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	<title>conflitto colombiano - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Non c’è pace per la Colombia. E i leader sociali restano nel mirino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jul 2021 09:41:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando viene alla luce un bambino, in Colombia si sotterra il suo cor- done ombelicale dove è stato par- torito. Quello di Héctor Carabalí Charrupí si trova in un villaggio sulle rive del fiume Tambo, nel Dipartimento del Cauca, e per quanto le minacce di morte che riceve dai gruppi paramilitari lo costringano a vagare da un posto all’altro, il legame con quella terra è indissolubile. Già da ragazzino, Héctor Carabalí Charrupí partecipava alle lotte della sua comunità in difesa del territorio, minacciato dalla costruzione di una diga e dall’estrazione mineraria. In età più avanzata, ha fondato il Coordinamento nazionale di organizzazioni e comunità afrodiscendenti (Conafro), che è parte del movimento Marcha Patriotica, e l’associazione di vittime del conflitto armato Renacer siglo XXI.</p>



<p>Non è facile essere un militante politico in Colombia, il Paese latinoamericano più pericoloso per i leader sociali: secondo le Nazioni Unite, ne sono stati uccisi più di 420 dal 2016, anno in cui il governo e la guerriglia delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc-Ep) hanno firmato degli accordi di pace per mettere fine a un conflitto che durava da una cinquantina d’anni. “Speravamo che con quella firma il conflitto sarebbe gradualmente diminuito, invece la situazione è peggiorata. Noi che facciamo parte delle comunità contadine, indigene e nere viviamo in mezzo al fuoco incrociato. Il partito Centro Democratico (fondato dell’ex presidente di estrema destra Álvaro Uribe,&nbsp;<em>ndr</em>), che da sempre è stato contrario a negoziare con le Farc, oggi è al governo e non sta rispettando gli accordi di pace firmati -dice Héctor Carabalí Charrupí-. Ad esempio, il governo non sta garantendo la sicurezza degli ex combattenti e dalla firma degli accordi di pace, nel 2016, ne sono stati uccisi più di 270. In pochi casi il governo ha rispettato la promessa di finanziare i progetti creati dagli ex guerriglieri per potersi reinserire nella vita civile con un lavoro dignitoso. Senza quello, è facile per loro pensare che l’unica opzione sia imbracciare di nuovo le armi”. Nel 2019 alcuni tra gli ex comandanti più in vista della guerriglia, che per anni erano stati seduti ai tavoli dei negoziati, hanno ripreso in mano i fucili e fondato gruppi chiamati “Dissidenze delle Farc”. Operano in zone rurali della Colombia, dove proliferano anche altri gruppi armati che si finanziano con il narcotraffico.</p>



<p>“Non penso si possa affermare che le Dissidenze delle Farc abbiano un’ideologia politica e, almeno finora, non rispondono a un comando centralizzato”, chiarisce Héctor Carabalí. L’ultima azione delle Dissidenze delle Farc che ha raggiunto le cronache internazionali è avvenuta a fine marzo 2021, quando hanno fatto esplodere un’autobomba davanti al municipio della cittadina di Corinto, nel Cauca, ferendo 43 persone.</p>



<p>La situazione in Colombia è poi esplosa il 28 aprile, a causa di una riforma fiscale che aumentava le tasse in piena crisi economica causata dalla pandemia. La goccia che ha fatto traboccare un vaso che da tempo si stava riempiendo. “La riforma fiscale è stata il detonatore di uno scontento che ha a che vedere con una serie di debiti storici che lo Stato ha con il popolo colombiano: la mancanza di sanità pubblica, di educazione e di infrastrutture, oltre al mancato rispetto degli accordi di pace con le Farc. Il governo non ha saputo sanare le fratture lasciate dal conflitto armato -spiega il militante colombiano-. Per tutto questo la gente è scesa per strada con tanta rabbia, giorno dopo giorno, malgrado la repressione della forza pubblica. Alla fine di una manifestazione, nella città di Cali, un poliziotto ha sparato in testa a un ragazzo del mio villaggio, e sono tante le storie simili. La nostra speranza è che la comunità internazionale posi gli occhi sulla Colombia e su quello che ha fatto e sta facendo il presidente Iván Duque”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="592" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=980%2C592&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3289" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=1024%2C619&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=300%2C181&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=768%2C464&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?resize=1536%2C929&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/07/MARCHA010915OB.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Plaza Bolívar, la piazza principale di Bogotá, durante una protesta nel 2015. Foto: Orsetta Bellani</figcaption></figure>



