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	<title>caffè - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>caffè - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Gli indigeni del Chiapas che ribaltano il “paradosso del caffè”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 23:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella Selva Lacandona c’è una caffetteria. Si chiama Capeltic, che in maya tseltal significa “il nostro caffè”, e sembra uno di quei bar che si trovano nei centri storici delle grandi città, con foto alle pareti, sedie di alluminio e ombrelloni nel dehor per ripararsi dal sole. È strano vederla qui, a Chilón, un paese&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/08/24/gli-indigeni-del-chiapas-che-ribaltano-il-paradosso-del-caffe/">Gli indigeni del Chiapas che ribaltano il “paradosso del caffè”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella Selva Lacandona c’è una caffetteria. Si chiama Capeltic, che in maya tseltal significa “il nostro caffè”, e sembra uno di quei bar che si trovano nei centri storici delle grandi città, con foto alle pareti, sedie di alluminio e ombrelloni nel dehor per ripararsi dal sole.</p>



<p>È strano vederla qui, a Chilón, un paese di settemila anime del Chiapas circondato dalla selva e da campi di mais e caffè. A fianco di Capeltic c’è Bats’il Maya, una fabbrica con un magazzino dove arrivano decine di sacchi pieni di grani di caffè in pergamino (ossia ricoperti da una buccia) da tutta la regione.</p>



<p>Cristina Méndez Álvarez, co-direttrice del gruppo di aziende e cooperative di economia solidale Yomol A’tel (yomolatel.org), affonda la mano in uno dei sacchi e mostra i chicchi ricoperti da una buccia gialla: entro poco tempo verranno sbucciati da una macchina, tostati in un forno, macinati,<br>quindi impacchettati e spediti.</p>



<p>“Abbiamo aperto il nostro impianto qui, nella Selva Norte del Chiapas, malgrado ci avessero consigliato di farlo nel centro del Messico o vicino alla frontiera con gli Stati Uniti, perché i costi logistici e di commercializzazione sarebbero stati molto inferiori -dice la co-direttrice dell’azienda,<br>formata da circa 360 famiglie indigene maya tseltales-. Abbiamo invece deciso di costruire l’impianto nella selva, malgrado Chilón sia isolato e quasi nessuno arrivi fin qui. Vogliamo stare<br>vicino ai produttori di caffè, ci piace pensare che possano sentire l’impianto come se fosse loro”.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3046" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAFETAL.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>La giovane chiapaneca cammina tra le rumorose macchine di Yomol A’tel, parola che nella lingua<br>indigena locale significa “insieme lavoriamo, insieme camminiamo e insieme sogniamo”. Il progetto<br>nasce nel 2001 a partire da una riflessione, che durava da decenni, sul fatto che da sempre le famiglie indigene maya tseltales si limitavano esclusivamente a produrre la materia prima -il caffè- per poi venderlo agli intermediari a prezzi molto bassi. I contadini non avevano un ruolo<br>negli altri anelli della filiera, che permettono guadagni molto maggiori. Yomol A’tel vuole<br>rompere questa logica: l’idea è che i produttori che seminano e raccolgono il caffè imparino anche a spolparlo, tostarlo e a preparare un ottimo caffè in tazza, seguendo dei corsi di formazione<br>nella caffetteria Capeltic. “Seguiamo tutta la filiera: dal campo alla tazza. Sappiamo che ogni suo anello è importante: se il produttore ci manda chicchi di alta qualità, il caffè si rovina se il tostatore esagera con la fiamma. E se il tostatore fa un eccellente lavoro ma il barista non è in grado di estrarre il caffè, il prodotto in tazza sarà cattivo. Le nostre famiglie conoscono tutto il processo: questa è la nostra proposta di qualità”, dice Méndez Álvarez.</p>



<p>Secondo i calcoli di Yomol A’tel, un chilo di caffè in pergamino in chicchi che al produttore viene pagato 70 pesos (poco più di 3,3 euro), una volta venduto in tazza permette di guadagnarne circa 1.500 (71,5 euro). Per questo, il 40% del caffè di Yomol A’tel viene venduto nelle sue caffetterie: la Capeltic di Chilón e quelle di due prestigiose università messicane: l’Iteso di Guadalajara e l’Università Iberoamericana, nelle sue sedi di Città del Messico e Puebla.</p>



