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	<title>donne - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>donne - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 11:11:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO), un gruppo armato di tipo paramilitare, che ha minacciato di ucciderlo ed appendergli le interiora al collo.</p>



<p>Sono alcune testimonianze di donne zapatiste raccolte dalla Carovana di Solidarietà con le Comunità Autonome di Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, che è stata realizzata a fine ottobre, pochi giorni prima del sequestro, da parte della ORCAO, del zapatista Felix López Hernández, che è stato poi torturato da una ventina di uomini.</p>



<p>Dall’inizio del 2020, in varie occasioni la ORCAO ha attaccato l’EZLN: minacce ed aggressioni, danni alla scuola media autonoma zapatista, saccheggio e poi incendio di due magazzini pieni di caffè zapatista. Gli uomini della ORCAO rubano il raccolto delle famiglie dell’EZLN ed invadono i campi che ha “recuperato” quando è insorto in armi nel 1994 – si tratta, cioè, di terre che gli zapatisti hanno tolto ai latifondisti per distribuirle tra i suoi militanti.</p>



<p>La Carovana di Solidarietà ha constatato i danni materiali che gli attacchi paramilitari causano alle comunità zapatiste e le loro conseguenze psicologiche, in particolare nei bambini e nelle donne. Queste vivono con un’angoscia costante: non possono avvicinarsi ai campi por paura di essere aggredite dagli uomini armati della ORCAO, i loro raccolti marciscono sotto il sole e le loro tavole rimangono vuote. Al ruscello per prendere l’acqua si avvicinano solo in gruppo.</p>



<p>“I bambini non sanno se dormire con le scarpe, perché gli spari non hanno orario”, ha affermato Marisol Culej Culej del Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas (CDMCH), durante il forum “Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste”, organizzato il 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne. Secondo l’ONG chiapaneca, le donne zapatiste non si vittimizzano, e attraverso il lavoro collettivo hanno creato forme di resistenza all’azione di organizzazioni come la ORCAO, “il cui obiettivo primordiale è lo sfiancamento”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3343" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?w=1298&amp;ssl=1 1298w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Partita a basket durante il Primo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, organizzato dalle zapatiste. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Guerra integrale di sfiancamento” è il nome che si da alla fase attuale della guerra di bassa intensità in Chiapas. Dopo il massacro avvenuto nel villaggio chiapaneco di Acteal nel 1997 – dove un gruppo paramilitare ha ucciso 45 indigeni maya tzotziles mentre stavano pregando per la pace in Chiapas – , la strategia dello Stato contro le comunità autonome del Chiapas non è più attaccarle direttamente con grandi operazioni militari, ma consiste in “sfinire” la popolazione con atti non così appariscenti da attirare l’attenzione dei media. Allo stesso tempo, il governo “compra” il favore delle persone dando loro soldi e programmi assistenzialisti, allontanandole in questo modo dalle organizzazioni in lotta, come l’EZLN.</p>



<p>“Il governo attua individualizzando la persona, dandole soldi e separandola dal corpo collettivo di cui fa parte, e che finora gli ha permesso di resistere all’azione dello Stato messicano e al progressismo”, ha affermato la sociologa Margara Millán durante il suo intervento al forum. “Le donne si trovano al centro di questo conflitto perché promuovono varie lotte, e si convertono in questo modo in un oggetto da intimidare e debilitare. Lo Stato attacca le donne zapatiste perché ci hanno insegnato che non dobbiamo avere paura”.</p>



