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	<title>Ayotzinapa - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>Ayotzinapa - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>A sei anni dalla sparizione degli studenti di Ayotzinapa, in Messico, la verità è ancora lontana</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/a-sei-anni-dalla-sparizione-degli-studenti-di-ayotzinapa-in-messico-la-verita-e-ancora-lontana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 10:21:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 26 settembre è il sesto anniversario della sparizione forzata dei 43 studenti nello Stato di Guerrero. Inchieste indipendenti smontano la “verità” ufficiale che ha coperto l’esercito. La testimonianza di alcuni genitori e di un giovane sopravvissuto all’attacco. Due grammi sono il peso di un pizzico di sale, di una nocciolina o di una spilla&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 settembre è il sesto anniversario della sparizione forzata dei 43 studenti nello Stato di Guerrero. Inchieste indipendenti smontano la “verità” ufficiale che ha coperto l’esercito. La testimonianza di alcuni genitori e di un giovane sopravvissuto all’attacco.</p>



<p>Due grammi sono il peso di un pizzico di sale, di una nocciolina o di una spilla da balia. Per i genitori di Christian Alfonso Rodríguez Telumbre, studente di Ayotzinapa, due grammi sono il peso di quello che, secondo le autorità, è rimasto di loro figlio: un frammento dell’osso del suo piede destro, trovato nel novembre 2019 nel burrone La Carniceria, a Cocula, nello Stato di Guerrero, in Messico. I familiari di Christian credono ai risultati dell’esame del DNA del laboratorio forense dell’Università di Innsbruck, che sono stati loro comunicati all’inizio di luglio, ma non pensano che rappresentino una prova della morte del ragazzo: una persona può vivere senza un piede, dicono, Christian potrebbe essere ancora vivo.</p>



<p>“Non accetterò così facilmente la morte di mio figlio e continuerò a cercarlo”, afferma suo padre Clemente Rodríguez dall’altro capo del telefono, nella sua casa di Tixtla, a pochi chilometri dalla scuola magistrale di Ayotzinapa. Si sta preparando per viaggiare con sua moglie Luz María Telumbre e gli altri genitori dei 43 giovani scomparsi a Città del Messico, dove sabato 26 settembre manifesteranno in occasione del sesto anniversario del crimine. Lo fanno ogni mese da quel 26 settembre 2014, quando i ragazzi sono stati attaccati con armi da fuoco mentre attraversavano in autobus la città di Iguala, nello Stato di Guerrero. Sei morti, più di 80 feriti e 43 studenti spariti. Un ossicino così piccolo da polverizzarsi durante le analisi del DNA, può essere sufficiente per considerare morto il proprio figlio? Com’è arrivato il frammento del piede di Christian al burrone La Carniceria? Dove sono i 43 studenti di Ayoztinapa? Domande a cui gli inquirenti cercano di rispondere malgrado, dopo tanti anni dal crimine e gli innumerevoli depistaggi ed inquinamenti di prove, sia sempre più difficile arrivare alla verità.</p>



<p>Nel momento in cui è entrato in carica, nel dicembre 2018, il presidente Andrés Manuel López Obrador ha istituito una Commissione della verità e un’unità speciale della Procura per indagare sui fatti. “Entrambe le istituzioni stanno lavorando bene, ma sono lente. Esiste la volontà politica di fare luce sul caso, ma bisognerebbe destinare più fondi perché si traduca in un’efficace capacità di azione”, afferma Omar García, ex studente di Ayoztinapa sopravvissuto all’attacco del 26 settembre 2014. Una volontà politica in un certo senso imposta dai riflettori delle Nazioni Unite e dei media internazionali, da anni puntati sulla vicenda. “La logica di questo governo è risolvere alcuni casi emblematici: si sta concentrando su Ayotzinapa, sul massacro della famiglia mormona LeBarón, su alcuni celebri casi di corruzione; ma non fa nulla per contrastare in modo sistemico il fenomeno della violenza e le violazioni ai diritti umani, che in Messico sono sistematiche”, afferma Jacobo Dayán, esperto in diritto dell’Università Iberoamericana.</p>



<p>La risposta di López Obrador è comunque un passo avanti rispetto a quella dell’ex presidente. Durante il governo Peña Nieto, infatti, la Procura ha fabbricato una menzogna chiamata poi “verità storica”. Secondo l’ex Procuratore Generale Jesús Murillo Karam, oggi indagato, gli studenti sarebbero stati attaccati mentre viaggiavano in autobus dalla Polizia Municipale, che li avrebbe consegnati al gruppo criminale Guerreros Unidos. Questi li avrebbe bruciati nella discarica del paese di Cocula e buttato i loro resti nel vicino fiume San Juan. Il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (Giei) -nominato dalla Commissione interamericana di diritti umani (Cidh) per condurre un’inchiesta indipendente con l’aiuto del prestigioso Equipo argentino de antropología forense (Eaaf)- ha dimostrato invece che è scientificamente impossibile che nella discarica di Cocula siano stati bruciati 43 cadaveri, ed ha affermato che la ricostruzione della Procura Generale è piena di “irregolarità, contraddizioni e gravi omissioni”. Secondo il GIEI, nelle due scene del crimine erano presenti agenti della polizia municipale, statale, federale e l’esercito. Potrebbero aver agito per recuperare un carico di eroina nascosto in uno degli autobus, a insaputa degli studenti; un’ipotesi che si basa sulle dichiarazioni di Pablo Cuevas Vegas, membro dei Guerreros Unidos che, durante un processo negli Stati Uniti, ha dichiarato che la sua organizzazione trafficava droga da Iguala a Chicago, utilizzando degli autobus. Cinquantasei detenuti sono stati torturati affinché confermassero la “verità storica” della Procura generale, che non contemplava la partecipazione di polizia federale e militari, esimendo lo Stato da ogni responsabilità. Sono 61 i funzionari pubblici indagati per quelle torture e per gli insabbiamenti. Tra loro Tomás Zerón, ex direttore dell’Agenzia di indagine criminale e oggi latitante in Israele, accusato di fabbricazione di prove false: il funzionario è apparso in un video mentre camminava con un membro dei Guerreros Unidos sulle rive del fiume San Juan, proprio il giorno prima del ritrovamente, in quel luogo, di una borsa contenente i resti dell’unico altro studente identificato finora, Alexander Mora Venancio.</p>



<p>L’ossicino di Christian Alfonso Rodríguez Telumbre è stato trovato a più di 800 metri dalla discarica di Cocula. “È un fatto molto importante che cambia la narrazione imposta negli anni scorsi dalla Procura, la cosiddetta ‘verità storica’, perché è in un luogo completamente diverso da quello che questa aveva presentato come punto finale di arrivo degli studenti”, afferma María Luisa Aguilar Rodríguez del Centro di diritti umani Miguel Agustín Pro Juárez (Prodh), organizzazione che accompagna i familiari dei 43 studenti spariti. Il caso Ayotzinapa è pieno di contraddizioni, punti oscuri, dolore. Tanto che ha rappresentato un punto di svolta nella storia del conflitto messicano, iniziato nel dicembre del 2006, quando l’ex presidente Felipe Calderón ha militarizzato il Paese con il pretesto di combattere le organizzazioni criminali, causando una crisi umanitaria.</p>



