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	<title>Donald Trump - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<description>Noticias sobre América Latina y algo más.</description>
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	<title>Donald Trump - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Il Messico si prepara a ricevere i migranti deportati</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2017 14:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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		<category><![CDATA[Migranti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trump rispetta le promesse fatte in campagna elettorale, ed ha già iniziato la caccia ai migranti. “Voglio che consegnate i cattivi”, ha detto mercoledì alla polizia. “Li allontaneremo dal paese e li manderemo da dove sono venuti, e lo faremo rapidamente”. Secondo la stampa statunitense, le retate antimigranti si stanno svolgendo in sei stati. Centinaia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Trump rispetta le promesse fatte in campagna elettorale, ed ha già iniziato la caccia ai migranti. “Voglio che consegnate i cattivi”, ha detto mercoledì alla polizia. “Li allontaneremo dal paese e li manderemo da dove sono venuti, e lo faremo rapidamente”.</p>



<p>Secondo la stampa statunitense, le retate antimigranti si stanno svolgendo in sei stati. Centinaia di persone sono state arrestate nelle loro case, nei loro luoghi di lavoro o in posti di blocco, ma le autorità hanno assicurato che si tratta di operazioni di rutine.</p>



<p>Retate simili a quelle di questi giorni sono state realizzate anche durante il governo di Obama e hanno portato all’espulsione di migliaia di persone, ma allora non colpivano, come sta succedendo ora, persone con la fedina penale pulita. Come Guadalupe García de Rayos, deportata in Messico dopo 20 anni passati negli Stati Uniti, dove ha lasciato il marito e i due figli, nati nel paese. La portavoce del Dipartimento della Sicurezza Interna ha comunque assicurato che la maggior parte delle persone fermate in questi giorni sono “pericolosi criminali”.</p>



<p>Secondo uno studio del Senato messicano, gli Stati Uniti potrebbero deportare circa 500 mila messicani all’anno e, considerando uno “scenario catastrofico”, potrebbero arrivare a 900 mila. È necessario, affermano alcuni ricercatori, che il governo appoggi economicamente gli Stati del nord del Messico che dovranno ricevere i rimpatriati.</p>



<p>“Dobbiamo prepararci a quello che succederà, sappiamo che presto arriverà molta più gente nella nostra casa”, afferma in intervista Geraldine Estrada Rivera, coordinatrice della Casa del Migrante di San Luis Potosí (Messico), una struttura che ospita e assiste i migranti centroamericani che attraversano il paese nel loro viaggio verso il nord. “Quasi il 90% delle persone che riceviamo sono centroamericane, ma sappiamo che presto arriverà un gran numero di messicani cacciati dagli Stati Uniti. Normalmente vengono deportati in autobus e lasciati qui; arrivano nella nostra casa per poi muoversi verso i loro luoghi di origine”.</p>



<p>Il governo messicano, che fino a poco tempo fa dubitava che Trump potesse realmente mettere in atto un piano di espulsioni su larga scala, afferma di “essere perfettamente pronto” a ricevere i rimpatriati, assicura che sarà in grado di offrire loro un lavoro e che agevolerà l’ingresso dei più giovani al sistema educativo, mentre la prestigiosa Universidad Iberoamericana offrirà 1500 borse di studio a giovani deportati dagli Stati Uniti.</p>



<p>Ma parte della stampa locale continua a definire “opaco e titubante” l’atteggiamento del presidente Peña nei confronti di Trump, e non pensa che la crisi possa essere risolta dal nuovo titolare degli Esteri, Luis Videgaray. Un uomo privo di esperienza diplomatica, messo a capo di questo ministero dopo essersi dimesso da quello delle Finanze, a seguito delle polemiche motivate proprio dall’aver organizzato il viaggio di Trump in Messico, in piena campagna elettorale.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 12.02.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/02/13/il-messico-si-prepara-a-ricevere-i-migranti-deportati/">Il Messico si prepara a ricevere i migranti deportati</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Quei migranti che non temono il muro</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2017/01/20/quei-migranti-che-non-temono-il-muro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jan 2017 14:48:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Left]]></category>
		<category><![CDATA[centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[criminalità organizzata]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando scoprì che Donald Trump aveva vinto le elezioni, Fabio Ceballos Loya non rimase poi tanto deluso, non ve- deva enormi differenze con la sua avversaria. Fabio ha 29 anni, insegna alle scuole elementari ed è cresciuto a Ciudad Juárez, città messicana al confine con gli Stati Uniti, uno dei centri urbani più violenti del&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando scoprì che Donald Trump aveva vinto le elezioni, Fabio Ceballos Loya non rimase poi tanto deluso, non ve- deva enormi differenze con la sua avversaria. Fabio ha 29 anni, insegna alle scuole elementari ed è cresciuto a Ciudad Juárez, città messicana al confine con gli Stati Uniti, uno dei centri urbani più violenti del mondo, famosa per essere stata capitale mondiale del femminicidio.&nbsp;</p>



