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	<title>Il Manifesto - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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	<title>Il Manifesto - Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</title>
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		<title>Ezln, il ballo discreto per i 43 scomparsi</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2015/01/06/ezln-il-ballo-discreto-per-i-43-scomparsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2015 14:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si ini­zia a&#160;bal­lare quando il ghiac­cio si scio­glie. Poco a&#160;poco ci si lascia andare alla musica nel campo di basket del Cara­col di Oven­tic, sede del governo auto­nomo zapa­ti­sta. Gio­vani indi­geni con il volto coperto dal pas­sa­mon­ta­gna invi­tano a&#160;bal­lare le ragazze venute da fuori, pro­ve­nienti da luo­ghi dif­fe­renti del Mes­sico e&#160;del mondo.&#160; È&#160;la notte di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si ini­zia a&nbsp;bal­lare quando il ghiac­cio si scio­glie. Poco a&nbsp;poco ci si lascia andare alla musica nel campo di basket del Cara­col di Oven­tic, sede del governo auto­nomo zapa­ti­sta. Gio­vani indi­geni con il volto coperto dal pas­sa­mon­ta­gna invi­tano a&nbsp;bal­lare le ragazze venute da fuori, pro­ve­nienti da luo­ghi dif­fe­renti del Mes­sico e&nbsp;del mondo.&nbsp;</p>



<p>È&nbsp;la notte di capo­danno e&nbsp;migliaia di basi d’appoggio dell’Ejército Zapa­ti­sta de Libe­ra­ción Nacio­nal (Ezln) e&nbsp;di loro sim­pa­tiz­zanti si ritro­vano per aspet­tare l’inizio del 2015, festeg­giare il 21mo anni­ver­sa­rio dell’insurrezione zapa­ti­sta e&nbsp;cele­brare una delle tappe del Festi­val Mon­diale delle Resi­stenze e&nbsp;delle Ribel­lioni con­tro il capi­ta­li­smo. Un evento iti­ne­rante pen­sato dall’Ezln e&nbsp;dal Con­gresso Nazio­nale Indi­geno (Cni) — uno spa­zio di coor­di­na­mento tra alcune orga­niz­za­zioni indi­gene del paese– per per­met­tere ai movi­menti sociali di conoscersi.</p>



<p>Un “festi­val dell’ascolto”, in cui hanno rac­con­tato la pro­pria espe­rienza poli­tica per­sone e&nbsp;col­let­tivi che si rico­no­scono nei prin­cipi anti­ca­pi­ta­li­sti della Sesta Dichia­ra­zione della Selva Lacan­dona dell’Ezln. L’idea è&nbsp;vedersi e&nbsp;spie­garsi, impa­rare l’uno dall’altro senza la pre­tesa di dover pren­dere deci­sioni vin­co­lanti. Ma fuori dalla ple­na­ria, in fila davanti alla mensa comu­ni­ta­ria o&nbsp;la notte prima di cori­carsi nella tenda, i&nbsp;par­te­ci­panti al festi­val tes­sono rela­zioni, si scam­biano con­tatti, imma­gi­nano linee di azione comuni.</p>



<p>Scor­rono sul palco volti pro­ve­nienti dai quat­tro angoli del pia­neta, dall’Italia i&nbsp;No Tav, i&nbsp;No Expo, i&nbsp;col­let­tivi Nodo Soli­dale, Ya Basta e&nbsp;il comi­tato Madri per Roma Città Aperta. «In Europa dopo il 1989 si è&nbsp;smesso di pen­sare che possa esi­stere un’alternativa al capi­ta­li­smo. Lo viviamo come fosse la nostra iden­tità, men­tre qui in Mes­sico è&nbsp;un ele­mento esterno che arriva in un ter­ri­to­rio per distrug­gere le rela­zioni e&nbsp;rior­di­narle a&nbsp;suo pia­cere», osserva Diego Fer­ra­ris, atti­vi­sta ita­liano della caro­vana che ha accom­pa­gnato il festi­val. Par­tita il 21 dicem­bre dal freddo paese di San Fran­ci­sco Xochi­cuau­tla, nei pressi della capi­tale, la caro­vana ha attra­ver­sato mezzo Mes­sico per arri­vare alla tor­rida peni­sola dello Yuca­tán, e&nbsp;da lì in Chiapas.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" fetchpriority="high" decoding="async" width="927" height="521" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/01/CIDECI030115OB.webp?resize=927%2C521&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4079" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/01/CIDECI030115OB.webp?w=927&amp;ssl=1 927w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/01/CIDECI030115OB.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2015/01/CIDECI030115OB.webp?resize=768%2C432&amp;ssl=1 768w" sizes="(max-width: 927px) 100vw, 927px" /></figure>