<p>La sparizione degli studenti scosse così tanto la popolazione messicana che nei mesi successivi a quel 26 settembre 2014, ogni giorno scendeva in strada per chiedere che venisse chiarito il caso. Ed è a partire da quella data che i familiari delle migliaia di persone sparite di tutto il Paese hanno iniziato ad organizzarsi per cercare i propri cari, esigendo verità e giustizia. Perché i giovani&nbsp;<em>desaparecidos</em>&nbsp;in Messico non sono 43, ma più di 73 mila.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/ayotzinapa-sei-anni-dopo/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Articolo pubblicato da Altreconomia il 25.09.2020</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/a-sei-anni-dalla-sparizione-degli-studenti-di-ayotzinapa-in-messico-la-verita-e-ancora-lontana/">A sei anni dalla sparizione degli studenti di Ayotzinapa, in Messico, la verità è ancora lontana</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>“Il governo nasconde la verità sui 43 desaparecidos”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Apr 2016 13:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/04/27/il-governo-nasconde-la-verita-sui-43-desaparecidos/">“Il governo nasconde la verità sui 43 desaparecidos”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lascia il Messico il Gruppo Interdisciplinario di Esperti Indipendenti (GIEI), che per più di un anno ha investigato il caso Ayotzinapa. IL GIEI, nominato dalla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) per realizzare un’inchiesta parallela ed indipendente rispetto a quella della Procura, se ne va senza congedarsi dal presidente Enrique Peña Nieto, che accusa di avergli messo il bastone tra le ruote in vari modi. “Il governo non vuole che risolviamo il caso”, hanno affermato.</p>



<p>Domenica il GIEI ha presentato le sue conclusioni finali, che insinuano molti dubbi e domande, smontando pezzo per pezzo la versione ufficiale. Secondo la ricostruzione della Procura, integranti dell’organizzazione criminale&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>&nbsp;avrebbero cremato i giovani nella discarica del paese di Cocula e gettato i loro resti nel fiume San Juan. Quasi per magia, presto arrivò la conferma: in una borsa rinvenuta nel fiume fu identificato il DNA di Alexander Mora Venancio, l’unico studente di Ayotzinapa di cui si hanno notizie.</p>



<p>Ma gli esperti hanno smontato tutta l’impalcatura su cui si basa questa teoria. Secondo le loro indagini, è scientificamente impossibile che nella discarica di Cocula siano stati bruciati i corpi, e non ci sono prove che la borsa con i resti di Alexander si trovasse nel fiume San Juan. E aggiungono un dato interessante: il giorno prima della chiamata che avvisava della presenza della borsa, Tomás Zerón, direttore della governativa Agenzia di Investigazione Criminale, si trovava proprio nel luogo del ritrovamento. L’accusa non è stata esplicita, ma a tutti è nato il solito sospetto: Tomás Zerón ha lanciato nel fiume la borsa con i resti di Alexander, in modo da far “tornare” la versione della Procura?</p>



<p>I sospetti di manipolazione delle prove si rafforzano se si prendono in considerazione gli altri elementi che emergono dall’inchiesta del GIEI. La Polizia Federale avrebbe partecipato nel crimine, in accordo con il crimine organizzato, e l’esercito non è intervenuto malgrado fosse a conoscenza dell’attacco. Inoltre, 5 fra gli imputati chiave del caso sarebbero stati torturati dalla polizia a seguito dell’arresto, e avrebbero poi sottoscritto la veridicità della versione ufficiale.</p>



<p>E si sono registrati movimenti nei cellulari di alcuni studenti all’ora in cui, secondo la Procura, dovrebbero essere già stati morti e cremati; a tarda notte Jorge Aníbal Cruz Mendoza scrisse un sms a sua madre chiedendole di fargli una ricarica.</p>



<p>Il presidente Enrique Peña Nieto ha deciso di non rinnovare il mandato del GIEI, malgrado gli esperti non abbiano portato a termine il loro compito principale: scoprire dove si trovano i 43 studenti&nbsp;<em>desaparecidos</em>. Ora tocca alla Procura raccogliere le raccomandazioni del GIEI e portare avanti le indagini. Finora gli esperti sono stati ignorati dalle autorità messicane, che non hanno nemmeno considerato una pista che potrebbe svelare il movente dell’attacco: gli studenti sequestrati viaggiavano, senza saperlo, in un autobus che veniva utilizzato per trafficare droga dal Messico a Chicago.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Fatto Quotidiano il 27.04.2016.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/04/27/il-governo-nasconde-la-verita-sui-43-desaparecidos/">“Il governo nasconde la verità sui 43 desaparecidos”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ayotzinapa, ancora senza giustizia</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/10/ayotzinapa-ancora-senza-giustizia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Mar 2016 14:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Reportage]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più che una conferenza stampa sembra un atto politico. Sotto un tendone, davanti alla cattedrale di Città del Messico, c’è un tavolo in cui sono piazzati dei microfoni. Davanti al tavolo i giornalisti, e intorno a loro decine di persone. Si accalcano sulle transenne, la maggior parte giovani, intonano cori e mostrano cartelli che chiedono&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/10/ayotzinapa-ancora-senza-giustizia/">Ayotzinapa, ancora senza giustizia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più che una conferenza stampa sembra un atto politico. Sotto un tendone, davanti alla cattedrale di Città del Messico, c’è un tavolo in cui sono piazzati dei microfoni. Davanti al tavolo i giornalisti, e intorno a loro decine di persone. Si accalcano sulle transenne, la maggior parte giovani, intonano cori e mostrano cartelli che chiedono verità e giustizia per gli i 43 studenti di Ayotzinapa, che il 26 settembre 2014 sono stati sequestrati dalle autorità colluse con il cartello criminale&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>. Ancora non si sa nulla dei ragazzi, e non è stata fatta giustizia per le sei persone che sono state uccise durante l’attacco.</p>



<p>La gente applaude quando sotto il tendone appaiono i genitori degli studenti, accompagnati dal loro avvocato. Sembrano emozionati. Hanno convocato la conferenza stampa per dare un resoconto del loro incontro con il presidente Enrique Peña Nieto, appena concluso. Il legale Vidulfo Rosales Sierra dice che il presidente non si è impegnato a rispettare nessuna delle otto proposte che i genitori dei ragazzi gli avevano presentato, riguardanti l’attenzione alle vittime e l’inchiesta giudiziaria sul caso.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB21-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4007" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB21-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB21-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB21-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Prende la parola Marisa Mendoza, moglie di Julio César Mondragón, assassinato durante l’attacco del 26 settembre 2014 ad Iguala. Il cadavere di Julio César, che aveva 22 anni e un figlio di pochi mesi, è stato trovato senza volto. Sul suo corpo era rimasto solo il cranio sanguinante. La procura non ha menzionato i segni di tortura presenti sul cadavere ed ha affermato che era stata “la fauna del luogo” ad asportargli la pelle.</p>