<p>Il giovane è cresciuto guardando continuamente al di là della frontiera, attraverso il deserto. Con i suoi amici parlava spanglish – una “lingua” che mescola lo spagnolo all’inglese -, ascoltava musica statunitense e seguiva lo sport nordamericano. Già da bambino, Fabio andava spesso con la sua famiglia a fare shopping nei centri commerciali di El Paso, la città texana che si trova a pochi chilometri dalla sua.</p>



<p>Quando era adolescente, andava negli Stati Uniti per fare dei lavoretti estivi. Ogni volta che valicava la frontiera, Fabio percepiva razzismo nei suoi confronti: «Ciò che più mi spaventa della vittoria di Trump è l’aumento della discriminazione etnica negli Stati Uniti, ora i razzisti sentono di avere il benestare del presidente».</p>



<p>Nei decenni passati, Ciudad Juaréz ha ricevuto migliaia di migranti provenienti da altre parti del Messico e dal Centroamerica a causa della bonanza economica generata dal trasferimento di grandi imprese di assemblaggio statunitensi nella città frontaliera. Una delle promesse elettorali di Trump che potrebbe avere un impatto forte sul Messico è proprio la rinegoziazione del Trattato di libero commercio tra i Paesi del Nord America, il Nafta, che ha spinto le imprese multinazionali a trasferire la loro produzione all’estero.</p>



<p>«Trump è riuscito a vendere il “mito” che il Messico ha rubato lavoro agli Stati Uniti, ma in realtà nessun paese guadagna da questo trattato. Perdono i lavoratori e i consumatori, e guadagnano le grandi corporazioni. Sono accordi scritti e firmati apposta per loro», afferma Laura Carlsen del Center of International Policy. L’analista politica ricorda come, proprio per questo motivo, la rinegoziazione del Nafta è da sempre una richiesta anche delle organizzazioni sociali, mossa però da motivazioni molto diverse da quelle di Trump.</p>



<p>«Sono partito ora dall’Honduras per arrivare prima che Trump diventi presidente», afferma Jairo. Seduto sui binari del treno nei pressi di Atitilaquia nello Stato di Hidalgo, il giovane honduregno aspetta di poter ripartire insieme ai suoi due amici sul tetto de “La bestia”, il treno merci che i migranti cen- troamericani utilizzano per attraversare il Messico e raggiungere gli Stati Uniti.</p>



<p>La frontiera meridionale degli Stati Uniti, infatti, non viene attraversata solo da messicani, ma, in questi anni, soprattutto da persone provenienti dai piccoli e disastrati Paesi centroamericani – Guatemala, El Salvador, Honduras, Nicaragua. Per loro, la parte più pericolosa del viaggio è transitare per il Messico: durante il cammino possono essere derubati, violentati e in alcuni casi assassinati dalle organizzazioni criminali o dalla polizia messicana. Secondo la Red de Documentación de las organizaciones defensoras de migrantes nel 2015 le autorità messicane sono state responsabili del 40 per cento dei crimini commessi contro i migranti che transitano nel Paese.</p>



<p>Jairo non crede che il muro che Trump ha promesso di costruire alla frontiera con il Messico potrà fermare la migrazione. Il giovane ha lasciato San Juan Dugurubuti, un villaggio di pescatori affacciato sul mar dei Caraibi, per cercare fortuna negli Stati Uniti e non rischiare di trovarsi coinvolto nella situazione in cui si trovano molti ragazzi in Honduras: essere minacciati di morte dalle maras o costretti a lavorare per loro. Le Nazioni Unite stimano che l’Honduras sia il paese più violento del mondo e, secondo Jairo, finché ci saranno povertà e insicurezza niente potrà convincere le persone a smettere di migrare.</p>