<p>Héctor Carabalí riconosce l’importanza della solidarietà internazionale e plaude iniziative come la sessione del Tribunale permanente dei popoli, che si è tenuta in Colombia dal 25 al 27 marzo, per giudicare lo Stato colombiano per genocidio politico, impunità e per crimini contro la pace, e la cui sentenza verrà pubblicata a giugno: “Per noi è molto importante denunciare e rendere visibile anche a livello internazionale quel- lo che succede in Colombia, pensiamo che possa aiutare a mitigare la situazione. Vogliamo tessere reti con altri Paesi per condividere esperienze e conoscenze”.</p>



<p><br>Migliaia di persone in tutto il mondo hanno espresso solidarietà al popolo colombiano, anche attraverso&nbsp;<em>sit in&nbsp;</em>ed eventi pubblici. La repressione della polizia -che ha sparato sui manifestanti facendo precipitare le città colombiane in scenari di guerra- e l’utilizzo di gruppi di civili armati protetti dalle forze dell’ordine è stato oggetto di condanne anche dall’Unione europea. Secondo l’Ong colombiana Istituto per lo sviluppo e la pace (Indepaz), centinaia di persone sono state ferite e 41 sono state uccise dalla polizia.<br>In Colombia la violenza continua anche nelle zone rurali. La firma degli accordi di pace e l’uscita delle Farc dal conflitto hanno causato un riposizionamento degli attori armati, e alcuni analisti affermano che il conflitto armato colombiano sia più frammentato rispetto a prima del 2016. “In ogni regione operano vari gruppi armati che si finanziano con il narcotraffico, malgrado l’alto numero di militari presenti. Il Cauca, il dipartimento da cui provengo, è la zona in cui vengono uccisi più leader sociali e in cui più massacri avvengono, e ci sono soldati ovunque. Evidentemente mili- tarizzare il territorio con il pretesto di combattere il narcotraffico non è la soluzione -afferma Héctor Carabalí- Il narcotraffico è stato utilizzato in molti Paesi come un pretesto per invadere il territorio e colonizzarlo. Esistono altre forze che stanno avanzando nelle zone rurali, come i mega- progetti estrattivisti delle multinazionali”. Carabalí Charrupí è d’accordo con chi afferma che in Colombia sia stata firmata una pace per il capitalismo, che quando le Farc hanno accettato di “reincorporarsi” nella vita civile e fondare un partito hanno abbandonato territori ricchi di risorse naturali, aprendo così la porta alle&nbsp;<em>corporation&nbsp;</em>interessate a sfruttarle.</p>



<p>“Noi dei movimenti sociali abbiamo appoggiato la firma degli accordi di pace, e lo abbiamo fatto più con il cuore che con la ragione. Prima dell’arrivo delle grandi multinazionali, le zone rurali ricche di risorse naturali sono state completamente militarizzate e non per proteggerle o per proteggere la popolazione. Ma per favorire gli interessi delle grandi società, aprire loro il campo in modo che si possano impadronire di minerali, acqua, biodiversità. Questo viene fatto cercando di mettere a tacere, con la repressione, le comunità che si oppongono all’entrata delle&nbsp;<em>corporation</em>. Il ruolo dei movimenti contadini è continuare a rafforzare il loro processo organizzativo per difendersi da questa invasione; se non esistessero queste regioni sarebbero già totalmente divorate dalle multinazionali”.</p>