<p>Nessuno fiata intorno alle parole ferme di Marisa. Denuncia gli intoppi burocratici che hanno causato ritardati nell’esumazione del corpo del marito, che dovrebbe essere analizzato da un gruppo di esperti forensi indipendenti, e assicura che continuerà a chiedere giustizia per Julio César e le altre vittime dell’attacco di Iguala. “Non sei sola”, gridano all’unisono i presenti.</p>



<p>“Non ci sentiamo soli, ci sentiamo coccolati da voi”, afferma&nbsp;<em>Maria</em>&nbsp;de&nbsp;<em>Jesús</em>&nbsp;Tlatempa Bello, madre dello studente&nbsp;<em>desaparecido</em>&nbsp;José Eduardo Bartolo Tlatempa. Chiede al governo di togliersi la maschera ed essere trasparente, di scegliere se stare con la popolazione o con il crimine organizzato. “Cammineremo sotto il sole o sotto la pioggia”, conclude, invitando tutti coloro che hanno un famigliare&nbsp;<em>desaparecido</em>&nbsp;a unirsi il giorno dopo alla manifestazione per l’anniversario dell’attacco di Iguala.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB14-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4008" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB14-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB14-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB14-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>E pioveva a Città del Messico il 26 settembre scorso sul corteo, su centinaia di migliaia di persone che hanno camminato per chilometri, fino a raggiungere e riempire la piazza centrale della metropoli. Si temeva che la vicenda fosse caduta nel dimenticatoio, invece la popolazione messicana ha continuato a dimostrare la sua solidarietà alle famiglie degli studenti di Ayotzinapa, e a quelle dei circa 27mila&nbsp;<em>desaparecidos</em>&nbsp;che si sono registrati in Messico dal 2006 ad oggi. Da quando il governo ha lanciato la “guerra contro il narcotraffico”, che ha causato una lunga serie di violazioni di diritti umani, soprattutto ai danni di attivisti sociali e giornalisti. Un conflitto che ha trasformato il Messico in un territorio doloroso per la sua popolazione, e in un bengodi per i cartelli criminali.</p>



<p>Ayotzinapa ha portato all’attenzione internazionale il problema della violenza e della sparizione forzata in Messico, ha permesso di aprire un importante spazio di riflessione sulla connivenza tra autorità e cartelli criminali, sulla corruzione ed impunità esistenti nel paese.</p>



<p>E alle famiglie di altri&nbsp;<em>desaparecidos</em>&nbsp;ha dato la forza di prendere in mano picconi e pale per andare a cercare i loro cari nelle campagne che circondano le città; organizzati in gruppi scavano e trovano cadaveri, spesso a decine. Solamente ad Iguala, dove si registrano 150&nbsp;<em>desaparecidos</em>, sono state trovate 60 fosse comuni con un totale di 104 corpi. Solo 6 sono stati identificati. Di chi sono questi cadaveri? Chi è in attesa del ritorno di queste persone? Perché sono state fatte sparire?</p>



<p>Nel gennaio scorso, la Procura Generale della Repubblica (PGR) annunciò quella che definì “la verità storica” sul caso Ayotzinapa. La notte del 26 settembre 2014 la Polizia Municipale avrebbe sequestrato i 43 studenti per consegnarli al cartello criminale&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>, che li avrebbe portati nella discarica di Cocula per ucciderli e cremarli. Le ceneri sarebbero state gettate nel fiume San Juan all’interno di una borsa. Questa ricostruzione venne confermata dalle analisi dei resti contenuti nella sacca, che avrebbero permesso di identificare gli studenti Alexander Mora e Jhosivani Guerrero de la Cruz.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB20-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4010" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB20-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB20-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/MARCHA260915OB20-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>La versione è basata sulle dichiarazioni di alcune fra le 111 persone arrestate per l’attacco del 26 settembre, e non esistono prove scientifiche che la sostengano. Quattro testimoni chiave, integranti del cartello&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>, al momento di rilasciare la dichiarazione erano ubriachi e presentavano lividi che successivamente sono stati riconosciuti come segni di tortura. Patricio Reyes Landa, alias<em>&nbsp;El Pato, ha dichiarato che sono stati provocati dagli agenti che lo hanno arrestato.</em>&nbsp;Da parte sua il leader dei&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>&nbsp;Gildardo López Astudillo, alias&nbsp;<em>El Gil</em>, non ha mai confermato la versione della procura riguardante l’incenerimento dei corpi dei ragazzi nella discarica di Cocula.</p>



<p>Al contrario, la ricostruzione è stata messa in dubbio da indagini indipendenti di esperti forensi, che affermano non esistano prove del fatto che i resti di Alexander si trovassero nella borsa del fiume San Juan, e che l’accertamento dell’identità di Jhosivani è una probabilità “bassa in termini statistici”.</p>



<p>Non torna neanche la dinamica dell’attacco. “Nelle dichiarazione degli imputati abbiamo riscontrato delle incoerenze. Presentano quattro versioni differenti su quello che sarebbe successo, quattro scenari diversi, ed esistono contraddizioni interne nella descrizione di ogni scenario”, afferma Carlos Beristain, uno degli esperti che sono stati scelti dalla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) per portare avanti un’inchiesta indipendente sul caso Ayotzinapa. “Ad esempio, nelle dichiarazioni che dipingono lo scenario della discarica di Cocula ci sono incongruenze forti su come sarebbero stati trasportati, dove e come sarebbero stati uccisi, e su altri elementi”. Carlos Beristain aggiunge che l’analisi delle condizioni oggettive della discarica porta a una conclusione certa: gli studenti non possono essere stati bruciati a Cocula. Se i 43 corpi fossero davvero stati cremati nella discarica, la vegetazione intorno avrebbe dovuto bruciarsi. Ma del rogo non c’era alcuna traccia, né dei resti dei giovani.</p>



<p>Gli esperti della CIDH hanno anche dimostrato che Polizia Federale e l’esercito hanno preso parte all’aggressione e che esisteva un quinto autobus, che non compare nella ricostruzione ufficiale. Si tratta di uno dei pullman che i ragazzi avevano occupato ad Iguala, che probabilmente all’insaputa dei giovani veniva utilizzato per trasportare droga e potrebbe rappresentare il movente dell’attacco. Tutti elementi di cui le autorità erano a conoscenza, ma che sono stati omessi ed occultati.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB-1024x575-1.webp?resize=980%2C550&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4011" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB-1024x575-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB-1024x575-1.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB-1024x575-1.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Foto: O.B.</em></figcaption></figure>



