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	<title>Sicilia Libertaria - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>Sicilia Libertaria - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>La guerra sporca contro l’EZLN</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 09:33:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio mentre in Europa la Gira per la Vita iniziava il suo cammino, in Chiapas veniva attaccato l’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN). Due membri della Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva sono stati fatti sparire l’11 settembre scorso, tre giorni prima che una delegazione di più 160 basi d’appoggio zapatiste sbarcasse a Vienna, da dove s’irradierà in piccoli gruppi per tutto il continente. Un sequestro che la&nbsp;<em>Comandacia General</em>&nbsp;del EZLN considera come un tentativo di “sabotaggio” della Gira per la Vita.</p>



<p>Le persone solidali con lo zapatismo, in Messico e in Europa, si sono subito mobilitate per denunciare il crimine e, dopo più di una settimana di prigionia, i due zapatisti sono stati liberati. &nbsp;Poi, il 24 settembre, si sono svolte manifestazioni in solidarietà con l’EZLN in una sessantina di città in tutto il mondo, anche in Italia, per chiedere la fine della guerra irregolare contro le comunità del Chiapas.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3281" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4892.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>È una guerra che non riguarda solo l’EZLN: la violenza colpisce anche altre organizzazioni indigene chiapaneche: a luglio l’ex presidente de Las Abejas di Acteal è stato ucciso da un sicario, e alcune famiglie che sono parte dell’organizzazione sono state sfollate. In municipi come Chenalhó, Pantelhó, Aldama, Chalchihuitán e Chilón, la popolazione civile soffre la violenza di gruppi armati che fanno parte della criminalità organizzata e hanno l’appoggio dei sindaci.</p>



<p>“Il Chiapas è sull’orlo di una guerra civile, come scrive l’EZLN nel suo ultimo comunicato”, ha detto al microfono un uomo alla fine della manifestazione che il 24 settembre ha sfilato nelle vie centrali di Città del Messico. “Diciamo alla Comandancia General del EZLN che non sono soli., che siamo al loro fianco in questa lotta contro il capitalismo e contro il patriarcato”.</p>



<p>I due zapatisti sequestrati si chiamano Sebastián Nuñez Pérez e José Antonio Sánchez e stavano viaggiando in un veicolo che è stato presto rintracciato nel villaggio “7 de Febrero”, nel municipio chiapaneco di Ocosingo, dove si trova la sede della Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO). Si tratta di un’organizzazione di produttori di caffè che fino alla fine degli anni ’90 era vicina allo zapatismo, ma si è poi alleata con il governo. Secondo l’EZLN, l’ORCAO è un gruppo politico-militare di tipo paramilitare, come si definiscono i gruppi armati che fanno il “lavoro sporco” al posto dell’esercito e che in Messico operano in totale impunità.</p>



<p>Negli ultimi 20 anni, l’ORCAO ha minacciato le basi d’appoggio dell’EZLN, ha realizzato attacchi con armi da fuoco, machetes e pietre, ha sfollato famiglie intere, distrutto una casa dove venivano accolti militanti internazionalisti, ha invaso terreni coltivati e rubato i raccolti delle comunità autonome. Dall’estate 2020, gli attacchi sono stati particolarmente intensi e frequenti, soprattutto contro le comunità autonome Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, dove l’ORCAO ha saccheggiato e incendiato due magazzini di caffè zapatista e ha poi sequestrato e torturato il base d’appoggio dell’EZLN Féliz López Hernández. Aggressioni armate sono state registrate anche nel gennaio 2021 e, in uno dei villaggi sotto influenza dell’ORCAO, mesi dopo sono stati sequestrati due membri dell’organizzazione di diritti umani Frayba, che da sempre accompagna le comunità indigene chiapaneche.</p>



<p>Secondo la Giunta di Buon Governo del Caracol di Patria Nueva, di cui i due zapatisti sequestrati fanno parte, i soldi che l’ORCAO ha ricevuto dal governo per costruire una scuola sono stati investiti in armi.</p>



