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	<title>coca - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>coca - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Colombia, la pace o la coca</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/08/16/colombia-la-pace-o-la-coca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Aug 2014 16:11:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Catatumbo è un angolo di Colombia confinante con il Venezuela, utilizzato come corridoio dal narcotraffico internazionale. I governi hanno da sempre abbandonato a se stessa la regione, dove la violenza dei paramilitari -un prodotto del conflitto armato che da cinquant’anni li impegna a fianco dell’esercito e contro le guerriglie marxiste- secondo la organizzazione non&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Catatumbo è un angolo di Colombia confinante con il Venezuela, utilizzato come corridoio dal narcotraffico internazionale. I governi hanno da sempre abbandonato a se stessa la regione, dove la violenza dei paramilitari -un prodotto del conflitto armato che da cinquant’anni li impegna a fianco dell’esercito e contro le guerriglie marxiste- secondo la organizzazione non governativa Action For Peace ha causato la morte di più di 11mila persone tra il 1999 e il 2004.&nbsp;</p>



<p>Il Catatumbo è una regione verde e afosa, impoverita dalla brutalità della guerra e dall’estrazione petrolifera, che non beneficia economicamente i suoi abitanti e inquina la loro terra, ed è qui che nell’estate del 2013 è esplosa la rabbia&nbsp;<em>campesina</em>&nbsp;colombiana, quella che a inizio maggio 2014 ha portato circa 120mila contadini a manifestare in varie zone del Paese.</p>



<p>Dopo due settimane di proteste si è aperto un tavolo negoziale con il governo, sotto pressione a causa della prossimità delle elezioni presidenziali (che si sono tenute il 25 maggio). I manifestanti accusano il presidente Juan Manuel Santos di non aver rispettato gli impegni presi a seguito delle marce contadine dell’agosto 2013, che chiedevano riforme strutturali e aiuti per il settore agricolo colombiano. Nel Catatumbo, i contadini erano scesi in strada per più di 50 giorni, chiedendo il finanziamento di soluzioni alternative alla coltivazione della coca.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT070314OB1.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/CAT070314OB11-300x225.jpg.webp?resize=841%2C632" alt="" class="wp-image-2150" width="841" height="632"/><figcaption class="wp-element-caption">Contadino cocalero del Catatumbo. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Nel Catatumbo, infatti, la terra non garantisce la sovranità alimentare di chi la coltiva, poiché produce quasi esclusivamente palma africana e coca, che è una pianta sacra ai popoli indigeni andini per le sue proprietà medicinali ma, attraverso un processo chimico, può essere trasformata in cocaina. Sono contadini sui generis, così, quelli del Catatumbo: non producono il cibo che consumano e sono specializzati nella semina di monocolture. Fino alla fine degli anni Ottanta, molti di loro coltivavano cacao, patate e yucca, ma poi l’isolamento in cui vivono ha reso impossibile la commercializzazione dei generi alimentari.</p>



<p>A causa del pessimo stato delle strade, trasportare i prodotti fino ai mercati delle città costava di più del guadagno atteso dalla loro vendita. Molti contadini decisero quindi di coltivare coca, i cui compratori -i paramilitari di destra e i guerriglieri marxisti delle FARC-EP (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia-Ejército del Pueblo) e dell’ELN (Ejército de Liberación Nacional)- arrivano fino alla porta della fattoria.</p>



<p>Dalla metà degli anni Novanta le FARC e, in seguito, l’ELN iniziarono a controllare laboratori per la produzione di pasta di coca e in alcune zone del Paese iniziarono anche a trasformarla in cocaina, che viene poi venduta ai cartelli del narcotraffico per l’esportazione (il 70% negli Stati Uniti d’America). Il coinvolgimento nel narcotraffico dei gruppi paramilitari e delle BaCrim (Bandas Criminales), come sono state denominate le milizie irregolari dopo il tentativo di smantellamento a partire dal 2004, è ancora più stretto, e prevede il trasporto della cocaina all’estero.</p>