<p>Anna stende i panni davanti a uno dei dormitori della scuola normale rurale Raúl Isidro Burgos di Ayotzinapa. I locali che la formano sono edifici bassi e colorati, circondati da campi ed orti. È un campus dove si studia, si mangia e si dorme, e dal settembre 2014 non è occupato solo dai 500 alunni, ma anche dai genitori dei ragazzi scomparsi e alcuni attivisti solidali. Da qui, dopo giorno e senza sosta, organizzano le loro attività: manifestazioni, sit-in, incontri pubblici, assemblee, carovane.</p>



<p>Non c’è un muro bianco nella scuola di Ayotzinapa, istituto magistrale che forma i ragazzi a lavorare come maestri in zone povere e rurali. Uno dietro l’altro si susseguono murales con visi di rivoluzionari latinoamericani e frasi che parlano di giustizia sociale. Le scuole normali rurali in Messico sono 15 ed è noto l’impegno politico dei suoi studenti. In quella di Ayotzinapa, ad esempio, hanno studiato Lucio Cabañas Barrientos e Genaro Vázquez Rojas, leader contadini che impulsarono la lotta armata negli anni ’60 e ’70.</p>



<p>Le tensioni fra lo stato messicano e gli studenti di Ayotzinapa hanno quindi radici lontane, più antiche dell’arrivo nella regione dei cartelli criminali, e non sono certo terminate dopo l’attacco di Iguala. L’ultimo scontro tra forze dell’ordine e studenti della normale si è verificato il 12 novembre scorso, quando dopo aver sequestrato una cisterna di gas gli studenti sono stati attaccati dalla polizia, che ha sparato pallottole e lacrimogeni contro di loro. Il saldo dell’aggressione è stato di 20 feriti –anche gravemente- e 10 arrestati.</p>



<p>Alcuni tra i ragazzi che sono finiti in carcere o all’ospedale erano sopravvissuti dell’attacco di Iguala del 26 settembre 2014. Guardandoli in viso, ascoltando le loro parole, si capisce perché si sentono in guerra con lo stato. Uno stato incarnato nella figura del presidente Enrique Peña Nieto, che accusano di essere responsabile per l’omicidio e la sparizione dei loro compagni.</p>



<p>“Il movimento chiede la rinuncia del presidente perché è considerato responsabile della violenza di stato, e quindi di quello che è successo ai ragazzi”, spiega Roman Hernández del Centro di Diritti Umani Tlachinollan, che accompagna le famiglie dei ragazzi&nbsp;<em>desaparecidos&nbsp;</em>di Ayotzinapa. “Ad ogni modo gli studenti di Ayotzinapa affermano che il problema non è Peña Nieto in sé, ma la struttura su cui si sostiene il sistema politico, che permette a una figura come la sua di stare al potere”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato in Il Reportage del gennaio 2016.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2016/03/AYOTZI140315OB.jpg"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2016/03/10/ayotzinapa-ancora-senza-giustizia/">Ayotzinapa, ancora senza giustizia</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Studenti scomparsi in Messico, sabato in piazza mentre la procura difende la ‘sua’ verità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2015 12:31:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[LaRepubblica.it]]></category>
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		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fino a un anno fa, Gildardo López Astillo era uno sconosciuto, uno dei tanti affiliati al cartello criminale messicano&#160;Guerreros Unidos. I media iniziarono a parlare di lui nell’ottobre 2014, quando nella città di Iguala apparse una&#160;narcomanta, uno striscione scritto su un lenzuolo, in cui si accusava le autorità di essere colluse con il narcotraffico, e&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/09/21/studenti-scomparsi-in-messico-sabato-in-piazza-mentre-la-procura-difende-la-sua-verita/">Studenti scomparsi in Messico, sabato in piazza mentre la procura difende la ‘sua’ verità</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a un anno fa, Gildardo López Astillo era uno sconosciuto, uno dei tanti affiliati al cartello criminale messicano&nbsp;<em>Guerreros Unidos</em>. I media iniziarono a parlare di lui nell’ottobre 2014, quando nella città di Iguala apparse una&nbsp;<em>narcomanta</em>, uno striscione scritto su un lenzuolo, in cui si accusava le autorità di essere colluse con il narcotraffico, e affermava che i 43 studenti di Ayotzinapa scomparsi il 26 settembre 2014 erano vivi.</p>



<p>López Astillo, meglio conosciuto come El Cabo Gil, è stato arrestato il 16 settembre nei pressi di Iguala, da cui non si è mai allontanato perché sapeva di godere della protezione della polizia.</p>



<p>A dieci giorni dell’anniversario dell’attacco del 26 settembre – durante il quale 6 persone sono state uccise, più di 40 ferite e 43 fatte sparire – è stata annunciata la cattura dell’uomo che la ricostruzione ufficiale diffusa lo scorso gennaio indica come esecutore materiale dell’uccisione degli studenti. Ricostruzione che la procura generale della Repubblica (PGR) ha definito “verità storica”, ma che è stata presto contraddetta da inchieste giornalistiche e da analisi di esperti indipendenti.</p>



<p>Secondo la “verità storica” della magistratura, alcuni tra i 111 detenuti per il caso di Ayotzinapa hanno dichiarato che la Polizia Municipale avrebbe consegnato i ragazzi al Cabo Gil. Dopo averli identificati come integranti del cartello rivale de&nbsp;<em>Los Rojos</em>, l’uomo li avrebbe portati nella discarica di Cocula per ucciderli, bruciarli e gettare le loro ceneri nel fiume San Juan, all’interno di una borsa. “Non li troveranno mai, li abbiamo polverizzati e gettati in acqua”, scrisse in un sms al suo capo, Sidronio Casarrubias Salgado.</p>



<p>Il giorno successivo alla detenzione del Cabo Gil, il governo messicano ha reso pubblica un’altra prova a sostegno della ricostruzione ufficiale dei fatti. Il 17 settembre le autorità hanno annunciato che, grazie alle analisi dei frammenti ossei contenuti nella borsa rinvenuta nel fiume San Juan, l’università di Innsbruck ha identificato il dna di un secondo studente di Ayotzinapa: Jhosivani Guerrero de la Cruz. I suoi genitori lo hanno scoperto guardando la televisione.</p>



<p>Tutto sembra tornare. I colpevoli vengono assicurati alla giustizia e i&nbsp;<em>desaparecidos</em>ricompaiono. Sotto forma di frammenti ossei e cenere, ma almeno le famiglie smetteranno di aspettarli e reclamarli. “Non crediamo alla versione della procura. La procura inventa le prove, fa quadrare le sue ipotesi”, ha dichiarato Felipe de la Cruz, portavoce dei genitori dei ragazzi scomparsi, che hanno convocato una manifestazione a Città del Messico sabato prossimo in occasione dell’anniversario della scomparsa.<img decoding="async" src="https://i0.wp.com/www.repstatic.it/content/nazionale/img/2015/09/21/190814994-1babef79-4be1-4e87-b759-24d94a392509.jpg?resize=558%2C335" alt="Studenti scomparsi in Messico, sabato in piazza mentre la procura difende la 'sua' verità" style="width: 800px;"></p>