<p>L’ottimismo di Héctor Carabalí sulle elezioni presidenziali che si terranno nel maggio 2022 è molto cauto, malgrado in testa ai sondaggi ci sia Gustavo Petro, ex sindaco di Bogotá ed ex membro della guerriglia M19, dopo decenni di presidenti di partiti conservatori. Sarà Gustavo Petro il primo presidente di sinistra della storia colombiana? “L’ex presidente ultraconservatore Álvaro Uribe ha governato per molto tempo e ha creato una struttura che gli ha permesso di mantenere il suo partito al potere. Se il popolo colombiano, noi dei movimenti popolari, riuscissimo a unirci intorno a un’iniziativa progressista che promuova gli interessi del popolo, potrebbe essere che il partito di Uribe non riesca a vincere. Pero non so se sarà possibile -dice Carabalí Charrupí-. Ci sono vari candidati alternativi e se non riescono a mettersi d’accordo e scegliere un candidato unico, sarà molto difficile vincere contro il partito di Uribe”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/colombia-senza-pace-leader-sociali-nel-mirino/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato sulla rivista Altreconomia nel giugno 2021.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/07/23/non-ce-pace-per-la-colombia-e-i-leader-sociali-restano-nel-mirino/">Non c’è pace per la Colombia. E i leader sociali restano nel mirino</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Pace in bilico in Colombia: l’esercito e le nuove regole d’ingaggio</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2019/12/22/pace-in-bilico-in-colombia-lesercito-e-le-nuove-regole-dingaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2019 11:56:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Torna l’incubo dei “falsos positivos”, le esecuzioni extragiudiziali che tra 1998 e 2014 hanno fatto almeno 2.448 vittime civili nel Paese sudamericano. Carmenza Gómez entrò in una stanza dell’Istituto di Medicina Legale e Scienza Forense di Bogotá. Era agosto del 2008. Una donna la fece accomodare davanti al computer. “È preparata per quello che sta&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Torna l’incubo dei “falsos positivos”, le esecuzioni extragiudiziali che tra 1998 e 2014 hanno fatto almeno 2.448 vittime civili nel Paese sudamericano.</p>



<p>Carmenza Gómez entrò in una stanza dell’Istituto di Medicina Legale e Scienza Forense di Bogotá. Era agosto del 2008. Una donna la fece accomodare davanti al computer.</p>



<p>“È preparata per quello che sta per vedere?”, chiese.</p>



<p>“Nessuna madre è mai preparata per vedere suo figlio morto”, rispose Carmenza Gómez.</p>



<p>Ma le toccò farlo: su uno schermo opacato dalla polvere e dalle ditate, vide la foto del cadavere di suo figlio Victor Fernando. “Avrei voluto che la terra si aprisse e mi mangiasse”, ricorda. &nbsp;&nbsp;</p>



<p>Le autorità le dissero che a una decina di centimetri dal cadavere c’era una pistola 9 mm. Le spiegarono che la Brigata 15 del Battaglione Santander gli aveva sparato nella fronte ed era morto con un solo colpo, durante uno scontro, perché suo figlio era un guerrigliero.&nbsp;</p>



<p>Ma Carmenza non aveva dubbi: Victor Fernando non si interessava di politica e non era un combattente delle Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia (FARC).&nbsp;</p>



<p>Zoraida Muñoz visse un’esperienza simile un paio di settimane prima. Alcuni funzionari della Procura arrivarono a casa sua e le mostrarono delle foto di suo figlio Jonny Duvián, sdraiato a pancia in su e con tre colpi di arma da fuoco nella schiena. “Mi dissero che era morto durante uno scontro con l’esercito, ma mio figlio non è mai stato un guerrigliero”, afferma la donna.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/CarmenzaGomez.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3419" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/CarmenzaGomez.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/CarmenzaGomez.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/CarmenzaGomez.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/CarmenzaGomez.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/CarmenzaGomez.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Carmenza Gómez (Foto: Orsetta Bellani)</em></figcaption></figure>