<p>“L’ORCAO compra uniformi, attrezzature ed armi con il denaro che riceve dai programmi sociali del governo. Si tiene una parte dei soldi e l’altra la distribuisce tra i funzionari del governo. Con queste armi sparano tutte le notti alla comunità zapatista di Moisés Gandhi”, scrive il subcomandante insurgente Galeano in un comunicato che è stato pubblicato il 19 settembre, subito dopo la liberazione dei suoi compagni Sebastián e José Antonio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3280" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1024%2C768&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?resize=1536%2C1152&amp;ssl=1 1536w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_4881.jpg?w=1920&amp;ssl=1 1920w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Manifestazione contro gli attacchi all’EZLN a Città del Messico, 24 settembre 2021. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>Nel testo intitolato “Il Chiapas sull’orlo di una guerra civile”, il subcomandante zapatista accusa il governatore chiapaneco, Rutilio Escandón, di destabilizzare la regione finanziando gruppi di tipo paramilitare in varie zone del Chiapas, permettendo loro di operare nella totale impunità, alleandosi con il crimine organizzato e sabotando la Gira per la Vita in Europa, con la finalità di provocare una reazione dell’EZLN.</p>



<p>“Prenderemo le misure pertinenti per fare in modo che si applichi la giustizia nei confronti dei criminali dell’ORCAO e dei funzionari che li proteggono”, scrivono gli zapatisti nel loro comunicato. E concludono, taglienti: “È tutto. La prossima volta non ci saranno comunicati. Nel senso che non ci saranno parole, ma fatti”.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nell’ottobre 2021.</em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/10/05/la-guerra-sporca-contro-lezln/">La guerra sporca contro l’EZLN</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/06/continuano-gli-attacchi-paramilitari-allezln-sono-parte-di-una-guerra-globale-contro-i-popoli-e-le-donne/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 11:11:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A una donna zapatista del villaggio Moisés Gandhi, nel meridionale Stato del Chiapas, viene voglia di piangere ogni volta che vede la sua casa “ferita da colpi di arma da fuoco”. Un’altra vive con la sensazione che il suo compagno “sia già morto”, ucciso dalle parole di un membro dell’Organización Regional de Cafeticultores de Ocosingo (ORCAO), un gruppo armato di tipo paramilitare, che ha minacciato di ucciderlo ed appendergli le interiora al collo.</p>



<p>Sono alcune testimonianze di donne zapatiste raccolte dalla Carovana di Solidarietà con le Comunità Autonome di Nuevo San Gregorio e Moisés Gandhi, che è stata realizzata a fine ottobre, pochi giorni prima del sequestro, da parte della ORCAO, del zapatista Felix López Hernández, che è stato poi torturato da una ventina di uomini.</p>



<p>Dall’inizio del 2020, in varie occasioni la ORCAO ha attaccato l’EZLN: minacce ed aggressioni, danni alla scuola media autonoma zapatista, saccheggio e poi incendio di due magazzini pieni di caffè zapatista. Gli uomini della ORCAO rubano il raccolto delle famiglie dell’EZLN ed invadono i campi che ha “recuperato” quando è insorto in armi nel 1994 – si tratta, cioè, di terre che gli zapatisti hanno tolto ai latifondisti per distribuirle tra i suoi militanti.</p>



<p>La Carovana di Solidarietà ha constatato i danni materiali che gli attacchi paramilitari causano alle comunità zapatiste e le loro conseguenze psicologiche, in particolare nei bambini e nelle donne. Queste vivono con un’angoscia costante: non possono avvicinarsi ai campi por paura di essere aggredite dagli uomini armati della ORCAO, i loro raccolti marciscono sotto il sole e le loro tavole rimangono vuote. Al ruscello per prendere l’acqua si avvicinano solo in gruppo.</p>



<p>“I bambini non sanno se dormire con le scarpe, perché gli spari non hanno orario”, ha affermato Marisol Culej Culej del Centro de Derechos de la Mujer de Chiapas (CDMCH), durante il forum “Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste”, organizzato il 25 novembre in occasione della Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne. Secondo l’ONG chiapaneca, le donne zapatiste non si vittimizzano, e attraverso il lavoro collettivo hanno creato forme di resistenza all’azione di organizzazioni come la ORCAO, “il cui obiettivo primordiale è lo sfiancamento”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" decoding="async" width="980" height="654" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=980%2C654&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-3343" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=1024%2C683&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=300%2C200&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?resize=768%2C512&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2021/01/EncuentroMujeres4.jpg?w=1298&amp;ssl=1 1298w" sizes="(max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption"><em>Partita a basket durante il Primo Incontro Internazionale delle Donne che Lottano, organizzato dalle zapatiste. Foto: Orsetta Bellani</em></figcaption></figure>