<p>Come sedi dell’evento sono stati scelti luo­ghi sim­bo­lici dell’attuale resi­stenza indi­gena mes­si­cana. A&nbsp;San Fran­ci­sco Xochi­cuau­tla un’impresa vuole imporre la costru­zione di un’autostrada mal­grado un tri­bu­nale abbia sta­bi­lito il con­ge­la­mento dell’opera, e&nbsp;gli indi­geni otomí che si oppon­gono al pro­getto ven­gono arre­stati arbi­tra­ria­mente. In una situa­zione simile si tro­vano gli abi­tanti di Amil­cingo, altra sede del festi­val, dove il con­flitto gira intorno alla costru­zione di un gasdotto dell’impresa ita­liana Bonatti. La caro­vana è&nbsp;poi pas­sata per Mon­clova, che fa parte di una rete di comu­nità con­tra­rie alla pri­va­tiz­za­zione dell’energia elet­trica, e&nbsp;si è&nbsp;con­clusa in ter­ri­to­rio zapatista.</p>



<p>«Il governo dice che i&nbsp;mega­pro­getti bene­fi­ciano le comu­nità indi­gene, ma sap­piamo che non è&nbsp;vero. Per que­sto resi­stiamo all’imposizione di que­ste opere nei nostri ter­ri­tori, e&nbsp;alle riforme strut­tu­rali neo­li­be­ri­ste che sta pro­muo­vendo il governo», afferma Seba­stián Pérez della Socie­dad Civil Las Abe­jas di Acteal, orga­niz­za­zione chia­pa­neca che nel 1997 è&nbsp;stata vit­tima di un attacco para­mi­li­tare in cui hanno tro­vato la morte 45 per­sone riu­nite in preghiera.</p>



<p>Poco prima della mez­za­notte del 31 dicem­bre, la musica si è&nbsp;spenta nel Cara­col zapa­ti­sta di Oven­tic. I&nbsp;bal­le­rini si sono dispo­sti lungo il peri­me­tro del campo di basket e&nbsp;sul palco sono saliti i&nbsp;fami­gliari degli stu­denti desa­pa­re­ci­dos di Ayo­tzi­napa, mostrando le foto dei loro figli. Ave­vano già visi­tato Oven­tic il 15 novem­bre, quando si avvi­ci­na­rono ai rap­pre­sen­tanti dell’Ezln e&nbsp;si toc­ca­rono reci­pro­ca­mente le ferite, rico­no­scen­dosi come parte dello stesso dolore. Quel giorno nac­que la idea di pro­muo­vere la for­ma­zione di un movi­mento, a&nbsp;livello nazio­nale, per cam­biare le strut­ture che per­met­tono fatti come quello di Ayo­tzi­napa, i&nbsp;mec­ca­ni­smi che legit­ti­mano l’impunità che copre la vio­lenza di&nbsp;stato.</p>



<p>«Forse coloro che ora si ammuc­chiano su di voi per uti­liz­zarvi vi abban­do­ne­ranno per cor­rere altrove, cer­cando un’altra moda, un altro movi­mento, un’altra mobi­li­ta­zione», li avvertì allora il sub­co­man­dante Moi­sés, che ha sosti­tuito Mar­cos come por­ta­voce dell’Ezln.<br>Anche lo scorso 31 dicem­bre, dal palco di Oven­tic, Moi­sés ha par­lato ai fami­gliari dei ragazzi di Ayo­tzi­napa pro­met­tendo di accom­pa­gnarli nella loro bat­ta­glia. In que­sto momento la vici­nanza alle fami­glie dei ragazzi desa­pa­re­ci­dos sem­bra essere una delle prio­rità dell’organizzazione indi­gena, che ha già orga­niz­zato due mani­fe­sta­zioni di soli­da­rietà e&nbsp;ha lasciato ai fami­gliari degli stu­denti il pro­prio posto nella caro­vana che ha accom­pa­gnato il festival.</p>



<p>Quella di Oven­tic è&nbsp;stata l’unica appa­ri­zione dell’Ezln durante il Festi­val Mon­diale delle Resi­stenze e&nbsp;delle Ribel­lioni, che si è&nbsp;con­cluso il 3&nbsp;gen­naio a&nbsp;San Cri­stó­bal de Las Casas. Gli zapa­ti­sti sono i&nbsp;refe­renti delle resi­stenze che si sono incon­trate in Mes­sico, ma con la loro pre­senza discreta sem­brano riaf­fer­mare quello che ripe­tono dal 2005: non siamo un’avanguardia, tutti impa­riamo da tutti, ognuno lotta a&nbsp;modo suo secondo il pro­prio calen­da­rio e&nbsp;la pro­pria geografia.</p>