<p>La sfiducia di Felipe de la Cruz non è solo una reazione al dolore per la sparizione del figlio. Secondo un sondaggio dell’istituto&nbsp;<em>Parametrí a</em>, il 64% della popolazione messicana non crede alla versione diffusa dalla procura sul caso Ayotzinapa. E non stupisce, visto che nei mesi scorsi numerose inchieste giornalistiche hanno portato a galla le incongruenze presenti nella ricostruzione del caso, tra cui un dettaglio grottesco: quella notte, a Cocula, stava piovendo sul presunto rogo di corpi.</p>



<p>Anche gli esperti del Equipo Argentino de Antropologí a Forense (EAAF), che hanno svolto un’indagine forense indipendente, hanno sollevato dubbi. Secondo i periti argentini, nella discarica di Cocula non sono stati trovati i resti di nessuno studente, ed è solo una probabilità “bassa in termini statistici” che i frammenti ossei analizzati dall’Università di Innsbruck appartengano a Jhosivani Guerrero de la Cruz. Non esiste invece nessun dubbio sull’accertamento dell’identità, avvenuto a dicembre, dello studente Alexander Mora, i cui frammenti ossei si trovavano nella stessa borsa.</p>



<p>Il colpo di grazia alla ricostruzione dei magistrati messicani è arrivato il 6 settembre scorso, quando un gruppo di esperti indipendenti nominato dalla Commissione Interamericana di Diritti Umani (CIDH) ha presentato il risultato di una ricerca durata sei mesi. “Gli studenti non sono stati bruciati a Cocula, il nostro perito lo ha determinato a partire dall’analisi delle condizioni oggettive della discarica. E abbiamo riscontrato forti incongruenze tra le dichiarazioni degli imputati sulla dinamica dei fatti”, avverte in intervista Carlos Baristain, uno degli esperti che ha partecipato all’indagine.</p>



<p>Il Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti (Giei) ha dimostrato che gli studenti non erano stati confusi con narcotrafficanti, e che la Polizia Federale e l’esercito hanno preso parte all’aggressione. La procura ne era a conoscenza, ma lo ha occultato. Le autorità sapevano anche dell’esistenza di un quinto autobus, che non compare nella ricostruzione ufficiale. Si tratta di uno dei pullman che i ragazzi avevano occupato ad Iguala e che probabilmente veniva utilizzato per trasportare droga, all’insaputa dei giovani. Secondo gli esperti, questo autobus potrebbe rappresentare il movente dell’attacco.</p>



<p>“Gli elementi su cui non si è indagato, che sono stati occultati e omessi nell’inchiesta della procura sono molti. Abbiamo fatto delle raccomandazioni alle autorità che speriamo vengano accolte, il nostro lavoro è un’opportunità per lo stato messicano, è un contributo alla lotta contro l’impunità nel paese”, conclude Carlos Baristain.</p>



<p><em><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2015/09/21/news/studenti_scomparsi_in_messico_sabato_grande_manifestazione_mentre_la_procura_difende_al_sua_verita_-123385104/?ref=HREC1-15" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato da LaRepubblica.it il 21.09.2015</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/09/21/studenti-scomparsi-in-messico-sabato-in-piazza-mentre-la-procura-difende-la-sua-verita/">Studenti scomparsi in Messico, sabato in piazza mentre la procura difende la ‘sua’ verità</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Studenti desaparecidos in Messico, inchiesta internazionale: “Ricostruzione dei pm è falsa, servizi e polizia sapevano”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Sep 2015 12:40:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Fatto Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Ayotzinapa]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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		<category><![CDATA[narcostato]]></category>
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<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/09/11/studenti-desaparecidos-in-messico-inchiesta-internazionale-ricostruzione-dei-pm-e-falsa-servizi-e-polizia-sapevano/">Studenti desaparecidos in Messico, inchiesta internazionale: “Ricostruzione dei pm è falsa, servizi e polizia sapevano”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>All’una e un quarto della notte del 26 settembre 2014&nbsp;<strong>Carmen Mendoza</strong>&nbsp;ricevette un messaggio di testo del figlio adolescente. “Mamma, mi puoi fare una ricarica? È urgente”, scriveva&nbsp;<strong>Jorge Aníbal</strong>, studente della scuola normale di&nbsp;<strong>Ayotzinapa</strong>. Dopo quella notte Carmen non lo ha più visto, ma per quasi un mese il cellulare continuava a squillare ogni volta che la donna provava a chiamarlo.&nbsp;Di conseguenza quando, nel gennaio scorso, il procuratore generale<strong>&nbsp;Jesús Murillo Karam</strong>&nbsp;annunciò quella che definì la “<strong>verità storica</strong>” sul caso Ayotzinapa, Carmen Mendoza non gli credette. Secondo il magistrato,&nbsp;<strong>Jorge Aníbal</strong>sarebbe già stato morto all’ora in cui alla donna arrivò il suo messaggio.</p>



<p>La ricostruzione ufficiale dell’attacco avvenuto nella città di Iguala il&nbsp;<strong>26 settembre 2014</strong>&nbsp;– in cui 6 persone vennero uccise, più di 40 ferite e 43 fatte sparire – sostiene che la Polizia Municipale avrebbe&nbsp;<strong>sequestrato</strong>&nbsp;gli studenti di Ayotzinapa per consegnarli a uomini del cartello criminale&nbsp;<strong>Guerreros Unidos</strong>. Questi si sarebbero incaricati di ucciderli nella discarica del paese di&nbsp;<strong>Cocula</strong>,&nbsp;<strong>bruciarli</strong>&nbsp;fino a cremare i loro corpi e gettare poi i resti in una borsa che è stata trovata nel vicino fiume San Juan.</p>



<p>Pubblicità</p>



<p>Un gruppo di esperti indipendenti nominato dalla&nbsp;<strong>Commissione Interamericana di Diritti Umani</strong>&nbsp;(CIDH) ha presentato i risultati di un’indagine di sei mesi che dimostra, prove scientifiche alla mano, come la ricostruzione fatta dalla Procura Generale della Repubblica faccia acqua da tutte le parti.</p>



<p>“I ragazzi non sono stati cremati nella discarica di Cocula”, ha affermato<strong>&nbsp;Francisco Cox Vial</strong>, avvocato cileno che fa parte del Gruppo Interdisciplinare di Esperti Indipendenti (GIEI) della CIDH. Secondo il nuovo rapporto, è scientificamente impossibile che nella discarica sia stato appiccato un rogo di quelle dimensioni. Non c’è nessuna prova, quindi, che i 43 ragazzi desaparecidos di Ayotzinapa siano morti.</p>