<p>Trump ha promesso che sarà il Messico a pagare la costruzione del muro, ma una barriera metallica tra i due Paesi esiste già. È stata costruita a partire dagli anni 90, durante l’amministrazione di Bill Clinton, e attualmente copre circa un terzo dei più di 3mila chilometri di frontiera. Per il resto, a fermare i migranti ci pensano il deserto e gli agenti della Border Patrol, che durante la presidenza Obama sono raddoppiati, arrivando a 42mila unità. A dire il vero, poi, negli anni successivi alla crisi economica, i flussi in entrata dal Messico sono diminuiti e il numero di immigrati indocumentados residente negli States è calato di circa un milione di unità.</p>



<p>Secondo il quotidiano messicano El Universal, il muro di cemento che Trump vuole costruire nella frontiera meridionale degli Stati Uniti costerebbe 25 miliardi di dollari, e dovrebbero essere utilizzati 40mila lavoratori l’anno per completare l’opera in quattro anni. Per questo motivo, malgrado altri presidenti avessero accarezzato l’idea, la costruzione di un muro tra gli Stati Uniti e il Messico è sempre rimasta nel libro dei sogni. Per altri, continua a essere un incubo.</p>



<p>Angela Cruz non ha paura del muro. È convinta che presto la sua famiglia in Honduras riuscirà a mandarle i 4500 dollari che le servono per pagare un trafficante di persone, coyote si chiamano, affinché accompagni lei e suo figlio di sei anni per i 1200 chilometri che separano San Luis Potosi da Houston, in Texas. Angela è partita tre mesi fa da Tegucigalpa, la capitale dell’Honduras, dove una mara chiedeva il pizzo a sua madre che gestisce un banchetto al mercato locale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/01/ANGELA.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3876" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/01/ANGELA.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/01/ANGELA.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/01/ANGELA.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/01/ANGELA.webp?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/01/ANGELA.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Angela Cruz nella Casa del Migrante di San Luis Potosí. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>La ragazza denunciò l’accaduto e scoprì che il suo fidanzato faceva parte della mara avversaria, che la minacciò e picchiò. Decise di trasferirsi un periodo in Guatemala, ma le minacce continuavano. Così un giorno Angela prese suo figlio e uscì di casa, come se andasse al mercato. Invece salì su un autobus, e da lì su un altro ancora, fino a quando arrivò a San Luis Potosi, quasi incredula per il fatto di non essere mai stata fermata dalla polizia migratoria. Afferma che è stato l’amore per suo figlio a permetterle di andare avanti.</p>



<p>Angela è arrivata con il suo bambino nella Casa del migrante di San Luis Potosí un centro gestito dalla Caritas che ospita e appoggia i migranti in transito per il Paese, e ha deciso di fermarsi qui qualche mese a lavorare come volontaria, come faceva quando viveva in Honduras in un’altra struttura della Caritas.</p>



<p>«A Trump non conviene deportare i migranti, sono loro che fanno ricco il Paese», afferma Angela quando le chiediamo se crede che il presidente eletto manterrà la promessa di espellere gli 11 milioni di migranti che si stima lavorino irregolarmente negli Usa.</p>



<p>C’è invece chi prende sul serio le minacce del presidente eletto. «Dobbiamo prepararci a quello che succederà, sappiamo che presto arriverà molta più gente nella nostra casa», afferma Geraldine Estrada Rivera, coordinatrice della Casa del migrante di San Luis Potosí. «Quasi il 90 per cento delle persone che riceviamo sono centroamericane, ma sappiamo che arriverà un gran numero di messicani cacciati dagli Stati Uniti. Normalmente vengono deportati in autobus e lasciati qui; arrivano nella nostra casa per poi muoversi verso i loro luoghi di origine».</p>



<p>Estrada Rivera è preoccupata per la possibilità che il governo degli Stati Uniti faccia pressione sul governo messicano affinché inasprisca la sua politica migratoria, cosa che è avvenuta anche durante Obama, al punto che attualmente il Messico deporta più migranti centroamericani che gli stessi Stati Uniti. Il Paese latinoamericano si è convertito in un setaccio dalle cui strette maglie sempre più difficilmente si riesce a passare.</p>