<p>La situazione dei contadini catatumbensi è peggiorata con l’entrata in vigore dei trattati di libero commercio con Canada (2011) e Usa (2012). Le sovvenzioni che i Paesi nordamericani offrono ai propri prodotti agricoli permettono la vendita sul mercato colombiano a un prezzo inferiore di quello dei beni locali. La caduta del prezzo degli ortaggi, causata dall’arrivo di quelli canadesi e statunitensi, coincide con l’incremento delle coltivazioni di coca nel Catatumbo. Secondo l’ultimo Censimento annuale delle coltivazioni di coca della UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime), fra il 2011 e il 2012 la superficie coltivata a coca nella regione aumentò del 51%. Inoltre, il Catatumbo si è convertito nella regione a più alto rendimento produttivo del Paese.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/COCA160314OB.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/COCA160314OB1-300x225.jpg.webp?resize=837%2C629" alt="" class="wp-image-2153" width="837" height="629"/><figcaption class="wp-element-caption">Foglie di coca. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>“Noi cocaleros siamo stigmatizzati, i media ci trattano come narcotrafficanti e collaboratori della guerriglia, ma non abbiamo altre possibilità che coltivare coca -spiega José Efraín M.-. Non mi piace coltivare coca, so che è causa di un problema sociale e ho paura della repressione dell’esercito, ma lo Stato non ci offre nessuna alternativa. Cinque anni fa producevo alimenti, ora con queste strade è impossibile commercializzarli”.</p>



<p>I cocaleros in Colombia possono essere incarcerati a causa di una legge (la numero 30 del 1986) che tipifica come delitto la semina e il finanziamento delle coltivazioni che possono avere un uso illecito, e sono esposti alle conseguenze delle aspersioni aeree con il glifosato Roundup Ultra, un erbicida prodotto da Monsanto utilizzato per distruggere le piante di coca.</p>



<p>Le fumigazioni sono previste dal “Piano per la pace, la prosperità e il rafforzamento dello Stato”, comunemente denominato Plan Colombia, che dal 2000 regola la cooperazione militare fra gli Stati Uniti e il Paese sudamericano nella lotta al narcotraffico. Il piano prevede una strategia quasi unicamente repressiva, e solo il 20% delle sue risorse sono dedicate a politiche finalizzate alla prevenzione e al trattamento dei tossicodipendenti. A partire dal 1994, il Consiglio nazionale degli stupefacenti ha regolamentato il “Programma di sradicamento delle coltivazioni illecite mediante aspersione aerea con glifosato”, che è a carico della Direzione antinarcotici della Polizia nazionale.</p>



<p>La Colombia è l’unico Paese che fumiga le coltivazioni illecite, su una superficie che, annualmente, supera i 100mila ettari. La pratica continua, malgrado una sentenza del Consiglio di Stato colombiano dell’11 dicembre 2013 affermi che le fumigazioni violano il principio di precauzione, vincolante nel Paese latinoamericano, secondo cui si dovrebbero sospendere le attività umane i cui rischi sono dimostrati scientificamente.</p>



<p>“Le fumigazioni sono nocive per la salute, oltre ad essere inefficaci nella riduzione delle coltivazioni di coca -spiega Daniel Mejía Londoño, direttore del Centro de Estudios Sobre Seguridad y Drogas (CESED) della Universidad de los Andes di Bogotá-. Secondo i risultati della nostra ricerca, nelle zone di aspersione ci sono più problemi dermatologici e una più alta percentuale di aborti. Altri studi dimostrano gli effetti negativi delle aspersioni sull’ambiente, e sulla fiducia nelle istituzioni delle persone che vivono nei municipi soggetti a fumigazioni”.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB8.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4114" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT080314OB81-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Gente del Catatumbo. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Nel settembre 2013 il governo colombiano ha firmato un accordo con l’Ecuador perché ritirasse la denuncia presentata nel 2008 al Tribunale internazionale dell’Aja, basata su uno studio che dimostrava i problemi che le fumigazioni nel Sud della Colombia causavano oltre confine. Il governo di Juan Manuel Santos ha promesso di versare 15 milioni di dollari a quello ecuadoriano come donazione allo sviluppo della zona frontaliera, senza ammettere che si tratta di un indennizzo per i danni causati dal glifosato.</p>