<p>Di uno dei ragazzi sequestrati quella notte ad Iguala,<strong>&nbsp;Alexander Mora Venancio</strong>, sono già state presentate le prove della morte. Un gruppo di periti dell’<strong>Università di Innsbruck</strong>avrebbe stabilito la sua identità a partire dai resti contenuti in una borsa che, secondo il governo, sarebbe stata trovata nel fiume San Juan, vicino alla discarica. Ma se, come affermano gli esperti indipendenti, a Cocula non è stato cremato neanche un corpo, dove sono stati rinvenuti i resti di Alexander?</p>



<p>Il rapporto della CIDH ha portato a galla altre&nbsp;<strong>incongruenze</strong>&nbsp;presenti nella ricostruzione ufficiale, che hanno tutto l’aspetto di un’operazione finalizzata a&nbsp;<strong>coprire</strong>&nbsp;responsabilità ed ingannare l’opinione pubblica. Governo e procura hanno sempre negato il coinvolgimento dell’esercito e della Polizia Federale nei fatti di Iguala, ma gli esperti indipendenti affermano che la procura possedeva dichiarazioni di agenti dell’intelligence militare che riconoscono di essere stati&nbsp;<strong>presenti</strong>&nbsp;nel momento dell’attacco, e di non essere intervenuti. E anche la Polizia Federale era a conoscenza di quello che stava succedendo.</p>



<p>E spunta un&nbsp;<strong>quinto autobus</strong>, assente dalla versione della procura malgrado gli studenti ne avessero dichiarato l’esistenza. Si tratta di uno dei mezzi che i ragazzi avevano occupato per lasciare la città di Iguala; gli esperti avvertono che probabilmente, all’insaputa dei giovani, era utilizzato per trasportare<strong>&nbsp;droga</strong>.</p>



<p>La CIDH raccomanda quindi al governo di aprire una&nbsp;<strong>nuova indagine</strong>, che prenda in considerazione la possibile presenza della droga come movente dell’attacco. L’esecutivo ha promesso di “prendere in considerazione i suggerimenti” degli esperti, ma continua a sostenere che nella discarica sono stati cremati un “numero considerevole” di studenti.</p>



<p>“Avevamo ragione, abbiamo sempre avuto ragione, i nostri figli non sono stati bruciati. Quella che il governo chiama “verità storica” è una&nbsp;<strong>bugia storica</strong>”, ha affermato Felipe de la Cruz Sandoval, portavoce dei genitori dei ragazzi scomparsi. Le famiglie dei desaparecidos chiedono di incontrare il presidente&nbsp;<strong>Enrique Peña Nieto</strong>, e che vengano indagate le relazioni tra il governo e il crimine organizzato che il rapporto mette in luce.</p>



<p>“La domanda ora è: dove sono i nostri figli? Dove&nbsp;li hanno portati?”, ha dichiarato&nbsp;<strong>Mario César González</strong>, genitore di uno dei ragazzi scomparsi.</p>



<p><em><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/11/studenti-desaparecidos-in-messico-inchiesta-internazionale-ricostruzione-dei-pm-e-falsa-servizi-e-polizia-sapevano/2025875/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato dal Fatto Quotidiano il 11.09.2015</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/09/11/studenti-desaparecidos-in-messico-inchiesta-internazionale-ricostruzione-dei-pm-e-falsa-servizi-e-polizia-sapevano/">Studenti desaparecidos in Messico, inchiesta internazionale: “Ricostruzione dei pm è falsa, servizi e polizia sapevano”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La responsabilità dello Stato messicano per i fatti di Ayotzinapa. Intervista a Román Hernández del Centro di Diritti Umani Tlachinollan</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2015 13:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Narcomafie]]></category>
		<category><![CDATA[Ayotzinapa]]></category>
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		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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		<category><![CDATA[narcotraffico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le manifestazioni della società civile messicana a seguito della sparizione dei 43 studenti ad Iguala hanno fatto conoscere all’opinione pubblica internazionale la brutalità della violenza in Messico e la corruzione della sua classe politica, ma anche la capacità di mobilitazione di un popolo stanco. A Città del Messico abbiamo incontrato Román Hernández Rivas del Centro&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/04/28/la-responsabilita-dello-stato-messicano-per-i-fatti-di-ayotzinapa-intervista-a-roman-hernandez-del-centro-di-diritti-umani-tlachinollan/">La responsabilità dello Stato messicano per i fatti di Ayotzinapa. Intervista a Román Hernández del Centro di Diritti Umani Tlachinollan</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le manifestazioni della società civile messicana a seguito della sparizione dei 43 studenti ad Iguala hanno fatto conoscere all’opinione pubblica internazionale la brutalità della violenza in Messico e la corruzione della sua classe politica, ma anche la capacità di mobilitazione di un popolo stanco. A Città del Messico abbiamo incontrato Román Hernández Rivas del Centro di Diritti Umani Tlachinollan, che lavora a tu per tu con gli studenti di Ayotzinapa e con le famiglie dei ragazzi scomparsi.</p>



<p><strong>Perché la guerra al narcotraffico promossa dal governo messicano nel 2006, invece di sconfiggere la criminalità organizzata, ha causato violazioni ai diritti umani?</strong><br>Nel 2000, quando il Partido Revolucionario Institucional (PRI) perse la presidenza della repubblica ed entrò Vicente Fox del Partido de Acción Nacional (PAN), s’interruppe l’egemonia che il PRI aveva da circa 80 anni. Non si trattava solo di egemonia politica, ma di controllo della produzione e distribuzione di droga: negli anni ’70 lo stato messicano produceva eroina e oppio che vendeva agli Stati Uniti. Esisteva un’industria statale della droga, è un fatto documentato. Queste coltivazioni non vennero mai sradicate e con gli anni lo stato perse il dominio sulla produzione della droga, lasciando spazio ai cartelli criminali.<br>Quando il PAN arrivò al governo si crearono divisioni tra i gruppi del narco nella lotta per il controllo territoriale. La situazione peggiorò nel 2006, quando il governo annunciò la guerra al narcotraffico, e l’esercito iniziò ad operare frontalmente come attore armato all’interno dello stesso territorio. Non capiamo esattamente quale sia il gioco dell’esercito, se sta appoggiando uno dei cartelli, se nel tentativo di indebolire uno finisce per rinforzare un altro, o se sta attaccando tutti allo stesso modo.<br>La situazione di crisi attuale che vive il Messico, di violazione dei diritti umani commessa da servitori dello stato, si aggravò ulteriormente nel 2008 con la Iniziativa Mérida, un piano di sicurezza progettato dagli Stati Uniti, che si concretizza nella militarizzazione del paese. La società civile si trova al centro di questa disputa per il controllo territoriale tra cartelli del narco, e tra di essi e l’esercito, e cerca di difendere il territorio conteso.</p>



