<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sobre América Latina &#8211; Blog de Orsetta Bellani</title>
	<atom:link href="https://sobreamericalatina.com/it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://sobreamericalatina.com</link>
	<description>Noticias sobre América Latina y algo más.</description>
	<lastBuildDate>Mon, 30 Mar 2026 13:01:44 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/04/image-1.jpg?fit=32%2C32&#038;ssl=1</url>
	<title>Sobre América Latina &#8211; Blog de Orsetta Bellani</title>
	<link>https://sobreamericalatina.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">135024806</site>	<item>
		<title>Chi ha pagato per uccidere Berta Cáceres</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2026/03/23/chi-ha-pagato-per-uccidere-berta-caceres/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 23:27:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[L'Espresso]]></category>
		<category><![CDATA[Honduras]]></category>
		<category><![CDATA[idroelettrica]]></category>
		<category><![CDATA[megaprogetti]]></category>
		<category><![CDATA[popoli indigeni]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4755</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso Gustavo Castro si è finto morto nella speranza che i sicari non infierissero su di lui. Il suo orecchio sanguinava mentre l’immagine dell’uomo che gli aveva appena sparato lo tormentava e, nell’altra stanza, rimbombavano i colpi che uccidevano Berta Cáceres, attivista indigena honduregna e sua amica di lunga data. Di lei Castro&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2026/03/23/chi-ha-pagato-per-uccidere-berta-caceres/">Chi ha pagato per uccidere Berta Cáceres</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso</em></p>



<p><strong>Gustavo Castro</strong> si è finto morto nella speranza che i sicari non infierissero su di lui. Il suo orecchio sanguinava mentre l’immagine dell’uomo che gli aveva appena sparato lo tormentava e, nell’altra stanza, rimbombavano i colpi che uccidevano <strong>Berta Cáceres</strong>, attivista indigena <strong>honduregna</strong> e sua amica di lunga data.</p>



<p>Di lei Castro ricorda il <strong>coraggio</strong>, la <strong>coerenza</strong>, la <strong>tenacità</strong> e una grande <strong>capacità di analisi politica</strong>. «Camminava sempre con la sua gente, con il popolo indigeno lenca. La sua azione non si deve intendere come individuale né separarla dall’organizzazione di cui faceva parte: Berta non sarebbe esistita senza il Consejo cívico de organizaciones populares e indígenas de Honduras (Copinh)», dice.</p>



<p>Gustavo Castro è coordinatore della ong messicana <strong>Otros Mundos</strong> e in quei giorni si trovava in Honduras per dare un corso al <strong>Copinh</strong>, di cui Cáceres era leader e cofondatrice. Rimase ospite a casa dell’amica che non vedeva da anni e, prima di ritirarsi nella sua stanza, rimase a chiacchierare in veranda con lei.</p>



<p><strong>Era la notte tra il 1 e il 2 marzo 2016</strong>. Se avesse vissuto due giorni in più, Berta Cáceres avrebbe compiuto <strong>45 anni</strong>. Era madre di quattro figli.</p>



<p>A <strong>dieci anni</strong> dall’uccisione di Berta Cáceres, l’inchiesta del Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (Giei), nominato dalla Commissione interamericana dei diritti umani, ha portato alla luce le responsabilità nel crimine di alcune istituzioni finanziarie internazionali come la banca olandese <strong>Fmo</strong>, la finlandese <strong>Finnfund</strong> e la <strong>Banca centroamericana di integrazione economica</strong> (Bcie): il 67 per cento del credito ottenuto da queste banche per la costruzione del progetto idroelettrico <strong>Agua Zarca</strong> dell’azienda locale <strong>Desarrollo Energéticos</strong> (Desa) – più di dieci milioni di euro – sarebbero stati dirottati per «creare un contesto di minacce e violenza» nei confronti dell’opposizione al megaprogetto portata avanti da Copinh, e per poi pagare i sicari che in quella notte di dieci anni fa hanno ucciso Berta Cáceres.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Bertha-Caceres-e1481544157632.jpg.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-2226" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Bertha-Caceres-e1481544157632.jpg.webp?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Bertha-Caceres-e1481544157632.jpg.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Bertha-Caceres-e1481544157632.jpg.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Bertha-Caceres-e1481544157632.jpg.webp?resize=1000%2C750&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Bertha-Caceres-e1481544157632.jpg.webp?w=1456&amp;ssl=1 1456w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Berta Cáceres durante un&#8217;intervista a Tegucigalpa, capitale dell&#8217;Honduras. Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Nel 2011 Desa iniziò i lavori di costruzione della centrale idroelettrica sul fiume <strong>Gualcarque</strong> senza il consenso – indispensabile secondo vari trattati internazionali – delle comunità indigene della zona, distruggendo campi coltivati e restringendo l’accesso al corso d’acqua, che è sacro per il popolo lenca. I villaggi che sono parte del Copinh si organizzarono e bloccarono l’entrata dei macchinari, impedendo la costruzione dell’opera. Desa e lo Stato risposero con la repressione e nel 2013, durante una protesta pacifica, un soldato sparò al militante di <strong>Copinh Tomás García</strong>, assassinandolo.</p>



<p>«Dei fiumi il popolo lenca è custode ancestrale, protetto dagli spiriti che ci insegnano che dare la vita in loro difesa è dare la vita per il bene dell’umanità e di questo pianeta. Sveglia! Sveglia umanità! Non c’è più tempo», disse Cáceres nell’aprile 2015, quando ricevette il prestigioso <strong>premio ambientale Goldman</strong>, considerato come “il <strong>Premio Nobel verde</strong>”.</p>



<p>Un documento pubblicato recentemente dalle <strong>Nazioni Unite</strong> afferma che le aziende e le banche hanno <strong>responsabilità sempre maggiori</strong> negli episodi di violenza a danno delle persone che difendono il territorio nel mondo.</p>



<p>Nel caso del Copinh e di Berta Cáceres, il Giei assicura che in Honduras si è creata una struttura criminale formata dalle istituzioni finanziarie internazionali, Desa e dal governo honduregno. Quando Cáceres è stata uccisa, il Paese centroamericano era presieduto dall’ultraconservatore <strong>Juan Orlando Hernández</strong>, che nel 2024 è stato condannato per narcotraffico negli Stati Uniti e poi indultato dal presidente Donald Trump.</p>



<p>Il report finale degli esperti indipendenti, pubblicato nel gennaio 2026, afferma che il governo honduregno era a conoscenza del piano per uccidere Cáceres già due mesi prima dell’omicidio e non si è mosso per evitarlo. «Con l’omicidio di Berta si cercò di rompere la resistenza contro il progetto idroelettrico Agua Zarca. <strong>È stato un crimine politico</strong>», afferma il Giei, che sottolinea anche la dimensione misogina e razzista del crimine.</p>



<p>Cáceres e Thomas García non sono gli unici membri del Copinh che sono stati uccisi: nel 2024 è toccato a <strong>Juan López</strong>, freddato in macchina mentre usciva da una chiesa. «Siamo nella mira dei sicari, le nostre vite pendono da un filo», disse poco prima di morire Berta Cáceres. Da tempo era vittima di minacce e denunciava quanto fosse comune in Honduras tra le persone che, come lei, difendono la terra, il territorio e l’ambiente.</p>



<p>Per Gustavo Castro, il <strong>coinvolgimento dello Stato</strong> honduregno nella morte della leader indigena è stato immediatamente evidente. Da subito sono iniziati i depistaggi delle indagini e il tentativo di presentare il crimine politico come “passionale”: quando gli chiesero di fare un identikit del sicario, Castro notò che qualsiasi indicazione desse l’uomo mandato dalla Procura disegnava un volto che aveva le sembianze dell’ex compagno di Cáceres, anche lui membro del Copinh.</p>



<p>L’attivista messicano temeva che gli assassini si volessero liberare di lui, unico testimone oculare dell’omicidio. «<strong>Avevo paura che le autorità mi volessero far sparire</strong>», ripete in varie occasioni durante l’intervista, in cui racconta del tentativo di avvelenamento subito in hotel da suo fratello, che lo aveva raggiunto in Honduras per non lasciarlo da solo, delle forti pressioni e manipolazioni a cui fu sottoposto dalle autorità subito dopo il crimine, e di quando nell’aeroporto della capitale Tegucigalpa fu circondato da alcuni agenti della Procura, che «spuntarono dal nulla» per impedirgli di lasciare il Paese. «<strong>Protezione consolare!</strong>», gridarono l’ambasciatrice e il console messicano, circondandolo con le braccia, quando quegli uomini li bloccarono.</p>



<p>La persecuzione è continuata anche nei mesi seguenti in Messico: lo hanno cercato persino <strong>all’uscita di scuola dei suoi figli</strong> e una volta <strong>l’Esercito</strong> si è presentato nel suo ufficio. Alla fine, per proteggere la sua sicurezza e quella della sua famiglia, Castro ha deciso di esiliarsi due anni in Spagna, dove partecipava a conferenze ed eventi pubblici in cui raccontava della situazione in Honduras e della lotta di Berta Cáceres.</p>



<p>L’attivista messicano ha presentato una <strong>denuncia contro il governo</strong> dell’Honduras presso la Commissione interamericana dei diritti umani, per gli errori di procedimento e le torture psicologiche subite nel mese successivo all’omicidio di Cáceres, quando le autorità lo obbligarono a rimanere in Honduras contro la sua volontà. «Esigo che il governo honduregno riconosca pubblicamente quello che mi ha fatto; il riconoscimento sarebbe per me una forma di riparazione del danno», dice.</p>



<p>Castro afferma anche che non è ancora stata fatta giustizia, malgrado alcuni responsabili dell’omicidio di Berta Cáceres siano già stati condannati, tra di loro il presidente esecutivo di Desa <strong>David Castillo</strong>.</p>



<p>«Non penso che il nuovo governo honduregno (presieduto da <strong>Nasry Asfura</strong>, appoggiato da Donald Trump) farà caso alle raccomandazioni del Giei, che esorta lo Stato ad approfondire le responsabilità penali dell’élite economica honduregna e dei funzionari pubblici. In ogni caso, sono convinto che l’inchiesta indipendente fornisca un forte sostegno alla lotta per la giustizia per Berta e permette di mantenere vigente la pressione mediatica», afferma.</p>



