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	<title>carovana migrante - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Carovana delle persone in cammino: il Messico è sempre più un imbuto.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2022 09:37:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ricardo ha capito che doveva abbandonare l’Honduras a fine ottobre 2021 quando, a pochi isolati da casa sua, un’amica transgender è stata uccisa. Da tempo l’omofobia che si respirava nel suo quartiere gli faceva paura, e la mancanza di lavoro lo tormentava. Ricardo non ci ha pensato due volte: ha preso le sue cose e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricardo ha capito che doveva abbandonare l’Honduras a fine ottobre 2021 quando, a pochi isolati da casa sua, un’amica transgender è stata uccisa. Da tempo l’omofobia che si respirava nel suo quartiere gli faceva paura, e la mancanza di lavoro lo tormentava. Ricardo non ci ha pensato due volte: ha preso le sue cose e si è messo in cammino verso Nord. Sapeva che pochi giorni dopo da Tapachula, una città che si trova sulla frontiera meridionale del Messico, sarebbe partita una “carovana di migranti”, come si definisce la strategia dei migranti che consiste in viaggiare in grandi gruppi e alla luce del sole per sentirsi più sicuri. Per raggiungere Tapachula e gli altri membri della carovana, Ricardo ha dovuto attraversare Honduras e Guatemala in autobus, e passare illegalmente la frontiera messicana.</p>



<p>La “Carovana per la giustizia, la dignità e la libertà del popolo migrante in cammino” ha percorso una ventina di chilometri al giorno per più di 50 giorni, a volte sotto il sole cocente del tropico, altre volte sotto la pioggia. I migranti, soprattutto provenienti dall’America Centrale, ma anche da Haiti e Cuba, hanno dormito nelle piazze dei paesi che attraversavano, o ai bordi delle strade. In alcune occasioni parroci, Comuni o la popolazione hanno portato loro acqua, viveri e disinfettante per curarsi le vesciche, ma spesso nessuno si è avvicinato.&nbsp;</p>



<p>Dopo cinque settimane di cammino, la carovana è arrivata a Città del Messico, dove le autorità hanno offerto ai migranti un visto umanitario. Alcune famiglie hanno deciso di rimanere, ma la maggior parte ha preferito continuare il suo viaggio verso gli Stati Uniti. Durante i 1.130 chilometri che ha percorso, la “Carovana per la giustizia, la dignità e la libertà del popolo migrante in cammino” si è sfilata e riorganizzata. Alcune persone che ne facevano parte, come Ricardo, si sono staccate e hanno continuato il viaggio verso Nord da sole, e allo stesso tempo persone nuove si sono aggiunte strada facendo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3261" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA291021OB10.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Quando è partita, la carovana era composta principalmente da migranti che da mesi erano bloccati a Tapachula in attesa di ricevere una risposta alla loro richiesta di asilo. Questo perché nel 2021 la Comisión Mexicana de Ayuda a Refugiados (Comar) ha ricevuto più di 131mila domande, registrando un aumento del 300% rispetto all’anno precedente, e non è stata in grado di processarle tutte. Un gruppo di migranti ha quindi deciso di lasciare la città in carovana per uscire da quella che considerano come una prigione a cielo aperto e, allo stesso tempo, per rendere visibile la loro situazione all’opinione pubblica nazionale e internazionale.&nbsp;</p>



<p>Il Messico è sempre più una specie di imbuto perché durante lo scorso anno il flusso di migranti verso gli Stati Uniti è triplicato, contemporaneamente all’inasprimento della politica migratoria del governo messicano. Il risultato è che molte persone arrivano in Messico senza riuscire poi a trovare un’uscita verso Nord. L’aumento dei flussi migratori è determinato soprattutto dalla crisi economica causata dalla pandemia, dagli uragani che hanno colpito l’America Centrale nell’autunno 2020, dal terremoto e la crisi sociale scatenata dall’omicidio del presidente di Haiti, oltre che dall’illusione che l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca avrebbe portato ad una svolta nelle politiche migratorie statunitensi.&nbsp;</p>