<p>Un’altra strategia utilizzata dal governo del Paese latinoamericano per mettere fine alle coltivazioni di coca è lo sradicamento manuale delle piante, che nel 2012 ha interessato più di 30mila ettari, e che è messo in atto da civili accompagnati dalla polizia o dall’esercito. Si tratta di una strategia poco efficace, visto che il giorno dopo i coltivatori possono riseminare la coca, creando un circolo vizioso potenzialmente infinito. Inoltre, molti sradicatori sono morti a causa delle mine antiuomo seminate nei campi da guerriglieri e paramilitari.</p>



<p>“Le mie piante sono state sradicate per la prima volta all’inizio del 2010 -racconta Nancy B., cocalera del municipio di Sardinata-. Gli sradicatori venivano ogni tre mesi. Quando se ne andavano seminavo nuovamente la coca, e poi quelli tornavano a sradicare. Sono andata avanti così per tre anni, fino a quando, dopo una grande campagna di sradicamento forzato, abbiamo iniziato a manifestare. Era il giugno 2013”. Le manifestazioni del Catatumbo -secondo la UNODC, il 70% dei cocaleros della regione preferirebbe coltivare altro- chiedevano al governo finanziamenti che favorissero soluzioni alternative alla semina della coca, e un cambiamento nella politica antidroga.</p>



<p>“La nostra mobilitazione del giugno 2013 era stata la risposta ad anni e anni di repressione e abbandono statale. Iniziammo a bloccare le strade perché il governo aveva promosso una campagna di sradicamento forzata delle piante di coca che aveva lasciato gli agricoltori letteralmente senza niente. In meno di tre giorni si unirono a noi circa 20mila contadini, praticamente tutta la regione partecipò”, racconta Leonardo Rojas Díaz, che è il rappresentante dell’associazione contadina del Catatumbo AsCamCat (Asociación Campesina del Catatumbo) al tavolo dei negoziati con il governo.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/08/CAT070314OB3.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/07/CAT070314OB31-300x225.jpg.webp?resize=836%2C627" alt="" class="wp-image-2159" width="836" height="627"/><figcaption class="wp-element-caption">Il Catatumbo è una regione fortemente militarizzata. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Dopo 53 giorni di manifestazioni e scontri con l’Escuadrón Móvil Antidisturbios, un corpo speciale della Polizia colombiana, che portarono alla morte di quattro contadini e centinaia di feriti, venne aperto un dialogo con il governo. “Uno degli accordi firmati prevede l’indennizzo delle 400 famiglie vittima di sradicamento forzato, e sono stati negoziati investimenti infrastrutturali -prosegue Leonardo Rojas Díaz di AsCamCat-. La sostituzione delle coltivazioni deve essere sociale, graduale, concertata, ambientale e strutturale. Vorremmo inoltre utilizzare una parte delle coltivazioni di coca per la produzione di creme, analgesici, tè e rum. Un punto fondamentale della nostra proposta è la creazione di una Zona di riserva contadina in sette municipi del Catatumbo”.</p>



<p>AsCamCat ne attendeva la creazione da parte dell’Instituto Colombiano de Desarrollo Rural entro il 20 marzo scorso: la Zona di riserva contadina garantirebbe alcuni importanti diritti agli agricoltori, come la formalizzazione della proprietà, in un Paese in cui il 50% dei contadini non possiede legalmente la terra che coltiva. La Procura generale della Repubblica ha però fermato l’iter, a causa dell’interposizione di un ricorso di costituzionalità, e così AsCamCat ha risposto unendosi alle manifestazioni contadine nazionali, convocando una marcia che si è tenuta il 9 maggio 2014.</p>