<p>Lo stesso schema di violenza colpisce le famiglie di altri villaggi e zone del Chiapas: Aldama, Chalchihuitán, Chilón, Los Chorros o Banavil. E va anche oltre le frontiere chiapaneche: secondo l’antropologa Aida Hernández Castillo, in varie parti del mondo si utilizzano pratiche di guerra simili. Lo afferma Carolyn Nordstrom dell’Università di Notre Dame in una citazione che Aida Hernández Castillo legge durante il forum Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste: “Dopo aver condotto ricerche sul campo negli epicentri di guerra nei tre continenti durante più di quindici anni, ho imparato che il concetto stesso di guerre locali, che siano centrali o periferiche, è una finzione”, scrive Nordstrom. “Non ci sono conflitti locali: l’industria della guerra internazionale è massivamente interconnessa e rende possibile le guerre in ogni parte del mondo. Ho visto i manuali di addestramento militare fare il giro del mondo, passando da una guerra all’altra. Quando una nuova tecnica di tortura viene introdotta in un paese, di lì a pochi giorni la solita tecnica può essere trovata in altre parti del mondo”.</p>



<p>Uno dei territori in cui l’”industria della guerra internazionale” implementa le sue strategie è il Kurdistán. Lì, ispirate dalla lotta delle zapatiste, le curde che quotidianamente resistono agli attacchi dello Stato turco propongono alle donne in lotta di tutto il pianeta di unire gli sforzi per creare un’organizzazione mondiale di donne. “Senza costruire una lotta in comune non si può rompere il patriarcato”, ha affermato alla chiusura dell’evento Melike Yasar del Movimento delle Donne Curde.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nel gennaio 2021.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/06/continuano-gli-attacchi-paramilitari-allezln-sono-parte-di-una-guerra-globale-contro-i-popoli-e-le-donne/">Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Mar 2018 18:41:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Animal Político (traduzione: yabastaedibese)</em></p>



<p>Entrando nel Caracol zapatista di Morelia, zona de Tzotz Choj, Chiapas, Angélica Ávila di Fuerzas Unidas por Nuestrxs Desaparecidxs en Nuevo León (FUNDENL) ha sentito una “energia di lotta” molto forte. Con uno zaino sulla spalla è stato accolta da uno striscione che diceva “benvenute donne del mondo”, e poi ha trovato case di legno dipinte con murales colorati, circondati da bosco e prati verdi.&nbsp;Uno spazio dove gli zapatisti sono riusciti a costruire un altro mondo, dove i giovani non scompaiono come è successo a suo figlio Gino, che un giorno nel 2011 ha lasciato la sua casa e non è più tornato.</p>



<p>Quando Angelica è entrata nel Caracol di Morelia – uno dei cinque centri amministrativi zapatisti presenti in Chiapas – stava iniziando l’inaugurazione del primo incontro internazionale, politico, artistico, sportivo e culturale delle donne che lottano, convocato in occasione dell’8 marzo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3453" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/05/EncuentroMujeres3-1.jpg?w=1232&amp;ssl=1 1232w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>«Sappiamo che ci sono diversi colori, dimensioni, lingue, culture, professioni, pensieri e forme di lotta. Ma noi diciamo che siamo donne e anche donne che lottano, quindi siamo diversi, ma siamo uguali. La violenza e la morte ci rendono uguali», ha detto l’Insurgente Erika dal palco, circondata da basi di sostegno e di milicianas dell’EZLN.</p>



<p>Da un altro palco, Marichuy e le rappresentanti del Consiglio Indigeno di Governo hanno osservato l’inaugurazione dell’evento, senza mai intervenire.</p>



<p>«L’obiettivo del sistema capitalista patriarcale è mantenerci sottomesse. Se vogliamo essere libere dobbiamo conquistare la libertà noi stesse, come donne che siamo», ha concluso l’insurgente zapatista.</p>



<p>Mentre la donna parlava, le tende cominciavano a riempiere la collina, occupando ogni angolo del Caracol di Morelia. Poco alla volta, più di 5 mila donne provenienti dai cinque continenti si sono avvicinate per ascoltare le sue parole. È stato l’evento più di successo e partecipato degli ultimi anni in territorio zapatista.</p>