<p>“Avere i nostri bar ci permette pagare un prezzo giusto ai produttori, che sono l’anello più impoverito di questa filiera. Noi lo chiamiamo ‘paradosso del caffè’: le famiglie che seminano e<br>raccolgono questo prodotto, che è biologico, di altissima qualità e apprezzato in tutto il mondo,<br>vivono sotto la soglia di povertà -spiega Cristina Méndez Álvarez-. Yomol A’tel ridistribuisce la<br>ricchezza, facendo in modo che non si accumuli in mano di chi gestisce le caffetterie Capeltic”.<br>Secondo gli esperti, sono vari i fattori che stanno alla base del “paradosso del caffè”. Dalla natura<br>coloniale del prodotto che, come secoli fa, continua ad essere coltivato da persone indigene per essere esportato verso l’Europa e gli Stati Uniti, all’incapacità dei governi dei Paesi produttori di promuovere politiche per proteggerne la produzione e commercializzazione.</p>



<p>Nell’ultimo anno, il prezzo del caffè è più che raddoppiato. Questo aumento è causato in primo<br>luogo dagli effetti dei cambiamenti climatici in Brasile, che è il primo produttore mondiale della seconda bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua. Nel 2021, il Paese sudamericano ha dovuto affrontare un lungo periodo di siccità, seguito da una forte gelata, e ha immesso nel mercato 20 milioni sacchi di caffè in meno rispetto all’anno precedente, con un conseguente aumento del suo prezzo.</p>



<p>Ma c’è di più. “Ci sono due grandi mercati del caffè: quello reale, in cui le persone comprano<br>e vendono il prodotto, e in cui il suo prezzo dipende dalla domanda e dall’offerta, e quello finanziario -spiega Manel Modelo di Impacto café (impactocafe.org), una Ong che accompagna decine di piccoli produttori di caffè in Chiapas-. Quest’anno sono stati prodotti tra i 140 e 170<br>milioni di sacchi di caffè in tutto il mondo. Nel mercato finanziario si comprano e vendono in quattro o cinque giorni, quello che si fa il resto dell’anno è speculazione pura e semplice”.</p>



<p>Il prezzo del caffè non si decide quindi solo nel mercato reale, ma anche nella borsa di valori di New York, dove in questo momento è alle stelle. Lì operano sei grandi broker che hanno come principali clienti Nescafé, Kraft, Sara Lee e Procter &amp; Gamble, ovvero le multinazionali che commercializzano circa la metà di tutto il caffè mondiale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2-1024x683.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3048" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/CAPELTIC191121OB2.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>L’aumento del prezzo è sicuramente una buona notizia per i produttori, che devono però fare i conti con il fatto che sale e scende da un giorno all’altro. La volatilità crea molta incertezza e difficoltà nello stabilire quale sia il miglior momento per vendere, o fare qualsiasi tipo di proiezione a lungo termine. Per questo, i produttori preferirebbero un prezzo stabile, anche se più basso di quello attuale.</p>



<p>“Magari i prezzi rimanessero alti e stabili, e le famiglie smettessero di vivere alla giornata. Sappiamo che purtroppo presto scenderanno vertiginosamente”, commenta Cristina Méndez Álvarez, mentre mostra un camion pieno di pacchi di caffè con l’etichetta di Capeltic che sta per uscire dal magazzino per essere spediti in tutto il Messico, Stati Uniti e Spagna. “Non dico la quantità di problemi di trasporto che abbiamo, perché in questa strada che già di per sé è piena di curve, buche e rallentatori, spesso ci sono frane e cadono alberi. Ma non ci importa, è un rischio che siamo disposti a prendere per essere coerenti con il nostro tipo di progetto”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/gli-indigeni-del-chiapas-che-ribaltano-il-paradosso-del-caffe/">Articolo pubblicato da Altreconomia nel luglio 2022</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2022/08/24/gli-indigeni-del-chiapas-che-ribaltano-il-paradosso-del-caffe/">Gli indigeni del Chiapas che ribaltano il “paradosso del caffè”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Caffè, è epidemia di roya: il fungo che distrugge piantagioni in America Latina. ‘Presto problemi di rifornimento per Paesi Ue’</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2015/06/22/caffe-e-epidemia-di-roya-il-fungo-che-distrugge-piantagioni-in-america-latina-presto-problemi-di-rifornimento-per-paesi-ue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 12:56:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/06/22/caffe-e-epidemia-di-roya-il-fungo-che-distrugge-piantagioni-in-america-latina-presto-problemi-di-rifornimento-per-paesi-ue/">Caffè, è epidemia di roya: il fungo che distrugge piantagioni in America Latina. ‘Presto problemi di rifornimento per Paesi Ue’</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
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<p>“Quest’anno abbiamo avuto un<strong>&nbsp;calo</strong>&nbsp;di produzione del caffè di quasi il&nbsp;<strong>40%</strong>”, afferma&nbsp;<strong>Julio César Hernández Arizmendi</strong>&nbsp;della cooperativa<em>&nbsp;Comunidades Indígenas de la Región de Simojovel de Allende</em>&nbsp;(CIRSA), mentre cammina per il suo campo che si arrampica su una montagna del<strong>&nbsp;Chiapas</strong>, nel sud del&nbsp;<strong>Messico</strong>. Poi afferra una foglia di caffè da una pianta spoglia e mostra delle&nbsp;<strong>macchie gialle</strong>&nbsp;sulla superficie.&nbsp;È la&nbsp;<strong>roya</strong>, un fungo che secondo l’organizzazione di agricoltori&nbsp;<em>Coordinadora Nacional de Organizaciones Cafetaleras</em>&nbsp;(CNOC) ha devastato il 50% delle piante di caffè del Chiapas, dove si raccoglie quasi il 40% del caffè prodotto in Messico. E non si tratta solo di un problema messicano: la roya ha colpito molti paesi dell’<strong>America Latina</strong>, dal&nbsp;<strong>Perù</strong>&nbsp;alla&nbsp;<strong>Repubblica Dominicana</strong>. In&nbsp;<strong>Guatemala</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Honduras</strong>, dove ha distrutto il<strong>&nbsp;70%</strong>&nbsp;delle coltivazioni, la Commissione Europea ha donato<strong>&nbsp;3 milioni di euro</strong>&nbsp;agli agricoltori attraverso il Programma Alimentare Mondiale dell’ONU.&nbsp;“È molto probabile che in pochi anni i Paesi europei&nbsp;<strong>avranno problemi</strong>&nbsp;a rifornirsi di caffè”, spiega&nbsp;<strong>Manel Modelo</strong>&nbsp;dell’associazione Impacto Café. “Il prezzo del grano sul mercato internazionale sta comunque diminuendo. Il mercato finanziario del caffè è altamente&nbsp;<strong>speculativo</strong>, e i meccanismi che lo regolano non hanno niente a che vedere con la domanda e l’offerta reali”.</p>