<p>“Guerra integrale di sfiancamento” è il nome che si da alla fase attuale della guerra di bassa intensità in Chiapas. Dopo il massacro avvenuto nel villaggio chiapaneco di Acteal nel 1997 – dove un gruppo paramilitare ha ucciso 45 indigeni maya tzotziles mentre stavano pregando per la pace in Chiapas – , la strategia dello Stato contro le comunità autonome del Chiapas non è più attaccarle direttamente con grandi operazioni militari, ma consiste in “sfinire” la popolazione con atti non così appariscenti da attirare l’attenzione dei media. Allo stesso tempo, il governo “compra” il favore delle persone dando loro soldi e programmi assistenzialisti, allontanandole in questo modo dalle organizzazioni in lotta, come l’EZLN.</p>



<p>“Il governo attua individualizzando la persona, dandole soldi e separandola dal corpo collettivo di cui fa parte, e che finora gli ha permesso di resistere all’azione dello Stato messicano e al progressismo”, ha affermato la sociologa Margara Millán durante il suo intervento al forum. “Le donne si trovano al centro di questo conflitto perché promuovono varie lotte, e si convertono in questo modo in un oggetto da intimidare e debilitare. Lo Stato attacca le donne zapatiste perché ci hanno insegnato che non dobbiamo avere paura”.</p>



<p>Lo stesso schema di violenza colpisce le famiglie di altri villaggi e zone del Chiapas: Aldama, Chalchihuitán, Chilón, Los Chorros o Banavil. E va anche oltre le frontiere chiapaneche: secondo l’antropologa Aida Hernández Castillo, in varie parti del mondo si utilizzano pratiche di guerra simili. Lo afferma Carolyn Nordstrom dell’Università di Notre Dame in una citazione che Aida Hernández Castillo legge durante il forum Violenza Paramilitare contro le Donne Zapatiste: “Dopo aver condotto ricerche sul campo negli epicentri di guerra nei tre continenti durante più di quindici anni, ho imparato che il concetto stesso di guerre locali, che siano centrali o periferiche, è una finzione”, scrive Nordstrom. “Non ci sono conflitti locali: l’industria della guerra internazionale è massivamente interconnessa e rende possibile le guerre in ogni parte del mondo. Ho visto i manuali di addestramento militare fare il giro del mondo, passando da una guerra all’altra. Quando una nuova tecnica di tortura viene introdotta in un paese, di lì a pochi giorni la solita tecnica può essere trovata in altre parti del mondo”.</p>



<p>Uno dei territori in cui l’”industria della guerra internazionale” implementa le sue strategie è il Kurdistán. Lì, ispirate dalla lotta delle zapatiste, le curde che quotidianamente resistono agli attacchi dello Stato turco propongono alle donne in lotta di tutto il pianeta di unire gli sforzi per creare un’organizzazione mondiale di donne. “Senza costruire una lotta in comune non si può rompere il patriarcato”, ha affermato alla chiusura dell’evento Melike Yasar del Movimento delle Donne Curde.</p>



<p><em>Articolo pubblicato su Sicilia Libertaria nel gennaio 2021.</em><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/03/EncuentroMujeres4-1.jpg?ssl=1"><br></a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2021/01/06/continuano-gli-attacchi-paramilitari-allezln-sono-parte-di-una-guerra-globale-contro-i-popoli-e-le-donne/">Continuano gli attacchi paramilitari all’EZLN. Sono parte di una guerra globale contro i popoli e le donne</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La Coca Cola si beve il Chiapas</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 10:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il Venerdì di Repubblica]]></category>
		<category><![CDATA[Sicilia Libertaria]]></category>
		<category><![CDATA[Chiapas]]></category>
		<category><![CDATA[Coca Cola]]></category>
		<category><![CDATA[San Cristobal de Las Casas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il&#160;j’iloletic,&#160;sacerdote indigeno, osserva la fiamma che consuma le candele sul pavimento. Prega sottovoce in maya tsotsil, inginocchiato sugli aghi di pino che coprono come un tappeto la chiesa senza panche. Sull’altare, davanti alle file di lumi, ci sono un bicchierino con un liquore locale chiamato&#160;pox, che soffierà per confondere il demonio, e due bottiglie di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il&nbsp;<em>j’iloletic,</em>&nbsp;sacerdote indigeno, osserva la fiamma che consuma le candele sul pavimento. Prega sottovoce in maya tsotsil, inginocchiato sugli aghi di pino che coprono come un tappeto la chiesa senza panche.</p>