<p>Durante i tre giorni le oltre sette mila donne che hanno partecipato all’incontro, hanno giocato a calcio e basket, hanno visto opere di teatro, ballato al suono della musica zapatista del gruppo Dignidad Rebelde. Hanno scambiato esperienze per «alimentare la nostra lotta che ognuna di noi ha dove vive». Hanno scoperto che in Australia l’estrattivismo colpisce le comunità e che nella lontana Finlandia le donne indigene sami lottano per la loro vita. Hanno discusso su salute, educazione, lesbismo, sulla violenza di genere e di Stato.</p>



<p>Durante l’incontro con le zapatiste e le altre donne del mondo Angélica Ávila ha parlato a nome di tutte i membri del FUNDENL, raccontando della sparizione dei loro figli e della lotta che come madri stanno portando avanti. Si è emozionata di fronte a un pubblico così attento e partecipe.</p>



<p>«Una donna zapatista ha preso la parola per darmi coraggio in questa lotta e sono crollata», ha detto Angélica Ávila.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3473" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1-1024x683-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Gli uomini non sono stati invitati all’incontro che, per la prima volta, è stato organizzato solamente dalle donne zapatiste. Sono rimasti ai margini del Caracol di Morelia, cucinando, pulendo e facendo altre attività perché l’incontro potesse svolgersi. Per ogni donna zapatista che ha partecipato – più di due mila – c’è stato un uomo che è rimasto nella comunità a prendersi cura dei figli e della casa.</p>



<p>Perà gli uomini, in accordo con le zapatiste e con altre donne che abbiamo intervistato, devono essere inclusi nella lotta. «Credo che sia importante che ci siano spazi di sole donne, gli uomini dirigono e si prendono spazio e parola», ha detto l’afrodominicana Ochy Curiel del gruppo colombiano Tremenda Revoltosa Batucada Feminista.</p>



<p>In assenza degli uomini, le donne hanno preso parola con più sicurezza, hanno discusso e ballato più liberamente.</p>



<p>«Penso comunque che gli uomini debbano essere antipatriarcali. Hanno privilegi, ma nella misura in cui sono disposti a metterli in discussione sento che possono essere femministi, di più: dovrebbero esserlo», ha aggiunto Ochy Curiel.</p>



<p>«Il femminismo è una scommessa per il mondo, di trasformazione delle relazioni diseguali di sfruttamento, discriminazione e razzismo».</p>



<p>UN LUNGO CAMMINO</p>



<p>Marta Dillón ha fatto circa 7 mila chilometri per arrivare in Chiapas. Ha preso la decisione nel dicembre passato, nel momento in cui ha letto la convocazione delle donne zapatiste.</p>



<p>«Sono venuta per conoscere l’esperienza di autonomia del movimento zapatista e per vincolarmi con le donne di tutto il mondo», ha commentato la militante argentina del movimento Ni Una Menos.</p>



<p>«Dobbiamo iniziare a progettare ciò che vogliamo quando diciamo che vogliamo cambiare tutto. Questo implica l’immaginazione collettiva e penso che qui, tra tante esperienze di tanti luoghi diversi nel mondo, l’immaginazione si possa espandere e possiamo progettare il mondo in cui vogliamo vivere».</p>



<p>Secondo con Vilma Almendra, indigena nasa misak del Cauca (Colombia) del collettivo Pueblos en Camino, l’obbiettivo dell’incontro è che le partecipanti si incontrino per conoscersi e «aprire un grande spazio politico a partire dalle donne per continuare a lavorare con altre e altri».</p>



<p>«Ci sono donne della città che ci disprezzano perché non conosciamo la lotta di (altre) donne, perché non abbiamo letto libri dove le femministe dicono come deve essere (il femminismo)», ha affermato l’insurgente Erika durante l’inaugurazione. Vilma Almendra è d’accordo con lei, ma riconosce che le femministe hanno dato alcuni spunti importanti: «dobbiamo metterci a dialogare questi spunti con le nostre culture; non prenderle come formule, ma capire cosa hanno a che fare queste esperienze con noi».</p>