<p>Quando fondò la cooperativa di caffè&nbsp;<strong>Guerrero Maya</strong>, nel 2010,&nbsp;<strong>Antonio López Jiménez</strong>non poteva immaginare che sarebbe arrivato un periodo così difficile. In questa regione chiamata&nbsp;<strong>Altos de Chiapas</strong>, tra montagne che superano i 2mila metri sul livello del mare, si produce un&nbsp;<strong>arabica</strong>&nbsp;biologico di alta qualità che viene esportato in tutto il mondo. Per i contadini della zona, dove l’88% della popolazione vive in povertà, la vendita del caffè è un’entrata indispensabile. “Da noi la roya è arrivata nel<strong>&nbsp;novembre 2013</strong>&nbsp;e si è mangiata l’80% dell’ultimo raccolto”, racconta López Jiménez.</p>



<p>Il fungo è presente nell’ecosistema messicano dal<strong>&nbsp;1981</strong>&nbsp;ma nel momento in cui, a causa dei&nbsp;<strong>cambiamenti climatici</strong>, si sono create condizioni di temperatura e umidità favorevoli, è esplosa un’<strong>epidemia</strong>&nbsp;che ha spinto 5&nbsp;stati della repubblica messicana a chiedere al governo federale di dichiarare l’<strong>allerta fitosanitaria</strong>. Secondo l’Associazione Messicana della Catena Produttiva del Caffè (AMECAFE), che raggruppa tutti i settori impegnati nella produzione del grano, la roya avrebbe colpito il 40% delle coltivazioni di caffè del paese.</p>



<p>“In Messico non ci sono emergenze né epidemie, il problema della roya è del 10%”,&nbsp;spiega a&nbsp;<em>IlFattoQuotidiano.it</em>&nbsp;<strong>Belisario Domínguez Méndez</strong>, direttore generale di Produttività e Sviluppo Tecnologico del Ministero dell’Agricoltura. La dichiarazione di Domínguez Méndez contraddice i dati dello stesso ministero che, attraverso il Servizio Nazionale di Salute, Innocuità e Qualità Agroalimentare (SENASICA), nel novembre 2014 affermava che la superficie colpita dalla roya sarebbe superiore al 18% negli stati di&nbsp;<strong>Veracruz</strong>&nbsp;e Chiapas.</p>



<p><strong>Don Elías</strong>&nbsp;osserva i suoi campi di caffè che scendono verso un ruscello e spiega che in questa regione della&nbsp;<strong>Colombia</strong>, chiamata&nbsp;<strong>Eje Cafetero</strong>, le coltivazioni del grano coprono il 55,3% dell’area destinata all’agricoltura. Si sviluppano tra le valli verdi delle&nbsp;<strong>Ande</strong>&nbsp;all’interno di un paesaggio ordinato di paesini e campi, lontano dal caos delle grandi città colombiane. Nel 2008 in questa zona, come in altre parti del paese, si registrò un’epidemia di roya che portò il governo a riseminare&nbsp;<strong>50mila ettari</strong>&nbsp;di caffè con piante giovani e di una varietà resistente al fungo.</p>