<p>«Non credo che Trump farà tutto quello che ha promesso, è il presidente ma non il padrone degli Stati Uniti, ci sono poteri superiori a lui. Le grandi imprese non gli permetteranno di fare cose che agli Stati Uniti non convengono, come deportare i migranti irregolari», afferma Martha Sánchez Soler dell’organizzazione non governativa Movimiento migrante mesoamericano. «Gli Stati Uniti aprono il cancello quando la loro economia è in espansione e ha bisogno di manodopera, e lo richiudono quando sono in recessione. In quel momento inizia la politica di deportazioni».</p>



<p>Secondo Sánchez Soler, se gli Stati Uniti investissero in aiuti allo sviluppo tutti i soldi che, attraverso il programma di cooperazione militare Plan Mérida, mandano al governo messicano per fermare la migrazione centroamericana attraverso la militarizzazione, si potrebbero eliminare le cause della migrazione.</p>



<p>Ma la verità è che probabilmente Trump non metterà mano alla grande deportazione: tutti sanno che ci sono settori dell’economia Usa, ad esempio l’agricoltura californiana, che si paralizzerebbero di colpo.</p>



<p><em>Articolo pubblicato dal settimanale Left il 17.12.2016</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2017/01/ANGELA.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2017/01/20/quei-migranti-che-non-temono-il-muro/">Quei migranti che non temono il muro</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Elezioni Usa: perché tanti latinos voteranno Donald Trump?</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/05/elezioni-usa-perche-tanti-latinos-voteranno-donald-trump/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Nov 2016 14:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Elezioni USA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Bronx è un angolo di America Latina a New York. Il 52% della popolazione del distretto, che non è più il posto malfamato descritto dai film di Hollywood, è di origine latinoamericana, gli avvisi nella metropolitana sono bilingue e i ristoranti vendono&#160;empanadas&#160;e&#160;tacos. Antonio Meléndez, che il nome del Bronx ce l’ha cucito sulla felpa,&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/05/elezioni-usa-perche-tanti-latinos-voteranno-donald-trump/">Elezioni Usa: perché tanti latinos voteranno Donald Trump?</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Bronx è un angolo di America Latina a New York. Il 52% della popolazione del distretto, che non è più il posto malfamato descritto dai film di Hollywood, è di origine latinoamericana, gli avvisi nella metropolitana sono bilingue e i ristoranti vendono&nbsp;<em>empanadas</em>&nbsp;e&nbsp;<em>tacos</em>.</p>



<p>Antonio Meléndez, che il nome del Bronx ce l’ha cucito sulla felpa, vive qui da tutta la vita ed è figlio di una coppia di portoricani. Il suo spagnolo è un po’ arrugginito ma assicura di sentirsi “molto latino”, oltre che repubblicano. Il 19 aprile, quando Donald Trump ha vinto le primarie nello Stato di New York, è uscito a festeggiare. “L’economia va malissimo da queste parti e bisogna sistemarla, quando ero giovane non c’era tanta gente povera e senza casa. Credo che Trump potrebbe rappresentare un vero cambiamento in questo Paese”, spiega l’uomo, che afferma di apprezzare la fermezza del candidato repubblicano.</p>



<p>Donald Trump ha fatto breccia nei cuori di un elettorato deluso da decenni di politiche neoliberali, grazie ad una proposta protezionista che prevede ad esempio la rinegoziazione dei trattati di libero commercio come il NAFTA (North American Free Trade Agreement). Una politica che ha il sapore di una guerra commerciale contro il Messico, in cui molte imprese statunitensi hanno delocalizzato la loro produzione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB8.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3924" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB8.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB8.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB8.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB8.webp?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB8.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">&nbsp;<em>Antonio Meléndez nel Bronx, New York. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Antonio Meléndez non è l’unico ispano-statunitense che simpatizza per Trump. Secondo un sondaggio pubblicato a febbraio da&nbsp;<em>The Washington Post</em>&nbsp;e&nbsp;<em>Univision Noticias</em>, il 16% dei 27,3 milioni di elettori statunitensi che si riconoscono come latini ha una buona opinione di Trump, mentre un’indagine più recente di&nbsp;<em>Los Angeles Times</em>&nbsp;e Latino Decisions indica che sono il 10%. Non è una percentuale molto alta, ma significa comunque che almeno 2,7 milioni di persone forse voteranno l’8 novembre per un uomo che li ha definiti “narcotrafficanti e violentatori”.</p>