<p><strong>Perché lo stato decide di far sparire le persone invece di ucciderle?</strong><br>Non possiamo dire perché lo fa, ma possiamo parlare delle conseguenze generate dalla desaparición forzada. Quando una persona scompare i suoi cari sentono ansia, paura e incertezza, non sanno cosa sta succedendo. L’omicidio e la desaparición forzada – che per definizione viene operata da servitori dello stato – si toccano nel punto che rappresenta la frontiera fra la delinquenza organizzata e lo stato messicano, come attori che sono impregnati l’uno dell’altro.</p>



<p><strong>Perché considerate il presidente Enrique Peña Nieto responsabile dei fatti di Iguala? Il crimine è stato commesso dalla Polizia Municipale, non potrebbe essere stato un ordine del sindaco di Iguala, José Luis Abarca, senza l’intervento del governo federale?</strong><br>Il vincolo tra il narco e lo stato non inizia ad Iguala il 26 settembre. Il Messico si può definire un “narcostato” perché la criminalità organizzata ha tanto potere da poter fare eleggere i sindaci, iniettando soldi alle campagne elettorali. Lo stato non è intervenuto per rispondere alle denunce che indicavano alcuni sindaci come parte del crimine organizzato, la sua responsabilità è quindi per omissione e Peña Nieto è responsabile essendo il titolare dell’esecutivo federale. Ma la delinquenza organizzata non è iniziata con lui, lo stato ha creato le condizioni perché fatti come quello di Iguala potessero accadere. La criminalità organizzata è un’inerzia che lo stato sta trascinando da più di 40 anni, che è prodotto delle sue azioni e omissioni.</p>



<p><strong>Con un panorama come questo, le famiglie degli studenti di Ayotzinapa credono che lo stato possa fare giustizia?</strong><br>Le rivendicazioni dei genitori dei ragazzi sono cambiate dal 26 settembre ad oggi. All’inizio pretendevano che il governo dello stato di Guerrero riportasse a casa i loro figli, poi chiesero l’intervento del governo federale. In questo momento non hanno più fiducia in nessuno e sono convinti che Peña Nieto stia solo cercando di “ripulire” la sua immagine, per continuare a girare il mondo svendendo agli investitori stranieri le risorse naturali del paese.</p>



<p><strong>Il movimento che si è formato in solidarietà con Ayotzinapa chiede la rinuncia di Peña Nieto. Che cosa vi aspettate da un’eventuale uscita di scena del presidente? Considerate che la sua rinuncia potrebbe portare a un cambio reale nel paese?</strong><br>Il movimento chiede la rinuncia del presidente perché è considerato responsabile della violenza di stato, e quindi di quello che è successo ai ragazzi. Ad ogni modo gli studenti di Ayotzinapa affermano che il problema non è Peña Nieto in sé, ma la struttura su cui si sostiene il sistema politico, che permette a una figura come la sua di stare al potere. Gli studenti stanno cercando reali garanzie di non ripetizione di quello che è successo, e non le possono chiedere allo stato messicano visto che lui stesso commette violazioni ai diritti umani. Per questo la popolazione ha occupato una ventina di municipi nello stato di Guerrero, dove si sono formati consigli popolari con l’idea di generare un processo di costruzione politica dal basso, che stabilisca spazi donde si possano prendere decisioni collettivamente e fuori dalla politica partitica. È un esperimento che prende ad esempio le Giunte di Buon Governo presenti in territorio zapatista.</p>



<p><em>Intervista pubblicata da Narcomafie nell’aprile 2015.</em></p>



<p><em>Versión en español:</em>&nbsp;http://www.sobreamericalatina.com/?p=2135</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/04/28/la-responsabilita-dello-stato-messicano-per-i-fatti-di-ayotzinapa-intervista-a-roman-hernandez-del-centro-di-diritti-umani-tlachinollan/">La responsabilità dello Stato messicano per i fatti di Ayotzinapa. Intervista a Román Hernández del Centro di Diritti Umani Tlachinollan</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Ezln, il ballo discreto per i 43 scomparsi</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2015/01/06/ezln-il-ballo-discreto-per-i-43-scomparsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2015 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Ayotzinapa]]></category>
		<category><![CDATA[EZLN]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Mondiale delle Resistenze e delle Ribellioni]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si ini­zia a&#160;bal­lare quando il ghiac­cio si scio­glie. Poco a&#160;poco ci si lascia andare alla musica nel campo di basket del Cara­col di Oven­tic, sede del governo auto­nomo zapa­ti­sta. Gio­vani indi­geni con il volto coperto dal pas­sa­mon­ta­gna invi­tano a&#160;bal­lare le ragazze venute da fuori, pro­ve­nienti da luo­ghi dif­fe­renti del Mes­sico e&#160;del mondo.&#160; È&#160;la notte di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si ini­zia a&nbsp;bal­lare quando il ghiac­cio si scio­glie. Poco a&nbsp;poco ci si lascia andare alla musica nel campo di basket del Cara­col di Oven­tic, sede del governo auto­nomo zapa­ti­sta. Gio­vani indi­geni con il volto coperto dal pas­sa­mon­ta­gna invi­tano a&nbsp;bal­lare le ragazze venute da fuori, pro­ve­nienti da luo­ghi dif­fe­renti del Mes­sico e&nbsp;del mondo.&nbsp;</p>



<p>È&nbsp;la notte di capo­danno e&nbsp;migliaia di basi d’appoggio dell’Ejército Zapa­ti­sta de Libe­ra­ción Nacio­nal (Ezln) e&nbsp;di loro sim­pa­tiz­zanti si ritro­vano per aspet­tare l’inizio del 2015, festeg­giare il 21mo anni­ver­sa­rio dell’insurrezione zapa­ti­sta e&nbsp;cele­brare una delle tappe del Festi­val Mon­diale delle Resi­stenze e&nbsp;delle Ribel­lioni con­tro il capi­ta­li­smo. Un evento iti­ne­rante pen­sato dall’Ezln e&nbsp;dal Con­gresso Nazio­nale Indi­geno (Cni) — uno spa­zio di coor­di­na­mento tra alcune orga­niz­za­zioni indi­gene del paese– per per­met­tere ai movi­menti sociali di conoscersi.</p>



<p>Un “festi­val dell’ascolto”, in cui hanno rac­con­tato la pro­pria espe­rienza poli­tica per­sone e&nbsp;col­let­tivi che si rico­no­scono nei prin­cipi anti­ca­pi­ta­li­sti della Sesta Dichia­ra­zione della Selva Lacan­dona dell’Ezln. L’idea è&nbsp;vedersi e&nbsp;spie­garsi, impa­rare l’uno dall’altro senza la pre­tesa di dover pren­dere deci­sioni vin­co­lanti. Ma fuori dalla ple­na­ria, in fila davanti alla mensa comu­ni­ta­ria o&nbsp;la notte prima di cori­carsi nella tenda, i&nbsp;par­te­ci­panti al festi­val tes­sono rela­zioni, si scam­biano con­tatti, imma­gi­nano linee di azione comuni.</p>