<p>“In Colombia esiste un’alleanza tra governo, accademia ed imprese che ha permesso di reagire all’epidemia, ma non si può dire la stessa cosa del Messico, dove non c’è coordinazione tra gli uffici pubblici e gli aiuti al settore agricolo risultano frammentati”, spiega&nbsp;<strong>Antoine Libert Amico</strong>, ricercatore dell’<em>Universidad Autónoma Metropolitana-Xochimilco</em>&nbsp;di&nbsp;<strong>Città del Messico</strong>. Secondo Libert Amico, è necessario investire in studi sulle varietà di caffè che a livello locale resistono alla roya, visto che non esiste una “ricetta” per contrastarla: una varietà che resiste al fungo in un determinato ecosistema non necessariamente lo farà in un altro. “In Messico si stanno implementando solo&nbsp;<strong>azioni locali</strong>, quello che manca è un&nbsp;<strong>piano nazionale</strong>&nbsp;contro la roya. Il 22 gennaio il governo ci ha detto che sarebbe stato lanciato a febbraio, ma non l’ha ancora fatto”, denuncia&nbsp;<strong>Fernando Celis</strong>, leader della CNOC.</p>



<p>L’inazione del governo spinge produttori e istituzioni locali ad allearsi con imprese come&nbsp;<strong>Nestlé</strong>, che distribuisce piante di varietà di arabica che dovrebbero essere resistenti al fungo. Inoltre attraverso il suo<strong>&nbsp;Piano Nescafé</strong>, lanciato prima dell’epidemia di roya, la transnazionale svizzera distribuisce piante di una varietà chiamata “<strong>robusta</strong>“. Si tratta di un caffè di&nbsp;<strong>bassa qualità</strong>&nbsp;che, a differenza dell’arabica, si produce sotto i mille metri sul livello del mare, viene utilizzato per la produzione di caffè solubile ed è resistente alla roya.&nbsp;“In alcune zone di transizione, dove si possono produrre entrambe le varietà, a causa delle roya i produttori hanno iniziato a sostituire il caffè arabico con il&nbsp;<em>robusta</em>”, spiega a&nbsp;<em>IlFattoQuotidiano.it</em>&nbsp;<strong>Emilio Díaz</strong>&nbsp;di Nestlé.</p>



<p>La sostituzione delle coltivazioni è una buona notizia per l’impresa, che è obbligata ad importare il robusta dall’estero per rifornire la fabbrica di caffè solubile più grande del mondo, che si trova in Messico. Ed è proprio per poter eliminare le importazioni di questo grano che la transnazionale svizzera nel 2010 ha lanciato il Piano Nescafé. Il&nbsp;<em>robusta</em>&nbsp;viene prodotto in monoculture che causano gravi&nbsp;<strong>impatti ambientali</strong>&nbsp;ed è poco redditizio per i contadini. “Il suo prezzo è circa la metà dell’arabica, per questo gli agricoltori non lo vogliono seminare&nbsp;–&nbsp;spiega&nbsp;<strong>Domínguez Méndez</strong>&nbsp;del Ministero dell’Agricoltura&nbsp;– ed è per questo che i programmi del governo appoggiano i coltivatori di arabica, non quelli di&nbsp;<em>robusta</em>, che sono solo il<strong>&nbsp;3%</strong>&nbsp;del totale”.</p>



<p>Nel maggio 2010, lo stesso ministero assicurò che non si sarebbe impegnato “nella promozione di programmi di&nbsp;<em>robusta</em>&nbsp;delle transnazionali”. In realtà, due anni dopo decise di partecipare nel Piano Nescafé e di appoggiare con più di 1600 euro ad ettaro le nuove piantagioni di robusta attraverso un programma chiamato&nbsp;<strong>Tropico Umido</strong>, mentre sono solo 75 gli euro che riparte ai coltivatori di arabica, il 97% dei produttori di caffè del paese.</p>



<p>Reportage realizzato con l’appoggio dell’<em>Iniciativa para el Periodismo de Investigación en las Américas dell’International Center for Journalists</em>&nbsp;(ICFJ) in alleanza con&nbsp;<em>Connectas</em>.</p>



<p><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/26/caffe-e-epidemia-di-roya-il-fungo-che-distrugge-piantagioni-in-sud-america-presto-problemi-di-rifornimento-per-paesi-ue/1698777/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 21.06.2015</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/06/22/caffe-e-epidemia-di-roya-il-fungo-che-distrugge-piantagioni-in-america-latina-presto-problemi-di-rifornimento-per-paesi-ue/">Caffè, è epidemia di roya: il fungo che distrugge piantagioni in America Latina. ‘Presto problemi di rifornimento per Paesi Ue’</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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