<p>Sull’altare, davanti alle file di lumi, ci sono un bicchierino con un liquore locale chiamato&nbsp;<em>pox</em>, che soffierà per confondere il demonio, e due bottiglie di Coca Cola. Sono lì per essere condivise con le divinità celestiali, che si nutrono dell’odore dolce della bibita e del calore dell’incenso, che addensa e profuma l’aria della chiesa. Appena la cerimonia finisce, il&nbsp;<em>j’iloletic&nbsp;</em>stappa la Coca Cola, la beve e la passa alle persone attorno a lui. Un sorso spetterà anche a un neonato di pochi mesi.</p>



<p>Siamo nel paese di San Juan Chamula, cuore degli Altos de Chiapas, nel Messico meridionale, la regione in cui si beve più Coca Cola del mondo: 2,25 litri al giorno per persona contro una media mondiale di 0,07 litri. È come ingerire quotidianamente quasi 50 cucchiaini di zucchero.</p>



<p>Un record che costa caro, soprattutto in tempo di pandemia: i­l 60% della popolazione del Chiapas è obesa e il diabete è la terza causa di morte. È anche per questo che in Messico il tasso letalità del covid19 è intorno al 10%, circa il doppio della media mondiale.</p>



<p><strong>La fabbrica dei politici</strong></p>



<p>Da secoli gli indigeni maya tsotsiles che popolano questa regione lottano contro il colonialismo e in difesa della propria cultura. Hanno mantenuto la loro lingua, le loro tradizioni e i vestiti tradizionali, ma alla Coca Cola non hanno saputo resistere.</p>



<p>Le bibite sono arrivate negli Altos de Chiapas negli anni ’30 quando, preoccupati per l’alcolismo dilagante, le autorità locali hanno deciso di sostituirle al&nbsp;<em>pox</em>&nbsp;nei rituali religiosi. La Coca Cola ha preso il sopravvento sulle altre marche poco a poco. È stato grazie ad una campagna pubblicitaria aggressiva, che ha riempito le strade di cartelli in lingua indigena, associando il prodotto ad elementi importanti nella cultura dei popoli originari, come il bastone di comando.</p>



<p>È stato anche a causa del rapporto privilegiato che la corporazione di Atlanta ha con il mondo politico messicano: senatori e deputati sono passati dal Congresso agli uffici della Coca Cola e vice versa, e ai vertici della transnazionale ha lavorato l’ex presidente messicano Vicente Fox, la cui campagna elettorale è stata finanziata proprio da Coca Cola. La generosità della corporazione è stata ricompensata con 7 concessioni d’uso d’acqua nei primi 2 anni del suo governo.&nbsp;</p>



<p>Un altro ex capo di Stato, Enrique Peña Nieto, ha affermato pubblicamente che la beve tutti i giorni e quello in carica, Andrés Manuel López Obrador, ha dichiarato di voler creare una rete di distribuzione di medicine che raggiunga anche i paesi più isolati, come solo la Coca Cola riesce a fare.</p>



<p><strong>Merce di scambio</strong></p>



<p>Viaggiando per gli Altos de Chiapas, una regione in cui l’88% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà, la Coca Cola si trova ovunque. Tra le strade tortuose che si arrampicano su montagne a più di 2 mila metri sul livello del mare, circondate da campi di mais, boschi e paesaggi mozzafiato, ad ogni angolo appaiono negozietti in cui si vendono beni di prima necessità: riso, sapone, carta igienica e Coca Cola. Anche nei posti più sperduti, fuori dalle umili case costruite con legno e tetti di lamiera, spuntano cartelli che pubblicizzano la bibita e grandi frigoriferi di un rosso accecante.</p>



<p>“Non c’è nessun controllo da parte dello Stato sulla vendita della Coca Cola. Spesso questo tipo di punto vendita è gestito da famiglie che hanno un problema di dipendenza dalla bibita, causato dalla presenza di grandi quantità di zucchero e caffeina”, afferma il dottor Marcos Arana Cedeño, direttore del Centro de Capacitación en Ecología y Salud para Campesinos (Centro di Formazione in Ecologia e Salute per Contadini). “Guadagnano molto poco, ma hanno il vantaggio di avere il prodotto a loro disposizione quando vogliono. È come con la vendita di droga: le persone dipendenti diventano piccoli spacciatori”.</p>