<p>Da ottobre 2020 a ottobre 2021, 1,7 milioni di migranti sono stati fermati dalle autorità sulla frontiera meridionale statunitense, e anche dall’altra parte del confine si è registrato un record: nessun governo messicano ha fermato tanti migranti in un anno come quello di López Obrador. Il presidente progressista è arrivato a schierare 14mila effettivi della Guardia Nazionale sulla frontiera meridionale messicana con il proposito esplicito di bloccare i migranti, a seguito delle minacce dell’ex presidente Usa Donald Trump di aumentare i dazi delle importazioni messicane del 5% se non avesse impedito ai migranti di arrivare alla frontiera meridionale statunitense.</p>



<p>Le violenze della Guardia Nazionale contro la popolazione migrante sono state molte, dai tentativi di bloccare le carovane -facendo muro con scudi e manganelli- alle sparatorie contro i veicoli che li trasportano, che hanno causato anche dei morti. D’altra parte, in più di un’occasione i migranti sono stati vittime di incidenti stradali. A novembre, 12 migranti sono morti carbonizzati all’interno di due automobili dopo un incidente, ma il più grave è avvenuto il 9 dicembre, quando in Chiapas si è ribaltato un camion su cui 166 migranti viaggiavano ammassati. Nell’incidente sono morte 56 persone, schiacciate dai loro compagni di viaggio.&nbsp;</p>



<p>Il fatto che, prima di ribaltarsi, il camion sia passato davanti a tre posti di blocco senza essere mai stato fermato fa sospettare della possibilità che le autorità stessero insabbiando il traffico di persone. Si tratta di un’attività molto lucrativa: i migranti avevano pagato quasi 10mila euro per essere trasportati dal Chiapas al Texas.&nbsp;“La causa profonda di incidenti come questo è l’inasprimento delle politiche migratorie. I trafficanti vedono aumentare il loro beneficio economico e le reti di traffico di persone si rafforzano”, spiega Rita Robles di&nbsp;<a href="https://www.alianzaamericas.org/?lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Alianza Americas</a>, Ong che lavora con migranti di origine latina negli Stati Uniti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3264" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2022/01/CARA311021OB4.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>Carmen tira fuori dalla borsa alcuni fogli che le ha consegnato un tribunale del Salvador. “Un tribunale mi da ragione, non ho solo la mia parola”, dice mentre mostra i documenti. Si trattava della denuncia contro il suo ex compagno e alcuni suoi amici che fanno parte di una&nbsp;<em>gang</em>. “Sono venuti a casa mia dicendo che mi davano quindici giorni per tornare con lui, se non lo avessi fatto mia figlia di sette anni ne avrebbe pagato le conseguenze”. Malgrado la paura Carmen non ha perso lucidità: il giorno dopo ha preso sua figlia e una valigia e si è incamminata verso gli Stati Uniti.</p>



<p>“Devo stare lontana dall’Honduras per proteggere mia figlia. Ci sono molte persone nella carovana che, come me, stanno fuggendo da qualcosa o da qualcuno”, racconta Carmen mentre la bambina gioca con un’amica nel campo da&nbsp;<em>basket</em>&nbsp;del paese di Acacoyagua, nel Chiapas. Da lì mancano circa 3mila chilometri alla frontiera con gli Stati Uniti. Se riuscirà a raggiungerla, a Carmen toccherà aspettare lì fino a sei mesi. Questo perché dal 6 dicembre 2021 è entrato nuovamente in vigore il Migrant Protection Protocols (MPP), un programma del governo statunitense che obbliga i richiedenti asilo ad aspettare la risposta in Messico.</p>



<p>Il programma è stato creato da Trump e negli anni scorsi circa 70mila migranti sono rimasti bloccati sulla frontiera settentrionale messicana in attesa della risposta alla loro richiesta d’asilo da parte di una corte statunitense. La cancellazione del Migrant Protection Protocols è stata una delle promesse di campagna di Biden, che allora lo definì “inumano”, ma ad agosto scorso un tribunale federale del Texas ha ordinato che tornasse in vigore.&nbsp;</p>



