 94” e “Chiapas 2000”<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">25</a></sup>. Il primo è stato disegnato per privilegiare “l’azione paramilitare con il fine di evitare l’influenza espansiva dell’EZLN, commettendo attacchi sistematici contro la popolazione civile”. Incubato nella zona nord del Chiapas l’indomani dell’insurrezione zapatista, si è espanso poi nella zona Altos.</p>



<p>Malgrado il coinvolgimento del governo nelle azioni dei paramilitari sia stato provato, il discorso pubblico e mediatico che viene portato avanti dalle istituzioni parla di rispetto di diritti umani e dei popoli indigeni. All’inizio del 2014 il governatore del Chiapas Manuel Velasco Coello – che l’EZLN considera “massimo capo paramilitare” – ha riconosciuto l’apporto delle comunità zapatiste al processo di cambiamento del paese e ha dichiarato il suo rispetto nei loro confronti, affermando che avrebbe continuato ad appoggiare la distensione e la soluzione politica del conflitto<sup><a href="http://www.arivista.org/?nr=401&amp;pag=110.htm#note" target="_blank" rel="noopener" title="">26</a></sup>. Cinque mesi dopo, un gruppo di cui facevano parte alcuni membri del partito del governatore è entrato nel Caracol de La Realidad e ha ucciso Galeano.</p>



<p><a></a>Note</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Quaderni di testo della prima Escuelita Zapatista,&nbsp;<em>Gobierno autónomo II</em>, pag. 22. I quaderni si possono scaricare all’indirizzo <a href="http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html" target="_blank" rel="noopener" title="">http://anarquiacoronada.blogspot.it/2013/09/primera-escuelazapatista-descarga-sus.html</a>.</li>



<li>Simpatizzanti zapatisti, persone o collettivi di tutto il mondo che non fanno parte dell’EZLN ma si riconoscono nei principi espressi dagli zapatisti nella Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona.</li>



<li>San Sebastián Bachajón fa parte del Municipio di Chilón e una parte del suo territorio comprende la strada che porta alle cascate di Agua Azul, tra le città di San Cristóbal de Las Casas e Palenque.</li>



<li>Funzionario amministrativo.</li>



<li>Intervista ad un aderente alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona di Bachajón, San Sebastián Bachajón, dicembre 2014.</li>



<li>Sul conflitto di Agua Azul si può leggere: Ricardo Lagunes e Jessica Davies,&nbsp;<em>San Sebastián Bachajón: la lucha contra el despojo</em>, revista elettronica&nbsp;<em>Desinformémonos</em>, aprile 2015. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://desinformemonos.org/2015/04/san-sebastian-bachajon-la-lucha-contra-el-despojo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://desinformemonos.org/2015/04/san-sebastian-bachajon-la-lucha-contra-el-despojo/</a>. Versione in inglese nella rivista&nbsp;<em>Upside Down World</em>:&nbsp;<a href="http://upsidedownworld.org/main/mexico-archives-79/5311-san-sebastian-bachajon-the-struggle-against-dispossession-in-mexico" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://upsidedownworld.org/main/mexico-archives-79/5311-san-sebastian-bachajon-the-struggle-against-dispossession-in-mexico</a>.</li>



<li>Diapositive sulla strategia dell’istituzione pubblica Fondo Nacional de Fomento al Turismo (FONATUR) in Chiapas. Consultabili in:&nbsp;<a href="http://www.future-agricultures.org/search-documents/global-land-grab/presentations-1/1379-rocheleau/file" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.future-agricultures.org/search-documents/global-land-grab/presentations-1/1379-rocheleau/file</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Juan Vázquez Guzmán, San Sebastián Bachajón, giugno 2012.</li>



<li>Orsetta Bellani,&nbsp;<em>Chiapas: rimangono in carcere i tre indigeni tzeltales arrestati e torturati dalla polizia</em>, 25 settembre 2014, blog&nbsp;<em>Sobre América Latina</em>. Consultabile in:&nbsp;<a href="https://www.sobreamericalatina.com/?p=1531" target="_blank" rel="noopener" title="">https://www.sobreamericalatina.com/?p=1531</a>.</li>



<li>Mariela Zunino,<em>&nbsp;Integración para el despojo: el Proyecto Mesoamérica o la nueva escalada de apropiación del territorio</em>, boletín&nbsp;<em>Chiapas al día</em>&nbsp;no. 583 del Centro de Investigación Económicas y Políticas de Acción Comunitaria (CIEPAC), 28 maggio 2010. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.adital.com.br/site/noticia_imp.asp?cod=48203&amp;lang=ES" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.adital.com.br/site/noticia_imp.asp?cod=48203&amp;lang=ES</a>.</li>



<li>Convegno 169 dell’OIL:&nbsp;<a href="http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.gfbv.it/3dossier/diritto/ilo169-conv-it.html</a>.</li>



<li>Carlos Fazio,&nbsp;<em>La brecha, el Galeano y la digna rabia. In quotidiano La Jornada</em>, 26 maggio 2014. Consultabile in: http://www.jornada.unam.mx/2014/05/26/opinion/017a1pol.</li>