<p><em><a href="https://lespresso.it/c/mondo/2026/03/17/berta-caceres-morte-anniversario-cause/60559" title="">Articolo pubblicato su L&#8217;Espresso il 13 marzo 2026.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2026/03/23/chi-ha-pagato-per-uccidere-berta-caceres/">Chi ha pagato per uccidere Berta Cáceres</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4755</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il ritrovamento del campo di sterminio della criminalità organizzata di Teuchitlán in Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2025/05/01/il-ritrovamento-del-campo-di-sterminio-della-criminalita-organizzata-di-teuchitlan-in-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 May 2025 16:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[desaparecidos]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[narcostato]]></category>
		<category><![CDATA[sparizioni forzate]]></category>
		<category><![CDATA[Teuchitlán]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4575</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) Il ranch Izaguirre non aveva i sigilli della polizia quando il collettivo Familias de personas desaparecidas Guerreros buscadores de Jalisco (Famiglie di persone scomparse Guerrieri cercatori del Jalisco) si è avvicinato al suo portone, all’inizio di marzo 2025. Le Guerreros buscadores, uno dei tanti collettivi messicani di genitori, soprattutto madri,&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/05/01/il-ritrovamento-del-campo-di-sterminio-della-criminalita-organizzata-di-teuchitlan-in-messico/">Il ritrovamento del campo di sterminio della criminalità organizzata di Teuchitlán in Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>Il <em>ranch</em> Izaguirre non aveva i sigilli della polizia quando il collettivo <a href="https://www.facebook.com/p/Guerreros-Buscadores-De-Jalisco-61555458753120/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Familias de personas desaparecidas Guerreros buscadores</a> de Jalisco (Famiglie di persone scomparse Guerrieri cercatori del Jalisco) si è avvicinato al suo portone, all’inizio di marzo 2025.</p>



<p>Le Guerreros buscadores, uno dei tanti collettivi messicani di genitori, soprattutto madri, di <em>desaparecidos</em> del Messico, si sono stupite di non trovarli visto che il <em>ranch</em> di 10mila metri quadrati, che si trova nel Comune di Teuchitlán, nello Stato del Jalisco, era sotto la custodia delle forze dell’ordine che sei mesi prima avevano rinvenuto al suo interno un “narco-accampamento”.</p>



<p>Una volta entrate le Guerreros buscadores hanno trovato ammucchiati 154 paia di scarpe, 435 capi di vestiario e 18 valigie, oltre a tre forni circondati da frammenti ossei umani semi-cremati. Hanno rinvenuto anche delle lettere: “Amore mio, se non torno ricordati quanto ti amo”, si legge in una di queste scritta nel 2003.</p>



<p>Le madri dei <em>desaparecidos</em> hanno avuto un’intuizione raccapricciante: il cartello di Jalisco Nueva Generación usava il <em>ranch</em> come centro di addestramento e detenzione clandestino e bruciava i cadaveri delle persone che uccideva per farne sparire le tracce. Si sono poi chieste come fosse possibile che le autorità, che avevano ispezionato l’immobile, non avessero rinvenuto gli oggetti personali, i forni e i frammenti ossei.</p>



<p>“Il <em>ranch</em> è molto grande e non li abbiamo visti”, ha risposto la Procura, causando rabbia tra i genitori dei d<em>esaparecidos</em> che pensano invece si tratti di un tentativo, da parte delle autorità, di insabbiare la questione.</p>



<p>In Messico i <em>desaparecidos</em> sono più di 125mila, quasi tutti vittime della guerra al narcotraffico che l’ex presidente Felipe Calderón ha iniziato alla fine del 2006. Questa non ha indebolito i cartelli criminali, che da allora sono cresciuti insieme alla militarizzazione del territorio, con pessime conseguenze sul rispetto dei diritti umani. Nel Paese si registrano in media 30 sparizioni al giorno ed è evidente che buona parte di queste persone non hanno nulla a che fare con la criminalità organizzata. Perché le organizzazioni criminali sequestrano, uccidono e fanno sparire delle persone innocenti? È una delle domande più difficili del Messico contemporaneo e l’inchiesta delle madri di Guerreros unidos offre delle possibili risposte.</p>



<p>Dopo essere entrate nel <em>ranch</em> Izaguirre hanno iniziato a raccogliere le testimonianze di persone che sono riuscite a scappare da quel luogo. Hanno così scoperto che il cartello di Jalisco Nueva Generación attirava i giovani grazie a false offerte di lavoro che pubblicava su internet, con salari piuttosto alti. La comunicazione con gli aspiranti lavoratori avveniva tramite WhatsApp: veniva dato loro un appuntamento alla stazione degli autobus e da quel viaggio non tornavano mai più.</p>



<p>Secondo le testimonianze, erano sottoposti a un addestramento obbligatorio e disumanizzante, finalizzato al reclutamento forzato nelle file del cartello. I giovani che venivano preparati per essere sicari erano obbligati a combattere tra loro come nel Colosseo, e a torturare o uccidere gli altri detenuti quando si rifiutavano di partecipare all’addestramento o cercavano di scappare. I testimoni parlano anche di esperimenti medici e vendita di organi.</p>



<p>Secondo l’accademica e giornalista messicana Alejandra Guillén González, nel <em>ranch </em>Izaguirre le vittime venivano trasformate in carnefici. “Lì il cartello distruggeva la soggettività e psiche delle persone, le disfaceva, rompeva loro l’anima -ha spiegato durante un’intervista con il portale messicano <em><a href="https://adondevanlosdesaparecidos.org/2025/03/19/teuchitlan-forma-parte-de-un-circuito-desaparecedor/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">¿Adónde van los desaparecidos?</a>-. </em>Non è una cattiveria spontanea ma c’è un piano molto chiaro che ha una sua logica ed è finalizzato a convertire le vittime in carnefici. È lo stesso meccanismo che descrive Primo Levi quando racconta la sua esperienza nel campo di concentramento: se hai fame e vivi in condizioni disumane tutto quello che fai è cercare di sopravvivere. Se questo implica uccidere uno dei tuoi compagni […] secondo me è troppo facile accusare di collaborazionismo chi accetta di farlo”.</p>



<p>Per la giornalista messicana luoghi di questo tipo ci dicono anche un’altra cosa: non tutti i <em>desaparecidos </em>sono morti. Alcuni sono vivi e costretti a lavorare per la criminalità organizzata. Inoltre sarebbe un errore pensare che tutti i capi di vestiario trovati nel <em>ranch</em> appartengano a persone che sono state assassinate. Le foto dei vestiti, che sono state sistematizzate in un sito web, sono uno strumento prezioso per i familiari dei <em>desaparecidos</em> che, consultandole, possono trovare un capo della persona che stanno cercando che rappresenta una traccia del suo passaggio da quel luogo.</p>



<p>“I resti ossei sono tutti uguali ma i vestiti, gli oggetti, umanizzano la perdita: hanno un valore simbolico chiave, sono l’ultima traccia, l’ultimo segno di una presenza -aggiunge lo psicologo Carlos Beristain, specializzato nell’accompagnamento psicosociale di vittime della violenza-. Le foto dei vestiti portano con sé dei significati possibili, non solo testimoniano che la persona è stata in quel luogo, in qualche modo ci dicono anche che cosa le è successo, che cosa le hanno fatto”.</p>



<p>Allo stesso tempo, però, anche se i familiari della persona scomparsa vedessero i vestiti dei loro cari, non riuscirebbero a rispondere alle domande che li tormentano: è vivo o è morto? Dove si trova ora?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4577" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/05/GALL200220OB8-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Familiares de desaparecidos buscan restos humanos en el Rancho La Gallera, Veracruz. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Alejandra Guillén González, che nel 2019 ha pubblicato un <em>reportage</em> in cui descriveva un “circuito della sparizione” molto simile in un Comune limitrofo a Teuchitlán -giovani attirati con false promesse di lavoro, addestrati e obbligati a lavorare come sicari o come guardie armate nei campi in cui si coltiva droga-, afferma che sono state date varie definizioni a luoghi come il <em>ranch </em>Izaguirre. “Campo di sterminio” è forse quella più usata ma in fondo “come società ci mancano parole per nominare posti di questo tipo”, conclude.</p>



<p>Di <em>ranch</em> Izaguirre ne esistono tanti in Messico ma il suo ritrovamento ha comunque mosso qualcosa di profondo nella società messicana, forse a causa della sua dimensione e delle foto delle montagne di vestiti e scarpe che ricordano i <em>lager</em> nazisti. Manifestazioni, <em>sit-in</em> e fiaccolate sono state organizzati in tutto il Paese.</p>



<p>“Chi può gestire un centro di sterminio e reclutamento senza l’appoggio dello Stato? Come si possono trasportare tante persone e farle sparire senza che esistano tracce nei documenti della procura e nelle scrivanie degli uffici del governo?”, scrive il Grupo de trabajo contra la desaparición en Chiapas (Gruppo di lavoro contro le sparizioni in Chiapas), che ha organizzato un raduno a 1.500 chilometri del <em>ranch</em> Izaguirre.</p>



<p>Per i crimini avvenuti in Jalisco finora sono state arrestate dodici persone, tra cui el comandante Lastra, considerato il principale responsabile del reclutamento e del funzionamento del “campo di sterminio” tra maggio del 2024 e marzo 2025.</p>



<p>“Non daremo spazio all’impunità”, ha assicurato la presidente Claudia Sheinbaum, anche se in Messico il tasso d’impunità per il delitto di sparizione di persona arriva al 99%. Sheinbaum ha poi presentato una serie di riforme alla legge sulle sparizioni forzate che sono state accolte con scetticismo dalle organizzazioni a favore dei diritti umani e dai familiari delle vittime, che chiedono invece di essere coinvolti nella pianificazione delle politiche pubbliche in materia di sparizioni.</p>