<p>Scor­rono sul palco volti pro­ve­nienti dai quat­tro angoli del pia­neta, dall’Italia i&nbsp;No Tav, i&nbsp;No Expo, i&nbsp;col­let­tivi Nodo Soli­dale, Ya Basta e&nbsp;il comi­tato Madri per Roma Città Aperta. «In Europa dopo il 1989 si è&nbsp;smesso di pen­sare che possa esi­stere un’alternativa al capi­ta­li­smo. Lo viviamo come fosse la nostra iden­tità, men­tre qui in Mes­sico è&nbsp;un ele­mento esterno che arriva in un ter­ri­to­rio per distrug­gere le rela­zioni e&nbsp;rior­di­narle a&nbsp;suo pia­cere», osserva Diego Fer­ra­ris, atti­vi­sta ita­liano della caro­vana che ha accom­pa­gnato il festi­val. Par­tita il 21 dicem­bre dal freddo paese di San Fran­ci­sco Xochi­cuau­tla, nei pressi della capi­tale, la caro­vana ha attra­ver­sato mezzo Mes­sico per arri­vare alla tor­rida peni­sola dello Yuca­tán, e&nbsp;da lì in Chiapas.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="927" height="521" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/01/CIDECI030115OB.webp?resize=927%2C521&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4079" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/01/CIDECI030115OB.webp?w=927&amp;ssl=1 927w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/01/CIDECI030115OB.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/01/CIDECI030115OB.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 927px) 100vw, 927px" /></figure>



<p>Come sedi dell’evento sono stati scelti luo­ghi sim­bo­lici dell’attuale resi­stenza indi­gena mes­si­cana. A&nbsp;San Fran­ci­sco Xochi­cuau­tla un’impresa vuole imporre la costru­zione di un’autostrada mal­grado un tri­bu­nale abbia sta­bi­lito il con­ge­la­mento dell’opera, e&nbsp;gli indi­geni otomí che si oppon­gono al pro­getto ven­gono arre­stati arbi­tra­ria­mente. In una situa­zione simile si tro­vano gli abi­tanti di Amil­cingo, altra sede del festi­val, dove il con­flitto gira intorno alla costru­zione di un gasdotto dell’impresa ita­liana Bonatti. La caro­vana è&nbsp;poi pas­sata per Mon­clova, che fa parte di una rete di comu­nità con­tra­rie alla pri­va­tiz­za­zione dell’energia elet­trica, e&nbsp;si è&nbsp;con­clusa in ter­ri­to­rio zapatista.</p>



<p>«Il governo dice che i&nbsp;mega­pro­getti bene­fi­ciano le comu­nità indi­gene, ma sap­piamo che non è&nbsp;vero. Per que­sto resi­stiamo all’imposizione di que­ste opere nei nostri ter­ri­tori, e&nbsp;alle riforme strut­tu­rali neo­li­be­ri­ste che sta pro­muo­vendo il governo», afferma Seba­stián Pérez della Socie­dad Civil Las Abe­jas di Acteal, orga­niz­za­zione chia­pa­neca che nel 1997 è&nbsp;stata vit­tima di un attacco para­mi­li­tare in cui hanno tro­vato la morte 45 per­sone riu­nite in preghiera.</p>



<p>Poco prima della mez­za­notte del 31 dicem­bre, la musica si è&nbsp;spenta nel Cara­col zapa­ti­sta di Oven­tic. I&nbsp;bal­le­rini si sono dispo­sti lungo il peri­me­tro del campo di basket e&nbsp;sul palco sono saliti i&nbsp;fami­gliari degli stu­denti desa­pa­re­ci­dos di Ayo­tzi­napa, mostrando le foto dei loro figli. Ave­vano già visi­tato Oven­tic il 15 novem­bre, quando si avvi­ci­na­rono ai rap­pre­sen­tanti dell’Ezln e&nbsp;si toc­ca­rono reci­pro­ca­mente le ferite, rico­no­scen­dosi come parte dello stesso dolore. Quel giorno nac­que la idea di pro­muo­vere la for­ma­zione di un movi­mento, a&nbsp;livello nazio­nale, per cam­biare le strut­ture che per­met­tono fatti come quello di Ayo­tzi­napa, i&nbsp;mec­ca­ni­smi che legit­ti­mano l’impunità che copre la vio­lenza di&nbsp;stato.</p>



<p>«Forse coloro che ora si ammuc­chiano su di voi per uti­liz­zarvi vi abban­do­ne­ranno per cor­rere altrove, cer­cando un’altra moda, un altro movi­mento, un’altra mobi­li­ta­zione», li avvertì allora il sub­co­man­dante Moi­sés, che ha sosti­tuito Mar­cos come por­ta­voce dell’Ezln.<br>Anche lo scorso 31 dicem­bre, dal palco di Oven­tic, Moi­sés ha par­lato ai fami­gliari dei ragazzi di Ayo­tzi­napa pro­met­tendo di accom­pa­gnarli nella loro bat­ta­glia. In que­sto momento la vici­nanza alle fami­glie dei ragazzi desa­pa­re­ci­dos sem­bra essere una delle prio­rità dell’organizzazione indi­gena, che ha già orga­niz­zato due mani­fe­sta­zioni di soli­da­rietà e&nbsp;ha lasciato ai fami­gliari degli stu­denti il pro­prio posto nella caro­vana che ha accom­pa­gnato il festival.</p>



<p>Quella di Oven­tic è&nbsp;stata l’unica appa­ri­zione dell’Ezln durante il Festi­val Mon­diale delle Resi­stenze e&nbsp;delle Ribel­lioni, che si è&nbsp;con­cluso il 3&nbsp;gen­naio a&nbsp;San Cri­stó­bal de Las Casas. Gli zapa­ti­sti sono i&nbsp;refe­renti delle resi­stenze che si sono incon­trate in Mes­sico, ma con la loro pre­senza discreta sem­brano riaf­fer­mare quello che ripe­tono dal 2005: non siamo un’avanguardia, tutti impa­riamo da tutti, ognuno lotta a&nbsp;modo suo secondo il pro­prio calen­da­rio e&nbsp;la pro­pria geografia.</p>



<p><a href="https://ilmanifesto.it/ezln-il-ballo-discreto-per-i-43-scomparsi" target="_blank" rel="noopener" title="">A<em>rticolo pubblicato da Il Manifesto il 5.01.201</em>5</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/01/06/ezln-il-ballo-discreto-per-i-43-scomparsi/">Ezln, il ballo discreto per i 43 scomparsi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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