<p>Secondo Rita Robles di Alianza Americas, la riattivazione del Migrant Protection Protocols mette in luce l’esistenza di un problema di sovranità del Messico. “Il programma è imposto arbitrariamente da un tribunale statunitense e il Messico non è obbligato a riattivarlo; lo ha accettato nuovamente perché gli Stati Uniti hanno donato dei vaccini”.&nbsp;</p>



<p>“La sua amministrazione ha preso la decisione di normalizzare ed ampliare una politica crudele di dissuasione, che fallisce nell’affrontare le cause di fondo della migrazione”, ha scritto a dicembre un gruppo di parlamentari democratici al presidente. In risposta, il 30 dicembre Biden ha chiesto alla Corte Suprema, che è composta in maggioranza da giudici repubblicani, di cancellare nuovamente il Migrant Protection Protocols. Carmen teme che le gang del Salvador abbiano contatti in Messico e che questi la possano trovare. Sa che solo una volta raggiunti gli Stati Uniti, quando arriverà a casa di sua sorella, lei e sua figlia si sentiranno sicure.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/carovana-delle-persone-in-cammino-il-messico-e-sempre-piu-un-imbuto/">Articolo pubblicato su Altreconomia l’11 gennaio 2022</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/01/13/carovana-delle-persone-in-cammino-il-messico-e-sempre-piu-un-imbuto/">Carovana delle persone in cammino: il Messico è sempre più un imbuto.</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Carovane migranti: il “muro” degli Usa in Guatemala e le prossime scelte di Biden</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/20/carovane-migranti-il-muro-degli-usa-in-guatemala-e-le-prossime-scelte-di-biden/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jan 2021 11:05:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quarantotto ore bloccati in una strada che porta a Città del Guatemala. Di giorno sotto il sole cocente, di notte dormendo sull’asfalto. E poi sono arrivate le minacce, i gas lacrimogeni, i manganelli. Gli autobus del rimpatrio diretti in Honduras.&#160; È successo a circa 6mila migranti honduregni, famiglie intere che sabato 16 gennaio 2021 sono&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quarantotto ore bloccati in una strada che porta a Città del Guatemala. Di giorno sotto il sole cocente, di notte dormendo sull’asfalto. E poi sono arrivate le minacce, i gas lacrimogeni, i manganelli. Gli autobus del rimpatrio diretti in Honduras.&nbsp;</p>



<p>È successo a circa 6mila migranti honduregni, famiglie intere che sabato 16 gennaio 2021 sono entrate in Guatemala in “carovana”, come si definisce la strategia dei migranti, inaugurata nel 2018, che consiste nel muoversi verso gli Stati Uniti in grandi gruppi per rendere il viaggio più sicuro e fare maggiore pressione sulle autorità.</p>



<p>I migranti si erano messi d’accordo su Facebook per partire venerdì 15 mattina dalla città honduregna di San Pedro Sula, fino al 2015 considerata il centro più pericoloso del mondo. Fuggono da un Paese in cui circa la metà della popolazione vive al di sotto della soglia della povertà, le&nbsp;<em>maras –</em>cioè le gang criminali- terrorizzano la popolazione, la pandemia ha portato alla perdita di più di mezzo milione di posti di lavoro e, lo scorso novembre, gli uragani Eta e Iota hanno causato gravi danni a circa il 70% della popolazione.&nbsp;</p>



<p>La “carovana migrante” aveva percorso solo 230 chilometri -ne mancavano ancora 4mila alla frontiera statunitense- quando si è scontrata con una barriera di 3mila soldati e poliziotti guatemaltechi, che dopo due giorni di negoziazioni li ha caricati ed espulsi. Forse alcuni di loro proveranno nuovamente ad intraprendere il viaggio verso nord in piccoli gruppi, forse fra pochi giorni organizzeranno una nuova carovana.&nbsp;</p>