<p>I familiari dei <em>desaparecidos </em>continuano a protestare e, soprattutto, non smettono di cercare. Fanno il lavoro che le autorità non svolgono: organizzano brigate in cui, con picconi e pale, vanno alla ricerca di possibili fosse clandestine nelle campagne di tutto il Messico. L’ultima brigata nazionale è stata il 19 e 20 aprile di quest’anno e hanno partecipato 70 collettivi di genitori di <em>desaparecidos</em>. “La nostra lotta è autonoma, indipendente dai partiti politici. Continueremo fino a quando non troveremo i nostri cari”.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/il-ritrovamento-del-campo-di-sterminio-della-criminalita-organizzata-di-teuchitlan-in-messico/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato da Altreconomia il 30 aprile 2025.</a></em></p>



<p></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/05/01/il-ritrovamento-del-campo-di-sterminio-della-criminalita-organizzata-di-teuchitlan-in-messico/">Il ritrovamento del campo di sterminio della criminalità organizzata di Teuchitlán in Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4575</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Stentano le deportazioni di Trump in Messico ma negli Usa gli stranieri vivono nella paura</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/17/stentano-le-deportazioni-di-trump-in-messico-ma-negli-usa-gli-stranieri-vivono-nella-paura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2025 14:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[deportazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[politiche migratorie]]></category>
		<category><![CDATA[Trump]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4533</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) C’è meno gente per strada negli Stati Uniti da quando Donald Trump ha ordinato la deportazione di tutte le persone prive di permesso di soggiorno. “Quando inizia a girar voce che l’Immigration and customs enforcement (Ice) sta facendo delle retate, le persone straniere che vivono in zona iniziano ad avere&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/17/stentano-le-deportazioni-di-trump-in-messico-ma-negli-usa-gli-stranieri-vivono-nella-paura/">Stentano le deportazioni di Trump in Messico ma negli Usa gli stranieri vivono nella paura</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>C’è meno gente per strada negli Stati Uniti da quando Donald Trump ha ordinato la deportazione di tutte le persone prive di permesso di soggiorno. “Quando inizia a girar voce che l’Immigration and customs enforcement (Ice) sta facendo delle retate, le persone straniere che vivono in zona iniziano ad avere paura di uscire di casa, di salire sull’autobus, di andare a lavorare o portare i figli a scuola”, racconta Helena Olea, vicedirettrice di Alianza americas, Ong impegnata per i diritti della popolazione latina negli Stati Uniti.</p>



<p>“Anche chi ha regolare permesso di soggiorno vive con il timore di essere arrestato durante una retata, per il suo aspetto o per la lingua che parla. La paura è diventata pervasiva e riguarda tutte le classi sociali, conosco professori universitari di origine latina che vivono regolarmente negli Stati Uniti da decenni e che ora temono di essere deportati”.&nbsp;</p>



<p>In realtà i numeri dicono che finora le deportazioni non sono state come Trump aveva annunciato: durante la sua prima settimana di governo, il Messico ha ricevuto poco più di quattromila persone, mentre negli anni scorsi ne sono arrivate anche 6.500 alla settimana. Infatti, lo “zar della frontiera” di Trump, Tom Homan, si è dichiarato insoddisfatto perché il ritmo delle deportazioni non è stato quello che si aspettava. In ogni caso, secondo Helena Olea, il clima di terrore nella società statunitense non è creato tanto dal numero di persone trasferite ma dal fatto che lo stesso governo diffonda immagini di persone in catene che salgono su aerei militari per essere espulse, e dalla propaganda anti migranti che viene portata avanti in modo martellante.&nbsp;</p>



<p>Sono circa 11 milioni le persone sotto il mirino dell’Ice che il presidente statunitense definisce come “criminali”, anche se in realtà la maggior parte di loro non ha commesso nessun delitto ed è solo priva di permesso di soggiorno. La comunità più grande di immigrati senza regolari permessi è quella messicana, composta da circa cinque milioni di persone.&nbsp;</p>



<p>“Che sia chiaro: i messicani che vivono là sostengono l’economia degli Stati Uniti: nelle campagne, nel Terzo settore, in tutto -ha detto la presidente messicana, Claudia Sheinbaum-. Gli Stati Uniti non sarebbero quello che sono se non fosse per il nostro popolo, fatto di lavoratori. E se tornano in Messico li riceveremo a braccia aperte, per dare loro tutto quello che si meritano”.&nbsp;</p>



<p>Come altri Paesi latinoamericani, il Messico ha risposto all’emergenza deportazioni con un piano chiamato <em>México te abraza</em>, che prevede la costruzione di nove centri di “attenzione” lungo la frontiera con gli Stati Uniti per le persone deportate, che ottengono anche una modica quantità di denaro e un passaggio in autobus al loro luogo di origine. Secondo alcuni esperti, però, la strategia di ricezione del governo non è sufficiente.</p>



<p>“Una delle cose che mi preoccupano è che le persone non messicane che vengono deportate in Messico (che sono circa un quinto del totale, <em>ndr</em>) non ricevano assistenza. È una questione di volontà politica e di razzismo: quando a Tijuana sono arrivati circa 20mila ucraini sono stati accolti a modo, ma i migranti che non sono bianchi vengono trattati diversamente”, dice Sarah Soto, fondatrice di Espacio migrante, un’organizzazione che gestisce uno spazio culturale per migranti e un centro dove le famiglie possono pernottare a Tijuana, città messicana che si trova sulla frontiera con gli Stati Uniti. &nbsp;</p>



<p>L’altra grande preoccupazione di Sarah Soto sono le oltre 30mila persone che sono rimaste “varate” in Messico a causa della decisione di Trump di chiudere le frontiere da un giorno all’altro e di sospendere l’uso dell’applicazione Cbp One, con i richiedenti asilo che potevano fissare un appuntamento con le autorità statunitensi. Di colpo l’applicazione ha smesso di funzionare e sono stati cancellati i tremila appuntamenti programmati e i 30mila che si trovavano in lista di attesa. Queste persone, che provengono da diversi Paesi, si trovano ora bloccate in varie regioni del Messico. “Vivono in una grande incertezza. Non abbiamo idea di quello che succederà e siamo molto preoccupate”, dice ancora Soto. &nbsp;</p>



<p>Helena Olea di Alianza Americas sottolinea che la sospensione del diritto di asilo ordinata da Trump è illegale. “Non si riconosce più che le persone possano avere necessità di protezione ma l’Immigration and nationality act (Ina) stabilisce il diritto a richiedere asilo, e lo fanno anche alcuni accordi internazionali che gli Stati Uniti hanno firmato”, prosegue.&nbsp;</p>



<p>Quella che Trump definisce come “invasione dal Messico” non esiste, e il numero di migranti che attraversano irregolarmente i più di tremila chilometri di frontiera tra Messico e Stati Uniti si è ridotto del 76% rispetto al massimo storico registrato nel dicembre 2023. &nbsp;</p>



<p>Secondo il governo messicano, il risultato si deve ai programmi sociali che ha promosso, anche in alcuni Paesi centroamericani, per dare una risposta alle cause delle migrazioni, ma in verità la strategia principale che i presidenti messicani hanno usato per frenare i flussi migratori è stata la “mano dura”, con il dispiegamento della Guardia nazionale. La militarizzazione del territorio finalizzata al contenimento dei flussi migratori è cresciuta nel maggio 2019 quando Trump, durante la sua prima amministrazione, ha fatto pressione sul governo vicino usando per la prima volta la minaccia dei dazi. Allora le barriere commerciali che gli Stati Uniti avrebbero imposto al Messico se l’ex presidente Andrés Manuel López Obrador non avesse frenato il flusso dei migranti irregolari sarebbero state del 5%. In risposta López Obrador inviò seimila agenti della Guardia nazionale sul confine tra Messico e Guatemala, con lo scopo di creare un filtro per i migranti diretti verso Nord e impedire loro di avvicinarsi alla frontiera con gli Stati Uniti.&nbsp;</p>



<p>Da allora, la Guardia nazionale ha commesso numerose violenze nei confronti delle persone in transito per il Messico e in varie occasioni ha sparato contro gruppi di migranti centro e sudamericani, uccidendoli. “Il Messico non si trova in una situazione encomiabile rispetto alle persone migranti, non ha una legittimità morale che gli permetta di denunciare gli abusi che avvengono negli Stati Uniti”, ha affermato durante un’intervista con la stampa locale Santiago Aguirre del Centro di diritti umani Agustín Pro Juárez (Centro ProDH), tra le principali organizzazioni che si battono per i diritti umani nel Paese.&nbsp;</p>



<p>Ora è Claudia Sheinbaum a rispondere alle minacce commerciali di Trump -più dure, visto che si parla di dazi del 25%- inviando 10mila agenti della Guardia nazionale sulla frontiera con gli Stati Uniti. Analisti e attivisti sono d’accordo sul fatto che militarizzare le frontiere o chiuderle non serve a frenare le migrazioni, ma solo a renderle più pericolose. Il costo per attraversare le frontiere sarà maggiore per i migranti, a beneficio delle organizzazioni criminali che lucrano con il traffico di esseri umani.&nbsp;</p>



<p><em>Articolo pubblicato da <a href="https://altreconomia.it/stentano-le-deportazioni-di-trump-in-messico-ma-negli-usa-gli-stranieri-vivono-nella-paura/" target="_blank" rel="noopener" title="">Altreconomia il 15 febbraio 2025</a></em></p>



<p></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/17/stentano-le-deportazioni-di-trump-in-messico-ma-negli-usa-gli-stranieri-vivono-nella-paura/">Stentano le deportazioni di Trump in Messico ma negli Usa gli stranieri vivono nella paura</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4533</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La minaccia dei dazi di Trump e le conseguenze sulle vite delle persone viste dal Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/05/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2025 15:41:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4526</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) Era radiante la presidente messicana Claudia Sheinbaum quando lunedì 3 febbraio ha annunciato in conferenza stampa che Donald Trump aveva accettato di sospendere l’ordine esecutivo firmato 48 ore prima e che imponeva dazi del 25% alle importazioni dal Messico per “non aver fermato il flusso di droga e migranti verso&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/05/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/">La minaccia dei dazi di Trump e le conseguenze sulle vite delle persone viste dal Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>Era radiante la presidente messicana Claudia Sheinbaum quando lunedì 3 febbraio ha annunciato in conferenza stampa che Donald Trump aveva accettato di sospendere l’ordine esecutivo firmato 48 ore prima e che imponeva dazi del 25% alle importazioni dal Messico per “non aver fermato il flusso di droga e migranti verso gli Stati Uniti”.</p>