<p><a href="https://ilmanifesto.it/ezln-il-ballo-discreto-per-i-43-scomparsi" target="_blank" rel="noopener" title="">A<em>rticolo pubblicato da Il Manifesto il 5.01.201</em>5</a></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2015/01/06/ezln-il-ballo-discreto-per-i-43-scomparsi/">Ezln, il ballo discreto per i 43 scomparsi</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>La marcia degli zapatisti contro il crimine di stato</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/10/13/la-marcia-degli-zapatisti-contro-il-crimine-di-stato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2014 16:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il temporale non è arrivato, malgrado in questa stagione piova quasi sempre nel pomeriggio. Mercoledì scorso migliaia di zapatisti si sono riuniti nella periferia di San Cristóbal de Las Casas (Chiapas, Messico), sistemandosi ordinatamente in lunghe file indiane, sotto il cielo azzurro a tratti macchiato da nuvole grigie. Hanno marciato stretti, attraversando in silenzio e&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
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<p>Il temporale non è arrivato, malgrado in questa stagione piova quasi sempre nel pomeriggio. Mercoledì scorso migliaia di zapatisti si sono riuniti nella periferia di San Cristóbal de Las Casas (Chiapas, Messico), sistemandosi ordinatamente in lunghe file indiane, sotto il cielo azzurro a tratti macchiato da nuvole grigie. Hanno marciato stretti, attraversando in silenzio e a passo svelto le vie del centro, mostrando cartelli che dicevano “il vostro dolore è il nostro dolore”, “la vostra rabbia è nostra”, “non siete soli”.&nbsp;</p>



<p>Il messaggio era per gli studenti di Ayotzinapa, un paese nello stato messicano di Guerrero, e per le loro famiglie. La notte del 26 settembre scorso, di ritorno da un’iniziativa organizzata nella vicina cittadina di Iguala, i ragazzi di Ayotzinapa hanno occupato tre autobus per ritornare a casa. Sono stati fer­mati dalla Poli­zia muni­ci­pale che ha spa­rato con­tro di loro. Poi, men­tre gli stu­denti improv­vi­sa­vano una con­fe­renza stampa nel luogo dell’agguato, è&nbsp;arri­vato un gruppo di sicari che ha spa­rato nuo­va­mente sugli stu­denti, con le stesse armi che ha in dota­zione la poli­zia locale.</p>



<p>Sono state ferite 17 per­sone e&nbsp;sei sono rima­ste uccise, tra cui il gio­vane Julio César Mon­dra­gón, a&nbsp;cui sono stati aspor­tati gli occhi e&nbsp;la pelle dal viso ed è&nbsp;rima­sto solo il cra­nio rico­perto di san­gue. «Final­mente è&nbsp;stato fatto ordine», ha tito­lato il giorno dopo il quo­ti­diano&nbsp;<em>Dia­rio de Guer­rero</em>.</p>



<p>A due set­ti­mane di distanza, 43 stu­denti che si tro­va­vano su que­gli auto­bus risul­tano&nbsp;<em>desa­pa­re­ci­dos</em>, spa­riti nel nulla. È&nbsp;stata rin­ve­nuta una fossa comune con 28 corpi che si teme siano loro, ma biso­gna aspet­tare almeno una set­ti­mana per­ché gli esami dicano qual­cosa. Pochi giorni fa, due uomini legati al car­tello del nar­co­traf­fico Guer­re­ros Uni­dos hanno con­fes­sato che quella notte la Poli­zia Muni­ci­pale ha con­se­gnato loro 17 ragazzi, che sono stati giu­sti­ziati, bru­ciati e&nbsp;sep­pel­liti in una fossa comune. Degli altri 26&nbsp;<em>desa­pa­re­ci­dos</em>&nbsp;ancora non si sa nulla. E&nbsp;gio­vedì, dopo l’arresto di quat­tro nuovi sospetti, in una mon­ta­gna vicino a&nbsp;Iguala sono state sco­perte altre quat­tro fosse comuni, con­te­nenti cada­veri inceneriti.</p>