<p>Le coltivazioni che possono avere un uso illecito sono uno dei punti in agenda nei dialoghi di pace che dal novembre 2012 si stanno svolgendo all’Avana, a Cuba, tra il governo colombiano e le FARC. Le richieste del gruppo guerrigliero sono simili a quelle dei cocaleros, e includono la sospensione delle fumigazioni aeree e l’indennizzo delle sue vittime. “Forse gli accordi di pace porteranno a un cambiamento della politica antidroga, ma la decisione non dovrebbe essere presa a causa di una richiesta delle FARC. Il governo interromperebbe le fumigazioni perché lo vogliono le FARC, e non perché esistono 15 anni di ricerche che dimostrano la loro inefficacia”, commenta il professor Daniel Mejía Londoño del CESED.</p>



<p>Il 16 maggio le parti hanno annunciato la firma dell’accordo, che entrerà in vigore solo se raggiungeranno un consenso anche sugli altri punti in agenda. Il governo ha promesso di creare un programma di sostituzione delle coltivazioni che possono avere un uso illecito, le FARC si sono impegnate a mettere fine alla loro relazione con il traffico di droga.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/colombia-la-pace-o-la-coca/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato dal mensile Altreconomia nel giugno 2014</a></em></p>



<p><a href="https://sobreamericalatina.com/2014/07/23/colombia-campesinos-sin-alternativa-al-cultivo-de-coca/" target="_blank" rel="noopener" title="">En castellano</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/08/16/colombia-la-pace-o-la-coca/">Colombia, la pace o la coca</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La foglia di coca non è cocaina. Intervista al profesor Jorge Ronderos</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2013 13:47:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Narcomafie]]></category>
		<category><![CDATA[coca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’11 gennaio 2013, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha depenalizzato la masticazione della foglia di coca in territorio boliviano e permesso allo stato sudamericano di coltivare la pianta di coca “nell’estensione necessaria” per il suo uso tradizionale.“È una vittoria dei popoli indigeni e dei movimenti sociali. È stato corretto un errore storico dopo quasi cinquant’anni,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’11 gennaio 2013, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha depenalizzato la masticazione della foglia di coca in territorio boliviano e permesso allo stato sudamericano di coltivare la pianta di coca “nell’estensione necessaria” per il suo uso tradizionale.<br>“È una vittoria dei popoli indigeni e dei movimenti sociali. È stato corretto un errore storico dopo quasi cinquant’anni, riconoscendo che la foglia di coca non è una droga ”, ha dichiarato Dionisio Núñez, viceministro della Coca e Sviluppo Integrale della Bolivia. Infatti, per i popoli indigeni dei paesi andini masticare coca – prodotto che, nel suo stato naturale, si differenzia enormemente dalla cocaina, che è un suo alcaloide – ha da sempre un significato culturale e rituale molto importante.<br>Il presidente boliviano socialista Evo Morales, indigeno del popolo aymara che ha un passato da leader sindacalista dei cocaleros (contadini produttori di coca), ha sottolineato che i risultati nella&nbsp; lotta contro il narcotraffico dello Stato boliviano sono internazionalmente riconosciuti, e che i contadini controllano il limite della coltivazione della foglia di coca per evitare che venga utilizzata per la produzione di cocaina. È inoltre importante osservare che la decisione dell’ONU si applica solo in territorio boliviano, e continua a proibire internazionalmente l’esportazione della foglia di coca.<br>La Costituzione boliviana del 2009 obbliga a difendere la foglia di coca come parte del patrimonio culturale del paese e in altri stati andini come Colombia, Perù ed Argentina è permesso il consumo tradizionale della pianta di coca. Di conseguenza, la recente vittoria boliviana segna il cammino per questi paesi, le cui leggi entrano in tensione con le Convenzioni internazionali.<br>Infatti, l’articolo 49 della Convenzione Unica delle Nazioni Unite sugli Stupefacenti, approvata nel 1961 a New York da 184 paesi, vetava la masticazione della foglia di coca (pratica chiamata “pijcheo” in Bolivia, “chajcheo” in Perú, “mambeo” in Colombia e “coqueo” nel nord dell’Argentina), prendendo a pretesto il fatto che la pianta di coca contiene gli alcaloidi con cui viene prodotta la cocaina. Nel 1971, l’accordo venne rafforzato con la firma della Convenzione di Vienna sulle Sostanze Psicotropiche, che include la foglia di coca nella lista 1 degli stupefacenti, di cui fanno parte sostanze considerate “droghe pesanti”, come la cocaina e l’eroina.<br>Nel giugno 2011, la Bolivia si è ritirata dalla Convenzione a causa del rifiuto, da parte delle Nazioni Unite, di togliere la proibizione di masticare la foglia di coca e, sei mesi dopo, il governo boliviano ha chiesto la reincorporazione del paese alla Convenzione di Vienna, a condizione che la masticazione della coca venisse accettata dai paesi firmatari. Il 10 gennaio del 2012 iniziò il periodo di dodici mesi in cui i paesi membri hanno diritto ad esprimere le loro obiezioni e, il 10 gennaio scorso, non sono stati raggiunti i voti necessari a vetare la richiesta del governo boliviano. Di fatto, solo quindici paesi hanno manifestato la loro obiezione, e tra questi l’unico latinoamericano è stato il Messico.<br>Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, ha quindi accettato il ritorno della Bolivia alla Convenzione di Vienna, annullando la proibizione della masticazione della coca, disposizione effettiva a partire del 10 febbraio 2013.<br>Orsetta Bellani, collaboratrice di Narcomafie, ha parlato della depenalizzazione della foglia di coca, di cocaina ed altre droghe con il sociologo colombiano Jorge Ronderos Valderrama, professore titolare dell’Università di Caldas, che dirige il gruppo di ricerca e la rivista “Cultura y Droga”.</p>