<p>Sheinbaum sorrideva e scherzava con i giornalisti ma la sospensione delle barriere commerciali fino al 4 marzo, che è arrivata dopo una telefonata di 40 minuti tra i due capi di Stato, non è certo una vittoria a lungo termine. Intervistato dalla giornalista messicana Carmen Aristegui, l’ex ministro dell’Economia messicano Ildefonso Guajardo ha affermato infatti che probabilmente d’ora in poi sarà necessario considerare l’incertezza come un elemento permanente.</p>



<p>“I dazi potrebbero diventare una spada di Damocle per il governo messicano durante tutta l’amministrazione Trump. Li manterrà sempre ‘in sospeso’, non ci sarà un momento in cui dirà chiaramente che la minaccia dei dazi al Messico è finita”, racconta in un’intervista Laura Carlsen, direttrice del centro di analisi relazioni internazionali <a href="https://www.americas.org/our-work/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Mira</a> e coordinatrice di analisi politica della <a href="https://justassociates.org/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ong Jass</a>. “Quello che a Trump importa è l’immagine, è poter dire di aver vinto anche se non è vero”.</p>



<p>In cambio della revoca dei dazi, Sheinbaum ha promesso di mandare diecimila agenti della Guardia nazionale alla frontiera con gli Stati Uniti. L’invio di soldati a una frontiera che è già di per sé militarizzata preoccupa le organizzazioni locali che si battono per i diritti umani, coscienti che il loro dispiegamento, più che combattere la criminalità organizzata, finirà per ledere i diritti dei migranti. Secondo il governativo <a href="https://www.inegi.org.mx/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Instituto nacional de Estadística, geografía e informática</a> (Inegi), nel 2022 le detenzioni di persone in transito da parte della Guardia nazionale sono aumentate del 432,5%, e quelle per reati sono diminuite del 60%.</p>



<p>Le minacce di imporre dazi al Messico, il principale partner commerciale degli Stati Uniti, sono iniziate a novembre. A differenza dei precedenti governi messicani, quello di Sheinbaum ha immediatamente alzato la testa, cosa che è piaciuta molto ai messicani. “Le armi non le produciamo noi, le droghe sintetiche non le consumiamo noi, però purtroppo sono nostri i morti causati dalla criminalità organizzata che lavora per soddisfare la domanda di droga nel suo Paese. Risponderemo ai dazi con altri dazi”, ha scritto Sheinbaum in una lettera a Trump.</p>



<p>In effetti, la maggior parte della droga viene prodotta per soddisfare la domanda dei consumatori statunitensi e più del 70% delle armi usate dai cartelli messicani provengono dagli Stati Uniti. Sheinbaum ha celebrato il fatto che durante la loro telefonata Trump si sia impegnato a lavorare per evitare che le armi continuino a entrare in Messico ma non è stato un accordo formale e i media messicani temono che la promessa non verrà mantenuta, come non è stata mantenuta da vari predecessori del presidente repubblicano.</p>



<p>“È il Messico che dovrebbe dichiarare le organizzazioni criminali come terroriste, non gli Stati Uniti”, ha detto l’analista politico Edgardo Buscaglia, sottolineando che i cosiddetti <em>narcos</em> non commettono atti di terrorismo contro la popolazione statunitense ma contro quella messicana.</p>



<p>Il commercio con gli Stati Uniti rappresenta l’80% delle esportazioni messicane e, secondo il Consejo nacional agropecuario (Cna), i dazi potrebbero causare perdite per il Messico per 475 miliardi di dollari. Ma non solo.</p>



<p>A novembre, durante la conferenza stampa che si è svolta all’indomani delle prime minacce di guerra commerciale, il ministro dell’Economia Marcelo Ebrard ha mostrato come i dazi alle importazioni messicane danneggerebbero anche l’economia degli Stati Uniti: si potrebbero perdere 400mila posti di lavoro e il costo della vita per i consumatori statunitensi rischierebbe di subire forti rincari. Il prezzo delle automobili, ad esempio, potrebbe arrivare a crescere di tremila dollari per unità, visto che il 42% delle componenti necessarie a quest’industria è importato proprio dal Messico. In quell’occasione, Ebrard ha sottolineato anche che l’espulsione dei migranti annunciata da Trump causerebbe una caduta del Prodotto interno lordo (Pil) statunitense tra il 2% e il 3%.</p>



<p>I dazi sono inoltre illegali, perché proibiti dallo United States-Mexico-Canada Agreement (Usmca), il trattato di libero commercio firmato nel 2018 che ha sostituito il North American free trade agreement (Nafta), e che regola le relazioni commerciali tra i tre Paesi nordamericani: Messico, Stati Uniti e Canada. Secondo alcuni analisti, il motivo reale delle minacce commerciali di Trump ai Paesi vicini è fare pressione in modo da anticipare la rinegoziazione del Usmca.</p>



<p>“I trattati di libero commercio (Tlc) sono strumenti che servono alle grandi <em>corporation</em> e in questo caso non è utile neanche per gli scopi per cui è stato creato, cioè impedire azioni unilaterali come l’imposizione di misure protezioniste -conclude Laura Carlsen-. Quando si è negoziato l’Usmca, le organizzazioni sociali messicane non hanno fatto un’opposizione frontale perché l’integrazione con gli Stati Uniti è così forte che un’uscita improvvisa dal Tlc sarebbe stata molto costosa, non per l’economia in termini astratti, ma per le persone. Si è preferito lavorare in spazi autonomi, costruire un’altra economia ai margini di tutto questo, dove sono visibili gli sforzi dei popoli che potrebbero rappresentare il futuro non solo dell’economia messicana ma dell’intero Pianeta”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Altreconomia il 5 febbraio 2025:</em> <a href="https://altreconomia.it/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/" target="_blank" rel="noopener" title="">https://altreconomia.it/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/02/05/la-minaccia-dei-dazi-di-trump-e-le-conseguenze-sulle-vite-delle-persone-viste-dal-messico/">La minaccia dei dazi di Trump e le conseguenze sulle vite delle persone viste dal Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4526</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Una sciagura di nome litio sotto casa</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2025/01/11/una-sciagura-di-nome-litio-sotto-casa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 11 Jan 2025 14:11:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[L'Espresso]]></category>
		<category><![CDATA[estrattivismo]]></category>
		<category><![CDATA[litio]]></category>
		<category><![CDATA[triangolo del litio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4492</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso (Foto: O.B.) Mariela Lankai non era affatto contenta quando ha scoperto che sotto i suoi piedi si trova un giacimento di litio. “Per estrarlo serve un sacco di acqua e nel mio villaggio, nella zona di Salinas Grandes, abbiamo paura di rimanere senza. Come si può vivere senz’acqua?”, dice l’indigena di etnia&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/01/11/una-sciagura-di-nome-litio-sotto-casa/">Una sciagura di nome litio sotto casa</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, L&#8217;Espresso (Foto: O.B.)</em></p>



<p>Mariela Lankai non era affatto contenta quando ha scoperto che sotto i suoi piedi si trova un giacimento di litio. “Per estrarlo serve un sacco di acqua e nel mio villaggio, nella zona di Salinas Grandes, abbiamo paura di rimanere senza. Come si può vivere senz’acqua?”, dice l’indigena di etnia kolla del Jujuy, una provincia arida del nord dell’Argentina. “Temiamo anche che l’inquinamento causato dalla miniera possa mettere in crisi la nostra economia, basata sulla produzione di sale e sul turismo”.</p>



<p>Jujuy è una terra di vulcani, rocce dai colori accesi e saline bianche, sotto le quali si trova il minerale che viene usato soprattutto nella produzione di batterie ricaricabili, ma anche della ceramica e di alcuni farmaci. Il metodo di estrazione più comune del litio, che è un componente fondamentale nella fabbricazione di cellulari, laptop ed auto elettriche, consiste nel prelevare una salamoia ricca del minerale dalla profondità della salina e porla poi in vasche, dove viene fatta evaporare. La salamoia dev’essere anche sciacquata con una quantità ingente di acqua: circa 2 mila litri per ogni chilo di litio prodotto.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4495" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB2-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB2-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB2-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB2-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB2-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB2-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Uno dei cartelli contro il litio che le comunità indigene kolla hanno piantato a Salinas Grandes. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Un’esagerazione che ha portato un tribunale ad imporre alla compagnia Livent, accusata di aver prosciugato un intero fiume, di sospendere l’estrazione del litio nella provincia argentina del Catamarca, a circa 500 km dal Jujuy. La denuncia contro la compagnia statunitense, che è stata anche responsabile dello sversamento a terra di 20 mila litri di acido e di aver sub fatturato l’esportazione del carbonato di litio, era stata presentata dalle comunità indigene locali.</p>



<p>La lotta delle comunità del Jujuy iniziò quando, nel 2010, i rappresentanti di una compagnia mineraria arrivarono nei villaggi di Salinas Grandes per chiedere l’autorizzazione ad estrarre il litio, obbligatoria secondo la Costituzione e il Convegno 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro sui popoli originari. Nessuno allora, tra gli indigeni kolla, sapeva a cosa servisse il minerale, né che il suo consumo fosse in continua crescita, soprattutto a causa della decisione di alcune fabbriche automobilistiche di incrementare la mobilità elettrica. Ad esempio, BMW ha annunciato che nel 2030 la metà dei suoi veicoli saranno totalmente elettrici, e ha firmato un contratto di rifornimento di litio con il governo argentino per quasi 300 milioni di euro. Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, fra quindici anni nel mondo esisteranno quasi 125 milioni di auto elettriche, contro i tre milioni del 2017.</p>