<p>Il 6&nbsp;otto­bre la cri­mi­na­lità orga­niz­zata locale aveva minac­ciato che, se entro 24 ore non sareb­bero stati rila­sciati 22 poli­ziotti arre­stati a&nbsp;seguito dell’operazione, avrebbe fatto i&nbsp;nomi di tutti i&nbsp;poli­tici col­lusi con il nar­co­traf­fico. Intanto si è&nbsp;dato alla fuga il sin­daco di Iguala; secondo la Pro­cura Gene­rale della Repub­blica il poli­tico è&nbsp;vicino alle orga­niz­za­zioni cri­mi­nali dal 2009, e&nbsp;si sospetta sia l’autore intel­let­tuale dell’operativo.<br>La con­ni­venza tra car­telli del nar­co­traf­fico, poli­tica e&nbsp;poli­zia in Mes­sico è&nbsp;cosa nota, ma nel caso di Ayo­tzi­napa assume una sfac­cia­tag­gine e&nbsp;una cru­dezza ine­dite. Il pre­si­dente Enri­que Peña Nieto ha assi­cu­rato che ver­ranno chia­rite le cir­co­stanze dei fatti che ha defi­nito «indi­gnanti, dolo­rosi e&nbsp;inac­cet­ta­bili», mal­grado sulla vicenda si aggiri il fan­ta­sma dell’impunità, che in Mes­sico si stende come un man­tello sulle azioni di eser­cito e&nbsp;polizia.</p>



<p>I geni­tori dei ragazzi –che non hanno rice­vuto nes­sun appog­gio psi­co­lo­gico o&nbsp;eco­no­mico da parte del governo– affer­mano che i&nbsp;loro figli sono stati uccisi dallo stato, non dal nar­co­traf­fico. Gli isti­tuti magi­strali in Mes­sico ven­gono chia­mati&nbsp;<em>nor­ma­les</em>&nbsp;e&nbsp;sono luo­ghi che ospi­tano gio­vani molto attivi poli­ti­ca­mente. Il governo li con­si­dera un «nido di comu­ni­sti», e&nbsp;ha spesso represso le ini­zia­tive di pro­te­sta dei nor­ma­li­stas, cau­sando anche dei morti. In par­ti­co­lare la scuola rurale di Ayo­tzi­napa era nota per il radi­ca­li­smo poli­tico dei suoi studenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="735" src="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/10/MARCHAEZ081014OB3-1024x768-1.webp?resize=980%2C735&#038;ssl=1" alt="" class="wp-image-4091" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/10/MARCHAEZ081014OB3-1024x768-1.webp?w=1024&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/10/MARCHAEZ081014OB3-1024x768-1.webp?resize=300%2C225&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/10/MARCHAEZ081014OB3-1024x768-1.webp?resize=768%2C576&amp;ssl=1 768w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /></figure>



<p>«Imma­gi­nati se fos­sero stati figli tuoi», si leg­geva nei car­telli dei mani­fe­stanti che mer­co­ledì scorso si sono mobi­li­tati in 64 città del mondo, in soli­da­rietà con i&nbsp;ragazzi di Ayo­tzi­napa. A&nbsp;San Cri­stó­bal de Las Casas hanno mar­ciato migliaia di stu­denti, inse­gnanti, fami­glie intere. «Quello che è&nbsp;suc­cesso è&nbsp;un cri­mine di stato. Non si tratta di un gruppo di poli­ziotti col­lusi con il narco, è&nbsp;un sistema intero», denun­cia un mani­fe­stante che ha pre­fe­rito rima­nere ano­nimo. «Davanti a&nbsp;que­sto orrore il minimo che pos­siamo fare è&nbsp;scen­dere in strada a&nbsp;mani­fe­stare, invece di rima­nere para­liz­zati dalla paura. Spa­ven­tarci è&nbsp;pro­prio quello che il governo vuole otte­nere con que­sta aggressione».</p>



<p>L’Ezln ha sfi­lato in un cor­teo a&nbsp;parte, per mostrare ancora una volta soli­da­rietà alle vit­time di uno stato che sem­bra essere una delle peg­giori minacce alla sicu­rezza dei cit­ta­dini. L’ultima volta era stato nel mag­gio 2011 quando, rispon­dendo all’appello del Movi­miento por la Paz con Justi­cia y&nbsp;Digni­dad, mar­ciò a&nbsp;San Cri­stó­bal de Las Casas con­tro la guerra ai car­telli cri­mi­nali pro­mossa dall’ex pre­si­dente Felipe Cal­de­rón. La cro­ciata anti­nar­co­traf­fico del governo mes­si­cano, più che dimi­nuire il peso del cri­mine orga­niz­zato nel paese, ha cau­sato circa 100mila morti e&nbsp;30mila&nbsp;<em>desa­pa­re­ci­dos</em>.</p>