<p>“Al governo guatemalteco in verità non importa se i migranti honduregni transitano sul suo territorio; il fatto è che non è un governo che si comanda da solo, ma viene comandato dagli Stati Uniti”, spiega Olga Sánchez Martínez, fondatrice della struttura di ricezione per migranti Albergue Jesús el Buen Pastor di Tapachula, che ho incontrato a ottobre sulla frontiera tra Guatemala e Messico.<br>Secondo la religiosa, gli Stati Uniti minacciano di strozzare economicamente il Guatemala, che risponde accettando la funzione di “gendarme” della politica migratoria statunitense.&nbsp;</p>



<p>Se Joe Biden rispetterà le sue promesse, a partire dal 20 gennaio, con il suo insediamento, questa dovrebbe cambiare profondamente. “Biden ha promesso di smontare completamente la politica migratoria dell’amministrazione Trump. Alcuni cambiamenti sono relativamente facili e si faranno con una semplice firma, altri richiedono processi più lunghi”, riflette Helena Olea, direttrice di Alianza Américas, una rete di organizzazioni di migranti latinoamericani negli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>“Sono anche state annunciate iniziative legislative che ci sembrano positive, come un progetto di legge per la regolarizzazione migratoria delle undici milioni di persone che vivono negli Stati Uniti senza permesso di soggiorno, e alcuni cambiamenti delle politiche per i richiedenti asilo”. Ma non è prevista, continua Helena Olea, nessuna deroga alla chiusura totale delle frontiere stabilita all’inizio della pandemia per i richiedenti asilo, che ora vengono immediatamente espulsi dal Paese.</p>



<p>“Questa volta non mi sono unito alla carovana perché ho un problema in famiglia”, scrive in chat David, un ventenne honduregno a cui l’uragano Eta ha portato via la casa. L’avevo incontrato nell’ottobre scorso a Tecún Umán, città guatemalteca al confine con il Messico, durante la prima “carovana migrante” fermata dall’esercito guatemalteco. Fino a quel momento, le autorità del Paese centroamericano avevano lasciato transitare senza restrizione i cittadini honduregni, soprattutto a causa di un accordo di libera circolazione tra Honduras, Guatemala, El Salvador e Nicaragua chiamato “Centroamerica-4”, che il Guatemala ha “congelato” in nome delle misure sanitarie per prevenire la diffusione del Covid-19.</p>



<p>Quando nell’ottobre 2020 ho conosciuto David, il giovane si spostava con altri migranti sul confine tra Guatemala e Messico. Sapeva che quelli che erano rimasti indietro, nella coda della carovana, venivano poco a poco rimpatriati in Honduras, e che a Tecún Umán non sarebbe arrivato un numero sufficiente di migranti da poter vincere la resistenza della autorità migratorie messicane sul ponte internazionale che porta alla città di Tapachula.&nbsp;</p>



<p>La prima volta era successo nell’ottobre 2018, quando circa 7mila centroamericani entrarono in Messico tra spintoni e gas lacrimogeni, e da lì attraversarono tutto il Paese a piedi senza che le autorità li molestassero. Quattromila chilometri che separano il clima tropicale di Tapachula da quello desertico di Tijuana, città che si trova sul confine con gli Stati Uniti. Alcuni riuscirono poi ad aggirare il muro che divide i due Paesi ed entrarono in piccoli gruppi nel Paese nordamericano, altri sono rimasti bloccati in Messico.&nbsp;</p>



<p>A quell’epoca il muro si trovava al suo posto, sul confine statunitense. Le cose sono cambiate dal maggio 2019 quando, a causa delle minacce di Donald Trump di aumentare del 5% i dazi sulle importazioni messicane se il suo governo non avesse frenato “il flusso dei migranti irregolari”, il presidente Andrés Manuel López Obrador ha militarizzato ulteriormente la frontiera meridionale messicana e aumentato del 63% le deportazioni di migranti centroamericani, che solo nel primo anno sono arrivate a 124mila.&nbsp;</p>