<p>Quando ha ascoltato quelle parole, come il 74% dei votanti latini, Antonio Meléndez si è sentito offeso. Degli Stati Uniti, infatti, dice di amare proprio la capacità di accogliere i migranti. “Tutti devono avere la possibilità di essere cittadini statunitensi, tutti hanno il diritto di stare qui. Gli Stati Uniti sono un Paese libero in cui può venire qualsiasi persona”. Meléndez preferisce non esprimersi sulle dichiarazioni di Trump sulla necessità di deportare gli 11 milioni di migranti irregolari che si stima vivano negli Stati Uniti, e di costruire un “grande e bel muro” di 3mila chilometri sulla frontiera con il Messico, per impedire il loro passaggio. Meléndez considera le idee di Trump come intimidazioni “che non verranno mai messe in pratica”, al contrario del 57% dei messicani che, secondo un recente sondaggio dell’istituto Parametría, è convinto del contrario.</p>



<p>Le dichiarazioni di Trump sui latini sono, in realtà, molto contraddittorie. Il candidato repubblicano ha affermato di amare il Messico e di avere molti amici messicani. Nel suo discorso di investitura, ha però reiterato la necessità di costruire un muro frontaliero e mettere fine alla migrazione illegale. Allo stesso tempo, il 5 maggio scorso, giorno di una festa nazionale messicana che viene celebrata più negli Stati Uniti che in Messico, il magnate ha pubblicato una foto in cui appariva sorridente davanti a un&nbsp;<em>taco bowls</em>, pietanza che in realtà non esiste in Messico. “Buon 5 maggio”, dice la didascalia della foto. “I migliori&nbsp;<em>taco bowls</em>&nbsp;si preparano nel ristorante della Trump Tower. Amo gli ispanici!”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB5.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3926" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB5.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB5.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB5.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB5.webp?resize=1536%2C863&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/TRUMP180416OB5.webp?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Mural a Manhattan, New York. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“È opportunismo politico, Donald Trump è sempre stato molto erratico nelle sue dichiarazioni”, afferma Laura Carlsen del Center of International Policy. Secondo l’analista politica una sua vittoria non sarebbe un pericolo solo per Stati Uniti e Messico, ma per il mondo intero. “Trump ha iniziato la campagna con dichiarazioni molto offensive, che hanno provocato una reazione forte nella società messicana e in quella statunitense. Immagino che in seguito i suoi collaboratori abbiano iniziato a dirgli che è impossibile vincere le elezioni presidenziali senza il voto latino”.</p>



<p>Myriam Witcher è nata a Bogotá, capitale della Colombia, ed è una donna d’affari. Si occupa di esportare caffè e fiori dal suo Paese, e da circa sedici anni ha messo radici negli Stati Uniti. Il 6 ottobre 2015, si è addormentata con la rivista&nbsp;<em>People</em>&nbsp;aperta sul petto. La copertina di quel numero mostrava una foto di Trump raggiante, in compagnia della moglie e del figlio. Quella notte, Myriam sognò di incontrarlo e dargli la mano.</p>



<p>Un paio di giorni dopo, la donna realizzò il suo sogno. Durante un&nbsp;<em>meeting</em>&nbsp;repubblicano a Las Vegas, Trump la vide tra il pubblico mentre sventolava con entusiasmo la sua copia di People, e la invitò a salire sul palco. “Sono ispanica e voto per il signor Trump. Signor Trump, ti amiamo!”, gridò Witcher euforica. “Quel giorno fu un giorno grande per me, non lo dimenticherò mai”, confessa oggi. La donna assicura che il suo&nbsp;<em>show</em>&nbsp;non era stato concordato con lo staff del candidato. Da allora, però, Witcher è diventata il simbolo dei latini che simpatizzano per Trump: è stata intervistata da numerose testate giornalistiche e ha recentemente pubblicato un libro in cui racconta il suo amore per il magnate.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="770" height="500" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/Trump-770x500-1.webp?resize=770%2C500&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3927" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/Trump-770x500-1.webp?w=770&amp;ssl=1 770w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/Trump-770x500-1.webp?resize=300%2C195&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/11/Trump-770x500-1.webp?resize=768%2C499&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Myriam Witcher con Donald Trump a Las Vegas, Nevada.</em></figcaption></figure>