<p>In alcuni paesi della regione, la Coca Cola è molto più che una bibita. A San Juan Chamula, che ha un’apparenza tranquilla ma secondo l’<em>intelligence</em>&nbsp;messicana è sede dell’organizzazione criminale che gestisce i traffici illeciti della zona, la tradizione prevede che i giovani regalino denaro e varie casse di Coca Cola ai genitori della propria amata per chiederne la mano.</p>



<p>“Nel momento in cui la bibita ha iniziato ad essere condivisa con le divinità celestiali durante i rituali ha acquisito uno status importante fra la popolazione, e si è convertita in un bene di lusso”, spiega l’antropologo Jaime Tomás Page Pliego.</p>



<p>A San Juan Chamula la Coca Cola è così diventata merce di scambio nell’acquisto di pecore e donne, e può essere utilizzata per pagare una multa o un’offesa, anche una violenza sessuale. La bibita è protagonista assoluta di matrimoni, battesimi e feste patronali, e se durante un comizio politico un candidato distribuisce Pepsi invece che Coca Cola è considerato poco affidabile, perché non sta offrendo il meglio.</p>



<p><strong>Alle falde del vulcano</strong></p>



<p>La Coca Cola che si beve negli Altos de Chiapas è a chilometro zero. Viene prodotta nella città di San Cristóbal de Las Casas dal 1995, poco dopo l’entrata in vigore del trattato di libero commercio tra Messico, Stati Uniti e Canada (NAFTA). Un accordo che ha tolto dei paletti all’entrata dei capitali stranieri, rendendo più blanda la normativa ambientale e quella relativa ai diritti dei lavoratori. &nbsp;Sono arrivati tutti insieme: il trattato di libero commercio, la fabbrica di Coca Cola, l’epidemia di obesità e quella di diabete.</p>



<p>“Le bibite sono accusate di essere responsabili dell’obesità e del diabete in Messico. Questo è falso”, risponde Coca Cola alle accuse che piovono da più parti, anche dal Ministero della Sanità messicano che recentemente ha sottolineato la necessità di un’alimentazione sana per prevenire il nuovo coronavirus, e ha definito la bibita “veleno imbottigliato”.</p>



<p>L’arrivo della fabbrica di Coca Cola non ha solo peggiorato la salute della popolazione degli Altos de Chiapas. Ogni giorno, la corporazione succhia dalle falde del vulcano Huitepec 1,3 milioni di litri di acqua, che corrispondono al fabbisogno quotidiano di 13 mila persone. La transnazionale paga allo Stato solo 10 centesimi di euro ogni mille litri di liquido che estrae; un’acqua che, secondo la Coca Cola, ha la composizione chimica perfetta per garantire il suo sapore inconfondibile.</p>



<p>Non sono molti gli abitanti di San Cristóbal de Las Casas che vedono di buon occhio la presenza della fabbrica. Organizzazioni e comitati locali, sostenuti dal Comune, l’accusano di essere responsabile della penuria di acqua e hanno finora raccolto quasi 27 mila firme per chiedere che le venga revocata la concessione. “Il 30% della popolazione di San Cristóbal de Las Casas ha problemi di accesso all’acqua, e nel futuro la situazione potrebbe peggiorare”, afferma Jesús Carmona, direttore di SAPAM, entità che distribuisce il liquido in città<em>.</em></p>



<p>La città chiapaneca cresce a vista d’occhio e ha sempre più sete. In molte case l’acqua corrente arriva solo un paio di giorni alla settimana e la gente s’arrangia come può: durante la stagione delle piogge mette dei secchi davanti alla porta di casa, e compra acqua in bottiglia. È un’abitudine comune in Messico, che è il paese al mondo in cui si consuma più acqua imbottigliata; un mercato in cui, neanche a dirlo, è leader Coca Cola.&nbsp;</p>



<p><em>Articolo pubblicato da Il Venerdì di Repubblica il 25.09.2020</em>.</p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2020/09/25/la-coca-cola-si-beve-il-chiapas/">La Coca Cola si beve il Chiapas</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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