<p>Dopo la visita della compagnia mineraria, i 38 villaggi indigeni di Salinas Grandes e della laguna di Guayatayoc si sono messi ad indagare sull’estrazione del litio e le sue conseguenze, e hanno quindi deciso di organizzarsi contro le compagnie estrattive. Sono ricorse alla giustizia, hanno bloccato strade e organizzato manifestazioni, che sono state represse dalla polizia anche con spari ad altezza d’uomo. Le comunità non si sono date per vinte e nell’agosto 2023 hanno percorso quasi 2 mila km per protestare davanti al Congresso della capitale Buenos Aires. Hanno così impedito che si iniziasse ad estrarre il litio a Salinas Grandes, anche se la compagnia Lition Energy è riuscita a mettere in moto la tappa di esplorazione, che consiste nel localizzare i giacimenti di un minerale.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/MARCHALITIO151024OB.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4496" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/MARCHALITIO151024OB-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/MARCHALITIO151024OB-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/MARCHALITIO151024OB-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/MARCHALITIO151024OB-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/MARCHALITIO151024OB-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/MARCHALITIO151024OB-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Nella capitale della provincia del Jujuy, in Argentina, le comunità indigene manifestano contro le miniere, con uno striscione che dice “se distrugge la natura non è progresso”. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Le compagnie minerarie dicono di portare lavoro, ma offrono impieghi sottopagati e versano allo Stato argentino solo il 3% degli introiti. Si riempiono le tasche mentre i nostri ospedali danno un pessimo servizio”, dice Mariela Lankai, che vive ad Aguas Blancas, un villaggio di poche case di adobe tra cui i lama e le pecore pascolano liberi.</p>



<p>Il villaggio di Mariela si trova lungo la Strada 52, che collega Argentina e Cile e si arrampica a 5 mila metri sul livello del mare. La carreggiata unisce due vertici del cosiddetto “triangolo del litio”, figura che appare tracciando una linea immaginaria tra Salinas Grandes, le saline cilene di Atacama e quelle di Uyuni in Bolivia. Secondo il United States Geological Survey, le distese di sale che caratterizzano il paesaggio di questa regione ospitano il 60% del litio che esiste nel mondo.</p>



<p>È sotto il Salar di Uyuni che si trova la più grande riserva mondiale di litio, un minerale così strategico da motivare, secondo l’ex presidente Evo Morales, il colpo di Stato del 2019 contro di lui. Sotto Uyuni ci sono 21 milioni di tonnellate di “oro bianco”, ma per ora se ne riescono a produrre solo 100 tonnellate all’anno.</p>



<p>“Il modello di Evo Morales prevedeva che l’estrazione del litio fosse monopolio della compagnia statale Yacimientos de Litio Bolivianos (YLB), ma le cose non sono andate come si sperava, a causa della mancanza di tecnologie adeguate e di formazione del personale”, dice un funzionario di YLB. Aggiunge che nel 2023 il governo boliviano ha firmato accordi con compagnie russe e cinesi per implementare la cosiddetta “estrazione diretta” del litio, che dovrebbe avere un minore impatto ambientale e un maggiore rendimento: si prevede che il Salar di Uyuni possa arrivare a produrre 14 mila tonnellate di litio all’anno.</p>



<p>A poche centinaia di chilometri da Uyuni, in Cile i ritmi di estrazione sono invece già molto elevati: grazie a due compagnie che lavorano nel Salar di Atacama, una delle quali è della famiglia Pinochet, il paese è il secondo produttore a livello mondiale. Nel pianeta si produce tanto litio che il suo prezzo ultimamente è crollato, ma le compagnie estrattive sono così sicure della continua crescita della domanda da non essere preoccupate. Da parte sua l’Argentina, che nell’ultimo anno ha aumentato l’estrazione di litio del 46%, è diventata il quarto produttore mondiale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB5.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4497" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB5-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB5-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB5-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB5-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB5-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2025/01/LITIO181024OB5-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Un cartello a Salinas Grandes contro lo sfruttamento del litio. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Temiamo che l’estrazione del litio ci obblighi a sfollarci dai nostri territori”, dice Mirta Barconte, un’indigena kolla che lavora come guida turistica nella piazzola di sosta di Salinas Grandes. È stata costruita dalle comunità indigene locali lungo la strada 52 per vendere artigianato e offrire tours turistici nella salina, un progetto che economicamente sta funzionando molto bene. “Il turismo cresce di anno in anno e siamo felici di lavorare autonomamente e senza padroni. Difenderemo i nostri impieghi e la nostra salina, non ce ne andremo da qui”, dice la guida.</p>



<p>“Sicuramente le compagnie minerarie sul momento porteranno lavoro, non dico che non sia vero, ma sul lungo termine, quando il litio sarà finito, se ne andranno e ci lasceranno un territorio inquinato e senz’acqua, dove non sarà possibile vivere né lavorare: i turisti non verranno più e il sale sarà invendibile perché contaminato. Le generazioni future saranno costrette a migrare”, dice José Chávez, che vende artigianato fatto di sale nella piazzola di sosta. “Non siamo contrari al litio in sé ma al modo in cui viene estratto, e sappiamo che i modi alternativi di produzione sono ancora in fase sperimentale”.</p>



<p>Dietro a José si estende la salina, dove i turisti passeggiano tra i cartelli giganti contro il litio che le comunità indigene hanno piantato. “Il litio oggi porta pane, domani porta fame”, dice uno di loro.</p>



<p><em>Reportage pubblicato su L&#8217;Espresso il 28 dicembre 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2025/01/11/una-sciagura-di-nome-litio-sotto-casa/">Una sciagura di nome litio sotto casa</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4492</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Grande festa in Messico, è il Giorno dei Morti</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/11/03/grande-festa-in-messico-e-il-giorno-dei-morti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 03 Nov 2024 14:10:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Día de Muertos]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4478</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì (Foto: O.B) Ogni anno le bancarelle iniziano ad aprire quando il sole si affaccia dietro un monte degli Altos de Chiapas. Vendono dolci, tacos, carne fritta: sin dalle prime ore del mattino i bambini passeggiano con lo zucchero filato e la ruota panoramica inizia a girare, le famiglie passeggiano. La scena&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/11/03/grande-festa-in-messico-e-il-giorno-dei-morti/">Grande festa in Messico, è il Giorno dei Morti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì (Foto: O.B)</em></p>



<p>Ogni anno le bancarelle iniziano ad aprire quando il sole si affaccia dietro un monte degli Altos de Chiapas. Vendono dolci, tacos, carne fritta: sin dalle prime ore del mattino i bambini passeggiano con lo zucchero filato e la ruota panoramica inizia a girare, le famiglie passeggiano. La scena osservata in passato intorno al cimitero del Romerillo di San Juan Chamula, un paese del Chiapas, nel Sud del Messico, si ripeterà oggi lì e in altre centinaia di località sparse per tutto il Paese. </p>



<p>Il giorno dei Morti in Messico è diverso da qualunque altra parte del mondo. Non è che in questo Paese la gente adori la morte né che la prenda alla leggera: piuttosto, qui tutti onorano i propri defunti &nbsp;in questa maniera e cercano di stabilire un contatto con loro. Per questo nelle case si preparano altari con le foto dei defunti, fiori, candele, addobbi dai colori sgargianti: succede nei villaggi come nelle grandi città e nelle famiglie di tutte le classi sociali.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4481" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/11/MORTI4.jpg?w=1188&amp;ssl=1 1188w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Nei cimiteri i petali di cempasúchil – il fiore tipico della giornata, simile al nostro garofano, di colore arancione – vengono sparsi sulle tombe fino a coprirle interamente: illumineranno il cammino di ritorno delle anime dei morti, che saranno guidate dal profumo dei fiori.&nbsp;</p>



<p>Intorno alle tombe vengono disposti incenso e candele, ma anche dolci, frutta e cibo, bicchieri con bibite e liquori. Si scelgono i cibi e le bevande preferiti dal morto per farlo contento quando, nella notte, tornerà per ricongiungersi con i suoi cari. All’arrivo, di buon mattino, le famiglie tolgono le assi di legno che coprono le tombe e “aprono la porta” ai defunti, permettendo alle loro anime di tornare per visitare i propri cari. Vari gruppi di musicisti si aggirano per i cimiteri, sperando che le famiglie offrano loro soldi: ci sono anche sono danzatori e musicisti che ballano intorno ai sepolcri, invitando le anime a tornare.&nbsp;</p>



<p>Questa festività ha origini antichissime e si differenzia da Halloween, dove vengono rappresentati spiriti malvagi, mentre el dia de los muertos accoglie i morti con gioia: l’idea è stare ancora insieme, anche solo per un giorno.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 1 novembre 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/11/03/grande-festa-in-messico-e-il-giorno-dei-morti/">Grande festa in Messico, è il Giorno dei Morti</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4478</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Anche quest’anno le femministe argentine si sono riunite in un evento unico al mondo</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/31/anche-questanno-le-femministe-argentine-si-sono-riunite-in-un-evento-unico-al-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Oct 2024 13:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[encuentro plurinacional]]></category>
		<category><![CDATA[feminismo]]></category>
		<category><![CDATA[incontro plurinazionale]]></category>
		<category><![CDATA[movimenti sociali]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4471</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.) Ottantamila persone hanno partecipato al 37esimo Incontro plurinazionale di donne, lesbiche, trans, bisessuali, intersessuali e non binarie, che si è tenuto a ottobre a San Salvador Jujuy, in Argentina. Un numero di donne pari alla popolazione di città come Brindisi o Grosseto ha riempito la capitale di Jujuy, provincia del&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/31/anche-questanno-le-femministe-argentine-si-sono-riunite-in-un-evento-unico-al-mondo/">Anche quest’anno le femministe argentine si sono riunite in un evento unico al mondo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia (Foto: O.B.)</em></p>



<p>Ottantamila persone hanno partecipato al 37esimo Incontro plurinazionale di donne, lesbiche, trans, bisessuali, intersessuali e non binarie, che si è tenuto a ottobre a San Salvador Jujuy, in Argentina. Un numero di donne pari alla popolazione di città come Brindisi o Grosseto ha riempito la capitale di Jujuy, provincia del Nord del Paese che quest’anno è stata scelta come sede dell’appuntamento annuale del movimento di donne e delle dissidenze sessuali del Paese sudamericano. Un evento unico al mondo e considerato come un esempio dalle femministe di tutto il Pianeta.</p>