<p>Come nel 2011, gli zapa­ti­sti hanno cam­mi­nato per la città con il nastro a&nbsp;lutto legato al brac­cio e&nbsp;in un pro­fondo silen­zio, che lasciava sen­tire solo il rumore dei loro passi. La mag­gior parte dei mani­fe­stanti con i&nbsp;volti coperti dai pas­sa­mon­ta­gna erano gio­vani, come gli stu­denti di Ayo­tzi­napa. La gente di San Cri­stó­bal de Las Casas – una città sto­ri­ca­mente con­ser­va­trice e&nbsp;chiusa — si affac­ciava dai negozi, dagli alber­ghi e&nbsp;dai risto­ranti del cen­tro per guar­dare il lungo cor­teo di indi­geni incap­puc­ciati. Nes­suno par­lava, pochi bisbi­glia­vano a&nbsp;voce bassa. Una signora bat­teva le mani gri­dando «viva la gente!», e&nbsp;gli occhi di alcuni zapa­ti­sti le sor­ri­de­vano die­tro il passamontagna.</p>



<p><em><a href="http://ilmanifesto.info/la-marcia-degli-zapatisti-contro-il-crimine-di-stato/" target="_blank" rel="noopener" title="">Articolo pubblicato dal Manifesto il 10.10.2014</a></em></p>



<p><em><a href="https://sobreamericalatina.com/2014/10/16/la-marcha-de-los-zapatistas-por-ayotzinapa/" target="_blank" rel="noopener" title="">Sobre el mismo tema en español</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/10/13/la-marcia-degli-zapatisti-contro-il-crimine-di-stato/">La marcia degli zapatisti contro il crimine di stato</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Messico, ultimo scalo</title>
		<link>https://sobreamericalatina.com/it/2014/09/19/messico-ultimo-scalo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Sep 2014 16:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[San Salvador Atenco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre l’aereo scende verso lo scalo Benito Juárez di Città del Messico, guardando dall’oblò, si ha la sensazione che la metropoli non finisca mai. In realtà, la distesa di di case che si appoggiano sull’altipiano messicano termina poco più a est dell’aeroporto, dove inizia la campagna di Texcoco.&#160; Il bacino dell’ex lago di Texcoco è&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
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</figure>



<p>Mentre l’aereo scende verso lo scalo Benito Juárez di Città del Messico, guardando dall’oblò, si ha la sensazione che la metropoli non finisca mai. In realtà, la distesa di di case che si appoggiano sull’altipiano messicano termina poco più a est dell’aeroporto, dove inizia la campagna di Texcoco.&nbsp;</p>



<p>Il bacino dell’ex lago di Texcoco è una grande pianura verde che divide la capitale dal Municipio di San Salvador Atenco. È una zona sismica che ogni anno si abbassa di 20 centimetri e s’inonda spesso e volentieri: anticamente era bagnata da un lago, e l’acqua spontaneamente torna a riempire il suo vecchio alveo.</p>



<p>Dalla collina di Huatepec, una protuberanza nel mezzo della pianura, Ernesto Cruz dell’organizzazione contadina&nbsp;<em>Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra&nbsp;</em>(FPDT) di Atenco stringe la valle muovendo le braccia in aria. Spiega che sotto le terre che si aprono di fronte a noi c’è un acquifero di fondamentale importanza per la capitale, una metropoli che soffre gravi problemi di scarsità idrica. Secondo molti esperti, la costruzione in questa zona del nuovo aeroporto internazionale di Città del Messico non farebbe che aumentarli.<a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/09/Ernesto_11.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Ernesto_1-1024x575.jpg.webp?resize=829%2C465" alt="" class="wp-image-2140" width="829" height="465" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Ernesto_1-1024x575.jpg.webp?w=728&amp;ssl=1 728w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Ernesto_1-1024x575.jpg.webp?resize=300%2C168&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 829px) 100vw, 829px" /><figcaption class="wp-element-caption">Ernesto Cruz del FPDT. Foto: O.B</figcaption></figure>



<p>Ma la decisione è stata presa. L’ha annunciata il 3 settembre scorso il presidente Enrique Peña Nieto che, vista la saturazione dello scalo attuale, ha promesso la costruzione di uno nuovo nell’area di Texcoco. Sarà il terzo aeroporto più grande del mondo. Peña Nieto ha parlato di un’opera “epica” e ambientalmente sostenibile, con sei piste che potrebbero arrivare a veder transitare 120 milioni di persone l’anno. L’investimento sarà di circa 10 miliardi di euro e i lavori dovrebbero durare 50 anni. Il Ministero dei Trasporti ha menzionato un “Programma Idraulico” capace di salvaguardare l’aeroporto dalle inondazioni, ma il Ministero dell’Ambiente non ha ancora presentato una valutazione d’impatto ambientale.</p>