<li><em>Estudio sobre los desplazados por el conflicto armado en Chiapas</em>, pubblicazione realizzata nel quadro del&nbsp;<em>Programa Conjunto OPAS-1969 “Prevención de conflictos, desarrollo de acuerdos y construcción de la paz en comunidades con personas internamente desplazadas en Chiapas 2009-2012</em>”, Messico, 2012. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://culturadepaz.org.mx/sitio/Informe_desplazadas_web.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://culturadepaz.org.mx/sitio/Informe_desplazadas_web.pdf</a>.</li>



<li>Disponibile in:&nbsp;<a href="http://www.internal-displacement.org/americas/mexico/summary" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.internal-displacement.org/americas/mexico/summary</a>.</li>



<li>Juan Romero,&nbsp;<em>La autopista San Cristobal-Palenque, la espina dorsal del CIPP: Sigilo y destrucción violenta</em>, Bollettino del&nbsp;<em>Centro de Investigaciones Económicas y Políticas de Acción Comunitaria&nbsp;</em>(CIEPAC), ottobre 2009. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Pueblos-Indigenas/la_autopista_san_cristobal_palenque_la_espina_dorsal_del_cipp_sigilo_y_destruccion_violenta" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.ecoportal.net/Temas_Especiales/Pueblos-Indigenas/la_autopista_san_cristobal_palenque_la_espina_dorsal_del_cipp_sigilo_y_destruccion_violenta</a>.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Juan Romero, San Cristóbal de Las Casas, novembre 2014.</li>



<li>Intervista di Orsetta Bellani a Ricardo Lagunes, San Cristóbal de Las Casas, gennaio 2015.</li>



<li><em>Informe de agresiones a las bases de apoyo zapatistas 2006-2012</em>, Red contra la Represión y por la Solidaridad, maggio 2013.</li>



<li><em>Agresión a Bases del EZLN en sede de la Junta de Buen Gobierno de La Realidad</em>, comunicato stampa del Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) del 5 maggio 2014. Consultabile all’indirizzo:<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/05/junta-de-buen-gobierno-hacia-la-esperanza-denuncia-energicamente-a-los-paramilitares-cioaquistas-organizados-por-los-3-niveles-de-los-malos-gobiernos-en-contra-de-nuestros-pueblos-bases-de-apoyo-del-e/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2014/05/05/junta-de-buen-gobierno-hacia-la-esperanza-denuncia-energicamente-a-los-paramilitares-cioaquistas-organizados-por-los-3-niveles-de-los-malos-gobiernos-en-contra-de-nuestros-pueblos-bases-de-apoyo-del-e/</a>.</li>



<li><em>Maestro zapatista Galeano: appunti di una vita</em>, Comunicato dell’EZLN del 2 maggio 2015. Consultabile in italiano:&nbsp;<a href="http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2015/05/04/maestro-zapatista-galeano-appunti-di-una-vita/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2015/05/04/maestro-zapatista-galeano-appunti-di-una-vita/</a>.</li>



<li>Raúl Zibechi,&nbsp;<em>Política &amp; Miseria. Una propuesta de debate sobre la relación entre el modelo extractivo, los planes sociales y los gobiernos progresistas</em>, Editorial La Vaca, Argentina. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://es.scribd.com/doc/204505800/Zibechi-Raul-Politica-Y-Miseria#" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://es.scribd.com/doc/204505800/Zibechi-Raul-Politica-Y-Miseria#</a>.</li>



<li>Hermann Bellinghausen,&nbsp;<em>La actual etapa contrainsurgente inicia en Las Margaritas con la Cruzada Contra el Hambre</em>, quotidiano&nbsp;<em>La Jornada</em>, 24 maggio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol</a>.</li>



<li>Pedro Faro,&nbsp;<em>El gran teatro de la impunidad en Chiapas. Nuevas evidencias del genocidio y la guerra encubierta, mensile Ojarasca</em>, 14 dicembre 2013. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://www.jornada.unam.mx/2013/12/14/oja-teatro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://www.jornada.unam.mx/2013/12/14/oja-teatro.html</a>.</li>



<li>Gilberto López y Rivas,&nbsp;<em>Estudiando la contrainsurgencia de Estados Unidos. Manuales, mentalidades y uso de la antropología</em>, Ocean Sur, Messico, 2 giugno 2014.</li>



<li>Paulina Fernández Christlieb,&nbsp;<em>El EZLN y la GBI en Chiapas: derechos indígenas contra corporaciones transnacionales</em>, Revista Mexicana de Ciencias y Políticas Sociales, vol. XLVI, núm. 189, maggio-dicembre 2003, pag. 213-262, Universidad Autónoma de México, Messico.</li>



<li>Ángeles Mariscal,&nbsp;<em>Dice Manuel Velasco que reconoce aporte de comunidades indígenas zapatistas</em>, periodico elettronico&nbsp;<em>Revolución 3.0</em>, 2 gennaio 2014. Consultabile in:&nbsp;<a href="http://revoluciontrespuntocero.com/dice-manuel-velasco-que-reconoce-aporte-de-comunidades-indigenas-zapatistas/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">http://revoluciontrespuntocero.com/dice-manuel-velasco-que-reconoce-aporte-de-comunidades-indigenas-zapatistas/</a></li>
</ol>



<p><em>Articolo pubblicato su Arivista nell’ottobre 2015.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/03/chiapas-turismo-autostrade-e-repressione/">Chiapas: turismo, autostrade e repressione</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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