<p>Per tre giorni nelle piazze di Jujuy si sono tenuti concerti, nei centri culturali proiezioni di documentari, nelle scuole e nelle università chiuse per il fine settimana si sono svolti più di cento laboratori-assemblee, in cui si è parlato dei temi più svariati: tra loro geopolitica ed estrattivismo, sport e diritti civili, sessualità e affettività. Intanto, a margine dell’evento, durante la pausa pranzo o bevendo mate su una panchina del lungofiume, si sono tenute riunioni più o meno spontanee che hanno portato alla formazione di nuove reti e al consolidamento di alleanze politiche che esistono da decenni.</p>



<p>“Siamo venute per vivere in prima persona l’emozione che si respira stando qui e per condividere la nostra esperienza di lotta in Messico”, dice Claudia Torres Roux del collettivo Mujeres y la sexta di Città del Messico, che ha viaggiato per settemila chilometri per partecipare all’evento. “Quando torneremo nel nostro territorio condivideremo le strategie organizzative che abbiamo imparato. Non le copieremo, ma ci serviranno come ispirazione e le adatteremo al nostro contesto”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4474" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003207.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Il primo Incontro nazionale di donne si è tenuto nel 1986 a Buenos Aires, all’indomani della caduta della dittatura. Presto è diventato lo spazio di consolidamento delle realtà femministe del Paese e la piattaforma di discussione di temi importanti come la violenza sulle donne o l’aborto, di cui si è iniziato a dibattere nel 1989 a margine dell’evento, quando ancora in Argentina non se ne parlava pubblicamente: alcune donne si sedettero spontaneamente in cerchio e si raccontarono le loro esperienze clandestine di interruzione di gravidanza.</p>



<p>Anni dopo, nel 2015, un gruppo di donne organizzò una maratona di lettura di testi sui femminicidi che fu chiamata “Ni una menos”. Fu un successo tale che, poco dopo, centinaia di migliaia di persone scesero nelle strade di tutta l’Argentina gridando “Ni una menos”, slogan che divenne poi il nome di un movimento mondiale contro la violenza sulle donne. Questo mise le basi per la nascita di un altro movimento internazionale, in questo caso abortista, nato in Argentina: la Marea verde.</p>



<p>Nel 2018 la Marea verde in Argentina era cresciuta tanto che dell’aborto se ne parlava dappertutto. Quando il dibattito è arrivato al Congresso, il movimento aveva già occupato le strade e, nel dicembre 2020, le femministe raggiunsero una delle loro più grandi conquiste: la legalizzazione dell’aborto.</p>



<p>Quasi quarant’anni di lotte hanno cambiato il movimento femminista argentino e il suo spazio d’incontro nazionale si è dovuto adattare. “Pensiamo che il femminismo debba riflettere l’identità plurinazionale del nostro continente, la presenza dei popoli indigeni e le diverse forme che esistono di affrontare il patriarcato. Qui gli Stati-nazione nascono dal colonialismo, che ha imposto frontiere che hanno frammentato i popoli originari, ad esempio la nazione&nbsp;<em>mapuche</em>&nbsp;è divisa tra l’Argentina e il Cile”, spiega l’argentina Claudia Korol del collettivo Feministas de Abya Yala, termine che i popoli originari usano per descrivere il continente americano. “Allo stesso tempo, negli Stati convivono nazioni indigene differenti. Per questo abbiamo proposto che l’incontro annuale venga definito come plurinazionale, e che includa le dissidenze sessuali”.</p>



<p>Nel 2022, le tensioni tra visioni diverse del femminismo portarono a una rottura e alla decisione di organizzare due eventi diversi: l’Incontro nazionale di donne, a cui parteciparono circa 15mila persone, e l’Incontro plurinazionale di donne, lesbiche, trans, bisessuali, intersessuali e non binarie, che ne ha riunite circa 100mila. Nell’anno successivo furono molti gli sforzi per sanare la frattura, e dal 2023 si è deciso di organizzare un solo evento che include le dissidenze sessuali e dà valore al carattere plurinazionale dell’Argentina.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4475" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003211-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Le donne e le dissidenze sessuali che ogni anno s’incontrano in questo Paese hanno ideologie e visioni politiche anche molto differenti tra loro. Alcune militano nei partiti, altre hanno una postura libertaria o sono vicine alla Chiesa. All’Incontro plurinazionale partecipano donne che vivono nelle zone urbane e rurali, o che appartengono a gruppi etnici e classi sociali diverse. Alcune di loro si considerano femministe, altre no. In ogni caso, durante l’evento cercano di mettere da parte le differenze per essere unite e coese negli obiettivi comuni, come mostra la manifestazione che si svolge ogni anno alla fine dell’Incontro.</p>



<p>“Anno dopo anno, l’Incontro è andato crescendo e con lui le divisioni interne”, dice Ana Maria Tapia di Jubiladas Insurgentes (le Pensionate rivoluzionarie), che ha partecipato a quasi tutti i 36 incontri precedenti. “Ma sappiamo che è necessario essere unite, soprattutto ora che sta governando Javier Milei, che non ci rappresenta e che vorrebbe che sparissimo”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4476" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/10/1000003208-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p><em>Foto: Orsetta Bellani</em></p>



<p>Da quando è stato eletto presidente dell’Argentina, nel 2023, l’ultraconservatore Milei ha criminalizzato il movimento femminista, accusandolo anche dei gravi problemi economici del Paese, e ha cercato di smantellare le conquiste e i diritti civili che sono stati riconosciuti grazie a decenni di lotte: nei suoi primi sei mesi di governo ha tagliato alcuni sussidi statali e ha chiuso istituzioni impegnate contro la violenza sulle donne.</p>



<p>Milei ha promosso un dibattito pubblico contro i diritti civili e ha reso più difficile, nella pratica, l’accesso a un aborto sicuro. “Pensavamo che la legalizzazione dell’aborto fosse la battaglia finale; sapevamo che dovevamo difenderlo, ma non potevamo immaginare quello che sarebbe venuto”, chiarisce la giornalista argentina Mariana Carbajal nel suo&nbsp;<em>podcast</em>&nbsp;Soberanas.</p>



<p>La difesa della legge sull’aborto è una delle priorità del movimento femminista argentino, che ha già iniziato i preparativi del 38esimo Incontro plurinazionale. Si terrà nell’ottobre 2025 nella città di Corrientes.</p>



<p>Articolo pubblicato da Altreconomia il 30 ottobre 2024: https://altreconomia.it/anche-questanno-le-femministe-argentine-si-sono-riunite-in-un-evento-unico-al-mondo/</p>



<p></p>



<p></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/31/anche-questanno-le-femministe-argentine-si-sono-riunite-in-un-evento-unico-al-mondo/">Anche quest’anno le femministe argentine si sono riunite in un evento unico al mondo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4471</post-id>	</item>
		<item>
		<title>I generali si sono presi il Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/06/i-generali-si-sono-presi-il-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Oct 2024 14:37:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[militarizzazione]]></category>
		<category><![CDATA[violazioni diritti umani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4431</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica Quando si è accorta che l’esercito stava costruendo un hotel di lusso nel bel mezzo della Riserva Naturale di Calakmul, Leticia Valenzuela Santiago si è ricordata che anni prima nello stesso punto aveva piantato delle tende per ricevere turisti e le autorità gliele avevano fatte smontare, perché non rispettavano&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/06/i-generali-si-sono-presi-il-messico/">I generali si sono presi il Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica</em></p>



<p>Quando si è accorta che l’esercito stava costruendo un hotel di lusso nel bel mezzo della Riserva Naturale di Calakmul, Leticia Valenzuela Santiago si è ricordata che anni prima nello stesso punto aveva piantato delle tende per ricevere turisti e le autorità gliele avevano fatte smontare, perché non rispettavano la normativa ambientale.</p>



<p>«Mi dissero che quella zona era intoccabile ed erano proibite le attività economiche», dice Leticia, che è nata in questa porzione di Selva Maya, nel Campeche, Sud-est del Messico, considerata dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità. Adesso proprio lì, nel cuore dell’area naturale protetta grande quasi come il Friuli Venezia Giulia, i militari stanno costruendo un edificio di 144 stanze con bar, piscina, sauna, palestra e un parcheggio per 212 automobili.&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="761" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized.jpg?resize=980%2C761&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4435" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=1024%2C795&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=300%2C233&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=768%2C596&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=1536%2C1192&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?resize=2048%2C1589&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/dji_fly_20240423_140226_699_1713902695380_pano_optimized-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;hotel dell&#8217;esercito messicano nella Riserva Naturale di Calakmul. Foto: Elias Siebenborn</em></figcaption></figure>



<p>In realtà neanche l’esercito ha le autorizzazioni ambientali necessarie per costruire l’hotel di Calakmul, né per gli altri cinque che sta edificando in prossimità di importanti siti archeologici del Chiapas e della Penisola dello Yucatan: ma ai militari nessuno chiede nulla. Le nuove strutture sono tutte lungo la rete ferroviaria lunga più di 1.500 chilometri parzialmente inaugurata lo scorso anno e chiamata Treno Maya, anch’essa costruita dai militari. L’opera non è ancora del tutto terminata, ma già da tempo le ong messicane e quelle internazionali la contestano per i danni che ha provocato al delicatissimo ecosistema locale. Il governo federale ha annunciato che nei prossimi mesi, vicino ad ogni stazione verrà costruita una caserma.</p>