<p>Professor Ronderos Valderrama, cosa ne pensa della recente decisione dell’Onu di depenalizzare la masticazione della foglia di coca?<br>Accolgo la decisione con molto favore, la Convenzione di Vienna è datata, è stata inefficiente ed ha creato una grande corruzione.<br>A lungo il presidente boliviano Evo Morales ha lottato perché venisse&nbsp; cambiata, si tratta di una giusta rivendicazione per il riconoscimento dell’identità del suo popolo, che considera la coca come una pianta sacra.</p>



<p>Mi può parlare del processo di trasformazione della foglia di coca in cocaina?<br>La cocaina è un alcaloide della pianta di coca, che ne ha altri come la nicotina e la caffeina. Macerando la foglia di coca e utilizzando sostanze come cloridrato, solfato e in alcuni casi anche benzina, si estrae il “cristallo” della cocaina, che è una polvere bianca. Gli alcaloidi sono il risultato del processo naturale di metabolizzazione di una pianta, ma possono anche essere prodotti sinteticamente in laboratorio. Spesso l’alcaloide, la cocaina, viene erroneamente chiamata coca. “Coca” è la pianta, che è una cosa molto differente.</p>



<p>In che modo la pianta di coca viene utilizzata dai popoli indigeni delle Ande?<br>Nelle culture andine la pianta di coca viene utilizzata con fini sciamanici e curativi, ad esempio per alcune infezioni come l’ascesso. L’uso tradizionale è il mambeo, che consiste nel masticarla mischiandola con la saliva, e viene fatto normalmente con una finalità e in un determinato contesto rituale. Ad esempio gli indigeni della Sierra Nevada di Santa Marta, in Colombia, dicono di masticare la coca per “tessere pensieri”. Altri la masticano prima di un’attività faticosa, come intraprendere un viaggio, perché dà energia.&nbsp; La coca viene utilizzata anche come alimento, essendo molto ricca di calcio.</p>