<p>La signora Witcher assicura che la lettura dei libri di Donald Trumap è stata fondamentale per la sua formazione professionale, e ricorda con orgoglio e nostalgia il giorno in cui suo padre, un riconosciuto medico, lo ha incontrato nella Trump Tower di New York.</p>



<p>Quello di Witcher sembra essere un amore incondizionato: “Quello che mi appassiona è l’essere umano meraviglioso, la sua essenza. La gente non lo conosce perché i mezzi di comunicazione danno un messaggio completamente erroneo su di lui -spiega-. Il suo cuore è così bello, aiuta con tante cose di carità. Potrebbe essere il miglior presidente del mondo intero. Hillary Clinton va verso il cammino del comunismo, qui lo chiamano socialismo ma non è socialismo quando c’è una dittatura”.</p>



<p>Sul tema della migrazione, Witcher considera una discriminante la moralità di chi ha la possibilità di arrivare e vivere negli Stati Uniti con documenti regolari, e chi entra nel Paese senza permesso. Racconta della sofferenza che vive ogni volta in cui pensa alle persone che muoiono nel tentativo di attraversare la frontiera meridionale del Paese, ma non ammette che si permetta ai violentatori di farlo. “I violentatori non dovrebbero vivere in nessun posto al mondo, dobbiamo mettere fine a tutto ciò, abbiamo perso moltissimi cittadini americani di tutte le razze. È vero, ci sono moltissimi esseri umani belli, però per il bene di Messico e degli Stati Uniti, tutti devono avere i propri documenti in regola”.</p>



<p>“Non mi piace quel pagliaccio (Trump, ndr), è una marionetta delle imprese. Ma quella che mi spaventa è Hillary Clinton, lei ha l’appoggio delle aziende che sostengono i centri di detenzione per migranti. Trump ci sta facendo un favore, grazie a lui i razzisti stanno facendo&nbsp;<em>outing</em>”, dice Antonia Álvarez, donna di origine messicana che fa parte dell’Asamblea de Derechos Civiles de Minnesota, un’associazione statunitense che lotta per i diritti dei migranti. Antonia Álvarez è preoccupata perché gli ispanici sono il gruppo che meno vota negli Stati Uniti: secondo il Pew Hispanic Center, solo il 44% della popolazione di origine latinoamericana si reca alle urne. “Molti di noi hanno figli nati negli Stati Uniti, però spesso questi ragazzi non votano perché i genitori hanno insegnato loro che in Messico votare non serve a nulla, e per questo non vogliono votare neanche qui”.</p>



<p>Secondo David Ayon, politologo e collaboratore dell’istituto di ricerche Latino Decisions, Trump seduce gli elettori facendo loro credere di avere successo negli affari e di sapere come creare posti di lavoro. “Possiamo riscontrare nella cultura politica latinoamericana una tendenza a simpatizzare per gli uomini forti, come Perón o Chávez, e Trump cerca di mostrare la sua forza proprio attaccando gruppi vulnerabili come i migranti irregolari”, spiega Ayon.</p>