<p><em>Soldi e mimetiche</em></p>



<p>Il processo di militarizzazione del Messico è iniziato nel 2006, quando l’ex presidente ultraconservatore Felipe Calderón dichiarò guerra al narcotraffico che assediava il Paese: allora, nel giro di qualche mese le strade di tutta la nazione si riempirono di militari. Da quel momento l’esercito iniziò ad occuparsi della pubblica sicurezza, assumendo funzioni che secondo la Costituzione dovrebbero essere svolte dalla polizia e il processo non si è mai interrotto. Oggi i soldati non solo pattugliano le spiagge dei Caraibi e la metro della capitale, ma distribuiscono vaccini e giocattoli, piantano alberi. Da qualche anno, protetti dalla spiegazione ufficiale secondo cui è necessario combattere le infiltrazioni dei trafficanti nell’economia, amministrano anche porti e dogane e costruiscono strade, ferrovie e aeroporti. «Il Messico è una democrazia in cui una parte delle funzioni civili vengono gestite dall’esercito», riassume Laura Atuesta, esperta in militarizzazione del Centro de Investigación y Docencia Económicas (Cide).&nbsp;</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4432" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?resize=2048%2C1536&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/MILITCANCUN200622OB2-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>La Guardia Nazionale pattuglia la spiaggia di Puerto Morelos, nei Caraibi. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Le cose non sono cambiate neanche quando, nel 2018, a Enrique Peña Nieto&nbsp;è succeduto l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador, esponente del partito rivale, il Movimento di Rigenerazione Nazionale (Morena) di ispirazione riformista e progressista. E promettono di restare uguali anche dopo il 1 ottobre, quando al posto di Obrador si insedierà &nbsp;la sua delfina Claudia Sheinbaum, che ha vinto le elezioni a giugno. &nbsp;</p>



<p>Il risultato è che secondo uno studio dell’associazione Intersecta, mai come con l’ultimo governo sono state approvate iniziative per ampliare il potere dei militari. «Il presidente ha militarizzato il Messico per dare un messaggio al capitale internazionale, spaventato dalla violenza: ha voluto dire che qui è sicuro investire», spiega Romel Gonzalez del gruppo indigeno Consejo Regional Indìgena y Popular de Xpujil.&nbsp;</p>



<p>In realtà prima di essere eletto Obrador aveva promesso di «rimandare i soldati alle caserme». Poi ci ha ripensato: &nbsp;«È da saggi cambiare opinione», ha risposto a chi lo criticava. &nbsp;</p>



<p><em>Il metodo</em></p>



<p>Una delle prime e più clamorose prove del potere dei militari è arrivata nel 2019 quando – da poco insediato – Obrador ha affidato all’esercito la costruzione e gestione dell’aeroporto Felipe Angeles, nei pressi di Città del Messico, inaugurato nel 2022. In quel momento molti hanno storto il naso, ma la pratica di “consegnare” i beni pubblici ai militari è diventata presto un modus operandi.</p>



<p>Per fare in modo che la cessione sia discreta e semplice, vengono fondate aziende parastatali che sono, nei fatti, gestite dai militari. Ad esempio, nel 2022 l’esercito ha creato il Gruppo Aeroportuale, Ferroviario e di Servizi Ausiliari Olmeca-Maya-Mexica, di cui è azionista unico. Possiede sei hotel di lusso, tra cui quello di Calakmul, undici aeroporti sparsi per tutto il Paese, undici centri di stoccaggio di combustibile, un museo e tre parchi. Non è la sola azienda sotto il controllo dei militari: ne esistono altre quattordici, come la compagnia aerea Mexicana de Aviación e la Treno Maya.&nbsp;</p>



<p>Dall’inizio di quest’anno, anche la Marina Militare ha la sua rete ferroviaria: si chiama Treno Transistmico e attraversa l’Istmo di Tehuantepec, presentandosi come un’alternativa al Canale di Panama per trasportare merci da un oceano all’altro. Controlla anche otto scali aerei, attraverso l’azienda Gruppo Aeroportuale Marina: tra loro anche l’aeroporto internazionale di Città del Messico, il più importante del Paese.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4434" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?resize=2048%2C1365&amp;ssl=1 2048w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/09/PANTE090721OB10-scaled.jpg?w=1960&amp;ssl=1 1960w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>L&#8217;esercito messicano entra nel paese di Pantelhó, nel Chiapas, dove un gruppo di abitanti è insorto per cacciare la criminalità organizzata (luglio 2021) Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p><em>Le incognite</em></p>



<p>L’aumento di potere delle Forze armate preoccupa una parte della popolazione, soprattutto a causa del loro discutibile curriculum. Solo tra il 2020 e il 2022, l’esercito ha ricevuto più di 1.100 denunce per violazione dei diritti umani in tutto il Paese: detenzioni arbitrarie, torture, omicidi e sparizioni forzate.</p>



<p>Un’inchiesta della magistratura ha portato alla luce prove del coinvolgimento dei militari anche nella sparizione dei 43 studenti di Ayotzinapa, dieci anni fa: ufficialmente Obrador ha negato il coinvolgimento dei militari, ma le famiglie delle vittime sostengono che le prove sono inconfutabuli.&nbsp;</p>



<p>Al di là del singolo caso, i dati mostrano come negli ultimi anni la violenza in Messico non abbia fatto che crescere: nonostante la presenza dei soldati nelle strade. Durante i sei anni di governo di López Obrador si sono registrati circa 184 &nbsp;mila omicidi, il 26 per cento in più che nella precedente amministrazione. «La partecipazione dell’esercito nei compiti di pubblica sicurezza ha portato ad un aumento delle violazioni dei diritti umani», riassume la ricercatrice Laura Atuesta. «C’è poi una questione di opacità: se un ente pubblico si occupa di un’opera di ingegneria, come cittadini possiamo esigere trasparenza sull’uso dei fondi pubblici; invece l’esercito non è obbligato a rendere conto». &nbsp;</p>



<p>Con Sheinbaum al potere gli analisti non si aspettano grandi cambiamenti. Se anche la “presidenta” volesse farne, il compito sarebbe arduo. «Quando fra tre anni questo governo finirà, i militari avranno occupato intere regioni del Paese», disse nel 2021 l’esperta in geopolitica Ana Esther Ceceña, dell’Universidad Autónoma de México. Il timore oggi è che avesse ragione lei.</p>



<p><em>Articolo pubblicato sul Venerdì di Repubblica il 27 settembre</em> 2024.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/10/06/i-generali-si-sono-presi-il-messico/">I generali si sono presi il Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4431</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Grande sete a Città del Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/07/26/grande-sete-a-citta-del-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jul 2024 17:51:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[acqua]]></category>
		<category><![CDATA[crisi idrica]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[siccità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4421</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica Città del Messico potrebbe rimanere senz’acqua. “Arriva nelle nostre case anche meno di due volte alla settimana e approfittiamo per riempire secchi, catini e bacinelle. Solo in periodo di campagna elettorale non abbiamo problemi”, dice Mariela Segura Olivares, che vive nel quartiere operaio di Pedregales de Coyoacan. Già da&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/07/26/grande-sete-a-citta-del-messico/">Grande sete a Città del Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Il Venerdì di Repubblica</em></p>



<p>Città del Messico potrebbe rimanere senz’acqua. “Arriva nelle nostre case anche meno di due volte alla settimana e approfittiamo per riempire secchi, catini e bacinelle. Solo in periodo di campagna elettorale non abbiamo problemi”, dice Mariela Segura Olivares, che vive nel quartiere operaio di Pedregales de Coyoacan. Già da bambina Mariela era obbligata a razionare l’acqua, ma negli ultimi anni il problema è peggiorato e ora interessa tutti i 20 milioni di abitanti della città, anche quelli che vivono nelle zone ricche.</p>



<p>“Il 70% dell’acqua di Città del Messico viene estratta da pozzi. A causa della crescita senza freni della metropoli, le autorità hanno dato un sacco di permessi per aprirne di nuovi e le falde acquifere si stanno seccando”, spiega Natalia Lara Trejo, vicina di Mariela e membra della Cooperativa Acción Comunitaria. “Il resto arriva dal sistema di dighe Cutzamala, che dal 2019 vive una forte siccità”.</p>



<p>Durante l’inverno e la primavera scorsi, la scarsità di pioggia non è stato un problema solo della capitale: la siccità ha colpito quasi il 90% del paese, mettendo a rischio la produzione di frutta e verdura. In varie regioni si sono registrati 45 gradi durante settimane e Città del Messico ha raggiunto la temperatura record di 34.7 gradi, malgrado si trovi a 2200 metri sul livello del mare.</p>



<p>Per nove mesi non ha piovuto sul Cutzamala. La Commissione Nazionale dell’Acqua (Conagua) aveva stabilito che il 26 giugno sarebbe stato il “giorno zero”, in cui le sue dighe non avrebbero più potuto somministrare a Città del Messico. La situazione è migliorata grazie all’arrivo di Alberto, una tormenta tropicale che intorno al 20 giugno ha inaugurato la stagione delle piogge con un mese di ritardo, facendo passare alcune zone del Messico, come la Penisola dello Yucatán, dalla siccità estrema alle inondazioni.</p>



<p>Le piogge hanno portato un po’ di respiro al Cutzamala e il “giorno zero” è stato scampato, ma la situazione non è risolta, nonostante l&#8217;arrivo di altre tempeste: secondo gli esperti, dovrebbe piovere per 488 giorni perché le dighe del Cutzamala raggiungano un livello sufficiente.</p>



<p>Sono molte le proposte per risolvere la crisi idrica, dalla raccolta dell’acqua piovana ad interventi strutturali sul sistema idrico, che ha un sacco di perdite. Ma sono soluzioni che comportano grandi investimenti, e per ora ci si affida solo alla speranza che la stagione delle piogge sia abbondante.</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Venerdì di Repubblica il 19 luglio 2024.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/07/26/grande-sete-a-citta-del-messico/">Grande sete a Città del Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4421</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il saccheggio ambientale e culturale del Treno Maya in Messico</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2024/02/21/il-saccheggio-ambientale-e-culturale-del-treno-maya-in-messico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Feb 2024 19:08:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Altreconomia]]></category>
		<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[grandi opere]]></category>
		<category><![CDATA[megaprogetti]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[Tren Maya]]></category>
		<category><![CDATA[Treno Maya]]></category>
		<category><![CDATA[Yucatán]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://sobreamericalatina.com/?p=4353</guid>