<p>Al pari di altre donne indigene messicane, la guatemalteca e maya q’eqchi’ Lorena Cabnal si è definita come femminista comunitaria: «per me essere femminista è un atto di trasgressione e ribellione. Non esiste la parola femminismo, però credo che i femminismi nel mondo ha portato elementi per interpretare la vita».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3475" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1024%2C682&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?resize=1536%2C1023&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Secondo la scrittrice Francesca Gargallo, autrice di “Feminismo desde Abya yala”, libro che ha scritto in “dialogo con le donne di 607 popoli originari della Nostra America”, si può definire come femminista ogni lotta di donne per migliorare la propria condizione.</p>



<p>«Definirsi femminista nella maggior parte delle lingue è la traduzione di qualcosa di molto più complesso, allo stesso modo tutte le traduzioni sono riduttive», ha spiegato Francesca Gargallo, che vede il femminismo come parte della lotta per il “buen vivir”.</p>



<p>«Ci sono donne che usano metafore per dire ciò che sono, alcune dicono di essere le “donne del cuore” o “donne in ricerca di una buova vita”. Ogni volta che questa ricerca parte dalla riflessione tra donne, credo si possa parlare di femminismo».</p>



<p>CONDIVIDERE ESPERIENZE</p>



<p>Lucia indossa un abito maya tzeltal, porta un paliacate legato al cappello e una ricetrasmittente. A volte il dispositivo emette un rumore e le tocca interrompere il discorso per rispondere. Nella costruzione fatta di tavole di legno, che normalmente funziona come una sala da pranzo, a poco a poco più donne stanno entrando. Si siedono per terra per assistere a questo scambio inusuale e insolito, mentre una miliziana cammina nella stanza.</p>



<p>Le donne presenti hanno preso la parola una ad una, hanno fatto osservazioni e domande.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3476" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres5-1.jpg?w=1440&amp;ssl=1 1440w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Lucía, che vive nella zona de La Realidad, si è presa il suo tempo per trovare le parole più adeguate per rispondere. Ha parlato di guerra a bassa intensità contro le comunità zapatiste e di come queste organizzano il loro sistema di salute, giustizia ed educazione autonoma. Ha raccontato dell’alleanza con gli altri popoli indigeni che fanno parte del Congreso Nacional Indigena (CNI) e della relazione con il Movimento di Donne del Kurdistan, che hanno inviato un video per salutare l’evento, visto che una sua rappresentante è stata deportata all’arrivo a Città del Messico.</p>



<p>«Mai nella mia vita da quando sono nata nella selva, mai ho conosciuto gente come quella che si trova qui, quasi pensavo esistevamo solo noi», ha detto Lucía con un sorriso.</p>



<p>«Grazie a questo incontro sto conoscendo donne di altri stati e di altri paesi. Mi piace che ci capiamo e condividiamo esperienze. Niente sarà più uguale, forse faremo progressi o commetteremo errori, ma continueremo nella lotta».</p>



<p>Si sentono le grida del laboratorio di danza africana che si sta svolgendo là fuori, e il fischio della partita di pallavolo. La notte cadrà presto e le donne zapatiste saliranno di nuovo sul palco per chiudere l’evento. Lo faranno con le parole dolci che commuoveranno molte. E inviteranno le donne che lottano non solo ad analizzare “chi sono i responsabili dei nostri dolori che abbiamo”, ma ad incontrarsi di nuovo il prossimo anno in territorio zapatista.</p>



<p><em>Articolo tratto da&nbsp;<a href="https://www.animalpolitico.com/sociedad/zapatistas-mujeres-lucha" target="_blank" rel="noopener" title="">Animal Politico</a></em> <em>e tradotto da</em> <em><a href="http://www.yabastaedibese.it/2018/03/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-agli-zapatisti-per-i-propri-diritti/" target="_blank" rel="noopener" title="">yabastaedibese</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2018/03/21/migliaia-di-donne-da-tutto-il-mondo-arrivano-in-chiapas-per-lottare-insieme-alle-zapatiste-per-i-propri-diritti/">Migliaia di donne da tutto il mondo arrivano in Chiapas per lottare insieme alle zapatiste per i propri diritti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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