<p>Jonny Duvián era sparito da qualche settimana, dopo essere partito per il Dipartimento Norte de Santander con Jaime Castillo, un suo collega. Entrambi sognavano di diventare soldati e si erano fidati di un uomo chiamato Alexander Carretero Díaz, che si era presentato loro come un reclutatore dell’esercito. Aveva mentito. Quando arrivarono a un finto posto di blocco, Carretero Díaz consegnò Jonny Duvián e Jaime a un gruppo di militari che in cambio gli diedero 600 euro. Poco dopo, i corpi dei due giovani si trovavano in una fossa comune della cittadina di Ocaña.&nbsp;</p>



<p>In quel periodo i telegiornali trasmettevano una notizia allarmante: l’esercito assassinava giovani civili e li presentava all’opinione pubblica come guerriglieri morti in battaglia. I soldati lo facevano perché avevano diritto a premi ed incentivi, come vacanze o soldi extra, per ogni combattente ucciso.&nbsp;</p>



<p>“Quando le autorità mi dissero che mio fratello era stato riportato come guerrigliero morto in battaglia, mi sono ricordata di quello che avevo visto al telegiornale. Ho capito che era lì che mi trovavo”, afferma Jacqueline Castillo, sorella di Jaime Castillo. Sapeva di trovarsi dove nessuno vorrebbe stare.</p>



<p>Oggi Jacqueline Castillo, come Carmenza Gómez e Zoraida Muñoz, fa parte dell’associazione MAFAPO (Madri di Falsi Positivi di Soacha e Bogotá), che lotta perché nessun caso di “falso positivo” rimanga nell’impunità. “Falso positivo” è il termine con cui in Colombia vengono chiamate le esecuzioni extragiudiziali di questo tipo.&nbsp;</p>



<p>Quando nel 2007 lo scandalo divenne pubblico, il governo affermò che i “falsi positivi” erano dovuti ad alcune “mele marce” che operavano all’interno dell’esercito. Però presto le organizzazioni sociali iniziarono a denunciarli come una politica di Stato, perché i comandanti dell’esercito incalzavano i soldati ad uccidere i nemici piuttosto che arrestarli. “I morti non sono la cosa più importante, ma l’unica cosa che importa”, diceva una direttiva interna del generale Mario Montoya, allora comandante in capo dell’esercito. Nessun generale fu condannato per “falsi positivi”, ma sono state sentenziate 1300 persone tra soldati ed ufficiali.</p>



<p>Tra il 1998 e il 2014 in Colombia si sono registrate 2248 vittime di “falsi positivi”. Il 59% di queste esecuzioni extragiudiziarie sono avvenute tra il 2006 e il 2008, quando Álvaro Uribe Vélez era Presidente della Repubblica e il Ministro della Difesa era Juan Manuel Santos – ex presidente che nel 2016 ha vinto il Nobel per la Pace, a seguito della firma degli accordi di pace con le FARC.</p>



<p>Un accordo che, malgrado abbia portato alla reincorporazione alla vita civile di circa 14 mila ex combattenti, non ha messo fine al conflitto nel paese, in cui vasti territori sono ancora controllati dai Gruppi Armati Organizzati – eredi dei paramilitari delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) -, dai guerriglieri dell’Ejército de Liberación Nacional (ELN) e dalle “dissidenze delle FARC”, gruppi che non hanno accettato gli accordi firmati nel 2016. Alla fine di agosto 2019, anche alcuni ex comandanti delle FARC che da tempo erano spariti nel nulla hanno annunciato di essersi sentiti “obbligati a riprendere in mano le armi”, a causa del tradimento del governo agli accordi firmati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/Jacqueline-2048x1365-1.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3420" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/Jacqueline-2048x1365-1.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/Jacqueline-2048x1365-1.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/Jacqueline-2048x1365-1.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/Jacqueline-2048x1365-1.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2019/12/Jacqueline-2048x1365-1.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Jacqueline Castillo (Foto: Orsetta Bellani)</em></figcaption></figure>