<p>Quali sono i maggiori produttori di coca? E quali paesi sono i maggiori consumatori di cocaina?<br>I paesi che producono la pianta di coca sono Colombia, Perù, Bolivia, Ecuador e anche Venezuela, in una parte della zona andina. È una pianta che può crescere dai 200 fino ai 1500 metri sul livello del mare, dando specie differenti. Spesso la cocaina viene prodotta illegalmente in questi stessi paesi e la maggior parte viene inviata negli Stati Uniti, che sono i maggiori consumatori di cocaina, coprendo il 70% del consumo mondiale. Una volta negli Stati Uniti, la cocaina viene tagliata con altre sostanze, aumentando il rischio che crei problemi nel soggetto che la consuma.<br>Un altro elemento che vale la pena rilevare è che inizialmente per produrre la Coca Cola si utilizzava la coca, da cui viene il nome della bibita. A partire dalla proibizione della pianta, l’impresa dice di aver sostituito la coca con la caffeina.</p>



<p>Quale definizione di droga è stata adottata dal suo gruppo di ricerca?<br>Normalmente con il termine “droga” ci si riferisce ad alcune sostanze psicoattive proibite, che nel linguaggio delle convenzioni internazionali viene chiamato “stupefacente”. Il mio gruppo di ricerca considera invece il concetto di droga da un punto di vista più amplio, ossia come qualsiasi sostanza biologicamente attiva che nel momento in cui viene incorporata in un organismo produce un cambio e, nel caso specifico dell’essere umano, una mutazione di stato d’animo.<br>Gli esseri umani non sono gli unici consumatori di droghe: sono state documentate più di trecento specie animali che le consumano, non in modo casuale o accidentale, ma in certi momenti della loro esistenza e durante determinati processi. Mi riferisco ad esempio a elefanti, capre, scimmie, uccelli e anche pesci, che attraverso il consumo delle droghe modificano il loro modo di percepire, comportarsi e agire in un determinato contesto.</p>



<p>Secondo questa definizione, quali sostanze possono essere considerate come droghe?<br>Consideriamo droghe sostanze come lo zucchero, il cioccolato, le sigarette, il peperoncino, l’eroina, la marijuana, la cocaina, la caffeina, i farmaci, le bibite, l’alcool e i profumi. Esistono persone dipendenti da questa sostanza, che sentono di perdere la propria identità se non portano il profumo della tal marca.</p>



<p>Da quale punto di vista il suo gruppo di ricerca studia le droghe?<br>Studiamo le droghe nel modo in cui emergono in ogni cultura, perché e come si utilizzano, in che dosi possono produrre problemi per la salute. Ad esempio l’alcool, una droga che nella nostra cultura occidentale si consuma da millenni, se si usa adeguatamente non è negativo: in certe situazioni una determinata dose di alcool può essere un rimedio, ma usato in modo inadeguato è un veleno. Un altro esempio che possiamo fare è quello dello zucchero. Sono state identificate circa cento malattie associate al suo consumo, o meglio al suo abuso, e conosciamo il caso di una comunità peruviana nella Foresta Amazzonica dove la popolazione ne è dipendente: lo consumano in modo compulsivo e hanno gravi problemi di salute.<br>In generale, il fatto che una droga sia benefica o malefica dipende dall’organismo: ognuno ha affinità positive o negative con ciascuna sostanza. Su alcune persone fumare sigarette non produce gravi danni, per altre può essere letale in breve tempo.</p>