<p>Il disegno dell’opera è stato affidato, attraverso un processo che la stampa locale considera poco trasparente, agli architetti Foster e Romero. Quest’ultimo è genero di Carlos Slim, un industriale messicano che è oggi l’uomo più ricco del mondo. Probabilmente lo stesso Carlos Slim beneficerà dei contratti legati al nuovo scalo internazionale visto che, secondo il&nbsp;<em>Financial Times,&nbsp;</em>la sua impresa Grupo CARSO è la vincitrice più probabile dell’appalto di costruzione dell’opera.</p>



<p>Nel gennaio 2000 era già pronto uno studio preliminare per la costruzione di un aeroporto nell’area di Texcoco, ma l’opposizione popolare fu così forte che nel 2002 il governo dovette fare marcia indietro. I contadini della zona, che dicono di coltivarla da 10mila anni, non hanno voluto abbandonare la loro terra per trasformarsi in portaborse e camerieri del nuovo aeroporto. Crearono il&nbsp;<em>Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra&nbsp;</em>(FPDT), utilizzarono tutte le risorse legali a loro disposizione e per mesi manifestarono nelle strade contro l’opera voluta da Carlos Hank González, patriarca del Grupo Altacomulco, un gruppo di pressione clandestino i cui membri si danno una mano a vicenda per garantirsi la permanenza al potere.</p>



<p>Anche l’attuale presidente messicano Enrique Peña Nieto fa parte del Grupo di Altacomulco, ed ebbe occasione di dimostrare fedeltà ai suoi confratelli nel maggio 2006. Ai tempi era governatore, e prese a pretesto un conflitto tra poliziotti e venditori di fiori in un mercato per vendicarsi della vittoria del 2002 dei contadini di Atenco.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/09/Atenco1.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Atenco1.jpg.webp?resize=825%2C464" alt="" class="wp-image-2456" width="825" height="464" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Atenco1.jpg.webp?w=728&amp;ssl=1 728w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2023/03/Atenco1.jpg.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w" sizes="auto, (max-width: 825px) 100vw, 825px" /><figcaption class="wp-element-caption">Integranti del FPDT. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>Tra il 3 e 4 maggio 2006, legittimata dalla disinformazione dei più grandi media messicani, la polizia entrò nel paese. Nessuno venne risparmiato dalla violenza, e l’immagine di un poliziotto che dà una manganellata a un cane che si trovava per strada è diventata uno dei simboli della follia di quei giorni. La violenza delle forze dell’ordine, che prelevavano casa per casa le persone senza mandato di arresto, causò la morte di un bambino e di un ragazzo, l’arresto e il ferimento di centinaia di persone. La governativa Comisión Nacional de Derechos Humanos (Commissione Nazionale di Diritti Umani) ha denunciato che 202 vittime della cosiddetta&nbsp;<em>Operación Rescate</em>&nbsp;sono state sottoposte a un trattamento “crudele, inumano e degradante”, e che almeno 23 donne sono state torturate sessualmente dalla polizia.</p>



<p>“La tortura sessuale non implica necessariamente la violenza sessuale nei confronti della donna, ma si può concretizzare con il palpeggiamento di parti intime, o umiliazioni verbali come darle della “puttana” e dirle che prova gusto ad essere violentata”, spiega l’avvocatessa Araceli Olivos Portugal del Centro de Derechos Humanos Miguel Agustín Pro Juárez, che sta portando avanti la denuncia delle donne di Atenco presso il Sistema Interamericano di Diritti Umani. “Questo tipo di tortura può anche consistere in minacce di violenza sessuale o che hanno a che vedere con i ruoli di genere. Ad esempio, alle donne di Atenco i poliziotti dicevano che le stavano violentando perché si erano messe a fare le rivoltose invece di stare a casa a cucinare”.</p>



<p>La riattivazione del progetto di costruzione dell’aeroporto nell’area dell’ex bacino di Texcoco preoccupa la gente di Atenco, malgrado il governo abbia promesso che l’opera verrà costruita su 4.600 ettari di terreno federale e che non saranno necessari espropri. Il FPDT non gli crede e afferma che il vero proposito dell’amministrazione è creare un megaprogetto attorno all’aeroporto chiamato Ciudad Futura -che prevede la costruzione di corridoi commerciali, turistici e industriali-, e denuncia che da anni il governo sta comprando terreni nella zona in modo illegale. Infatti, le terre del Municipio di Atenco sono&nbsp;<em>ejidales</em>, ossia terre collettive che possono essere privatizzate -e quindi vendute- solo con il consenso dell’assemblea.</p>