<p>Il politologo sottolinea come molti statunitensi di origine latinoamericana, anche i cubani che sono tradizionalmente considerati un gruppo conservatore, si sono sentiti offesi da questo attacco e si sono raccolti intorno all’esigenza di non permettere la sua elezione. “Abbiamo dati che provano un forte aumento delle richieste di cittadinanza da parte degli ispanici”, afferma Ayon. Secondo il Department of Homeland Security, nel 2016 le nazionalizzazioni sono aumentate del 20% e alcuni analisti affermano che buona parte della comunità latina ha preso la decisione in funzione anti-Trump. Nella storia degli Stati Uniti, non c’erano mai stati tanti elettori ispanici.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/elezioni-usa-latinos-trump/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato dal mensile Altreconomia nell’ottobre 2016.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/11/05/elezioni-usa-perche-tanti-latinos-voteranno-donald-trump/">Elezioni Usa: perché tanti latinos voteranno Donald Trump?</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Messico &#038; Donald Trump, la faccia cattiva dell’America</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2016 13:45:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Enrique Peña Nieto]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[presidenziali Stati Uniti 2016]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>All’annuncio dell’incontro tra Donald Trump e il presidente messicano Enrique Peña Nieto, gli utenti delle reti sociali si sono scatenati. “Montezuma invitò a pranzo Hernán Cortés e andò molto bene. È quello che hanno detto a Peña i suoi consiglieri”, dice uno dei post più condivisi e che ricorda quando, nel XVI secolo, l’imperatore azteca&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/09/01/messico-donald-trump-la-faccia-cattiva-dellamerica/">Messico & Donald Trump, la faccia cattiva dell’America</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’annuncio dell’incontro tra Donald Trump e il presidente messicano Enrique Peña Nieto, gli utenti delle reti sociali si sono scatenati. “Montezuma invitò a pranzo Hernán Cortés e andò molto bene. È quello che hanno detto a Peña i suoi consiglieri”, dice uno dei post più condivisi e che ricorda quando, nel XVI secolo, l’imperatore azteca accolse a braccia aperte il&nbsp;<em>conquistador</em>&nbsp;che poi sterminò il suo popolo.</p>



<p>Trump è arrivato a Città del Messico a seguito di un invito che Peña ha rivolto ai due candidati presidenziali statunitensi, a cui ha chiesto di parlare in modo “franco e aperto” delle relazioni bilaterali tra i due paesi. Relazioni che con Trump non possono che essere tese, dopo le dichiarazioni in cui ha definito i messicani come criminali, narcotrafficanti e violentatori, dopo aver velatamente minacciato di fare guerra al Messico se non pagherà la costruzione di un muro tra i due paesi, e aver promesso di espellere gli 11 milioni di migranti irregolari presenti in territorio statunitense.</p>



<p>Secondo molti analisti, l’avvicinamento di Trump al Messico e la maggiore “morbidezza” dimostrata ultimamente sul tema migratorio sono finalizzati a guadagnarsi il voto ispano, e uscire così dal tunnel del calo di consensi in cui il candidato repubblicano sembra essere caduto. “Trump iniziò con dichiarazioni molto offensive, che provocarono forti reazioni nella società messicana e in quella statunitense”, afferma in intervista Laura Carlsen, analista del&nbsp;<em>Center of International Policy</em>. “Immagino che poi i suoi consiglieri gli abbiano detto che è impossibile vincere senza il voto latino”.</p>



<p>Sul motivo che ha spinto Peña ad invitare Trump a Città del Messico c’è invece confusione. In che modo la visita di Trump può beneficiare il paese? Perché Peña si riunisce con un candidato, quando normalmente i presidenti si riuniscono con i loro omologhi?</p>



<p>“Crediamo nel dialogo per promuovere gli interessi del Messico nel mondo e, soprattutto, per proteggere gli interessi dei messicani in qualsiasi posto si trovino”, ha comunicato il governo tramite Twitter. Ma la sua decisione è stata contestata dai politici in Senato, dai giornalisti e dagli intellettuali. “Quello che ha fatto il Capo di Stato non è una scemenza, è un’aberrazione e un insulto al paese”, ha affermato la scrittrice Ángeles Mastretta. Sembra che, per una volta, tutti siano d’accordo nel criticare l’operato di Peña Nieto.</p>



<p>Neanche il canale Televisa -che secondo un’inchiesta di&nbsp;<em>The Guardian</em>&nbsp;nel 2012 venne pagato dall’allora quasi sconosciuto Peña per trasformarlo in presidente – ha visto di buon occhio l’invito a Trump.</p>



<p>“I tiranni non si ammansiscono, i tiranni si affrontano. La dignità e il coraggio sono la miglior forma di affrontare un tiranno”, ha affermato dagli schermi di Televisa Enrique Krauze, un intellettuale che molti considerano conservatore. “La decisione di Peña è un errore storico. Il minimo che ci si dovrebbe aspettare è che Trump offra pubblicamente le sue scuse per gli insulti contro i messicani”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 1.09.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/09/01/messico-donald-trump-la-faccia-cattiva-dellamerica/">Messico & Donald Trump, la faccia cattiva dell’America</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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