<p>Con quale funzione sono nate le droghe?<br>Molte droghe nascono come rimedio per curare una malattia o, più in generale, hanno avuto applicazione medica. Ad esempio, nel XVI secolo lo zucchero non si consumava massivamente come si fa oggi, ma veniva usato dai medici nelle corti europee per curare la melanconia. Abbiamo già detto come, se utilizzato in dosi eccessive per un determinato organismo, lo zucchero si possa convertire in una sostanza dannosa per la salute.<br>Un altro esempio è quello dell’oppio, che nel secolo XIX in Europa veniva utilizzato per curare vari tipi di malattie, incluso per calmare il pianto dei bambini. Poi c’è la cocaina, creata in Europa intorno al 1880, che fu il primo anestetico utilizzato in medicina, in particolare in otorinolaringoiatria. Evidentemente è una sostanza che se utilizzata in modo incorretto produce effetti molto negativi.<br>Un altro esempio di anestetico che si usa in campo veterinario, oltre che sui bambini, è la chetamina: è un farmaco a tutt’oggi legale che viene utilizzato anche con fini ricreativi. Anche l’estasy in Spagna è stato usato in procedimenti terapeutici, in particolare su donne vittime di violenza sessuale.<br>La marijuana per uso terapeutico è legale in molti paesi del mondo e in alcune zone degli Stati Uniti, come lo Stato di Washington, è stato approvato il suo “uso ludico e ricreativo” per gli adulti. La canapa è una pianta che produce una tela molto resistente: i primi blue jeans e le prime banconote di dollari erano fatti di canapa. Ford creò un automobile a canapa e fino agli anni ’50 in Italia si seminava in grandi estensioni di terra per produrre agrocombustibili.</p>



<p>Da cosa dipende quindi la denominazione “droga” o “medicina”?<br>Dipende del contesto culturale, dove la medicina e la scienza contribuiscono alla formazione di una determinata cultura. Le sostanze spesso sono viste come il male, ma non sono le sostanze ad essere negative in sé o a creare dipendenza. La malattia della dipendenza, che è sintomo di un desiderio non soddisfatto, è causata da caratteristiche proprie dell’individuo all’interno del suo sistema di relazioni, del suo ambiente, della sua storia personale, le persone dipendenti sono soggetti incapaci di trovare senso nella vita. Possiamo prendere il caso dei depressi, soggetti dipendenti dai farmaci antidepressivi che la nostra società considera “drogati buoni”, perché assumono droghe legali.</p>



<p>Perché alcune sostanze nel corso della storia e all’interno della solita cultura sono passate da essere considerate “medicine” ad essere considerate “droghe”?<br>Ci si è basati su fattori economici e meccanismi di potere, più che su criteri relativi alla dannosità della sostanza. In Russia, durante l’epoca degli zar, era stato proibito il caffè: i consumatori di caffè erano considerati terroristi e venivano perseguiti, incarcerati e gli veniva tagliato un pezzo di orecchio per poterli identificare come nemici del sistema.</p>



<p>Cosa ne pensa della proibizione della produzione, del consumo e della commercializzazione delle droghe come strategia per combattere il narcotraffico?<br>Per quanto una determinata sostanza si possa proibire, finché ci sarà qualcuno interessato a consumarla, ci sarà qualcuno che la produrrà. Per questo in economia si parla della legge della domanda e dell’offerta, non esiste la legge dell’offerta e della domanda.<br>È un fatto che il narcotraffico è un prodotto del proibizionismo, che i cartelli criminali perderebbero gran parte dei loro introiti se lo stato legalizzasse e controllasse la produzione e la vendita delle droghe. Durante il Vertice delle Americhe, che si è svolto a Cartagena de Indias (Colombia) nell’aprile 2012, i governi latinoamericani hanno riconosciuto il fallimento di quella che viene chiamata “guerra al narcotraffico”, che genera corruzione e si converte in una guerra contro la popolazione. I paesi latinoamericani hanno iniziato a considerare la possibilità di affrontare il problema in un modo differente, il dibattito è stato avviato ma gli interessi in gioco sono molti, non sarà semplice.</p>



<p><em>Intervista pubblicata sul numero di febbraio 2013 del mensile Narcomafie.</em></p>



<p><em><a href="https://sobreamericalatina.com/2013/11/05/lo-hoja-de-coca-no-es-cocaina-entrevista-con-el-profesor-jorge-ronderos/" target="_blank" rel="noopener" title="">Versión en españól</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2013/11/03/la-foglia-di-coca-non-e-cocaina-intervista-al-profesor-jorge-ronderos/">La foglia di coca non è cocaina. Intervista al profesor Jorge Ronderos</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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