<p>Il consenso è arrivato il 1 giugno scorso, in un’assemblea che il FPDT considera irregolare per essere stata “gonfiata” con integranti del governativo Partido Revolucionario Institucional (PRI, conservatore), che non appartengono all’<em>ejido</em>&nbsp;e che non hanno quindi diritto di voto.</p>



<p>I contadini di Atenco hanno presentato un ricorso al Tribunale Agrario per chiedere l’annullamento dell’assemblea, ma per ora non hanno avuto fortuna. Hanno manifestato il 22 agosto scorso e l’8 settembre hanno marciato nel centro di Città del Messico, fino al Tribunale Superiore Agrario, alzando i&nbsp;<em>machetes</em>&nbsp;che sono diventati il simbolo della loro lotta.</p>



<p><a href="https://i0.wp.com/www.sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2014/09/Excavadora_Atenco.jpg"></a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img data-recalc-dims="1" loading="lazy" decoding="async" width="980" height="550" src="https://i0.wp.com/localhost/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/10/NAICM_2.jpg-1024x575.webp?resize=980%2C550" alt="" class="wp-image-1358" srcset="https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/10/NAICM_2.jpg.webp?resize=1024%2C575&amp;ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/10/NAICM_2.jpg.webp?resize=300%2C169&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/10/NAICM_2.jpg.webp?resize=768%2C431&amp;ssl=1 768w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/10/NAICM_2.jpg.webp?resize=1000%2C562&amp;ssl=1 1000w, https://i0.wp.com/sobreamericalatina.com/wp-content/uploads/2018/10/NAICM_2.jpg.webp?w=1456&amp;ssl=1 1456w" sizes="auto, (max-width: 980px) 100vw, 980px" /><figcaption class="wp-element-caption">Alcune scavatrici sono già in funzione ad Atenco. Foto: O.B.</figcaption></figure>



<p>“Il governo dice di voler mettere fine alla povertà, perché piuttosto non mette fine alla ricchezza che è concentrata nelle mani dei Carlos Slim e di quelli del Grupo di Altacomulco? Il nostro è un governo fantoccio che asseconda gli interessi dei grandi industriali”, ha denunciato Ignacio del Valle, leader del FPDT, al termine della manifestazione.</p>



<p>I contadini di Atenco non hanno intenzione di perdere le loro terre e hanno annunciato l’inizio della seconda fase della loro resistenza. Dalla loro parte ci sono molto organizzazioni e collettivi nazionali e internazionali, oltre la sindaca di Texcoco, che non darà il permesso per la costruzione di un’opera di cui non conosce i dettagli, che il governo è restio a rendere pubblici. Ma secondo Peña Nieto i lavori per il nuovo scalo internazionale inizieranno ad ottobre.</p>



<p><em>Articolo pubblicato dal quotidiano Il Manifesto il 16.09.2014.</em></p>



<p><em><a href="https://sobreamericalatina.com/2014/09/23/mexico-gobierno-reflota-proyecto-de-aeropuerto/" target="_blank" rel="noopener" title="">Sobre el mismo tema en español</a></em></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/09/19/messico-ultimo-scalo/">Messico, ultimo scalo</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Intervista a Italia Méndez: “Ad Atenco il corpo della donna usato come arma repressiva”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Orsetta Bellani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2014 17:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Foto: O.B.]]></category>
		<category><![CDATA[Il Manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Messico]]></category>
		<category><![CDATA[San Salvador Atenco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2008, undici donne che sono state vittime di torture sessuali durante l’operativo di Atenco hanno denunciato lo stato messicano presso il Sistema Interamericano di Diritti Umani, che potrebbe emettere una sentenza obbligatoria. Hanno inoltre promosso la campagna “Rompiendo el silencio”, iniziata nel maggio 2014, per far conoscere i casi di altre donne torturate sessualmente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2008, undici donne che sono state vittime di torture sessuali durante l’operativo di Atenco hanno denunciato lo stato messicano presso il Sistema Interamericano di Diritti Umani, che potrebbe emettere una sentenza obbligatoria. Hanno inoltre promosso la campagna “Rompiendo el silencio”, iniziata nel maggio 2014, per far conoscere i casi di altre donne torturate sessualmente dallo stato messicano. Italia Méndez è fra loro, si trovava ad Atenco il 3 e 4 maggio 2006.&nbsp;</p>