<p>È all’interno di questa nuova geopolitica del conflitto che riappare l’ombra dei “falsi positivi”. Un’inchiesta del New York Times, basata su interviste con tre ufficiali dell’esercito colombiano, ha rivelato l’esistenza di nuovi ordini finalizzati ad intensificare gli attacchi senza che i soldati “esigano perfezione”. Proprio come durante la peggiore epoca dei “falsi positivi”, ai soldati venivano offerti in cambio vacanze ed incentivi economici.</p>



<p>Le direttive sono state emesse dal maggior generale Nicacio Martínez Espinel che, come altri nove generali, sarebbe coinvolto in alcuni casi di “falsi positivi” avvenuti nel decennio scorso. La situazione preoccupa i famigliari delle vittime di “falsi positivi”, malgrado uno di questi ordini sia stato ritirato dai vertici dell’esercito a seguito della pubblicazione dell’articolo.&nbsp;</p>



<p>“Le direttive del generale Nicacio Martínez hanno nuovamente acceso gli allarmi”, afferma Jacqueline Castillo di MAFAPO. “Nel momento in cui si esige all’esercito di raddoppiare i morti in battaglia, aumenta la possibilità che vengano uccisi dei civili e che vengano presentati come persone morte in battaglia”.</p>



<p>Secondo un’inchiesta pubblicata da Revista Semana dopo l’articolo apparso sul New York Times, nei primi mesi del 2019 sarebbero avvenuti alcuni nuovi casi di “falsi positivi”. La rivista colombiana rivela anche l’esistenza di una “caccia” all’interno dell’esercito colombiano finalizzata ad individuare e sanzionare i militari che hanno filtrato informazioni alla stampa: alcuni ufficiali sarebbero stati obbligati a passare alla prova del poligrafo e un centinaio di loro sarebbero stati trasferiti.</p>



<p>Intimidazioni e minacce di morte avrebbero colpito, sempre secondo l’inchiesta della rivista Semana, anche i militari che stanno testimoniando dinnanzi alla JEP (Justicia Especial para la Paz – Giustizia Speciale per la Pace), un tribunale creato dagli accordi di pace del 2016 per giudicare i crimini di guerra e favorire la riconciliazione del paese attraverso un meccanismo di giustizia che prevede pene alternative al carcere. La JEP ha aperto il caso 003 sui “falsi positivi”, a cui parteciperanno 55 militari.</p>



<p>Le donne di MAFAPO criticano il nuovo tribunale. “I militari arrivano alla JEP e fanno uno show mediatico, non sono sinceri quando chiedono scusa alle vittime”, afferma Carmenza Gómez. “Vogliamo sapere la verità e conoscere la catena di comando, pretendiamo che si faccia luce sulle responsabilità degli ex presidenti Álvaro Úribe e Juan Manuel Santos, e del generale Mario Montoya”.&nbsp;</p>



<p>La JEP ha un compito difficile, soprattutto a causa del panorama politico che si è aperto in Colombia dopo la firma degli accordi di pace. Nell’agosto 2018 è stato eletto come presidente Iván Duque dell’ultraconservatore Centro Democrático, partito fondato da Álvaro Uribe.&nbsp;</p>



<p>“Chi crea gli ostacoli più grandi al processo di riconciliazione del paese è un partito politico che è sempre stato contrario al processo di pace”, afferma in intervista Patricia Linares, presidentessa della JEP. Da quando è tornato al potere il Centro Democrático, che ha cercato di mettere i bastoni tra le ruote al processo di pace dall’inizio delle negoziazioni tra governo e FARC, crea intoppi al funzionamento del tribunale speciale, ad esempio approfittando della facoltà di erogare i fondi per il suo funzionamento.&nbsp;</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/pace-in-bilico-in-colombia-lesercito-e-le-nuove-regole-dingaggio/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia nel novembre 2019.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2019/12/22/pace-in-bilico-in-colombia-lesercito-e-le-nuove-regole-dingaggio/">Pace in bilico in Colombia: l’esercito e le nuove regole d’ingaggio</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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