					<description><![CDATA[<p>Orsetta Bellani, Altreconomia Lo speleologo Hoppenheimer camminava lungo il tracciato del Treno Maya quando si è accorto che, a un passo dai piloni che ne sosterranno il viadotto, c’era una caverna sotterranea. I colleghi l’hanno presto battezzata con il suo soprannome, motivato dalla somiglianza con l’attore del film. La caverna “Oppenheimer”, che si trova nello&#8230;</p>
<p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/02/21/il-saccheggio-ambientale-e-culturale-del-treno-maya-in-messico/">Il saccheggio ambientale e culturale del Treno Maya in Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Orsetta Bellani, Altreconomia</em> </p>



<p>Lo speleologo Hoppenheimer camminava lungo il tracciato del Treno Maya quando si è accorto che, a un passo dai piloni che ne sosterranno il viadotto, c’era una caverna sotterranea. I colleghi l’hanno presto battezzata con il suo soprannome, motivato dalla somiglianza con l’attore del film. La caverna “Oppenheimer”, che si trova nello Stato del Quintana Roo, fra le città di Playa lop del Carmen e Tulum, è una delle migliaia di “porte” di accesso all’intricato sistema di canali che si trova sotto la penisola dello Yucatán: una rete sotterranea lunga 1.800 chilometri che costituisce una delle falde acquifere più grandi del mondo e, per la cultura maya, rappresenta l’<em>inframundo</em>, il luogo dove camminano i morti.</p>



<p>Si tratta di un sistema che ha una composizione geologica carsica e per questo è soggetto a crolli e collassi. “In alcuni punti il tetto della caverna Oppenheimer ha ceduto a causa delle vibrazioni dei lavori di costruzione del Treno Maya, che ha impattato più di centoventi<em> cenotes </em>(grotte con acqua dolce, <em>ndr</em>) e caverne -spiega Guillermo D. Christy, membro del collettivo <a href="http://cenotesurbanos.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cenotes Urbanos</a>-. È un progetto improvvisato, i lavori sono iniziati senza lo studio di impatto ambientale e non ne è stato neanche fatto uno di meccanica del suolo che dimostri la capacità del terreno di reggere un’opera così imponente”.</p>



<p>È sopra questo fragile sistema di canali sotterranei che si sta costruendo il Treno Maya: una rete ferroviaria di più di 1.500 chilometri che permetterà ai turisti di viaggiare tra le città coloniali della penisola dello Yucatán, tra le sue lagune e i <em>cenotes</em>, di visitare i siti archeologici maya e le spiagge caraibiche. Si tratta del megaprogetto “preferito” dal presidente messicano Andrés Manuel López Obrador, il quale ha assicurato che verrà interamente inaugurato entro la fine di febbraio 2024 e ha promesso di portare il Sud-Est del Messico fuori dalla povertà grazie alla crescita del turismo. Per questo, buona parte della popolazione è a favore dell’opera, anche se le voci critiche si fanno sentire.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="653" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/Dron-Tramo.jpeg?resize=980%2C653&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4354" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/Dron-Tramo.jpeg?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/Dron-Tramo.jpeg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/Dron-Tramo.jpeg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Yuxtaposición del trayecto del tramo 5 sur del Tren Maya con el mapa de las cavernas subterráneas del sistema Aktun T’uyul. Foto: Miguel Ángel Guillermo</em></figcaption></figure>



<p>Il governo non ne parla molto ma, in realtà, il Treno Maya non è solo un treno turistico. Sui suoi binari correranno anche vagoni merci che nella città di Palenque, in Chiapas, si connetteranno a un’altra grande opera promossa dall’amministrazione di López Obrador: il Treno Transistmico, che unirà i due oceani (Atlantico e Pacifico) nel punto più stretto del Messico e si presenterà come un’alternativa al Canale di Panama. “Sono treni neoliberali al servizio dell’agricoltura industriale e funzionale al saccheggio delle risorse naturali presenti nei nostri territori maya ancestrali”, dice Sara López González del Consejo regional indígena y popular de xpujil (<a href="http://cripx95.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Crip</a>).</p>



<p>“Nemmeno un albero verrà abbattuto per costruire il Treno Maya”, ha dichiarato il presidente López Obrador prima dell’inizio dei lavori. In verità, ne sono stati abbattuti circa dieci milioni, soprattutto per costruire il tracciato delle tratte cinque e sei, che corrono parallele alla costa del Mar dei Caraibi e alla strada che collega Cancún a Chetumal. Secondo il biologo Omar Irám Martínez Castillo dell’associazione locale <a href="http://uyoolche.org" target="_blank" rel="noreferrer noopener">U’yoolche</a>, nello spazio tra la strada e il tracciato della tratta sei, che è protetto da un recinto, si è formata una “terra di nessuno” in cui sono rimaste intrappolate delle scimmie. “La frammentazione dell’habitat mi preoccupa più della deforestazione -spiega il biologo- il treno divide in due la selva yucateca e per gli animali che ci vivono, stiamo parlando di giaguari, tapiri, scimmie e molte altre specie, sarà complicato avere una comunicazione che permetta di evitare l’endogamia e favorire la diversità genetica”.</p>



<p>Un’altra preoccupazione delle organizzazioni che difendono il territorio, alcune delle quali sono indigene, è che molti <em>cenotes</em> sono stati riempiti di cemento per permettere ai binari del treno di passarci sopra. Questo crea un problema ecologico a tutto il sistema di canali sotterranei, che sono interconnessi e rappresentano l’unica fonte di acqua potabile per milioni di persone. Inoltre, questo sistema drena nel Mar dei Caraibi e inquinerà quindi anche le sue acque, con effetti devastanti per la barriera corallina, i pesci e tutto l’ecosistema connesso. “Il mare caraibico cristallino che si vede nelle foto esposte nelle agenzie di viaggi dipende da un equilibrio che ha radici nella selva yucateca, nelle caverne e nei fiumi sotterranei”, dice Miriam Moreno del collettivo <a href="https://soscenotes.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">SOS Cenotes</a> e della Red de resistencias sur sureste en defensa de la vida y los territorios Utsil Kuxtal. In altre parole, l’industria del turismo di questa regione dipende in buona parte dalla salute dell’ecosistema.</p>



<p>Secondo Ángel Sulub Santos del Centro comunitario u kúuchil k ch’i’ibalo’on, il Treno Maya è il secondo megaprogetto che è stato impiantato nella penisola dello Yucatán. Il primo è stato la città di Cancún, fondata nel 1974 a servizio del turismo di massa, concetto intorno al quale è stata creata l’identità culturale della regione dove, anche nelle scuole, viene presentato come fattore di sviluppo economico e sociale. Prima del 1974 Cancún, che oggi ha quasi un milione di abitanti e spiagge costellate da grattacieli di lusso, era un villaggio di pescatori. In tutto il Quintana Roo la crescita della popolazione negli ultimi decenni è stata velocissima: solo tra il 2010 e il 2020, i suoi abitanti sono aumentati di più del 40%.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4355" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?resize=1536%2C1024&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2024/02/CAND160723OB2.jpg?w=1620&amp;ssl=1 1620w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Niños juegan en el paso del Tren Maya inundado en el ejido Don Samuel, Candelaria, Campeche. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Il popolo indigeno maya ha lavorato al servizio di questa espansione, di cui i principali beneficiari sono le grandi corporazioni turistiche che hanno visto nella costa caraibica messicana la gallina dalle uova d’oro. I maya hanno abbandonato l’agricoltura, la pesca e il loro stile di vita millenario per essere impiegati come camerieri, facchini o nel settore delle pulizie. Intanto, la loro cultura viene “venduta” sotto forma di <em>souvenirs</em> o di balli tradizionali messi in scena nei ristoranti per turisti.</p>



<p>Secondo l’artista maya Marcelo Jiménez Santos, il turismo ha “saccheggiato culturalmente” il suo popolo. “Parlano di Treno Maya e Riviera Maya, ma la comunità maya è invitata a partecipare a questi progetti solo come manodopera a basso costo. Vengono promossi i popoli precolombiani e le loro vestigia come dei prodotti turistici in vendita, ma il popolo maya che tuttora vive nella Penisola dello Yucatán non viene minimamente considerato”, dice Jiménez Santos. “Tuttavia, non credo che la nostra cultura maya sparirà; ha capacità di reazione, come è stato dimostrato in 500 anni di tentativi di sterminio”.</p>



<p>L’esercito messicano ha costruito buona parte del tracciato ferroviario. I militari hanno anche il compito di amministrare il treno e di incassare i suoi introiti, di gestire sei hotel di lusso che sono stati costruiti nei pressi delle stazioni e alcuni aeroporti. La Penisola dello Yucatán è stata quindi militarizzata, con grande preoccupazione di parte dei suoi abitanti, visto che le statistiche mostrano che la presenza dei soldati porta un aumento delle denunce di violazione ai diritti umani. “I militari ora pattugliano con le armi in vista anche Bacalar, malgrado non esistano particolari problemi di sicurezza -racconta Aldair T’uut’, membro dell’<a href="http://asembleamaya.wixsite.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Asamblea de defensores del territorio maya múuch’ xíinbal</a>-. Godono di totale impunità, non solo quando violano i diritti umani, ma anche quando distruggono l’ambiente: stanno tagliando le mangrovie, deforestando la selva e cementificando <em>cenotes</em>, ma non riceveranno nessuna sanzione per questo”.</p>



<p>Come in altre cittadine della regione, a Bacalar una delle maggiori preoccupazioni riguarda l’assenza di impianti di depurazione e di un adeguato sistema di trattamento dei rifiuti. L’espansione turistica, che nei dieci anni prima della pandemia è stata del 800%, ha già cambiato il tono delle acque della sua laguna, che è sempre più verde e marrone. Da villaggetto, Bacalar è diventato paese e la riviera della laguna è stata quasi totalmente privatizzata. Ai suoi abitanti, che lavorano in gran parte nel settore turistico, sono rimasti solo un paio di moli da cui nel fine settimana si possono tuffare.</p>



<p><em><a href="https://altreconomia.it/il-saccheggio-ambientale-e-culturale-del-treno-maya-in-messico/" title="">Articolo pubblicato sul mensile Altreconomia nel gennaio 2014.</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2024/02/21/il-saccheggio-ambientale-e-culturale-del-treno-maya-in-messico/">Il saccheggio ambientale e culturale del Treno Maya in Messico</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4353</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