<p><strong>Quale messaggio ha voluto dare lo stato con la violenza di Atenco?</strong></p>



<p>Il 2006 fu un anno politicamente convulso in Messico. Due partiti importanti si disputavano il potere, mentre a livello di organizzazioni di base si stava creando qualcosa di interessante intorno alla Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN). C’erano riunioni in tutto il paese, si respirava una grande effervescenza politica. Attraverso la repressione e la brutalità, lo stato cercò di bloccare i processi organizzativi che stavano nascendo.</p>



<p><strong>Quali sono state le circostanze della tua detenzione?&nbsp;</strong></p>



<p>La polizia entrò la mattina molto presto nella casa in cui mi trovavo, che venne perquisita senza mandato. Mi arrestarono in modo arbitrario, non avevo commesso nessun delitto e non c’era nessun ordine di arresto contro di me. Mi interrogarono e, dopo avermi picchiata e insultata, mi caricarono su un autobus per portarmi al carcere Santiaguito di Toluca.</p>



<p><strong>Cosa successe durante il viaggio verso il carcere?</strong></p>



<p>Nel tragitto avvenne ogni tipo di abuso. Nell’autobus c’erano pile di persone sdraiate nel corridoio e la polizia camminava su di loro. Mi depositarono come fossi un sacco nell’ultima fila, sopra altre persone. Lì iniziarono i soffocamenti, le percosse, le minacce di morte, mi abbassarono i pantaloni fino alle caviglie e mi alzarono la maglia fino alla testa, e rimasi nuda durante tutto il viaggio. Introdussero vari strumenti nella mia vagina, non ho idea di cosa fossero esattamente. Mentre mi torturavano mi minacciavano di morte, con un linguaggio totalmente misogeno, ed ero costretta ad ascoltare come venivano torturate le altre persone. Il viaggio da Atenco al carcere dovrebbe durare 2 ore, ma il nostro durò da 4 a 6 ore; a volte fermavano l’autobus, ci facevano scendere e ci contavano, e ogni volta eravamo meno. Dicevano di aver ucciso qualcuno, o che era morto a causa delle percosse. Siamo arrivati in carcere feriti, ma non c’erano dottori. Sono stata dentro 15 giorni e uscii pagando la cauzione, ma alcune di noi ci rimasero 2 anni e mezzo.</p>



<p><strong>Raccontami della vostra battaglia giudiziaria.</strong></p>



<p>Inizialmente abbiamo sporto denuncia presso una procura messicana specializzata in diritti delle donne, ma non abbiamo ottenuto nessuna risposta, e abbiamo deciso di rivolgerci al Sistema Interamericano di Diritti Umani proprio a causa dell’impunità che abbiamo trovato in Messico. Avremmo potuto presentare una denuncia anonima ma abbiamo deciso di non farlo; carichiamo il peso dello stigma della violenza sessuale, del fatto la nostra sessualità sia stata esibita pubblicamente, ma pensiamo che mostrare il nostro volto dia più forza alla nostra lotta.</p>



<p><strong>Il 14 marzo 2013, presso la Commissione Interamericana di Diritti Umani, avete presentato la vostra posizione davanti ad alcuni rappresentanti dello stato</strong>.&nbsp;<strong>Com’è andata l’udienza?</strong></p>



<p>In quel momento lo stato ammise i fatti ma poi non ha firmato nessun impegno, e ha promesso di offrire scuse che non sono mai arrivate. Una cosa sono le dichiarazioni, un’altra è la volontà politica di chiarire gli avvenimenti e prendere misure affinché non si ripetano. Per questo abbiamo deciso di non accettare la soluzione amichevole della controversia che lo stato messicano ci offriva. Vogliamo un accesso integrale alla giustizia, non scuse extraofficiali. Lo stato deve rispondere davanti a noi, alle nostre famiglie e all’intera società per il fatto di essere stato capace di utilizzare il corpo della donna come strategia repressiva.</p>



<p><em>Articolo pubblicato dal quotidiano Il Manifesto il 16.09.2014.</em><br></p><p>The post <a href="https://sobreamericalatina.com/it/2014/09/17/intervista-a-italia-mendez-ad-atenco-il-corpo-della-donna-usato-come-arma-repressiva/">Intervista a Italia Méndez: “Ad Atenco il corpo della donna usato come arma repressiva”</a> first appeared on <a href="https://sobreamericalatina.com">Sobre América Latina - Blog de Orsetta Bellani</a>.</p>]]></content:encoded>
					
		
		
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