<p>Le minacce di Trump hanno fatto quindi “scendere” il muro fino alla frontiera meridionale messicana, e nel gennaio 2020 la Guardia nazionale ha caricato e arrestato i membri della “carovana migrante”. Mesi dopo, con il pretesto delle misure sanitarie di prevenzione al Covid-19, l’esternalizzazione delle frontiere statunitensi si è spinta sempre più a sud e ha raggiunto il Guatemala, dove il “muro di Trump” si è frantumato e moltiplicato in numerosi posti di blocco, in cui gli honduregni vengono fermati e deportati.</p>



<p>“Mi consegnerò alle autorità guatemalteche perché mi rimandino in Honduras”, mi ha detto David quando in ottobre l’ho incontrato sul confine con il Messico. “Non ho soldi e non conosco bene il Messico, che è un Paese grandissimo, senza carovana è troppo pericoloso viaggiare. Già una volta la polizia di frontiera messicana mi ha fermato e imprigionato per due mesi. Non so se ci riproverò in futuro, ora anche il Guatemala è diventato un ostacolo e non so se ha senso continuare a provarci in carovana. Forse è meglio migrare in piccoli gruppi”. A metà gennaio 2021 David assicura però che se a febbraio ci fosse una nuova “carovana migrante” non perderà l’occasione. Dice che non ha alternative alla migrazione.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/carovane-migranti-il-muro-degli-usa-in-guatemala-e-le-prossime-scelte-di-biden/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 20 gennaio 2021</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/20/carovane-migranti-il-muro-degli-usa-in-guatemala-e-le-prossime-scelte-di-biden/">Carovane migranti: il “muro” degli Usa in Guatemala e le prossime scelte di Biden</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Due Marie per una carovana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Nov 2020 11:17:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[carovana migrante]]></category>
		<category><![CDATA[centroamerica]]></category>
		<category><![CDATA[migrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una arriva da Cuba, l’altra dall’Honduras. Vogliono raggiungere il Messico unendosi a migliaia di migranti in questa prima traversata dell’era covid. Maria Lucila Cruz ha camminato 670 km con le sue Crocs ai piedi e il figlio di quattro anni per mano. Altri migranti che erano con lei l’hanno aiutata con il bambino, e in&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una arriva da Cuba, l’altra dall’Honduras. Vogliono raggiungere il Messico unendosi a migliaia di migranti in questa prima traversata dell’era covid.</p>



<p>Maria Lucila Cruz ha camminato 670 km con le sue Crocs ai piedi e il figlio di quattro anni per mano. Altri migranti che erano con lei l’hanno aiutata con il bambino, e in alcuni tratti dei camionisti le hanno offerto un passaggio. È partita il primo ottobre dalla città honduregna di San Pedro Sula e si trova ora a Tecún Umán, sul confine settentrionale del Guatemala.</p>



<p>Il Messico è davanti a lei, dall’altra parte del fiume Suchiate, ma Maria Lucila Cruz non riuscirà a raggiungerlo. Quando si è avvicinata con un centinaio di persone a la Casa del Migrante, una struttura gestita da religiosi che stava distribuendo panini, la polizia e l’esercito guatemalteco li hanno circondati. Un autobus da cui pende uno striscione che dice “ritorno volontario” sembra avvisare che il rimpatrio in Honduras sarà l’unica via di uscita.</p>



<p>La donna appoggia la schiena al muro e guarda a terra, rassegnata. Prima della pandemia, la vita non era stata troppo dura con lei. “Lavoravo nel Parco Industriale Green Valley, ma quando è arrivato il Covid19 hanno licenziato una parte del personale per evitare assembramenti”, racconta.</p>



<p>Andare negli Stati Uniti le era sembrata l’unica opzione, ma non aveva 7 mila euro per pagare un&nbsp;<em>pollero</em>, come vengono chiamati quelli legati al crimine organizzato che fanno da guida ai migranti facendoli fuggire non solo ai controlli frontalieri, ma anche alla polizia e alla malavita, accusati di numerosi crimini nei loro confronti. Maria Lucila era inoltre preoccupata di potersi contagiare di Covid19 durante il viaggio, e sapeva che dall’inizio della pandemia le frontiere del Guatemala erano chiuse.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3360" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA021020206.jpg?w=1600&amp;ssl=1 1600w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Migranti honduregni aspettano sotto la pioggia la loro espulsione davanti alla Casa del Migrante di Tecún Umán, in Guatemala. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Non è l’unica ad essere spaventata: secondo alcune organizzazioni locali, da marzo il flusso di migranti centroamericani verso gli Stati Uniti è diminuito di circa il 90%, malgrado la crisi economica causata dalla pandemia in Honduras abbia portato alla perdita di mezzo milione di posti di lavoro.</p>



<p>Ma la paura di Maria Lucila Cruz non era comunque di grado superiore rispetto alla fame. Così, a fine settembre, a un paio di settimane dalla riapertura delle frontiere del Guatemala, ha trovato la soluzione. Su Facebook: qui circolava un invito a formare la prima “carovana migrante” dall’inizio della pandemia. Si trattava di camminare con altre 4 mila persone verso gli Stati Uniti senza doversi nascondere, passando dalla porta principale, con la dignità di chi attraversa una frontiera perché ha diritto di farlo.</p>



<p>La prima “carovana migrante” è stata organizzata nell’ottobre 2018, quando più di 7 mila centroamericani bussarono alle porte del Messico. Non arrivarono passando per i sentieri di montagna più nascosti, ma camminarono in mezzo all’autostrada mostrandosi alle telecamere di tutto il mondo, spingendo passeggini e sedie a rotelle. Quella volta, i migranti scoprirono che la visibilità poteva essere il loro punto di forza.</p>



<p>Si ammassarono sul ponte internazionale che divide Tecún Umán dalla città messicana di Tapachula e, tra spintoni e gas lacrimogeni, ruppero la resistenza delle autorità migratorie. Camminarono altri 4 mila km fino a Tijuana, sul confine settentrionale del Messico, dove alcuni si trovano ancora in attesa di ricevere risposta alla richiesta di asilo negli Stati Uniti, mentre altri hanno attraversato la frontiera illegalmente.</p>



<p>Andrés Manuel López Obrador divenne presidente del Messico pochi mesi dopo il passaggio della carovana, e dichiarò di voler intraprendere una politica di “porte aperte” nei confronti dei migranti, che nei fatti ha solo portato alla concessione di circa 15 mila permessi di residenza per motivi umanitari.</p>



<p>Alla prima, seguirono poi una decina di altre carovane. Le cose per i migranti peggiorarono dal maggio 2019, quando durante le negoziazioni per il nuovo trattato di libero commercio tra Stati Uniti, Messico e Canada (USMCA), Donald Trump minacciò il Messico di aumentare i dazi alle sue importazioni del 5% se non avesse fermato i flussi migratori. La risposta di López Obrador fu aumentare le espulsioni di centroamericani del 63% e inviare circa 6 mila elementi della Guardia Nazionale sul confine meridionale messicano per fermare i tentativi di entrata dei centroamericani, che viaggiassero soli o in carovana.</p>



<p>“Come l’Europa, anche gli Stati Uniti esternalizzano le loro frontiere, che è come se si muovessero sempre più a sud”, dice Rita Marcela Robles della ong messicana Fray Matías de Cordova. “Nel caso di quest’ultima carovana, Trump ha fatto pressioni sul governo del guatemalteco, che ha una forte dipendenza economica dagli Stati Uniti”.</p>



<p>Il muro di Trump è sceso fino in Guatemala. Quella di inizio ottobre è stata la prima carovana bloccata dal governo centroamericano, che ha utilizzato le misure sanitarie di prevenzione al Covid19 come pretesto per eludere il trattato di libera circolazione in vigore con l’Honduras. Secondo le autorità guatemalteche, dei circa 4 mila migranti honduregni che sono entrati nel paese, 3,953 sono “ritornati volontariamente”. “Non è il momento di migrare. State a casa, la pandemia non è finita”, ha affermato Mario Adolfo Bucaro Flores, ambasciatore guatemalteco in Messico.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3361" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/CARA0210202012.jpg?w=1600&amp;ssl=1 1600w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La Guardia Nacional sulle sponde del fiume Suchiate, che divide il Messico dal Guatemala, in attesa dell’arrivo della Carovana Migrante. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Noi siamo la testa della carovana, dietro ci sono migliaia di altre persone”, dice Maria Lucila Cruz mentre guarda il figlio Joshua giocare con altri bambini, davanti alla Casa del Migrante di Tecún Umán. Non sa che la maggior parte dei migranti che facevano parte della coda della carovana sono già stati espulsi. Mentre ora anche lei si trova accerchiata dalla polizia e dall’esercito.</p>



<p>Accanto a lei un’altra ragazza cammina nervosamente in circolo, dondolando fra le braccia un bambino che non avrà più di un anno. “Chi non migra non sa cosa vuol dire”, dice nascosta da una mascherina. Si chiama Maria Rodríguez Nuñez, è cubana e del migrare è un’esperta: sono due anni che sta viaggiando. Da Cuba è andata in Guyana, in aereo insieme al suo primo figlio, e da lì ha attraversato più di 10 mila kilometri in autobus: Brasile, Perù e Colombia. Si è poi addentrata nella giungla del Darién, uno delle rotte migratorie più pericolose ed inospitali del mondo, e ha raggiunto Panama, dove in una struttura per migranti ha partorito un altro figlio. È rimasta lì qualche mese e ha quindi proseguito il suo viaggio verso nord con i due bambini. Quando si trovava vicino alla frontiera tra Honduras e Guatemala, ha scoperto che stava per arrivare una carovana di migranti. Ed è qui che ha conosciuto Maria Lucila.</p>



<p>Qui a Tecún Umán le due donne dovranni separarsi. Stremata dalla pressione congiunta di polizia ed esercito, dall’acquazzone tropicale che ha trasformato in fiumi le strade del paese, Maria Lucila salirà con suo figlio Joshua sull’autobus del “ritorno volontario”. Senza una carovana che li accompagni, senza soldi per pagare un&nbsp;<em>pollero</em>, con le strutture di ricezione dei migranti chiuse a causa della pandemia e il governo messicano che minaccia di incarcerarli per non rispettare le misure di prevenzione al Covid19, cercare di attraversare il Messico le sembra troppo rischioso.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3365" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2020/11/SUCHIATE03102020OB4.jpg?w=1600&amp;ssl=1 1600w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Una delle zattere che giorno e notte fanno la spola tra le rive del Suchiate, fiume che divide il Guatemala dal Messico. Trasportano beni di ogni tipo e vengono utilizzate dai migranti per attraversare la frontiera. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Maria Rodríguez Nuñez, invece, non salirà su quell’autobus. Dopo due anni e migliaia di kilometri percorsi non abbandonerà il suo viaggio proprio adesso. Ore più tardi, approfittando dell’oscurità, scenderà con i suoi figli fino al fiume Suchiate e salirà su una delle zattere che fanno la spola tra le due sponde. Pagherà poco più di un euro per toccare terra in Messico e da lì camminerà verso nord, tentando di sfuggire ai droni che sorvolano la rotta dei migranti e alla Guardia Nazionale, nella speranza di poter percorrere migliaia di kilometri e raggiungere il deserto statunitense, dove pregherà magari che l’America che sarà uscita dalle ultime elezioni sia più generosa i quella di ieri. Cercherà di diventare invisibile, come prima di unirsi alla carovana.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da <a href="https://www.repubblica.it/venerdi/2020/11/19/news/carovana_migranti_america_centrale_messico_guatemala_stati_uniti_2020-273897797/" target="_blank" rel="noopener" title="">Il Venerdì di Repubblica il 13.11.2020.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/11/23/due-marie-per-una-carovana/">Due Marie per una carovana</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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